Israele-UE: relazioni tecnologiche e plasmazione della repressione (dal convegno di Viterbo)Pubblichiamo un nuovo capitolo del convegno di Viterbo dello scorso 8 febbraio:
Anche con audio su
https://sabotiamolaguerra.noblogs.org/post/2026/03/12/israele-ue-relazioni-tecnologiche-e-plasmazione-della-repressione/
Qui in pdf: plasmazione della tecnologia e repressione – corretto (1)
Israele-UE: relazioni tecnologiche e plasmazione della repressione
Un saluto a tutti i presenti, mi dispiace di non essere potuto venire per
ascoltare anche gli altri interventi.
Sono Francesco Cibele di Radio Blackout. Cercherò di delineare alcune modalità
di interferenza tra apparato tecnico militare sorvegliante israeliano e apparati
repressivi europei. Ovviamente, come oramai è già stato definito in modo molto
chiaro, Israele utilizza i territori palestinesi come laboratorio di ricerca,
sviluppo, perfezionamento e marketing dei suoi prodotti, sia in ambito bellico,
sia sorvegliante. La letalità e la sorveglianza di fatto si fondono
costantemente. Sappiamo anche benissimo che questa unità di signal intelligence,
sorveglianza avanzata dell’esercito israeliano, l’ “unità 8200” è anche un
incubatore di startup. La sua finanziaria si chiama 8200 EISP (Enterpreneurship
and Innovation Support Program) finanzia startup per veterani e veterane
dell”‘unità 8200″. Questi aspetti, appunto, li diamo abbastanza per scontati.
Cerchiamo di andare a vedere come operino intanto a livello di plasmazione
determinate aziende. Non facciamo un elenco, ma stiamo cercando di osservare più
che altro delle traiettorie di trasformazione e in parte anche come operi la
formazione, la cooperazione tra apparati repressivi e via dicendo. Intanto è
chiaro che Israele, al di là degli accordi di cooperazione militare, quindi
degli accordi con i governi di turno, seppure dotati di una certa stabilità, e
gli accordi con le forze dell’ordine per la formazione, soprattutto in ambito di
antiterrorismo, cyber-sicurezza e via dicendo, abbia una fortissima diplomazia
industriale all’opera. Non c’è bisogno dei governi che stringono accordi:
Israele porta avanti una diplomazia sotterranea con accordi industriali,
sostanzialmente sia di partnership con aziende del settore, sia di presenza
proprio di stabilimenti delle sue aziende in altri paesi. Pensiamo a tutto il
caso di Elbit System nel Regno Unito, dove si crea questa rete di diplomazia
industriale sostanzialmente molto forte.
Al di là di questo, Israele accede ai fondi europei per la ricerca e questo è un
aspetto molto importante. Israele e le aziende militari, anche israeliane,
accedono ai fondi europei Horizon. Diciamo che Israele, associato ai programmi
quadro di ricerca e innovazione europei dal ’96, inizia a partecipare agli
accordi e ai programmi Horizon (quindi finanziati con i fondi Horizon) dal 2014.
I programmi Horizon spaziano in diversi generi di contesti, vanno dal medicale
all’ambientale, alle tecnologie ambientali, al restauro, alla farmaceutica,
eccetera. Quelli che ci interessano maggiormente sono l’ambito della robotica e
dell’informatica. Dicevamo che formalmente i programmi militari non possono
entrare all’interno dei finanziamenti Horizon. Eppure aziende militari
israeliane riescono a bypassare questi limiti. Per esempio, c’è un programma di
Elbit System che si occupa dello sviluppo di head-up display (quindi di visori
che sovrappongono dati alla realtà) che è passato all’interno del capitolo
“Sfide della società – Trasporti green” e via dicendo: come se fosse una
tecnologia neutralmente applicabile all’aeronautica. Elbit System, Israeli
Aerospace Industries e altre compagnie di scala diversa dell’apparato
tecnomilitare israeliano partecipano a questi programmi finanziati dai fondi
europei. In particolare, riescono a entrare proprio aziende militari,
soprattutto all’interno del portafoglio dell’Internal Security Fund e del Civil
Security for Society; sono fondi che si occupano di finanziare ricerca
tecnologica in ambito di sorveglianza interna e controllo delle frontiere,
quindi biometria, varchi biometrici alle frontiere, accoppiamento di dati
raccolti dal volto di una persona rispetto al suo storico di documenti e altre
informazioni che riguardano l’individuo.
Al di là di questo, appunto, già si evidenzia molto chiaramente come ci siano
delle aree veramente molto liminali tra guerra e repressione. Queste aziende
sono settore bellico sorvegliante: sostanzialmente si occupano di tecnologie
applicate sia alla letalità sia al controllo e alla repressione.
