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A Bologna la polizia uccide: l’omicidio di Stato come indice della militarizzazione del nostro Paese
Domenica, in una Bologna avvolta dalla calura un vero e proprio incubo si è materializzato in una mattina di mezza estate. Sarebbe stata tutta un’altra storia se quella chiamata alle forze dell’ordine fosse arrivata da una villa sui colli ed avesse riguardato un italiano benestante che chiedeva aiuto in stato confusionale. Ma nella realtà, quella telefonata è arrivata dal Pilastro e quando la polizia è arrivata lì non ha trovato un ricco italiano, ma Abderrhaim Fakir, un lavoratore marocchino titolare di una ditta di facchinaggio. Fakir aveva perso da pochi mesi la madre, aveva qualche problema burocratico col rinnovo del permesso di soggiorno e, per via di difficoltà che attraversava la sua ditta, aveva licenziato alcuni suoi dipendenti. Questi e chissà quanti altri problemi erano per lui fonte di malessere e forse erano proprio le ragioni che avevano portato allo stato confusionale di domenica mattina, quando di fronte alle sue urla in un garage del Pilastro, qualche vicino si è allarmato forse eccessivamente (Fakir non stava facendo male a nessuno) e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine. Una volante è accorsa sul posto insieme ai sanitari in uno di quelli che si denominano interventi congiunti. E come da protocollo per questi casi, i sanitari sono rimasti del tutto inermi: in presenza di un soggetto che dà in escandescenze, le forze dell’ordine agiscono per prime, per “creare le condizioni” per consentire ai sanitari di intervenire. E la polizia è riuscita in questo intento, visto che in poco tempo hanno proceduto con le manovre d’arresto che hanno immobilizzato a terra Fakir. Ma a quel punto non c’era nient’altro da fare per i sanitari, visto che ormai Fakir non respirava più. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce al dolore dei suoi cari ed esprime tutta la solidarietà possibile nella tragica occasione deĺla sua scomparsa alla giovane età di 43 anni, una vita interrotta a metà da chi avrebbe dovuto tutelarlo e proteggerlo. La nostra comunità si aspetta verità e giustizia su questo caso e su tanti casi simili già avvenuti in precedenza. Non derubrichiamo questo caso a mero incidente, trovando un modo per minimizzare le conseguenze della violenza razzista e classista che caratterizza questo che è un vero e proprio omicidio di Stato. A tal proposito, si segnala una mappa online degli omicidi e degli abusi commessi dalla polizia nel nostro Paese per far comprendere che non si tratta di poche mele marce, ma che è marcio quasi tutto il frutteto. Pensate che dalle prime comunicazioni della Questura filtravano voci tendenti a classificare la vittima come un senza fissa dimora, allo scopo di sminuire le responsabilità ed il peso per la società, arrivando addirittura a provare a dire che quando erano arrivati i poliziotti lo avessero già trovato morto. Già solo queste falsità danno la misura della gravità della situazione e della volontà “politica” di mettere la polvere sotto il tappeto. MA PERCHÉ L’OSSERVATORIO HA DECISO DI PUBBLICARE QUESTO COMUNICATO? COSA HA A CHE VEDERE QUESTO CASO CON LA NOSTRA ATTIVITÀ? Ebbene, questo tragico evento si iscrive a pieno titolo in quel clima di repressione che sta stringendo sempre più in una morsa la libertà degli e delle italiane (nello stesso giorno della morte di Fakir il Ministro degli Interni Piantedosi ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza). E la stretta repressiva, soprattutto nelle periferie, nei quartieri popolari e nei confronti dei ceti subalterni e di chi esprime dissenso, è un elemento chiave del fenomeno di militarizzazione della società. Lo avevamo preannunciato anni fa che la militarizzazione dei luoghi dell’istruzione sarebbe stato solo la prima fase di un processo che si sarebbe poi dispiegato e riversato nel resto della società. E a nostro avviso siamo già da circa un anno in quella seconda fase inaugurata col “pacchetto sicurezza”. E, secondo punto che rileviamo come Osservatorio, gli allievi delle Forze dell’Ordine sono formati attraverso un preciso e studiato “sistema educativo” di cui, come ci insegna il Professor Charlie Barnao, questo evento sarebbe una delle naturali conseguenze (vedi qui). È una