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Iran: salviamo Najmeh Amini
Condannata a morte per blasfemia Una donna di 23 anni, Najmeh Amini, è stata condannata alla pena capitale per blasfemia a causa di un post sui social media. A lanciare l’allarme internazionale è stato The Guardian. Studentessa di contabilità, è detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad. È stata condannata a oltre 12 anni di carcere e
October 16, 2026
La Bottega del Barbieri
[Press Review] DiPLab’s latest Report Featured in the Press
DiPLab’s report showing how Outlier tracks the workers that train Big Tech’s AI models was released yesterday, and the media have already started picking up on the story. This is how the story was covered in Spain, France, Norway, Poland and Denmark so far. Klassekampen (Norway) : “– American companies like Meta, Open Al and XAI are using Scale AI‘s platforms to exploit young, newly educated Europeans as a workforce to train their AI models” mediapart.fr (France) : “according to the conclusions of a report released on October 16, Outlier, a subsidiary of the American company Scale AI, itself a pioneer of the annotation since 2016, subjects its workers to extreme surveillance, harvesting and exploiting a very large number of their personal data.” Version2.dk (Denmark) : “In order to be able to work on the platform at all, the workers are forced to provide sensitive biometric data and facial scans through an invasive third-party app called Persona, which is owned by Peter Thiels Founders Fund.” Wyborcza.pl (Poland) : “a market has quietly emerged in which Outlier exploits highly skilled Europeans for not particularly high wages while simultaneously building a system of constant surveillance and data extraction that can be used for both AI training and commercial or military purposes” El Pais (Spain) concludes : “The authors of the report believe that Outlier is in breach of European regulation as it is today. They believe that the deregulation promoted by the Commission could weaken GDPR articles that function today as firewalls that stop the transfer of data and knowledge to the United States.” La Tribune (France) “Biometric facial scans, endless waits for tasks, intense pressure once work is assigned, and unexplained account suspensions… A report by DiPLab, (affiliated with Institut Polytechnique de Paris and Télécom Paris), and Reversing.Works describes the little-known working conditions of European workers recruited by Outlier.”
October 16, 2026
DiPLab
[Report] New DiPLab Report: Surveillance at Scale
DiPLab is releasing a report on the surveillance of data workers today. Entitled “Surveillance at Scale : How AI training platforms gather personal data from European workers” this report is a research project in collaboration with Reversing.works and Intérêt à Agir, funded by the Digital Freedom Fund and the European Artificial Intelligence & Society Fund. International technology companies collect vast amounts of personal data from European citizens. Public debate and policymaking often focus on data taken from consumers through e-commerce, social media, or streaming platforms. Yet many Europeans also use digital platforms to work and train AI systems. Online freelance platforms are usually discussed in terms of low pay and insecure “gigs”. Much less attention is given to another resource these platforms extract from workers: their personal data. This report examines the case of Outlier, a key data work platform for artificial intelligence. Outlier is operated by Scale AI, a company that recruits workers to perform tasks such as evaluating AI-generated responses, creating training data, and improving AI models. This report shows how digital platforms rely on data workers worldwide, including in the EU, to label, check, and organize training data. These data are harvested online. But Outlier also collects workers’ personal data, financial records, biometric information, and even facial recognition scans. This data is used for surveillance purposes, and probably for further AI training purposes. Our interdisciplinary team analyzes the evidence collected from qualitative interviews, network logs, and guidelines, to provide evidence of a large-scale data collection process, through hidden trackers. We also provide a legal analysis in terms of likely European law (GDPR) data protection violations : the AI WORLd project reveals how the EU has become a periphery for data extractivism in the production process of AI models. Ethical AI requires the ethical treatment of the modern-day factory workers whose work makes it possible. Beyond the economic exploitation data workers through inadequate compensation, this report reveals the extraction of personal data for purposes ranging from covert AI training to potential military applications. These practices raise serious concerns about social justice, labor law, and European data security. Surveillance_at_scale_diplab_october_2026Download To cite this report : Thomas Le Bonniec , Antonio A. Casilli, Mathilde Abel, Simone Robutti, Gaetano Priori, Donatella D., Paul S. Surveillance at Scale : How AI Training Platforms Gather Personal Data from European Workers DiPLab / Reversing.Works report, 2026.
