Tag - propaganda

Israele prova a rifarsi una immagine sugli abusi contro gli attivisti della Flotilla
In un paio di giorni, le autorità israeliane stanno giocando con estremo cinismo e ipocrisia una partita per rovesciare la narrazione sugli abusi commessi contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla durante il loro sequestro. La prima mossa è stata quella di convocare al ministero degli esteri israeliano l’incaricato di […] L'articolo Israele prova a rifarsi una immagine sugli abusi contro gli attivisti della Flotilla su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
Alpini a Genova, fotografie e due comunicati a confronto: Esercito Italiano e Collettivo InSegno
Dall’8 al 10 maggio a Genova si è tenuta novantasettesima adunata degli Alpini. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pubblichiamo qui due comunicati, uno dell’Esercito Italiano e l’altro del Collettivo InSegno, in “ossimoro”, e le immagini che li accompagnavano, in “escalation”. Il primo comunicato viene dai canali d’informazione dell’Esercito Italiano, che è sempre più facile trovare online fra sociale e giornali. > Alpini di ieri e di oggi! > > Si è conclusa, a Genova, la 97ª Adunata Nazionale degli Alpini, che ha visto > la partecipazione di centinaia di migliaia di alpini, in servizio e in > congedo, uniti da valori come spirito di servizio, solidarietà, senso del > dovere, un patrimonio umano che accomuna generazioni di alpini e che continua > a esprimersi quotidianamente. > > Riviviamo insieme i momenti salienti della manifestazione! > > EsercitoItaliano #Difesa #ForzeArmate #Alpini Il secondo viene dalle e dagli insegnanti del Collettivo InSegno, che ringraziamo e diffondiamo sentitamente. > L’ANESTESIA DELLA FESTA > > Negli scorsi tre giorni Genova ha offerto uno spettacolo distopico su cui > vogliamo tornare a dire la nostra. Sotto il paravento di un’allegria di > facciata, fatta di canti e calici alzati, si consuma la militarizzazione > fisica e culturale dei nostri spazi pubblici. > > Vedere bambini che si arrampicano sui carri armati e giocano tra i cingolati > come fossero giostre non è “folklore”: è un’operazione di pedagogia bellica > che punta ad anestetizzare le coscienze fin dall’infanzia. > > Non può essere tutto “ok” solo perché c’è gente che brinda; il vino e i cori > non possono cancellare il peso dei fucili in mostra e l’ombra dei mezzi > d’assalto sulle nostre strade. In tutto questo, è desolante la partecipazione > attiva delle istituzioni locali che si dicono portatrici di valori di pace, ma > nelle occasioni pubbliche stendono tappeti rossi alla retorica delle armi in > virtù delle “good vibes” e del denaro da far girare. > > Come docenti, rifiutiamo questa normalizzazione della forza. La scuola insegna > il pensiero critico e il rifiuto della violenza, valori che oggi vengono > calpestati da una parata che trasforma gli strumenti di morte in un’attrazione > turistica. > > Non c’è festa che possa giustificare l’educazione alla guerra. > > Collettivo InSegno Pubblichiamo qui di seguito e in ordine, tre fotografie del collettivo e due dell’esercito. 1. Carabina giocattolo 2. Mortaio 3. Carro armato 4. Crescendo 5. Adulti > «NON C’È FESTA CHE POSSA GIUSTIFICARE L’EDUCAZIONE ALLA GUERRA» > > COLLETTIVO INSEGNO > > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto”
Attualmente, funzionari occidentali e israeliani agitano il dito con finta indignazione contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, per essersi vantato pubblicamente dei maltrattamenti inflitti agli attivisti di una flottiglia che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza. L’account Twitter di Ben-Gvir ha condiviso un video in cui […] L'articolo Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto” su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Il Global Sumud Land Convoy verso Rafah. Israele mente per giustificare l’uso della forza letale
