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[Ratisbona, Germania]: Doppio attacco incendiario contro la rete elettrica e l’industria dei microchip
> Da Sans nom, 15.06.26 Ratisbona (Germania), 8 giugno 2026. Incendiati i cavi sotto il ponte che attraversa il Danubio e conduce alla centrale idroelettrica, la quale a sua volta alimenta il vicino stabilimento di semiconduttori. La notte tra domenica e lunedì 8 giugno non è stata come le altre a Ratisbona, laboriosa città della Baviera situata a metà strada tra Monaco e Norimberga. Non perché i suoi abitanti non abbiano potuto dormire sonni tranquilli, ma perché il loro caro strumento di lavoro ha rischiato grosso. Quella notte, infatti, mentre gli onesti lavoratori ricaricavano il loro livello di servitù volontaria prima di tornare al triste lavoro, delle creature della notte hanno tentato di attaccare col fuoco la rete elettrica della città in due punti: da un lato, a sud, nel sobborgo di Pentling, agendo contro un traliccio elettrico situato vicino a un parco solare; dall’altro, a nord-ovest di Ratisbona, verso le quattro del mattino, incendiando i cavi che passano sotto un ponte sul Danubio e che sono collegati direttamente alla centrale idroelettrica della zona. Il costo stimato dei danni non è stato reso pubblico nel primo caso, dove il dispositivo sembra aver avuto scarso successo, mentre nel secondo caso è stato stimato in 30.000 euro. Sebbene i due attacchi compiuti con ordigni artigianali non siano riusciti a provocare un blackout di grandi proporzioni, le autorità hanno comunque affidato le indagini all’Ufficio centrale per la lotta all’estremismo e al terrorismo della Baviera, poiché nutrono il forte sospetto che questo attacco anonimo contro importanti infrastrutture della città mirasse in realtà a interrompere l’alimentazione elettrica del grande stabilimento di semiconduttori di Infineon, situato nelle immediate vicinanze del secondo luogo colpito da questi sabotaggi. A discolpa di queste autorità sospettose, va detto che negli ultimi tempi si sono verificati con successo diversi attacchi dello stesso tipo su entrambe le sponde del Reno, contro l’alimentazione di aziende del settore della difesa e dell’alta tecnologia, in particolare della produzione di semiconduttori. Il 7 aprile a Bourges (Cher), tralicci e trasformatori sono stati incendiati contro l’industria bellica; il 25 maggio a Garching (Monaco), due tralicci sono andati a fuoco non lontano dal campus high-tech; il 2 giugno a Le Rousset (Bouches-du-Rhône), due trasformatori elettrici sono bruciati accanto alla zona industriale che concentra diversi produttori di semiconduttori; il 4 giugno a Marsiglia, l’alimentazione elettrica della società di armamenti Eurolinks è stata distrutta da un incendio; poco prima del 5 giugno a Froges (Isère), due tralicci sono stati segati, nel tentativo di staccare la corrente alle fabbriche di semiconduttori di STMicroelectronics e Soitec; l’8 giugno, a Reutlingen, in Baden-Württemberg, una sottostazione elettrica è stata incendiata in diversi punti, causando la temporanea chiusura dello stabilimento di semiconduttori Bosch. Ecco, ad esempio, cosa si può leggere sul sito web di Infineon riguardo al suo stabilimento di produzione, rendendo superfluo aggiungere altro sul perché potrebbe essere stato proprio quello il vero obiettivo di questi sabotaggi incendiari: «A Ratisbona, Infineon è un polo di innovazione e uno stabilimento high-tech. Oltre 3.000 dipendenti sviluppano e producono i chip del futuro direttamente sulle rive del Danubio. È l’unico sito di produzione che integra le fasi di produzione a monte e a valle. La vicinanza dei siti favorisce scambi rapidi e creativi con colleghi provenienti da una quarantina di Paesi. Ciò che contraddistingue Infineon Ratisbona [Regensburg in tedesco, NdT] è che sviluppiamo innovazioni a partire da nuovi materiali e progettiamo nuovi imballaggi, processi di produzione e metodi di separazione dei chip per i nostri semiconduttori di potenza, sensori, microcontrollori e chip ad alta frequenza.» … [Sintesi della stampa tedesca, 11-13 giugno 2026]
[Marsiglia, Francia] : Fuoco contro la fabbrica di armi Eurolinks
> Da Indymedia Lille, 05.06.26 Abbiamo dato fuoco all’impianto elettrico della Eurolinks. Per bloccare per diverse settimane questa fabbrica di morte che produce a Marsiglia materiale bellico venduto all’esercito israeliano, responsabile del genocidio in Palestina. Per mostrare la nostra solidarietà a chi subisce le guerre in Libano, in Iran, in Palestina e altrove. Per far sì che le aziende francesi produttrici di armi smettano di trarre profitto dalla morte e dal colonialismo. Per unirci alle resistenze di tutto il mondo nella lotta contro il militarismo e l’autoritarismo. 4 giugno 2026
