Tag - precarietà

Governare le migrazioni producendo irregolarità – di Antonio Ciniero
La notizia degli arresti eseguiti all’alba del 18 maggio - dodici persone accusate di tratta, caporalato e sfruttamento lavorativo ai danni di braccianti indiani - non rappresenta purtroppo un’eccezione. È, piuttosto, l’ennesima manifestazione di un sistema che continua a produrre vulnerabilità, ricattabilità e sfruttamento come effetti strutturali del modo in cui in Italia viene [...]
May 26, 2026
Effimera
Pensioni e lavoro: a Rimini la precarietà si riflette sulle pensioni
Numeri che non possono lasciare indifferenti – le proposte popolari di Legge su appalti e sanità diventano centrali per riequilibrare il Paese Lo scorso 18 maggio è stato presentato l’Osservatorio SPI Emilia-Romagna “Il sistema pensionistico e le sue determinanti” a cura di IRES. Il rapporto ha offerto una lettura articolata del sistema pensionistico regionale e delle sue componenti, mettendo in relazione demografia, mercato del lavoro e reddito pensionistico, per orientare anche politicamente interventi di tutela e servizi sul territorio. A livello regionale lo studio segnala un quadro di invecchiamento generalizzato della popolazione, una denatalità persistente e una decelerazione dei flussi migratori che riducono la capacità di compensazione demografica. Nel 2024 l’INPS intercetta in Emilia-Romagna 1,2 milioni di beneficiari di trattamenti pensionistici con un reddito pensionistico medio lordo annuo pari a 24.447 euro. Per la provincia di Rimini i dati contenuti nell’Osservatorio confermano criticità già note, ma ora misurate con maggiore dettaglio. In particolare: * il numero di pensionati nella provincia registra la crescita più elevata tra le province regionali nel periodo 2020-2024 (+5,4%). * la quota di beneficiari con reddito pensionistico sotto i 1.000 euro lordi mensili è più alta che altrove: il 28,7% dei pensionati riminesi rientra in questa fascia. * si osserva una maggiore incidenza delle pensioni assistenziali, segnale della presenza di redditi da lavoro più deboli e di forme contrattuali non stabili, che non permettono una pensione previdenziale. Il rapporto sottolinea inoltre che, a livello regionale, «il 19,8% dei beneficiari di pensione sta sotto i 1.000 euro lordi mensili con quote più alte a Rimini (28,7%)». Questo dato, unito alla rilevata crescita delle pensioni riferite alla gestione dei lavoratori autonomi e parasubordinati (in aumento soprattutto a Rimini), descrive una realtà in cui la fragilità reddituale è collegata a percorsi lavorativi caratterizzati da stagionalità, precarietà e lavoro autonomo a basso reddito. L’Osservatorio evidenzia ancora una volta come il differenziale retributivo di genere, diffuso in tutti i settori, si rifletta anche sui trattamenti pensionistici che risultano mediamente più bassi del 30% per le donne. Dal punto di vista delle dinamiche di flusso, le pensioni liquidate nel 2024 in Emilia-Romagna mostrano un aumento delle pensioni di vecchiaia e una diminuzione delle pensioni anticipate: questo quadro ha ricadute anche sul territorio riminese, dove la composizione delle pensioni riflette la struttura settoriale locale (turismo, servizi, lavoro stagionale). CGIL Rimini e Sindacato pensionati SPI richiamano perciò l’attenzione, in particolare da parte del Governo, su alcune priorità emerse dallo studio. Sul tema della precarietà dilagante e delle sue conseguenze, Francesca Lilla Parco Segretaria generale CGIL Rimini sostiene che: “vanno rafforzate ad ogni livello le tutele per chi ha carriere frammentate e stagionali (si veda il caso dell’assenza di una specifica indennità di disoccupazione stagionale per la filiera del turismo), per aumentare redditi da lavoro e pensionistici”. Secondo Roberto Battaglia, Segretario generale SPI CGIL Rimini: “è necessario garantire misure di contrasto alla povertà pensionistica, con interventi mirati per chi percepisce pensioni sotto soglie minime, serve intervenire sul fronte della rivalutazione delle pensioni per recuperare potere d’acquisto, in particolare per le fasce più basse, anche attraverso la restituzione delle tasse pagate in più (Fiscal drag). Su questi temi il Governo è sordo alle richieste del sindacato e mancano misure realmente incisive. Vanno poi potenziati servizi territoriali per la non autosufficienza, tenendo conto dell’aumento del numero delle persone anziane over 65 che vivono sole, che nel solo capoluogo sono – in questa fascia di età – ben 11.240 (di cui 7.737 donne). Di fronte a questo scenario assumono ancora maggior valore le due proposte di Legge di iniziativa popolare su appalti e sanità: la prima per garantire condizioni migliori di lavoro e la seconda per sostenere politiche sociali e sanitarie universali e pubbliche. CGIL e SPI Rimini organizzeranno nei prossimi mesi iniziative di informazione e tavoli per la raccolta firme in tutta la provincia per sostenere le due proposte di Legge. Rimini, 22/5/2026 CGIL Rimini – SPI CGIL Rimini Redazione Romagna
May 25, 2026
Pressenza
La scuola è un’impresa – di Cristina Morini
Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi. Noi contadini non ci avete interrogati […] Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.   Scuola di Barbiana, Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, Libera Editrice Fiorentina, 1967, p. 13. Forse il problema potrebbe [...]
