Tag - 4 novembre giornata del disarmo

Addio alle armi
Come ogni anno il 4 novembre si «celebra» la giornata nazionale delle forze armate, fissata con la Legge 1 marzo 2024, n. 27, che ne ha ribadito ufficialmente il valore storico, civile e di coesione nazionale. Da diversi anni ormai all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano segnalazioni da tutto il territorio nazionale di coinvolgimento delle scuole nella «celebrazione» di questa giornata, proposta alle scuole con modalità ambigue e non rispettose degli organi collegiali. È estremamente importante interrompere la normalizzazione di questi eventi e per questo mettiamo a disposizione di studenti, studentesse, genitori e docenti il nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole per opporsi, con tutte le coperture normative, a questi eventi. Consultatelo, adeguatelo alla vostra specifica situazione e usatelo! Usate anche la stampa locale per denunciare la complicità delle scuole nella militarizzazione della società. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vi sosterrà e rilancerà le vostre lotte. Inoltre, per contrastare questa deriva militarista nel nostro Paese con una adeguata presa di coscienza su ciò che sta accadendo a livello nazionale e internazionale, l’Osservatorio ha organizzato un Corso di Formazione con esonero dal servizio per la giornata del 4 novembre in collaborazione con il Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova di Verona dal titolo “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”. Clicca qui per l’iscrizione. Infine, per il pomeriggio del 4 novembre invitiamo le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per  una giornata di mobilitazione in piazza atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Seguite le nostre pagine per rimanere aggiornat@ sulle piazze che si stanno attivando in tutto il Paese con lo slogan Il 4 novembre non è la nostra festa! Contro la militarizzazione delle scuole, avanti con l’obiezione di coscienza totale e collettiva! Mercoledì, 4 novembre 2026, ore 8.30 -13.00 online Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: qui il programma: Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti, della società e nei mass media”   Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
October 24, 2026
Pressenza
La guerra comincia prima delle bombe
Riconoscere e contrastare la militarizzazione delle nostre vite «E’ possibile sapere quando comincia la guerra, ma quando comincia la vigilia della guerra?» (Christa Wolf, Cassandra, 1983) Il Nobel per la Pace 2026 assegnato a Navi Pillay, giurista sudafricana protagonista della lotta contro l’apartheid, della giustizia internazionale per il Ruanda e delle indagini ONU sui crimini commessi a Gaza, assume un significato particolare in un tempo in cui la forza delle armi prevale sul rispetto del diritto internazionale e sulla ricerca della giustizia. La sua storia testimonia che la pace non può fondarsi sulla legge del più forte. Senza giustizia, senza diritti, senza responsabilità per i crimini commessi, non può esserci una pace duratura. Ma la guerra non comincia soltanto quando cadono le prime bombe. Come ricorda Christa Wolf, esiste una vigilia della guerra: il tempo in cui una società viene progressivamente preparata ad accettare la guerra come inevitabile. È ciò che accade quando il riarmo diventa sinonimo di sicurezza, la deterrenza viene chiamata pace, la paura alimenta il consenso e opporsi alla logica militare diventa segno di ingenuità o irresponsabilità. La militarizzazione non riguarda soltanto gli arsenali e le spese militari. Invade il linguaggio, la cultura, la scuola, l’immaginario collettivo, le relazioni sociali. Cambia il nostro modo di pensare, fino a far considerare normale ciò che dovrebbe essere inaccettabile. È anche il volto di un potere patriarcale che esalta la forza, il comando, la gerarchia, il dominio sull’altro; che trasforma le differenze in contrapposizioni e la vulnerabilità umana in una debolezza da nascondere. Un femminismo che sia critica di questo potere non si limita a rivendicare un posto per le donne nelle sue strutture: ne mette in discussione la logica stessa. Navi Pillay ha ricordato che le donne non sono soltanto vittime dei conflitti, ma titolari di diritti e protagoniste indispensabili del cambiamento. È da questa consapevolezza che nasce la nostra opposizione al militarismo. Si avvicina il 4 novembre, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Ma che cosa