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Rapporto Caritas-Migrantes: 5˙600˙000 stranieri “danno molto al nostro Paese e ricevono poco”
“COS’È UN CONFINE E COSA UNA FRONTIERA? SONO SINONIMI?”. ALLA TENSIONE SEMANTICA TRA CONFINI E FRONTIERE È DEDICATA L’EDIZIONE 2026, LA 35ESIMA, DELL’ANNUALE RAPPORTO IMMIGRAZIONE DI CARITAS ITALIANA E FONDAZIONE MIGRANTES: 35 ANNI DI TESTIMONIANZA, ANALISI E PROPOSTE, GUARDANDO AL PRESENTE PER IMMAGINARE INSIEME UN FUTURO CONDIVISO. Pubblicato a cura di Manuela De Marco e Simone Varisco e con disegni di Francesco Piobbichi, raccoglie in 360 pagine il contributo di 32 autrici e autori.  Il Rapporto Immigrazione nel 2026 è intitolato Confini e Frontiere perché “viviamo in una stagione storica nella quale si moltiplicano i confini e si riducono le frontiere – evidenziano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – Crescono le linee di separazione, mentre si restringono gli spazi dell’incontro. Aumentano i dispositivi di controllo, mentre si indebolisce la capacità di riconoscere l’altro come fratello e sorella”. E, riconoscendo i percorsi positivi di integrazione in atto, denunciano i pericoli della moltiplicazione di barriere fisiche e ostacoli socio-economici, culturali ed esistenziali che creano divari nella società: da inefficienza e opacità dei canali di ingresso regolato dai Paesi di origine alla mancanza di misure che garantiscano l’opportunità di ottenere o conservare un regolare permesso soggiorno in Italia. Le provenienze si diversificano: restano centrali Romania, Albania e Marocco, ma rispetto al passato cresce il peso delle comunità asiatiche. In un solo anno gli immigrati sono aumentati di circa 188 mila persone (+3,5%), contribuendo in maniera determinante a mitigare il calo demografico in corso in Italia, dove in confronto ai principali Paesi europei negli ultimi 10 anni la crescita dell’immigrazione invece è stata più lenta: +13% tra il 2013 e il 2023, mentre in Francia +18%, in Spagna +33% e in Germania +51%. Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti in Italia erano quasi 5,6 milioni, il 9,4% della popolazione. Nel 2025 i 2,6 milioni di occupati stranieri hanno generato 196 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 9,7% del PIL (quindi più della loro incidenza sulla popolazione), e hanno versato 12,6 miliardi di euro per l’IRPEF. Ma il reddito medio dei contribuenti stranieri è intorno ai 17˙000 euro annui, contro i quasi 27˙000 dei nati in Italia. E il Rapporto Immigrazione 2026 evidenzia che in Italia * i lavoratori stranieri sono il 10,7% degli occupati * sono ‘confinati’ nelle professioni meno qualificate e a basso salario – il 29% contro l’8% degli italiani – e con pesanti divari retributivi e sovra-qualificazione rispetto ai titoli di studio conseguiti; * destinano il 60% del proprio reddito a coprire bisogni essenziali delle proprie famiglie, mentre al risparmio solo il 13% perché sui loro bilanci pesano anche le rimesse, che assorbono 17% dei guadagni. Inoltre che a danno dei lavoratori stranieri e dell’intero sistema-Italia persistono preoccupanti sacche di lavoro nero e gravi irregolarità contrattuali, mentre il lavoro su piattaforma si attesta sempre più come nuova frontiera dello sfruttamento lavorativo. Anche nell’istruzione persistono divari negli apprendimenti e una maggiore propensione all’abbandono della scuola: il fenomeno dei NEET è più diffuso tra i giovani con background migratorio (30% contro 17%). Il Rapporto Immigrazione 2026 analizza e confronta molteplici indagini e ricerche, tra cui: * un sondaggio – svolto nei circa 400 uffici Caritas e Migrantes operativi sul territorio italiano – da cui emerge quali fattori determinano la propensione dei cittadini immigrati a restare in Italia, un desiderio espresso dal 67,4% degli intervistati, i quali dichiarano che a influire positivamente sono l’aver trovato nella società civile e nell’associazionismo laico ed ecclesiale un valido supporto, molta vicinanza e tanta amicizia; * un’inchiesta – promossa da Caritas Italiana – sull’opacità delle procedure di ingresso connesse al “Decreto flussi”, che possono nascondere indebitamento, dipendenza e irregolarità; * una ricerca – promossa da Fondazione Migrantes – sulle pratiche partecipative e di cittadinanza dei giovani di origine straniera; * un’indagine – promossa da Fondazione Migrantes – sulle comunità degli immigrati cattolici; * per la prima volta, un censimento ragionato di sacerdoti, religiosi e religiose con cittadinanza non italiana che animano  le comunità di fede e supportano i processi di inclusione nella società italiana. DIECI IMPEGNI URGENTI PER UNA POLITICA MIGRATORIA FONDATA SU LEGALITÀ, INTEGRAZIONE E PARTECIPAZIONE * Nel corso della sua presentazione, svolta a Roma l’altro ieri, il 19 ottobre scorso, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno indicato anche una serie di priorità politiche che emergono chiaramente dalle evidenze descritte nel Rapporto Immigrazione. Tra le urgenze, l’istituzione di un permesso di soggiorno per “radicamento sociale” e un adeguato finanziamento del Fondo nazionale per le politiche migratorie. Come il monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, e don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana, nella prefazione al volume spiegano: > Il confine non è soltanto uno spazio di divisione fisica e valoriale, ma anche > di opportunità di vita. > > È tempo ormai di affrontarne i limiti con decisione e volontà risolutiva: > troppe sono ancora le barriere nell’accesso alla scuola e agli alloggi, nelle > possibilità occupazionali e di mantenere la regolarità del soggiorno, fino a > quelle della segregazione più esplicita. > > Cogliamo, dunque, l’occasione di questa pubblicazione per evidenziarli e > restituirli alla comunità civile e cristiana con il consueto sguardo > propositivo, che vuole essere un invito anche ai decisori politici perché > assumano queste evidenze e agiscano.   *  Dieci impegni urgenti per una politica migratoria fondata su legalità, integrazione e partecipazione – CONFINI E FRONTIERE – Sintesi del XXXV Rapporto Immigrazione 2026 – XXXV Rapporto Immigrazione 2026 Confini e frontiere (TAU Editrice) – TAU Editrice : collana RAPPORTO EMIGRAZIONE (edizioni dal 2023 al 2026) Giovanni Caprio