I programmi dual-use di Horizon non sono solo quelli degli esempi citati dove
hanno partecipato aziende israeliane, ma anche contesti quasi incredibili da
raccontare: cioè programmi per l’antincendio, droni che calcolano la traiettoria
di caduta di oggetti dall’alto: “liquidi antincendio” ovviamente… Peccato che
siano aziende come Israely Aerospace Industries che si occupano poi di fare
cadere esplosivi addosso alla popolazione di Gaza.
Altri programmi molto importanti sono quelli che riguardano la robotica e
l’informatica. Attualmente sono in corso diverse partecipazioni di Israele nei
programmi finanziati dai pacchetti dei fondi Horizon (che potete trovare su
Cordis, che è il portale in cui vengono pubblicati tutti i progetti e i loro
avanzamenti) dove Israele partecipa a diversi progetti in ambito di quantum
computing e soprattutto di crittografia. Perché è importante la crittografia?
Come i Large Language Models, i chatbot sostanzialmente, programmi importanti
perché fanno parte dell’arsenale operativo israeliano per modificare, diciamo,
il consenso attraverso la moltiplicazione di pareri, opinioni favorevoli online
attraverso chatbot e via dicendo… ma soprattutto perché la maggior parte dei
prodotti che Israele vende all’apparato repressivo riguardano proprio il
“bucare” le protezioni dei dispositivi.
Diciamo che ci sono due grandi famiglie di prodotti di questo tipo: ci sono
quelli come Cellebrite che si chiamano Mobile Devices Forensic Tools, quindi
dispositivi per l’analisi forense delle tecnologie mobili dei telefonini, e in
questo caso Cellebrite è il prodotto più noto, che abbiamo visto venire
progressivamente sempre più impiegato, il cui l’uso viene sempre più
normalizzato in Italia.
E se Cellebrite viene definita una tecnologia di grado militare, adesso vediamo
che molte forze di polizia locale e di polizia stradale, hanno licenze
Cellebrite in Italia – per esempio – per entrare nei dispositivi dopo gli
incidenti e vedere se una persona era al telefonino mentre si è schiantata
contro un lampione. Cellebrite non si occupa solo di quella parte, cioè di
estrarre i dati con un cavo USB da un telefono, si occupa anche poi di
organizzare questi dati, di elaborarli, di conservarli, e quindi vende strumenti
alle forze dell’ordine basati su intelligenza artificiale per osservare
ricorrenze, ad esempio all’interno dei dati: vedere all’interno di un set di
dati, raccolto magari all’interno anche di indagini diverse, se ci sono
corrispondenze tra immagini, tra indirizzi, tra messaggi, tra persone citate nei
messaggi su WhatsApp, per esempio. Tutto questo compone appunto un’architettura
informatica che va a plasmare l’operatività stessa delle forze dell’ordine
grazie a questi strumenti.
Ovviamente un altro contesto importantissimo (poi arriveremo anche agli spyware,
appunto ai malware di Stato, gli strumenti per prendere il controllo dei
dispositivi) e fondamentale è quello della biometria: trasformare il corpo
(l’immagine) in dati, trasformare di fatto un individuo in un codice che lo
rende riconoscibile appena supera un varco biometrico. L’attore più interessante
da studiare in ambito di aziende israeliane di sorveglianza biometrica è
Corsight.
Corsight nasce nel 2019 in quel contesto, appunto, come dicevamo prima, di
incubazione di startup militari sorveglianti per il riconoscimento biometrico,
non solo riconoscimento facciale. Inizia con il riconoscimento facciale, vende i
suoi prodotti alle forze dell’ordine in giro per il mondo; sviluppa
progressivamente testandoli proprio in West Bank, in Cisgiordania, degli
algoritmi di analisi biometrica delle condotte, quindi analisi delle immagini
non solo per riconoscere chi sia una persona, ma per capire che cosa stia
facendo in modo automatico, visto che per osservare la mole di dati prodotti dai
flussi video costanti di centinaia di telecamere, servirebbero molti operatori
umani. L’automazione serve proprio a quello. L’automazione serve, così come per
i sistemi d’arma autonomi, a disaccoppiare quantità di umani da quantità di
letalità allo stesso modo, in ambito sorvegliante-repressivo, l’automazione
serve a disaccoppiare operatori umani, che devono guardarsi degli schermi,
rispetto invece a delle intelligenze artificiali che ti mandano una
segnalazione.
Corsight fa analisi biometrica delle condotte: dove sta guardando un individuo,
se sta afferrando degli oggetti, se più individui si stanno radunando, si stanno
accorpando, se si sta per esempio per formare un corteo. Tutti questi sono
parametri che questi software analizzano e riconoscono in modo automatico e
possono così mandare delle segnalazioni automatizzate a forze di intervento,
forze di sicurezza umane. Le tecnologie di questo tipo di Corsight, non pensiamo
siano circoscritte all’antiterrorismo più oscuro, col passamontagna che ti
piomba in casa con la corda.
