Tag - cia

Come Cuba subì l’azione politica dei neofascisti italiani
I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra. Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA. Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi. Alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista. L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale: * Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere e stabilì legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Piano Condor. * Orlando Bosch, fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami e collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale. * Luis Posada Carriles, altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabana Habana, nel 1997. https://www.swissinfo.ch/ita/cuba-morto-posada-carriles-terrorista-anticastrista/44140098 * Michael Townley, agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani(compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo. Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio, terrorista e collaboratore di giustizia italiano, appartenente al gruppo neofascista di Ordine Nuovo. Fu il primo pentito dello stragismo italiano: «Unico autore giuridicamente riconosciuto della strage di piazza Fontana, ma con il reato prescritto, grazie alle attenuanti per la collaborazione». [Lib. 8/1/2006]. Condannato, reo confesso ma con pena prescritta, per concorso nella strage di piazza Fontana, nonché coinvolto anche nella strage di piazza della Loggia, Digilio entrò nella rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto, col nome in codice Erodoto (già usato dal padre), nell’ambito del programma di arruolamento di fascisti e anticomunisti promossa dalla CIA e dai servizi segreti italiani. Operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana. Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione nei sequestri e torture in Cile, in Argentina e in altre zone del Sud America. Queste alcune delle operazioni conosciute: * L’Operazione Condor (o Plan Cóndor) è stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi. L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA. * Il Vertice di Bonao (1976). Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica * L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976). Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina * L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975). In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami   (da Viva Cuba Libre)   Fonti: https://www.cespi.it/it/ricerche/osservatori/osservatorio-america-latina-caraibi/focus/neofascisti-italiani-nellamerica https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/87497/1/Stragliotto_Davide.pdf https://arcadia.sba.uniroma3.it/bitstream/2307/40482/1/TESI%20RUGGIERO.pdf > L’attentato a Bernardo Leighton – Intervista a Vito Ruggiero https://it.granma.cu/mundo/2016-03-28/posada-carriles-e-altri-terroristi-hanno-inaugurato-il-nuovo-museo-della-brigata-di-playa-giron   Redazione Italia
June 27, 2026
Pressenza
Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia
Per decenni, una storia ombra è stata cancellata dai libri di testo americani: la verità che la forza d’invasione della Baia dei Porci della CIA non si è sciolta dopo il fallimento del 1961, è mutata. I 1.500 commando anti-Castro, addestrati e attrezzati dall’Agenzia, sono tornati a Miami non come […] L'articolo Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia su Contropiano.
June 7, 2026
Contropiano
Raul Castro, Trump e un vecchio ricatto
“Clinton, attento al ricatto elettorale degli anticastristi”. Il 28 febbraio 1996, su “L’Unità“, Gianni Minà faceva chiarezza su cosa era veramente successo in occasione dell’abbattimento dei Cessna per i quali gli Usa, oggi, vogliono incriminare Raul Castro. di Gianni Minà   Bill Clinton ha scelto solo misure amministrative per rispondere sull’abbattimento da parte di un Mig dell’aviazione militare cubana di
I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina
È prevedibile che da qui a estate inoltrata toccherà ad assistere a una serie corposa di “rivelazioni” su porcate, raggiri, azioni criminali e assassini, perpetrati da passate amministrazioni americane in giro per il mondo e, in particolare, in Europa orientale e Repubbliche centroasiatiche. Il Partito Repubblicano ha un disperato bisogno […] L'articolo I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Washington prepara la guerra contro Cuba
Il 20 maggio 2026, giorno dell’indipendenza cubana, dagli Stati Uniti sono partite due operazioni simultanee contro Cuba. La prima: l’incriminazione annunciata dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro Raúl Castro per i fatti del 1996 legati a Hermanos al Rescate. La seconda: il videomessaggio di Marco Rubio rivolto al popolo cubano, costruito con il linguaggio dell’“aiuto umanitario”, ma intriso della solita retorica coloniale con cui Washington tenta da decenni di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Non è una coincidenza. È una strategia politica coordinata. Da una parte criminalizzare la direzione storica della Rivoluzione cubana; dall’altra tentare di presentare gli Stati Uniti come “salvatori” del popolo cubano dopo aver contribuito per oltre sessant’anni al suo strangolamento economico. Rubio ha annunciato 100 milioni di dollari di “aiuti” da distribuire tramite ONG e Chiesa cattolica, accusando la direzione cubana della crisi economica dell’isola. Ma questa è forse la menzogna più oscena. Perché Rubio appartiene precisamente