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Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
2 giugno a Pontedera con il Movimento No Base
Parallelamente e in sintonia con la mattinata proposta da Pax Christi a Firenze davanti alla caserma Predieri (ora anche adibita a sede del comando Nato), il movimento No Base con altre realtà pacifiste ha organizzato una giornata a Pontedera, dove è in progetto un poligono di tiro a cielo aperto e una pista di addestramento nella tenuta Isabella: parte del piano che investirebbe ben 520 mln di euro tra S. Piero a Grado e, appunto, Pontedera per una nuova base militare italiana. Si tratta di cementificare, lì alla Tenuta, una 40ina di ettari e creare una fonte di inquinamento ambientale e acustico in un territorio  già saturo. La popolazione dice NO. La mattina è dedicata al corteo che si snoda, pacifico, colorato e rumoroso, con quasi duemila partecipanti, per le vie cittadine prevedendo sei tappe. Si parte dal Comune, responsabile di alcune decisioni in merito alla base. Ci si ferma al Duomo, dove le diverse anime del movimento esprimono le prospettive di pace; è poi la volta delle scuole, a cui si rimprovera sempre maggior connivenza con il mondo militare nella formazione; quindi la stazione, che ospita al binario 4 un vero hub per il transito e sosta di materiali di armamento. Si arriva ai quartieri popolari (fra l’altro decorati di splendidi murales, fra cui quello con il volto e la celebre frase di Gramsci: odio gli indifferenti), dove si riflette come i soldi spesi in guerre sottraggano risorse allo stato sociale; si conclude al piazzale Piaggio, industria storica ora coinvolta nella produzione militare  o dual use. Da qui la navetta porta alla Tenuta per un pranzo al sacco insieme e un’assemblea di riflessione su come meglio spendere 520 milioni. Da Viareggio abbiamo partecipato con alcuni membri del Forum per la Pace e del Coordinamento per la Palestina. Nel giorno in cui è nata la Repubblica, che nella sua Costituzione ha espresso il ripudio della guerra come cardine, è vergognoso oltre che anacronistico assistere a ostentate parate militari. L’Italia ha voluto uscire dell’incubo di due guerre e dalla mentalità bellica che, prima negli anni dieci e poi negli anni trenta del ‘900, le ha prodotte. Le numerose manifestazioni, come queste toscane, che in Italia si sono svolte sono la vera e popolare celebrazione dello spirito del 2 giugno, e dicono NO al riarmo, alla Nato, alle spese militari. Dicono SI’ alle forze disarmate e disarmanti e provano pure a dar loro veste istituzionale. Chi ancora non l’ha fatto vada al sito www.difesacivilenonviolenta.org e ci metta la firma! È un gesto concreto che prova a costruire eserciti di pace e cooperazione,  in controtendenza con l’andazzo generale e sviluppando i Caschi Bianchi sperimentali che già esistono. Fatelo. È un dono alla nostra Repubblica. Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
La pace è cammino, la pace richiede lotta e tenacia, la pace passa attraverso strade scoscese
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Paxchristi promuove oggi una mattinata di riflessioni, testimonianze, canti dedicate alla Pace, davanti ad un luogo simbolo di Firenze: la caserma Predieri, che oltre essere base militare, è anche sede del comando Nato. Un presidio di contenuti, una piazza impegnata ed impegnativa, di parole ed anche di invito alla lotta ovvero alle pratiche nonviolente che non sono di resa quanto di “speranza attiva e organizzata”, portati dai punti pace di diverse località di Italia, dalle vicine Prato e Pistoia, quindi Viareggio, passando dalla Valdera, Arezzo, per arrivare fino a Chieti, Roma e Lazio Nord; la convocazione è per “esprimere la nostra contrarietà alla guerra; invocare la pace; fare della nonviolenza una pratica concreta”. “Oltre (e contro) la retorica militare, per una repubblica disarmata, il presidio è pubblica testimonianza per dare risposta con i corpi contro la logica della guerra” (così si apre la mattinata); si ricorda quando davanti a Comiso si manifestava, allora come adesso contrari alla militarizzazione crescente, “contrari all’incalzare dei pericoli del nucleare”; si ricordano le 37 interferenze della Nato e degli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale in avanti, in Laos, Vietnam, Cambogia, Guatemala, Libano, Salvador, Nicaragua, Iran ed altri paesi che rischiano di essere dimenticati. Si implora Giustizia e vicinanza alle vittime delle guerre, si fa riferimento anche alla