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Zelensky nomina “Eroe dell’Ucraina” il fondatore del Battaglione Azov
Il 24 agosto 2026, con il Decreto n° 813/2026, il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha nominato Andrіj Bіlec’kyj come “Eroe dell’Ucraina”. Di seguito il contenuto del Decreto: “Per il coraggio personale e l’eroismo dimostrati nella difesa della sovranità statale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e per il servizio disinteressato reso al popolo ucraino, decreto: Conferire il titolo di Eroe dell’Ucraina con l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Oro al Generale di Brigata Andriy Yevgeniyovych BILETSKY. Il presidente dell’Ucraina V. ZELENSKYI” Ma chi è Andrіj Bіlec’kyj? Noto con il soprannome di “Führer bianco”, è stato nel 2008 cofondatore del movimento Assemblea Social-Nazionale (SNA) e nel 2014 fondatore e primo comandante della formazione paramilitare ucraina neonazista chiamata Battaglione Azov; mentre attualmente è leader del partito politico Corpo Nazionale e contemporaneamente il comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino, dalla sua costituzione nel marzo 2025. La sua carriera politica nasce quando nel 1990 rifiuta di essere iscritto all’Organizzazione dei Pionieri di tutta l’Unione “Vladimir Il’ič Lenin” (1), durante l’Unione Sovietica. Bіlec’kyj, insieme ad alcuni compagni di scuole, avrebbe sollevato la bandiera ucraina sull’edificio dell’Istituto Superiore. Nel 2002 Bіlec’kyj diventa leader dell’organizzazione politica Tryzub nella città di Charkiv e nel 2003 collabora con il Partito Social-Nazionale dell’Ucraina (SNPU) (2), organizzazione di stampo neonazista fondata il 13 ottobre 1991 e registrata ufficialmente il 16 ottobre 1995 dai noti neonazisti ucraini Andrij Parubij, Oleh Tjahnybok, Yaroslav Andruškin e Jurij Kryvoručko. Dopo che nel 2004 Oleh Tjahnybok venne eletto presidente del partito, ci fu un tentativo di ripulitura dei ranghi e dell’immagine del partito, espellendo elementi neonazisti e ribattezzando il partito in Unione Pan-ucraina “Libertà” (0vver0 Svoboda)(3) e sostituendo il simbolo “Idea della Nazione” con il simbolo di una mano che mostra tre dita (stilizzando il Tryzub, stemma nazista simbolo nazionale dell’Ucraina); venne inoltre sciolto il movimento giovanile Patriota dell’Ucraina (4), considerato troppo estremista. Bіlec’kyj si oppose alla trasformazione del Partito in Svoboda e alla liquidazione dell’originale Patrioti dell’Ucraina, così nel 2005 avvia la rinascita di un’organizzazione di stampo paramilitare con lo stesso nome (5). Nelle elezioni del 2006, Bіlec’kyj si candida senza successo al Parlamento ucraino (6). Nel 2008 è tra i fondatori dell’Assemblea Sociale-Nazionale (SNA) (7), un insieme di organizzazioni radicali ultranazionaliste ucraine scioltasi nel 2015, che tra i suoi obiettivi aveva “la protezione della razza bianca creando un sistema di “nazionecrazia” antidemocratico e anticapitalista” e l’eradicazione di “capitale speculativo sionista internazionale” (8). Lo stesso Bіlec’kyj ha più volte sostenute posizioni vicine al suprematismo bianco, al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’omofobia. Nel 2010, Bіlec’kyj disse che la missione della nazione ucraina era quella di “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale… contro gli Untermenschen guidati dai semiti” (9). Nell’agosto 2011, membri di Patrioti dell’Ucraina e SNA vengono arrestati in relazione al “caso dei terroristi Vasylkiv”. Allo stesso tempo, viene condotto un assalto armato al quartier generale di Patrioti dell’Ucraina a Charkiv durante il quale due membri dell’organizzazione e l’attentatore rimangono feriti. L’11 settembre 2011, i membri di