a quell’apparato politico che ha dedicato la propria esistenza all’asfissia economica di Cuba. È parte della macchina che sostiene il blocco, le sanzioni finanziarie, il sabotaggio energetico, l’isolamento bancario e le misure coercitive contro il popolo cubano. Prima strangolano un paese e poi si presentano con gli “aiuti”. Prima producono scarsità e poi accusano il socialismo della fame che loro stessi contribuiscono a creare. Rubio parla di diritti umani, ma il suo intero percorso politico è legato ai settori più aggressivi dell’estrema destra cubano-americana di Miami, cresciuta storicamente all’ombra della CIA, della guerra fredda, delle operazioni clandestine e dell’industria milionaria dell’anticastrismo. Dietro la retorica morale di Rubio esiste infatti un universo politico fatto di lobby, finanziamenti opachi, reti di potere e personaggi storicamente associati a corruzione, narcotraffico, riciclaggio e terrorismo anticubano. L’estrema destra di Miami non è nata come movimento democratico: è nata come continuazione politica, economica e criminale dei settori che dopo il 1959 persero privilegi, affari e controllo sull’isola cubana. Rubio è l’erede diretto di quella struttura. Non è un caso che durante la sua carriera sia stato coinvolto in numerose polemiche su fondi occulti, spese personali con denaro politico, relazioni con ambienti corrotti del Partito Repubblicano della Florida e protezioni costruite dentro il sistema di potere miamense. Non è un caso che figure vicine alla sua ascesa politica siano finite travolte da scandali di frode, riciclaggio e corruzione. E non è un caso che la sua carriera sia cresciuta proprio dentro quell’ambiente storico dove per decenni si sono intrecciati affari, politica, servizi d’intelligence, mafia anticastrista e denaro sporco. Eppure oggi Washington pretende di presentarlo come volto “democratico” della libertà. L’ipocrisia raggiunge il livello massimo proprio sul caso Hermanos al Rescate. Gli Stati Uniti raccontano la storia come se si fosse trattato di innocenti voli civili abbattuti senza motivo. Ma il Governo Rivoluzionario cubano ha ricordato che tra il 1994 e il 1996 furono denunciate oltre 25 violazioni deliberate dello spazio aereo cubano, comunicate ufficialmente agli organismi internazionali e alle stesse autorità statunitensi. Cuba avvertì pubblicamente che non avrebbe tollerato ulteriori provocazioni. Washington lo sapeva. E lasciò che accadesse. Perché l’obiettivo non è mai stato salvare vite. L’obiettivo era provocare Cuba. Creare incidenti. Alimentare tensioni. Costruire martiri mediatici utili alla propaganda anticubana. Lo stesso Governo cubano ha ricordato che gli Stati Uniti ignorarono deliberatamente gli avvertimenti ufficiali inviati alle proprie autorità e permisero che dal proprio territorio continuassero ad agire gruppi ostili contro Cuba. Ed è qui che emerge il vero nodo politico: gli Stati Uniti accusano Cuba di “violazione dei diritti umani” mentre continuano a sostenere guerre, occupazioni, sanzioni e operazioni di destabilizzazione in mezzo mondo. Con quale autorità morale Washington parla di diritti umani? Il paese di Guantánamo. Il paese dell’Iraq. Dell’Afghanistan. Della Libia. Dei colpi di Stato in America Latina. Delle sanzioni economiche che affamano i popoli. Rubio accusa Cuba di essere una minaccia. Ma Cuba non invade paesi. Cuba non possiede centinaia di basi militari sparse nel mondo. Cuba non fonda la propria economia sull’industria bellica. Cuba non esporta guerre. Cuba manda medici. Cuba manda insegnanti. Cuba manda vaccini. Cuba forma gratuitamente studenti stranieri provenienti dai paesi più poveri del pianeta. Questa è la differenza storica che l’impero non riesce a sopportare: gli Stati Uniti esportano guerra; Cuba esporta solidarietà. Anche chi non condivide il socialismo cubano dovrebbe comprendere una verità elementare: nessun tribunale statunitense, nessun Marco Rubio e nessun governo straniero hanno il diritto di decidere il destino del popolo cubano. Perché quando un impero pretende di stabilire quali paesi abbiano diritto alla sovranità e quali no, il problema non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il futuro stesso del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. L’incriminazione contro Raúl Castro non è giustizia. È guerra politica. È propaganda imperiale travestita da legalità. È il tentativo disperato di criminalizzare una Rivoluzione che, nonostante blocco, terrorismo, sabotaggi, isolamento e sessant’anni di aggressioni, continua a non piegarsi davanti a Washington. E forse è proprio questo che gli Stati Uniti non riescono a perdonare a Cuba: il fatto che una piccola isola assediata abbia avuto più dignità, più coraggio e più umanità di un impero intero. Perché l’impero può comprare governi, finanziare campagne mediatiche, imporre sanzioni, fabbricare accuse e minacciare il mondo con la propria potenza militare. Ma davanti a Cuba continua a fallire nel punto essenziale: non è riuscito a piegarla, non è riuscito a farla obbedire, non è riuscito a metterla in ginocchio. Ed è per questo che continua ad attaccarla. Perché Cuba rappresenta tutto ciò che l’impero teme di più: un popolo che, nonostante fame, isolamento e aggressioni, ha scelto di restare sovrano invece di diventare servo. i di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Federica Cresci Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista Redazione Italia
May 21, 2026
Pressenza
Cuba, una minaccia per gli Stati Uniti?
