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Napoli Est: tre accessi civici su balneabilità, bonifiche e spazi per formazione e cultura
Pubblichiamo questi materiali prodotti dalle associazioni indipendenti di Napoli Est a proposito della mistificante operazione di falsa bonifica dei territori e delle spiagge che l’amministrazione comunale di Napoli sta vantando in questo periodo. Una operazione di ristrutturazione urbanistica e territoriale che da Napoli Est alla zona Flegrea e da Napoli […] L'articolo Napoli Est: tre accessi civici su balneabilità, bonifiche e spazi per formazione e cultura su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Ospedale a Montella, cronaca di un azzardo annunciato: le responsabilità di Comune, Asl e Regione
Sulla realizzazione dell’Ospedale di Comunità presso la struttura adiacente al Convento di San Francesco a Folloni, la cui proprietà è contesa tra il Comune di Montella (Avellino) e i frati francescani, l’amministrazione ha scelto la via legale a tutela della propria immagine, ritenendo che alcune critiche abbiano superato il limite. Sebbene il rispetto debba restare il cardine di ogni confronto, una riflessione è doverosa: se oggi Montella vive una spaccatura così profonda, la responsabilità non può ricadere interamente sui cittadini. Sotto nessuna delle passate amministrazioni si ricorda una simile tensione; chi ha più anni di me potrà fare un paragone ancora più a ritroso, ma la sensazione rimane la stessa. Un paese ormai frammentato, diviso in tifoserie contrapposte anziché coeso intorno a una visione comune. Il successo di un mandato non si esaurisce nei fondi intercettati, ma passa per la capacità di preservare il tessuto sociale. Se la frattura appare insanabile, siamo di fronte a un malessere profondo che non può essere liquidato come una semplice contestazione di parte. Invece di cercare schermi nelle aule giudiziarie, scelta che rischia di esacerbare gli animi anziché ricucirli, sarebbe un apprezzato atto di trasparenza convocare un incontro pubblico. Un momento di confronto dove ogni dubbio sulla localizzazione dell’opera e sul contenzioso in corso trovi finalmente risposta. Il sindaco si è limitato a rassicurare sulla regolarità formale degli atti, ma il punto è un altro: ogni tassello del progetto è subordinato alla certezza della proprietà. In questi anni sono già state impegnate cifre importanti per progettazioni e consulenze; risorse pubbliche che allo stato attuale poggiano sul nulla. Con un giudizio civile pendente tra il Comune e l’Ordine religioso dei frati francescani per l’accertamento della titolarità dell’immobile, quel presupposto semplicemente non esiste. Entriamo nella logica dell’evidenza, poiché se il possesso dell’area fosse fuori discussione, il cantiere sarebbe operativo. L’immobilismo delle ruspe è la prova visibile che la “sicurezza” dell’Ente è congelata dall’attesa di una sentenza. La conferma di questa fragilità è emersa ieri, 18 febbraio, al tavolo di mediazione convocato in Prefettura: i vertici dell’Asl hanno messo nero su bianco che i lavori non ripartiranno finché il Comune non fornirà copia dell’atto di proprietà o di un titolo giuridico valido relativo al bene. La Regione Campania stessa ha richiesto l’acquisizione di questo materiale conoscitivo, confermando che senza atti che provino la proprietà, il percorso non può procedere. Ci si chiede come sia possibile che, dopo anni di procedure, Asl e Regione si trovino soltanto ora a dover sollecitare un titolo che avrebbe dovuto essere il presupposto fondamentale di ogni finanziamento. L’amministrazione si è infilata in un cortocircuito logico che, politicamente e legalmente, non offre facili vie d’uscita. Se si decidesse di espropriare, il passo entrerebbe in contrasto con le posizioni assunte finora. L’esproprio, infatti, presuppone il riconoscimento della proprietà altrui, indebolendo la propria