[Reutlingen, Germania]: Staccare la corrente allo stabilimento di semiconduttori «Bosch»
> Da Sans nom, 11.06.26 Reutlingen (Germania), 8 giugno 2026. L’incendio intenzionale della sottostazione elettrica provoca il parziale arresto dello stabilimento di semiconduttori «Bosch». Nella notte tra domenica e lunedì 8 giugno, intorno all’1:45, la sottostazione elettrica di Betzingen, situata a ovest di Reutlingen (città di circa 120.000 abitanti a quaranta chilometri da Stoccarda, in Baden-Württemberg), è stata oggetto di un atto di sabotaggio. È stata tagliata la recinzione e sono stati appiccati tre focolai d’incendio contro cavi e trasformatori ad alta e media tensione, gestiti congiuntamente dagli operatori Netze BW e FairNetz. Circa duecento pompieri sono stati inviati sul posto e hanno impiegato quasi cinque ore per spegnere gli incendi. Decine di migliaia di persone sono rimaste immediatamente senza elettricità, un numero che è sceso a 7.500 nel corso della giornata di lunedì, prima che l’intera rete venisse ricollegata mercoledì 10 giugno. I danni sono stimati in diversi milioni di euro e i lavori di riparazione richiederanno diversi mesi. Ma la cosa più allarmante, per tutti i benpensanti che si sono riversati in un fiume di indignazione, è che un complesso industriale della Bosch, che impiega 10.000 persone e si trova proprio a Reutlingen e nel suo sobborgo di Kusterdingen, ha potuto riprendere le sue attività nocive solo molto più tardi e solo in alcuni settori (come la logistica), grazie a generatori di emergenza. Un complesso di stabilimenti sensibili all’interno dei quali gli schiavi salariati lavorano allo sviluppo e della produzione di semiconduttori e unità di controllo elettroniche… Ricordiamo che Bosch, leader mondiale nel settore dei chip elettronici, sviluppa e produce semiconduttori da oltre 50 anni nel proprio stabilimento di Reutlingen. Tra i semiconduttori prodotti vi sono circuiti specifici (ASIC), sensori MEMS e semiconduttori di potenza. Lo spazio delle camere bianche necessario per la produzione di questi chip è aumentato da circa 35.000 a oltre 44.000 metri quadrati tra il 2022 e la fine del 2025. Insomma, si comprende meglio il motivo per cui sono state incaricate delle indagini l’Ufficio investigativo criminale (LKA) e il Centro di protezione e lotta al terrorismo della regione del Baden-Württemberg per «incendio doloso contro ignoti», mentre finora non è stata rilasciata alcuna rivendicazione, lasciando gli inquirenti a brancolare nel buio…. [Sintesi della stampa tedesca, 8-10 giugno 2026] --------------------------------------------------------------------------------
[Garching, Germania]: A proposito del campus high-tech e dell’incendio di due tralicci
> Da Sans nom, 09.06.26 Garching (Germania), 25 maggio 2026. Incendio volontario dei cavi ad alta tensione di due tralicci, nell’area del campus tecnico-scientifico Il 25 maggio scorso, intorno alle 3:50, si è verificato un incendio intenzionale contro due tralicci elettrici a Garching, nella periferia nord di Monaco di Baviera. «Gli elementi di cui disponiamo al momento indicano chiaramente che si è trattato di un atto di sabotaggio. Le nostre forze di sicurezza stanno conducendo le indagini a ritmo serrato», ha dichiarato il ministro dell’Interno regionale Joachim Herrmann (CSU). Nonostante l’incendio abbia causato solo un’interruzione di corrente della durata di 45 minuti*, si nota la riluttanza dei media a menzionare il luogo e il contesto dell’incidente. «Considerando l’obiettivo e le modalità dell’azione, si può supporre che si tratti di un atto di matrice politica», ha dichiarato la Procura generale che dirige le indagini. I media locali, tuttavia, non hanno detto nulla sui motivi per cui l’obiettivo colpito porta a questa conclusione. Per quanto riguarda i loro colleghi nazionali, hanno mantenuto il silenzio totale su quanto accaduto. Una breve ricerca su Internet permette di capire chiaramente perché lo Stato sia così sicuro che si sia trattato di un atto di sabotaggio. La città di Garching, nei pressi di Monaco, è in gran parte occupata dall’ampio campus dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München, TUM). Questo ateneo, che figura tra i migliori d’Europa, dispone di diverse sedi distribuite in tutta la città**. Il campus di Garching è stato inaugurato nel 1957 con l’entrata in funzione del primo reattore di ricerca. Si trattava della prima centrale nucleare della Repubblica Federale di Germania. Il reattore non è mai stato utilizzato per produrre elettricità, ma esclusivamente a fini di ricerca; tuttavia, produce scorie nucleari da 70 anni (20 anni fa è stato costruito un nuovo reattore e quello vecchio è stato messo fuori servizio). Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il primo traliccio incendiato in mezzo al campo, nel punto in cui la linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… Nel 2025 si è verificato un nuovo trasporto Castor di scorie nucleari verso il sito di stoccaggio provvisorio di Ahaus, in Renania Settentrionale-Vestfalia. Poiché l’uranio delle barre di combustibile è arricchito oltre il 90%, il reattore è da tempo al centro di critiche per il suo arricchimento di uranio “di qualità militare” – l’uranio delle bombe atomiche è infatti arricchito a un livello simile. Di fatto, la Baviera crea le condizioni necessarie per la fabbricazione di armi nucleari. Le barre di combustibile di Garching vengono raffreddate con acqua dell’Isar che, una volta contaminata dalla radioattività, viene nuovamente scaricata nel fiume alpino. Tuttavia, poiché è solo “leggermente radioattiva”, ciò non pone alcun problema, secondo gli scienziati di Garching. Oltre al reattore e alla ricerca nucleare, a Garching si svolgono numerose altre attività di ricerca all’avanguardia. Tra queste, l’astrofisica, la fisica dei semiconduttori e dei plasmi, la sicurezza energetica e nucleare, l’ottica quantistica, l’ingegneria meccanica e la tecnologia dei motori. Dal 2006, inoltre, vi ha sede il centro di calcolo Leibniz. «È in questo edificio all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e dotato di un sistema di climatizzazione ad alte prestazioni che si trova uno dei centri di calcolo più efficienti al mondo, comprendente l’infrastruttura di rete per il polo universitario di Monaco». Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il secondo traliccio incendiato, sul ciglio della strada, nel punto in cui una seconda linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… L’Università tecnica di Garching lavora in stretta collaborazione con aziende private, il che spiega la presenza, da alcuni anni, del campus della multinazionale del software SAP (Systemanalyse Programmentwicklung) nel sito dell’università, dove le start up tecnologiche vengono sostenute e acquisite. Il fatto che un’azienda privata di primo piano, quotata nell’indice azionario tedesco DAX, disponga di un proprio campus in un sito universitario, la dice lunga sull’importanza economica e scientifica di Garching. La ricerca condotta presso il «SAP Labs Munich Campus» si concentra sull’intelligenza artificiale e abbraccia diversi settori, quali le catene di approvvigionamento digitali, l’ambiente, le questioni sociali, la governance, il futuro del lavoro, i dati sintetici e l’informatica quantistica. Inoltre, l’Università tecnica di Garching ospita uno dei principali “poli di start up” d’Europa, l’Entrepreneurship Center Garching. È qui che ogni anno nascono oltre 140 start-up tecnologiche, tra cui Isar Aerospace, i cui razzi si vedono regolarmente schiantarsi in televisione. È evidente che questo ambiente universitario, derivato dalle scienze tecniche, sia anche una fonte di ispirazione per l’industria degli armamenti. Il «TUM Venture Labs», un programma dell’Università Tecnica di Monaco, eroga sovvenzioni, mette a disposizione laboratori e facilita le collaborazioni per le start-up tecnologiche di tutti i settori, dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, fino all’industria degli armamenti. Il TUM Venture Lab intrattiene infatti una partnership con l’azienda produttrice di armamenti Hensoldt, nota soprattutto per i suoi droni. «In qualità di polo europeo di primo piano per l’imprenditoria DeepTech, TUM Venture Labs e i nostri partner di Monaco svolgono un ruolo decisivo nell’ambito delle innovazioni legate alla difesa nei settori spaziale, dei sistemi autonomi e del software/IA», spiega Philipp Gerbert, amministratore delegato di TUM Venture Labs. «Hensoldt è un nuovo partner di inestimabile valore al nostro fianco.» TUM Venture Labs intrattiene partnership con numerose aziende operanti nel settore della difesa, in particolare nei comparti dell’aeronautica, dei satelliti e dei droni, fornendo loro sostegno. Tra le aziende sostenute da TUM Venture Labs figurano, ad esempio, DeltaOrbit, Vaeridion, deltaVision, Vortex Aerotec e TYTAN Technologies: tutte start up specializzate in innovazioni relative alla guerra moderna (IA, droni, ecc.), note come DefenseTech o deftec, che beneficiano di sovvenzioni pari a diversi milioni di euro. L’azienda di droni TYTAN Technologies, sul