No, vengono sviluppate in un contesto di oppressione e di forza letali, vengono
poi vendute in giro per il mondo. Per esempio, la suite di Corsight sul
riconoscimento biometrico viene utilizzata nei casinò per osservare condotte
fraudolente. Vende tantissimi dei prodotti nel contesto dell’antitaccheggio:
quindi vedere come una persona in un negozio si sta comportando, se ha delle
condotte sospette, se si sta infilando qualcosa sotto la giacca, addirittura per
quello che si definisce sweethearting (cuore d’oro), ovvero se i commessi fanno
dei regalini impropri a dei loro amici, o trattano in modo preferenziale alcuni
clienti. Tutto questo tipo di condotte all’interno dei negozi può essere
controllato da tecnologie Corsight, che appunto nascono, vengono testate e hanno
come spinta di marketing la letalità oppressiva dei territori palestinesi e
finiscono poi nelle catene di negozi, per esempio nel Regno Unito, nei casinò in
Australia e via dicendo.
Il sistema di riconoscimento facciale di Corsight si chiama Fortify (usato dal
DHS), e vende ad ICE la versione Mobile Fortify [nota: attribuita a NEC] che sta
appunto all’interno dei dispositivi dei miliziani di ICE per i rastrellamenti
all’interno dei territori statunitensi.
La ministra degli interni britannica, la Home Secretary, ha appena pubblicato le
linee guida per la riforma delle forze dell’ordine britanniche in chiave di
normazione dell’utilizzo (già in corso da anni, ma che esce da una zona grigia e
si moltiplica) del riconoscimento biometrico e dell’intelligenza artificiale.
Tecnologie predittive per riformare appunto le forze dell’ordine britanniche: è
uno dei cambiamenti più radicali nella storia recente delle forze dell’ordine in
generale, perché viene appunto progettato nell’insieme questo corpo di
trasformazione. All’interno di questo corpo di trasformazione, di questa
traiettoria, un ruolo centrale ce l’avrà appunto Corsight, come già emerso.
Dagli elementi preliminari sappiamo anche che i carabinieri italiani utilizzano
tecnologia di riconoscimento facciale Corsight, come è uscito, anche se con
pochi dati, da una recente inchiesta su Fanpage.
Oltre appunto però alla biometria, torniamo al discorso degli spyware. Abbiamo
visto che all’interno dei fondi di ricerca europei Horizon, Israele partecipa a
programmi per la crittografia e il quantum computing: gli strumenti più venduti
dell’apparato industriale sorvegliante israeliano sono appunto gli spyware.
All’interno del mondo degli spyware ci sono quelli di Candiru, ci sono quelli di
NSO Group… NSO Group sono un po’ i cattivi, sono quelli che sono balzati
maggiormente all’onore delle cronache perché vendono le loro licenze per questo
strumento – teoricamente antiterrorismo – più o meno a chiunque gliele chieda,
per monitorare giornalisti, attivisti, e via dicendo. Il software Pegasus di NSO
Group è stato trovato nel telefono della moglie del giornalista Khashoggi, prima
che appunto venisse smembrato in un consolato saudita ad Istanbul. E poi c’è
Paragon Solutions.
Paragon Solutions, invece, cercano di porsi un po’ come quelli corretti, come i
buoni nel mercato degli Spyware rispetto ai cattivi di NSO Group. Paragon
Solution, ricordiamo, in Italia è stato al centro di questo teatrino: il suo
software di spionaggio dei dispositivi Graphite è stato trovato sui telefoni di
giornalisti di Fanpage invisi al governo Meloni per le inchieste su Gioventù
Nazionale, oltre che trovato sui dispositivi di attivisti di ONG per il soccorso
di migranti, e di fronte a ciò, Mantovano, il Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio ha detto: «Noi non possiamo dire nulla, diciamo che alcuni
fenomeni riguardano la sicurezza nazionale, altri no. Non abbiamo mai acquistato
licenze per spiare i giornalisti. Provate il contrario».
Sarebbe abbastanza semplice provare il contrario, perché Paragon Solutions
evidentemente avrà un registro di cosa è avvenuto. Ad acquistare le licenze
dicono che magari non sia stata l’Italia…
Di fatto, comunque, Paragon Solutions vende i suoi prodotti alle forze
dell’ordine e se fino a qualche anno fa l’utilizzo dei captatori informatici,
appunto degli spyware, era limitato, sia perché il mercato era meno esteso, sia
perché non c’era una normazione chiara a riguardo, adesso vengono
sostanzialmente equiparate alle intercettazioni ambientali. Sono in grado di
attivare e disattivare i microfoni e le videocamere dei telefoni in momenti
specifici, sono in grado di controllare tutta la corrispondenza delle
telecomunicazioni.
