La nostra Terra, le loro guerre
Si è svolto a Palermo presso l’Ecomuseo del Mare il 2 e 3 maggio scorsi un
convegno dedicato all’antimilitarismo e al disarmo, dal titolo La nostra Terra,
le loro guerre. È stato organizzato dalla rete di associazioni che danno vita a
Solidali con la Palestina, l’assemblea che da più di due anni si riunisce ogni
martedì pomeriggio a Santa Chiara. Ne fanno parte, ed erano presenti ai lavori:
Antudo, il centro sociale ex Carcere – San Basilio, Freedom Flotilla, Potere al
Popolo, USB, Cobas, Maldusa, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università, Radio Aut e Spazio Aut, le assemblee No Ponte, No
Muos, No Nato, No F35, No Guerra, il Laboratorio Andrea Ballarò, Anomalia e la
Casa del Popolo Peppino Impastato. Hanno partecipato inoltre Antudo Catania, il
collettivo La Base di Cosenza, Proletari Comunisti, Cambiare Rotta e, in
collegamento da remoto, un compagno No Tav della Val di Susa.
Il primo giorno ha visto una mattinata introduttiva sui temi da discutere e la
divisione in cinque tavoli di discussione nel pomeriggio. La domenica invece
sono stati presentati i documenti elaborati da ciascun tavolo e si è tenuta,
dopo il pranzo, l’assemblea plenaria.
Diamo sinteticamente conto dell’esito delle attività. Il primo tavolo,
“Liberarsi dall’imperialismo: lezioni di resistenza dalla Palestina all’America
Latina” si è a sua volta suddiviso in tre sottogruppi: il primo ha trattato
l’analisi dell’attuale imperialismo, il disordine geopolitico e il ‘che fare’;
il secondo ha esaminato le resistenze popolari, il posizionamento del movimento
contro la guerra e ‘come collegarci’ ai popoli in lotta; un terzo si è occupato
delle strategie di resistenza.
In un momento in cui il colonialismo diventa estrattivismo globale e la finanza
multinazionale a guida USA scatena guerre ibride, le lotte non possono che
essere interconnesse: devono saldarsi anticapitalismo, antisessismo e
antirazzismo. E davvero il paradigma della intersezionalità ha costituito il
leit motiv di gran parte degli interventi.
Seguendo Fanon, occorre che prestiamo attenzione al rischio di interiorizzare i
modelli dell’oppressione, posizionandoci coi migranti, gli emarginati, i
colonizzati, “i dannati della terra” nei contesti di asimmetria del potere e
costruendo convivenza caratterizzata da giustizia sociale e solidarietà.
Quanto alle strategie, si è parlato di autodeterminazione dei popoli e di
rivoluzione culturale, ma un Imam di Palermo ha sostenuto, dopo quello che
secondo lui è stato il fallimento del socialismo in Medio Oriente (Arafat?), la
dimensione religiosa del movimento di liberazione palestinese, poiché l’Islam
prevedrebbe il rispetto delle regole anche nella lotta armata (?), come il
divieto di uccidere civili e l’avvio tempestivo di trattative. Al contrario, un
membro della Freedom Flotilla, che si era imbarcato nell’autunno scorso, ha
sottolineato la necessità della nonviolenza, quella scelta già 19 anni fa da
Vittorio Arrigoni e sposata oggi dal sindaco di Capaci, quando ha inviato una
lettera ai suoi giovani concittadini in età di leva affinché scegliessero
l’obiezione di coscienza.
Tema del secondo tavolo è stato: “economia e lavoro produttivo in tempo di
guerra”. Dopo un’analisi della riconversione economica bellica, funzionale al
superamento della crisi capitalistica e al reinvestimento dei profitti
finanziari, il relatore ha messo in guardia dalla politica ideologica
ricattatoria: la ripresa grazie all’industria militare creerà nuovi posti di
lavoro e rilancerà i consumi, si dice. Quello che si disse per l’Ilva di Taranto
si ripete ora per la Leonardo!
Invece occorre definanziare e riconvertire le fabbriche di morte e porle sotto
controllo pubblico, mirando a una trasformazione socialista: cosa, come e quanto
produrre dev’essere deciso dal basso. E occorre organizzare uno sciopero
generale internazionale produttivo e riproduttivo, tramite organismi
trasversali, altri da partiti e sindacati storici, ma in dialogo con
l’associazionismo nato dal basso.
Il terzo tavolo, “contro carceri e frontiere, solidarietà e resistenza” si è
occupato soprattutto di migranti e CPR. Hanno parlato una compagna del
collettivo Maldusa (fusione di Malta e Lampedusa) e un compagno del Senegal, il
quale ha ribadito l’urgenza di connettere le diverse lotte, contro le guerre
come contro le carceri, in un’unica lotta condotta non con le armi ma con
l’informazione.
Il quarto tavolo ha affrontato un tema molto caro all’Osservatorio omonimo:
“contro le guerre e contro la militarizzazione delle coscienze”. Ha articolato
in due fasi il suo lavoro: una ricostruzione storica del degrado dell’istruzione
pubblica, dall’autonomia scolastica fino alla dipendenza dal mercato e
all’attuale militarizzazione, con i protocolli d’intesa tra forze armate e
ricerca bellica (IA, dual use, etc.), accompagnata da una svolta autoritaria
della disciplina interna, da una crescente privatizzazione e dalla
precarizzazione e ricattabilità dei lavoratori; e, in seconda battuta, l’esame
del ‘che fare’: valorizzare gli organi collegiali come spazi di democrazia in
cui coinvolgere gli studenti, formare gli insegnanti all’antimilitarismo e alla
nonviolenza (valendosi anche del vademecum dell’Osservatorio) ed informarli pure
sul ruolo dell’IA nella produzione di armi, nella logistica, ma anche nelle
scuole (vedi materiali dei Cobas, o il sito https://iabasta.ghost.io). Attenti,
dunque, all’espropriazione diretta dell’intelligenza collettiva!
L’ultimo tavolo, infine, “militarismo, grandi opere e devastazione ambientale”,
ha guardato alla Sicilia di Sigonella, Niscemi, Birgi, ma anche al vertice dei
popoli di Santa Marta in Colombia per l’abbandono dell’energia fossile, notando
come la solidarietà con i popoli in lotta sia sempre interconnessa con
l’opposizione alla devastazione ambientale, poiché interconnessi sono
militarismo estrattivismo colonizzazione e disastro ecologico entro il
capitalismo multinazionale. Bisogna opporsi al dogma della crescita lineare come
alle grandi opere e alla guerra. La guerra contemporanea è anche ecocidio.
Molto altro è stato detto, ma non abbiamo più spazio qui; rimandiamo al sito
dove saranno pubblicati gli atti: https://stopaccordisicilia.com.
Segnaliamo i prossimi appuntamenti:
7 maggio: Giornata di mobilitazione europea contro la leva e sciopero Cobas
Cinisi, 8 maggio, pomeriggio: Spazio Aut presenta il dossier “La mafia uccide,
il sionismo pure” sulla militarizzazione della Sicilia e sulle aziende collegate
all’industria bellica
Milano, 16 maggio, manifestazione per la Palestina
29 maggio, sciopero generale per la Palestina e contro la guerra
6 – 7 – 8 agosto campeggio No Ponte a Messina e corteo
Daniela Musumeci