La scuola di Leonardo. Forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma
Mentre a Gaza prosegue un genocidio denunciato da organismi internazionali,
esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani, in Italia
continua a ricevere poca attenzione pubblica una questione tutt’altro che
marginale: il rapporto tra industria militare e sistema educativo.
La scuola viene spesso immaginata come uno spazio separato dalle logiche della
guerra, della produzione militare e degli interessi geopolitici. Eppure,
osservando più da vicino le trasformazioni che hanno attraversato il sistema
educativo negli ultimi decenni, emerge un quadro differente. Le imprese private
sono entrate progressivamente nelle scuole attraverso percorsi di orientamento,
programmi dedicati alle competenze ritenute necessarie al nuovo mercato del
lavoro, attività STEM, collaborazioni educative e percorsi di Formazione Scuola
Lavoro (FSL). Tra queste imprese vi sono anche aziende che operano direttamente
nella produzione di armamenti e di tecnologie militari.
È in questo contesto che nasce La Scuola di Leonardo, un’inchiesta promossa da
BDS Roma che analizza le relazioni tra Leonardo S.p.A. e il sistema educativo
della Città Metropolitana di Roma.
Perché Leonardo?
La scelta di concentrarsi su Leonardo non dipende soltanto dal fatto che si
tratti del principale produttore di armamenti italiano a partecipazione statale
(30,2%) e di uno dei maggiori gruppi militari al mondo. L’azienda opera infatti
nei settori dell’aerospazio, delle tecnologie militari, della cybersecurity e
dei sistemi di controllo e sorveglianza. Attraverso le sue controllate e
partecipazioni industriali produce armamenti, componenti per sistemi bellici
(per esempio le ali del caccia F-35A), radar, infrastrutture digitali e
tecnologie utilizzate in contesti di guerra.
Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente urgente questa indagine.
Nonostante le dichiarazioni del governo italiano successive al 7 ottobre 2023,
Leonardo ha continuato a mantenere relazioni industriali e commerciali con il
settore militare israeliano. Diversi rapporti indipendenti hanno documentato il
coinvolgimento dell’azienda nella fornitura di sistemi, componenti e servizi
utilizzati dall’apparato militare israeliano. Nel luglio 2025, inoltre, la
Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati,
Francesca Albanese, ha inserito Leonardo tra le imprese coinvolte nelle reti
economiche e tecnologiche che sostengono il sistema di occupazione, apartheid e
genocidio imposto alla popolazione palestinese.
Se un’impresa coinvolta nella produzione militare e nelle filiere che alimentano
il genocidio entra nelle scuole, la questione non può essere considerata
neutrale.
Una presenza diffusa nelle scuole romane
L’inchiesta ha analizzato l’intera popolazione delle scuole secondarie pubbliche
della Città Metropolitana di Roma.
Le collaborazioni individuate riguardano percorsi di Formazione Scuola Lavoro
(FSL), attività di orientamento, iniziative STEM, programmi dedicati
all’innovazione tecnologica e rapporti istituzionali con singoli istituti
scolastici.
Tuttavia, il dato più interessante riguarda la qualità di queste relazioni.
In alcuni casi non si tratta semplicemente di visite aziendali, seminari o
esperienze temporanee. L’indagine ha individuato forme di collaborazione che
incidono direttamente sull’organizzazione dell’offerta formativa. È il caso del
coinvolgimento di Leonardo nell’ideazione e organizzazione del Liceo Digitale
dell’IIS Carlo Matteucci o della partecipazione dell’azienda a percorsi di
formazione professionale nel settore della cybersecurity presso il Centro
Metropolitano di Formazione Professionale (CMFP) di Acilia. Gli ultimi due
interventi, a differenza delle collaborazioni occasionali che coinvolgono
direttamente i singoli istituti, sono disciplinati a livello istituzionale: nel
caso del Liceo Digitale, dall’Ufficio Scolastico Regionale, con successiva
convalida da parte della Regione; nel caso del corso presso il CMFP, dalla Città
Metropolitana di Roma Capitale.
Ciò significa che l’intervento dell’industria militare non si limita a
presentare opportunità occupazionali agli studenti. Contribuisce a definire
quali competenze debbano essere considerate strategiche, quali tecnologie
debbano essere valorizzate e quali settori produttivi debbano essere assunti
come modelli di riferimento per il futuro. In altre parole, si tratta di
contribuire a modellare gli orizzonti educativi delle scuole e degli istituti.
La costruzione del consenso
Una delle dimensioni più rilevanti emerse dalla ricerca riguarda il ruolo della
Fondazione Leonardo. Attraverso attività rivolte alle scuole, programmi STEM,
iniziative dedicate all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity e
all’innovazione tecnologica, la Fondazione contribuisce a costruire un’immagine
dell’azienda associata alla scienza, alla ricerca, all’educazione e al
progresso.