linea difensiva in tribunale. Per non smentire se stessa, resta dunque ostaggio della propria tesi, attendendo un verdetto che ha tempi drammaticamente incompatibili con le scadenze del PNRR. Eppure, esistevano procedure d’urgenza che avrebbero permesso di mettere in sicurezza un’opera da 6 milioni di euro ben prima di arrivare allo scontro frontale, separando il destino del cantiere dall’esito della lite legale. Non averle adottate, anche solo in via cautelativa all’insorgere del contenzioso nel 2024, rende le rassicurazioni ufficiali stridenti con la realtà: se la titolarità fosse davvero granitica, non si sarebbe già attivata ogni tutela possibile per mettere al riparo i tempi e i finanziamenti? La questione non riguarda la legittimità formale dell’agire amministrativo, bensì la sua estrema fragilità, poiché senza il presupposto della proprietà, l’intera impalcatura rischia di ridursi a un “ospedale di carta”. Il percorso è iniziato nel 2021. L’amministrazione scelse di puntare su un immobile che già allora sollevava forti preoccupazioni, liquidate sbrigativamente come critiche strumentali. Del resto, l’incertezza era tale da aver inizialmente indotto gli enti superiori a optare per altre scelte, escludendo Montella dai primi piani di programmazione a favore di Comuni più pronti. Fu lo stesso sindaco, nel Consiglio Comunale del 25 marzo 2022, a confermare quanto quel clima avesse pesato: «Ci siamo resi conto che la nostra struttura non era stata presa in considerazione […] perché non hanno giovato le polemiche che sono state fatte […]. Questo in qualche modo aveva indotto l’Asl e la Regione a optare per altre scelte. Siamo intervenuti […] e alla fine siamo stati ascoltati». A maggior ragione oggi, Asl e Regione hanno il dovere morale e amministrativo di chiarire i termini di quel dietrofront. Cosa è cambiato tra l’iniziale esclusione e il successivo inserimento nel Piano Regionale? Il sindaco afferma di aver «dimostrato i titoli rispetto a quella struttura»: quali documenti sono stati prodotti in quella fase, se ora la stessa Asl – per sua stessa ammissione – si vede costretta a fermare i lavori perché mancano l’atto di proprietà o un titolo giuridico valido? È lecito chiedersi quali funzionari e amministratori si siano assunti la responsabilità di avallare un progetto così imponente senza la certezza del titolo; quel “siamo intervenuti” del 2022 ha prodotto un’accelerazione priva di basi solide che oggi, con il cantiere fermo, espone il denaro pubblico a un rischio gravissimo. Tutto ciò è il risultato di un monito ignorato. L’amministrazione era consapevole della fragilità di quell’area, ma ha preferito «smontare» le voci contrarie anziché valutare alternative più sicure e condivise. Oltre le parole, resta un fatto: Asl e Regione chiedono le carte. Se le chiedono adesso, significa che allora non le avevano. È un dato oggettivo, non un’opinione. Dubbi che nel 2024 sono sfociati in una causa civile sulla titolarità del bene. Indipendentemente dall’esito del contenzioso – che per i frati rappresenta il legittimo e doveroso esercizio di un diritto volto a ristabilire la verità sulla proprietà e non un’opposizione alla finalità sanitaria dell’opera – il punto dirimente è l’insostenibile azzardo di aver pianificato un’opera da milioni di euro su un presupposto rivelatosi irrimediabilmente fragile. Sotto il profilo della buona amministrazione, i rischi andavano neutralizzati all’origine. Se l’Ospedale di Comunità non dovesse vedere la luce, la responsabilità ricadrebbe in capo al sindaco e alla sua amministrazione. Nessun alibi potrà essere cercato nel dissenso dei religiosi o dei cittadini: il fallimento politico risiede nella decisione consapevole di procedere su un terreno incerto. A poco serve invocare la tutela legale dell’immagine quando l’amministrazione, con comunicati dai toni aspri, alimenta per prima il clima di scontro. Rammarica