Tag - corte costituzionale

Sudafrica, la Wild Coast non è una terra di conquista
Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale sudafricana ha annullato il diritto di Shell a esplorare la Wild Coast alla ricerca di petrolio e gas. A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso dell’Eastern Cape del Sudafrica. Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del governo norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali, “la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento” (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso in modo diverso da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino, ma solleva una questione giuridica fondamentale, ossia se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza, basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima: “Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini” (paragrafo 21). Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto a “una reale consulta” di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana (paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Flikr di William Murphy Il Ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA, Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido, “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L’operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid. Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban. Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. [LB1]National Environmental Management Act Comune-info
August 31, 2026
Pressenza
Buon compleanno Sicurezza!
di avv. Giuseppe Romano* A un anno dalla sua approvazione, il principale strumento repressivo del governo Meloni è già sotto assedio nei tribunali. Giudici, procure e avvocati ne contestano la …
Quanta democrazia ci sarà nelle urne future?
due articoli di Franco Astengo e di Mario Sommella La democrazia piegata a colpi di maggioranza La nuova legge elettorale della destra e il grande inganno contro i cittadini di Mario Sommella Ogni volta la stessa scena. Cambiano i governi, cambiano i partiti, cambiano gli slogan, ma il vizio resta identico: riscrivere la legge elettorale sulla base della convenienza del
Caso Almasri: anche la Corte Costituzionale volta le spalle a Lam Magok, vittima di torture
La Corte Costituzionale decide di non ammettere in giudizio la vittima di torture. “La Corte Costituzionale, con la sua decisione, ha compiuto una scelta precisa: quella di togliermi la possibilità di far sentire la mia voce davanti a una Corte del Paese che ha sottratto Almasri alla giustizia.” Così Lam Magok, vittima delle torture di Osama Almasri, commenta l’ordinanza della suprema corte di giustizia. Gli avvocati di Baobab Experience Francesco Romeo e Antonello Ciervo sono netti: “Secondo i giudici costituzionali, Lam potrà sempre chiedere i danni in sede civile, ma non è affatto così. La decisione della Consulta è un bivio decisivo: se la legge attuale verrà dichiarata incostituzionale, Lam non avrà più alcuno spazio legale per chiedere giustizia e ottenere il risarcimento per il caso Almasri.” Lam Magok ha visto, pezzo dopo pezzo, l’Italia demolire il suo diritto alla tutela giurisdizionale: prima quando il governo ha protetto il torturatore Almasri dalla giustizia internazionale, poi quando il Parlamento ha protetto il governo dalla giustizia penale; da ultimo, ieri, quando la Corte Costituzionale ha respinto la sua richiesta di intervento nel giudizio sulla legittimità costituzionale della legge di attuazione dello Statuto della Corte Penale Internazionale. Così facendo, la Corte sembra andare nella direzione di quel “superiore interesse dello Stato” che secondo la maggioranza parlamentare ha giustificato la condotta del Ministro della Giustizia Nordio, che ha liberato il ricercato e del Ministro degli Interni Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, che lo hanno messo al sicuro su un volo di Stato italiano verso la Libia. Una ragione di Stato con la quale – ricordiamo – la maggioranza ha barattato la vita di migliaia di persone con un non meglio precisato timore di ritorsioni contro i cittadini italiani presenti in Libia, con il rischio del collasso degli accordi sul controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo, gestiti dalle autorità e dalle milizie locali e con la salvaguardia degli approvvigionamenti energetici. Secondo Baobab Experience, “la decisione della Corte Costituzionale assume un valore politico: quando una vittima si espone, denunciando addirittura il governo, e non trova spazio e ascolto dinanzi a nessuna autorità giudiziaria, viene da pensare che la legge non sia uguale per tutti, soprattutto quando i carnefici sono molto più potenti delle vittime.” Baobab Experience Redazione Italia
May 15, 2026
Pressenza
Preti abusanti: Italia e Salvador mostrano che…
… per molti si tratta di reati lievi. di Federica Tourn (*) Se in Italia toccare un ragazzino è per la Corte Costituzionale un fatto lieve, e quindi non punibile, in Salvador la vittima di un prete salesiano, abusatore seriale, cerca ancora giustizia. Per Chiesa e magistrati esistono pedofili non punibili «I fatti contestati rimangono al di sotto della soglia