Questo processo si estende anche oltre le collaborazioni dirette con gli
istituti scolastici. Particolarmente significativa appare, come rivelato da
Scuola con la Palestina, la collaborazione tra Fondazione Leonardo e HUB Scuola,
la piattaforma educativa di Mondadori Education utilizzata da migliaia di
docenti e studenti in tutta Italia. Webinar, percorsi formativi, materiali
didattici e iniziative educative consentono a un’impresa che produce armamenti e
tecnologie militari di inserirsi all’interno di uno dei principali circuiti di
produzione e diffusione dei contenuti scolastici.
La questione riguarda quindi ciò che viene insegnato e il modo in cui vengono
costruiti gli immaginari attraverso cui si interpretano tecnologia, innovazione,
sicurezza. In questo quadro, le tecnologie militari e gli apparati della
sicurezza tendono a essere presentati come componenti naturali del progresso
scientifico e dello sviluppo sociale, mentre scompaiono dal campo visivo le
implicazioni politiche, economiche e militari che li caratterizzano.
Si tratta di una dinamica che può essere interpretata come una forma di social
washing o peace washing: la costruzione di consenso e legittimazione sociale
attraverso iniziative educative e culturali che contribuiscono a separare
l’immagine pubblica dell’impresa dalle conseguenze concrete delle sue attività
produttive. Tali iniziative, inoltre, promuovono una pratica educativa orientata
alla formazione di soggettività giovanili coerenti con la razionalità
neoliberale, ossia individui chiamati a concepirsi come imprenditori di sé
stessi, emotivamente autoregolati, flessibili e costantemente disponibili ad
adattarsi alle richieste del mercato del lavoro. In questa prospettiva, la
ricerca permanente della performance e dell’efficienza si configura come un
imperativo finalizzato all’accumulazione di “capitale umano” da valorizzare sul
mercato, presentato come l’unica via legittima per il riconoscimento sociale e
il successo personale. All’interno di tale cornice, il controllo sociale sempre
più autoritario, la guerra, e financo il genocidio tuttora in corso rischiano di
essere progressivamente normalizzati, fino a essere percepiti come elementi
ordinari e legittimi dell’ordine economico e politico contemporaneo.
Chi controlla i dati degli studenti?
L’inchiesta ha portato alla luce anche una questione meno visibile ma
altrettanto importante. Nel corso della ricerca è emersa documentazione che
attestava il coinvolgimento, fino al 2022, di Leonardo nelle attività di
archiviazione e trattamento dei dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti
nell’ambito del sistema informativo ministeriale.
Successivamente la gestione del sistema è stata trasferita a Sogei. Tuttavia,
l’approfondimento delle relazioni tra le due società mostra come entrambe
occupino una posizione centrale nelle infrastrutture digitali strategiche dello
Stato e collaborino nell’ambito del Polo Strategico Nazionale ai processi di
digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Questo dato apre interrogativi che raramente trovano spazio nel dibattito
pubblico. Chi gestisce le infrastrutture digitali dell’istruzione? Chi controlla
i sistemi attraverso cui transitano i dati di milioni di studentesse e
studenti? Quali forme di controllo democratico esistono su queste
infrastrutture? Se Leonardo è il soggetto che costruisce la cassaforte digitale
in cui sono archiviati i dati, pur non possedendone la chiave, fino a che punto
è plausibile che non abbia accesso ai dati stessi?
Le trasformazioni contemporanee dell’educazione riguardano certamente programmi
scolastici e orientamento professionale. Ma riguardano anche dati, piattaforme
digitali e tecnologie di governo.
Dalla ricerca alla mobilitazione
Il dossier non si limita a documentare il fenomeno. Accanto all’inchiesta è
stato costruito un kit di mobilitazione rivolto a lavoratrici e lavoratori della
scuola, studenti, genitori, sindacati, associazioni e collettivi territoriali.
L’obiettivo è fornire strumenti concreti per chiedere trasparenza sugli accordi
tra istituzioni educative e industria militare, accedere alla documentazione
amministrativa, promuovere dibattiti pubblici e sostenere campagne di
boicottaggio coerenti con la richiesta di embargo militare nei confronti di
Israele.
Questo passaggio è fondamentale perché costituisce una spinta a fare in modo che
le scuole e gli istituti pubblici si dotino di strumenti (PTOF, accordi
scuola-azienda, ecc.) etici che obblighino l’istituzione a rompere con aziende
compromesse con guerre, genocidi, violazione dei diritti umani.
Perché il problema non riguarda soltanto Leonardo. Riguarda il ruolo che
vogliamo attribuire alla scuola in una società bloccata in un regime di guerra e
attraversata da una militarizzazione crescente e dalla centralità delle
tecnologie di controllo.
Decidere se la scuola debba essere uno spazio di formazione critica e orientato
alla trasformazione sociale o un luogo di costruzione del consenso attorno
all’industria militare è una questione che riguarda l’intera società. Ed è una
discussione che non può più essere rinviata.
È possibile scaricare il dossier sulla militarizzazione delle scuole a questo
link:
https://bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/3034-scuola-leonardo
Redazione Roma