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A Reggio Emilia sit-in per Sigfrido Ranucci, Report, per l’informazione libera
Sabato 5 settembre a Reggio Emilia si terrà un presidio di sostegno a Sigfrido Ranucci e alla Redazione di Report. L’iniziativa si terrà in Piazza Fontanesi dalle 10.00 alle 12.00, è promossa da Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia che invita la città a mobilitarsi in difesa della informazione libera e indipendente. Quando chi indaga, porta alla luce fatti scomodi e gravi e li documenta, viene attaccato, intimidito e delegittimato. Non è in gioco soltanto il lavoro di una redazione. È in gioco la libertà di tutti. Una democrazia autentica ha bisogno di giornalisti liberi, indipendenti e messi nelle condizioni di fare il proprio lavoro senza pressioni e senza paura. Non dobbiamo abituarci agli attacchi contro il giornalismo d’inchiesta. E’ “merce” sempre più rara nel nostro Paese, tanto che Report, il più noto programma televisivo di giornalismo investigativo, e’ rimasto unico nel panorama della TV pubblica. Come cittadini e come attivisti antimafia non possiamo ignorare che Sigfrido Ranucci è da tempo oggetto di forti pressioni da parte di personaggi di potere (dai politici in particolare) e persino da esponenti del governo, molto insofferenti al controllo del giornalismo. Di quel giornalismo che fa domande, scava, verifica e porta alla luce quello che il potere preferirebbe non venisse scoperto, raccontato e denunciato. Togliere di mezzo Report di Ranucci significa liberarsi di una voce forte, scomoda, che, attraverso inchieste coraggiose, informa attraverso la TV pubblica ciò che avviene dietro le porte del potere, nell’universo della politica e nell’economia del Paese. Per come stanno in questi ultimi anni le questioni importanti del Paese, è dunque lecito pensare e qualcuno lo sostiene- che la rimozione del conduttore di Report da parte dei vertici RAI fosse vicina.. una sorta di “morte annunciata”. Tanto più che ad oggi non è stata fornita alcuna motivazione concreta per giustificare la sua sostituzione. Gli inviati di Report minacciano di andarsene in blocco. Quale Report vedremo adesso? Ci chiediamo con preoccupazione come sarà la trasmissione dal prossimo novembre, quali temi(e poteri!) saranno indagati e quali inchieste saranno mandate in onda. Difendere Report significa difendere il diritto dei cittadini a conoscere la Verità. Per questo chiediamo a tutte e tutti di partecipare al sit-in e di far sentire la propria presenza. Esserci conta. Difendiamo insieme la libertà di informazione. Difendiamo il diritto costituzionale che deve continuare a esistere ed appartenere a tutt*. Movimento Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia. Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”. Gentile Direttore, la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che quella Rai continuiamo a finanziare. Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato “finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima. Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con estrema chiarezza, che cosa è successo e perché. Non servono comunicati burocratici. Servono risposte. Perché Ranucci è stato sostituito? Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione? Quali errori professionali gli vengono contestati? Chi ha assunto la decisione? Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla rilevanza giornalistica di Report? E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso? Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio. Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico, impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva. Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere. Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per “colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Rai. Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di indagare il potere. Soprattutto il potere che governa. È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico. E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo. Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della Rai. L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a tutti. Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e, soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa personale. Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini, con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?” Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande sull’indipendenza editoriale. Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini». Esatto. Dei cittadini. Non di Giorgia Meloni. Non di Fratelli d’Italia. Non della maggioranza parlamentare di turno. E neppure dell’opposizione. La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico. Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci. Le chiediamo indipendenza dal potere. E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla. Redazione Italia
August 29, 2026
Pressenza
Diffidare sempre di chi ha l’istinto a punire
Lavitola e Ranucci, fra trame ridicole e megalomanie ancora più grottesche, stanno un filino sotto I soliti ignoti. Sembrano personaggi usciti da Alan Ford. Eppure da giorni campeggiano sulle prime pagine dei quotidiani italiani, occupano televisioni e conversazioni, fino al punto che persone che non sentivi da anni ti cercano […] L'articolo Diffidare sempre di chi ha l’istinto a punire su Contropiano.
