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“Per un Iran Libero” , presidio a Firenze : le foto
Con la partecipazione di Amnesty Intenational Toscana, Ampi Firenze, CGIL Firenze, Movimento Vita donna libertà Fi, Donna Vita Libertà ass CulturaleFi , ed altre assocazioni fiorentine, si è tenuto ieri in tardo  pomeriggio  in piazza Sant’Ambrogio nel cuore storico di… Redazione Toscana
Venezuela e Stati Uniti, “Quando è troppo è troppo!”
In meno di dodici ore dal rapimento del capo di Stato venezuelano Nicolas Maduro da parte del governo americano guidato da Trump si sono mobilitate oltre cento città sparse per gli Stati Uniti;  nella giornata di domenica 4 gennaio, altre quaranta si sono unite alle proteste. Sono da poco tornata da un presidio molto partecipato di fronte al Metropolitan Detention Center a Brooklyn, dove hanno rinchiuso Maduro. L’appuntamento era per le 11. All’inizio si è tenuto un breve comizio, più di rito e per la folta stampa presente che per altro – non ci sono quasi parole per esprimere il disgusto verso la vergognosa aggressione al popolo venezuelano e l’ardire delle menzogne che si ostinano a propinarci. Poco dopo ha preso forma un picchetto in fila indiana che girava su se stesso; il cerchio si allungava di minuto in minuto accogliendo sempre più partecipanti. Sui cartelli c’era scritto: “Hand off Venezuela” “No Blood for Oil” “US out of the Caribbean” e tutti insieme ripetevamo gli slogan classici della protesta come “No boots, no bombs! Venezuela isn’t yours”, con qualche new entry come “USA out of everywhere” o “We Ask for Justice, You Say How. Free Maduro Right Now”. Molti erano giovani, ma non mancavano anziani ed esponenti della comunità venezuelana-caraibica con cartelli a sostegno del loro presidente imprigionato. La giornata di protesta degli americani è ancora lunga. Per domenica pomeriggio era stata annunciata una convocazione di massa, a cittadini/e e lavoratori, per partecipare a un webinar d’emergenza. L’incontro, a cui hanno aderito studiosi, sindacalisti e molti altri relatori, si è concluso annunciando l’intenzione di promuovere uno sciopero generale perché “quando è troppo è troppo!” Ci sono già date papabili. Attendiamo fiduciosi di saperne di più. Nessuno pare credere alla teoria ufficiale del presidente narcotrafficante. Il Venezuela è uno tra i Paesi più ricchi al mondo: possiede giacimenti di petrolio da far impallidire l’Arabia Saudita, miniere d’oro e pure terre rare. Perché dovrebbe darsi al narcotraffico? E questa potrebbe essere la punta dell’iceberg. A molti di noi, me inclusa, il Venezuela sembra essere saltato fuori dal cappello del mago l’altro ieri; in realtà da oltre vent’anni il Paese è in un processo di emancipazione e recupero di democrazia – la migliore, quella partecipativa – dopo quasi un secolo di dominazione coloniale fedele alla dottrina Monroe imposta dagli USA. Chi, senza andare a cercare su Google, si ricorda della protesta di “Caracazo”, sedata nel sangue nel 1989 (più di 3.000 persone uccise) dall’allora Presidente Carlos Andrés Pérez? Questo è il tipo di governo che piace agli States di Trump, il quale, nella sua sfacciataggine, da una parte pretende che noi popolino crediamo alla bugia della droga, dall’altra ha inviato un chiaro messaggio-minaccia ai Paesi nei dintorni: “Il dominio americano dell’emisfero occidentale non verrà mai più messo in discussione.” Chi sarà il prossimo? Come spiega un professore al webinar, l’avviso è diretto alla Colombia, al Messico e al Brasile… E non è finita. O perché sei uno studioso e capisci dove puntano le mosse del governo, o perché non arrivi più a fine mese (e qui non c’è la pensione dei genitori che ti aiuta), comunque sia, ti è sempre più chiaro che qualcosa di molto potente ti sta inesorabilmente schiacciando. Il signor Trump, che ha incentrato buona parte della sua campagna elettorale sulla parola “pace”, oggi probabilmente, tra una partita di golf e l’altra, se la ride di aver gabbato i suoi elettori. Fomenta