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Torino, da città dell’auto a polo del nuovo caccia da guerra
DA INDOTTO DELL’AUTOMOBILE A CITTADELLA DELLA GUERRA. DOPO DECENNI DI DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE, TORINO SPERA NEL RILANCIO GIOCANDO OGNI CARTA SULLA PRODUZIONE DI GUERRA. Grandissime aree su cui sorgevano stabilimenti industriali sono state abbandonate per decenni e la crisi della Fiat ha determinato la rapida decadenza dell’indotto e dei servizi collegati al complesso metalmeccanico, un’autentica desertificazione industriale con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. La fabbrica fordista ha lasciato spazio per pochi anni alla fabbrica Toyota. Pochi lustri prima della decadenza industriale, per ogni tre posti di lavoro perduti il complesso militare ne offre a dire tanto uno. La riconversione dell’industria a fini militari sarà forse conveniente per la finanza e la speculazione, ma a fini occupazionali e industriali presenta risultati a dir poco deludenti. È di pochi giorni fa la nascita del primo sito internazionale del Global Combat Air Programme (GCAP) con la produzione del caccia di nuova generazione, doppione di altri aerei da guerra, che nasce dalla collaborazione di tre Paesi, Italia, Giappone e Regno Unito, riuniti nella joint venture Edgewing, a sua volta partecipata, con pari divisione delle quote azionarie, da Leonardo, BAE Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (JAIEC). Leggiamo testualmente dalla dichiarazione di un alto dirigente di Leonardo che «Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e all’avanguardia dell’intero settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza, in grado di preservare sovranità tecnologica per le generazioni future. Il GCAP guiderà lo sviluppo tecnologico e la crescita a lungo termine delle economie dei Paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo gli ecosistemi produttivi lungo l’intera filiera. Attraverso il GCAP, stiamo garantendo un futuro più sicuro e prospero per l’Italia, così come per i nostri alleati, Giappone e Regno Unito» (clicca qui per le informazioni). Quando parliamo di riconversione dell’industria civile a fini militari intendiamo molti dei processi trasformativi delle imprese, il riutilizzo di aree dismesse destinate a nuove imprese, join venture appositamente costruite per fare impulso alla produzione di guerra e allo sviluppo di tecnologie duali. E Torino non è scelta a caso, ha una importante università, laboratori e centri di ricerca all’avanguardia, un sistema rodato che mette insieme strutture pubbliche e private, è il territorio adatto allo sviluppo della produzione di guerra, a sistemi di arma come l’aereo di ultima generazione che mette insieme il digitale con la IA, la meccanica con la ricerca, la robotica con l’informatica, l’elettronica con il mondo cyber. La realizzazione di questo nuovo caccia sarà propedeutica per lo sviluppo di nuove cittadelle della guerra, per il salto di qualità tecnologico a lungo ricercato, il progetto di un nuovo caccia presenta poi risorse tali da mettere insieme le principali aziende di armi italiane con il loro indotto, le filiere al completo, i centri di ricerca e le start up, piccole e medie aziende. Non sarà impresa facile mettere d’accordo le aziende dei vari Paesi coinvolti, ma da quanto sappiamo hanno già creato un’organizzazione nella quale incanalare i contributi delle industrie nazionali. Siamo davanti alla realizzazione degli intenti comunitari ossia una industria europea capace di superare gli egoismi nazionali. Ad oggi siamo già nella fase operativa a tre anni dall’avvio del progetto la cui realizzazione è prevista nel 2035 con il sistema aereo di nuova generazione. La scelta di Torino, come dicevamo sopra, non è casuale, è una città industriale sui cui territorio operano centri di ricerca, aziende aeronautiche all’avanguardia. Quanto ai numeri di Leonardo, scordiamoci che possa nascere una nuova Fiat, ad oggi abbiamo poco più di 5.000 addetti alle sue dipendenze che diventano in tutta la Regione circa 14mila se consideriamo l’intero sistema che ruota attorno al bacino militare, spesso con maestranze impegnate in produzioni duali. Numeri deludenti che poi corrispondono a qualche reparto della vecchia Fiat. Chi pensava che la produzione di guerra facesse da volano alla occupazione presto dovrà ricredersi. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
October 21, 2026
Pressenza
Leonardo SpA annuncia il disimpegno nella produzione civile, e l’accelerazione in quella bellica
