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[2026-01-09] Diversi Processi Stessa Regia: Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia @ Sede della Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia
DIVERSI PROCESSI STESSA REGIA: DIREZIONE NAZIONALE ANTITERRORISMO E ANTIMAFIA Sede della Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia - Via Giulia, 52, 00186 Roma RM (venerdì, 9 gennaio 11:30) DIVERSI PROCESSI STESSA REGIA: Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia La DNAA guidata dal sionista Melillo, magistrato in quota PD, sta orientando i processi contro i "Colpevoli di Palestina" in tutto il paese, trasformando i tribunali italiani in succursali dei tribunali delle forze di Occupazione israeliane in Palestina. 28 anni in totale richiesti dal pubblico ministero contro Anan, Alì e Mansour per "non aver commesso reati" contro lo Stato italiano. A questi si sono aggiunte le persecuzioni contro Hannoun, Shahin, Salem, Tarek e tanti altri colpevoli di solidarietà con la Palestina contro i Genocidi sionisti o semplicemente per essere arabo-palestinesi LIBERTA' PER ANAN YAEESH E TUTTI GLI ALTRI PERSEGUITATI! CONTRO I TRIBUNALI AL SERVIZIO DELL'OCCUPAZIONE DELLA PALESTINA! CONTRO LA SIONISTIZZAZIONE DELLO STATO ITALIANO! In vista dell'appuntamento nazionale a L'Aquila per l'ultima udienza del processo contro Anan, Alì e Mansour PRESIDIO DI PROTESTA VENERDI' 9 GENNAIO - ORE 11:30 DAVANTI LA SEDE DELLA DNAA (Via Giulia 52, Roma)
[2025-12-18] Proiezione di Colpevoli di Palestina @ Nuovo Cinema Aquila
PROIEZIONE DI COLPEVOLI DI PALESTINA Nuovo Cinema Aquila - via l'Aquila 66/74 (giovedì, 18 dicembre 18:30) Giovedì 18 Dicembre a partire dalle 18.30 al Nuovo Cinema Aquila  PROIEZIONE ED INCONTRO PER IL DOCUMENTARIO  COLPEVOLI DI PALESTINA-LA VICENDA GIUDIZIARIA DI ANAN, ALI E MANSOUR L’iniziativa, promossa e curata dai collettivi Yallah Artists for Palestine e Gaza Freestyle, nasce raccogliendo l’appello del Comitato Free Anan e si colloca alla vigilia di un momento decisivo: venerdì 19 dicembre si terrà l’udienza finale del processo presso il Tribunale dell’Aquila. La serata si aprirà con un’introduzione al documentario e un aggiornamento sullo stato del processo, a cura dell’avvocato Flavio Rossi Albertini. Al termine della proiezione, si terrà un dibattito pubblico con le realtà che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa: GPI – Giovani Palestinesi d’Italia; Maya Issa – Movimento Studenti Palestinesi; Khaled El Qaisi – Unione Democratica AraboPalestinese. Da oltre due anni Anan Yaeesh è detenuto nelle carceri italiane su richiesta di Israele e, insieme ad Ali Irar e Mansour Doghmosh, è sottoposto a un procedimento giudiziario che mette in luce la complicità dello Stato italiano nella criminalizzazione della resistenza palestinese. Nel corso dell’ultima udienza, l’accusa ha richiesto 12 anni di reclusione per Anan Yaeesh, 9 anni per Ali Irar e 7 anni per Mansour Doghmosh. L’iniziativa intende offrire uno spazio di informazione, confronto e solidarietà attiva in un passaggio di particolare rilievo politico e giuridico
[2025-12-15] La Resistenza non si arresta - Assemblea Pubblica @ Casa del Parco delle Energie
LA RESISTENZA NON SI ARRESTA - ASSEMBLEA PUBBLICA Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (lunedì, 15 dicembre 19:00) LIBERTÀ PER ANAN, ALI, MANSOUR, AHMAD, SHAHIN e TAREK 📆15 DICEMBRE 🕛19:00 📍ROMA – EX-SNIA, VIA PRENESTINA 175 Vi invitiamo ad un’assemblea coordinata dalle realtà palestinesi, aperta a tutti i gruppi politici, le associazioni, i sindacati e i solidali che si sono attivati per la causa palestinese. L’obiettivo è puntare i riflettori sul caso di Anan e fare pressione sullo Stato italiano per la sua assoluzione. Parleremo di come rafforzare la campagna mediatica per la sua liberazione e di come organizzarci per essere numerosi a L’Aquila il 19, giorno della sentenza. Consapevoli dell’importanza di portare solidarietà ad Anan, Ali e Mansour in un momento così difficile, vorremmo organizzare per il 19 un minibus con partenza da