Palestina, sia pure in modo non esclusivo e senza posizionamenti, si cerca una trasversalità “in solidarietà con tutti i popoli”; si fa appello sostenere anche la legge per la difesa civile nonviolenta, pur esprimendo perplessità di metodo (giustapposizione di esercito di pace e di guerra, senza entrare dentro quei contraddittori che in piazza rischiano di essere ridotti nella complessità). Si fa collettivo appello al cambiamento che deve partire da dentro: “ogni parola ed ogni comportamento contano quando si parla di costruire la pace”, così invitano a riflettere da Rondine cittadella della pace. Si recuperano ricordo e parole di Don Tonino Bello: “la pace richiama il conforto del salotto più dei pericoli della strada”, mentre “occorre una rivoluzione di mentalità”, perché “la pace non è un dato ma una conquista, la pace richiede lotta, sofferenza, tenacia, non tollera atteggiamenti sedentari, postula la radicale disponibilità a perdere la pace per poterla raggiungere”. Da “We shall overcame” a “Solo le pido a Dios” l’appello ai mercanti di morte: recuperando Don Mimmo Battaglia: “ai mercanti di morte, a voi che fate affari (…) le armi spezzano i corpi per affamare il futuro”; “davanti a un bambino ucciso, esiste solo l’abisso Fermatevi!”; “a voi, mercanti di morte, dico Restituitevi alla vostra umanità!” Un padre missionario ricorda l’esperienza vissuta in Brasile, Chico Mendes che ha lottato e dato la vita per difendere i popoli della foresta e la foresta stessa; ricorda una guida di una comunità di base, che è stato anche sindacalista, ucciso alla porta di casa, come conseguenza del suo operato; “getta il seme nella terra, non sarà inutile, pianta per il tuo fratello”. Si legge la poesia di una madre palestinese; un appello ad ascoltare la voce e sentire il sentimento: “una madre a Gaza ascolta il buio, filtra i suoi uno a uno”; “una madre a Gaza) si erge come uno scudo per i suoi figli”; “fa il pane col sale delle lacrime dei suoi occhi”. “Quando visiti la Palestina, vivi nel sorriso delle donne, nello sguardo dei bambini, vivi nello sguardo stanco ma mai arreso, mani ruvide del colore rossastro della terra…”; continuando attraverso le parole di Antonio De Lellis, “per un popolo che non vuole nemici, per chi vive la nonviolenza, le lacrime di tutte le madri”. Interviene Alessandro Orsetti, in rappresentanza del Comitato No Comando Nato, ricordando che nel luglio 2022 si era appena saputo che la caserma Predieri sarebbe diventata Comando Nato, eppure nessuno era in grado di fornire informazioni; il Comando si è quindi già inserito qui, in città, vicino agli abitati ed agli abitanti, militarizzando di fatto un territorio. “La Nato si occupa di difendere l’Occidente ricco, vogliamo che diminuiscano le strutture militari sul territorio, mentre ci sono propagande militari: un riarmo in Europa, ma anche in Italia”; continua Orsetti, “dobbiamo fare un lavoro concreto, si sta diffondendo una mentalità che dobbiamo contrastare; dobbiamo andare nelle scuole a parlare con i giovani che sono a rischio, perché possono assumere logiche belliciste o altrimenti essere indifferenti, avallando quindi quello che sta succedendo”. “La nonviolenza è lotta, non è remissività”, uniti secondo le proprie traiettorie, convergenti verso le prassi che portino fuori dall’indifferenza, fuori dal silenzio, uniti nell’indignazione, oltre la rassegnazione. La pace richiede impegno, lotta e soprattutto coerenza di posizionamenti di idee sentimenti comportamenti, uniti dentro una collettività che diviene una comunità in cammino. Emanuela Bavazzano
June 2, 2026
Pressenza
Solidarietà agli attivisti di Pax Christi fermati a Roma dalla polizia
Il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi a Roma, avvenuto domenica 12 aprile, come scrive Peacelink, ci riporta indietro nel tempo, quando, nel continente latino-americano, venivano rapiti e uccisi preti e attivisti cattolici di base per mano dei battaglioni della morte legati ai latifondisti e alle dittature locali. E quei regimi dittatoriali erano espressione degli interessi statunitensi. Con le debite differenziazioni, contestualizzando gli avvenimenti e con tutte le cautele del caso, ancora oggi una parte forse minoritaria del cattolicesimo viene vista come nemica dell’ordine costituito, perché schierata, con istanze radicali, contro le disuguaglianze e la guerra. A margine dell’Assemblea nazionale di Pax Christi a Roma, un gruppo di attivisti e attiviste è stato fermato prima di arrivare in piazza San Pietro, dove