La divisione aereonautica di Leonardo SpA ha raggiunto risultati che vanno oltre le migliori aspettative, gli ordini passano da meno 3,4 miliardi di euro a oltre 5,8. Le intese commerciali con il Kuwait sono quelle che hanno permesso il grande salto in avanti fino ai ricavi cresciuti dell’11% dal 2024 al 2025. Stando agli indicatori economici e finanziari Leonardo abbatte il debito e aumenta i ricavi e gli utili, spinti dalle guerre e dalle crescenti ordinazioni. Le principali aziende produttrici di armi beneficiano della guerra e sono tra loro in competizione per offrire al mercato prodotti tecnologicamente sempre più moderni. Leonardo ha presentato i dati relativi al 2025 con ricavi cresciuti dell’11%, i dividendi attorno al 20 per cento, sono questi i risultati della straordinaria crescita degli ordini; pur in presenza di un lieve calo del titolo nelle ultime settimane dell’anno dopo gli aumenti vigorosi del passato. I profitti di guerra lievitano e gli scenari internazionali tradotti in campi di battaglia sono l’occasione propizia per testare la efficacia delle nuove armi, il circolo vizioso vende la vendita dei prodotti come occasione propizia per sperimentare ulteriori e innovativi sistemi di arma che si avvarranno di tecnologie all’avanguardia e della intelligenza artificiale. Fonte https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/leonardo-fy-preliminary-results-2025 Un aspetto importante va sottolineato ossia il prossimo acquisto, grazie agli utili ottenuti, da parte di Leonardo della divisione militare Idv di Iveco anche se la parte della azienda dedicata alla produzione di cingolati dovrebbe essere ulteriormente spacchettata e venduta ad altri marchi tenendosi invece stretta la produzione di sistemi di artiglieria. Il comparto militare, contrariamente a quanto detto, non salva dalla crisi i settori della meccanica ma fagocita solo parte della stessa, quelli funzionali alla produzione di nuovi sistemi di arma, nel caso di Leonardo poi ci sono le alleanze strategiche con alcuni marchi, ad esempio la tedesca Rheinmetall, a determinare le scelte industriali. La crisi del settore meccanico e dell’automotive sta portando a ridimensionamenti produttivi e a diminuzioni della forza lavoro, a processi di delocalizzazioni con produzioni frammentate e divise ulteriormente che provocheranno a loro volta la crisi dell’indotto specie se in mono committenza. Il settore militare appare come quello più avvezzo a lanciare operazioni spregiudicate per attrarre solo parte della produzione lasciando tutto il resto in balia del cosiddetto mercato (senza acquirenti non resterà che la lunga agonia degli ammortizzatori sociali fino alla chiusura dei siti produttivi). L’amministratore delegato, Leonardo Cingolani, annuncia la realizzazione del drone costruito con la Turca Baykar che ha acquistato la divisione militare della Piaggio. Le mega commesse arrivate dal Golfo Persico per il settore aeronautico ci parlano della vendita degli Eurofighter e dei droni. E il fatto che a presentare i conti migliori sia la parte militare rispetto a quella civile fa capire che questa ultima subirà un certo ridimensionamento nonostante l’arrivo del fondo statale saudita Pif che dovrebbe portare grande liquidità in cambio dei dividendi e della promessa di aprire uno stabilimento anche nel loro Paese. Il ridimensionamento di Leonardo nel settore civile a vantaggio del militare arriva dopo quasi 40 anni di politiche mirate a questo scopo tanto che i sindacati del settore meccanico si mostrano preoccupati dopo anni di silenzio e di rinuncia alla riconversione a fini civili della produzione. I prestiti accordati dalla UE, i fiumi di denaro verso la produzione di armi anche in deroga ai tetti di spesa, il grande Riarmo europeo favoriscono i processi di militarizzazione di ampi settori della manifattura e di conseguenza i principali marchi nel settore bellico si adeguano agli atti di indirizzo comunitari. Federico Giusti Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
March 3, 2026
Pressenza
Il “regolamento EDIP”, cioè ‘Programma per l’industria europea della difesa’ approvato dal Parlamento UE
Alla votazione di oggi, 25 novembre 2025, 457 deputati, che insieme a 33 astenuti hanno ‘sorpassato’ i 148 contrari, hanno deliberato a favore del testo che determina regole e procedure dell’assegnazione di 1,5 miliardi di euro stanziati allo scopo, ovvero con cui potenziare la capacità produttiva e rafforzare il comparto dell’industria della difesa dell’unione, favorire gli appalti congiunti e aumentare il sostegno all’Ucraina. A premessa del testo programmatico è ricordato che – i capi di Stato o di governo dell’Unione “riuniti a Versailles l’11 marzo 2022, si sono impegnati a rafforzare le capacità di difesa europee” – nel 2023 il Consiglio europeo, “dopo aver preso in considerazione i lavori svolti per dare attuazione alla dichiarazione di Versailles dell’11 marzo 2022 e alla bussola strategica per la sicurezza e la difesa approvata dal Consiglio il 21 marzo 2022, ha sottolineato che occorre fare di più per conseguire gli obiettivi dell’Unione di aumentare la prontezza alla difesa” e, posto che > Il ritorno di un conflitto ad alta intensità causata dalla guerra di > aggressione non provocata e ingiustificata della Russia