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Teatro Sala Umberto. “Improvvisamente l’estate scorsa”, coercizione nei legami di sangue
Va in questi giorni in scena al Teatro Sala Umberto di Roma un vero e proprio thriller sui rapporti familiari. “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams. È un’attenta disamina di una famiglia disturbata e al di fuori del tempo, attraverso il linguaggio subliminale dell’inconscio – ricordi e traumi si sovrappongono attraverso simboli che rimandano al meccanismo dei sogni. I suoi personaggi, schiavi della paura, delle convenzioni e degli errori che in ogni epoca vengono compiuti sono insieme vittime e carnefici. Al centro della storia l’inquietante mistero della morte improvvisa del giovane Sebastian, spirito gentile e poeta. La disgrazia viene narrata da due donne che danno voce alla vicenda dalle loro diverse angolazioni: una è la madre di Sebastian, l’altra è la cugina, con cui il giovane aveva trascorso l’ultima estate della sua vita. Uno psichiatra ha il compito di scoprire la verità. La madre di Sebastian nel tentativo di difendere la reputazione della famiglia, usa qualsiasi mezzo per far tacere la nipote, unica testimone della morte di suo figlio. Spinti da interessi personali più che da un reale desiderio di giustizia, si aggiungono altri parenti a complicare ulteriormente la vicenda. Dalla biografia dell’autore si estrae l’originalità e la profondità di “Improvvisamente l’estate scorsa”: Tennessee Williams fu schernito dal padre per la sua sensibilità e per le sue relazioni con diversi uomini. Si laureò nel 1938 all’University of Iova e nello stesso anno la sorella autistica fu internata in un ospedale psichiatrico. Tennessee Wiliams non perdonò mai sua madre per aver acconsentito nel 1943 a farla lobotomizzare, si sentì in colpa per non essere intervenuto in tempo e per un lungo periodo fu ossessionato dall’idea che la stessa sorte toccasse a lui. Fu perseguitato da frequenti attacchi di ansia. Tale sofferenza psicologica non poteva che essere tradotta nella costruzione di questa tragedia psicoanalitica, dove il bravo cast sa far risaltare le note vibranti dell’assurdo e del dolore. Le figure umane risaltano stilizzate da una penna incisiva e simbolica. Bravi gli attori, movimentata la scena che realizza sul palco un quadro familiare che fu una sfida senza sconti all’America puritana, una storia senza tempo e latitudine. Teatro Sala Umberto, Via della Mercede 50, Roma Dal 17 al 22 marzo 2026 “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams. Traduzione di Monica Capuani Opera presentata per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee. Con Elena Callegari, Ion Donà, Leda Kreider, Laura Marinoni, Edoardo Ribatto Regia di Stefano Cordella Produzione LAC Lugano Arte e Cultura In coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano Bruna Alasia
March 20, 2026
Pressenza
La Costa Rica chiude la propria ambasciata a Cuba
“Il 17 marzo, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica della Costa Rica ha informato la nostra Cancelleria attraverso una nota diplomatica e senza offrire alcun argomento, della decisione unilaterale di chiudere la propria ambasciata a Cuba,” si legge in un comunicato del Ministero degli Affari Esteri cubano. “Inoltre, senza alcun tipo di giustificazione e invocando una presunta e infondata reciprocità, ha chiesto a Cuba di ritirare il personale diplomatico dalla sua Ambasciata a San José, sottolineando che ciò non include il personale consolare e amministrativo, che potrà continuare a svolgere le sue funzioni”, continua la nota del Ministero degli Esteri cubano. Viene notificato che “a partire dal 1° aprile il governo della Costa Rica manterrà le relazioni con Cuba a livello consolare”. Secondo la nota emessa dal governo cubano “si tratta di una decisione arbitraria, evidentemente adottata sotto pressione e senza tener conto degli interessi nazionali di quel popolo fratello. Con questo passo, il governo costaricano, che mostra una storia di subordinazione alla politica degli Stati Uniti contro Cuba, si unisce ancora una volta all’offensiva del governo statunitense nei suoi rinnovati tentativi di isolare il nostro Paese dalle nazioni della Nostra America e partecipa alla sua escalation aggressiva contro la Rivoluzione cubana, respinta dalla comunità internazionale. Come sessant’anni fa, fallirà nell’impegno. Niente potrà allontanare i popoli di Cuba e Costa Rica, uniti da legami indissolubili di una storia comune, onorata da grandi eroi dell’indipendenza cubana come Martí e Maceo”, conclude il comunicato. La decisione del governo della Costa Rica arriva dopo la riunione della nuova creatura voluta da Donald Trump denominata “Scudo delle Americhe” tenutasi il 7 marzo a Miami. All’alleanza politico-militare sono stati invitati i presidenti di destra ed estrema destra che governano in America Latina. Lo scopo formale è quello di combattere il narcotraffico e l’emigrazione clandestina, ma in realtà “l’obiettivo è quello di riorganizzare la sicurezza dell’emisfero attraverso un’alleanza politico-militare nel continente, che garantisca una retroguardia alleata nel cortile di casa”, come fa notare Marco Consolo. Alla prima riunione erano presenti Javier Milei per l’Argentina, il boliviano Rodrigo Paz, José Antonio Kast per il Cile, Rodrigo Chaves per la Costa Rica, Daniel Noboa per l’Ecuador, Nayib Bukele per El Salvador, Irfaan Ali per la Guyana, il neo eletto presidente dell’Honduras Nasry Asfura, José Raúl Mulino per Panama, Santiago Peña per il Paraguay, Luis Abinader per la Repubblica Dominicana e Kamla Persad-Bissessar per Trinidad e Tobago. Durante l’incontro si è ovviamente parlato anche di Cuba e Trump ha dichiarato che l’isola è arrivata alla fine del suo percorso politico. La decisione di chiudere l’ambasciata da parte della Costa Rica arriva dopo che il 4 marzo il governo dell’Ecuador di Daniel Noboa, senza fornire alcuna giustificazione, aveva dichiarato persona non gradita l’ambasciatore cubano Basilio Gutierrez e i membri della rappresentanza diplomatica, intimando loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Quindi immaginare che dietro le due decisioni ci sia una regia statunitense non è una fantasia. Ci dovremo aspettare altre ambasciate chiuse nei prossimi giorni, magari proprio in uno dei Paesi che il pacifista della domenica ha chiamato al suo cospetto? Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Cuba fra menzogne e propaganda
