Iran: la voce dei cristiani iraniani e l’aggressione
In questo secondo, dopo il precedente articolo sulla posizione degli ebrei
iraniani, Enrico Vigna documenta la posizione e situazione delle varie comunità
cristiane, che sono garantite e protette nella Costituzione del paese e si sono
tutte espresse in modo chiaro e netto contro l’aggressione e per soluzioni
diplomatiche di tutte le problematiche.
Le chiese cristiane dell’Iran hanno condannato le affermazioni, funzionali alla
logica dell’interventismo bellico, da parte dei funzionari statunitensi sulla
situazione delle minoranze religiose nella Repubblica islamica, invitando
Washington a essere più preoccupata per il proprio sventurato record di diritti
umani negati in patria e all’estero, invece di spargere lacrime di
coccodrillo per altri.
In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’inizio dell’aggressione e dei
bombardamenti sul paese, le chiese cristiane iraniane hanno denunciato:
“…respingiamo le accuse statunitensi di violazioni dei diritti contro le
minoranze religiose in Iran, riaffermiamo che tutte le religioni divine nel
paese hanno i loro rappresentanti al parlamento iraniano (Majlis), che godono di
uguali diritti con i colleghi legislatori. All’interno dell’establishment
islamico, le chiese si sentono libere di tenere cerimonie religiose e festival
culturali, sociali e sportivi preservando la propria identità religiosa e
culturale e proprio lo scorso anno è stato ancora incrementato un bilancio
speciale alle comunità religiose iraniane. Questi sono solo alcuni esempi
dell’impegno dell’establishment sacro della Repubblica islamica dell’Iran per la
questione delle religioni divine e dei loro seguaci e per proteggere i loro
valori morali e sociali…I ‘commenti interventisti’ degli uomini di stato
americani attraverso piattaforme ufficiali e cyberspazio, in particolare
Twitter, sulle violazioni dei diritti delle minoranze religiose nella Repubblica
islamica dell’Iran non sono altro che spargere lacrime di coccodrillo…”.
Le chiese cristiane hanno inoltre invitato i funzionari statunitensi “a
concentrarsi sulle proprie questioni interne e a impegnarsi in relazioni
efficaci e costruttive con tutti i governi invece di interferire nei nostri
affari interni”
Nel loro comunicato congiunto affermano: “Condanniamo inoltre il sostegno di
Washington ai regimi guerrafondai di Israele e Arabia Saudita e invitiamo gli
Stati Uniti a smettere di sostenere le sanguinose guerre in Siria e Yemen.
Ribadiamo che le minoranze religiose iraniane non hanno bisogno di alcun
‘tutore’ nella loro patria e sono in grado di difendere i loro diritti
attraverso i loro rappresentanti al parlamento e le relative istituzioni
governative”.
Secondo la Costituzione iraniana la religione ufficiale dell’Iran è l’Islam
sciita, ma la Repubblica islamica riconosce e protegge le minoranze religiose:
dall’ebraismo, alle confessioni cristiane di varie denominazioni, dai
zoroastriani, che hanno rappresentanti anche nel parlamento, agli armeni,
assiri, i sunniti, oltre a comunità più piccole ma riconosciute, come il
mandaeismo, il yarsanismo, il buddismo, l’induismo.
Con diritti civili chiaramente definiti, ad esse sono garantite libertà
economiche, culturali e religiose e partecipano pienamente alla vita politica
del Paese. Dei 290 seggi in Parlamento, cinque sono riservati alle minoranze
religiose. I rappresentanti di armeni, ebrei, zoroastriani, assiri e caldei
parlano direttamente a nome delle loro comunità. Circa 450 chiese in tutto il
Paese svolgono le loro attività religiose e comunitarie senza restrizioni. 40
chiese cristiane sono state restaurate con il sostegno dell’Organizzazione per
il Patrimonio Culturale e il Turismo iraniano e 57 associazioni dedicate alle
minoranze religiose ricevono finanziamenti governativi per sostenere programmi
sociali, culturali e assistenziali.
La condizione fondamentale posta è l’essere prima cittadini iraniani con diritti
e doveri, e poi ciascuno segue le proprie credenze. Come era nella Repubblica
Araba siriana, prima che arrivassero gli jihadisti protetti dagli USA, a portare
la democrazia.