May 18, 2026
Effimera
Scene di basso impero – di Gianni Giovannelli
La stragrande maggioranza degli uomini di potere si fa facilmente e regolarmente    trascinare dalla stupidità a ripetere i crimini dei predecessori e torna a commettere con tutta disinvoltura gli stessi errori del passato Procopio di Cesarea  (Anekdota, Carte segrete, trad. L.R. Cresci Sacchini)   La figura di Donald Trump, sempre in bilico fra il [...]
May 12, 2026
Effimera
Lavoro: negli ultimi sei anni salari fermi e fragilità che tendono a riprodursi nel tempo
Negli ultimi anni in Italia si è lavorato di più, ma questo non si è tradotto automaticamente in una maggiore sicurezza economica. I dati del nuovo rapporto IREF ACLI, basato su un campione di circa 4 milioni di 730, che per la prima volta prende in esame sei anni fiscali, dal pre-Covid nel 2020 fino al 2025, mostrano come oltre la metà dei lavoratori (51%) non abbia recuperato l’inflazione cumulata del periodo, pari al 18%, con una conseguente perdita di potere d’acquisto. Allo stesso tempo, la mobilità resta molto limitata: il 66,1% dei lavoratori che nel 2020 si trovavano nel livello di reddito più basso è ancora lì nel 2025. Una difficoltà strutturale a migliorare la propria condizione che si accompagna a una diffusione significativa del lavoro multiplo: circa il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma continua a percepire redditi inferiori rispetto ai lavoratori stabili, con un divario medio che supera i 10.000 euro annui. Le fragilità del lavoro si riflettono direttamente anche sulla casa. Tra chi vive in affitto il reddito mediano è inferiore del 23% rispetto ai proprietari (20.526 euro contro 26.680) e la precarietà lavorativa è molto più diffusa: circa un affittuario su quattro ha un contratto intermittente o precario, contro poco più del 4% nella platea generale. Le conseguenze si vedono con particolare evidenza nelle famiglie: il 38% di quelle con figli e almeno un lavoratore dipendente non sostiene alcuna spesa per istruzione o attività sportive, quota che sale al 66,5% tra i redditi più bassi. Il rapporto mette così in relazione lavoro, casa e istruzione e sport, mostrando come alcune dimensioni si sommino a vicenda nel produrre condizioni di fragilità che tendono a riprodursi nel tempo. “La mobilità sociale in Italia, si legge nel rapporto, appare bloccata da una struttura che può essere descritta attraverso lo (s)vantaggio cumulativo. Si tratta di un processo per cui chi occupa posizioni di forza accumula protezioni e risorse (reti professionali, accesso alla contrattazione individuale), mentre chi parte dal basso accumula svantaggi che si auto-alimentano, come la frammentazione del reddito e l’impossibilità di accedere al credito. I dati sulla mobilità interquintilica[1] confermano questa diagnosi: il 66,1% dei lavoratori che nel 2020 occupavano il primo quintile vi è rimasto intrappolato anche dopo sei anni.  Solo un marginale 2% di chi era nel quintile più povero è riuscito a compiere una scalata verso le fasce medio-alte. La mobilità è simmetrica al vertice: l’80,6% di chi apparteneva al quinto quintile ha mantenuto la propria posizione di privilegio. Il mercato del lavoro si presenta quindi diviso tra insider, con salari stabili ma erosi dall’inflazione e outsider, a bassa mobilità e ingabbiati in posizioni poco retribuite. La gerarchia dei redditi è scarsamente permeabile, rendendo la posizione di partenza il predittore più forte del destino economico dei