proprio sito web, afferma con orgoglio: «Progettato per il campo di battaglia, non per il laboratorio», e aggiunge: «Testato sul campo di battaglia in Ucraina». Il 17 giugno 2026, i TUM Venture Labs organizzeranno, per esempio, un «corso sulla raccolta di fondi nel settore della difesa». «Questo corso riunisce attori chiave per aiutare i fondatori e le fondatrici a comprendere il capitale di rischio, le sovvenzioni pubbliche e la scalabilità nell’ecosistema della difesa». La maggior parte dei laboratori messi a disposizione dall’Università tecnica per i futuri scienziati dell’alta tecnologia e per le aziende del settore della difesa si trova a Garching. Questa breve sintesi è il risultato di una breve ricerca che avrebbe potuto essere più approfondita. Tuttavia, dovrebbe essere sufficiente a illustrare la natura delle attività di ricerca condotte a Garching da 70 anni a questa parte. È lecito supporre che dell’importanza e del ruolo del sito di Garching fossero a conoscenza non solo i procuratori e i ministri dell’Interno, ma anche i sabotatori che, una settimana fa, hanno appiccato il fuoco ai tralicci elettrici della zona. [originale in tedesco su de.indymedia, 1 giugno 2026] -------------------------------------------------------------------------------- NdT *Secondo quanto dichiarato dal gestore della rete elettrica Bayernwerk Netz alla stampa locale, l’intera zona di Garching è stata colpita da questo doppio sabotaggio lunedì di Pentecoste: «Circa 15.000 abitazioni nei villaggi di Ismaning, Aschheim, Finsing, Neuching e Moosinning sono rimaste senza corrente per circa 45 minuti», poi alcune misure di commutazione hanno permesso di ripristinare la situazione (Merkur, 26 maggio 2026). **Per chi fosse interessato ai sabotaggi contro le attività tecnico-scientifiche di Monaco, si consiglia in particolare la lettura del seguente articolo riguardante l’attacco ai lavori della linea della metropolitana che avrebbe dovuto collegare il campus nord (Garching) al campus sud (Planegg): “Monaco (Germania): incendio nel cantiere della metropolitana del polo scientifico” (sansnom, 27 luglio 2023).
[Rousset (Bouches-du-Rhône), Francia]: Staccare la corrente alle fabbriche di microchip
> Da Sans nom, 08.06.26 Aperta un’indagine dopo l’incendio di un trasformatore elettrico nella zona industriale di Rousset La Provence, 5 giugno 2026 (estratto) Nella notte tra lunedì 1° e martedì 2 giugno, un «atto doloso», secondo quanto riferito dal Comune, ha provocato l’incendio del trasformatore elettrico di potenza situato nella zona industriale di Rousset. Una rete metallica che circonda l’area in cui si trova il trasformatore è stata tagliata per consentire l’accesso al luogo, sempre secondo quanto riferito dal Comune. Questo atto vandalico ha causato un’interruzione di corrente che ha interessato tre aziende del settore [tra cui i produttori di semiconduttori STMicroelectronics e Microchip Technology, nonché i loro fornitori*]. Un trasformatore di potenza è un componente elettrico ad alta tensione, essenziale per il funzionamento delle reti elettriche. Non appena i fatti sono stati scoperti, la polizia municipale è intervenuta per raccogliere i primi elementi utili alle indagini. Le immagini del sistema di videosorveglianza comunale sono state rapidamente messe a disposizione degli investigatori su richiesta dei servizi di gendarmeria, ai quali è stata affidata l’indagine attualmente condotta dalla sezione investigativa. Un atto simile sarebbe stato commesso anche sul trasformatore di potenza situato in chemin de la Cairanne. Il Comune di Rousset condanna con la massima fermezza questi attacchi dolosi che danneggiano le infrastrutture essenziali per il funzionamento del territorio e penalizzano direttamente le imprese coinvolte. -------------------------------------------------------------------------------- *Nota: STMicroelectronics è presente nella regione PACA dal 1964, quando il sito era situato ad Aix-en-Provence. Nel 1979, nell’ambito di una partnership tra Saint-Gobain e la società americana National Semiconductor, nasce il sito Eurotechnique a Rousset che, a seguito della fusione tra Thomson Semiconducteurs e SGS Microelettronica nel 1987, diventerà STMicroelectronics. Oggi, lo stabilimento ST di Rousset conta circa 2.700 dipendenti. Dispone di un importante impianto industriale per la produzione di wafer da 8″, un’unità per i test elettrici e centri di progettazione e sviluppo specializzati, in particolare, nei settori dei circuiti integrati per il settore automobilistico, delle smart card di sicurezza, dei microcontrollori ad alte prestazioni e della tecnologia RFID.