August 15, 2026
Contropiano
Le macroscopiche disparità territoriali nella spesa dei Comuni per i servizi sociali
Nel 2022, la spesa dei comuni, singoli o associati, per i servizi sociali e socio-educativi è stata di 8,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono 1,2 miliardi di euro rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e 812 milioni di compartecipazione degli utenti, per un totale di 10,9 miliardi di euro di risorse impegnate. Al netto delle compartecipazioni degli utenti e del SSN, si tratta mediamente di 150 euro per abitante, con ampi e rilevanti divari tra le diverse realtà territoriali del Paese: si va da una spesa media per abitante di 607 euro nella PA di Bolzano a soli 18 euro medi nei comuni della provincia di Vibo Valentia. Diseguaglianze che si registrano anche in base alla dimensione dei comuni. E’ quanto si evince da un recente Report dell’Area Stato sociale e Diritti della CGIL sulla spesa dei Comuni per i servizi sociali, realizzato elaborando gli ultimi dati ISTAT. La Cgil spiega che la principale fonte di finanziamento della spesa per interventi e servizi sociali è rappresentata dalle risorse proprie dei comuni, che rappresentano la metà delle risorse complessive, a cui si aggiungono risorse regionali, nazionali o dall’UE. Per quanto riguarda i destinatari di tale spesa, in totale 8,9 milioni, la parte più rilevante è destinata a famiglie e minori, 2,7 milioni di utenti cui vanno, al netto della compartecipazione di utenti e SSN, 3,3 miliardi di euro, di cui quasi la metà destinata ad asili nido e servizi educativi. Seguono 2,4 miliardi per le persone con disabilità (con 883 mila utenti), 1,3 miliardi per le persone anziane (1,5 milioni di utenti), 800 milioni di euro per il contrasto della povertà e per il disagio degli adulti (1,4 milioni di utenti), 452 milioni per interventi e servizi sociali per migranti (445 mila utenti), 27 milioni per l’area delle dipendenze (99 mila utenti) e 528 milioni di euro per altro. Nel Report la Confederazione sottolinea poi come in tutte le aree di intervento si registrino forti diseguaglianze territoriali. Tali aree sono costituite da interventi e servizi (servizio sociale professionale, sostegno socio-educativo, assistenza domiciliare, trasporto sociale, ecc.), con una spesa che, al netto della compartecipazione degli utenti e del SSN, ammonta a 3,6 miliardi di euro; spese per strutture (nidi e servizi per la prima infanzia, strutture residenziali, semiresidenziali, centri diurni), che ammontano a 2,9 miliardi di euro; e trasferimenti in denaro per complessivi 2,5 miliardi di euro (contributi e integrazioni alle rette, contributi per l’alloggio, buoni pasto e buoni spesa). > “Se l’articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza > sostanziale, si legge nelle conclusioni del Report, i bilanci dei comuni > italiani raccontano un’altra storia. I dati sulla spesa sociale dimostrano che > il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti > locali, sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando > indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, > marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e > famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per > vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali > rappresentano l’unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, > specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. > Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è > un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al > mittente”. E il tema delle disparità territoriali è macroscopicamente evidente quando si considera che la spesa sociale dei comuni passa da 607 euro medi pro capite nella PA di Bolzano, ai 318 euro in Friuli Venezia Giulia, fino a 68 euro in Basilicata e a 38 euro per abitante in Calabria. Significative le differenze anche all’interno delle stesse regioni: le province con la spesa media per abitante più elevata dopo Bolzano sono Trieste (427 euro), Oristano (356 euro), Gorizia (324 euro), Cagliari (313 euro) e Bologna (308 euro), mentre quelle con la spesa media più bassa sono Crotone (42 euro), Catanzaro (38 euro), Caserta, Cosenza (37 euro), e Vibo Valentia (18 euro). Divari rilevanti si registrano anche in relazione alla dimensione demografica dei comuni con una spesa media che da 198 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, scende a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Analogamente, si riscontrano diseguaglianze tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne. L’intervento di regioni e province autonome determina una spesa aggiuntiva media di 4 euro per abitante. > “Occorre agire su due fronti, sottolinea la segretaria confederale della Cgil, > Daniela Barbaresi. A livello nazionale pretendendo il tempestivo, adeguato e > strutturale finanziamento dei Fondi nazionali, a partire dalla prossima legge > di bilancio, superando la logica dei bandi per permettere la pianificazione e > finanziamento dei servizi e delle politiche sociali territoriali. A livello > territoriale, occorre rafforzare e consolidare la contrattazione sociale con > una forte azione vertenziale perché ogni bisogno sia conosciuto e > attenzionato, ogni tavolo negoziale sia preteso e presidiato, ogni strumento > di programmazione sia verificato e vagliato, ogni risorsa spesa si traduca in > servizi accessibili, in diritti esigibili per l’utenza e in lavoro di qualità > per il personale”. Qui il Report su “La spesa dei comuni per i servizi sociali in Italia”- Luglio 2026, a cura dell’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL nazionale, realizzato elaborando gli ultimi dati dell’ISTAT: https://files.cgil.it/version/c:NmQ2MWZkNjktYjMzMS00:MjVjNTU0ZjQtODA3OC00/Spesa%20sociale%20Comuni%20Report%20luglio%202026.pdf. Giovanni Caprio
August 5, 2026
Pressenza
Petrolio italiano per le forze armate israeliane
di Greenpeace Italia Nei primi due anni di guerra nella Striscia di Gaza, l’Italia ha inviato centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio greggio e altri combustibili verso aziende israeliane collegate, direttamente o indirettamente, alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate israeliane, esponendo imprese e autorità italiane al rischio concreto di contribuire al genocidio a Gaza. Analizzando le informazioni
reportlabpuzzle📖_👀 Report plenaria di MAGGIO!🧩
⬛Aula Studio e autogestione: Valutare se garantire l’accesso agli spazi solo per la specifica attività di studio; disincentivando l’attraversabilità a solo scopo ludico. Permangono le difficoltà nel coinvolgere nel progetto i collettivi di studenti medi che ci attraversano; proveremo a chiamare un  assemblea online, serale infrasettimanale, per coordinarsi. E’ importante che il progetto sia animato da […]
#reportlabpuzzle📖_👀 Report plenaria di MARZO!🧩
⬛ Si è parlato del patto di collaborazione e della sua prossima scadenza. Si è convenuto che a) è necessario cominciare a parlarne a partire dalla prossima assemblea; b) il gruppo comunicazione potrebbe occuparsi anche di questo; c) necessità di condividere informazioni anche con i nuovi e il gruppo di lavoro sul patto di collaborazione […]
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di