Roma per l’Aquila. Vi chiediamo di confermare la vostra presenza quanto prima, così da comunicarvi costi e orari. Fondamentale è legare la vicenda di Anan, Ali e Mansour a quella degli altri prigionieri in Italia, ovvero Shahin, Tarek e Ahmad. Questi processi e queste detenzioni fanno parte di un disegno repressivo più ampio, dentro cui rientrano anche i DDL Gasparri, Delrio e Fassino, finalizzato a criminalizzare la Palestina e la sua resistenza. L’Italia si sostituisce a “Israele” nel perseguire coloro che lottano per la libertà del nostro popolo, allestendo processi farsa, reprimendo il dissenso e colpendo i movimenti che denunciano la complicità del Governo italiano con lo Stato sionista. Di fronte a questa repressione dobbiamo organizzarci meglio, perché solo una presenza forte e determinata può rispondere a chi vuole criminalizzare la solidarietà. Anan, Ali e Mansour non sono soltanto imputati: sono tre compagni, partigiani della libertà, la prova concreta del sostegno dell’Italia a Israele, anche quando ciò significa colpire chi difende diritti, giustizia e autodeterminazione. Per questo diciamo con forza: la repressione non ci fermerà, la solidarietà non arretra, l’organizzazione è la nostra forza. Finché continueranno a colpire uno di noi, troveranno la risposta di tutti. GIOVANI PALESTINESI D’ITALIA UNIONE DEMOCRATICA ARABO- PALESTINESE MOVIMENTO STUDENTI PALESTINESI IN ITALIA ASSOCIAZIONE DEI PALESTINESI IN ITALIA
[2025-12-13] Carcere e Guerra - incontro con Mansoor Adayfi @ Casa del Parco delle Energie
CARCERE E GUERRA - INCONTRO CON MANSOOR ADAYFI Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (sabato, 13 dicembre 19:00) Carcere e guerra, incontro con Mansoor Adayfi  SABATO 13.12 H 19 PARCO DELLE ENERGIE – VIA PRENESTINA 175 – ROMA  Mansoor Adyfi è un ex prigioniero del campo di concentramento di Guantánamo, dove è stato  detenuto per oltre 14 anni senza che fosse mai formulata nei suoi confronti nessuna accusa.  Guantánamo è un carcere di guerra statunitense attivo dal 2002, per la lotta al cosiddetto terrorismo, dove vige un perenne stato di eccezione, si opera in condizioni di extra territorialità ed extra  legalità, ed i detenuti subiscono torture, privazioni, e una detenzione arbitrarie.  Nel 2016 Mansoor Adyfi è stato consegnato alla Serbia e ha iniziato una lotta per costruirsi una nuova vita e per liberarsi dalla classificazione di sospetto terrorista.  Oggi è  uno scrittore ed avvocato ed  è l’autore del libro don’t forghet us here, lost and found at  Guantánamo. A partire dalla sulla sua esperienza di prigioniero a Guantánamo ha pubblicato  articoli, rilasciato interviste,  partecipato a documentari  programmi radio e podcast. Mansoor  Adayfi è inoltre un attivista di CAGE international, organizzazione che sta supportando Prisoners  for Palestine.  A dimostrazione della censura in vigore verso chi difende la causa palestinese è stato bloccata la spedizione del suo libro in Italia e gli è stato concesso un visto di solo 5 giorni, motivo  per il quali potrà tenere un numero limitato di incontri. Con questo incontro vogliamo approfondire la conoscenza dei dispositivi contro-insurrezionali usati dagli Stati colonialisti per supportare le loro aggressioni. L’utilizzo di questi strumenti viene sempre giustificato tramite la narrazione della “lotta al terrorismo”. Vediamo, ad esempio, come riguardo alla situazione in Palestina i governi occidentali, mentre non compiono alcun atto concreto contro il genocidio attuato da sionisti, sono sempre pronti a delegittimare la resistenza palestinese ed a censurare, criminalizzare, reprimere ogni forma di solidarietà verso il popolo palestinese che vada al di la dell’umanitarismo di facciata. L’accusa di terrorismo è quindi sempre pronta per essere utilizzata contro chi sostiene la Palestina. Noi invece vogliamo ribadire che liberazione dal colonialismo passa attraverso l’autodeterminazione degli oppressi e quindi tramite la lotta che assume la forma della resistenza. Per noi solidarietà verso la Palestina significa quindi dare legittimità