[ATENE, GRECIA]: DISTRUTTA TELECAMERA AI
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Ieri mattina (25/5) abbiamo notato che stavano installando una telecamera di sorveglianza fuori dal liceo locale. Così, la sera stessa, non appena l’installazione è stata completata (non era ancora stata collegata alla rete elettrica), abbiamo deciso di passare all’azione. Così abbiamo distrutto la telecamera, l’abbiamo imbrattata con vernice spray e abbiamo attaccato adesivi contro l’IA e la sorveglianza in generale. In una zona dove per anni non c’erano telecamere statali a sorvegliarci e quelle private esistenti erano posizionate in punti che non ci riguardavano, abbiamo pensato che fosse meglio lasciare le cose come stavano. L’azione, come si vede nel video, è stata semplice e molto breve, quindi invitiamo altri gruppi e individui di tutti i quartieri a resistere alla diffusione dell’IA e dei dispositivi di sorveglianza. SE NON HAI NULLA DA NASCONDERE ALLO STATO E ALLE AZIENDE, SEI GIÀ MORTO BASTA CON IL CONTROLLO Anarchici della zona di Acharnon, Atene
[Froges (Isère), Francia]: Rivendicazione di un attacco ai tralicci contro STM e Soitec: acqua e stelle, non chip e nucleare!
> Da Indymedia Nantes, 05.06.26 All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan. Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare un’interruzione di corrente. RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito! Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita. Azione diretta! Solidarietà! Resistenza!
Spegnere il dominio
> Da Anathema, volume IX numero 1, Aprile 2023 Negli ultimi mesi, gli attacchi alle sottostazioni elettriche in Florida, Washington, Oregon, Carolina del Sud e Carolina del Nord hanno fatto notizia. I media, pur riconoscendo che nessuno ha rivendicato questi atti di sabotaggio e che potrebbero essere stati compiuti da diversi gruppi “estremisti”, hanno puntato il dito contro l’estrema destra. Gli articoli hanno collegato questi recenti atti alla letteratura accelerazionista fascista e all’attività sui social media che promuove tali attacchi e fornisce istruzioni su come metterli in atto, citando altri casi in cui esponenti dell’estrema destra sono stati arrestati per aver cospirato per attaccare la rete elettrica. Non solo nessuno ha rivendicato queste recenti azioni, ma, secondo le stesse aziende elettriche, esse sono ben lungi dall’essere gli unici atti di sabotaggio perpetrati contro la rete elettrica. A quanto pare, azioni simili sono piuttosto comuni, ma vengono raramente rese pubbliche per scoraggiare eventuali emulatori. Che questi attacchi specifici siano stati compiuti o meno da reazionari (è degno di nota il fatto che il blackout molto pubblicizzato avvenuto in North Carolina a dicembre abbia coinciso con uno spettacolo di drag queen nella regione), gli anarchici non dovrebbero permettere la costruzione di una narrazione secondo cui interrompere l’energia che alimenta la civiltà industriale potrebbe servire solo al fascismo. Infatti, gli stessi articoli dei media mainstream proseguono paragonando i recenti eventi a un attacco a una sottostazione in California di quasi un decennio fa che «avrebbe potuto mettere fuori uso tutta la Silicon Valley» e causare 15 milioni di dollari di danni, dimostrando che il sabotaggio delle sottostazioni è una tattica in grado di infliggere un duro colpo al dominio tecnologico. A dicembre, Unicorn Riot ha pubblicato un articolo intitolato «Il fascino della rete elettrica statunitense per l’estrema destra», in cui viene illustrato un pericoloso ragionamento che ormai è da considerare senso comune tra gli anarchici di sinistra. Dopo aver riportato la notizia dell’attacco alla sottostazione della Carolina del Nord, l’articolo mette insieme frammenti provenienti dal Dipartimento della Sicurezza Interna e da altri organi del governo federale sulla minaccia della violenza dei suprematisti bianchi alla sicurezza nazionale, lamentando al contempo l’incapacità dello Stato di adottare “misure adeguate per combattere il terrorismo interno di estrema destra”. Gli autori proseguono delineando l’ideologia dell’accelerazionismo e citano casi di individui di estrema destra che promuovono attacchi contro la rete elettrica e altre infrastrutture su Discord, Telegram ecc. Concludono l’articolo con un elenco di sei recenti attacchi alle sottostazioni sotto il titolo “Pacific Northwest: un focolaio di estrema destra”, sottintendendo che tutti e sei fossero innegabilmente motivati da obiettivi di supremazia bianca/accelerazionisti senza nemmeno tentare di sostenere questa affermazione. Quindi, persone sconosciute stanno attaccando la rete elettrica e lo Stato ha ritenuto che ciò costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale. Lo Stato ha anche considerato i nazisti una minaccia alla sicurezza nazionale; i nazisti hanno promosso e sono stati arrestati