October 15, 2026
DiPLab
Ma è di sinistra l’esclusiva della “decenza umana”?
di Marcello Pesarini (*). A seguire un breve commento a caldo del “redattore di turno”. «Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva, la dolce estate era già cominciata, vicino lui sorrideva». Scritta da Francesco Guccini nel suo primo album, Folk Beat n. 1, poi lanciata dai Nomadi di Augusto Daolio, «Canzone per un’amica», fu trasmessa a lungo dalla
September 27, 2026
La Bottega del Barbieri
A Reggio Emilia sit-in per Sigfrido Ranucci, Report, per l’informazione libera
Sabato 5 settembre a Reggio Emilia si terrà un presidio di sostegno a Sigfrido Ranucci e alla Redazione di Report. L’iniziativa si terrà in Piazza Fontanesi dalle 10.00 alle 12.00, è promossa da Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia che invita la città a mobilitarsi in difesa della informazione libera e indipendente. Quando chi indaga, porta alla luce fatti scomodi e gravi e li documenta, viene attaccato, intimidito e delegittimato. Non è in gioco soltanto il lavoro di una redazione. È in gioco la libertà di tutti. Una democrazia autentica ha bisogno di giornalisti liberi, indipendenti e messi nelle condizioni di fare il proprio lavoro senza pressioni e senza paura. Non dobbiamo abituarci agli attacchi contro il giornalismo d’inchiesta. E’ “merce” sempre più rara nel nostro Paese, tanto che Report, il più noto programma televisivo di giornalismo investigativo, e’ rimasto unico nel panorama della TV pubblica. Come cittadini e come attivisti antimafia non possiamo ignorare che Sigfrido Ranucci è da tempo oggetto di forti pressioni da parte di personaggi di potere (dai politici in particolare) e persino da esponenti del governo, molto insofferenti al controllo del giornalismo. Di quel giornalismo che fa domande, scava, verifica e porta alla luce quello che il potere preferirebbe non venisse scoperto, raccontato e denunciato. Togliere di mezzo Report di Ranucci significa liberarsi di una voce forte, scomoda, che, attraverso inchieste coraggiose, informa attraverso la TV pubblica ciò che avviene dietro le porte del potere, nell’universo della politica e nell’economia del Paese. Per come stanno in questi ultimi anni le questioni importanti del Paese, è dunque lecito pensare e qualcuno lo sostiene- che la rimozione del conduttore di Report da parte dei vertici RAI fosse vicina.. una sorta di “morte annunciata”. Tanto più che ad oggi non è stata fornita alcuna motivazione concreta per giustificare la sua sostituzione. Gli inviati di Report minacciano di andarsene in blocco. Quale Report vedremo adesso? Ci chiediamo con preoccupazione come sarà la trasmissione dal prossimo novembre, quali temi(e poteri!) saranno indagati e quali inchieste saranno mandate in onda. Difendere Report significa difendere il diritto dei cittadini a conoscere la Verità. Per questo chiediamo a tutte e tutti di partecipare al sit-in e di far sentire la propria presenza. Esserci conta. Difendiamo insieme la libertà di informazione. Difendiamo il diritto costituzionale che deve continuare a esistere ed appartenere a tutt*. Movimento Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia. Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”. Gentile Direttore, la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che quella Rai continuiamo a finanziare. Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato “finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima. Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con estrema chiarezza, che cosa è successo e perché. Non servono comunicati burocratici. Servono risposte. Perché Ranucci è stato sostituito? Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione? Quali errori professionali gli vengono contestati? Chi ha assunto la decisione? Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla rilevanza giornalistica di Report? E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso? Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio. Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico, impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva. Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere. Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per “colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Rai. Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di indagare il potere. Soprattutto il potere che governa. È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico. E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo. Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della Rai. L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a tutti. Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e, soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa personale. Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini, con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?” Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande sull’indipendenza editoriale. Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini». Esatto. Dei cittadini. Non di Giorgia Meloni. Non di Fratelli d’Italia. Non della maggioranza parlamentare di turno. E neppure dell’opposizione. La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico. Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci. Le chiediamo indipendenza dal potere. E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla. Redazione Italia
August 29, 2026
Pressenza
Diffidare sempre di chi ha l’istinto a punire
Lavitola e Ranucci, fra trame ridicole e megalomanie ancora più grottesche, stanno un filino sotto I soliti ignoti. Sembrano personaggi usciti da Alan Ford. Eppure da giorni campeggiano sulle prime pagine dei quotidiani italiani, occupano televisioni e conversazioni, fino al punto che persone che non sentivi da anni ti cercano […] L'articolo Diffidare sempre di chi ha l’istinto a punire su Contropiano.