Il Global Sumud Land Convoy, una missione umanitaria internazionale che trasporta aiuti salvavita a Gaza, è partito dalla Libia il 15 maggio,  giorno della Nakba, come azione deliberata di solidarietà e memoria e si sta dirigendo via terra verso Rafah. Il convoglio è composto da oltre 30 veicoli, tra cui ambulanze e camion con carichi di forniture mediche e trasporta oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi distribuiti su sei continenti. Questo momento fa parte di un’assunzione di responsabilità globale più ampia. La società civile non può rimanere in silenzio mentre un popolo continua a sopportare l’assedio e lo sfollamento da parte del regime israeliano. La lotta per la Palestina è una lotta per la giustizia ovunque. Intanto il regime israeliano ha avviato il motore della propaganda mentre la Global Sumud Flotilla naviga verso Gaza. La tempistica non è casuale; fa parte della loro strategia perversa per giustificare un altro crimine e l’uso di una potenziale forza letale— lo stesso copione che ha permesso di gestire il loro regime di apartheid per quasi 80 anni e di compiere il genocidio e la pulizia etnica contro il popolo palestinese. I media controllati dal regime israeliano, come N12, affermano falsamente che la nostra missione internazionale, indipendente e umanitaria per rompere l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele sia violenta e affiliata a governi e partiti politici. Questa prevedibile strategia rispecchia il linguaggio utilizzato in passato per giustificare il massacro di 10 operatori umanitari da parte di Israele a bordo della Mavi Marmara. Lo stiamo denunciando prima che agiscano: nessun governo o leader potrà affermare che non lo sapeva. La sceneggiatura è ovvia. Ecco come lo stanno facendo: La bugia dei “violenti”:  stanno dicendo al mondo che siamo “più violenti di chi ci ha preceduto”. Si tratta di un’invenzione mirata a dare ai loro commando il “via libera” all’uso della forza letale contro civili disarmati. Vogliono rivendicare l’autodifesa dopo averci attaccato in acque internazionali. Il capro espiatorio del “terrorista”: ogni volta che il regime israeliano vuole commettere un crimine, grida “Hamas” per giustificare la violenza e i crimini di guerra. “Esaminando i collegamenti” con “i gruppi terroristici” nelle notizie, stanno cercando di privare i volontari pacifici e nonviolenti del loro status di medici, giornalisti, operatori umanitari e attivisti, tentando di trasformare una flottiglia guidata da civili in un obiettivo militare. La colpevolizzazione della vittima:  Israele sta manipolando il mondo presentando Shayetet 13, un letale commando d’élite responsabile del massacro dell’ospedale Al-Shifa, come la “vittima” di imbarcazioni lente piene di medici e difensori dei diritti umani. Si tratta di un montaggio calcolato dal regime israeliano, con l’assistenza dei Paesi complici e partecipi. È un’assurdità fisica e logica rivendicare l'”autodifesa” mentre si commettono atti di pirateria sostenuti da uno Stato e crimini contro l’umanità in acque internazionali. Non puoi “difenderti” compiendo con la violenza un rapimento contro una missione umanitaria che agisce ai sensi del diritto. L’unica “minaccia” qui è che potremmo effettivamente riuscire a rompere l’assedio e ad aprire un corridoio umanitario. Ecco il nostro avvertimento alle forze occupanti e agli Stati: Abbiamo già intimato formalmente alla comunità internazionale di intervenire. Se pensate di potervi nascondere dietro l'”esecuzione degli ordini” o le “stime di sicurezza”, vi sbagliate. Ai commando:  Stiamo documentando tutto in tempo reale. Se abbordate queste navi, rapite o fate del male in qualsiasi modo ai nostri partecipanti, i vostri volti e le vostre azioni saranno prove nei tribunali internazionali e verrete perseguiti