per aver pianificato di attaccare la rete elettrica; ci sono molti nazisti nel Nord-Ovest, pertanto qualsiasi attacco alla rete elettrica in quella regione deve necessariamente essere opera dei nazisti. Questo nonostante il fatto che nel 2022 siano stati segnalati più di 120 incidenti (attacchi diretti, sabotaggi, atti di vandalismo), il che suggerisce che attaccare la rete elettrica non sia l’esclusiva di una minoranza reazionaria organizzata, ma una pratica relativamente comune. Mark Christie della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC) ha persino affermato che ci sono “molti incidenti” in cui “un ubriaco qualsiasi con una pistola e la propensione giusta” attacca dei trasformatori di potenza. Dopo una serie di attacchi a sottostazioni elettriche avvenuti quest’inverno a Washington e nell’Oregon, due persone sono state arrestate e accusate di aver colpito quattro sottostazioni il giorno di Natale, dopo che uno dei loro cellulari era stato utilizzato per collegarli alle rispettive località. Dopo l’arresto, uno dei due uomini ha dichiarato alla polizia che stava cercando di interrompere l’erogazione di energia elettrica per rapinare un negozio. La sua compagna ha poi rilasciato una dichiarazione ai media affermando che lui non faceva assolutamente parte dell’estrema destra e che era semplicemente a corto di soldi. Nel maggio 2020 tre sedicenti Boogaloo Boys sono stati arrestati con l’accusa di aver cospirato per attaccare una sottostazione elettrica di Las Vegas come parte di un tentativo di fomentare disordini durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter in città. Nel frattempo, i mass media hanno concentrato un’attenzione sproporzionata sulla partecipazione di una manciata di Boogaloo Boys alle rivolte di Minneapolis. I commentatori liberali hanno continuato a ripetere a pappagallo la narrazione secondo cui le rivolte erano state istigate da accelerazionisti suprematisti bianchi per scatenare una guerra razziale. Le masse di rivoltosi e saccheggiatori neri non solo non erano le vere protagoniste, ma erano in realtà secondo loro esagerate, forse persino inventate, dai media di destra come mezzo per screditare le proteste “legittime” e non violente guidate dai neri. In questa illusione liberale, i rivoltosi sono ridotti a pedine che alimentano inconsapevolmente le fiamme della guerra civile desiderata dai suprematisti bianchi. Naturalmente, queste due situazioni – una rivolta e una serie disorganica di attacchi – differiscono per molti aspetti significativi. Il punto rilevante è che gli attori di estrema destra tenteranno di scatenare disordini per i propri fini, ma ciò non dovrebbe indurci a cadere in questa trappola e a difendere lo status quo. I media “radicali”, facendo eco alle prospettive di sinistra in generale, spesso riproducono le narrazioni dei media statali o privati, limitandosi a ribadirne le argomentazioni senza modificare l’analisi o mettere in discussione i presupposti di fondo. Il DHS ritiene che alcuni attacchi alla rete elettrica possano essere compiuti da estremisti motivati da ragioni razziali; noi faremo di meglio e diremo che TUTTI questi attacchi DEVONO essere compiuti da nazisti organizzati! Parlare della recente ondata di attacchi come se fossero senza dubbio opera dei nazisti aiuta involontariamente i media capitalisti e lo Stato a giustificare misure repressive che inevitabilmente verranno utilizzate contro i dissidenti di ogni tipo. I liberali hanno gioito quando gli eventi del 6 gennaio sono stati etichettati come «terrorismo interno»; è così difficile immaginare che il successo di quell’etichetta possa avere qualcosa a che fare con il fatto che ora i difensori della foresta di Atlanta siano accusati dello stesso reato? Dopo le interruzioni di corrente in North Carolina, le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco in tutta la contea. Il successo dei media nel fomentare la paura riguardo a una rete elettrica vulnerabile sotto attacco da parte di nemici fascisti dello Stato getta le basi per misure repressive simili ogni volta che lo Stato si sente minacciato. Nel frattempo, la rete elettrica si trova già di per sé in una situazione critica. I catastrofici blackout del 2021, che hanno causato almeno 246 vittime in Texas, hanno dimostrato che la rete attualmente non dispone della ridondanza necessaria per resistere a gravi eventi meteorologici, per non parlare dell’aumento della domanda di elettricità previsto tra il 40 e il 60 per cento entro il 2050 a causa della diffusione di auto elettriche, elettrodomestici, infrastrutture, ecc. Mentre lo Stato si precipita verso il suo “futuro senza emissioni di carbonio”, i settori eolico, solare e nucleare sono in crescita, ma le infrastrutture necessarie per immagazzinare, trasformare e trasportare tutta questa energia rischiano di non stare al passo. Le attuali 7.300 centrali elettriche, 