October 21, 2026
Pressenza
Aree interne: la presenza straniera contribuisce a contrastare lo spopolamento
Nel gennaio 2025, si stima che nel mondo i migranti internazionali siano 304 milioni, più del doppio rispetto al 1990 (153 milioni). In termini percentuali si è passati dal 2,9% al 3,7% della popolazione mondiale, percentuale che è rimasta invariata negli ultimi anni. Sono aumentati, invece, in maniera molto significativa i profughi e gli sfollati, che alla fine del 2024 hanno raggiunto la cifra record di 123,2 milioni. Uno scenario che si riverbera anche sul contesto italiano. La componente straniera – oltre 5,4 milioni di persone, pari a circa il 9,2% del totale – continua a crescere, sostenendo in maniera decisiva la dinamica demografica complessiva. Il saldo migratorio con l’estero ha compensato sia il saldo naturale negativo sia la riduzione della mobilità interna. “I cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, si legge nel XXXIV Rapporto Caritas-Mighrantes, si concentrano per lo più al Centro-Nord, mentre la presenza di migranti irregolarmente presenti sul territorio si distribuisce in modo disomogeneo, mostrando condizioni abitative spesso precarie e forme di insediamento che variano a seconda del contesto: dai ghetti rurali del Sud Italia agli spazi occupati nelle aree urbane del Centro-Nord”. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano Romania, Marocco, Albania, Ucraina e Cina, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e soprattutto dal Bangladesh. In appena due anni, i cittadini bangladesi hanno visto rafforzarsi in modo netto la loro presenza, tanto che il Bangladesh figura ormai tra le prime tre nazionalità per nuovi rilasci di permessi di soggiorno in oltre la metà delle province italiane. Nel complesso, i motivi familiari (43,7%) e di lavoro (40,7%) continuano a rappresentare la gran parte dei permessi di soggiorno validi, mentre quelli legati ad asilo, protezione internazionale o speciale si fermano al 7,2%. Questo dato conferma la tendenza a una presenza sempre più stabile, legata non solo all’inserimento lavorativo, ma anche alla costruzione di percorsi familiari duraturi. La dimensione familiare si riflette in un altro aspetto cruciale: la natalità. Pur in un quadro di costante decremento, nel 2024 le nascite complessive si attestano intorno alle 370 mila, e oltre il 21% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. Si tratta di un indicatore eloquente del contributo strutturale delle famiglie migranti alla rigenerazione della popolazione residente. Allo stesso modo, le oltre 217 mila acquisizioni di cittadinanza registrate nel 2024 rappresentano non solo un traguardo individuale, ma anche una lente privilegiata per leggere le trasformazioni in corso: nelle aree interne, in particolare, la presenza straniera contribuisce a contrastare lo spopolamento e a mantenere vivi servizi, scuole e attività economiche di base. Su questo sfondo, il lavoro si conferma come snodo decisivo. Gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni, di cui oltre 2,5 milioni stranieri (10,5%). Il tasso di occupazione complessivo è salito al 61,3% (+1 punto rispetto al 2023), ma con forti divari: per i non comunitari scende al 57,6% (-3,3 punti), per i comunitari resta stabile al 62,2%. La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne. Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). La condizione di precarietà sembra, però, coinvolgere l’intero sistema Italia. Se una persona su dieci in Italia vive in condizione di povertà assoluta, ovvero è priva delle risorse fondamentali per condurre una vita dignitosa, l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, mentre tra gli stranieri raggiunge il 35,1%, coinvolgendo più di una persona su tre. Complessivamente, gli individui di cittadinanza straniera che vivono in povertà assoluta sono 1.727.000, pari al 30,3% dei poveri assoluti presenti in Italia, stimati in circa 5,7 milioni. Di nuovo, tra le criticità che coinvolgono le persone di cittadinanza straniera prevalgono le situazioni di disoccupazione (50,9%) e di “lavoro povero” (24,7%). Per quanto riguarda l’istruzione, nell’anno scolastico 2023/2024 si registra la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%. Per certi versi, le nuove generazioni dell’immigrazione assomigliano a tutte le nuove generazioni, ma sono più cosmopolite e più “naturalmente” multiculturali, perché abituate a muoversi, a cercare un equilibrio tra mondi diversi. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Qui una sintesi del XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas e Migrante Giovanni Caprio
October 17, 2025
Pressenza