constatare che il sindaco – garante di un equilibrio superiore nel suo ruolo di Presidente della Provincia – abbia diffuso una nota tanto prolissa quanto elusiva: un’arringa sentimentale che, evitando di affrontare il merito dei problemi emersi, finisce per scivolare nei riferimenti personali, spostando di fatto il focus dalle responsabilità amministrative alla “pancia” del paese. L’Ospedale di Comunità è un presidio sanitario del territorio, non un trofeo da realizzare a ogni costo nella cornice di San Francesco. Nonostante le incertezze che tuttora accompagnano queste strutture, legate soprattutto alla disponibilità del personale sanitario, esse rappresentano un tassello importante nelle intenzioni del legislatore per la sanità territoriale; perderne il finanziamento costituirebbe un’occasione mancata per l’intera comunità. Questa forzatura, avallata da Asl e Regione, di investire su un immobile segnato dal dissenso e da un contenzioso legale, si è rivelata una scelta temeraria. Tuttavia, la responsabilità non si ferma ai confini di Montella. Trattandosi di un’opera destinata a un bacino di 40.000 persone, risulta incomprensibile il lungo letargo dei sindaci dei paesi limitrofi e delle forze politiche locali verso un presidio di natura sovracomunale. La vicenda è pubblica e controversa da anni. Intervenire oggi, a ruspe spente, ha il sapore amaro di un tentativo di “lavarsi la coscienza” di fronte a un disastro annunciato, piuttosto che di una reale presa in carico del problema. Il silenzio del cantiere suggerisce che l’ipotesi di un diritto di proprietà in capo a terzi sia tutt’altro che remota, con il rischio di veder sfumare gli sforzi e il denaro pubblico finora impegnato. La chiave di lettura risiede in un azzardo evitabile: si è scelto di scommettere su uno dei soli quattro ospedali di comunità previsti in Irpinia. Comune, Asl e Regione, insieme a chi avrebbe dovuto vigilare per l’intero comprensorio, hanno il dovere di rispondere alla comunità: la salute pubblica non può essere oggetto di scommesse o di prove di forza politica, specialmente quando esistevano alternative che avrebbero garantito la certezza dell’opera e la salvaguardia dei fondi del PNRR.   Redazione Italia
February 19, 2026
Pressenza
Alberi centenari a Caserta? Tagliamoli tutti
di Ipazzia (*) GLI ALBERI SONO USA E GETTA? LA LOGICA CONSUMISTICA CHE ORMAI DIVORA ANCHE I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI, PERFINO ALLA REGGIA DI CASERTA. In molti campi del vivere “civile” assistiamo purtroppo all’avverarsi delle profezie di Orwell sull’utilizzo della semantica (La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza) ovvero sull’utilizzo manipolatorio di idee contraddittorie per
January 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Caserta, si è spento il vescovo emerito Raffaele Nogaro: una voce libera per la pace, contro razzismo e discriminazione
Si è spento nella sua Caserta, che lo aveva visto vescovo per oltre 19 anni, mons. Raffaele Nogaro. Prete dell’accoglienza e del riscatto, uomo di pace e di fede impegnato nella lotta alla camorra, da sempre schierato contro la guerra. Non esitò a parlare di scomunica per i parlamentari che votarono a favore dell’ingresso dell’Italia nel conflitto in Afghanistan. Nel 2000 la Regione Campania gli conferì il Premio per la Pace e i Diritti Umani, accanto a figure come Nelson Mandela e Daisaku Ikeda. Tra le sue ultime iniziative, aveva aderito alla rete dei preti contro il genocidio in Palestina. Mons. Nogaro è stato una voce libera, radicale, una figura di riferimento per il pacifismo, contro ogni forma di razzismo e discriminazione. Esempio culturale ed etico per Un Ponte Per, per la promozione della giustizia, della pace, dei diritti umani e del dialogo tra i popoli. La sua testimonianza di vita resta per noi una preziosa eredità da preservare. 6 gennaio 2026, Un Ponte Per – Comitato Campano Redazione Italia