Cuba è stata definita dall’amministrazione di Donald Trump una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione, ma, come sempre, quando da Washington vengono espressi tali giudizi non si forniscono i motivi. Quali potrebbero essere le paure della Casa Bianca? Negli ultimi mesi Cuba è tornata nel mirino della Casa Bianca, che ha emesso nuove sanzioni per cercare di far capitolare il legittimo governo di L’Avana. Dall’amministrazione statunitense si sta cercando, oltre che con le sanzioni, anche con la presentazione di rapporti al Congresso, di convincere che l’isola rappresenta davvero una minaccia per il Paese a stelle e strisce. La visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Cuba, oltre a scatenare mille ipotesi sui motivi del suo viaggio, ha rafforzato l’idea che l’isola rappresenti davvero una minaccia. I mezzi di informazione hanno cercato di interpretare il senso della sua trasferta. La notizia è stata confermata dal governo di Miguel Diaz Canel che, ovviamente, non ha riferito i dettagli dei colloqui. Ma tornando alla questione principale, ovvero quale sarebbe la minaccia che Cuba rappresenterebbe per gli Stati Uniti,  l’ex direttore della CIA Robert Gates nel suo programma Face The Nation per  CBS News, mette in evidenza quale potrebbero essere le paure dell’amministrazione Trump. Robert Gates non è una persona qualunque, ha guidato la CIA e poi è stato Segretario alla Difesa con due presidenti diversi, di partiti diversi. L’ex capo della CIA sostiene che l’amministrazione statunitense teme una grande migrazione di cubani verso gli Stati Uniti a causa della situazione difficile. Inoltre sostiene che Cuba non è una minaccia per il suo Paese. Se dalla Casa Bianca temono che i cubani emigrino in massa verso gli Stati Uniti potrebbero fare la cosa più semplice: rimuovere le sanzioni che sono la causa dell’emigrazione e lasciare quindi libera l’isola di svilupparsi secondo le sue esigenze e progetti. Mi sembra una situazione in cui il cane si morde la coda. Da un lato le sanzioni servono alla Casa Bianca per fare pressioni sul governo mettendo la popolazione al centro delle loro politiche, rendendo la vita dei cubani sempre più difficile con la speranza di una ribellione interna. Dall’altra le sanzioni sempre più pressanti spingono i cubani a emigrare verso altre nazioni, Stati Uniti compresi. La strategia di massima pressione che gli Stati Uniti stanno portando avanti nei confronti di Cuba potrebbe davvero portare a un’emigrazione di massa, simile a quella dei primi anni Ottanta del secolo scorso. Non è certo poi che un cambio di governo sull’isola impedirebbe questo scenario. Penso piuttosto che se crollasse il sistema attuale si aprirebbe un’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti, scenario che Donald Trump teme. La sua politica è sempre stata quella di un’emigrazione zero. Sarebbe difficile per lui spiegare ai suoi elettori un’invasione di migranti cubani dopo un’azione che avesse portato a un cambio di governo sull’isola. In questo quadro gli Stati Uniti, per giustificare le continue sanzioni contro Cuba, redigono rapporti nei quali l’isola continua ad essere vista come una minaccia per la loro sicurezza. Il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, ha denunciato che il governo degli Stati Uniti costruisce “giorno dopo giorno, senza alcuna scusa legittima, rapporti fraudolenti” per giustificare sia la “guerra economica spietata” che un’eventuale aggressione militare contro l’isola. In un messaggio su X, Rodríguez Parrilla ha affermato che “media specifici fanno il gioco” per Washington, promuovendo calunnie e facendo trapelare allusioni di aggressione e dichiarazioni ostili e interventiste da fonti del governo degli Stati Uniti. Il ministro ha ribadito, come ha sottolineato anche il Presidente Miguel Díaz-Canel, che Cuba non è una minaccia per gli Stati Uniti o per qualsiasi altro Paese e non vuole la guerra, ma difende la pace e allo stesso tempo si prepara ad affrontare qualsiasi aggressione esterna nell’esercizio del diritto alla legittima difesa riconosciuto nella Carta delle Nazioni Unite. Il presidente ha avvertito che qualsiasi azione di guerra provocherebbe “un bagno di sangue con conseguenze incalcolabili” e avrebbe un impatto distruttivo sulla pace e sulla stabilità regionale. www.occhisulmondo.info     Andrea Puccio