alla resistenza, contrastare ogni forma di collaborazionismo con Israele e smascherare tutta la narrazione mistificatoria a partire appunto da quella della ”lotta al terrorismo”. Dobbiamo inoltre considerare come i dispositivi repressivi sperimentati ed utilizzati nei territori  colonizzati possono “tornare indietro” ed essere utilizzati per la repressione all’interno  dell’occidente. Basti pensare a quel vero e proprio carcere di guerra che è il 41 bis in Italia  (utilizzato anche per la repressione politica) ed alle sue analogie con strutture di tortura e annientamento quali Guantánamo; oppure alla detenzione amministrativa usata tanto contro migliaia di prigionieri palestinesi quanto contro i “senza documenti” nei CPR italiani, oppure ai  ai dispositivi di spionaggio, schedatura e controllo, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale come  strumento poliziesco e militare, che Israele sviluppa grazie alla collaborazione con le università occidentali, sperimenta contro i palestinesi e poi rivende all’estero. Riteniamo importante quindi  conoscere questi dispositivi anche per difendersi qui. In particolare in un periodo in cui si  manifestano una crescente crisi economica ed una tendenza alla guerra, alimentata da politiche  militariste (vedi l’aumento delle spese militari e di il ritorno della leva obbligatoria). In questa  situazione la normalizzazione del fronte interno, l’aumento di repressione, controllo e censura,  l’attacco agli sfruttati, agli esclusi, ai movimenti di lotta è più che probabile. Riteniamo necessario  per le classi sfrutate comprendere questa realtà ed attrezzarci per contrastarla.  Nel corso di questo incontro parleremo dello sciopero delle prigioniere e dei prigionieri di Palestine Action nelle carceri britanniche. Al momento vi sono sette “Prisoners For Palestine” in sciopero della fame, di cui tre ospedalizzati, ed alcuni di loro hanno annunciato di volerlo portare avanti ad oltranza. Altri trentatré prigionieri si uniranno allo sciopero, uno di loro Sean Midddlebrough ha colto l’occasione di un permesso di qualche giorno per darsi alla macchia  ed è al momento irrintracciabile, ha rilasciato dichiarazioni con cui rivendica il suo gesto come il rifiuto di essere «un prigioniero di guerra dello Stato d’Israele in una prigione britannica». Fuori dalle carceri ci sono state manifestazioni di solidarietà, mentre proseguono le azioni dirette contro le aziende legate a Elbit Systems (fabbrica che produce droni e sistemi di sorveglianza) di cui gli scioperanti chiedono la chiusura degli stabilimenti nel Regno Unito. Lo sciopero della fame dei detenuti inglesi ha assunto un carattere internazionale, sono entrati in sciopero della fame anche Jakhy McCray negli Stati Uniti (recluso per l’incendio di mezzi della polizia di New York) e Dimitris Chatzivasileiadis prigioniero in Grecia. Hanno fatto arrivare la loro solidarietà i prigionieri palestinesi e Georges Ibrahim Abdallah. In Italia hanno supportato lo sciopero, con varie modalità di protesta, i prigionieri anarchici Luca Dolce (Stecco) –  che ha tenuto  uno sciopero della fame dal 8 al 29 novembre – , Juan Sorroche e Massimo Passamani.  A dimostrazione che Israele è l’avanguardia della repressione e che nello Stato sionista si sviluppano e sperimentano le pratiche e le tecnologie repressive che in seguito si esportano altrove,  parleremo anche dello sciopero dei prigionieri comunisti turchi, rinchiusi nelle celle pozzo. Si tratta di cubicoli interrati, introdotti recentemente in Turchia come forma di isolamento estremo e  di tortura psicologica, e che sono lo stesso tipo di cella che da anni Israele utilizza per annientare i prigionieri palestinesi. In questo incontro affronteremo inoltre la questione della repressione che lo Stato italiano sta  conducendo – con crescente aggressività – verso i palestinesi ed solidali con il popolo palestinese.  