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SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
La rivoluzione confederale del Rojava è sotto attacco totale. "L'esistenza dell'Amministrazione autonoma democratica, un'opzione politica fondata sull'autogoverno, su idee di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come alternativa per tutti i popoli della regione, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste, rappresentati invece dal governo di transizione siriano di Al-Sharaa", ha commentato Jacopo Bindi, dell'Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d'Urto.
Rojava: proseguono gli attacchi del governo siriano contro il confederalismo democratico.
Ad Aleppo proseguono gli attacchi contro i quartieri curdi, colpiti con artiglieria, droni e armi pesanti da forze legate al governo siriano, con il sostegno della Turchia. I bombardamenti hanno causato vittime civili, distruzione di infrastrutture essenziali e l’interruzione dell’assistenza umanitaria. L’escalation si inserisce in una fase delicata: sono in corso negoziati, con mediazione internazionale, per l’integrazione delle Forze Democratiche […]
SIRIA: DAMASCO ANNUNCIA L’INVASIONE DEL ROJAVA. LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE È SOTTO ATTACCO. “RISE UP FOR ROJAVA” CHIAMA LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
Il governo di transizione siriano annuncia la volontà di invadere il Rojava. La Rivoluzione confederale della Siria del nord-est è sotto attacco. La campagna internazionale Rise up 4 Rojava chiama la mobilitazione in tutto il mondo. A Brescia, oggi, martedì 13 gennaio, presidio alle ore 18.30 in Piazza Rovetta/Largo Formentone. Nell'articolo l'intervento di Giuseppe del centro sociale Magazzino 47
SIRIA: PESANTI ATTACCHI GOVERNATIVI SUI QUARTIERI CURDI DI ALEPPO. VITTIME CIVILI E ABITAZIONI DISTRUTTE
Nel nord della Siria, ad Aleppo, le milizie di Damasco stanno di nuovo attaccando i quartieri autogovernati, a maggioranza curda, Sheikh Maqsoud e Ashrefiye, che fanno parte dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES) anche se sono divisi, a livello territoriale, dal resto della Siria nordorientale. In corso da ieri, martedì 6 gennaio 2026, pesanti bombardamenti di artiglieria. Le milizie, inquadrate nell’esercito siriano, avanzano anche con tank e altri mezzi militari. Le forze di sicurezza interna (Asayish) dei due quartieri curdi resistono e riferiscono di aver respinto 5 tentativi di incursione. L’autodifesa dell’area è stata affidata, infatti, alla sicurezza interna e alla popolazione dopo che le Forze democratiche siriane, le Ypg e le Ypj, si erano ritirate nell’aprile 2025 in seguito a un accordo con Damasco. Gli attacchi delle milizie hanno provocato diverse vittime e decine di feriti tra i civili. In tutto i morti sarebbero 9, tra i quali due donne e un bambino. Significativi anche i danni materiali, con circa 130 abitazioni che risultano parzialmente distrutte dai colpi di artiglieria. Ad Aleppo, in teoria, è in vigore un cessate il fuoco da aprile 2025. Due giorni fa, i vertici militari delle Forze democratiche siriane si erano recati a Damasco per un nuovo round di negoziati con il governo dell’autoproclamato presidente siriano Al-Sharaa. Ieri, il ministro della Difesa della Turchia – grande sponsor di Damasco – ha ribadito che tutti i gruppi armati legati al Pkk devono deporre le armi, comprese le Forze democratiche siriane. Intanto, con la mediazione degli Stati Uniti, Siria e Israele accelerano i colloqui per la normalizzazione dei rapporti. Damasco e Tel Aviv avrebbero concordato l’istituzione di una cellula di intelligence congiunta. Washington propone inoltre una zona demilitarizzata nel sud del Paese (cioè la cessione a Tel Aviv dei territori che ha occupato militarmente). Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki). Ascolta o scarica.