penalmente. Ai politici:  mandati di arresto sono già stati emessi in Spagna, Italia e Turchia per 37 alti funzionari. Non navighiamo solo per consegnare aiuti; navighiamo per smascherare la complicità che rende la nostra navigazione necessaria. Al mondo:  il blocco non è una “misura di sicurezza”, è uno strumento di genocidio, occupazione e pulizia etnica. Qualsiasi Paese contribuisca a fermare questi aiuti è complice dei crimini di Israele. I partecipanti alla GSF sono operatori umanitari disarmati e nonviolenti, medici, giornalisti e volontari. Il nostro scopo è quello di aprire un corridoio umanitario, raggiungere le coste di Gaza con aiuti e lavorare a fianco del popolo palestinese nella ricerca della libertà e della liberazione collettiva. Rimaniamo determinati e continueremo a navigare in acque internazionali con gli aiuti e la legge dalla nostra parte. Il mondo sta guardando. La strategia è sotto gli occhi di tutti. Chiediamo al mondo di agire.   Global Sumud Flotilla
May 16, 2026
Pressenza
La NATO vuole il “suo” cinema di propaganda
La Nato organizza incontri riservati con sceneggiatori e registi per influenzare la narrazione pubblica sulla sicurezza C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui i regimi autoritari convocavano registi e scrittori per metterli al servizio dello Stato. Oggi, a quanto pare, lo fa la Nato. E, almeno nelle intenzioni, […] L'articolo La NATO vuole il “suo” cinema di propaganda su Contropiano.
May 7, 2026
Contropiano
PRISONBREAK La guerra delle narrazioni: come Israele usa l’AI per fabbricare rivolte
Il 13 giugno 2025, nelle prime ore del mattino, Israele lancia la sua prima grande campagna di bombardamenti contro l’Iran. Colpisce siti militari, impianti nucleari, infrastrutture. In operazioni mirate elimina alti comandanti dell’apparato militare e della sicurezza iraniana, oltre a scienziati legati al programma nucleare. L’Iran risponde con missili balistici e droni. È l’inizio di quello che verrà chiamato la Guerra dei Dodici Giorni. E nel momento esatto in cui le prime bombe cadono, qualcosa di diverso accade online: una rete coordinata di account su X inizia a pubblicare in modo sincronizzato immagini e video di presunte rivolte in Iran, veicoli militari iraniani che esplodono, folla in piazza, instabilità. Contenuti preparati in anticipo, pubblicati mentre i missili erano ancora in volo. Non si tratta di propaganda spontanea. È un’operazione pianificata, documentata nei dettagli dal Citizen Lab dell’Università di Toronto nel rapporto “We Say You Want a Revolution: PRISONBREAK” (Report No. 189, ottobre 2025), elaborato insieme al ricercatore Darren Linvill della Clemson University. Una rete di oltre cinquanta profili inautentici su X, creata nel 2023 ma attivata massicciamente dal gennaio 2025, coordinata con precisione militare con le operazioni delle IDF. Il Citizen Lab, dopo aver sistematicamente escluso spiegazioni alternative, ha concluso che l’ipotesi più coerente con le evidenze disponibili è che un’agenzia non identificata del governo israeliano — o un subappaltatore che lavora sotto la sua stretta supervisione — stia conducendo direttamente l’operazione. COME FUNZIONA PRISONBREAK L’obiettivo dichiarato della campagna, ricostruito dall’analisi dei contenuti e delle traiettorie narrative della rete, è fomentare una rivolta contro il regime iraniano all’interno della popolazione iraniana. Non si tratta di influenzare l’opinione pubblica occidentale su Israele, né di contrastare narrativi ostili nei media internazionali. È qualcosa di più diretto: produrre una percezione di instabilità interna in Iran, sincronizzata con i momenti in cui le IDF colpiscono, per amplificare l’effetto demoralizzante degli attacchi e incoraggiare la popolazione a insorgere. Il Citizen Lab ha documentato come la rete abbia utilizzato sistematicamente immagini e video