Patrioti dell’Ucraina vengono arrestati e accusati di tentato omicidio. Il 19 novembre 2011, si verifica un attentato alla vita di Bіlec’kyj a Charkiv, con due ferite da arma da fuoco. Bіlec’kyj riesce a raggiungere l’ospedale della città dove viene operato. Le forze dell’ordine locali classificano l’evento come teppismo. Il 27 dicembre 2011, Bіlec’kyj, insieme ad altri membri di Patrioti dell’Ucraina, viene arrestato con le stesse accuse e detenuto nel carcere investigativo di Charkiv, in custodia cautelare, per 28 mesi. Il 28 novembre 2013, durante le manifestazioni di Euromaidan, i membri di Patrioti dell’Ucraina sono tra i fondatori del movimento Pravyj Sektor, collettivo paramilitare di organizzazioni d’estrema destra ucraine di stampo ultranazionalista e neonazista che nasce come alleanza di diversi gruppi nazionalisti ucraini e dell’Assemblea Nazionale Ucraina – Auto Difesa Nazionale Ucraina (UNA-UNSO). Il 24 febbraio 2014, dopo il colpo di Stato di stampo neonazista che ha visto la cacciata del legittimo presidente ucraino Viktor Janukovyč, la Verchovna Rada (il parlamento ucraino) adotta un emendamento sulla libertà per i prigionieri politici. Il giorno successivo, Bіlec’kyj e altri prigionieri vengono completamente assolti da tutte le accuse e messi in libertà. Il 12 marzo 2014, Bіlec’kyj diviene un dei leader di Pravyj Sektor – Est nelle operazioni speciali, che comprendeva oblast’ come Poltava, Charkiv, Donec’k e Luhans’k. Il 5 maggio 2014, a Berdjans’k, Bіlec’kyj fonda e diventa primo comandante del Battaglione Azov, movimento politico e militare ultranazionalista e neonazista di estrema destra ucraino, sorto a seguito dell’occupazione russa della Crimea e della conseguente guerra in Donbass. Costituito da una serie di organizzazioni civili, politiche, militari e paramilitari, il Battaglione Azov è inizialmente composto da membri di Patrioti dell’Ucraina, SNA, tifosi (in particolare i sostenitori della Futbol’nyj Klub Dynamo Kyïv) e del movimento AutoMaidan. La formazione paramilitare è nota come “Omini neri”, in opposizione alla formazione speciale russa “Omini verdi“. Il 13 giugno 2014, Bіlec’kyj guida il suo distaccamento alla conquista della città di Mariupol, in mano ai ribelli filo-russi. Per le sue gesta, il 2 agosto 2014, Bіlec’kyj, è insignito dell’Ordine per il Coraggio (III grado) e il 15 agosto 2014 promosso tenente colonnello di polizia. Durante il conflitto del 2014, il Battaglione Azov ha compiuto torture, stupri, saccheggi ed esecuzioni sommarie, tanto sui prigionieri quanto sui semplici cittadini russofoni delle città riconquistate da Kiev. Esiste un rapporto Ocse del 2016 che accusa alcuni membri di uccisione di massa di prigionieri, occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica. Amnesty International ne chiese lo scioglimento al governo ucraino, ma rimase inascoltata. Le sue nefandezze sono state riconosciute ed elencate in una serie di report pubblicati dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nonostante ciò, il Battaglione Azov, durante il conflitto e negli anni successivi alla guerra del Donbass, è diventato una sorta di mito per i militanti neonazisti e della destra radicale, ricevendo affiliazioni da mezza Europa, Italia inclusa. Azov sostiene il diritto dei privati cittadini ad essere armati così come vedrebbe di buon occhio la reintroduzione della pena di morte per i traditori e per chi si appropria di beni statali. Il 10 settembre 2014, Bіlec’kyj è ammesso al consiglio militare del Fronte Popolare (10) ma non diventa membro del partito. Il 27 settembre 2014 si candida da indipendente nel 217º distretto elettorale di Kiev, per le elezioni parlamentari ucraine del 2014, vincendo con 31.445 voti (33,75%). Andrіj Bіlec’kyj, dal novembre 2014 al luglio 2019, è stato membro del Parlamento ucraino per l’Unione Ucraina di Patrioti – UKROP, continua a mantenere incarichi militari. Nell’ottobre 2014 Bіlec’kyj lascia il comando del Battaglione Azov e il 20 novembre 2014 succede qualcosa di inusuale: il Battaglione Azov, che da battaglione paramilitare di estrazione neonazista era stato inquadrato inizialmente nella polizia di Stato ucraina con una certa benevolenza del governo ucraino, entra ufficialmente nelle forze militari della Difesa (dopo le battaglie con i russofoni) diventando a tutti gli effetti un reggimento legale. Nel 2015, dopo gli Accordi di Minsk II, Azov, che era passato da 800 miliziani a quasi 2.000, viene integrato ufficialmente nella Guardia Nazionale Ucraina diventando Reggimento Operazioni Speciali Azov: un qualcosa di impensabile in uno Stato democratico. Nell’ottobre 2016 Bіlec’kyj lascia l’esercito ucraino perché ai funzionari eletti è stato impedito di prestare servizio nelle forze armate; ma ha promesso di continuare la sua carriera militare “senza titoli”. Andrij Bіlec’kyj durante i suoi primi 3 anni di lavoro in parlamento partecipa solo al 2,09% delle votazioni, per un totale di 229, classificandosi al quinto posto nella graduatoria dei deputati con il minor numero di votazioni e saltando 328 sedute del parlamento ucraino. Inoltre ha ignorato tutte le sedute della Verchovna Rada nel 2016 e non è comparso in parlamento a marzo 2017. Secondo una ricerca del Comitato degli elettori dell’Ucraina, pubblicata nell’agosto 2017, Andrij Bіlec’kyj non è riuscito a scrivere alcuna legge adottata nella Verchovna Rada. Con 30 progetti, è al primo posto tra i deputati che hanno presentato il maggior numero di progetti di legge infruttuosi. Il fatto che abbia ricevuto uno stipendio da parlamentare pagato con soldi pubblici pur esercitando assenteismo e inadempienza, ha dato i suoi frutti e, per quanto Bilec’kyi nelle elezioni parlamentari ucraine del 2019 sia stato classificato al 2º posto nella lista congiunta di Svoboda e Corpo Nazionale – l’iniziativa governativa di Jaroš e Pravyj Sektor -, non è stato eletto in quanto il partito non ha ottenuto voti sufficienti per superare la soglia elettorale del 5%. Nonostante ciò continua ad avere una certa popolarità e nel maggio 2024 è stato nominato come secondo tra i “100 ucraini che dal 2014 hanno definito la vita nel paese e l’hanno portata avanti” dal giornale The New Voice of Ukraine. nonostante l’assenteismo e l’aver comunque incassato soldi pubblici. Il 30 settembre 2025 è stato promosso a brigadiere generale delle Forze terrestri ucraine e, appunto, il 24 agosto 2026 Zelensky lo ha premiato conferendogli il titolo di Eroe dell’Ucraina, la massima onorificenza del paese, per i successi conseguiti al comando del 3º Corpo d’armata. Ora, oltre a guidare il partito politico d’estrema destra Corpo Nazionale (di stampo neo-nazista fondato nel 2016 da lui stesso), continua ad essere il comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino: tutto questo senza destare preoccupazione in uno Stato europeo guidato da un governo che i media mainstream occidentali continuano a definire “democratico”.     (1) fu, in Unione Sovietica, un’organizzazione giovanile di massa riservata ai bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni. L’attività dell’organizzazione, su mandato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS), era curata dall’Unione Comunista della Gioventù (Komsomol), la struttura giovanile del partito. (2) Il nome “Social Nazionalista” era un riferimento intenzionale al partito nazionalsocialista di Adolf Hitler. Il partito adottò anche un emblema che molti definiscono simile al Wolfsangel, noto simbolo della Germania nazista, sebbene il PSNU affermasse che tale simbolo significasse “Idea Nazionale”. https://www.spiegel.de/international/europe/ukraine-sliding-towards-civil-war-in-wake-of-tough-new-laws-a-945742.html (3) Svoboda, partito d’estrema destra ucraino di stampo neonazista che ebbe ruoli di spicco nelle manifestazioni di Euromaidan e del golpe neonazista del 24 febbraio 2014. (4) Nel 1999 il PSNU istituì il movimento Patrioti dell’Ucraina, che divenne l’ala giovanile del partito. https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2011-07-05/svoboda-party-new-phenomenon-ukrainian-right-wing-scene (5) https://hromadske.ua/posts/my-namahaiemosia-pryity-do-vlady-cherez-vybory-khocha-maiemo-vsiaki-mozhlyvosti-iak-azov-staie-partiieiu (6) https://nv.ua/publications/andrey-bileckiy-kak-voyna-prevratila-polituznika-v-komandira-batalona-azov-17031.html (7) Anton Shekhovstov, The Creeping Resurgence of the Ukrainian Radical Right? The Case of the Freedom Party., in Europe-Asia Studies, vol. 63, n. 2, marzo 2011, pp. 203-228, https://archive.org/details/rightwingpopulis0000woda; Anton Shekhovstov, The Creeping Resurgence of the Ukrainian Radical Right? The Case of the Freedom Party., in Europe-Asia Studies, vol. 63, n. 2, marzo 2011, pp. 203-228, https://archive.org/details/sim_europe-asia-studies_2011-03_63_2/page/202/mode/2up; Andreas Umland, Ukraine’s Radical Right, in Journal of Democracy 25(3), pp. 58-63., 1º luglio 2014,  https://www.academia.edu/7615988/Ukraines_Radical_Right; Volodymyr Ishchenko, Fighting Fences vs Fighting Monuments: Politics of Memory and Protest Mobilization in Ukraine, in Debatte: Journal of Contemporary Central and Eastern Europe, vol. 19, 1–2, 2011; Mridula Ghosh, The Extreme Right in Ukraine’s Political Mainstream: What Lies Ahead?, a cura di Ralf Melzer, Friedrich Ebert Stiftung, 2013. (8) Laddove il termine “sionista” è qui usato come sinonimo di “ebreo” in linea con quella narrazione centrale in alcuni settori dell’estrema destra neonazista che credono nel mito del “giudeo-bolscevismo”, ovvero in un “complotto mondiale giudeo-moscovita” che vuole impossessarsi del mondo: un mito analizzato molto bene nel libro Uno spettro si aggira per l’Europa. Il mito del bolscevismo giudaico dello storico Paul Hanebrink. https://web.archive.org/web/20210622074335/https://www.bbc.com/russian/international/2014/07/140716_ukraine_swedish_sniper (9) Untermenschen, che significa sub-umano, è un termine dell’ideologia razzista nazista utilizzato per descrivere specialmente gli ebrei, i Popoli Romanì, gli slavi e ogni altra persona che non fosse di “razza ariana”, secondo la terminologia nazista del tempo. https://www.theguardian.com/world/2018/mar/13/ukraine-far-right-national-militia-takes-law-into-own-hands-neo-nazi-links (10) Fronte Popolare – un partito politico ucraino di destra liberalconservatore fondato nel 2014 da Arsenij Jacenjuk e Oleksandr Turčynov, insieme ad altri fuoriusciti dal partito Patria dell’imprenditrice ucraina Julija Tymošenko.   Ulteriori articoli: > Guerra in Ucraina, dai missili NATO su Mosca al rifornimento degli Alleati – > Parte I > Guerra in Ucraina, la contestualizzazione politica del Donbass e la > disinformazione embedded – Parte II > Guerra in Ucraina, tra nazificazione e neonazismo militante. Colpo di Stato e > neonazismo > Ucraina e Palestina, quale parallelismo con la Resistenza partigiana? > Guerra in Ucraina tra disinformazione di Stato e geopolitica. Rubeo: “La fine > della storia si è rivelata una mera illusione” > Venti di Guerra in Ucraina. Intervista a Fulvio Grimaldi Lorenzo Poli
August 28, 2026
Pressenza
Tryzub e svastica, esiste un uso “neutrale” dei simboli politici nella storia?