avrebbe partecipato ad una preghiera per la pace convocata dal Papa. Forse per il Governo Meloni e i suoi ministri erano lo striscione o le magliette che riportavano il testo de l’art. 11 della Costituzione a rappresentare una minaccia per l’ordine? O semplicemente ricordare che la guerra viene alimentata dalla produzione e dall’invio di armi equivale a una minaccia contro gli interessi nazionali rappresentati magari dall’export di armi made in Italy? Chi ci conosce sa bene la nostra critica storicamente fondata a come i principi costituzionali più avanzati siano stati aggirati nel corso degli anni, vale per il ripudio della guerra come per i principi che attestano la necessità di puntare sullo stato sociale. Del resto, il ripudio della guerra non ha impedito al nostro Paese di partecipare direttamente a vari conflitti o a sostenerli politicamente e dalle retrovie, aggirando la legge 185/1990 che proprio da Pax Christi e dal suo presidente don Tonino Bello fu voluta. Eppure, evocare certi principi sembra ancora oggi un atto sovversivo, in aperta violazione dell’ordine pubblico, come se una marcia nonviolenta di cattolici potesse rappresentare qualche minaccia. Attivisti e attiviste di Pax Christi hanno riportato queste notizie preoccupanti, evidenziando come proprio il ripudio della guerra sia considerato alla stregua di un “intento politico”, giudicato altamente pericoloso per l’ordine pubblico. L’episodio dovrebbe far riflettere, tra l’altro, sulla gestione dell’ordine pubblico nelle nostre città, su come la economia di guerra abbia influenzato anche il legislatore tra pacchetti sicurezza, che oggi vengono bocciati da CSM (leggi qui la notizia), e intenti repressivi che colpiscono ormai tutte le forme di dissenso. Per questi motivi, ci pare molto preoccupante il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi, come anche la repressione scatenata da qualche maglietta con stampate delle frasi che dovrebbero rappresentare il faro guida dell’operato delle forze dell’ordine. Al contempo, potremmo anche dedurre che in tempi di guerra sta diventando un pericoloso ostacolo denunciare guerre, genocidi, commerci di armi, ingiustizie sociali ed economiche. Forse tanto sdegno dovrebbe indurci a guardare con maggiore preoccupazione al restringersi degli spazi di libertà e di democrazia nel nostro Paese, al ritorno alla leva che si accompagnerà ad un’incessante propaganda di guerra. Esprimiamo, dunque, la nostra solidarietà agli attivisti e alle attiviste di Pax Christi, nella consapevolezza che questo episodio non arresti la protesta, e il contrasto alla guerra e ai processi di militarizzazione. Di seguito la maglietta accusata di essere uno “slogan politico” dalla polizia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Fermati dalla polizia a San Pietro alla preghiera per la pace del Papa
Una delegazione di Pax Christi aveva una spilletta per la Palestina. E una maglietta su cui era scritto «L’Italia ripudia la guerra» (articolo 11 della Costituzione). Sabato sera una delegazione di Pax Christi è stata fermata dalla polizia ai controlli sotto il colonnato di San Pietro mentre stava entrando alla […] L'articolo Fermati dalla polizia a San Pietro alla preghiera per la pace del Papa su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
Un gruppo di Pax Christi fermato dalla polizia a Roma
Ci scrivono i diretti partecipanti all’episodio ” La convocazione fatta da Papa Leone di una Veglia per la Pace da celebrare nella Basilica di San Pietro l’11 aprile è apparsa come una chiamata irrinunciabile per gli aderenti al Movimento Pax Christi, che proprio in quei giorni erano a Roma per la loro assemblea annuale. Una delegazione si è quindi mossa dalla sede dell’assemblea per recarsi a San Pietro, portando con sé lo striscione, tolto dal tavolo della presidenza, con il logo di Pax Christi e la scritta “Movimento cattolico internazionale per la Pace”: lo striscione doveva essere un muto segnale della particolare partecipazione e dell’impegno per la Pace da parte del Movimento. Ma per poter entrare nella Piazza e nella Basilica di San Pietro è necessario passare il controllo della polizia e lo striscione è stato requisito perché non si possono portare “simboli politici”; anche una maglietta gialla con le scritte che richiamano l’articolo 11 della Costituzione (“chi manda le armi ripudia la pace” e “l’Italia ripudia la guerra”) è stata considerata un simbolo politico e chi l’indossava ha dovuto togliersela. Alla fine, essendo stati sequestrati i