generati dall’AI, inclusi deepfake, mimando l’estetica di veri organi di informazione — tra cui BBC Persian. Uno dei contenuti più analizzati è un deepfake relativo al carcere di Evin — la prigione politica più famosa dell’Iran — pubblicato alle 11:52 ora di Teheran, pochi minuti dopo l’inizio del bombardamento israeliano sulla struttura il 23 giugno 2025. Quella preparazione anticipata è, per i ricercatori del Citizen Lab, uno degli elementi più rilevanti: nessun terzo soggetto, privo di conoscenza preventiva dei piani delle IDF, avrebbe potuto preparare quei contenuti e pubblicarli in quella finestra temporale così ristretta. Nelle prime ore del conflitto, la rete ha esortato gli iraniani a prelevare denaro dagli ATM, sostenendo che il regime stesse confiscando i risparmi dei cittadini. Circolavano video AI-generated di lunghe code agli sportelli, con figure umane distorte — un indicatore tecnico di manipolazione digitale identificato dai ricercatori forensi. La rete ha anche rilanciato il movimento simbolico #8PMCry, incoraggiando i cittadini a urlare slogan antigovernativi dai balconi, amplificato con video manipolati che fingevano di mostrare una partecipazione di massa. Alcuni account hanno impersonato media legittimi, pubblicando screenshot fasulli su presunte fughe di alti funzionari iraniani. I post della rete hanno raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni in alcuni casi: uno solo — quello relativo al carcere di Evin — ha accumulato oltre 46.000 visualizzazioni e 3.500 like. Gli account erano attivi prevalentemente durante l’orario lavorativo israeliano e operavano principalmente da desktop anziché da dispositivi mobili: indicatori tecnici che i ricercatori hanno interpretato come coerenti con un’operazione professionalmente coordinata, non con dissenso organico iraniano. STOIC E L’INDUSTRIA ISRAELIANA DELLA DISINFORMAZIONE PRISONBREAK non è un caso isolato. Intorno a operazioni di questo tipo si è sviluppato in Israele un ecosistema commerciale strutturato: società spesso fondate da ex ufficiali militari delle forze di intelligence che operano in una zona grigia, offrendo capacità tecnologiche di manipolazione senza esplicitarle, consentendo ai clienti statali di mantenere una misura di plausibile negabilità. La società più documentata in questo ecosistema è STOIC, una società di marketing politico con sede a Tel Aviv. Nel giugno 2024, Meta e OpenAI hanno smantellato una rete di account gestita da STOIC: Meta ha rimosso 510 account Facebook e 32 account Instagram, emettendo una lettera di diffida. OpenAI ha confermato che STOIC usava i suoi modelli per generare articoli web e commenti pubblicati su Facebook, Instagram, X, YouTube e Telegram. Dopo aver pubblicato i commenti, altri account della stessa rete rispondevano con testi anch’essi generati dall’AI — creando l’illusione di un dibattito autentico. I profili fingevano di essere studenti ebrei, afroamericani o “cittadini preoccupati” nei paesi target. Le foto profilo erano spesso generate dall’AI, con alcuni account che usavano la stessa fotografia per persone nominalmente diverse. Dietro STOIC c’è un mandante pubblico documentato: il Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, che ha finanziato l’operazione con circa 2 milioni di dollari per condurre una campagna rivolta a 128 parlamentari americani, con focus specifico sui membri democratici e afroamericani della Camera dei Rappresentanti. I contenuti includevano attacchi all’UNRWA, narrazioni volte a creare una frattura tra palestinesi e afroamericani, e materiale islamofobico rivolto al Canada. Il ministro Amichai Chikli ha negato le accuse, definendo le indagini “diffamazione”. HASBARA NELL’ERA DEGLI AGENTI C’è un termine ebraico che in Israele è di uso comune nell’ambito della comunicazione pubblica: hasbara, che significa letteralmente “spiegare”. La Direzione