A maggio 2023, scrissi un articolo dal titolo Tryzub, lo stemma nazista dell’Ucraina. Un articolo che aveva lo scopo fornire gli elementi basici per capire quanto quel simbolo, spacciato per nazionale (come se fosse per noi il tricolore), in realtà ha ben poco di neutrale, ma ha un’origine antica che affonda le sue radici tra paganesimo e cristianesimo per poi essere usato per tutto il Novecento da movimenti ed organizzazioni nazisti, collaborazioniste naziste ed in seguito da gruppi sia politici sia paramilitari di stampo neonazista. Ebbene questo breve articolo, che tutti potete leggere, è stato accusato recentemente di avere “un’impostazione che appare più vicina a una narrazione propagandistica che a un’analisi storica equilibrata”. Il tatuaggio di Carlo Calenda (da X) Secondo chi ha commentato alla nostra redazione, il tridente indossato dal presidente Zelensky (esaltato recentemente da Pina Picierno e tatuato da Carlo Calenda) “il riferimento è alla sovranità e all’identità storica ucraina, non a gruppi estremisti”. Se “è vero che dagli anni ‘30 in avanti il simbolo è stato occasionalmente strumentalizzato da minoranze di estrema destra, ma ciò accade ovunque: croci, bandiere nazionali e persino simboli religiosi sono stati usati da estremisti senza perdere il loro significato originario” – si afferma. Lo scritto prosegue affermando che “indossare il tridente significa esibire un simbolo nazionale e non un marchio ideologico. Equipararlo al nazismo significa delegittimare la simbologia statale dell’Ucraina e contribuire a diffondere una narrativa propagandistica oltre che omettere come nasce e come si diffonde questo simbolo. È giusto condannare l’uso improprio del tryzub da parte di estremisti, ma è altrettanto necessario riconoscerne la natura storica e costituzionale”. Questo importante commento, mi ha permesso di sviluppare una riflessione che non avevo mai elaborato prima d’ora su tutti quei simboli religiosi, spirituali od esoterici che immancabilmente finiscono per essere strumentalizzati ed usati da gruppi politici connotati in precisi contesti culturali, il cui uso strumentale di questi simboli impedisce di fatto un uso neutrale di questi simboli. Il tryzub ha origini medievali, legato alla dinastia di Volodymyr il Grande (X secolo), e divenne emblema dei principi Rjurikidi, dominante a partire dall’862 d.C. La riduzione dell’uso del tryzub iniziò a metà dell’XI secolo, quando cessò di essere coniato sulle monete della Rus’ di Kiev. Il periodo dell’oblio del tryzub durò dalla metà del XIII secolo fino alla fine del XVIII secolo, quando furono trovate le prime monete della Rus’ di Kiev con questo segno. I tentativi di analizzare il tryzub iniziarono all’inizio del XIX secolo e il termine “tryzub” fu usato per la prima volta dallo storico russo Nikolaj Karamzin nella sua opera del 1815 Storia dello Stato russo. Il suo significato si perde nella notte dei tempi. Secondo lo storico ucraino Volodymyr Sičyns’kyj (V. S. Sičyns’kyj, Український тризуб і прапор, Winnipeg, 1953, p. 24.) poteva rappresentare in modo stilizzato o una colomba “simbolo dello Spirito Santo”, o fiore, o un candeliere, o un “kuša” (simbolo di arco e freccia usato come segno del magistrato di Kiev nei secoli XVI-XVIII), o una runa, o un vessillo, o la testa (estremità) della mazza o dello scettro del principe, o una corona (come simbolo del potere nei secoli XVI-XVII), o la parola “volontà”, o il simbolo del fulmine. Quest’ultimi risultano improbabili perché si riferiscono a periodi in cui è documentato il suo disuso. Lo storico del XIX secolo Bernhard Karl von Koehne affermò che il tryzub rappresentava uno dei corvi Huginn e Muninn del dio norreno Odino presente nello stendardo del corvo (O. F. Belov e G. I. Šapovalov, Український Тризуб. Історія дослідження та історичний реконструкт, Zaporižžja, Дике поле, 2008.). Huginn e Muninn viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. È da questi corvi che deriva l’epiteto dio-corvo che rappresenta Odino. La tradizione, riconosciuta anche dall’articolo 20 comma 4 della Costituzione ucraina, vuole che il tryzub sia lo stemma del principe Volodymyr il Grande: “Articolo 20§4. L’elemento principale del grande stemma di Stato dell’Ucraina è il segno dello Stato principesco