Libertà di insegnamento in tempo di guerra: un’assemblea on line contro la censura nelle scuoleAlla luce degli atti repressivi e di censura che stanno colpendo le scuole
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
convoca un’assemblea online per il 29 Dicembre alle 18:00 per preparare per
l’inizio del 2026 un’adeguata mobilitazione con tutte le realtà presenti sui
territori.
A seguito di alcuni post sui social e sui giornali di esponenti locali della
destra è partita una interpellanza parlamentare e una rapidissima ispezione del
Ministero dell’Istruzione e del Merito atta ad accertare gli avvenimenti. Sul
banco degli “imputati” Francesca Albanese invitata online da alcuni istituti
comprensivi a parlare di Palestina.
I fatti riguardano scuole della Toscana, dell’Emilia Romagna e delle Marche
[Educare sotto ispezione: la vicenda dell’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro
(BO)] ; in alcuni casi gli ispettori non sono arrivati a giudicare l’operato di
docenti e presidi, perché la presenza di Albanese era legata a una richiesta
degli studenti e delle studentesse dentro un’assemblea regolarmente convocata.
Albanese nelle scuole secondarie? Oggi a lei il diniego, domani a noi tutti
L’invito a Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite per il
territorio palestinese occupato, era finalizzato a presentare il suo ultimo
libro: “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina”, un
percorso didattico, legato alla tragica attualità, che tuttavia ha provocato una
pronta reazione politica di esponenti della destra (articoli sulla stampa locale
e gli immancabili post sui social), che hanno chiesto la verifica di eventuali
estremi di reato per Albanese; a ciò è seguita l’iniziativa del
ministro Giuseppe Valditara con l’invio di ispettori che, a distanza di
pochissimi giorni, sono entrati nelle scuole “incriminate” per valutare
l’operato dei/delle docenti e verificare se sia stato garantito quel
contraddittorio funzionale a scongiurare il rischio di “indottrinamento
ideologico“.
E proprio in questi ultimi giorni, in un istituto superiore dell’Emilia Romagna,
con circolare della dirigenza, è stato annullato l’incontro con due refusenik,
ossia obiettori di coscienza israeliani, organizzato da Assopace Palestina.
Un’iniziativa di censura o di prudenza vista la nota ministeriale del 7 novembre
che invoca il pluralismo e il contraddittorio?
A nostro avviso si è voluta impedire la presenza di voci scomode e non allineate
con i desiderata governativi. Detto in altri termini, ogni qual volta parliamo
di Palestina, di colonialismo di insediamento e dei civili palestinesi vittime
dei bombardamenti israeliani dovremmo chiamare
Smotrich oppure Gallant e Netanyahu, sui quali pende un mandato di cattura per
crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale?
Se oggi dovessimo invitare in una scuola lo storico israeliano antisionista Ilan
Pappé dovremmo forse convocare l’ambasciatore di Israele o uno dei ministri che
rivolgendosi agli arabi e ai palestinesi utilizza termini razzisti? O un
ufficiale dell’esercito contro cui esistono prove dirette per crimini di guerra?
E ogni qual volta si registrano presenze di militari nelle scuole denunciate
dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università perché il ministro Valditara non invoca il contraddittorio?
Non si parli di attualità
A non essere gradita al ministro Giuseppe Valditara è proprio l’attualità,
eppure da quando esistono le assemblee studentesche sono gli argomenti vissuti a
provocare indignazione e il bisogno di approfondimenti.
Si è parlato anche di estremi di reato perché la relatrice Francesca
Albanese avrebbe “accusato l’attuale governo di essere fascista e complice di un
genocidio” e sono state promesse azioni giudiziarie nei suoi confronti per
tutelare il buon nome della maggioranza. In realtà sono le sue relazioni
presentate all’Onu ad essere sul banco degli imputati a totale sprezzo del
diritto internazionale.
Chiedere la fine di rapporti commerciali con Israele è una richiesta
inammissibile? O deve essere bandita ogni domanda relativa alle complicità
politiche, finanziarie e industriali dello Stato italiano con Israele?
Sono proprio l’accusa di genocidio e il racconto della Nakba che si vogliono
bandire dalle scuole. Queste sono peraltro le stesse riflessioni di tanti e
tante docenti, genitori, studenti e studentesse che registrano l’instaurarsi di
un clima autoritario nelle scuole al fine di impedire l’autonomia e la libertà
di insegnamento.
Le ispezioni assumono allora una valenza politica perché vengono vissute negli
istituti come un atto intimidatorio contro docenti, studenti e studentesse: non
sono le sanzioni o i richiami a preoccupare, ma la continua intromissione del
Ministero nella vita scolastica con l’utilizzo dei controlli e dei provvedimenti
disciplinari per seminare paura, rassegnazione e silenzio.
Ci siamo posti in questi giorni ulteriori domande: le scuole italiane sono
divenute un covo di settari ed estremisti? E ogni azione della docenza necessita
di un controllo da parte del Ministero come si faceva in epoca fascista?
Si alimenta il sospetto sui/sulle docenti, sulla loro professionalità, si punta
direttamente a condizionare le decisioni degli organi collegiali e, a nostro
avviso, è anche l’inizio di una campagna antisindacale. I prossimi mesi diranno
se i nostri argomenti sono fondati o meno.
Quanto accade nelle scuole è soltanto un tassello di quanto avviene nell’intera
società dove censura e repressione colpiscono intellettuali come il prof. Angelo
d’Orsi, i centri sociali come Askatasuna, i movimenti studenteschi, gli
attivisti per la Palestina, le persone che non rinunciano a esprimere un
pensiero critico come l’imam Mohamed Shahin e infine i resistenti palestinesi
come Anan Yaeesh e tutte le realtà conflittuali oggetto di repressione per il
decreto sicurezza.
Alla luce dei fatti appena descritti, L’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università convoca un’assemblea online da tenersi il 29
Dicembre alle 18:00.
Urge preparare un’adeguata risposta e mobilitazione da condividere con tutte le
realtà presenti sui territori per l’inizio 2026.
DEMOCRAZIA E AUTONOMIA DIDATTICA NON SI INGABBIANO!
Per seguire l’assemblea entra nella riunione in Zoom
https://us02web.zoom.us/j/81571709889?pwd=fUhfagxxq781tj9dTOmkdaamWCDDaP.1
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università