August 15, 2026
Contropiano
Le macroscopiche disparità territoriali nella spesa dei Comuni per i servizi sociali
Nel 2022, la spesa dei comuni, singoli o associati, per i servizi sociali e socio-educativi è stata di 8,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono 1,2 miliardi di euro rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e 812 milioni di compartecipazione degli utenti, per un totale di 10,9 miliardi di euro di risorse impegnate. Al netto delle compartecipazioni degli utenti e del SSN, si tratta mediamente di 150 euro per abitante, con ampi e rilevanti divari tra le diverse realtà territoriali del Paese: si va da una spesa media per abitante di 607 euro nella PA di Bolzano a soli 18 euro medi nei comuni della provincia di Vibo Valentia. Diseguaglianze che si registrano anche in base alla dimensione dei comuni. E’ quanto si evince da un recente Report dell’Area Stato sociale e Diritti della CGIL sulla spesa dei Comuni per i servizi sociali, realizzato elaborando gli ultimi dati ISTAT. La Cgil spiega che la principale fonte di finanziamento della spesa per interventi e servizi sociali è rappresentata dalle risorse proprie dei comuni, che rappresentano la metà delle risorse complessive, a cui si aggiungono risorse regionali, nazionali o dall’UE. Per quanto riguarda i destinatari di tale spesa, in totale 8,9 milioni, la parte più rilevante è destinata a famiglie e minori, 2,7 milioni di utenti cui vanno, al netto della compartecipazione di utenti e SSN, 3,3 miliardi di euro, di cui quasi la metà destinata ad asili nido e servizi educativi. Seguono 2,4 miliardi per le persone con disabilità (con 883 mila utenti), 1,3 miliardi per le persone anziane (1,5 milioni di utenti), 800 milioni di euro per il contrasto della povertà e per il disagio degli adulti (1,4 milioni di utenti), 452 milioni per interventi e servizi sociali per migranti (445 mila utenti), 27 milioni per l’area delle dipendenze (99 mila utenti) e 528 milioni di euro per altro. Nel Report la Confederazione sottolinea poi come in tutte le aree di intervento si registrino forti diseguaglianze territoriali. Tali aree sono costituite da interventi e servizi (servizio sociale professionale, sostegno socio-educativo, assistenza domiciliare, trasporto sociale, ecc.), con una spesa che, al netto della compartecipazione degli utenti e del SSN, ammonta a 3,6 miliardi di euro; spese per strutture (nidi e servizi per la prima infanzia, strutture residenziali, semiresidenziali, centri diurni), che ammontano a 2,9 miliardi di euro; e trasferimenti in denaro per complessivi 2,5 miliardi di euro (contributi e integrazioni alle rette, contributi per l’alloggio, buoni pasto e buoni spesa). > “Se l’articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza > sostanziale, si legge nelle conclusioni del Report, i bilanci dei comuni > italiani raccontano un’altra storia. I dati sulla spesa sociale dimostrano che > il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti > locali, sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando > indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, > marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e > famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per > vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali > rappresentano l’unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, > specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. > Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è > un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al > mittente”. E il tema delle disparità territoriali è macroscopicamente evidente quando si considera che la spesa sociale dei comuni passa da 607 euro medi pro capite nella PA di Bolzano, ai 318 euro in Friuli Venezia Giulia, fino a 68 euro in Basilicata e a 38 euro per abitante in Calabria. Significative le differenze anche all’interno delle stesse regioni: le province con la spesa media per abitante più elevata dopo Bolzano sono Trieste (427 euro), Oristano (356 euro), Gorizia (324 euro), Cagliari (313 euro) e Bologna (308 euro), mentre quelle con la spesa media più bassa sono Crotone (42 euro), Catanzaro (38 euro), Caserta, Cosenza (37 euro), e Vibo Valentia (18 euro). Divari rilevanti si registrano anche in relazione alla dimensione demografica dei comuni con una spesa media che da 198 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, scende a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Analogamente, si riscontrano diseguaglianze tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne. L’intervento di regioni e province autonome determina una spesa aggiuntiva media di 4 euro per abitante. > “Occorre agire su due fronti, sottolinea la segretaria confederale della Cgil, > Daniela Barbaresi. A livello nazionale pretendendo il tempestivo, adeguato e > strutturale finanziamento dei Fondi nazionali, a partire dalla prossima legge > di bilancio, superando la logica dei bandi per permettere la pianificazione e > finanziamento dei servizi e delle politiche sociali territoriali. A livello > territoriale, occorre rafforzare e consolidare la contrattazione sociale con > una forte azione vertenziale perché ogni bisogno sia conosciuto e > attenzionato, ogni tavolo negoziale sia preteso e presidiato, ogni strumento > di programmazione sia verificato e vagliato, ogni risorsa spesa si traduca in > servizi accessibili, in diritti esigibili per l’utenza e in lavoro di qualità > per il personale”. Qui il Report su “La spesa dei comuni per i servizi sociali in Italia”- Luglio 2026, a cura dell’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL nazionale, realizzato elaborando gli ultimi dati dell’ISTAT: https://files.cgil.it/version/c:NmQ2MWZkNjktYjMzMS00:MjVjNTU0ZjQtODA3OC00/Spesa%20sociale%20Comuni%20Report%20luglio%202026.pdf. Giovanni Caprio
August 5, 2026
Pressenza