Il neoimperialismo del carbonio
Traduzione dell’articolo “El neoimperialismo del carbono” apparso su
Desinformemonos:
Mi devo ricredere. Le Cop (conferenze dell’Onu sul clima) non sono
inutili kermes che Greta Thunberg, già quattro anni fa, bollava come: «Bla bla
bla. Questo è tutto ciò che sentiamo dai nostri cosiddetti leader. Parole che
suonano grandiose, ma che finora non hanno portato a nessuna azione». La Cop di
Belem è servita a due cose: offrire visibilità ai popoli indigeni che si sono
organizzati per rivendicare il proprio protagonismo nel difendere i luoghi più
ricchi di biodiversità e più utili al contenimento del surriscaldamento
climatico – foreste, ma non solo: lagune, zone montane, steppe -; secondo
aspetto positivo, lasciare a casa Trump che ha così palesato il suo isolamento
dal resto del mondo e il suo menefreghismo per le sorti del pianeta.
Per il resto anche questa Cop ha dimostrato tutta la sua incongruenza. Affidare
alle trattative intergovernative il compito di ridurre gli impatti delle
attività antropiche sulla biosfera è come spegnere l’incendio con la benzina.
Non solo perché le politiche dei singoli stati nazionali sono ormai
completamente asservite alle logiche economiche dominate dalle compagnie
multinazionali e dai mercati finanziari globali, ma perché le conferenze
interstatali spostano l’attenzione dalle cose da fare qui e ora, posto per
posto, territorio per territorio, città per città, ad una dimensione planetaria
generica, numerica astratta dove nessuno è responsabile e ognuno ritiene che sia
qualcun altro a dover fare il primo passo. Su queste basi la “negoziazione” tra
i governi si riduce ad una penosa disputa al ribasso sulle risorse che i paesi
più industrializzati dovrebbero conferire come risarcimento ai paesi impoveriti
più esposti ai colpi del cambiamento climatico. In compenso si discute su come
beffare i paesi del Sud globale accaparrando i loro “crediti di carbonio” in
eccedenza in modo da poter esternalizzare gli obiettivi di riduzione delle
emissioni dei gas climalteranti delle imprese più energivore localizzate nel
Nord.
Così come diceva Mark Twain, «Se hai un martello in testa, tutto ti sembra un
chiodo», i centri di potere economici e politici non riescono a immaginare un
modo per diminuire i gas serra che non sia mettere sul mercato permessi di
inquinamento, tanti dollari a tonnellata. I nostri amici indigeni lo chiamano
neoimperialismo del carbonio.
Infine, non stupisce il fatto che nessuno sollevi la questione delle emissioni
prodotte dagli apparati militari: il 5,5 per cento del totale in “tempo di
pace”. Gli eserciti sono esentati dai protocolli e dai trattati internazionali
anche solo dal rendicontare le loro emissioni. Si stima che se fossero uno stato
sarebbero il quarto dopo Usa, Cina, India e prima della Russia.
Comune-info