di Volodymyr il Grande (piccolo stemma di Stato dell’Ucraina).” Nel dicembre 1917 fu riadottato dalla nascente Repubblica Popolare Ucraina (che durò pochi mesi) come stemma ufficiale nazionale. E’ proprio in questo frangente che il tryzub inizia ad assumere un significato politico in seno al nascente nazionalismo ucraino. La Repubblica Popolare Ucraina, inizialmente di ispirazione sovietica ed anti-zarista, ben presto assiste ad uno scontro interno tra nazionalisti e i comitati filo-sovietici. Nella Russia rivoluzionaria di quei convulsi momenti si apre una stagione di possibilità e prospettive per il nazionalismo ucraino che persegue apertamente gli obiettivi di una autonomia territoriale e di una riorganizzazione dello stato russo. Prende corpo l’opzione indipendentista, fino a quel momento coltivata solo da frange politiche minoritarie. Le pretese della Rada ucraina vengono prima fortemente contestate dalle 4 regioni tradizionalmente non Ucraine per composizione etnica ovvero quella di Kharkov, di Kherson, la Crimea e la regione di Dnepropetrovsk dove gli intellettuali di estrazione russa di queste regioni insorgono contro le pretese di ucrainizzazione di territori non ucraini. Il 9 agosto , dopo un violento dibattito fra nazionalisti e i rappresentanti dei soviet, la Rada approva una risoluzione sulle Istruzioni nella quale si prende atto delle decisioni del governo centrale ma al tempo stesso si insite sulla necessità dell’ampliamento dell’autonomia e delle competenze del segretariato con un cenno finale alla convocazione di una «Assemblea costituente ucraina», da affiancare a quella pan-russa. Il 12 agosto si apre a Mosca la conferenza di Stato, organizzata dal nuovo governo rivoluzionario alla quale i delegati del segretariato ucraini, pur invitati, decidono di non partecipare. Si apre da questo punto in poi un confronto anche serrato fra nazionalisti ucraini, Soviet ucraini e comitato centrale ucraino che porterà conseguenze fino allo scontro armato. La Rivoluzione sovietica dell’ottobre 1917 e la vittoria dell’Armata Rossa su quella Bianca nei furiosi scontri che si avranno in quel periodo, metterà fine all’esperimento ucraino che nella sostanza non avrà mai una vera consistenza politica anche per gli scontri interni alla stessa Rada e soprattutto per la mancanza di un vero sostegno popolare. È proprio da questo momento in poi che il tryzub assumerà un significato storico che rispecchia il suo significato politico di oggi: simbolo del nascente nazionalismo ucraino. Il tryzub, in seguito assume fortemente un carattere politico nel 1929, in funzione anti-sovietica, come simbolo dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), un partito politico nazionalista e fascista che nel giugno 1941, sotto la guida di Stephan Bandera, annunciò la creazione di uno Stato ucraino indipendente nella regione che era sotto il controllo della Germania nazista, sostenendo i piani espansionistici nazisti, giurando fedeltà ad Adolf Hitler e rendendosi responsabile del massacro di 100.000 civili polacchi ed ebrei attraverso il suo braccio armato, l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA). Quindi il Tryzub non è stato un simbolo occasionalmente strumentalizzato da minoranze di estrema destra, ma è diventato un simbolo – contestualmente a ciò che è accaduto – dell’etnonazionalismo ucraino. Non solo sappiamo che i movimenti neonazisti ucraini, dal 2014, hanno utilizzato più volte questo simbolo, ma sappiamo che è stato ed è l’emblema principale delle più importanti e influenti organizzazioni dell’estrema destra ucraina, sia storica sia contemporanea (vedi articolo). Nel maggio 2022 lo Stemma dell’Unità (del battaglione Azov), che faceva riferimento al Wolfsangel, è stato sostituito dal tryzub stilizzato, formato da tre spade d’oro: quindi il tryzub è anche simbolo del Battaglione mercenario paramilitare di stampo neonazista responsabile di pulizia etnica dal 2014, documentate dall’OCSE e da Amnesty International. Non si tratta di un “uso improprio del tryzub da parte di estremisti”, ma si tratta dell’uso del tryzub che viene fatto fin dal 1929 dai neonazisti ucraini, esattamente come oggi i neonazisti europei usano la svastica perchè si è configurata storicamente come simbolo nazista fin