SIRIA: SULLA COSTA MANIFESTAZIONI PER “FEDERALISMO E AUTODETERMINAZIONE”. DURA REPRESSIONE DI DAMASCO, ALMENO 8 VITTIME
In Siria, ieri, domenica 28 dicembre 2025, migliaia di abitanti delle città lungo la costa e dell’area centrale del Paese sono scesi in strada dando vita a imponenti manifestazioni contro le politiche del governo di transizione di Damasco (retto dall’autoproclamato presidente Al Sharaa). In particolare, i manifestanti chiedono la fine delle violenze nei confronti delle minoranze e rivendicando un sistema federale, che garantisca il diritto all’autodeterminazione a tutte le componenti linguistiche, culturali e religiose che vivono in Siria. Le manifestazioni si sono svolte a Latakia, Jableh, Tartous e Homs. Sui cartelli e gli striscioni portati in piazza dai manifestanti si leggevano scritte come: “Alawiti, sunniti, cristiani, curdi e druzi: siamo tutti fratelli”, “Federalismo non significa divisione, ma diritti per tutti i popoli”, “No alla guerra civile, sì al federalismo” e “Vogliamo la decentralizzazione politica”. Alcuni video mostrano manifestanti bruciare bandiere della Turchia, principale sostenitore del governo di transizione dell’ex-qaedista Al-Sharaa. Fin dal mattino di ieri, la presenza di forze di sicurezza del governo di Damasco era stata massiccia, con blocchi stradali in diverse zone e tentativi di impedire ai manifestanti di raggiungere i punti di concentramento delle manifestazioni. Diverse agenzie di stampa locali riferiscono di violenze, pestaggi, arresti e distruzioni di telefoni cellulari dei manifestanti da parte delle milizie fedeli ad Al-Sharaa. Nelle immagini che circolano online si vedono scene di scontri, con i manifestanti che rispondono alla repressione governativa con il lancio di pietre e la costruzione di barricate nelle strade. Alla fine della giornata, il bilancio sarebbe di almeno 8 vittime e decine di feriti tra i manifestanti. La versione del regime di Damasco – e del suo principale alleato, la Turchia – è che sostenitori dell’ex presidente siriano Assad (ora rifugiato in Russia) avrebbero attaccato le forze di sicurezza nel corso delle manifestazioni. L’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES) – che da anni propone il modello del confederalismo democratico e dell’autonomia dei popoli all’interno di una Siria unita – ha condannato con un comunicato l’intervento del governo di transizione per reprimere le manifestazioni pacifiche, che ha causato vittime tra i civili e costituisce “una palese violazione del diritto dei siriani di esprimere pacificamente le proprie opinioni e avanzare le proprie legittime richieste”. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani oggi, lunedì 29 dicembre, nelle località interessate dalle manifestazioni e dagli scontri di ieri è tornata una calma tesa. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente de Il Manifesto da Gerusalemme, rientrato pochi giorni fa da un viaggio-reportage in Siria. Ascolta o scarica.
MESOPOTAMIA: “EZIDI. STORIA E CULTURA DI UN POPOLO IN LOTTA CONTRO IL SUO GENOCIDIO”. INTERVISTA A CARLA GAGLIARDINI
Nella puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 5 dicembre 2025 abbiamo presentato il libro Ezidi. Storia e cultura di un popolo in lotta contro il suo genocidio (edizioni Red Star Press, 2025). Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’autrice, Carla Cagliardini, racconta la storia del popolo ezida, il genocidio per mano di Daesh nell’agosto 2014, l’attuale autonomia democratica ispirata al pensiero di Abdullah Ocalan a Shengal e le implicazioni – per gli ezidi e la loro autonomia – dei negoziati in corso tra il movimento di liberazione curdo e lo stato turco (nei quali è coinvolto anche il governo regionale del Kurdistan iracheno). Ascolta o scarica la trasmissione. Sul libro, dal sito di Red Star Press: “Che sia stata l’eredità di antiche sette gnostiche a forgiare il credo degli Ezidi o che la religione di questo popolo, insediato nel nord-ovest dell’Iraq e al confine con la Siria, discenda dall’incontro tra gli insegnamenti delle confraternite sufiste e il lascito spirituale del patriarca di Costantinopoli e della Chiesa d’Oriente, quando lo Stato Islamico scatenò nella regione la furia micidiale dei suoi sicari, furono proprio gli Ezidi – accusati di eresia – a pagare un terribile tributo di sangue. Il libro di Carla Gagliardini, nel ripercorre la storia di questo genocidio, racconta gli effetti che ancora oggi l’aggressione dell’Isis produce sull’intera comunità, interrogandosi se siano da attribuire unicamente alle conseguenze dell’attacco oppure derivino anche da altre ragioni. Shengal, infatti, è un territorio strategicamente importante per attori locali e internazionali, a maggior ragione in un momento in cui il Medio Oriente attraversa una crisi profonda. Inoltre l’avversione delle altre religioni dell’area verso il culto ezida rende la condizione di questo popolo ancora più fragile. Ma altri elementi sono da tenere in considerazione quando si guarda alle prospettive e ai pericoli che continuano a minacciare gli Ezidi e il libro della Gagliardini prova ad affrontarli con l’attenzione rivolta all’esperienza dell’Amministrazione Autonoma di Shengal che, nata grazie a un gruppo di donne e uomini ezidi rientrati nel distretto dopo la caduta dello Stato Islamico, si traduce in una forma di autogoverno basata sui principi del confederalismo democratico, ispirato alle idee del leader curdo Abdullah Öcalan”.