La Costituzione stabilisce che “l’intromissione sulle singole credenze è
proibita” e che “nessuno può essere perseguito o arrestato semplicemente per
avere una certa credenza”, se rispettoso delle leggi.
L’Iran ospita circa 550 chiese cristiane, con quasi 450 ufficialmente
riconosciute e oltre 100 registrate come siti del patrimonio nazionale.
Tra le chiese più importanti e storiche del paese si annoverano il Monastero di
San Taddeo a Kare Kilisa, considerato la prima cattedrale armena costruita nel
mondo; la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel IX secolo, la seconda chiesa
più importante dell’Iran; la Chiesa di Santa Maria, situata a nord-ovest di Kare
Kilisa; la Cattedrale di Vank, costruita a Isfahan sotto lo Shah Abbas II; la
Cappella di Chupan, talvolta chiamata Cappella del Pastore, una chiesa del XVI
secolo nella provincia dell’Azerbaigian Orientale; la Cattedrale di San Sarkis,
la chiesa più grande di Teheran, costruita nel 1970 e la Chiesa di Santa Maria a
Tabriz, un sito storico risalente a 500 anni fa.
Se si guarda alla popolazione rispetto agli spazi di culto, le minoranze
religiose godono in realtà di più del doppio dell’accesso pro capite rispetto
alla maggioranza sciita. C’è circa una chiesa ogni 500 cristiani, mentre tra gli
sciiti, c’è una moschea per più di 1000 persone
Il rispetto per le minoranze religiose è stato anche simboleggiato dalle
numerose visite del leader della Rivoluzione islamica alle famiglie delle
comunità minoritarie. Il riconoscimento di questi gruppi da parte dell’Iran si
riflette anche a livello internazionale. Ad esempio, a testimonianza della
fiducia che la comunità assira ripone nell’Iran nel 2008 l‘Unione Internazionale
degli Assiri ha trasferito la propria sede da Chicago a Teheran.
Le minoranze religiose hanno dato un contributo significativo anche al calcio
iraniano nel corso degli anni. Giocatori cristiani divenuti leggendari nel
paese, includono Vazgen Safarian, Karo Haghverdian, Markar Aghajanyan, Serjik
Teymourian, Fred Malekian, Edmond Bezik e Andranik Teymourian.
E’ anche significativo che, alla fine di dicembre 2024 i nomi più popolari per
le ragazze appena nate in Iran riflettevano sia la devozione religiosa che la
tradizione culturale: il nome Fatima ha guidato la lista con 4.448.000
portatrici, seguita da Zahra con 2.969.000, e in particolare, Mariam, con
1.811.000 portatori, al terzo posto, indice di un perenne rispetto per le figure
religiose oltre la maggioranza musulmana.
Chiesa armena
Sebouh Sarkissian, arcivescovo armeno di Teheran, nei diversi Concili
internazionali a cui ha partecipato negli anni, ha sempre tenuto a ribadire:
“Dovete togliervi quella lente appannata dagli occhi, perché ciò che vi viene
raccontato non è la realtà. Bisogna vivere in Iran per conoscere il popolo
iraniano, il governo iraniano e la specifica disponibilità che dimostrano verso
i seguaci delle religioni divine…”.