vergogna che, invece di lavorare per cambiare al più presto tale sistema, si facciano protocolli per invitare queste persone così formate a tenere lezioni di educazione civica nelle nostre scuole. Ma si va anche oltre la mera militarizzazione della società, con una presenza sempre più minacciosa che in taluni casi sembra voler scimmiottare il “modello ICE” degli USA. In realtà, a nostro avviso siamo davanti ad un fenomeno di israelizzazione della nostra società e il modello dell’ordine pubblico in Italia sembra ispirarsi di più alla polizia israeliana, con la quale peraltro si sono avviate profonde collaborazioni su più ambiti, inclusi quelli “formativi” di cui parlavamo. Quello che forse in tanti non sanno infatti è che da diversi anni la polizia di Stato viene addestrata con tecniche israeliane non solo in ambito investigativo, ma anche nell’uso della forza e nelle manovre d’arresto. Per esempio, molte procedure per immobilizzare e atterrare i cittadini malcapitati vengono mutuate in particolare dal Krav Maga, un sistema di combattimento di origine israeliana che trova ampia diffusione nelle forze dell’ordine anche in Italia. E nella fattispecie, la manovra con cui è stato ucciso Fakir si riferisce a un gruppo di tecniche come quella in figura. I ragazzi che assistono alla “lezione” sono allievi poliziotti. Alcuni, nella foto, sorridevano (vedere qui per l’originale, ma anche questo articolo è indicativo). Si tratta di manovre molto rischiose per le conseguenze sul sistema respiratorio e su quello cardiaco. Questo perché alcune di esse prevedono il blocco delle arterie carotidi per indurre la perdita di coscienza, blocco che se non rimosso in pochi secondi (si pensi ad esempio a George Floyd negli USA) può portare alla morte della persona bloccata a terra, impossibilitata a respirare. LA RISPOSTA DELLA GENTE COMUNE L’unica luce nel buio della tragica uccisione è la reazione della gente comune, scesa in massa già dalla sera di domenica in un presidio organizzato dal basso dai comitati e dalle realtà attivi al Pilastro. Migliaia di cittadine e cittadini si stanno ritrovando mentre scriviamo in Piazza Nettuno a Bologna in un’iniziativa lanciata dal sindaco e raccolta da tante organizzazioni, anche critiche nei confronti della sua Giunta, perché al momento tutte e tutti pretendono verità e giustizia sulla morte di Fakir. Auspici per il futuro: * basta con l’addestramento delle forze dell’ordine attraverso tecniche e manovre che comportano rischi per l’incolumità delle persone e ripensare il modello generale di riferimento per l’addestramento delle forze dell’ordine sulla base del principio primum non nocere; * nei casi di interventi congiunti dare la priorità ai sanitari nella valutazione del caso per comprendere la priorità dell’emergenza sanitaria (Fakir era in evidente stato confusionale); * istruire i sanitari sugli effetti e sui rischi delle manovre affinché possano limitare l’intervento delle forze dell’ordine laddove ravvedano criticità sanitarie (non è possibile che il protocollo preveda che i sanitari debbano astenersi dall’intervenire quando è in gioco la vita di una persona); * non utilizzare le misure di sicurezza per militarizzare ed israelizzare la nostra società. Se c’è un senso che possiamo dare alla morte di Fakir, oltre al garantirgli verità e giustizia, è quello di far sì che da questo punto in poi si tracci una linea a chiare lettere: “MAI PIÙ!” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra (vedi anche qui). L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Cagliari, 2 giugno: A foras is bases po is gherras allenas
Corteo contro l’occupazione militare della Sardegna 2 Giugno 2026, h16:00  Cagliari, Marina Piccola Siamo di fronte a un’intensificazione con pochi precedenti della guerra imperialista. L’entità sionista, braccio armato dell’impero statunitense, ha esteso le sue politiche genocidiarie al Libano e all’Iran, con la complicità dell’Europa e in particolare dell’Italia, che a più riprese è stata definita dal governo sionista come uno
Run for AIRC (Pisa), 17 maggio: corsa per sostenere la ricerca sul cancro… Con l’Esercito Italiano