Nazionale per la Diplomazia Pubblica israeliana porta questo nome e coordina ufficialmente gli sforzi di proiezione narrativa di Israele all’estero. La distinzione tra promozione legittima di un punto di vista e operazione di disinformazione coordinata non è sempre netta nella percezione pubblica. Ma i criteri per distinguerle esistono: l’uso di profili inautentici, la fabbricazione di identità false, la sincronizzazione con operazioni militari, l’impiego di deepfake, la manipolazione artificiale dell’engagement sono indicatori documentati e specifici. Non si tratta di valutare le ragioni politiche di un conflitto. Si tratta di riconoscere un’infrastruttura tecnica di manipolazione dell’informazione, indipendentemente da chi la gestisce. LA GUERRA IN CUI TUTTI PRODUCONO FALSE REALTÀ Il quadro che emerge dall’analisi del conflitto Iran-Israele del 2025 è quello di un ambiente informativo in cui nessun attore è immune dalla tentazione di fabbricare realtà. Iran, Russia, reti filo-israeliane: ciascuno produce il proprio set di falsi, ciascuno con tecniche e obiettivi diversi. Questo è forse il dato più preoccupante. Non la sofisticazione tecnica degli sciami AI — che è reale e crescente. Ma il fatto che il sistema funzioni anche quando è parzialmente smascherato: perché in un ambiente in cui tutti producono falsi, anche il vero diventa sospetto. Un politico che smentisce un deepfake lo fa in un mondo in cui tutti sanno che i deepfake esistono. La smentita non ristabilisce la realtà: si aggiunge al rumore. COSA RESTA IN PIEDI Le operazioni documentate — PRISONBREAK, STOIC, CopyCop — sono state smantellate o ridimensionate nel momento in cui sono state esposte. Questo conta. Significa che la ricerca indipendente, il monitoraggio delle piattaforme, l’investigazione giornalistica hanno ancora un effetto. Il problema è la scala temporale: tra il momento in cui un’operazione viene attivata e il momento in cui viene smantellata, può passare abbastanza tempo da rendere il danno narrativo irreversibile. Resta in piedi, come sempre, la reputazione delle fonti. Un sistema che genera milioni di contenuti falsi non risponde a nessuno. Un ricercatore universitario, un giornalista investigativo, un’organizzazione come il Citizen Lab rispondono alla propria reputazione, alla comunità scientifica, al pubblico. E nel frattempo, gli sciami continuano a lavorare. FONTI (CLICCABILI) * Citizen Lab https://citizenlab.ca/2025/10/ai-enabled-io-aimed-at-overthrowing-iranian-regime/ * CyberScoop https://cyberscoop.com/citizen-lab-disinformation-campaign-israel-iran-evin-prison/ * NPR https://www.npr.org/2024/07/09/nx-s1-4994027/israel-us-online-influence-campaign-gaza * Haaretz https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2025-10-03/… Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
Le fabbriche del consenso sintetico
Come gli sciami di agenti AI stanno riscrivendo la realtà Qualche anno fa, una troll farm funzionava così: un edificio pieno di persone, turni, scrivanie, lavoratori pagati per scrivere post, creare profili falsi, commentare e accendere polemiche nelle discussioni online. Era costoso, lento e, alla fine, l’impatto reale era marginale. Oggi quegli edifici esistono ancora, ma i lavoratori non scrivono più. Configurano agenti. Li istruiscono, li supervisionano, li moltiplicano. Centinaia di migliaia di agenti autonomi che fanno in un’ora quello che prima richiedeva settimane di lavoro umano. Le troll farm sono diventate AI farm, e producono contenuto sintetico su scala industriale. Non è una metafora. È la descrizione letterale di un sistema documentato. Un rapporto del febbraio 2026 del Centre for International Governance Innovation (CIGI), intitolato “From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution”, racconta come reti come CopyCop — un’operazione di disinformazione collegata al