Cagliari scende in piazza con la Freedom Flotilla
Si è svolta giovedì 30 aprile, in contemporanea con tante altre città in Italia
e nel mondo, una manifestazione in appoggio alla Sumud Flotilla, attaccata dalla
Marina israeliana in acque internazionali, a largo dell’isola di Creta.
Identico copione di altre volte: un attacco con droni per mettere fuori uso i
comandi delle imbarcazioni, quindi l’abbordaggio, il sequestro dei mezzi e
l’arresto dei membri dell’equipaggio. Dal punto di vista del diritto
internazionale, un vero e proprio atto di pirateria. Fra i 175 attivisti fermati
dall’IDV figurano anche 24 italiani, fra cui almeno due giornalisti. Il governo,
in una nota, si è limitato a chiederne l’immediato rilascio, ricordando che la
libertà di navigazione va rispettata, ma guardandosi bene da prendere le misure
che in casi così gravi un governo davvero indipendente dovrebbe assumere: una
chiara condanna pubblica del violento atto di pirateria israeliano contro
imbarcazioni civili, se non addirittura il ritiro dei propri diplomatici.
Ma è evidente che l’atteggiamento del governo Meloni è di accondiscendenza e
complicità con le azioni israeliane, il cui governo che si è macchiato e
tutt’oggi continua a macchiarsi di crimini contro l’umanità, resta tuttavia in
cima alla lista dei paesi alleati, insieme agli USA, a dispetto di ogni
efferatezza e di ogni strategia genocidaria.
A Cagliari, nella piazza centrale piazza Yenne, alcune centinaia di persone
hanno risposto alla chiamata urgente alla protesta, per rispondere a quest’atto
criminale, a questa palese violazione del diritto. Le bandiere palestinesi hanno
sventolato fino alle otto di sera nella piazza, per chiedere che il governo e le
istituzioni europee prendano le distanze da Israele, condannando fermamente la
sua azione di pirateria internazionale, sospendendo le relazioni diplomatiche ed
adottando sanzioni politico-economiche concrete.
Ancora una volta si palesa la distanza che corre fra le posizioni istituzionali
e quelle espresse dalla società civile e dal dissenso. Cagliari lo ha dimostrato
questo 30 maggio, confermando come già da tempo la propria posizione: di fronte
al genocidio, nessuna forma di indifferenza può essere accettabile. Come
testimonia il presidio giornaliero che da ormai sei mesi è diventato un punto
fermo del paesaggio cittadino e dal quale quotidianamente si leva il grido: FREE
FREE PALESTINE!
Carlo Bellisai