conflitti in giro per il mondo (in un solo anno ha bombardato direttamente lo Yemen, l’Iraq, la Siria, la Nigeria, la Somalia, l’Iran, il Venezuela e indirettamente la Palestina e la Russia); al contempo in patria ha dato avvio a una spietata guerra contro i migranti, i lavoratori e l’intero popolo americano, che da qualche giorno, insieme al caro vita, deve affrontare la spesa triplicata dell’assicurazione sanitaria causata dal taglio di un trilione di dollari imposto dal governo all’ObamaCare. Questo, si sa già, costerà la vita a migliaia di persone che si vedranno costrette a rinunciare alle cure mediche. Negli ambulatori, lo dico per esperienza, ancora prima di salutarti la segretaria ti chiede se possiedi un’assicurazione, poi ne controlla la categoria e finalmente ti sorride. Per inciso Maduro l’hanno rinchiuso nello stesso carcere dove è detenuto Luigi Mangione. Vi dice qualcosa questo nome? È il giovane che ha ucciso l’Amministratore Delegato di una delle principali compagnie di assicurazioni mediche e ora rischia la condanna a morte. Più volte l’ho sentito definire un “eroe”. È il clima di rabbia e frustrazione, sempre più palpabile, che fa esprimere così malamente, dalla pancia; al contrario, per bloccare la deriva dello strapotere delle élite, bisogna rispondere con intelligenza e civiltà, soprattutto unendoci. Solidarietà al popolo venezuelano e a tutti i popoli sotto embargo.         Marina Serina
Sgombero annunciato per La “Polveriera” spazio autogestito Fiorentino.
Negli ultimi atti  dell’amministrazione regionale  il presidente Giani e la Regione,  che ne è propretaria, ha chiesto lo sgombero del plesso universitario di Santa Apollonia,  la cosi detta Polveriera, spazio autogestito  dal movimento studentesco fiorentino. Sembra che dopo il caso eclatante del Leoncavallo a Milano anche in altre parti d’italia ed anche qui a Firenze le giunte regionali e comunali  indipendentemente dalla colorazione si apprestino a reprimere o comunque a riportare nel solco di una pelosa legalità quelle realtà di autogestione che spesso si configurano piuttosto come custodia di bene comuni . Beni immobiliari che spesso sono stati lasciati abbandonati in attesa di un adeguato inserimento in un piano urbanistico di mercificazione e speculazione edilizia .  A Firenze questo processo è in atto da tempo e le criticità recenti hanno messo in   luce  una evidente complicità delle amministrazioni che si sono succedute a favorire la speculazione privata. Firenze ha visto  sorgere miriadi di alberghi di lusso, studentati difficilmente abbordabili da studenti comuni, ristrutturazioni edilizie per pura rendita turistica. Processo che ha espulso i residenti dal centro storico. Abbiamo intervistato un attivista dell “Polveriera”, questo il suo racconto: L’esperienza della Polveriera va avanti da molti anni,la possibilità di essere sfrattati è nata di recente, ve l’aspettavate? Non è una novità. Nel mio caso specifico sono militante in Polveriera da almeno tre anni e già due anni fa abbiamo avuto la netta sensazione che potesse avvenire uno sgombero. Erano state addirittura pubblicate su alcuni giornali come la Repubblica le dichiarazioni di Gianni che parlavano di riqualificare il plesso, perché era in stato di abbandono. Quindi è un processo che va avanti da prima, da anni addirittura. Gli occupanti subentrati nel 2014 erano consapevoli che questo plesso fosse interessato da dei possibil lavori di ristrutturazione. Quindi già nel 2015 si tentò di creare un processo partecipato con una tavola rotonda che comprendesse realtà studentesche, regione, l'ente privato che gestisce la mensa e i servizi vari all’interno del plesso, architetti, per costruire un progetto che mettesse d'accordo tutti sostanzialmente. Questo tavolo è stato avviato? Questo tavolo è stato avviato più volte, addirittura si parla del 2015 come primo approccio, poi un altro approccio nel 2019 e in seguito in altri momenti in cui la giunta regionale era totalmente diversa, infatti