Il sacerdote della Diocesi Armena di Teheran, Grigoris Nersesiani, così
testimonia: “ I cristiani rappresentano la più grande minoranza religiosa
dell’Iran, contando più di 130.000 persone. Avendo una lunga e profonda presenza
nel paese, i cristiani hanno contribuito in modo significativo alla vita
economica, culturale e artistica dell’Iran, mantenendo le proprie chiese, scuole
e istituzioni culturali. La loro presenza arricchisce il variegato mosaico
religioso e culturale dell’Iran. Artisti cristiani come Mahaya Petrosian, Lorik
Minasyan e Levon Haftvan sono tutti nomi familiari e rispettati in tutto il
paese… Dalla mia esperienza di vita in Iran, posso dire che è un’esperienza
molto serena e positiva, perché tra tutti i segmenti del popolo iraniano,
possiamo davvero sperimentare affetto, amicizia, sincerità e solidarietà…Secondo
la Costituzione, per noi armeni l’apprendimento della nostra lingua madre fa
parte del percorso scolastico ed è obbligatorio. Anche l’educazione religiosa
viene insegnata in armeno nelle nostre scuole. Per quanto riguarda lo
svolgimento di cerimonie religiose, godiamo di piena libertà e, in generale, il
Ministero dell’Interno e la polizia garantiscono la massima sicurezza e
predispongono tutto il necessario per le nostre celebrazioni. Il Ministero della
Cultura e dell’Orientamento Islamico sostiene attivamente le attività culturali,
artistiche, mediatiche e religiose di tutti i cittadini. Negli ultimi cinque
anni, ciò ha portato all’approvazione di 376 raduni per cerimonie e festività
religiose, al rilascio di 157 licenze editoriali per libri di case editrici
affiliate alle minoranze, a 107 eventi culturali, sociali e religiosi a livello
nazionale e provinciale e a sovvenzioni dirette per i media al servizio delle
comunità etniche e religiose. Le minoranze religiose in Iran possono celebrare
liberamente le proprie cerimonie, festività e tradizioni, comprese le festività
ufficiali. I cristiani iraniani celebrano la Pasqua, il Natale e il Capodanno
gregoriano. Alcune chiese celebrano funzioni eucaristiche il venerdì per venire
incontro alle esigenze dei fedeli che lavorano, dato che il venerdì è il giorno
festivo settimanale ufficiale in Iran. Il governo ha inoltre adottato misure a
sostegno delle celebrazioni religiose, come la donazione di 5000 alberi di
Natale alle comunità cristiane per contribuire a rendere più solenni le
festività. La storia ne è una testimonianza: quando gli armeni subirono il
genocidio nell’Impero Ottomano e gli ebrei furono perseguitati nella Germania
nazista, le comunità armene ed ebraiche iraniane continuarono a vivere in pace,
salde nella loro fede e nella loro identità iraniana…In materia legale, ad
esempio l’eredità, la distribuzione avviene secondo le nostre leggi religiose. E
in questioni come il divorzio e il matrimonio, anche i casi delle persone sono
gestiti secondo le nostre regole. C’erano anche alcuni vecchi regolamenti in
Iran e lo stesso leader Ayatollah Khamenei ha emesso sentenze su di loro,
ribaltando quelle precedenti disposizioni a favore delle comunità cristiane,
ebraiche ed assire…”.
Proprio di fronte alla cattedrale di Sarkis, che è anche la sede della diocesi
armena di Teheran, è stata costruita una stazione della metropolitana chiamata
St Mary, e se si va in quella stazione, si può vedere che la sua architettura è
una miscela di elementi islamici e cristiani. I designer sono andati a visitare
la chiesa, hanno preso visione della sua architettura e poi hanno progettato la
metropolitana in linea con quello stesso stile architettonico cristiano. In
tutta la stazione, si vedono le immagini della Vergine Maria e le immagini di
Gesù. I simboli cristiani che appaiono nel Vangelo sono lì visibili in modo
inconfondibile.
Chiesa cattolica
La Chiesa cattolica in Iran fa parte della Chiesa cattolica mondiale, sotto la
guida spirituale del Papa di Roma. Il cattolicesimo si diffuse nel paese
attraverso i missionari e la migrazione o il reinsediamento delle comunità
cattoliche orientali fin dal Medioevo. Il XVII secolo vide sforzi missionari più
forti da parte della Chiesa latina, ma la maggior parte di essa cessò entro la
fine del XVIII secolo e solo dalla metà del XIX secolo in poi la Chiesa latina
stabilì una nuova presenza. Oggi, ci sono circa 22.000 cattolici in Iran, la
maggior parte dei quali sono cattolici caldei, ma con anche comunità
latino-cattoliche presenti.
L’ 11 marzo 2026 il Patriarca Kirill ha espresso le sue condoglianze per
l’assassinio dell’Ayatollah Seyyed Alì Khamenei, definendolo “un uomo dalle
profonde convinzioni religiose e un leader spirituale e nazionale di grande
forza d’animo e carattere”, e si è poi complimentato con il figlio di Khamenei
per la sua elezione a guida spirituale del suo popolo.