Osservate bene l’immagine sotto il titolo dell’articolo: questa è solo una parte dell’enorme galassia di piattaforme web, televisioni, radio, pagine social ecc. create e finanziate direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti per diffondere nell’isola ed all’estero ogni tipo di menzogna e falsità contro Cuba e la sua rivoluzione. Il principale ente finanziatore di questo apparato è l’USAID, il paravento utilizzato dall’impero del male per mascherare i propri interventi nei Paesi stranieri, ma spesso i finanziamenti arrivano direttamente dal Dipartimento di Stato. In questo panorama di guerra mediatica uno in particolare, El Toque, è quello che si incarica di danneggiare maggiormente l’economia dell’isola; si tratta di un presunto sito di analisi economiche, ovviamente con base a Miami, dove ha sede la peggiore mafia anticubana, che ogni giorno, a sua discrezione, stabilisce il valore di cambio del peso cubano (CUP) nel mercato nero dell’isola, valore che non ha nulla a che vedere con il cambio ufficiale. Per fare un esempio fino allo scorso anno il cambio ufficiale era di 140/150 CUP per un euro e poco meno per un dollaro, quindi lo straniero che intendeva cambiare ad esempio 100 euro a Cuba si recava in una banca o in una Cadeca (casa de cambio) e riceveva 14.000 CUP; contemporaneamente però nelle strade si trovavano persone con le tasche gonfie di pesos cubani che offrivano un cambio molto, molto più alto, attorno ai 300/350 CUP per un euro/dollaro e quindi 30/35.000 CUP. Personalmente mi sono sempre rifiutato di cambiare euro nelle strade, perché questo significa inflazionare ulteriormente il già scarso valore della moneta cubana, ma questo scrupolo sono ben pochi a farselo e la maggioranza delle mie conoscenze mi ha sempre dato dello stupido; è possibile che io sia stupido, ma di sicuro non sarò mai complice. Quel valore di cambio al mercato nero lo stabilisce El Toque, obbedendo agli ordini dei finanziatori nordamericani, con il chiaro intento di deprezzare la moneta nazionale.  Vista la situazione il governo cubano, nel tentativo di estirpare questo chiarissimo disegno criminale, ha elevato il valore di cambio ufficiale portandolo attorno ai 530/540 CUP per un dollaro/euro, così da spazzare via qualunque tipo  di contrattazione illegale. Qualcuno vuole provare a indovinare cosa è accaduto? In meno di dodici ore El Toque ha pubblicato i nuovi importi da applicare al mercato nero, che in questo momento rasentano i 600 CUP per un dollaro/euro e non cessano di salire. Nella situazione del Paese non era cambiato nulla perché un vero portale di analisi economiche potesse esprimere valutazioni differenti da quelle del giorno prima; è quindi del tutto evidente che il compito di El Toque è unicamente quello di distruggere l’economia interna cubana. Un portale straniero che si arroga il diritto di stabilire quale debba essere il valore di cambio illegale della moneta di un’altra nazione: questo è El Toque. Occorre però porsi una domanda: El Toque può scrivere quello che vuole, ma se non ci fossero i cambiavalute illegali nelle strade rimarrebbe solo uno dei tanti portali anticubani. Dove vanno quindi questi cambiavalute illegali a riempirsi di pesos da offrire agli stranieri se lo stipendio di un lavoratore qui non supera i 10.000 CUP? E’ fin troppo evidente che si tratti di un traffico organizzato, diretto e finanziato da chi ha come unico scopo quello di causare il default economico del Paese, e chi sono gli unici a volere questo? Sempre loro, quelli che si trovano a 90 miglia a nord dell’Avana…. Tutti gli altri siti web ed organi di (dis)informazione di cui sopra hanno lo scopo di diffondere ogni sorta di falsità contro Cuba, alcune della quali risultano persino patetiche tali sono le assurdità che propinano e quindi dubito che abbiano molto seguito. L’ultima in ordine di tempo di questa montagna di menzogne è quella secondo la quale gli aiuti umanitari provenienti dal Messico giunti all’Avana circa una settimana fa sarebbero stati venduti dal governo cubano per ingrassare le tasche non si sa bene di quali e quanti politici…. Ve li mostro io, eccoli qui: Héctor, il “fratello” cubano che mi ospita, sua moglie e sua figlia ricevono regolarmente gli aiuti alimentari che vengono prontamente distribuiti dal governo alla popolazione tramite la “libreta” o “canasta basica”. Cos’è la libreta, o canasta basica? Nel mondo occidentale abituato alla mentalità capitalista questo è un concetto praticamente sconosciuto, mentre nella società socialista cubana è il fondamento della vita civile della nazione: lo Stato si fa carico di fornire ad ogni suo cittadino, qualunque sia il suo reddito, un’abitazione e una fornitura di alimenti di base secondo la composizione di ciascun nucleo familiare, per garantirne la sussistenza; senza dimenticare che a Cuba l’istruzione è universale e gratuita fino alla laurea ed egualmente universale e gratuita è la sanità. E’ sempre stato così dal giorno del trionfo della rivoluzione; la solidarietà sociale di questo straordinario popolo esprime così la propria umanità. Chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorderà (perché lo abbiamo studiato, non perché lo abbiamo vissuto) che anche in Italia esisteva qualcosa di simile, anche se non uguale, la famosa tessera annonaria istituita in piena Seconda Guerra Mondiale. Il sistema cubano di assegnazione delle abitazioni, della sussistenza alimentare e delle prestazioni sanitarie purtroppo negli ultimi anni ha subito gravi ridimensionamenti a causa del bloqueo, ma se andate a leggero quello che diffondono gli scrivani sotto dettatura che formano l’esercito mediatico dei servi dell’impero troverete scritto che no, il bloqueo non esiste, che è una invenzione del “regime” cubano, che la responsabilità della situazione dell’isola è da attribuire all’incapacità del governo di guidare il Paese, o che il sistema socialista è una sventura per il popolo cubano, che dovrebbe invece gettarsi fra le braccia amorevoli del capitalismo. Fortunatamente il 98% del popolo cubano sa benissimo come stanno realmente le cose, perché le vede e le vive, mentre il rimanente 2% sono i soliti “gusanos”, persone di scarse se non nulle conoscenze, molto facilmente manipolabili e quindi servi sciocchi dell’impero. Alcuni sono addirittura nostalgici della dittatura di Batista, quando L’Avana era la casa dei divertimenti di ricchi gangster e mafiosi newyorkesi e il Paese era spartito fra ricche oligarchie e grandi aziende nordamericane, mentre il popolo era solo carne da lavoro. Spessissimo qui mi capita di sentir ripetere una frase del Che pronunciata all’Università Alma Mater dell’Avana di fronte agli studenti e poi divenuta famosa: “No se puede confiar en el imperialismo ní tantito así, nada!”, ossia “Non ci si può fidare dell’imperialismo nemmeno un pochino, per niente!” Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Ricerca scientifica e maternità, una storia americana