L’Italia è un paese che da tempo ha adottato misure sempre più spudoratamente filo-sioniste ed una politica estera eterodiretta dagli Stati uniti, questa sudditanza si manifesta anche nel fare lo sbirro per conto di Israele. Tra i vari casi di questa attività poliziesca ricordiamo la condanna di Tarek Didri a 4 anni e 8 mesi di carcere, per avere difeso i manifestanti caricati dalla polizia al  corteo del 5 ottobre 2024 di Roma; Ahmad Salem, un richiedente asilo di 24 anni rinchiuso da 6 mesi nel carcere di Rossano calabro, con il capo di accusa di 270 quinquies (il cosiddetto terrorismo della parola introdotto recentemente), questo per dei semplici video che circolano liberamente in rete e in TV che gli sono stati trovati sul telefonino al momento della richiesta di asilo con un invito al popolo arabo aobilitarsi e scendere nelle trade a fianco dei loro fratelli e sorelle palestinesi; Mohamed Shahin, imam della moschea di S. Salvario a Torino, colpito da decreto di espulsione e trattenuto nel CPR di Caltanissetta, per le sue dichiarazioni a sostegno della resistenza palestinese e dell’attacco del 7 ottobre. Tramite questa iniziativa daremo il nostro contributo alla giornata nazionale di mobilitazione dislocata in sostegno ad Anan Alì e Mansour. I tre palestinesi sono sotto processo a l’Aquila con l’accusa di terrorismo internazionale, ma per noi sono persone che hanno giustamente difeso la loro terra dal colonialismo. Il loro è un processo farsa, istruito dalle autorità italiane per esaudire la richiesta di Israele di colpire Anan, storico e dichiarato membro della resistenza della Cisgiordania.  Nelle ultime udienze abbiamo assistito alla presenza di funzionari dello Stato sionista in sostegno dell’accusa, ovvero i tribunali italiani chiamano i responsabili di un genocidio a testimoniare contro chi  lotta contro questo genocidio. Questo odioso atto di servilismo è ben rappresentato dalla dichiarazione, rilasciata in videoconferenza dal carcere di alta sicurezza di Melfi, da Annan: “É successo in passato, e mi sono trovato di fronte a testimoni israeliani, ma era in un tribunale militare israeliano,di fronte alla giustizia militare all’interno di Israele. Ma non mi aspettavo, ne attendevo, di dovermi trovare ancora una volta ad ascoltare la testimonianza dell’esercito israeliano che occupa la nostra terra e che pratica la pulizia etnica contro il nostro popolo palestinese, e che il loro Primo Ministro, condannato dalla Corte Internazionale come criminale di guerra, fosse un testimone contro di me in un tribunale italiano. Non so più se mi trovo in un tribunale Israeliano e se vengo processato in base alla legge militare israeliana, e se il pubblico ministero sia israeliano o lavori per conto di Israele. Sarà forse un processo militare israeliano, Israele ha davvero così tanta influenza in Italia?” Si è inoltre tenuta la requisitoria della pubblico ministero, la quale nonostante nel dibattimento non è mai riuscita a dimostrare nulla delle accuse rivolte ai tre ha richiesto pesanti condanne, 12 anni per  Anan, 9 per Alì, 7 per Mansur.  Di fatto queste pesanti pene sono quelle che richiede il codice per le accuse loro rivolte, la questione che si pone è che queste accuse sono infondate. Va inoltre ricordato che in Italia esistono le leggi antiterrorismo ( ad esempio l’art, 270 bis ed i suoi derivati) che permettono di infliggere pesanti pene a partire da accuse fumose ed aleatorie, l’Italia in fatto di repressione politica non ha nulla da  invidiare a nessuno.  Il processo farsa dell’Aquila, è la dimostrazione dell’asservimento della magistratura italiana agli assassini israeliani e della complicità del governo italiano con il genocidio in corso in Asia  occidentale. Difendere la Palestina significa anche difendere i Palestinesi in Europa colpiti dalla  longa manus di Israele e sostenere il diritto dei palestinesi a difendere la loro terra con i mezzi  necessari.  Il 13 dicembre si terrà una giornata nazionale di mobilitazione diffusa in solidarietà con  Anan, Alì e Mansour.  Il 19 Dicembre si terrà al tribunale di l’Aquila un importante udienza del processo ad Anan,  Alì e Mansour. In questà data parlerà la difesa e potrebbe essere emessa la sentenza.  Invitiamo da ora tutti i solidale a partecipare al presidio che si terrà a partire dalle ore 9.30