Il Patriarca ha espresso la sua solidarietà e il suo sostegno alla famiglia e ai
cari di Khamenei, pregando affinché Dio Misericordioso conceda a loro e al
popolo iraniano la forza e il coraggio per sopportare il dolore.
Il Primate si è schierato apertamente al fianco della Repubblica islamica
iraniana, in seguito all’aggressione e all’assassinio dell’alto esponente,
sollecitando a schierarsi dalla parte di essa e ribadendo i buoni rapporti tra
Russia e Iran: “La Chiesa ortodossa russa mantiene un dialogo proficuo con la
comunità islamica iraniana, basato sul rispetto reciproco e sull’impegno
condiviso a preservare i valori morali tradizionali. Attendo con ansia il suo
ulteriore e continuo sviluppo”.
Il patriarca Kirill ha poi confermato all‘Ayatollah Mojtaba Khamenei, la
posizione di Mosca secondo cui i popoli di Russia e Iran intrattengono buoni
rapporti di vicinato, mentre all’inizio della sua lettera lo chiama “fratello”.
Parlando anche di un’elezione storica in un momento difficile per l’Iran, sia a
livello personale che nazionale: “…Mi congratulo sinceramente con Lei per la Sua
elezione alla guida suprema del Paese da parte dell’Assemblea degli Esperti
dell’Iran! Questo momento storico è stato segnato da una dura prova personale,
legata alla morte del Suo stimato padre e dei Suoi cari. Lei si assume la
responsabilità dello Stato e dei suoi cittadini in un momento drammatico, in cui
l’Iran si trova ad affrontare numerose sfide esistenziali”, ha affermato nella
lettera.
La comunità ortodossa del Patriarcato di Mosca in Iran è formata solo più di un
centinaio di fedeli, pur essendoci stretti rapporti tra la Federazione Russa e
Teheran, e tra il Patriarca Kirill e gli Ayatollah del paese.
La cattedrale di San Nicola nella capitale è stata costruita negli anni ’40 con
le donazioni degli emigrati russi. È stata progettata dall’architetto emigrato e
ufficiale dell’esercito iraniano Nikolai Makarov. Dopo essere stata chiusa dal
1979, alla fine degli anni novanta fu riaperta con l’arrivo del nuovo capo
sacerdote l’archimandrita Alexander Zarkeshev.
La responsabile delle attività relative alla chiesa, Faina Lvovna Noniyaz, in
un’intervista ha raccontato: “…Mio marito è iraniano. Ha vissuto a lungo in
Russia come profugo politico, poi siamo tornati a Teheran nel 1994. All’inizio
ho trovato difficile adattarmi. Ero profondamente nostalgica. Era difficile
abituarsi al clima locale e allo stile di vita locale. Incontro i russi solo in
chiesa, soprattutto durante le feste principali come il Natale, per esempio. La
liturgia di Natale è molto bella e il coro è davvero bravo“.
Così anche una altra fedele, Olga Sosnova è arrivata da Kiev 16 anni fa, dove
aveva incontrato il suo futuro marito iraniano, dopo essersi sposati, decisero
di venire a vivere qui: “…Non me ne pento. Mi sento bene qui. È vero, è stato
molto difficile adattarsi. La cultura e la mentalità sono diverse. Nonostante il
fatto che fossi stata moralmente preparata, tutto sembrava diverso da quello che
avevo immaginato. Quello che mi ha colpito di più è un bel atteggiamento nei
confronti degli stranieri. Non importa se sei un uomo o una donna, fanno del
loro meglio per fare una bella impressione su uno straniero”.
Come le donne iraniane, Olga indossa un velo e vestiti che coprono il corpo, ma
questo non la irrita. Trascorre molto tempo nel social network Odnoklassniki,
chiacchierando con donne come lei, ex cittadini sovietici sposati con iraniani.
Spesso celebrano insieme le vacanze russe: “Celebriamo il Capodanno, l’8 marzo,
il giorno della vittoria del 9 maggio e tutte le principali feste ortodosse. Gli
iraniani sono molto tolleranti su questo. Non abbiamo mai riscontrato problemi.
Per inciso, si possono vedere non solo i credenti ortodossi, ma anche i
musulmani nella chiesa russa durante le feste. Vengono a guardare la liturgia
cristiana…“.
Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare / CIVG – 17 marzo 2026
Redazione Italia