Questa vicenda lascia l’amaro in bocca. Non perché racconta di terre rubate, massacri e bombe, ma perché ci svela un ambiente lavorativo che invece di assomigliare a un Olimpo luminoso, come ci si aspetterebbe, ricorda sempre più un’anonima stazione di scambio merci. Entreremo nell’ambito specialistico della ricerca scientifica di base, dove dovremmo incontrare donne e uomini che lavorano per il progresso dell’umanità, che noi, comuni mortali e beneficiari delle loro scoperte, dovremmo stimare e ammirare. Ma che cosa penseremmo se al contrario scoprissimo che alcuni di loro hanno sacrificato la propria umanità sull’altare della conoscenza? E, mi chiedo, è possibile produrre buona ricerca quando si abdica a ogni semplice forma di empatia verso l’altro? Quando tutto viene deformato da cinismo, efficienza, opportunismo? Non erano i grandi scienziati anche grandi umanisti? Che sta succedendo nei meandri della ricerca scientifica? Chi sono le prime vittime? Con queste domande che mi frullano in testa incontro Daniela Punzo PhD, neuroscienziata originaria di Napoli che dopo quasi sei anni di lavoro presso un laboratorio dell’UCI (Università della California, Irvine) si è trovata senza lavoro perché ha avuto la felice (?!) idea di diventare anche mamma. Come sei arrivata a lavorare all’UCI e che cosa ti è successo? Ho studiato bio-tecnologia all’Università Federico II di Napoli e ho concluso il dottorato lavorando in un laboratorio del Policlinico partenopeo nel 2018. La mia ricerca, che è anche la mia tesi di dottorato, riguarda il ruolo che giocano piccoli aminoacidi nel cervello nella regolazione della funzione glutaminergica connessa al fenomeno della schizofrenia. La posizione dominante considera quasi esclusivamente la funzione dopaminergica. Questo studio inserisce un elemento nuovo nella comprensione globale del disturbo psichiatrico. I risultati sono piuttosto promettenti. Inoltre in quegli anni ero divenuta esperta in alcune tecniche di laboratorio e il mio superiore, che mi stimava, mi disse che in un’università californiana cercavano proprio una figura con le mie competenze. Nell’aprile 2019 sono stata assunta con una posizione di post-dottorato all’UCI. Come ti sei trovata nel nuovo posto di lavoro? Lavoravo tra le dieci e le dodici ore al giorno, ma ero contenta. Mi guardi strano, vedo, ma è normale lavorare così tante ore in un laboratorio, perché le procedure richiedono tempi lunghi e grande precisione. Puoi a volte assentarti mentre una macchina lavora, ma devi stare più che attento perché basta un secondo di errore, un minimo ritardo, per buttare tutto a mare – magari un campione su cui stavi lavorando da mesi. Ma il mio lavoro mi piaceva e mi sembrava che anche la direttrice, anche lei napoletana, mi stimasse. Credevo avessimo stabilito una relazione di fiducia, invece era tutto di facciata. Me ne sono accorta nel momento in cui ho comunicato la mia gravidanza e la situazione è precipitata quando mi sono concessa tre mesi di maternità. Mi spettava di più, ma per accontentarla avevo rivisto il mio piano, illudendomi che sarebbe stata contenta. Non lo era, voleva un mese. Mi rendo conto che è il sistema che ti spinge a comportarti così freddamente perché ti lascia intendere che più facilmente verrai premiato. Ci sono regole non scritte e moralmente illegali, che a un certo punto ti impongono la scelta: o stai dentro o stai fuori. Mi vengono i brividi immaginando una donna così poco empatica da non capire l’importanza, a livello psicologico, di trascorrere in serenità i primi momenti di vita del proprio bambino. E non è solo un diritto della donna, lo è di entrambi i genitori. Altro che serenità, ora sto meglio, ma quell’anno mi è venuto un esaurimento nervoso. Al mio rientro in laboratorio, nell’autunno del 2024, non sospettavo ancora niente, pur avendo avuto diversi scambi di email perché spesso collaboravo alla ricerca da casa; però ho notato che c’era un nuovo assunto. Dopo due settimane è arrivata la doccia fredda: non ci sono abbastanza fondi, non possiamo più rinnovarti il contratto. Ero stata scaricata in mezzo alla strada con una bambina di pochi mesi. Per fortuna il mio matrimonio sta funzionando, uno stipendio c’è, con la casa ci aiutano i genitori di mio marito e come ben sai, vendo salumi e formaggi al mercato locale. (Daniela ed io ci siamo conosciute perché mi sono fermata al banco in cui a volte lavora). Ti sei rivolta al sindacato? Sì, e hanno cercato di aiutarmi, ma io non ero iscritta. Perché non ti eri iscritta? Mi dicono che qui ce n’è uno piuttosto battagliero. Quando sono arrivata la direttrice mi ha detto senza tanti giri di parole che lì nessuno faceva parte del sindacato e mi ha consigliato di non iscrivermi. Non so se sia vero, ma io ero entusiasta di lavorare in una grande università americana e soprattutto ero più sprovveduta di oggi, per cui le ho creduto. Hai cercato altre vie per far valere i tuoi diritti? Certo. Ho una causa aperta con l’università, perché non hanno nemmeno rispettato i termini del contratto firmato, ma ormai ho capito che dovrò cedere e accettare un patteggiamento. Con la “scusa” dei fondi mancanti fanno quello che vogliono. Conosci altre storie simili alla tua? L’avvocato del sindacato con cui ho fatto una chiacchierata mi ha raccontato che ero il secondo caso di maternità negata in sei mesi. Personalmente ho assistito a mobbing e nepotismo. Per onestà ti devo dire che ci sono anche casi virtuosi, per esempio un’amica lavora in un laboratorio, sempre all’UCI, il cui il direttore, un americano, è una persona molto umana e rispetta le scelte extra-lavorative. Sostiene i giovani ricercatori come persone, non li vede solo come pedine da usare. Ci sono differenze tra fare ricerca negli Stati Uniti e in Italia? Sì. La più vistosa è il tipo di forma mentis che riceviamo durante l’intero percorso formativo. Mi spiego meglio: in Italia  s’insegna ancora a capire il senso delle procedure e a porsi domande teoriche, per esempio: come mai di alcuni farmaci a base dopaminergica, o dei comuni