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Se la Cia è l’ultima spes…
Nel mondo delle spie nulla è come appare. Anzi, quel che “deve” apparire è un risultato voluto, cercato con ostinazione e determinazione. Deve coprire altro, ma nessuno può dire con certezza cosa sia. E qui cascano sempre dal pero i “dietrologi” che, disponendo dei pochi e slegati indizi messi a […] L'articolo Se la Cia è l’ultima spes… su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
Cia e Vaticano in missione a Mosca
Una missione di cui non si sa nulla, contemporanea a quella del “ministro degli esteri” del Vaticano, Paul Richard Gallagher (ma è inglese…), che ieri si è incontrato con il suo omologo Lavrov. Della seconda missione sappiamo che la parola d’ordine è “questa guerra [in Ucraina, ndr] deve finire”. Che, […] L'articolo Cia e Vaticano in missione a Mosca su Contropiano.
August 26, 2026
Contropiano
Un gruppo segreto della CIA per Cuba
La CIA ha creato un gruppo operativo segreto su Cuba per intensificare la pressione su L’Avana, rivela il The New York Times, secondo cui la nuova struttura consentirà di indirizzare rapidamente verso il fronte cubano maggiori risorse finanziarie, tecniche e di personale. “L’obiettivo del gruppo è creare una frattura all’interno dell’élite politica cubana, per spingerla a sostituire i dirigenti più anti-statunitensi con leader più pragmatici, pronti ad accettare le richieste di Trump”. Il gruppo comprende già agenti impegnati nel reclutamento di spie, analisti, specialisti in operazioni informatiche e ufficiali responsabili di operazioni segrete di influenza. L’amministrazione Trump ha inoltre assegnato a Cuba il massimo livello di priorità nel sistema dei compiti di intelligence nazionale degli Stati Uniti. L’isola è stata ora inclusa nella categoria “Priority 1” – insieme a Cina, Russia e Iran. Dopo di ciò, i servizi segreti degli Stati Uniti hanno iniziato a intensificare l’attività di intelligence, compreso l’uso di satelliti e altri mezzi tecnici. “Le informazioni di intelligence raccolte aiuteranno i militari statunitensi ad aggiornare le opzioni di azione contro Cuba, se Trump dovesse decidere di percorrere questa strada,” osserva il New York Times. Dalla Casa Bianca stanno pensando per Cuba a una soluzione in stile venezuelano. Starebbero valutando di sostituire l’attuale dirigenza del governo cubano con persone più inclini a rispettare le decisioni prese a Washington, qualcosa di simile a quello che sta avvenendo a Caracas, dove l’attuale governo è sempre più inginocchiato di fronte allo Zio Sam. Resta da capire il modo in cui vorrebbero procedere. Un’azione militare che decapiti il governo cubano e che metta al suo posto dei burattini, aumentare le pressioni sulla popolazione con ulteriori sanzioni sperando nella sommossa popolare, il tutto nella consueta indifferenza dei Paesi occidentali? Minacce che non vengono minimamente messe in discussione dai vassalli di Washington, che invocano un giorno e l’altro pure il rispetto del diritto internazionale da parte di Russia, Cina, Iran e degli altri Paesi che non si sono venduti agli Stati Uniti, ma che mettono la testa sotto la sabbia quando a violare palesemente ogni regola internazionale è il loro padrone. Insomma, alla Casa Bianca decidono che un governo deve essere sostituito e nessuno ha il coraggio di opporsi. Questo è il nostro democratico mondo, dove uno decide e gli altri si voltano dall’altra parte. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
August 6, 2026
Pressenza
Come Cuba subì l’azione politica dei neofascisti italiani
I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra. Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA. Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi. Alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista. L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale: * Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere e stabilì legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Piano Condor. * Orlando Bosch, fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami e collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale. * Luis Posada Carriles, altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabana Habana, nel 1997. https://www.swissinfo.ch/ita/cuba-morto-posada-carriles-terrorista-anticastrista/44140098 * Michael Townley, agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani(compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo. Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio, terrorista e collaboratore di giustizia italiano, appartenente al gruppo neofascista di Ordine Nuovo. Fu il primo pentito dello stragismo italiano: «Unico autore giuridicamente riconosciuto della strage di piazza Fontana, ma con il reato prescritto, grazie alle attenuanti per la collaborazione». [Lib. 8/1/2006]. Condannato, reo confesso ma con pena prescritta, per concorso nella strage di piazza Fontana, nonché coinvolto anche nella strage di piazza della Loggia, Digilio entrò nella rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto, col nome in codice Erodoto (già usato dal padre), nell’ambito del programma di arruolamento di fascisti e anticomunisti promossa dalla CIA e dai servizi segreti italiani. Operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana. Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione nei sequestri e torture in Cile, in Argentina e in altre zone del Sud America. Queste alcune delle operazioni conosciute: * L’Operazione Condor (o Plan Cóndor) è stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi. L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA. * Il Vertice di Bonao (1976). Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica * L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976). Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina * L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975). In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami   (da Viva Cuba Libre)   Fonti: https://www.cespi.it/it/ricerche/osservatori/osservatorio-america-latina-caraibi/focus/neofascisti-italiani-nellamerica https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/87497/1/Stragliotto_Davide.pdf https://arcadia.sba.uniroma3.it/bitstream/2307/40482/1/TESI%20RUGGIERO.pdf > L’attentato a Bernardo Leighton – Intervista a Vito Ruggiero https://it.granma.cu/mundo/2016-03-28/posada-carriles-e-altri-terroristi-hanno-inaugurato-il-nuovo-museo-della-brigata-di-playa-giron   Redazione Italia
June 27, 2026
Pressenza
Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia
Per decenni, una storia ombra è stata cancellata dai libri di testo americani: la verità che la forza d’invasione della Baia dei Porci della CIA non si è sciolta dopo il fallimento del 1961, è mutata. I 1.500 commando anti-Castro, addestrati e attrezzati dall’Agenzia, sono tornati a Miami non come […] L'articolo Come Marco Rubio è stato creato dalla Cia su Contropiano.
June 7, 2026
Contropiano
Raul Castro, Trump e un vecchio ricatto
“Clinton, attento al ricatto elettorale degli anticastristi”. Il 28 febbraio 1996, su “L’Unità“, Gianni Minà faceva chiarezza su cosa era veramente successo in occasione dell’abbattimento dei Cessna per i quali gli Usa, oggi, vogliono incriminare Raul Castro. di Gianni Minà   Bill Clinton ha scelto solo misure amministrative per rispondere sull’abbattimento da parte di un Mig dell’aviazione militare cubana di
I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina
È prevedibile che da qui a estate inoltrata toccherà ad assistere a una serie corposa di “rivelazioni” su porcate, raggiri, azioni criminali e assassini, perpetrati da passate amministrazioni americane in giro per il mondo e, in particolare, in Europa orientale e Repubbliche centroasiatiche. Il Partito Repubblicano ha un disperato bisogno […] L'articolo I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Washington prepara la guerra contro Cuba
Il 20 maggio 2026, giorno dell’indipendenza cubana, dagli Stati Uniti sono partite due operazioni simultanee contro Cuba. La prima: l’incriminazione annunciata dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro Raúl Castro per i fatti del 1996 legati a Hermanos al Rescate. La seconda: il videomessaggio di Marco Rubio rivolto al popolo cubano, costruito con il linguaggio dell’“aiuto umanitario”, ma intriso della solita retorica coloniale con cui Washington tenta da decenni di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Non è una coincidenza. È una strategia politica coordinata. Da una parte criminalizzare la direzione storica della Rivoluzione cubana; dall’altra tentare di presentare gli Stati Uniti come “salvatori” del popolo cubano dopo aver contribuito per oltre sessant’anni al suo strangolamento economico. Rubio ha annunciato 100 milioni di dollari di “aiuti” da distribuire tramite ONG e Chiesa cattolica, accusando la direzione cubana della crisi economica dell’isola. Ma questa è forse la menzogna più oscena. Perché Rubio appartiene precisamente a quell’apparato politico che ha dedicato la propria esistenza all’asfissia economica di Cuba. È parte della macchina che sostiene il blocco, le sanzioni finanziarie, il sabotaggio energetico, l’isolamento bancario e le misure coercitive contro il popolo cubano. Prima strangolano un paese e poi si presentano con gli “aiuti”. Prima producono scarsità e poi accusano il socialismo della fame che loro stessi contribuiscono a creare. Rubio parla di diritti umani, ma il suo intero percorso politico è legato ai settori più aggressivi dell’estrema destra cubano-americana di Miami, cresciuta storicamente all’ombra della CIA, della guerra fredda, delle operazioni clandestine