55.000 sottostazioni di trasmissione e 160.000 miglia di linee elettriche ad alta tensione non sono neanche lontanamente sufficienti. Bill Gates, uno dei principali protagonisti di questa espansione energetica, sta costruendo una nuova centrale nucleare da 4 miliardi di dollari, la prima di diverse previste dalla sua società TerraPower, nel Wyoming, sul sito di una ex centrale a carbone. Che poesia. Sta inoltre sostenendo la costruzione di ulteriori linee di trasmissione ad alta tensione interregionali per spianare la strada al futuro senza combustibili fossili (e radioattivo!) che sarebbe, a quanto pare, la nostra unica speranza. Man mano che le infrastrutture elettriche si espandono, cresce anche la nostra dipendenza da esse. È ovvio che innumerevoli persone dipendono dall’elettricità per sopravvivere, e questo non è un caso, ma un aspetto fondamentale del dominio e del colonialismo. Rubare la terra delle persone e con essa i loro mezzi di sussistenza, avvelenarla con miniere e oleodotti per produrre energia, e poi costringerle a lavorare per ricomprare l’elettricità succhiata da quella stessa terra rubata o morire congelate: queste sono le regole del gioco che ci tiene tutti in ostaggio. Mentre l’estrazione supera nuove frontiere, sia esternamente in termini di trivellazioni in acque profonde, sia internamente in termini di scavo sempre più profondo nelle nostre menti e nei nostri spiriti per estrarre la materia prima che alimenta i loro algoritmi, ci troviamo di fronte a una scelta: recidere i legami che alimentano la società industriale o permettere loro di continuare ad alimentare senza ostacoli il ciclo di dipendenza sempre più invasivo. Il romanzo “Almanacco dei morti” descrive un’insurrezione indigena negli Stati Uniti scatenata dal sabotaggio della rete elettrica nazionale. A livello internazionale, gli anarchici hanno sabotato le reti elettriche fin dai tempi di Caraquemada, e questo è stato anche uno degli impulsi iniziali durante sconvolgimenti insurrezionali come la rivolta di Amburgo del 1923. Durante gli anni ’70, quando gli anarchici in Italia svilupparono per la prima volta una prospettiva insurrezionale, centinaia di tralicci furono abbattuti e la rivista Insurrection pubblicò successivamente delle istruzioni su come riprodurre queste azioni. Proprio l’anno scorso, gli anarchici in Francia hanno bruciato un trasformatore per staccare l’elettricità a un comune che ospitava la più grande fabbrica di semiconduttori del paese, mentre in Cile gli anarchici hanno fatto saltare in aria dei tralicci dell’alta tensione. Se sia i rivoluzionari reazionari che quelli libertari riconoscono che il controllo sociale dipende in larga misura dall’elettricità, è importante allora non accettare la versione statale di «sicurezza» contro un comune nemico fascista nelle nostre discussioni su questi temi. Come possiamo vedere dalle lotte storiche e attuali in altre parti del mondo, è possibile per gli anarchici applicare metodi e obiettivi libertari a questo tipo di rotture del controllo sociale, opponendosi al contempo a quelli reazionari. Un metodo anarchico implica necessariamente prendere sul serio le considerazioni etiche: i possibili impatti dei blackout per le persone la cui vita dipende dall’elettricità non dovrebbero essere minimizzati o ignorati. Né, tuttavia, dovrebbe esserlo la violenza insita nella rete elettrica e nell’ordine che essa alimenta, sebbene sia solitamente naturalizzata e resa invisibile. Un comunicato che rivendica uno dei numerosi attacchi sferrati quest’anno contro una sottostazione elettrica in Francia offre un’importante analisi della violenza insita in questa dipendenza dalle infrastrutture statali, definendola «il ricatto ideologico a cui l’avanzata del mondo tecno-industriale ci sottopone»: “È curioso che la morale occidentale contemporanea, pur non avendo mai smesso di fondarsi su una serie di omicidi di massa e di asservimenti di individui (schiavitù, colonizzazione), pur avendo trattato intere popolazioni come cavie nucleari (Polinesia, Algeria,… ), mentre organizza la servitù per la maggioranza delle persone, a malapena mascherata dal consumo, mentre sa senza battere ciglio che il suo intero tenore di vita è il frutto della schiavitù di esseri viventi e di altri esseri umani lontani dalla vista, tratti come terroristi qualsiasi individuo che metta in discussione il livello generale di dipendenza dalle infrastrutture[…] Staccare la spina a questo mondo elettrico è un tentativo di creare una reazione a catena, che colpisca tutte le infrastrutture e le cose che funzionano grazie all’elettricità (telecomunicazioni, sistema bancario, Stato, reti industriali e commerciali, infrastrutture militari e di polizia, ecc.).” Questo tipo di tattica non è quindi appannaggio esclusivo dei nostri avversari, e la questione diventa quindi come colpire le infrastrutture elettriche per