A Pisa, il 17 maggio, si terrà la Run for AIRC, una corsa per le vie della città per sostenere la ricerca sul cancro. Fin qua niente di strano. Se non fosse che sulla locandina dell’evento compare, in posizione centrale, lo stemma dell’Esercito Italiano… La spesa militare globale è in continua crescita da almeno 11 anni avendo raggiunto nel 2025, stando ai dati Sipri, la cifra astronomica di 2.887 miliardi di dollari. Inutile chiedersi quanti ospedali o scuole avremmo potuto costruire e attrezzare con questi soldi, quanti interventi sociali avremmo potuto realizzare con una minima parte di queste incredibili risorse. La riflessione è d’obbligo se pensiamo alla ricerca in campo medico, alle tante, troppe malattie, non ancora debellate per gli scarsi finanziamenti ricevuti, ai ricercatori precari che sempre più frequentemente accettano offerte provenienti dall’estero a causa delle borse di studio o stipendi miserrime con le quali non riescono a vivere in Italia. Ma addirittura la ricerca medica, dimenticata o sminuita nel depotenziamento dei centri nazionali di ricerca, diventa talvolta occasione di propaganda politica: è il caso dell’attività podistica Run for AIRC presentata al Comune di Pisa con il patrocinio dell’ormai onnipresente assessora Frida Scarpa. L’avevamo lasciata pochi giorni addietro sul palco della Giornata della Solidarietà per ritrovarla alla conferenza stampa di presentazione della seconda edizione della Run for AIRC, manifestazione ludico-motoria non competitiva organizzata dalla Fondazione AIRC – Comitato Toscana in collaborazione con il Pisa Road Runners Club, l’Uisp e il supporto del Comune di Pisa, dell’Opera della Primaziale e… dell’Esercito. Leggiamo testualmente a proposito del ruolo dell’Esercito nella Run for AIRC Pisa del 17 maggio 2026 () > «Grande protagonista di questa edizione sarà anche l’Esercito Italiano. Oltre > a garantire il supporto logistico lungo il percorso con i paracadutisti del > Reggimento Logistico ‘Folgore’, l’Esercito sarà presente al Village con un > Info Point sui concorsi per l’arruolamento. All’arrivo, i partecipanti > potranno inoltre degustare la celebre ‘cioccolata militare‘, parte storica > della razione K dei soldati italiani.» All’assessora Scarpa, la cui presenza al fianco dell’esercito è ormai una costante, vorremmo ricordare che la ricerca non ha affatto bisogno di alcuna propaganda militarista. Al contrario servirebbe un concreto aiuto magari mettendo a disposizione dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici dei posti letto a prezzi calmierati visti gli elevati costi delle locazioni in città. Ci direte che la nostra posizione è desueta e polemica, fuorviante perchè induce all’odio verso le forze armate. Possiamo rassicurare che il nostro intento è semplicemente fornire una visione critica verso questi eventi vetrina utili a trasmettere messaggi rassicuranti sul ruolo dell’esercito. Sarebbe infatti il caso di cominciare a porsi qualche seria domanda sulla presenza dilagante di uomini in divisa in ogni momento della vita sociale pisana, dalla Giornata della Solidarietà alle iniziative a sostegno della ricerca. Ci chiediamo, infatti quale coerenza ci possa essere nel cogliere occasioni come questa per fare propaganda per l’arruolamento nell’esercito, mentre al contrario ci aspetteremmo in un contesto del genere che le istituzioni, da quelle locali alle nazionali, offrissero borse di studio o assunzioni stabili per giovani ricercatori e ricercatrici. A beneficiare dell’aumento delle spese di guerra sono infatti sempre più i settori militari al contrario della ricerca, altro che cioccolata del militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
‘Il trauma della guerra’ e l’incubo della leva obbligatoria
L’assemblea nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e il convegno, intitolato ‘Il trauma della guerra’, organizzato dal coordinamento insieme all’Associazione Scuola e Società, in svolgimento a Torino nelle date di giovedì e venerdì 17-18 aprile prossimi focalizzeranno l’attenzione sui nessi tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi nella prospettiva che in Europa venga reintrodotta la leva obbligatoria. «In queste stesse giornate il tema della leva sarà di stretta attualità in quanto, come noto, uno dei tasselli della deriva autoritaria in atto nel paese sarà la nuova legge di riforma della Difesa annunciata per marzo – spiega Teresa Silvestrini, referente de La Scuola di Pace del Piemonte – Forse il governo ne sta rinviando la presentazione per la concomitanza con il referendum costituziolale e a causa della guerra contro l’Iran e il Libano, che prevederà nuove forme di reclutamento nell’esercito e comporterà una ulteriore militarizzazione della società con la creazione di riservisti. Come ha infatti affermato il generale di Corpo d’armata Generale Carmine Masiello: “Se si va in guerra non è l’esercito che combatte, è l’Italia!”