anti-depressivi, iniziamo a vedere gli effetti solo dopo un certo tempo dall’assunzione? Perché alla dopamina ci si assuefà e ad altre molecole attigue no? È a partire da queste domande che ho formulato la mia prima ipotesi di ricerca. Negli Stati Uniti, un po’ perché i ricercatori arrivano in laboratorio prima di noi, scolasticamente parlando, e un po’ perché gli americani sono molto più pragmatici, s’insegna subito la tecnica che serve e ognuno diventa esperto della procedura, ma sa poco delle domande teoriche che stanno alla base di ciò che sta facendo. Che consiglio vuoi dare ai giovani ricercatori italiani che come te sbarcano pieni di entusiasmo nelle università americane? Certamente di non rinunciare al sogno di fare ricerca e di metterci tutto l’amore che serve, ma di non essere sprovveduti e non cedere di fronte ad atteggiamenti arroganti e irrispettosi. Quando si è giovani e ambiziosi, come ero io e in parte ancora sono, si rischia di non vedere l’intera forma della nostra vita futura e di essere manipolati per questa nostra debolezza, Da quando sono mamma ho capito cose che mai avrei immaginato e sono grata ad Aurora (mia figlia) di essere arrivata nella mia vita. Mi manca tanto la scienza, soprattutto il disquisirne, ma non tornerei indietro. Progetti per il futuro? Sto cercando; mi piacerebbe insegnare, ovviamente scienze.     Marina Serina
March 19, 2026
Pressenza
Cuba, splendide spiagge deserte per il crollo del turismo
Il 16 marzo 2026, ultimo giorno della mia permanenza a Trinidad, avrei dovuto fermarmi in questo splendida cittadina altri quattro giorni, ma il giorno 21 in un orario imprecisato è previsto l’arrivo della Flotilla Nuestra America alla bahía dell’Avana, avvenimento al quale non posso assolutamente mancare. Essendo i trasporti molto limitati il bus di domani è l’ultimo trasferimento utile del quale possa usufruire. Oggi quindi ho voluto visitare quella che universalmente viene descritta come una delle perle più preziose dei Caraibi, la penisola di Playa Ancón…. La penisola era facilmente raggiungibile con qualunque mezzo pubblico o privato, in quanto dista solo una dozzina di chilometri dal centro di Trinidad, ma purtroppo oggi non è più così, perché la carenza di combustibili che il maledetto bloqueo porta con sé rende molto difficile e costoso effettuare qualsiasi spostamento, anche quelli su brevi distanze come questo. Playa Ancón mantiene quanto promette: il mare cristallino, la spiaggia di sabbia finissima e la natura silvestre che le fa da anfiteatro sono di una bellezza straordinaria. E’ chiaramente un luogo dalla grandissima attrazione turistica, ma nonostante ciò le strutture nelle immediate vicinanze dell’arenile non sono assolutamente invasive; ci sono alcuni chioschi all’ombra della splendida vegetazione nei quali è possibile trovare frutta tropicale di ogni sorta e pranzi tipici, soprattutto a base di pesce, mentre per godere di questo sole e di questo mare unici al mondo si bastano i caratteristici ripari realizzati con foglie di palma. Lungo tutta la penisola alle spalle di questa che sembra una cartolina illustrata si trovano solo tre splendide e discrete strutture alberghiere armoniosamente inserite nel paesaggio, che dimostrano quanta attenzione e rispetto vengono riservati ai territori. Cuba non ha mai permesso nessun tipo di speculazione edilizia selvaggia perché le sue bellezze naturali sono la sua ricchezza e proteggerle a ogni costo dallo sfruttamento indiscriminato è il primo impegno di questo stupendo Paese. Si potrebbe parlare di un angolo di paradiso, che l’impero del male non si è fatto scrupolo di trasformare in inferno. Venendo qui oggi si tocca con mano quanto malvagio, perfido, crudele e cinico sia il bloqueo: questo luogo da sogno dovrebbe accogliere ogni giorno ospiti provenienti da ogni latitudine e contemporaneamente dare lavoro a centinaia di lavoratori di questo settore, così come tutte le “casas particulares”, ossia le normali abitazioni civili, appositamente normate ed adattate, che ai cubani è consentito utilizzare come B&B. Ebbene, tutto questo oggi è completamente paralizzato. Con il divieto per i cittadini statunitensi di recarsi sull’isola, il diniego del visto di ingresso negli Stati Uniti per ogni persona che abbia viaggiato a Cuba e l’attuale blocco delle forniture di combustibile, Trump è riuscito a imporre l’ennesimo giro di vite all’ultima forma di ingresso di valuta nell’isola; dopo decenni trascorsi ad impedire le transazioni commerciali con qualsiasi istituto bancario, cosa che inevitabilmente ha compromesso importazioni ed esportazioni, ora con la paralisi del settore turistico l’economia cubana subisce l’ennesimo affronto. Soffermarmi a scrutare questi splendidi luoghi praticamente deserti, i lettini prendisole in attesa di un ospite che non arriverà, l’assenza della festante moltitudine colorata di ospiti ai chioschi desolatamente chiusi mi infonde una tristezza infinita, ma ma soprattutto rabbia, perché tutti sanno chi sia il responsabile di tutto questo. Il paventato terrorismo, o l’assurda “inusuale minaccia contro gli Stati Uniti”, sono solo i più recenti pretesti per portare a termine la loro opera di distruzione. Fanno così da sempre e chi lo nega dovrebbe studiarsi la storia di Paesi come il Vietnam, l’Iraq, la Libia e recentemente il Venezuela e l’Iran per capire l’osceno metodo a stelle e strisce. Denunciare l’imperialismo non è vuota retorica, è guardare il male assoluto negli occhi.         Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
Migliaia di persone protestano ad Atene contro il ruolo della Grecia nell’attacco all’Iran
Mercoledì e giovedì migliaia di manifestanti hanno sfilato nel centro della capitale greca Atene verso l’Ambasciata degli Stati Uniti per protestare contro la guerra all’Iran e chiedere la chiusura delle basi NATO in Grecia. “Riteniamo che la posizione del governo greco sia spregevole, perché non solo ci mette in pericolo ospitando basi americane in tutto il Paese, ma ha anche legami molto forti con lo Stato di Israele che sta conducendo un genocidio insieme agli Stati Uniti. Per noi, il governo avrebbe già dovuto rilasciare una dichiarazione pubblica che chiarisse che non intende essere coinvolto in questa guerra. Al contrario, lo vediamo agire, sia con le fregate nel Mar Rosso che con gli F-16 a Cipro. Questo dimostra che il nostro Paese vuole essere parte della guerra” ha dichiarato Sofia Theotoka. Foto di Rena Xirofotu, Pressenza Grecia Democracy Now!
