Una casa a Napoli per l’Arte irritata. Inizia domani il mese inaugurale
(al telefono 1 – scarabocchi | archivio dell’arte ir-ritata)
Da domani, 18 giugno, apre a Napoli una casa per accogliere la ricerca
dell’Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata di Sensibili alle foglie,
ricerca cominciata più di trent’anni fa in una condizione di isolamento
carcerario.
Ci è piaciuto denominare Casa questo spazio perché si presenta come un luogo
dell’abitare, ma soprattutto perché come una casa – un contesto relazionale di
scambi esperienziali – lo abbiamo immaginato quando questa ricerca ebbe inizio,
come ir-ritazione della deprivazione reclusiva.
Quest’archivio non poteva quindi somigliare né a un museo, con la sua impronta
coloniale, né a un contenitore passivo di opere (come scrivemmo in un documento
di progettazione del 1992), né ancora a una galleria d’arte, più attenta ai
prodotti artistici che non ai processi relazionali che li generano.
(napoleone, di margherita cinque | archivio dell’arte ir-ritata)
Francesco Crisafulli viveva in un quartiere periferico di Catania, prigioniero
dello stigma di “invalido di mente al cento per cento”, quando cominciò a
inviarci le sue poesie, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, su
sollecitazione di un gruppo antipsichiatrico della città che conosceva la nostra
ricerca. In una di queste poesie concludeva: “Siamo qui e andiamo fermi, almeno
io, finché la mia fantasia vaga e trova spazio anche in te”. L’esigenza
principale di Francesco era che la sua fantasia trovasse spazio anche in altre
persone. E come ebbe a dire in un’altra lettera: la narrazione poetica
costituiva per lui “l’ultima e unica carta ancora da giocare”.
Non sembra diversa l’urgenza creativa che muove Nur, una ragazza palestinese di
Gaza, che nella quotidianità del genocidio, il 17 luglio del 2024, scrive una
poesia dedicata alla terra. Non riuscendo ad accettare perché lei, la sua
famiglia, la sua comunità, il suo popolo, debbano soffrire così a lungo,
attraverso i suoi versi sembra voler dire che resistere è in fondo continuare
ostinatamente a esistere, come fa la terra, seppure estenuata e contaminata dai
bombardamenti israeliani:
La terra dà i suoi frutti
Sfidando assedio e carestia.
I pomodori germogliano
I peperoni e le melanzane,
nonostante l’acqua interrotta
nonostante i bombardamenti illeciti. […]
Solo a Gaza
La terra combatte con la sua gente.
L’intento della Casa è proprio questo: favorire che le creazioni simboliche,
nate sfidando contesti di mortificazione e di morte, trovino casa nel cuore e
nella mente di altre persone. Qualunque sia il linguaggio espressivo usato da
una persona in difficoltà – scarabocchio, disegno, dipinto, scrittura – l’atto
creativo rappresenta per colui o colei che lo produce una risorsa vitale, e per
la società il documento significativo di una reazione non acquiescente a una
condizione mortificante e mortale.
(cartolina a matita di mari | archivio dell’arte ir-ritata)
Le opere custodite a oggi dall’Archivio, in forma di piccoli fogli manoscritti o
di grandi dipinti che pian piano verranno ad abitare a Napoli, sono circa un
migliaio. Fra esse ci sono alcune delle produzioni creative dei più
significativi laboratori d’arte sorti negli ultimi cinquant’anni in istituzioni
psichiatriche, psichiatrico-giudiziarie e carcerarie. Quelle di ottantuno autori
e autrici saranno visibili dal 18 giugno (ore 18) in una esposizione avrà come
titolo Identità creatrici. Si documenta in questo modo la resistenza creativa
prodotta dal carcere, dalle pene capitali, dalle istituzioni per persone anziane
e da quelle psichiatriche o psichiatrico-giudiziarie, fino all’istituzione
coloniale del genocidio palestinese.
La Casa si trova in vico Neve 21, a Materdei, e sarà aperta per il mese
inaugurale tutti giorni dalle 18 alle 22. (sensibili alle foglie – casa
dell’arte ir-ritata)