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Materiale bellico per Israele: presidio al porto di Cagliari
Su segnalazione di una giornalista indipendente, che ne ha presentato istanza alle autorità competenti, si è appreso che al porto industriale di Cagliari avrebbe fatto transito la nave MSC Vega, con sette container fortemente sospettati di contenere acciaio balistico per uso militare. Il carico proviene dall’acciaieria indiana RL Steel, che da tempo intrattiene rapporti commerciali con Israele. I container, secondo programma, verranno scaricati, per essere poi imbarcati su di un’altra nave, la MSC Hoggar, che li porterà a Gioia Tauro, ultima tappa prima del passaggio alla MSC Oriane, con destinazione il porto di Haifa, in Israele. Si tratta di un carico che dovrebbe essere ispezionato e, nel caso, poi sequestrato, in ottemperanza della legge 185 del 1990, che vieta il commercio ed il transito sul territorio italiano di materiale militare destinato a paesi in guerra, o che violino i diritti umani. Che lo Stato di Israele sia in guerra è davanti agli occhi di tutti e che violi i diritti umani è stato ampiamente dimostrato: di conseguenza, a norma di diritto, non dovrebbe ricevere armi, componenti d’armi e materiale utilizzabile a scopi militari. Lo stesso Municipio di Cagliari si era espresso, poche settimane fa, con una delibera specifica, in cui si impegnava a vigilare al fine che il porto di Cagliari non fosse implicato nel passaggio di armamenti. Dovrebbe quindi essere il momento di passare dalle parole ai fatti, anche da parte delle istituzioni. Perché la cittadinanza ha già dato la sua risposta da tempo, con le manifestazioni oceaniche di fine settembre ed inizio ottobre dello scorso anno, col presidio giornaliero per la Palestina in piazza Yenne, e tante altre iniziative e azioni. Ultima quella di oggi 25 marzo, al Porto Canale, là dove vengono scaricati i container. Un centinaio di attivisti si sono radunati davanti al cancello d’ingresso ed hanno resistito per due ore al vento sferzante, per testimoniare il proprio ripudio per la guerra, la propria indignazione per l’abominevole profitto sulle armi, e portare pressione alle istituzioni locali e regionali, affinché applichino immediatamente la legge in vigore, fermando le armi che alimentano il genocidio palestinese ed incendiano il mondo. Carlo Bellisai – redazione Sardigna Carlo Bellisai
March 25, 2026
Pressenza
Le associazioni per la pace trascinano il governo italiano in tribunale
Le associazioni Assopacepalestina, A buon diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un ponte per e Hala Abulebdeh, cittadina palestinese fuggita in Scozia dopo i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, rappresentata da un pool di legali italiani, hanno citato in giudizio il governo italiano. Il governo e Leonardo che ha appunto come azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e Finanze. L’accusa che viene rivolta è che la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di quell’azienda armiera è in contrasto con le leggi italiane. Di fatto l’articolo 11 della Costituzione è stato completamente ignorato: “Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. E poi la legge 185/90 che “vieta l’esportazione di armamenti verso Stati le cui politiche confliggono con l’articolo 11 della Costituzione italiana o i cui governi siano responsabili di violazioni delle Convenzioni internazionali sui diritti umani”. Una condanna farebbe definitivamente luce su questo commercio sciacallo e la sentenza proibirebbe ulteriori trasferimenti d’armi verso Israele. Non è poca cosa. Toni Dell’Olio, Mosaico di Pace Peacelink Telematica per la Pace
November 22, 2025
Pressenza