May 18, 2026
Pressenza
Cuba e il bluewashing USA, Rodríguez Parrilla: “Tolgano il bloqueo se vogliono aiutarci”
Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro degli Affari Esteri cubano, ha sottolineato sul suo profilo Facebook che, per la prima volta, il governo degli Stati Uniti ha formalizzato pubblicamente un’offerta di aiuti a Cuba, tramite una dichiarazione del Dipartimento di Stato, del valore di 100 milioni di dollari. L’ennesima operazione di bluewashing (1) da parte degli USA, non tanto avendo come scopo ultimo l’umanitarismo, ma piuttosto avendo come fine ultimo il tentativo di comprarsi in qualche modo la benevolenza del governo rivoluzionario cubano. Gli USA hanno usato questa strategia molte volte, ed ora – dopo anni di finanziamenti alla destra cubana in loco e all’opposizione controrivoluzionaria anti-cubana di Miami – tenta di fornire finanziamenti diretti a Cuba per “prendersela”, come ha dichiarato recentemente Trump, ma il governo rivoluzionario cubano conosce molto bene le conseguenze di una simile azione. Il Ministro degli Esteri ha osservato: “Non è ancora chiaro se gli aiuti saranno in denaro o in natura, e se saranno destinati ai bisogni più urgenti della popolazione in questo momento, come carburante, cibo e medicinali”.   Rodríguez Parrilla ha sottolineato che, nonostante l’incongruenza dell’apparente generosità di coloro che sottopongono il popolo cubano a una punizione collettiva attraverso una guerra economica, “il governo cubano non ha l’abitudine di rifiutare gli aiuti esteri offerti in buona fede e con autentici scopi di cooperazione, siano essi bilaterali o multilaterali”.   Ha aggiunto che non ci sono problemi nemmeno con la collaborazione con la Chiesa cattolica, con la quale Cuba vanta una lunga e positiva storia nonostante molte vicende abbiano spesso impedito il dialogo. “Siamo disposti ad ascoltare i dettagli dell’offerta e le modalità di attuazione” – ha dichiarato il Ministro degli Esteri nella logica tipica della politica estera cubana trasmessa da Fidel Castro, secondo cui: “I principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.” Anche per questo motivo – in seguito alla richiesta presentata dal governo statunitense di ricevere all’Avana una delegazione guidata dal direttore della CIA, John Ratcliffe – la Direzione della Rivoluzione ha approvato la visita e l’incontro con il suo omologo del Ministero degli Interni. L’incontro si è svolto giovedì 14 maggio, in un contesto caratterizzato dalla complessità delle relazioni bilaterali, al fine di contribuire al dialogo politico tra le due nazioni, nell’ambito degli sforzi volti ad affrontare la situazione attuale. Nella dichiarazione del Governo Rivoluzionario cubano si legge: “Le prove fornite dalla parte cubana e gli scambi avuti con la delegazione statunitense hanno dimostrato in modo inequivocabile che Cuba non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, né esistono ragioni legittime per includerla nella lista dei paesi che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo. Durante l’incontro è stato possibile verificare la coerenza e la congruenza della posizione storica del nostro Paese con le azioni del governo cubano e delle sue autorità competenti, nel contrastare e condannare inequivocabilmente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Ancora una volta è apparso evidente che l’isola non ospita, non sostiene, non finanzia e non permette l’esistenza di organizzazioni terroristiche o estremiste; non vi sono basi