dall’estate 1920. L’articolo 20 della Costituzione ucraina, adottata il 28 giugno 1996, riconosce il tryzub – con la risoluzione “Sull’emblema di Stato dell’Ucraina” – come “l’elemento principale del grande emblema di Stato dell’Ucraina” in quanto “simbolo dello Stato Principesco di Volodymyr il Grande”. E’ tipico di Stati etnonazionalisti introdurre legalmente simboli che rimandano all’ideale su cui si fondano. Vedasi Israele con la Stella di David, simbolo religioso ebraico. Come hanno suggerito importanti analisti, è giusto e altrettanto necessario riconoscere che il tryzub in Ucraina non avrebbe natura costituzionale se non avesse il suo significato storico legato al patriottismo e il suo significato ideologico legato all’etnonazionalismo ucraino. Il tryzub è ora, contestualmente, un simbolo nazista che viene usato da partiti, movimenti e battaglioni paramilitari di estrema destra ucraini in rappresentanza del patriottismo, della loro identità nazionale e dell’etnonazionalismo ucraino in opposizione a tutto ciò che lo rinnega. Quando il tryzub viene indossato dal presidente Zelensky fa riferimento sicuramente al patriottismo e all’identità nazionale ucraina non slegata dall’etnonazionalismo ucraino, oltre a schiacciare l’occhio a tutti quei battaglioni paramilitari di stampo neonazista (Azov, Aidar, Donbass e molti altri…) che sono stati assimilati nell’Esercito Nazionale Ucraino. Azov per esempio fu inquadrato l’11 novembre 2014 nella Guardia Nazionale dell’Ucraina, il corpo di gendarmeria nazionale ucraina e forza militare interna sotto la giurisdizione del Ministero degli Affari Interni, quindi del governo. Ho abbastanza memoria per ricordare che il Battaglione Azov fu fondato nel febbraio 2014 come unità paramilitare di volontari di orientamento neonazista, guidati dal militare e politico suprematista bianco Andrіj Bіlec’kyj, che ne fu primo comandante. Andrіj Bіlec’kyj, dal novembre 2014 al luglio 2019, è stato membro del Parlamento ucraino per l’Unione Ucraina di Patrioti – UKROP e, ora, oltre a guidare il partito politico d’estrema destra Corpo Nazionale (di stampo neo-nazista fondato nel 2016 da lui stesso), è pure comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino. Esempi di questo tipo sono molteplici e non starò ad elencarli per mancanza di tempo, però credo che sia ingenuo pensare che l’esibizione del tryzub sia un simbolo di solo patriottismo ed identità nazionale. Quindi si può dichiarare che Zelensky sia vicino a movimenti neonazisti. Inoltre non dimentichiamoci che dopo l’inizio dell’invasione russa del 2022, Zelensky ha dichiarato la legge marziale e mobilitato le Forze Armate dell’Ucraina. Legge marziale significa che i pieni poteri sono in mano al governo, vige il divieto di svolgere le elezioni parlamentari e vengono emanati provvedimenti che sospendono temporaneamente le leggi ordinarie per introdurre regole e misure speciali in condizioni di eccezionalità, come la guerra. Quindi definire Zelensky come “vicino ai gruppi d’estrema destra” non è assolutamente retorica propagandistica, in quanto lui stesso si definisce “nazionalista” e a capo di un “governo nazionalista”, quindi non può risultare nemmeno “offensivo”. In Ucraina, i movimenti e i partiti d’estrema destra sono tutt’altro che marginali. Partiti “minoritari” d’estrema destra sono stati la manovalanza della Strage di Odessa del 2 maggio 2014, ed hanno avuto importanti ruoli di governo sotto la presidenza di Poroschenko. Molti dei loro membri attivi hanno intrapreso carriera militare (essendo prima paramilitari di battaglioni volontari) e politica. Il fatto che alle elezioni 2019 i partiti di estrema destra non hanno ottenuto alcun seggio non vuol dire nulla (non erano affiliati a coalizioni importanti), poichè il loro obiettivo l’hanno già ottenuto: infiltrarsi negli apparati di Stato, sia civile sia militare. Non esiste un uso “neutrale” e decontestualizzato dei simboli, i quali – nella storia – vengono da sempre utilizzati in memoria di qualcosa o addirittura strumentalizzati allo scopo di utilizzarli per altri scopi, acquisendo altri significati contestualizzati in un preciso periodo o momento storico. Da appassionato di filosofie orientali, specialmente buddhismo e induismo come esempio lampante mi sovviene