Dopo tre mesi di silenzio la montagna-Campagna della difesa solamente “altra” ha partorito un topolino di risposta
Risposta al Comunicato del Movimento Nonviolento del 28 luglio 2026 in risposta
alle critiche alla Campagna sulla difesa “altra”
C’era una volta la Campagna OSM-DPN formata da obiettori fiscali che si facevano
pignorare e che ogni anno facevano una assemblea nazionale che prendeva tutte le
decisioni più importanti, più una assemblea straordinaria del 1989 per stabilire
con tutta chiarezza il fine della campagna: una modifica in senso non violenta
della struttura della difesa italiana. Il risultato principale è stato la legge
più avanzata del mondo, la 230/98.
Ora ci troviamo davanti ad una Campagna che propone una legge di iniziativa
popolare che è stata formulata senza una assemblea nazionale e senza riferimento
alla base e agli esperti, ma soprattutto dai vertici di alcune associazioni per
il disarmo, la pace e la non violenza, chiedendo (per la seconda volta in dieci
anni) una semplice firma. L’attuale livello di politica che essa manifesta è
certamente molto poco dal basso.
Il testo della proposta di legge ha sollevato una generale “perplessità” e
opposizioni motivate puntualmente. Il dibattito, iniziato da un articolo di
Serena Tusini su Contropiano (poi ripreso da Pressenza) è stato riassunto pochi
giorni fa dalla stessa, sempre su Pressenza. In particolare il presidente del
MIR, chiamato ad aderire alla Campagna all’ultimo momento, a maggio ha formulato
una serie di domande sul contenuto effettivo della proposta di legge e le ha
sottoposte alle associazioni promotrici. Le quali non hanno dato risposte in
merito.
Il dibattito ha posto come punti di dissenso soprattutto questi due: 1) il testo
del progetto di legge definisce il tipo della difesa proposta come
“complementare” alle Forze armate; e poi nella presentazione del testo le altre
parole caratterizzanti operativamente questa difesa “altra” (al di là delle
formule e delle etichette): “integrata” nelle FF.AA. e “affiancante” le stesse.
2) L’esempio di difesa nazionale proposto è quello della Svezia e quello della
Svezia, finora mai citati come esempi di difesa non violenta dalla letteratura
italiana sull’argomento e invece notoriamente Paesi militaristi.
Il dibattito è stato poco concreto perché alle osservazioni puntuali di chi
dissentiva non si è mai risposto in merito, ma solo in maniere deviate: o
richiamando l’altro ad avere fede nella formula ideale della difesa popolare non
violenta, o sottolineando tutti i vantaggi istituzionali che darebbe una tale
legge se fosse approvata, o dichiarandosi “perplessi” su come è formulato questo
testo di legge ma che però sarebbe da accettare pur di salvare questa Campagna,
che è un prodotto molto importante dell’area pacifista e non violenta.
Per i dissensi su come interpretare il testo questa Campagna il Presidente del
MIR, Ermete Ferraro, il 15 luglio si è dimesso (dimissioni accettate da 5 contro
4) davanti ad un Comitato Nazionale che, pur dichiarandosi “perplesso” davanti a
questa proposta di legge ha voluto mantenere il sostegno alla Campagna.
Dopo tre mesi di dibattito inascoltato dai promotori, il Movimento Nonviolento,
che si pone come principale promotore della Campagna, finalmente ha risposto al
dibattito con il comunicato di ieri 28 luglio 2026, pubblicato da vari organi di
stampa dell’area pacifista e non violenta.
Ma questo comunicato:
1) prima di tutto dà un ordine (“Basta!”) invece di dialogare e rispondere a
tono.
2) E’ pieno di insulti e accuse (di falsità e di malafede) verso chi ha idee
diverse da quelle del Movimento Nonviolento. C’è da notare che attribuisce una
inesistente “calunnia” ai critici della proposta perché questi avrebbero
espresso il dissenso dai movimenti proponenti la Campagna.
3) In merito ai punti in discussione propone finalmente una risposta che si
compone di un unico argomento: siccome la giurisprudenza non permette di
scrivere “alternativa” (e chi lo chiede? Si chiede di essere indipendenti dalle
FF.AA. e dalla NATO, non alternativi speculari) allora non c’è altra scelta che
scrivere “complementare”. Ma veramente la lingua italiana sarebbe così povera?
“Autonomia (operativa)” non andrebbe bene?
4) Non risponde sulle altre parole: “integrata” e “affiancante” qualificanti la
difesa “altra” in termini operativi.
5) Non risponde sugli esempi di difesa nazionali che la pdl della difesa “altra”
vuole imitare, la difesa della Svezia e la difesa della Svizzera; le quali, a
conoscenza generale (vedi Wikipedia) sono proprio subordinate alle loro
FF.AA, cioè giustappunto “complementari”.
5) Non risponde sulla mancanza, nella pdl sulla difesa “altra”, di qualsiasi
collegamento con l’ONU, per cui il secondo comma dell’art. 11 della Costituzione
viene lasciato interpretare (così come fece per primo Andreotti) come
limitazione della sovranità dell’Italia prima di tutto alla NATO (con cui
l’Italia ha fatto due guerre senza permesso ONU).
Che dire in conclusione? Che in questo comunicato sono lontani: un atteggiamento
civile di dialogo, il rispetto delle opinioni altrui, il proporre una politica
dal basso, un atteggiamento popolare come invece si vorrebbe che fosse la legge
proposta.
Per giustificare addirittura un progetto di legge che si vorrebbe presentare in
Parlamento il Movimento Nonviolento non saprebbe dare spiegazioni oltre gli
insulti e quella inconsistente argomentazione? Se fosse così bisognerebbe
ricordare il proverbio persiano: quando due discutono e uno di loro passa agli
insulti, lui è quello che ha torto.
Antonino Drago