. E purtroppo gli eventi recentissimi sembrano confermarlo, come ha dimostrato la vicenda degli elicotteri militari USA atterrati in Sicilia, nel Parco delle Madonie, senza aver chiesto il permesso e avuto l’autorizzazione». IL TRAUMA DELLA GUERRA Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi giovedì 17 aprile 2026 – dalle 8.30 alle 17 Torino – Fabbrica delle “e”, corso Trapani 91/b Il convegno è aperto a tutta la cittadinanza e gratuito. Inoltre rientra nell’ambito della formazione docente: il personale scolastico è esonerato dal servizio per tutta la giornata, ai sensi del CCNL vigente; per l’iscrizione del personale a tempo indeterminato è attivato il modulo sulla Piattaforma Sofia (codice 104005); chi è residente fuori dalla provincia di Torino potrà partecipare da remoto collegandosi sulla piattaforma Zoom (il link alla connessione sarà inviato all’indirizzo e-mail fornito all’atto dell’iscrizione); per iscrizioni e informazio rivolgersi a info.scuola.societa@gmail.com. Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
Germania: sciopero scolastico contro il servizio militare obbligatorio il 5 dicembre
Il 5 dicembre 2025 è stato annunciato in diverse città tedesche uno sciopero scolastico nazionale contro la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, nell’ambito di una giornata di azione promossa dagli studenti. Il 5 dicembre, infatti, il Bundestag dovrebbe approvare la nuova legge sul servizio militare. Ciò ha suscitato un’ampia opposizione da parte dei giovani interessati e dei gruppi pacifisti. Gli organizzatori sono principalmente l’alleanza studentesca “Schulstreik gegen Wehrpflicht am 05.12.” (Sciopero scolastico contro il servizio militare obbligatorio il 5 dicembre), “Nein zur Wehrpflicht” (No al servizio militare obbligatorio, associazioni giovanili di sinistra) e il Bundesausschuss Friedensratschlag (Comitato federale per la pace), che ha deciso la giornata di azione durante il suo congresso a Kassel. Inoltre, tradizionali gruppi pacifisti come la DFG-VK e vari gruppi giovanili e scolastici, ad esempio le associazioni locali dei Falken, molte iniziative scolastiche locali e reti informali sui canali dei social media. Il 12 novembre 2025 la coalizione di governo ha concordato una visita di leva obbligatoria per TUTTI i maschi di 18 anni che sono cittadini tedeschi (tagesschau e mdr). Se tra coloro che sono stati giudicati “idonei al servizio militare” non si trovano abbastanza volontari per il servizio militare, verrà introdotto un servizio militare obbligatorio e si procederà a un sorteggio per decidere chi dovrà prestare servizio nell’esercito! Ai giovani non viene chiesto nulla riguardo al servizio obbligatorio. La ragion di Stato e la preparazione alla guerra hanno la priorità per la coalizione nero-rossa. Bessere Welt Info offre una piattaforma indipendente, neutrale e aggiornata quotidianamente dedicata allo sciopero scolastico e alle proteste degli studenti contro il servizio militare obbligatorio. Inoltre, forniamo informazioni sul servizio militare obbligatorio, sulla Bundeswehr e sulla NATO, sull’obiezione di coscienza e sui concetti di sicurezza alternativi. Siamo un’organizzazione senza scopo di lucro e senza pubblicità. Ora sta a voi: esplorate, utilizzate, condividete e diffondete. Siamo aperti a suggerimenti di miglioramento dal punto di vista degli studenti e dei giovani: Contatto. Si sta mobilitando e si invita a scioperi scolastici e manifestazioni. La decisione di scegliere il 5 dicembre come data è stata presa dall’alleanza giovanile “No al servizio militare obbligatorio” ed è stata sostenuta dal Consiglio per la pace di Kassel in una riunione con circa 500 attivisti e rappresentanti dei giovani. L’alleanza definisce esplicitamente la data come una “giornata di azione contro il servizio militare obbligatorio e la militarizzazione della società”. L’alleanza mette in guardia contro una crescente militarizzazione