la svastica (dal sanscrito “swastika”, che nella scrittura devanagari si scrive स्वास्तिक ), antico e millenario simbolo religioso – utilizzato fin dal Neolitico – da sempre concepito come simbolo universale di buona fortuna e benessere in culture antiche dell’India e dell’Estremo Oriente, simboleggiando il moto del Sole, i punti cardinali o la prosperità. Lo swastika si può trovare nei graffiti rupestri in ValCamonica, nel cristianesimo antico come antico simbolo della Croce di Gesù, si può trovare nelle popolazioni mesopotamiche e si può trovare con diversi significati anche nell’Islam e nell’ebraismo. Nel buddhismo lo swastika rappresenta il sigillo della mente-cuore dei Buddha (i “risvegliati”, o “illuminati”), capace di comprendere tutte le cose (non è un caso trovarla incisa su grandi statue dei Buddha). Nell’induismo simboleggia al contempo i Quattro Veda, i corrispondenti quattro volti di Brahmā (il Dio supremo creatore di tutto e presente in tutte le cose) e i portali solari o i portali lunari, oltre ad avere diversi significati in base a come sono rivolti i rebbi (così 卐 o così 卍). La grande satguru del Sahaja Yoga, Shri Mataji Nirmala Devi, spiegava come lo swastika fosse la rappresentazione del Mooladhara chakra, ovvero il primo chakra, rappresentando le quattro dimensioni della consapevolezza, e il punto di incontro con la quinta dimensione, oltre che ad essere la sorgente della Kundalini. Non a caso la parola chakra significa ‘ruota’, o anche ‘rotazione’, che puó essere in senso orario o anti-orario. Lo swastika, riprendendo i quattro petali del Mooladhara, rappresenta dunque – in base alla direzione della rotazione – “costruzione o distruzione”, se non addirittura la ruota del Dharma stesso. Nel giainismo invece, lo swastika rappresenta i Quattro Regni nei quali un’anima è soggetta al saṃsāra, il ciclo delle vite e delle morti, e può rinascere se non ha raggiunto l’illuminazione e non si è ancora liberata dalla sofferenza terrena dei desideri effimeri. Nonostante tutto ciò, come sappiamo bene, lo swastika fu adottato dai nazisti nel XX secolo, che lo associarono – a causa della risignificazione esoterica che ne fece la destra spiritualista da Julius Evola in poi – alla loro ideologia razzista. Venne chiamata hakenkreuz (“croce uncinata”, in italiano “la svastica”), trasformandola nel simbolo del nazionalsocialismo. La sua odierna notorietà è legata alla sua adozione durante il primo dopoguerra da parte del Partito Nazionalsocialista Tedesco e, successivamente, per l’apposizione sulla bandiera della Germania nazista. In Occidente, dopo la Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi – a meno che non venga usata in contesti ben specifici come i templi induisti, buddhisti e nelle sale di meditazione di Sahaja Yoga – chi usa la svastica in contesti pubblici o manifestazioni politiche, non lo fa per augurare benessere e prosperità o per motivi spirituali, ma in ricordo di una determinata storia politica, il nazionalsocialismo tedesco, se non per inneggiare al neonazismo in alcune manifestazioni. Partendo dal fatto che non si capisce quale spazio abbia la narrazione propagandistica e quali siano le omissioni in questa riflessione, io credo che ogni sociologo politico, sociologo delle religioni e studioso di simbologia religiosa potrebbe convenire su quanto detto. In molti parlano oggi – con fare paternalistico – di svolgere un buon lavoro di “fact-checking” prima di pubblicare articoli, studi, libri e lavori di qualunque tipo. Interessante è che lo dicano agli altri, avendo la presunzione di essere nel “giusto” come se nessun “superficialismo” possa intaccarli. Io ritengo che prima di voler fare un “fact-checking” si debba essere a conoscenza di certi dettagli ed importanti distinguo concettuali, altrimenti è razionalmente impossibile condurre un virtuoso “fact-checking”. Prima di voler fare un fact-checking è importante conoscere i fatti: come puoi decidere se i fatti raccontati sono veri o falsi se prima non li si conosce? Spesso e volentieri è importante fare un “contro-factcheking” molto più accurato attraverso analisi e informazioni vere ma che non spesso i media mainstream sono soliti pubblicare. Per questo esistono i libri di storia. Lorenzo Poli
December 3, 2025
Pressenza