GRU, l’intelligence militare russa — utilizzino versioni modificate di modelli open-source come Llama 3, installate su server propri, per trasformare articoli di stampa in propaganda politica e distribuirla attraverso centinaia di siti web falsi senza lasciare tracce. Perché i modelli girano in locale, su hardware russo, dentro confini russi, fuori da qualsiasi giurisdizione occidentale. Non c’è watermark. Non c’è log. Non c’è nessuno a cui chiedere conto. SCIAMI, NON BOT Quello a cui ci siamo abituati, negli anni, era l’automazione nel senso classico: un sistema che inviava centomila email identiche, cambiando al massimo il nome del destinatario, oppure pubblicava altrettanti post con variazioni minime. Automatizzava la distribuzione, ma al fondo era spam riconoscibile. Il nostro modello mentale è ancora quello: se è automatizzato, è generico; se è generico, lo riconosci. Ma questo modello è costruito su anni di esperienza in un mondo senza agenti AI. Ed è diventato obsoleto. Il paper pubblicato su Science nel gennaio 2026 con il titolo “How malicious AI swarms can threaten democracy” — firmato da un gruppo internazionale di ventidue ricercatori provenienti da ventuno istituzioni accademiche, tra cui Nick Bostrom, la Nobel per la Pace Maria Ressa e Filippo Menczer — descrive qualcosa di qualitativamente diverso: sciami coordinati di agenti AI con identità persistenti, memoria, capacità di adattarsi in tempo reale alle reazioni delle persone. Agenti pienamente autonomi, ciascuno dei quali produce contenuto originale, ciascuno diverso dall’altro, ciascuno calibrato sul contesto specifico della persona che riceve il messaggio. Non c’è più un messaggio che si diffonde: c’è un sistema che decide, istante per istante, quale messaggio produrre per quale persona. Questi sciami sfruttano due meccanismi psicologici che sono bug strutturali del modo in cui gli esseri umani formano le opinioni. Il primo si chiama bandwagon effect: tendiamo ad allinearci alle posizioni che percepiamo come maggioritarie. Il secondo è l’illusory truth: la ripetizione di un’informazione, indipendentemente dalla sua veridicità, ne aumenta la percezione di credibilità. Combinati, producono un effetto preciso: se vediamo la stessa posizione espressa da fonti diverse, in contesti diversi, con parole diverse, su piattaforme diverse, la registriamo come diffusa. E se la percepiamo come diffusa, la consideriamo più credibile. Gli sciami di agenti sfruttano entrambi i meccanismi contemporaneamente, su scala industriale, ventiquattro ore su ventiquattro. IL TARGETING CHIRURGICO C’è un’altra eredità del passato che va smontata: l’idea che le operazioni di manipolazione si rivolgano a masse indifferenziate. La vecchia profilazione demografica è superata. Questi agenti aggregano dati da fonti eterogenee in tempo reale: profili social, registri pubblici, database di dati rubati acquistabili per pochi dollari su qualsiasi marketplace del dark web. Miliardi di record personali sono già disponibili, dispersi in centinaia di violazioni accumulate negli anni. Un agente con accesso a un modello linguistico e a un paio di database di dati trafugati può produrre migliaia di pezzi di contenuto unici al giorno, ciascuno calibrato su una persona diversa. Moltiplicato per centomila agenti che lavorano in parallelo, il costo computazionale è nell’ordine di qualche centesimo di dollaro per messaggio perfettamente personalizzato. Questo sistema costruisce quello che si può chiamare consenso sintetico: l’illusione che un’opinione sia ampiamente condivisa, che una posizione sia sostenuta dalla maggioranza, quando in realtà è un singolo operatore che parla attraverso migliaia di maschere. Funziona perché la percezione del consenso è per noi, come specie, uno degli indicatori più potenti di veridicità. Non abbiamo sviluppato anticorpi contro un consenso fabbricato