Mohamed Shahin libero: smontata la tesi del Viminale sulla “pericolosità sociale”
Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, l’imam di Torino, è libero. Ieri mattina la
Corte d’Appello di Torino ha disposto il rilascio immediato dal CPR di
Caltanissetta, dove era trattenuto in attesa di espulsione. Shahin potrà
finalmente tornare a casa e riabbracciare i suoi familiari nella città in cui
vive da oltre vent’anni. Attorno a lui si è mossa un’ampia e forte campagna di
solidarietà, che nel contempo ha contribuito a rendere visibile la violenza del
sistema di detenzione amministrativa italiano.
La decisione arriva al termine del procedimento di riesame del trattenimento e
rappresenta una netta smentita delle motivazioni su cui si fondava il decreto
firmato dal ministro Piantedosi di espulsione con la revoca del permesso di
soggiorno UE di lungo periodo. Nell’ordinanza, il giudice afferma con chiarezza
che non sussiste alcuna concreta e attuale pericolosità sociale a carico di
Shahin, disponendo così la cessazione immediata della misura.
Al centro del provvedimento vi sono le nuove informazioni emerse in sede
processuale, a partire dall’esito dei procedimenti penali richiamati dalle
autorità. In particolare, il procedimento relativo alle frasi pronunciate da
Shahin durante una manifestazione del 9 ottobre 2025 – elemento chiave nella
costruzione del presunto profilo di pericolosità – è stato archiviato dalla
Procura di Torino.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, si tratta di dichiarazioni che
costituiscono una “espressione di pensiero che non integra gli estremi di
reato”, pienamente lecite perché rientranti nell’ambito di tutela dell’articolo
21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo.
Il Tribunale chiarisce inoltre che ogni valutazione sul contenuto politico,
etico o morale di quelle parole “non compete in alcun modo a questa Corte e non
può incidere di per sé solo sul giudizio di pericolosità in uno Stato di
diritto”, smontando così uno degli assunti centrali sostenuti dalla Questura
nelle fasi precedenti.
Analoghe conclusioni vengono tratte anche in relazione a un altro episodio
citato, il non meglio precisato blocco stradale del maggio 2025. Anche in questo
caso, il giudice rileva che la condotta di Shahin non è mai stata connotata da
violenza, limitandosi a una presenza sul posto insieme ad altre persone, senza
elementi idonei a dimostrare una minaccia concreta.
A pesare nella decisione è poi il radicamento sociale di Mohamed Shahin: oltre
vent’anni di vita in Italia, i la presenza di familiari, l’assenza di precedenti
penali e un impegno documentato in attività sociali, culturali e di dialogo
religioso. La sentenza richiama espressamente la documentazione prodotta dalla
difesa, che dimostra un “concreto e attivo impegno nella salvaguardia dei valori
sociali e costituzionali”, anche attraverso iniziative di divulgazione della
Costituzione italiana all’interno della comunità islamica.
«Questa ordinanza ristabilisce un principio fondamentale: la libertà di
espressione non può essere trasformata in un indice di pericolosità», commenta
l’avvocato Gianluca Vitale, che ha assistito Shahin insieme all’avvocato Jama
Fairus. «Il Tribunale ha riconosciuto che, in assenza di fatti concreti, non è
possibile privare una persona della libertà sulla base di valutazioni
ideologiche o suggestioni securitarie. È una decisione che parla non solo del
caso di Mohamed, ma dello stato di diritto nel nostro Paese».
Soddisfazione anche dalla campagna Free Mohamed Shahin, che in una nota parla di
una vittoria collettiva: «Oggi ha vinto la solidarietà. Ha vinto la lotta dal
basso. Ha vinto la verità». Il ringraziamento va «agli avvocati, alle
associazioni, alle comunità religiose, alle personalità pubbliche e a tutte le
persone che hanno scelto di metterci la faccia per difendere la libertà di
espressione e i diritti fondamentali di un uomo ingiustamente recluso, tanto più
in un CPR che è ingiusto per sua natura».
La vicenda, tuttavia, non è ancora del tutto conclusa. Il procedimento di
espulsione resta formalmente in vigore ed è oggetto di ulteriori ricorsi.
«Festeggiamo questa prima vittoria – avverte la campagna – ma non abbassiamo la
guardia. L’attenzione su questo caso deve restare alta».
Corte d’Appello di Torino, ordinanza del 15 dicembre 2025
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