nei confronti > dell’Ucraina ha un impatto negativo sulla sicurezza dell’Unione e degli Stati > membri e richiede un aumento significativo della capacità degli Stati membri > di rafforzare le proprie capacità di difesa. > > Il deterioramento a lungo termine della sicurezza regionale e mondiale > richiede un cambiamento radicale della portata della base industriale e > tecnologica di difesa europea (European Defence Technological and Industrial > Base – EDTIB) e della velocità con cui questa è in grado di sviluppare e > produrre l’intera gamma di capacità militari. viene affermato che > Per conseguire tale prontezza e difendere l’Unione, un’industria europea della > difesa forte, resiliente, > innovativa e competitiva rappresenta un prerequisito. Precisando che “La base industriale europea della difesa è composta da grandi società multinazionali, aziende a media capitalizzazione e oltre 2˙000 piccole e medie imprese, che insieme raggiungono un fatturato annuo complessivo stimato a circa 70 miliardi €, il comunicato diramato oggi dall’ufficio stampa del Parlamento Europeo informa che, applicando “il principio Buy European” e per “incentivare l’acquisto di prodotti per la difesa europei”, in EPID è stabilito che “per essere ammissibili ai finanziamenti, il costo dei loro componenti provenienti da paesi terzi non associati non può superare il 35 % del costo totale stimato dei componenti”. Specificando che dell’intera somma di 1,5 miliardi destinata al programma EDIP, 300 milioni € sono “stanziati a favore dello strumento di sostegno per l’Ucraina” e che è stata trovata un’intesa riguardo all’assegnazione, “attraverso contributi finanziari supplementari”, di “indicativamente almeno 150 milioni €” destinati per la “creazione di un fondo per accelerare la trasformazione delle catene di approvvigionamento della difesa (lo strumento FAST)”, il comunicato annuncia che, “grazie a contributi aggiuntivi provenienti dallo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE)” e, inoltre, “grazie alla possibilità di reindirizzare e riassegnare i fondi non spesi” trovando il modo di “sfruttare appieno il potenziale del dispositivo per la ripresa e la resilienza“, “i deputati sono riusciti a ottenere più fondi per il bilancio del programma”. Il comunicato spiega come gli europarlamentari sono giunti a questi risultati a partire dal 5 marzo 2024, “quando la Commissione ha proposto il regolamento relativo al programma per l’industria europea della difesa (EDIP) per garantire la prontezza industriale nel settore della difesa” e mirando a raggiungere l’obiettivo di “colmare il divario tra le misure di emergenza a breve termine, come il regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (ASAP) e lo strumento per il rafforzamento dell’industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA), attraverso un approccio più strutturale e a lungo termine”. Il comunicato inoltre riferisce le dichiarazioni di alcuni esponenti della Commissione per la sicurezza e la difesa: * la presidente, Marie-Agnes Strack-Zimmermann (Renew, Germania) – “Il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) segna un passo importante verso un approccio più efficiente, più rapido e autenticamente europeo agli appalti nel settore della difesa e al rafforzamento delle capacità di difesa europee. È concepito per avere un impatto duraturo, fungendo da punto di riferimento per le iniziative future e plasmando il modo in cui la cooperazione europea nella produzione della difesa sarà organizzata oltre il 2027” * François-Xavier Bellamy (PPE, Francia) – “Questo programma rappresenta un importante passo avanti per la sicurezza del continente europeo e per lo sviluppo della nostra industria della difesa. Dopo decenni di pericolose dipendenze che hanno messo a rischio la sovranità delle nostre democrazie e la protezione dei nostri Paesi, il programma EDIP invertirà la dipendenza dalle importazioni che ha prevalso in Europa. Rafforzerà in modo concreto la nostra base industriale, consentendoci di garantire autonomamente che le nostre forze armate dispongano dei mezzi necessari per svolgere il loro mandato” * Raphaël Glucksmann (S&D, Francia) – “L’EDIP è il primo strumento dell’UE in materia di difesa che sia veramente europeo. Di fronte alla guerra su vasta scala della Russia contro il nostro vicinato e ai ripetuti attacchi contro i nostri stessi Paesi, dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di difesa comuni e incrementare collettivamente le nostre capacità di difesa. L’EDIP ci consentirà di costruire un’Europa più resiliente e sovrana, attraverso investimenti congiunti, appalti comuni dal settore tecnologico e industriale europeo della difesa, e un’ulteriore integrazione delle industrie della difesa ucraine ed europee. Questo è essenziale per garantire che possiamo proteggere le nostre democrazie in modo efficace e autonomo”. Redazione Italia
November 25, 2025
Pressenza