Transizione energetica, lettera aperta a Giorgia Meloni
Gentile Presidente Giorgia Meloni,
Le scrive TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, una coalizione
interregionale che oggi riunisce oltre 140 associazioni e comitati attivi in
tutta Italia per la difesa dei territori, del paesaggio e delle comunità locali.
Abbiamo apprezzato le Sue recenti dichiarazioni sull’importanza della
“neutralità tecnologica” nella scelta delle fonti energetiche, una posizione che
presuppone l’uscita dall’approccio dogmatico delle “rinnovabili ad ogni costo”.
Purtroppo ciò che sta accadendo non sembra riflettere i Suoi auspici. Da ogni
parte del Paese raccogliamo segnali sempre più allarmanti: quella che viene oggi
definita “transizione energetica” sta assumendo i contorni di una deriva
speculativa senza precedenti, lontana sia dalla tutela dell’ambiente sia dagli
obiettivi di sicurezza energetica nazionale.
In un quadro già di per sé allarmante, il recente decreto legislativo di
recepimento della direttiva europea UE 2023/2413 (RED III), approvato dal
Consiglio dei Ministri, introduce un elemento di eccezionale gravità: la
stabilizzazione per legge del curtailment. Il decreto stabilisce che l’energia
prodotta da impianti non programmabili (essenzialmente quelli eolici e
fotovoltaici) venga incentivata anche quando non è immessa in rete, perché
eccedente rispetto alla domanda o alla capacità di assorbimento del sistema
elettrico, superando il principio secondo cui l’incentivo pubblico era legato
all’energia effettivamente utilizzata o autoconsumata.
Ancora più grave è il fatto che qualsiasi tentativo di rimuovere o correggere
questa norma, pur limitato e prudente, sia stato dichiarato “irricevibile” dal
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha di fatto finito per
legittimare un meccanismo fortemente distorsivo, in aperta contraddizione con
gli obiettivi dichiarati di sicurezza energetica, tutela dell’interesse pubblico
e sostenibilità economica del sistema.
Con questa scelta l’energia prodotta ma non utilizzata, e dunque gettata via,
ricade comunque su famiglie e imprese, garantendo ai produttori, spesso
stranieri, l’assenza totale di rischio d’impresa. È un capovolgimento di ogni
logica economica e di ogni principio di libero mercato, che trasforma la tariffa
elettrica in un meccanismo di rendita finanziaria.
Lo stesso gestore della rete, Terna, ha recentemente confermato che il
curtailment è in crescita. La rapida espansione di eolico e fotovoltaico in
alcune aree ha superato la capacità di trasmissione disponibile, creando
eccedenze non assorbite dal sistema. Invece di correggere questi squilibri
infrastrutturali, il decreto consolida il meccanismo di remunerazione anche per
l’energia non utilizzata, rendendo strutturale un modello che premia la
sovrapproduzione senza risolvere i problemi di pianificazione.
Questa distorsione economica comporta inoltre un impatto territoriale fortemente
lesivo. L’Italia, meta di turismo per il suo patrimonio culturale e ambientale
unico al mondo (come riconosciuto dall’UNESCO) rischia oggi di compromettere la
sua identità sull’altare di benefici energetici (e anche di emissioni) del tutto
aleatori. Aziende private, spesso multinazionali estere o società prive di una
reale solidità finanziaria, operano con logiche predatorie impadronendosi di
suoli agricoli o montani – più economici delle superfici già edificate – e vi
installano impianti eolici industriali e distese di pannelli fotovoltaici di
dimensioni imponenti, senza alcun beneficio concreto per le comunità locali.
Questo modello, che ci è costato ad oggi oltre 200 miliardi di Euro, non crea
sviluppo, ma distruzione con un impatto ambientale e paesaggistico
irreversibile: aumenta il costo dell’energia, devasta il paesaggio, compromette
i terreni agricoli e minaccia le eccellenze alimentari che rendono l’Italia
unica al mondo.
Così i cittadini sono colpiti due volte: come abitanti dei territori, privati
del paesaggio e della possibilità di decidere del proprio futuro, e come
consumatori, perché i costi delle reti, degli accumuli e persino dell’energia
non utilizzata vengono scaricati interamente sulle bollette. In questo contesto,
risultano difficili da comprendere le continue dichiarazioni di preoccupazione
per il caro energia, mentre si approvano norme che aggravano ulteriormente il
peso economico su famiglie e imprese.
Questa deriva è il frutto di un’ideologia green dogmatica, imposta a livello
europeo e recepita senza spirito critico, che confonde la tutela ambientale con
l’industrializzazione selvaggia del territorio. È la stessa impostazione che sta
contribuendo all’impoverimento dell’Europa, all’aumento dei costi dell’energia e
alla perdita di competitività dei Paesi membri dell’Unione.
Sull’altare di questa transizione energetica imposta dall’Europa, cieca e
dogmatica, che arricchisce a dismisura solo pochi soggetti, stiamo infatti
sacrificando anche la capacità di competere della nostra industria. Accettiamo
di rinunciare ad interi settori produttivi (automotive, ma non solo) per poi
farci invadere dalle esportazioni di prodotti cinesi realizzati bruciando
soprattutto carbone. Il colmo dell’ipocrisia.
Presidente Giorgia Meloni, Lei ha più volte dichiarato di voler difendere
l’interesse nazionale, la sovranità economica e il valore strategico dei
territori ed ha giustamente posto in luce il tema della neutralità tecnologica.
Oggi Le chiediamo di assumere pienamente il ruolo di garante, dimostrando
coerenza e restituendo pianificazione, equilibrio e giustizia a una politica
energetica ormai fuori controllo, e proteggendo ciò che rende l’Italia unica.
Con rispetto istituzionale e ferma determinazione, confidiamo in un Suo
intervento concreto e tempestivo.
Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione
Redazione Italia