Perché è interessante proprio Paragon Solutions? Non solo perché il suo software
spia è stato trovato in contesti di – diciamo – repressione del dissenso in
Italia in particolar modo, mentre invece l’altra gamma in cui sicuramente opera
è per il discorso della “sicurezza nazionale” e come tendono a definire loro i
fenomeni… Ma Paragon Solution è fondata non da un militare qualunque
dell’esercito israeliano, è fondata da Ehud Barak. Ehud Barak è sia un ex
militare, sia un ex primo ministro israeliano. Ehud Barak, tra l’altro, è una
persona che ha dei canali di collegamento con l’apparato di sicurezza italiano,
oltre a essere tra l’altro probabilmente uno dei burattinai dietro l’asset
Jeffrey Epstein come asset di dossieraggio e ricatto delle persone più potenti
al mondo, visto che appunto ci sono contatti dimostrati tra Ehud Barak e Jeffrey
Epstein… Ehud Barak che fonda un’azienda di spyware che vende alle forze
dell’ordine anche italiane. Barak è anche una persona che lo stragista
miliardario dell’amianto Schmidt Diney, ha contattato per essere assolto (ed è
stato poi assolto in Italia) dalla strage dell’amianto che ha compiuto.
Al di là di tutto questo, per concludere, un contesto veramente importante sono
le forze dell’ordine locali.
Le forze dell’ordine locali, perché sono molto permeabili sia al lobbying, sia
all’introduzione di nuove tecnologie. Per esempio, una tecnologia che si sta
diffondendo all’interno dei comuni italiani è Safer Place. Vi leggo un breve
estratto di un articolo del 2023 del prestigioso quotidiano “La Provincia di
Cremona”: «Il Comune di Cremona doterà una parte delle auto della polizia
municipale con questo sistema derivato dal settore militare (non si specifica
settore militare israeliano), nel quale viene utilizzato in particolare nella
lotta contro il terrorismo. A Cremona, anziché monitorare situazioni di
potenziale pericolo legato ad attentati, Safer Place sarà utilizzato per
individuare e nel caso sanzionare comportamenti scorretti alla guida; il
dispositivo è già in utilizzo in vari capoluoghi italiani». Siamo nel 2023…
grazie alla connessione tra quanto registrato dalle videocamere e il software di
elaborazione, la capacità di scansionare tutte le targhe visibili, di collegarsi
al database ministeriale e di controllare in automatico se dovessero esserci
problemi per la mancanza di revisione, assicurazione o addirittura auto nelle
liste nere, quindi auto – per esempio – che possono essere veicoli che devono
essere bloccati perché sospetti di essere stati coinvolti in dei reati.
Sostanzialmente questo sistema si basa sulla lettura di targhe e la lettura di
targhe è quella forma di riconoscimento degli oggetti molto affine al
riconoscimento facciale: se il nostro volto viene trasformato in un codice, il
nostro volto diventa la nostra targa.
Sostanzialmente, adesso si stanno normalizzando all’interno dei comuni italiani
degli strumenti di riconoscimento automatizzato. I primi sono stati attivati con
le ZTL semplicemente per riconoscere se determinati veicoli potevano accedere a
delle “zone rosse”. Si stanno moltiplicando le Zone Rosse per umani e stanno
moltiplicando tecnologie in grado di automatizzare il riconoscimento e l’analisi
dei dati che riguardano un veicolo.
Ci sarebbe poi tutta una parte sulla formazione delle forze dell’ordine, i corsi
antiterrorismo, i contatti, appunto, tra forze dell’ordine e l’ apparato
sionista, o per esempio i corsi di indottrinamento recentemente emersi per – di
fatto – formare le forze dell’ordine in un’ottica di rappresentazione delle
mobilitazioni per Gaza come eterodirette dal Qatar e dai Fratelli Musulmani,
sostenendo che il genocidio non è mai avvenuto. Ci sono poi dei corsi
professionali di formazione del comando interforze (e quindi funzionari di
polizia, carabinieri, Guardia di Finanza) che vanno in Israele a farsi
addestrare dalle truppe delle forze speciali israeliane, e ci sono anche quei
corsi privati fatti da aziende della formazione israeliana. Per esempio, c’è
questa azienda che si chiama Cherries (come “ciliegie”) Counter Terror, che
rilascia attestati con il grado di «addestramento israeliano per il
riconoscimento dei comportamenti». Il loro motto è: «una delle differenze
fondamentali nella metodologia israeliana di sicurezza è che noi non cerchiamo
armi, ma cerchiamo terroristi» e quindi tutta una formazione sulla lettura della
comunicazione non verbale e via dicendo. Non mi dilungo oltre.
Grazie mille per questa iniziativa veramente importante. Buona lotta a tutte le
compagne e i compagni. Ciao.