January 7, 2026
Pressenza
La Campania viaggia verso il futuro: arrivano gli Scuolabus Ecologici per studenti e comunità
Un’iniziativa educativa che unisce tecnologia pulita, consapevolezza ecologica e partecipazione attiva degli studenti La Regione Campania avanza nella promozione e diffusione degli Scuolabus Ecologici acquistati per l’intero territorio campano. L’iniziativa è molto interessante per la possibilità che offre ai cittadini di entrare in contatto reale con l’ambiente e per l’ambiente , inteso come luogo vitalmente vivibile: il suo “carburante”, non più nocivo e dannoso, riconosce il valore della relazione tra l’uomo e la natura, e viceversa. Essere passeggero di un bus a energia alternativa rappresenta, per gli studenti campani, un’esperienza attraverso la quale poter nutrire l’idea che ciascuno di noi ha una funzione nel mondo e può parteciparvi attivamente. Si sviluppa così, nelle loro menti, la capacità di compiere azioni autonome a impatto sano e naturale: un aspetto sostanziale per credere nell’evoluzione del contesto in cui si cresce e si è nati. In definitiva, il cambiamento progredisce — nello stesso tempo e in modo reciproco — in noi stessi e nel mondo (“l’Altro”). La cultura, dunque, orientata verso la sostenibilità, l’inclusione e l’attenzione concreta, sottolinea l’Assessora Fortini, costruisce un modello che mette le persone e le comunità al centro, per territori sempre più vicini, accessibili e verdi. Creare un pensiero fondato su buone pratiche di comunità può tracciare la strada verso la nascita di nuovi oggetti utilizzabili e fruibili (come, ad esempio, uno Scuolabus Ecologico), che, facendo parte del mondo in cui viviamo, popolano anche le nostre fantasie e il nostro mondo interiore. È questo che rende stabile nel tempo un vero e proprio cambiamento strutturale all’interno delle società. Antonella Musella
October 30, 2025
Pressenza
Lucia Fortini: “La scuola è presidio di libertà e luogo di speranza”
Intervista di Antonella Musella all’Assessora alla Scuola, alle Politiche Sociali e alle Politiche Giovanili della Regione Campania L’incontro con l’assessora Lucia Fortini nasce dalla volontà di dare voce a un sentire comune: il desiderio di ritrovare l’aspetto umano nelle pratiche sociali e politiche. L’intervista si inserisce in una ricerca più ampia sul modo in cui l’azione umana agisce all’interno delle comunità e delle relazioni tra gli individui, una riflessione sullo stato dell’arte dei sentimenti affettivi e del legame sociale. Vorrei riflettere con lei sui ragazzi nati e cresciuti nei quartieri più difficili e problematici di Napoli. In molti si chiedono se sia davvero possibile un riscatto educativo e sociale, e se oggi si possa ancora guardare al mondo con uno sguardo umano. In particolare, quale forma può assumere il legame tra la comunità educante e l’azione politica, intesa come arte del governare con lo scopo di costruire una comunità viva, aperta e solidale? Quando penso ai ragazzi che crescono in quartieri difficili, penso prima di tutto al coraggio: il coraggio di credere in sé stessi anche quando tutto intorno sembra dire il contrario. Il riscatto educativo e sociale è possibile, ma non è mai un processo individuale: è un cammino che si costruisce insieme, grazie a una comunità che non si arrende, a istituzioni che non si limitano a osservare ma osservare, a educatori che restano punti fermi anche nelle situazioni più complesse. È in questo spirito che abbiamo costruito percorsi come Scuola Viva , un programma che ha riaperto le scuole al territorio anche nel pomeriggio, restituendo spazi di vita e di apprendimento a migliaia di ragazzi, anche nei contesti più fragili. L’obiettivo è dare concretezza alla speranza, combattere la dispersione scolastica con attività educative, laboratori, sport, arte e inclusione. La politica, quando è autentica, è servizio: è la