March 15, 2026
Pressenza
Maya e palestinesi, due genocidi con un elemento in comune: Israele
Che cos’ha in comune il genocidio dei Maya degli anni Ottanta del secolo scorso con quello dei palestinesi? Maya e palestinesi, geograficamente quasi agli antipodi del globo, si somigliano per la relazione speciale che intrattengono con la loro terra. Non hanno bisogno di alcuna propaganda per sentirsi patrioti: semplicemente nascono con questo legame. Gli uni intrecciati alle radici degli ulivi, gli altri al respiro possente della montagna. È il luogo che sceglie; imporsi con la forza per dominarlo, per sfruttarne le risorse, è comportarsi da ladri e quella terra mai li accoglierà. Cercando in rete si trova molto materiale sul genocidio in Guatemala. Per chi è interessato ad approfondire suggerisco la video intervista fatta da Chris Hedges a Jennifer K. Harbury. A questo link si trova la trascrizione in italiano. La popolazione del Guatemala è per quasi il 75% costituita da indios (e fra questi l’etnia più corposa è riconducibile geneticamente e linguisticamente ai maya; un altro 25% viene definita ladino, ossia un misto di maya e colonizzatori europei e una parte infinitesima del totale è rappresentata dall’etnia caucasica. Verso la fine di quella che nelle pagine di storia è conosciuta come la guerra civile, dal 1960 al 1996, la popolazione indigena subì un genocidio che è sconosciuto ai più. Ne parliamo con Carlos, figlio di Carlos Ovalle (maya Qʼeqchiʼ), che a soli dieci anni si trovò catapultato da un giorno all’altro da Città del Guatemala a Long Beach, nel Sud della California. Raccontami la vostra storia Mio padre era un gran lavoratore e un uomo pacifico, ma c’erano due cose che non sopportava: la burocrazia e la corruzione. Era la fine degli anni Sessanta e nel Paese il clima era teso. Mio padre era un cartografo e aveva un buon lavoro in un’agenzia governativa; vedeva quotidianamente corruzione e abusi ai danni degli indigeni e non stava zitto. Denunciava pubblicamente i fatti di cui veniva a conoscenza. Iniziarono ad arrivare avvertimenti, ma lui tirò diritto per la sua strada, fin quando un giorno un suo superiore gli disse che doveva partire per fare un rilievo in una zona sperduta della foresta. Carlos Ovalle Mio padre si apprestò a preparare la sua solita squadra, ma gli fu comunicato che avrebbe dovuto lavorare con uomini nuovi. Si insospettì, ma partì lo stesso. Sul ciglio di un dirupo gli legarono mani e piedi, intenzionati a tagliargli la testa con un machete, ma riuscì a saltare all’indietro, nel vuoto e miracolosamente si salvò. La lama era però riuscita ad aprirgli mezza faccia. In qualche modo riuscì a risalire la valle, dove fu soccorso da un gruppo di taglialegna. Quando uscì dall’ospedale un amico americano che lavorava al consolato lo aiutò a scappare in California. Ero piccolo, ma ricordo bene che tutto accadde molto velocemente. Che cosa è successo in Guatemala prima e dopo la vostra fuga? Dopo decenni di terrore e governi dichiaratamente fascisti, nel 1954 fu democraticamente eletto Jacobo Árbenz, che iniziò un programma di riforme socialiste, ridistribuzione della terra e nazionalizzazione di compagnie e infrastrutture. Finalmente per il popolo guatemalteco sembrava aprirsi un tempo di rinascita e giustizia sociale, ma i grandi investitori privati, come la United Fruit Company, che possedeva immensi latifondi, andarono su tutte le furie e costrinsero gli Stati Uniti a intervenire provocando una serie di colpi di Stato, assassinii, violenze e caos in tutto il Paese. Ma il popolo, soprattutto il 75% indios, non mollava, anzi si organizzò facendo dell’impervia montagna la propria sede e conducendo azioni di guerriglia. E così arriviamo alla fine degli anni Settanta, quando venne eletto presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, che amava definirsi un’anima semplice, un devoto cristiano (era stato anche ordinato pastore), un amante della pace e un difensore dei diritti umani. Carter non voleva avere niente a che fare con il brutto affare del Guatemala e dunque qualcuno (Chi? La CIA? Qualche altra entità segreta?) decise di passare la palla al Mossad, il servizio segreto israeliano; di lì a poco la guerra civile entrò in una spirale di barbarie e violenze che causò 200.000 morti (di cui l’83% erano civili inermi), 620 villaggi maya completamente spazzati via, 15.000 scomparsi e un milione di sfollati. È chiamato il genocidio silenzioso, perché allora quasi nessuno sapeva che cosa stesse accadendo nel Paese centroamericano. Neanche voi lo sapevate? Nemmeno noi guatemaltechi all’estero riuscivamo ad avere notizie complete, era tutto frammentario e confuso. Cominciammo a capire che stava succedendo qualcosa di molto brutto quando qualcuno di noi iniziò ad andare sul posto e non fece più ritorno. Solo vent’anni dopo grazie alle Ong internazionali furono trovate le fosse comuni. Sei tra coloro che nel 2023 hanno iniziato la pratica di calare striscioni dai cavalcavia sulle autostrade per denunciare il genocidio dei palestinesi. Come ti sei sentito quando le notizie dei massacri dell’IDF sulla popolazione civile di Gaza hanno iniziato a circolare? Ho capito subito dove si stava andando; ho visto le stesse tecniche all’opera. I militari israeliani all’epoca del nostro genocidio arrivarono e istruirono l’esercito del Guatemala in modo nuovo, più efficiente e riuscirono anche a renderlo molto più feroce e senza scrupoli. I palestinesi per me sono fratelli e sorelle: ci accomuna la qualità della resilienza. I maya sono sempre riusciti a preservare la loro cultura attraverso dominazioni e tirannie esterne proprio per questo viscerale attaccamento alla propria terra. Siamo un popolo pacifico e molto paziente, come credo siano i palestinesi. Com’è la situazione oggi in Guatemala? In apparenza va abbastanza bene. Gli indigeni, almeno sulla carta, hanno ottenuto dei diritti, ma siamo ancora molto lontani da una loro reale rappresentanza politica. L’infinitesima minoranza bianca tiene ancora in mano le fila del Paese; il sistema si è ammorbidito, ma è sempre quello. Te ne accorgi se parli troppo: se sei un giornalista d’inchiesta e malauguratamente scrivi qualcosa di scomodo, puoi ancora sparire da un giorno all’altro, come tentarono di fare con mio padre. Gli indios di oggi però hanno imparato meglio le regole del gioco e cascano meno nei tranelli dell’uomo bianco, per esempio stanno nascendo le “corporazioni maya” che sanno dare filo da torcere ai colonialisti. Negli Stati Uniti, ormai da più di un anno, l’ICE perseguita i migranti. Mi sono commossa quando l’altra sera hai raccontato dei bambini deceduti in detenzione. Che cosa sai in proposito? Purtroppo poco, perché è molto difficile ottenere risposte chiare dall’agenzia federale; offrono sempre la stessa scusa di “patologie pregresse”. Erano nove bimbi