lavoratori”. Quanto ai giovani, per i lavoratori tra i 25 e i 34 anni, l’instabilità iniziale rischia di trasformarsi in una condanna a lungo termine attraverso i cosiddetti scarring effects (effetti cicatrice). L’esposizione prolungata alla precarietà nelle fasi iniziali della carriera lascia segni profondi sulla capacità futura di reddito e sulla stabilità biografica. Sebbene una parte dei giovani si sia stabilizzata contrattualmente nel quinquennio, una quota del 26,7% (somma di precarietà costante 16,7% e peggioramento 10,8%) rimane in condizione precaria o subisce un peggioramento della condizione occupazionale dopo sei anni.  Il costo economico di questa “cicatrice” è misurabile: i giovani in precarietà costante percepiscono redditi mediani di circa 20.150 euro, ben lontani dai 28.450 euro dei coetanei che hanno avuto accesso a traiettorie stabili. Questa discontinuità lavorativa produce un’erosione delle biografie: chi non riesce a costruire un percorso professionale cumulativo fatica a progettare nel lungo periodo, a investire sulla propria formazione o a costruire relazioni familiari stabili. “Questi dati ci dicono che servono politiche strutturali sul lavoro, non sulla precarietà come eccezione da gestire, ma sulla dignità del lavoro come regola da costruire, ha sottolineato Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli. Ci dicono che serve una politica sulla casa lungimirante: serve una visione, serve edilizia residenziale sociale, servono contratti di affitto accessibili per chi è giovane, per chi è solo, per chi è precario. Ci dicono che serve investire sull’educazione delle nuove generazioni come se il futuro dipendesse da questo, perché – in effetti – dipende esattamente da questo. E ci dicono anche, con una chiarezza che dovrebbe far riflettere chi ha responsabilità di governo, che i miliardi che stiamo spendendo – e che si prospetta di spendere ancora – in armamenti, sono miliardi di euro sottratti a tutto questo. Sono risorse che non vanno al lavoro, non vanno alle famiglie, non vanno ai giovani, non vanno alla casa, non vanno alla scuola. Le priorità di un Paese si misurano da dove questo decide di stanziare le risorse. E le priorità della nostra Italia, in questo momento, non corrispondono ai bisogni che questo rapporto documenta.” Qui la ricerca: https://static.acli.it/wp-content/uploads/2026/04/acli-ReportPRA2026-4.pdf [1] La differenza interquintilica è un indicatore statistico utilizzato in economia e sociologia per misurare la diseguaglianza economica e la distribuzione del reddito.  Giovanni Caprio
May 1, 2026
Pressenza
Note al rapporto Censis 2025 – di Gianni Giovannelli
L’età selvaggia, del ferro e del fuoco (prima e seconda parte del rapporto)   I sat upon the shore Fisching, with the arid plain behind me Shall I at least set my lands in order? (Sedetti sulla riva Pescando, con l’arida pianura alle spalle: Riuscirò infine a mettere ordine nella mia terra?) Thomas Stearns [...]
April 20, 2026
Effimera
Dove sono i posti di lavoro promessi dalla crescita degli Aeroporti Toscani?
Una ricerca sulle principali aziende operanti a Firenze e Pisa mette in discussione luoghi comuni e mito della crescita. Il lungo dibattito, cittadino e regionale, sulle “opportunità” derivanti dall’aumento di Voli e Passeggeri con il Nuovo Aeroporto di Firenze ha … Leggi tutto L'articolo Dove sono i posti di lavoro promessi dalla crescita degli Aeroporti Toscani? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.