capacità di unire, di ascoltare, di dare forma a possibilità nuove. È lì che la comunità educante e l’azione politica si incontrano, nel costruire futuro. Governare, per me, significa custodire questa speranza e tradurla in scelte concrete che rendono la vita dei giovani più giusta e piena di opportunità. In una sua recente riflessione, lei ha definito la scuola “presidio di libertà” e “luogo di protesta”. Questa idea restituisce fiducia nella possibilità che la scuola sia ancora un luogo di cultura. In che modo, secondo lei, la scuola può favorire un pensiero critico sulla realtà? E come può rinascere oggi un pensiero collettivo in una società così frammentata? La parola “collettivo” ha perso un po’ del suo significato, come se fosse un’eco di tempi lontani. Ma oggi più che mai dobbiamo recuperarla. Quando dico che la scuola è “presidio di libertà” e “luogo di protesta”, intendo dire che è lo spazio in cui si impara a pensare, a discutere, a scegliere. È un luogo dove si esercita la libertà ogni giorno, nella curiosità e nel rispetto reciproco. Un pensiero critico nasce solo dove c’è fiducia e libertà di parola. La scuola deve aiutare i ragazzi a leggere la realtà con occhi propri, a costruire opinioni, a cercare il senso profondo delle cose. Per questo la Regione Campania ha voluto sostenere con forza il diritto allo studio in tutte le sue forme: dal trasporto gratuito per gli studenti, che consente a tanti di raggiungere la scuola senza pesare sulle famiglie, al programma Io Studio , che sostiene economicamente chi rischia di restare indietro. Il pensiero collettivo, oggi, è la capacità di tenere insieme le differenze e di condividere una direzione comune: quella del bene di tutti. Credo ancora che si possano costruire relazioni eque, sane e democratiche, perché lo vedo ogni giorno nei docenti che non smettono di credere nei loro studenti e nei ragazzi che scelgono di mettersi in gioco, anche quando è più difficile. Un argomento molto delicato è quello del diritto allo studio per studenti che vivono situazioni di vulnerabilità o condizioni di neurodivergenza e disabilità. Un processo inclusivo presuppone una profonda accoglienza da parte dell’ambiente circostante. Se gli adulti non sono pronti a incontrare la fragilità, quali strumenti o atteggiamenti possono essere utili per affrontarla? Il diritto allo studio non è solo una norma: è un principio morale. Ogni bambino e ogni ragazzo deve poter trovare nella scuola un luogo che lo accolga per ciò che è, non per ciò che si pretende da lui. Questo vale ancora di più per chi vive una condizione di debolezza o di neurodivergenza, per chi ha bisogno di un’attenzione speciale. L’inclusione non è un progetto, ma un modo di essere. Gli adulti devono essere preparati e competenti, ma anche capaci di empatia. La formazione e gli strumenti sono fondamentali, ma è lo sguardo che cambia tutto: vedere la persona, non la difficoltà. Io credo che nella mente e nel cuore della comunità ci sia spazio per accogliere, se impariamo a non aver paura della diversità. L’inclusione è una scelta di civiltà, non un gesto di bontà. È il modo in cui una comunità dimostra di essere viva e giusta. E la scuola, ancora una volta, resta il luogo dove questa umanità può nascere e rinnovarsi ogni giorno. Le politiche messe in campo dalla Regione Campania, ricorda Fortini, nascono da un’idea semplice ma profonda: nessun ragazzo deve sentirsi solo. Scuola Viva , Io Studio , il trasporto gratuito, i progetti per l’inclusione e per l’educazione civica sono tasselli di una stessa visione: una scuola aperta, equa, accogliente. «Credo che la vera rivoluzione passi da qui – concludono – da una scuola che non si limita a trasmettere conoscenze, ma che insegna a vivere insieme, a riconoscersi, a rispettarsi. Perché un Paese che investe nei suoi ragazzi è un Paese che sceglie il futuro.» Antonella Musella
October 18, 2025
Pressenza