della società e vede nel dibattito sul servizio militare non solo una decisione di politica di sicurezza, ma soprattutto una decisione di politica sociale. Mentre il servizio militare obbligatorio era sospeso in Germania dal 2011, a partire da luglio 2027 dovrebbe essere reintrodotto in una nuova forma: tutti i giovani uomini nati a partire dal 2008 saranno sottoposti a visita medica obbligatoria, mentre le donne potranno arruolarsi volontariamente. Sulla base di un questionario e di visite mediche, la Bundeswehr deciderà chi sarà effettivamente arruolato. Inizialmente il servizio rimarrà volontario, ma in caso di carenza di personale è prevista la coscrizione obbligatoria. Flickr | IPPNW Deutschland – CC BY-NC-SA 4.0 Il Friedensratschlag (Consiglio per la pace) vede in questo un tentativo di “rendere la Germania pronta alla guerra invece che alla pace”. La giornata di azione vuole quindi lanciare un segnale chiaro che i giovani non intendono accettare passivamente questo sviluppo. Il 5 dicembre sono quindi previsti scioperi scolastici, manifestazioni, stand informativi e azioni di protesta creative in numerose città. Soprattutto a Friburgo, Potsdam, Berlino, Kassel, Lipsia e Halle, associazioni giovanili e gruppi pacifisti stanno già mobilitando i giovani affinché scioperino e partecipino a manifestazioni pubbliche. Gli studenti di Potsdam invitano a «non stare a guardare in silenzio mentre noi e i nostri amici siamo costretti a uccidere e morire per sorteggio» e chiedono che gli istituti scolastici rimangano luoghi di pace e non diventino campi di reclutamento. Online circolano già hashtag e video di appello che invitano a partecipare allo sciopero. Gli organizzatori sottolineano che si tratta di una giornata di protesta della società civile, pacifica, democratica e motivata dalla politica giovanile. L’obiettivo è quello di rilanciare il dibattito pubblico sul servizio obbligatorio, la militarizzazione e la giustizia sociale. Si sostiene che il servizio militare obbligatorio, sia esso militare o civile, limiti i giovani nella loro libera pianificazione della vita, crei disuguaglianze sociali e contribuisca in misura minima alla moderna capacità di difesa. Invece di servizi obbligatori a breve termine, sono necessari investimenti a lungo termine nell’istruzione, per la pace e la diplomazia. La giornata di azione del 5 dicembre è quindi considerata un banco di prova per la capacità di mobilitazione del movimento pacifista e la voce politica dei giovani sulle questioni di politica di sicurezza. Se, come si spera, migliaia di studenti in tutta la Germania parteciperanno, il segnale potrebbe andare ben oltre la giornata stessa: contro la militarizzazione della vita quotidiana, per una cultura democratica della pace e contro l’idea che la sicurezza possa essere raggiunta solo attraverso l’esercito e il servizio militare obbligatorio. Il 5 dicembre è quindi simbolico per una generazione che non si limita più a stare a guardare, ma rivendica con sicurezza il diritto di avere voce in capitolo sulle questioni di guerra e pace e di partecipare alle decisioni sul proprio futuro. Tutte le informazioni importanti sullo sciopero scolastico e sulle proteste degli studenti sono disponibili qui sotto Sciopero scolastico – Molte città e gruppi sugli account Instagram dedicati. Ecco i nostri post sui social media da condividere: Twitter, Bluesky, Instagram, Facebook e LinkedIn. Il nostro URL breve è: betterl.ink/schulstreik. Fate passaparola. -------------------------------------------------------------------------------- Bessere Welt Info è una fonte centrale di informazioni su temi futuri come la pace, l’ambiente, i diritti umani e la giustizia sociale in tutto il mondo. Bessere Welt Info è una piattaforma partecipativa senza scopo di lucro per informare e mettere in rete le persone che vogliono rendere il nostro mondo un po’ migliore! Offre un elenco Internet con accesso facile e veloce a oltre 725.000 link e guide selezionati con cura su temi globali. Bessere Welt Info è una risorsa unica e uno strumento potente per chi si batte per un mondo migliore. Tutto questo in una piattaforma dinamica e collaborativa con link e testi inseriti da persone come te per persone come te! -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO. Pressenza Hannover
December 2, 2025
Pressenza