[2025-11-21] Presidio Nazionale per Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmoush @ Tribunale dell'Aquila
PRESIDIO NAZIONALE PER ANAN YAEESH, ALI IRAR E MANSOUR DOGHMOUSH Tribunale dell'Aquila - via Pile 7, 67100 L'Aquila, Italy (venerdì, 21 novembre 09:30) Si avvicina alla conclusione il processo ai tre cittadini palestinesi Anan, Ali e Mansour, in corso presso il tribunale de L’Aquila. Nella prossima udienza, prevista per il 21 novembre, si chiuderà l’istruttoria dibattimentale, prima delle conclusioni del Pubblico Ministero e della difesa. Finora non è emerso alcun elemento incriminante a carico degli imputati. Il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario – dalla Risoluzione ONU 37/42 alla Carta delle Nazioni Unite, fino alla Convenzione di Ginevra – riconoscono il diritto del popolo palestinese alla resistenza contro l’occupazione militare illegale, anche attraverso il ricorso alle armi, purché non vengano coinvolti civili estranei al conflitto. Nel corso del processo non è emerso alcun superamento di questo limite. Un punto centrale è stato il tentativo dell’accusa di presentare un insediamento illegale israeliano, che ospita anche una base militare, come una semplice cittadina civile israeliana. Per sostenere questa tesi, la Procura ha cercato di inserire nel fascicolo un documento proveniente dall’ambasciata israeliana a Roma, ma il giudice ne ha negato l’ammissione. In risposta, l’accusa ha richiesto di convocare l’ambasciatore israeliano come testimone nella prossima udienza. La presenza stessa dello Stato genocidario di Israele in aula, chiamato dalla Procura, è purtroppo coerente con la politica di complicità dell’Italia con l’occupazione israeliana dimostrata anche nel corso di due anni di conclamato genocidio. Meritevole di condanna politico-giuridica è che nel luglio del 2024 la Corte Internazionale di Giustizia, oltre a condannare l’occupazione israeliana e le politiche di insediamento, ha anche indicato che tutti gli Stati membri dell’ONU hanno non solo l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale derivante dall’occupazione, ma anche di non fornire assistenza o aiuto al mantenimento di tale situazione. Riteniamo che, oltre al fatto che l’ambasciata israeliana sia stata chiamata a testimoniare dalla Procura della Repubblica italiana, questo processo, per come si è sviluppato, rappresenti l’ennesima palese violazione di quanto disposto dalla CIG, e che sia indubbiamente un processo volto a spezzare e colpire qualsivoglia forma di resistenza nei Territori Palestinesi occupati e a fornire assistenza attiva da parte dell’Italia a Israele nel mantenere tale occupazione in piedi. Invitiamo tutti a partecipare al presidio davanti al Tribunale de L’Aquila nella giornata dell’udienza di venerdì 21 novembre, per esprimere solidarietà ad Anan, Ali e Mansour, e per ribadire che la resistenza non si arresta né si processa!
[2025-11-16] "Colpevoli di Palestina" (2025) • proiezione del documentario sul processo di Anan, Ali e Mansour @ CSOA Forte Prenestino
"COLPEVOLI DI PALESTINA" (2025) • PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO SUL PROCESSO DI ANAN, ALI E MANSOUR CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (domenica, 16 novembre 16:30) CSOA Forte Prenestino domenica 16 novembre 2025 ore 16:30 proiezione del documentario sul processo di Anan, Ali e Mansour "COLPEVOLI DI PALESTINA" (Ita 2025) 47' regia di di Giacomo Villa ... COLPEVOLI DI PALESTINA La vicenda giudiziaria di Anan Yaeesh, combattente della Seconda Intifada, incarcerato dal 27 gennaio 2024 dallo Stato italiano che lo sta processando, insieme ai suoi amici Ali Irar e Mansour Doghmosh, per aver preso parte alla Resistenza palestinese. Un lavoro che racconta come la repressione della resistenza palestinese avvenga anche sul nostro territorio. ... https://www.forteprenestino.net/attivita/cinema/3464-colpevoli-di-palestina-documentario https://www.facebook.com/events/1143026824216997 #freePalestine