militari o di intelligence straniere sul suo territorio e non ha mai appoggiato alcuna attività ostile contro gli Stati Uniti, né permetterà che Cuba intraprenda azioni contro altre nazioni. L’interesse di entrambe le parti nello sviluppo della cooperazione bilaterale tra le forze dell’ordine e gli enti di contrasto è risultato evidente, sulla base della sicurezza di entrambe le nazioni, della sicurezza regionale e internazionale.” Il capo della diplomazia cubana ha espresso la speranza che gli aiuti siano esenti da manovre politiche e da tentativi di approfittare delle carenze e delle sofferenze di un popolo sotto assedio. Rodríguez Parrilla ha sottolineato che “il miglior aiuto che il governo degli Stati Uniti potrebbe offrire al nobile popolo cubano ora e in qualsiasi momento è quello di allentare le misure di blocco energetico, economico, commerciale e finanziario, che si sono intensificate come mai prima d’ora negli ultimi mesi, colpendo gravemente tutti i settori dell’economia e della società cubana”. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha scelto la via dei fatti e delle parole nette per rispondere alle ultime mosse ostili di Washington. In un’intervista concessa alla ABC News direttamente dalla capitale cubana L’Avana, Rodríguez ha lanciato un allarme che suona come un ultimo avvertimento: la strategia aggressiva di Donald Trump non è solo una questione di sanzioni economiche, ma una minaccia concreta che potrebbe portare a un “bagno di sangue”. Il diplomatico cubano ha denunciato una criminale “aggressione multidimensionale” che va ben oltre il famigerato blocco economico. Al centro delle accuse c’è il vero e proprio assedio petrolifero imposto dalla nuova ordinanza esecutiva firmata da Trump il primo maggio. Un atto che, nelle parole di Rodríguez, non solo danneggia il popolo cubano, ma viola apertamente la sovranità di altri Stati, minacciando sanzioni contro qualsiasi compagnia o nave che osi rifornire l’isola di petrolio. Una mossa che sa di strangolamento, pensata per piegare un paese dopo averlo ridotto allo stremo. Di fronte al paventare di una invasione militare USA di Trump contro Cuba, Rodríguez Parrilla ha infatti dichiarato: “Il blocco uccide già bambini. Un’invasione? Sarebbe un massacro di cubani e di giovani soldati statunitensi”.   (1) Il bluewashing è una pratica di marketing ingannevole in cui un’azienda, o un’organizzazione, o uno Stato si dipinge come socialmente responsabile ed etica per scopi umanitari di facciata, senza però apportare miglioramenti concreti alle proprie politiche di gestione del personale, diritti umani o impatto sociale.   Per info: https://www.granma.cu/mundo/2026-05-14/comenta-canciller-cubano-ofrecimiento-de-ayuda-de-eeuu https://www.granma.cu/cuba/2026-05-14/informacion-del-gobierno-revolucionario > Canciller de Cuba afirma EEUU formalizó oferta de ayuda a la isla Lorenzo Poli
May 18, 2026
Pressenza
Arcipelago Rosso. Un libro per togliere dal silenzio il massacro dei comunisti in Indonesia
Il libro “Arcipelago rosso. Lotta politica e genocidio in Indonesia (1914-1965)”, edito da Mimesis e curato da Claudio Tanno, è un corposo testo che racconta la storia del genocidio anticomunista avvenuto tra il 1965e il 1966 in Indonesia ma tratta più in generale della storia del PKI, il più grande […] L'articolo Arcipelago Rosso. Un libro per togliere dal silenzio il massacro dei comunisti in Indonesia su Contropiano.
May 10, 2026
Contropiano
Gli Usa sparano e tirano indietro la mano
“Ti sparo, ma il cessate il fuoco prosegue”. Lo stile israeliano sembra essere stato assunto dagli Stati Uniti, che stanotte hanno condotto una serie di attacchi contro postazioni iraniane mentre ufficialmente Washington stava attendendo una risposta di Tehran alla propria proposta di “memorandum” per riprendere le trattative. Le agenzie di […] L'articolo Gli Usa sparano e tirano indietro la mano su Contropiano.
May 8, 2026
Contropiano