Giani si è insediato nel 2020. Una trattativa che è partita,ma è morta subito,un po'per i classici motivi: ovviamente la differenza fra le varie parti che in qualche modo non ha fatto decollare la cosa. Ora a che punto siamo? Eh, questa è un'ottima domanda. Permane la sensazione che si sia isolati, che non ci sia interesse di nell'instaurare un dialogo con gli occupanti, ma più che con gli occupanti direi con gli utenti o i possibili utenti. Questo è un plesso pubblico attraversato da studenti, da cittadini, da lavoratori. Abbiamo visto che le varie mail, sia quelle che abbiamo mandato, che quelleche arrivavano a nome dei frequentatori dello spazio,vengono ignorate. Quando invece arrivano da altre realtà studentesche o comunque da quelle realtà che fanno parte del consiglio studentesco come possono essere gli SDS che attualmente fanno parte del consiglio universitario,allora c'è dialogo. L’assemblea dell'altro giorno, quella pubblica di movimento, ha raccolto solidarietà da varie realtà fiorentine, c'erano anche rappresentanti del Collettivo di fabbrica della exGKn e il dato fondamentale che ne è uscito è quello di cercare una convergenza di lotte contro la mercificazione di bene comuni a Firenze. Voi, su questo cosa potete dire? Noi ci troviamo del quartiere uno di Firenze che è vittima di uno spietato processo di mercificazione e speculazione. Il fiorentino lo sa,non esistono più fiorentini nel centro. Questo è un fenomeno che ci tocca, particolarmente. Noi,ovviamente, andiamo in controtendenza cercando di mantenere vivo uno spazio accessibile. Che non sia per il privilegio di chi ha i soldi a permettere di frequentare i luoghi del centro che sono costosissimi e quindi inaccessibili. Prendiamo per esempio, gli affitti che sono proibitivi nella maggior parte dei casi. Quindi noi ci troviamo in questa posizione: nella consapevolezza di essere all’inizio di un lavoro fortissimo, strutturatissimo e che dobbiamo lavorare insieme a realtà com Salvi-Amo Firenze per Viverci, che si occupano esattamente solo di questo e con cui abbiamo contatti e a cui proviamo a dare una mano e a fare da supporto. Quale tipo di attività si svolgono in questo spazio? Questa è un spazio che ha una offerta di attività socio culturali di ogni tipo e anche attività più semplici di svago. Le attività, le realtà musicale, le arte performative che avvengono qua hanno un denominatore comune quello dell'accessibilità. Sono gratuite: workshop, corsi, mostre tutto gratuito. Nella Polveriera c’è una palestra popolare con ,se non sbaglio, sei corsi a cadenza settimanale, improvvisazioni teatrale ecc. Sono tantissime cose, e oltre a questo c'è tutta la parte della divulgazione e della informazione, quindi assemblee, riunioni e poi comunicazione. Nella assemblea, dell'altro giorno,si è parlato anche anche della repressione, A Firenze come da altre parti è in atto un processo governativo che vuole mettere fine a tutte l'esperienze di autogestione e a tutto quello che viene considerato, non allineato al pensiero unico dominante. Ecco,la Polveriera, insieme altre esperienze fiorentine si trova nella condizione di dover rispondere collettivamente. Secondo i voi qual è il percorso che è possibile intraprendere? Sì,ovviamente c’è la consapevolezza che se restiamo da soli siamo debolissimi,e se unissimo tutte le realtà, tutte le forze, forse non basterebbero. Poi c'è un discorso di legittimità,ogni lotta dal basso, ha legittimità ad esistere. Sarebbe bellissimo,ma questa è più una speranza: la speranza che questo tipo di lotta venga compresa dalla popolazione. Sarebbe bellissimo se nel quartiere uno si capisse l'importanza di uno spazio del genere e si supportasse la lotta in modo attivo, che non vuol dire necessariamente scendere in piazza a fare scontri, ma che serve però anche un supporto, una presenza, una raccoltafirme, dei pranzi popolari…. ph. Cesare Dagliana La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze La Polveriera Firenze     Redazione Toscana