di età compresa tra i nove e i quattordici anni, di cui sei indio guatemaltechi. Dietro quei muri può succedere di tutto, ma è facile che siano morti per incuria. Nella nostra zona è attiva la “Rapid Response”. Siamo un gruppo di volontari che aiuta famiglie in difficoltà a causa delle operazioni dell’ICE. In quest’ultimo anno, ho scoperto che le loro strutture sono delle miserabili prigioni: non hanno medici interni, ma solo un presidio infermieristico e per uscire da lì ci vuole una burocrazia infinita. Un nostro assistito ha avuto ben due infarti e non lo portano in ospedale. Sta male e siamo molto preoccupati per lui. Che cosa fa la Rapid Response? Al momento stiamo sostenendo e proteggendo quattro famiglie. Solo una è in una condizione drammatica e dobbiamo aiutarli in tutto. Le altre riescono parzialmente ad arrangiarsi, dunque gli offriamo un aiuto mirato. Per esempio a una coppia abbiamo procurato una macchina usata perché possano raggiungere i posti di lavoro evitando di usare i mezzi pubblici; per un’altra siamo riusciti a ottenere una tutela legale sui figli piccoli nati negli Stati Uniti, cosicché se dovesse accadere il peggio ai genitori verrebbero affidati a noi e non sequestrati dai federali. Inoltre usiamo le nostre residenze private come loro copertura. Mi piace terminare la nostra chiacchierata con un pensiero positivo, qualcosa che offra speranza. Nel periodo di grande turbolenza che stiamo attraversando noti qualcosa di nuovo? Sì. Da un po’ di tempo, quando dichiaro di essere socialista, spesso mi sento rispondere: “Anch’io”. Fino a qualche anno fa le persone si stupivano ed erano imbarazzate, oggi invece dimostrano molta più apertura. Credo che molti stiano capendo che un sistema socialista non gli toglierebbe la libertà, come credevano, e nemmeno li appiattirebbe come esseri umani, anzi dovrebbe favorire una rinascita umanista.     Marina Serina
March 15, 2026
Pressenza
Cuba, lunghi black out e un commovente incontro con giovani studenti
Sono a Trinidad ormai da tre giorni, ma questo è l’unico momento nel quale posso dedicarmi alla scrittura, non perché non avessi tempo, ma perché in provincia purtroppo la situazione energetica è ancora più grave che nella capitale l’Avana. Da quando sono arrivato la città ha potuto ricevere l’energia elettrica solo quattro volte, prevalentemente durante la notte e per poche ore, il che significa concentrare in quei pochi momenti tutte le necessità energetiche, ricaricando i cellulari e le batterie di riserva. Diversi edifici hanno potuto installare pannelli fotovoltaici con batterie di accumulo. Si tratta per lo più di attività economiche per l’accoglienza turistica (hotel e ristoranti), ma la stragrande maggioranza delle abitazioni civili è di fatto tornata all’epoca preindustriale: si lava la biancheria a mano, si cucina con carbone o legna, si va a dormine all’arrivo dell’oscurità. Quello che potete vedere qui sotto è il panorama della città, storicamente una delle più belle di Cuba, in ordine cronologico la terza a essere fondata; sullo sfondo è possibile intravedere la penisola di Playa Ancón, una delle perle più preziose dei Caraibi. Nessuno può negare che se questo Paese fosse libero di svilupparsi ci troveremmo di fronte ad un paradiso,  mentre purtroppo l’impero del male che dista solo 90 miglia ha deciso di trasformarlo nell’inferno sulla terra. Anche a Trinidad sono già stato in passato, ed è probabilmente qui che metterò le mie nuove radici; la città non è troppo grande, ma neppure troppo piccina e si trova più o meno a metà della lunghezza dell’isola, per cui è possibile raggiungere più facilmente ogni località sia verso est che verso ovest; a una dozzina di chilometri possiede un piccolo porticciolo e una lunghissima e meravigliosa spiaggia caraibica conosciuta in tutto il mondo, ma soprattutto è un pozzo di storia e di cultura, cultura che il popolo cubano difende tenacemente e che si fa carico di trasmettere alle nuove generazioni. In questo senso l’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) spesso organizza incontri con storici, scrittori, giornalisti e altre figure importanti del Paese, ai quali partecipano studenti di quello che qui viene chiamato ciclo di studi pre-universitario, cioè ragazzi dai 15 ai 19 anni; non è raro che a questi incontri vengano invitate a parlare persone di altre nazioni impegnate in progetti di solidarietà con Cuba. Oggi questo onore è toccato a me e ho accettato con enorme orgoglio, perché toccare con mano la sete di sapere di questi ragazzi mi ha realmente commosso. Le narrazioni degli storici che ripercorrono gli eventi della lotta di liberazione di Cuba dagli spagnoli e successivamente della rivoluzione contro la tirannia di Fulgencio Batista, sono affascinanti e coinvolgenti. Chiunque ami Cuba e la sua rivoluzione non dovrà perdere l’occasione di assistervi; inoltre qui è presente uno splendido museo che contiene ogni tipo di reperto riguardante quella che viene definita “la lucha contra el banditismo”, che non è come potremmo erroneamente pensare la lotta contro dei semplici briganti, bensì un lungo periodo, seguito al trionfo della rivoluzione, durante il quale diversi controrivoluzionari sostenitori della dittatura di Batista, finanziati e armati dalla CIA, si resero responsabili di atroci attentati, assassinii, sequestri e quanto di peggio fossero in grado di pianificare contro elementi di spicco della rivoluzione cubana e le loro famiglie. Fu un lungo periodo di dolore e di crudeltà, tutte cose alle quali gli Stati Uniti sono naturalmente avvezzi, che si concluse con la totale eliminazione di tutte queste cellule terroristiche. Tornando al presente, noto che anche a Trinidad si ricorre a ogni mezzo possibile per sopperire alla carenza di combustibili; in ogni angolo della città sono apparsi così molti  veicoli elettrici per il trasporto collettivo . Questo comporta almeno due effetti positivi: il primo è ovviamente la possibilità di non consumare nessun tipo di combustibile e il secondo è la riduzione dell’inquinamento ambientale, perché non bisogna mai dimenticare che, sempre grazie al bloqueo imposto dagli Stati Uniti, il parco veicoli circolante a Cuba è probabilmente il più vecchio del pianeta, che avrà anche il suo fascino, ma è anche molto inquinante. Sono le 23 di venerdì 13 marzo, vorrei scrivere ancora perché sono molte le cose da dire, ma l’ennesimo black-out, che non durerà meno di una ventina di ore, mi riporta alla realtà di questa splendida isola, assediata e strangolata da così tanto tempo che la maggioranza della sua popolazione è nata sotto questa inumana coercizione chiamata bloqueo. In ogni occasione il popolo cubano termina i propri incontri con quella che è l’incitazione più forte alla resistenza, che faccio mia e che recita così: ABAJO EL BLOQUEO! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! VENCEREMOS!”       Redazione Italia