potenziali “corpi del reato”, la delegazione è potuta arrivare solo in Piazza, perché ormai non era più possibile entrare nella Basilica, e ha potuto solo sventolare delle sciarpe con i colori della pace davanti al Papa venuto in Piazza per ringraziare e benedire i tanti partecipanti rimasti fuori dalla Basilica di San Pietro. In realtà almeno uno striscione che auspicava la pace in Congo e una bandiera ucraina sono riusciti a passare e hanno potuto essere esposti dentro la Basilica di San Pietro. Ci piace pensare che il Papa li abbia visti e li abbia particolarmente apprezzati; non è per caso che il regista della diretta televisiva li abbia fatti riprendere più volte; la Pace non è un concetto astratto: è una realtà da costruire e da incarnare nei luoghi dove oggi ci sono guerre – che è importantissimo ricordare -, dal Congo all’Ucraina, da Gaza alla Cisgiordania, dal Libano all’Iran e in tutti gli altri luoghi dove si combattono “guerre dimenticate”. Lo striscione di Pax Christi voleva contribuire ad affermarlo.” Redazione Italia
April 14, 2026
Pressenza
“(d)istruzione a Gaza” in mostra a Porto Valtravaglia, Luino e Germignaga
Il racconto dello scolasticidio in Palestina si snoda e prende forma attraverso le fotografie di Dahman Eyad esposte nella mostra itinerante realizzata da Pax Christi nell’ambito della campagna “Ponti non muri” insieme alla rete Docenti per Gaza e al Movimento di cooperazione educativa, inoltre grazie alla collaborazione del gruppo locale dell’associazione ACR – Azione Cattolica dei Ragazzi, delle Parrocchie della Valtravaglia, del Tavolo per la pace dell’Alto Verbano, del Liceo Sereni di Luino e dei Comuni di Germignaga, Luino, Porto Valtravaglia. Le immagini di scuole colpite e distrutte dai bombardamenti evidenziano la frattura profonda tra il diritto all’istruzione e la realtà di uno sterminio sistematico che ha pianificato la distruzione del 90% di tutte le scuole della Striscia di Gaza e lo smantellamento dell’intero sistema educativo palestinese. Le immagini di Dahman Eyad – fotografo, video-maker ed editor palestinese di Gaza che da due anni documenta il genocidio nella Striscia di Gaza – testimoniano dunque non solo la perdita di edifici, ma anche quella di spazi di crescita, di sogni e di futuro per migliaia di bambini e ragazzi; si tratta di un viaggio visivo che invita a riflettere su quanto fragile e prezioso sia il diritto universale all’educazione. La mostra – inserita anche nelle giornate globali di azione sulle spese militari GDAMS 2026 – sostiene Fonti di Pace ODV e il progetto “Scuola Tenda” a Gaza, che dal gennaio 2025 offre supporto educativo a bambini e adolescenti prima nel campo profughi di El Shaty e Nuseirat. Grazie alla collaborazione con Social Media Club Palestine, questo spazio permette ad alcuni bambini che non hanno mai frequentato la scuola di avere un primo approccio all’insegnamento e per gli altri studenti mantenere e migliorare le conoscenze acquisite. Nelle diverse sedi espositive sarà possibile contribuire al progetto con offerte libere, che possono essere donate anche tramite bonifico bancario a Fonti di Pace IT45N0103001656000002624683. Inoltre saranno disponibili articoli e libri per poter leggere in silenzio, per informarsi e approfondire, per meditare. “(d)istruzione a Gaza” sarà in esposizione: – da mercoledì 1° aprile a domenica 5 (Pasqua), dalle 10 alle 18 nella chiesa di San Rocco a Porto Valtravaglia, dove da alcuni anni arde la lampada per la pace che invita tutti, indipendentemente dalla professione religiosa, a pregare per la pace; – da mercoledì 8 a venerdì 10 presso la Biblioteca civica di Luino (l’apertura segue gli orari della biblioteca ovvero 8:30-14 mercoledì e venerdì, anche nel pomeriggio nella giornata di giovedì); – sabato 11 e domenica 12 aprile dalle 10 alle 18 alla ex colonia elioterapica di Germignaga; – da lunedì 13 a mercoledì 15 aprile al Liceo scientifico Sereni di Luino, con un’apertura riservata agli studenti. Per informazioni: 347.2266935 – acr.valtravaglia@gmail.com Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza
Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele
Il 20 novembre è stata lanciata la campagna “In nome della legge. Giù le armi, Leonardo”, costruita intorno alla citazione in giudizio della Leonardo S.p.A e dello Stato italiano davanti al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il procedimento è […] L'articolo Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele su Contropiano.
November 23, 2025
Contropiano