portare avanti la guerra sociale contro il dominio, piuttosto che la guerra civile auspicata dagli accelerazionisti. Lo scorso febbraio, due nazisti, tra cui il fondatore della Atomwaffen Division Brandon Russell, sono stati arrestati dall’FBI per aver progettato un attacco contro una rete di sottostazioni elettriche intorno alla città di Baltimora con l’intento di «distruggere completamente l’intera città», proprio a causa della sua popolazione a maggioranza nera. Cosa distingue un’azione che spinge verso la guerra civile da una che spinge verso la guerra sociale, oltre alle intenzioni e alle motivazioni dei responsabili? La scelta dell’obiettivo e la tempistica sembrano essere gli aspetti più rilevanti da prendere in considerazione. Potrebbe trattarsi di operazioni molto semplici, come colpire l’impianto elettrico che alimenta un carcere prima di un’esecuzione programmata, oppure la sottostazione che rifornisce un polo di produzione militare, come quella colpita in un sobborgo belga nel 2020. Tornando a Baltimora, se, ipoteticamente, nella città scoppiassero rivolte contro la polizia come è successo nel 2020 e prima ancora in risposta all’omicidio di Freddie Gray nel 2015, e individui sconosciuti decidessero di interrompere l’alimentazione elettrica, non avrebbe senso presumere che l’azione sia stata sicuramente compiuta da suprematisti bianchi solo per via di una qualche somiglianza con il complotto sventato di cui sopra. Si tratterebbe di uno scenario possibile, ma altrettanto plausibile sarebbe l’ipotesi di un anonimo ribelle intenzionato a disattivare le telecamere a circuito chiuso, a creare maggiori opportunità di saccheggio o forse semplicemente a sfogare il proprio odio contro il sistema. Speculare non fa altro che smorzare il potenziale insurrezionale, alimentare il fervore liberale per la non violenza e dare una mano alle indagini dello Stato. In assenza di un coinvolgimento innegabile dell’estrema destra, un’azione deve essere giudicata nei suoi termini specifici: cosa è stato attaccato, come e quali sono stati gli impatti? Puntare alla rete elettrica stessa in modo meno mirato potrebbe rivelarsi un intervento molto efficace in determinati momenti; l’apparato repressivo (e letteralmente tutte le infrastrutture del dominio) semplicemente non può funzionare senza elettricità, e se gli insorti sono già nelle strade a mettere a soqquadro una città, un blackout del genere sarebbe un dono prezioso e inestimabile. Ciò non significa, tuttavia, che gli attacchi debbano limitarsi ai momenti di rivolta. Questi momenti di tumulto, che hanno il potenziale di innescare una rottura insurrezionale, offrono una finestra temporale molto ristretta. Gli eventi della prima notte spesso determinano se la rivolta si spegnerà o si estenderà. Una minoranza attiva e insurrezionale non ha quasi nessuna possibilità di danneggiare la rete in modo sostanziale in un momento come questo se non ha sperimentato in precedenza quali tattiche funzionano e il coordinamento informale che ne consente l’espansione. Riflettere su come gli obiettivi e la tempistica possano influenzare l’impatto di un’azione è un processo sfumato e complesso, mai bianco o nero. Tuttavia, se vogliamo portare avanti la guerra sociale ed evitare di difendere inconsapevolmente l’apparato dell’ordine che tiene insieme questo incubo, le domande più difficili sono anche le più importanti. I media e l’autorità che rappresentano, suggerendo che dobbiamo difendere l’apparato del potere o difendere i fascisti, creano un costrutto che manipola le persone affinché si identifichino con lo Stato contro un nemico comune. Dobbiamo invece lavorare per impedire ai fascisti e ad altre strutture di potere autoritarie parastatali di approfittare della disintegrazione sociale per i propri fini, senza fare un passo indietro nella nostra lotta per distruggere questo mondo. Per concludere, vorremmo condividere alcune belle parole di solidarietà da parte dei compagni francesi che hanno rivendicato l’attacco incendiario a di un traliccio dell’ANDRA legato alla costruzione di un impianto di stoccaggio di scorie nucleari nei pressi di Bure, firmate «Comitato Autonomo di Vendetta Tortuguita»: uniti e in modo informale siamo più forti!
[Rotterdam, Paesi Bassi]: Contro la loro guerra. Contro il silenzio: sabotaggio
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, sono stati incendiati due volte. Dato che i media non hanno riportato questi sabotaggi, abbiamo deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che altri possano trarre ispirazione da queste azioni. Sono già state scritte troppe parole sul genocidio in corso, sulla guerra, sul militarismo e sulla devastazione del pianeta. Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto questo. Con rabbia contro coloro che portano morte e devastazione. E con amore per la vita e per chi cammina dolcemente su questa terra.