March 14, 2026
Pressenza
Cuba, Diaz Chanel: “Avviati colloqui bilaterali con gli USA”
“Non ci sono colloqui con il governo degli Stati Uniti, fatta eccezione per contatti tecnici in materia di migrazione.” – riferiva il 12 gennaio 2026, in un post su X, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica di Cuba, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Usa, Donald Trump, a bordo dell’Air Force One in cui ha affermato che Washington ha già avviato “conversazioni” con L’Avana. Il Presidente di Cuba, Diaz Canel, in conferenza stampa, ha aggiornato lo stato delle relazioni tra i due paesi confermando che incontri bilaterali con Washington sono in corso. Ricordiamo che incontri/colloqui tra Cuba e Stati Uniti non sono una novità. Solo tra il 2024 e l’inizio del 2026 si sono tenuti dialoghi/incontri su diversi temi: leggi sulla sicurezza, sul rispetto delle frontiere, emigrazione, droga, etc. Cuba ha sempre ribadito la disponibilità di Cuba ad avviare un dialogo, a condizione che si svolga nel rispetto reciproco e senza minacce e che la rimozione del Bloqueo è la condizione per stabilire regolari e normali relazioni diplomatiche. Sotto l’articolo tradotto che consigliamo di leggere.  Per creare spazi di comprensione e cooperazione, i funzionari cubani hanno recentemente tenuto colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti. In corrispondenza con la politica coerente che la Rivoluzione Cubana ha difeso nella sua storia, guidata dal generale d’armata Raúl Castro Ruz come leader della Rivoluzione, e dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez – e in azione colleale con le più alte strutture del Partito, dello Stato e del Governo – I funzionari cubani hanno recentemente tenuto colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti. Ciò fu riferito dal presidente Díaz-Canel Bermúdez dalla sede centrale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e davanti ai membri dell’Ufficio Politico, della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista e del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri. Il dignitario ha dichiarato che “questi colloqui sono stati volti a cercare soluzioni, attraverso il dialogo, alle differenze bilaterali che abbiamo tra le due nazioni. Ci sono fattori internazionali, ha detto, che hanno facilitato questi scambi.” “Lo scopo di questi colloqui,” ha aggiunto il Capo di Stato, “è, innanzitutto, identificare quali sono i problemi bilaterali che necessitano di una soluzione.” Come parte dello scopo, come ha spiegato il presidente, è anche “determinare la volontà di entrambe le parti di intraprendere azioni a beneficio dei popoli di entrambi i paesi. E inoltre, identificare aree di cooperazione per affrontare le minacce e garantire la sicurezza e la pace di entrambe le nazioni.” Tra gli obiettivi, ragionato dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, è anche lavorare per la sicurezza e la pace nella regione dell’America Latina e dei Caraibi. Nel suo discorso, Díaz-Canel ha sottolineato: “Va ricordato che non è stata e non è prassi della leadership della Rivoluzione Cubana rispondere a campagne speculative su questo tipo di questione. Questa è una questione che si sta sviluppando come parte di un processo molto sensibile, condotto con serietà e responsabilità, perché influisce sui legami bilaterali tra le due nazioni e richiede sforzi enormi e ardui per trovare una soluzione e creare spazi di comprensione, che ci permettano di andare avanti e allontanarci dal confronto.” Successivamente, il Capo di Stato ha affermato che “negli scambi che si sono tenuti, la parte cubana ha espresso la volontà di portare avanti questo processo, sulla base dell’uguaglianza e del rispetto dei sistemi politici di entrambi gli Stati, della sovranità e dell’autodeterminazione dei nostri governi.” “E questa questione è stata sollevata tenendo conto di un senso di reciprocità e di rispetto del Diritto Internazionale,” ha detto il dignitario in una giornata presieduta anche dal Presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e del Consiglio di Stato, Esteban Lazo Hernández; dal Primo Ministro, Manuel Marrero Cruz; dal Segretario all’Organizzazione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, Roberto Morales Ojeda; così come dal Vicepresidente della Repubblica, Salvador Valdés Mesa – tutti membri dell’Ufficio Politico. In un altro momento delle sue parole, il Capo di Stato ha riflettuto che ogni volta che abbiamo avuto momenti di tensione, come questo di confronto con il governo degli Stati Uniti, sono apparse persone e istituzioni che hanno facilitato la costruzione di certi canali che ci permettono di dialogare. Il presidente ha detto che, “in questi momenti di estrema tensione, sono emerse anche queste possibilità” per creare spazi di comprensione. Fonte: https://www.acn.cu/cuba/para-crear-espacios-de-entendimiento-y-cooperacion-funcionarios-cubanos-han-sostenido-recientemente-conversaciones-con-representantes-del-gobierno-de-los-estados-unidos Articolo tradotto da ANAIC Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
March 14, 2026
Pressenza
Cuba sviluppa NeuralCIM, il farmaco-speranza contro l’Alzheimer lieve
Oltre 55 milioni di persone convivono con l’Alzheimer – una malattia che distrugge sistematicamente la memoria, la personalità e la capacità di funzionare – ma l’accesso alle cure a livello globale è profondamente diseguale. In questi anni si è parlato molto dell’approvazione nordamericana del Aducanumab, potenziale farmaco anti-Alzheimer prodotto dalla Biogen, come “Il primo farmaco contro l’Alzheimer cambierà la storia della malattia” non senza dubbi di molti esperti. In questi anni, nonostante le risorse limitate, il settore biotecnologico pubblico cubano ha sviluppato il farmaco NeuralCIM® (noto anche come NeuroEPO), un farmaco neuroprotettivo cubano d’avanguardia per il trattamento dell’Alzheimer lieve o moderato che ha mostrato risultati promettenti nel rallentare la progressione della malattia. Sviluppato dal Centro di Immunologia Molecolare (CIM) dell’Avana, NeuroEPO ha attirato l’attenzione internazionale per la sua capacità di stabilizzare o migliorare le funzioni cognitive attraverso una somministrazione nasale non invasiva. Il Dottor Bill Blanchet di Boulder Internal Medicine ha descritto il funzionamento del farmaco in un’intervista con Belly of the Beast: “NeuralCIM, o NeuroEPO plus, è un farmaco derivato dall’eritropoietina. L’eritropoietina è una sostanza prodotta dai nostri reni che stimola il nostro corpo a produrre più globuli rossi. Viene prodotto anche dai neuroni nel nostro cervello e, quando il cervello è danneggiato, il NeuroEPO aiuta il cervello a guarire, stimola la produzione del fattore di crescita cerebrale, riduce l’infiammazione nel cervello, prolunga