e dell’industria milionaria dell’anticastrismo. Dietro la retorica morale di Rubio esiste infatti un universo politico fatto di lobby, finanziamenti opachi, reti di potere e personaggi storicamente associati a corruzione, narcotraffico, riciclaggio e terrorismo anticubano. L’estrema destra di Miami non è nata come movimento democratico: è nata come continuazione politica, economica e criminale dei settori che dopo il 1959 persero privilegi, affari e controllo sull’isola cubana. Rubio è l’erede diretto di quella struttura. Non è un caso che durante la sua carriera sia stato coinvolto in numerose polemiche su fondi occulti, spese personali con denaro politico, relazioni con ambienti corrotti del Partito Repubblicano della Florida e protezioni costruite dentro il sistema di potere miamense. Non è un caso che figure vicine alla sua ascesa politica siano finite travolte da scandali di frode, riciclaggio e corruzione. E non è un caso che la sua carriera sia cresciuta proprio dentro quell’ambiente storico dove per decenni si sono intrecciati affari, politica, servizi d’intelligence, mafia anticastrista e denaro sporco. Eppure oggi Washington pretende di presentarlo come volto “democratico” della libertà. L’ipocrisia raggiunge il livello massimo proprio sul caso Hermanos al Rescate. Gli Stati Uniti raccontano la storia come se si fosse trattato di innocenti voli civili abbattuti senza motivo. Ma il Governo Rivoluzionario cubano ha ricordato che tra il 1994 e il 1996 furono denunciate oltre 25 violazioni deliberate dello spazio aereo cubano, comunicate ufficialmente agli organismi internazionali e alle stesse autorità statunitensi. Cuba avvertì pubblicamente che non avrebbe tollerato ulteriori provocazioni. Washington lo sapeva. E lasciò che accadesse. Perché l’obiettivo non è mai stato salvare vite. L’obiettivo era provocare Cuba. Creare incidenti. Alimentare tensioni. Costruire martiri mediatici utili alla propaganda anticubana. Lo stesso Governo cubano ha ricordato che gli Stati Uniti ignorarono deliberatamente gli avvertimenti ufficiali inviati alle proprie autorità e permisero che dal proprio territorio continuassero ad agire gruppi ostili contro Cuba. Ed è qui che emerge il vero nodo politico: gli Stati Uniti accusano Cuba di “violazione dei diritti umani” mentre continuano a sostenere guerre, occupazioni, sanzioni e operazioni di destabilizzazione in mezzo mondo. Con quale autorità morale Washington parla di diritti umani? Il paese di Guantánamo. Il paese dell’Iraq. Dell’Afghanistan. Della Libia. Dei colpi di Stato in America Latina. Delle sanzioni economiche che affamano i popoli. Rubio accusa Cuba di essere una minaccia. Ma Cuba non invade paesi. Cuba non possiede centinaia di basi militari sparse nel mondo. Cuba non fonda la propria economia sull’industria bellica. Cuba non esporta guerre. Cuba manda medici. Cuba manda insegnanti. Cuba manda vaccini. Cuba forma gratuitamente studenti stranieri provenienti dai paesi più poveri del pianeta. Questa è la differenza storica che l’impero non riesce a sopportare: gli Stati Uniti esportano guerra; Cuba esporta solidarietà. Anche chi non condivide il socialismo cubano dovrebbe comprendere una verità elementare: nessun tribunale statunitense, nessun Marco Rubio e nessun governo straniero hanno il diritto di decidere il destino del popolo cubano. Perché quando un impero pretende di stabilire quali paesi abbiano diritto alla sovranità e quali no, il problema non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il futuro stesso del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. L’incriminazione contro Raúl Castro non è giustizia. È guerra politica. È propaganda imperiale travestita da legalità. È il tentativo disperato di criminalizzare una Rivoluzione che, nonostante blocco, terrorismo, sabotaggi, isolamento e sessant’anni di aggressioni, continua a non piegarsi davanti a Washington. E forse è proprio questo che gli Stati Uniti non riescono a perdonare a Cuba: il fatto che una piccola isola assediata abbia avuto più dignità, più coraggio e più umanità di un impero intero. Perché l’impero può comprare governi, finanziare campagne mediatiche, imporre sanzioni, fabbricare accuse e minacciare il mondo con la propria potenza militare. Ma davanti a Cuba continua a fallire nel punto essenziale: non è riuscito a piegarla, non è riuscito a farla obbedire, non è riuscito a metterla in ginocchio. Ed è per questo che continua ad attaccarla. Perché Cuba rappresenta tutto ciò che l’impero teme di più: un popolo che, nonostante fame, isolamento e aggressioni, ha scelto di restare sovrano invece di diventare servo. i di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Federica Cresci Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista Redazione Italia
May 21, 2026
Pressenza
Cuba, una minaccia per gli Stati Uniti?