significa oggi celebrare le Forze Armate, mentre si torna a parlare di eserciti da rafforzare e popolazioni da preparare alla guerra? Le celebrazioni pubbliche non sono semplici rituali: contribuiscono a formare l’immaginario delle nuove generazioni e a legittimare le scelte del presente. Esaltare le imprese militari e il sacrificio per la patria abitua a considerare la guerra una prova di valore e il riarmo una necessità, un riarmo che si traduce in scelte concrete: più risorse agli armamenti e all’industria bellica, meno alla sanità, alla scuola, alle necessità della vita. Le celebrazioni contribuiscono così a costruire consenso attorno a queste scelte e a presentare la preparazione di nuovi conflitti come inevitabile. È questa normalizzazione della guerra che dobbiamo mettere in discussione, anche il 4 novembre. Celebrare la forza militare, esaltarne i simboli e il linguaggio contribuisce a far accettare la guerra come parte del nostro futuro. Opporsi significa rifiutare che le nuove generazioni crescano nell’idea che combattere sia il loro destino e prepararsi alla guerra il loro dovere. Sabato 24 ottobre il Presidio sarà presente dalle ore 17.00 alle 19.00 in piazza Verdi UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne ANPI Emily – Governo di Lei – CIF – Le Onde – Arcilesbica – Donne della Comunità dell’Arca – Donne del Movimento nonviolento – Donne del Circolo Laudato si’ https://www.facebook.com/people/Presidio-donne-per-la-pace-Palermo/61575679581058/?_rdr https://www.instagram.com/presidiodonne_palermo Redazione Palermo
October 20, 2026
Pressenza
La fatica – e la gioia – di essere diversi
Ieri, 4 novembre, a Palermo come in tantissime altre città d’Italia si sono svolte iniziative antagoniste alla “festa delle forze armate”, quest’anno particolarmente ridondante e invasiva, dati i progetti di riarmo universale che ci funestano. Mentre di fronte al teatro Massimo veniva sciorinata una panoplia, proposta alla cittadinanza quasi si trattasse di giocattoli che “i morti” tornavano a consegnare ai bambini (in Sicilia, è d’uso che il 2 novembre si regalino bambole o fucili giocattolo  – secondo il sesso – e leccornie ai bimbi come doni degli antenati), a piazza Politeama, per l’intera giornata, si allestiva “il villaggio per la pace e il disarmo”, proprio nel luogo ove un mese prima le autorità avevano impiantato “il villaggio dell’esercito”. Un progetto dal basso, senza alcuna etichetta di partito, ha visto così convergere il desiderio, l’impegno, il lavoro e la solidarietà di decine e decine di associazioni, dalle più note e diffuse a livello nazionale, CGIL Cobas Arci Acli ANPI, Legambiente MIR Libera, alle più piccole e recenti, Right2Be, Comunità La Zattera, Presidio di donne per la pace; e poi le associazioni migranti di Gambia, Congo, Nigeria, Senegal, Bangla Desh, Afghanistan, le comunità palestinesi, gli anarchici, i giovani di Extinction Rebellion. Impossibile citarli tutti. Dal mattino alla sera si sono susseguiti laboratori di gioco per i bambini, circle time maieutici di autocoscienza sulla violenza che, nonostante la nostra attenzione, comunque ci abita, danze canti e musiche, interventi di riflessione antimilitarista. Nel pomeriggio il corteo “Blocchiamo tutto” si è snodato fiancheggiando la piazza, ma senza partecipare alle attività del “villaggio”. Questo merita forse una riflessione. Fratture, differenze, conflitti in seno ai movimenti antagonisti sono naturali e non vanno né temuti né rimossi né esecrati. Ci sono molte questioni aperte e irrisolte, prime fra tutte le scelte della nonviolenza e dell’organizzazione antiautoritaria e libertaria. Sono le scelte del “villaggio del disarmo”. Ciò che auspichiamo è la costruzione nella società civile, a partire dai gruppi spontanei come da quelli più strutturati, di una rete di relazioni e di iniziative che possano convergere in un più largo e consistente progetto comune, su cui nessuna sigla precostituita possa incollare la sua etichetta e meno che mai rivendicarne la paternità. Crediamo che rifiutare il patriarcato capitalista, colonialista e bellicista significhi anche – e prima di tutto – questo: andare oltre le pretese proprietarie e identitarie, oltre il protagonismo e il verticismo, verso la costruzione di comunità circolari accoglienti e aperte a tutte le differenze. Ci auguriamo di poter proseguire il dialogo insieme, insieme anche a chi ieri sera non era con noi, ma era comunque accanto a noi. Daniela Musumeci
November 5, 2025
Pressenza