l’aspettativa di vita delle vecchie cellule cerebrali e induce effettivamente la produzione di nuove cellule cerebrali”. Studi dimostrano che, a differenza di tutti gli altri farmaci disponibili per la malattia, il NeuralCIM di Cuba non solo stabilizza i pazienti, ma in più della metà dei casi inverte molti dei sintomi dell’Alzheimer. Grazie ai risultati positivi e all’assenza di effetti collaterali importanti osservati durante le sperimentazioni, nel 2025 il Ministero della Salute cubano ha approvato il farmaco per i pazienti affetti da Alzheimer da lieve a moderato. Il farmaco viene somministrato per via nasale e mira a ripristinare lo squilibrio causato dalle patologie neurodegenerative nel cervello e a stabilizzarne il funzionamento fisiologico. Secondo i suoi responsabili, NeuralCIM, potrebbe essere utilizzato anche nel trattamento del morbo di Parkinson, delle atassie e delle ischemie cerebrali acute ed è ora oggetto di studio anche come possibile trattamento per i traumi cranici. Non è il “miracolo del secolo”, ma semplicemente un farmaco che rappresenta anni di sforzi di molti scienziati/medici/ricercatori cubani, ricerca scientifica pubblica e sperimentazione sul campo. L’accesso, la visibilità e il supporto a questo farmaco innovativo sono ostacolati dalle sanzioni statunitensi e dalle obsolete politiche della Guerra Fredda, ovvero l’aggressione/bloqueo USA. Nonostante ciò, un numero limitato ma crescente di cittadini statunitensi si sta recando all’Avana per sperimentare questo nuovo trattamento rivoluzionario, come testimonia il video sottostante. Tra i primi pazienti internazionali, oltre a quelli cubani, ad usufruirne vi sono i cittadini statunitensi, giunti a Cuba con licenza/deroga all’embargo del governo USA per motivi di salute. Negli Stati Uniti ci sono 7 milioni di persone che hanno bisogno di questo farmaco, senza dimenticare che nel Paese stesso ci sono ogni anni 600.000 nuove diagnosi di demenza. E poi sarebbe Cuba ad essere uno Stato fallito… Il dottor Bill Blanchet del Colorado ha accompagnato i suoi pazienti all’Avana e afferma che l’impatto di NeuralCIM su molti di loro, in soli sei mesi, ha cambiato loro la vita. “Il primo studio condotto con questo particolare farmaco si chiama studio ATHENEA ed è possibile trovarlo sul sito web del NIH negli Stati Uniti”, spiega la Dott.ssa Blanchet. Descrivendo nel dettaglio i risultati dello studio, Blanchet afferma: “Alla fine del primo anno, l’85% dei soggetti trattati con placebo ha mostrato una progressione della demenza. Il 54% dei soggetti in trattamento ha mostrato un miglioramento della demenza e il 30% è rimasto stabile. Quindi l’84% ha mostrato un miglioramento o una stabilità della demenza. Alla fine del terzo anno, tutti coloro che erano stabili o avevano mostrato un miglioramento dopo un anno erano ancora stabili o avevano mostrato un miglioramento dopo tre anni. È incredibile”. Un documentario di prossima uscita per Belly of the Beast, “Teresita’s Dream”, ripercorre la ricerca e lo sviluppo di NeuralCIM ed incontra gli scienziati cubani che lo hanno sviluppato, concentrandosi sulla dottoressa Teresita Rodríguez, motivata dalla lotta della madre contro l’Alzheimer. Dottoressa Teresita Rodríguez La scienziata Teresita Rodríguez e il suo team, composto in gran parte da donne, stanno portando avanti una storia di scienza, cura e resistenza. La campagna di coinvolgimento del film mira a riconoscere questa storia, a condividerla e a costruire ponti che possano cambiare il modo in cui il mondo tratta l’invecchiamento, la malattia e le persone che ne fanno parte. “Il sogno di Teresita” non è solo un film, ma è un invito a reinventare la salute globale e a essere solidali con chi lotta per trovare soluzioni contro ogni previsione, oltre ad essere una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui il mondo tratta l’Alzheimer. Storicamente Cuba ha dato risultati ben superiori alle sue possibilità nel campo della medicina. La sua ricerca medica è di livello mondiale, in parte guidata dalla necessità di autosufficienza di fronte alle sanzioni statunitensi, che impediscono l’importazione di medicinali e attrezzature. Il sistema sanitario cubano, un tempo rinomato che vantava il più alto rapporto medico-paziente al mondo, ora è in difficoltà proprio a causa del bloqueo USA. Oltre alla carenza di medicinali, i generatori di riserva sono sotto sforzo a causa delle lunghe interruzioni di corrente e il carburante scarseggia, mentre gli ospedali ora possono eseguire solo interventi chirurgici urgenti. A causa del bloqueo USA, Cuba non può ricevere flebo per gli anziani fragili che contraggono la chikungunya o la dengue (virus che potrebbero essere facilmente rianimati con i flebo, e non sempre ne hanno) e incubatrici adeguate negli ospedali, così che i bambini muoiono in ospedale perché non possono avere incubatrici a causa dell’embargo, o non possono collegarle perché non hanno energia. Il Dottor Bill Blanchet, che si è recato a Cuba in numerose occasioni, ha afferma: “Vedere quanto è meraviglioso il popolo cubano e vedere in prima persona cosa sta facendo la nostra politica (n.d.a: USA) per rendere la vita di queste persone più difficile, definirlo imbarazzante non è nemmeno lontanamente sufficiente a descriverlo”. Solo la voce dei malati e dei pazienti può far sollevare oceaniche onde di indignazione, spingendo i nostri governi occidentali a collaborare con Cuba nel campo della salute, facilitando partnership culturali, scientifiche ed accademiche. NeuralCIM è un farmaco-speranza per tutte le persone che hanno una diagnosi di Alzheimer in fase precoce. Questo farmaco cubano può essere una speranza per il mondo e un ponte di solidarietà umana ed umanistica verso Cuba contro il vergognoso, disumano e genocida bloqueo USA.   Per ulteriori informazioni: > Proseguirá en Cuba pesquisa de pacientes para ensayo de fármaco http://www.cubadebate.cu/noticias/2023/02/25/ensayo-clinico-con-neuralcim-neuroepo-para-alzheimer-leve-o-moderado-comienza-en-cuba-el-proximo-lunes/ https://it.granma.cu/cuba/2024-07-19/neuroepo-promettente-farmaco-contro-il-alzheimer > Cabaiguan se inserta en el ensayo clínico para el tratamiento del Alzheimer https://fondaskreyol.org/article/iniciaran-ensayos-clinicos-con-farmaco-cubano-contra-el-alzheimer https://misiones.cubaminrex.cu/es/articulo/nuevo-farmaco-cubano-neuroepo-vs-alzheimer https://www.bellyofthebeastcuba.com/us-citizens-in-cuba-for-new-breakthrough-alzheimers-treatment Raccolta fondi per il film “Teresita’s Dream” https://www.bellyofthebeastcuba.com/teresitas-dream Informazioni su “La Pradera”, uno dei centri di salute internazionale cubani ove si rivolgono i cittadini internazionali per accedere alle cure cubane https://www.cubamundomedico.com/it/centro-internazionale-di-salute-la-pradera   Lorenzo Poli
March 12, 2026
Pressenza