Cuba è stata definita dall’amministrazione di Donald Trump una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione, ma, come sempre, quando da Washington vengono espressi tali giudizi non si forniscono i motivi. Quali potrebbero essere le paure della Casa Bianca? Negli ultimi mesi Cuba è tornata nel mirino della Casa Bianca, che ha emesso nuove sanzioni per cercare di far capitolare il legittimo governo di L’Avana. Dall’amministrazione statunitense si sta cercando, oltre che con le sanzioni, anche con la presentazione di rapporti al Congresso, di convincere che l’isola rappresenta davvero una minaccia per il Paese a stelle e strisce. La visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Cuba, oltre a scatenare mille ipotesi sui motivi del suo viaggio, ha rafforzato l’idea che l’isola rappresenti davvero una minaccia. I mezzi di informazione hanno cercato di interpretare il senso della sua trasferta. La notizia è stata confermata dal governo di Miguel Diaz Canel che, ovviamente, non ha riferito i dettagli dei colloqui. Ma tornando alla questione principale, ovvero quale sarebbe la minaccia che Cuba rappresenterebbe per gli Stati Uniti,  l’ex direttore della CIA Robert Gates nel suo programma Face The Nation per  CBS News, mette in evidenza quale potrebbero essere le paure dell’amministrazione Trump. Robert Gates non è una persona qualunque, ha guidato la CIA e poi è stato Segretario alla Difesa con due presidenti diversi, di partiti diversi. L’ex capo della CIA sostiene che l’amministrazione statunitense teme una grande migrazione di cubani verso gli Stati Uniti a causa della situazione difficile. Inoltre sostiene che Cuba non è una minaccia per il suo Paese. Se dalla Casa Bianca temono che i cubani emigrino in massa verso gli Stati Uniti potrebbero fare la cosa più semplice: rimuovere le sanzioni che sono la causa dell’emigrazione e lasciare quindi libera l’isola di svilupparsi secondo le sue esigenze e progetti. Mi sembra una situazione in cui il cane si morde la coda. Da un lato le sanzioni servono alla Casa Bianca per fare pressioni sul governo mettendo la popolazione al centro delle loro politiche, rendendo la vita dei cubani sempre più difficile con la speranza di una ribellione interna. Dall’altra le sanzioni sempre più pressanti spingono i cubani a emigrare verso altre nazioni, Stati Uniti compresi. La strategia di massima pressione che gli Stati Uniti stanno portando avanti nei confronti di Cuba potrebbe davvero portare a un’emigrazione di massa, simile a quella dei primi anni Ottanta del secolo scorso. Non è certo poi che un cambio di governo sull’isola impedirebbe questo scenario. Penso piuttosto che se crollasse il sistema attuale si aprirebbe un’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti, scenario che Donald Trump teme. La sua politica è sempre stata quella di un’emigrazione zero. Sarebbe difficile per lui spiegare ai suoi elettori un’invasione di migranti cubani dopo un’azione che avesse portato a un cambio di governo sull’isola. In questo quadro gli Stati Uniti, per giustificare le continue sanzioni contro Cuba, redigono rapporti nei quali l’isola continua ad essere vista come una minaccia per la loro sicurezza. Il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, ha denunciato che il governo degli Stati Uniti costruisce “giorno dopo giorno, senza alcuna scusa legittima, rapporti fraudolenti” per giustificare sia la “guerra economica spietata” che un’eventuale aggressione militare contro l’isola. In un messaggio su X, Rodríguez Parrilla ha affermato che “media specifici fanno il gioco” per Washington, promuovendo calunnie e facendo trapelare allusioni di aggressione e dichiarazioni ostili e interventiste da fonti del governo degli Stati Uniti. Il ministro ha ribadito, come ha sottolineato anche il Presidente Miguel Díaz-Canel, che Cuba non è una minaccia per gli Stati Uniti o per qualsiasi altro Paese e non vuole la guerra, ma difende la pace e allo stesso tempo si prepara ad affrontare qualsiasi aggressione esterna nell’esercizio del diritto alla legittima difesa riconosciuto nella Carta delle Nazioni Unite. Il presidente ha avvertito che qualsiasi azione di guerra provocherebbe “un bagno di sangue con conseguenze incalcolabili” e avrebbe un impatto distruttivo sulla pace e sulla stabilità regionale. www.occhisulmondo.info     Andrea Puccio
May 18, 2026
Pressenza