artificialmente a questa scala. IL PARADOSSO DELLA REGOLAZIONE La risposta regolamentare esiste, almeno in Europa. Il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, la bozza del Codice di Condotta per i modelli di uso generale, i meccanismi di enforcement del Digital Services Act: sono strumenti avanzati rispetto a qualsiasi altro blocco geopolitico. Gli Stati Uniti non hanno una regolamentazione federale. Ma anche il framework europeo più ambizioso ha un limite strutturale che non è tecnico, è geopolitico: gli attacchi arrivano da paesi che non rispondono a nessuna di queste regole. È possibile regolamentare le proprie piattaforme, i propri sviluppatori, le proprie aziende. Non è possibile regolamentare un edificio a San Pietroburgo, Shenzhen o Nuova Delhi dove qualcuno sta istruendo sciami di agenti su modelli open-source installati su server locali. Il paradosso è grottesco nella sua precisione: il contenuto prodotto da chi rispetta le regole è marcato, tracciato, eventualmente rimosso. Il contenuto prodotto da chi vuole causare danno è libero, non marcato e non soggetto ad alcuna giurisdizione. La regolamentazione filtra i soggetti regolati, lasciando intatto il campo agli attori che, per definizione, non intendono essere regolati. C’è poi la questione degli incentivi delle piattaforme. Documenti interni di Meta resi pubblici da Reuters nel novembre 2025 stimavano che circa il 10% dei ricavi globali di Meta nel 2024 — circa 16 miliardi di dollari — provenisse da pubblicità per truffe e prodotti vietati. Il sacrificio massimo di ricavi che Meta era disposta ad accettare per agire contro gli inserzionisti sospetti era lo 0,15% del fatturato totale: 135 milioni di dollari su 90 miliardi. Quando il modello di business di una piattaforma dipende dal volume pubblicitario, rimuovere gli annunci fraudolenti ha un costo che nessuno vuole pagare. L’UNICO ANTICORPO CHE SCALA Il rilevamento automatico dei pattern ha gli stessi limiti della regolamentazione: funziona per un tempo limitato, poi gli sciami — progettati esattamente per farlo — si adattano. Il watermarking è efficace solo per chi è disposto ad usarlo. Il fact-checking arriva sempre dopo, è sempre più lento, non raggiunge mai la stessa scala del contenuto che intende smentire. Se centinaia di migliaia di agenti coordinati diffondono un video di un politico che dice qualcosa che non ha mai detto, quel politico può smentire quanto vuole: il video è lì, milioni di persone lo hanno visto, e la smentita arriva in un mondo in cui nessuno sa più distinguere il vero dal falso. Resta un anticorpo che ha una caratteristica che nessun sistema tecnico possiede: scala alla stessa velocità della minaccia. È la consapevolezza. Un sistema che fabbrica consenso sintetico funziona solo se le persone che lo ricevono non sanno che il consenso sintetico esiste. Conoscere il meccanismo lo indebolisce. Non lo neutralizza completamente, ma riduce drasticamente l’efficacia. Un po’ come i deepfake: adesso li conosciamo, e spesso li riconosciamo. Sapere come funziona rende più difficile cascarci. Questo non significa che la consapevolezza sia sufficiente. Significa che è la condizione necessaria di qualsiasi altra risposta. E che trattare l’alfabetizzazione mediatica come un progetto scolastico secondario, invece che come infrastruttura democratica al pari di ospedali e ponti, è una scelta politica con conseguenze precise. Nel frattempo, gli sciami non aspettano. FONTI * Centre for International Governance Innovation – From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution https://www.cigionline.org/publications/from-trolls-to-generative-ai-russias-disinformation-evolution/ * Science – How malicious AI swarms can threaten democracy https://doi.org/10.1126/science.adz1697 * CNBC / Reuters – dati su Meta e pubblicità fraudolente https://www.cnbc.com/2025/11/06/meta-reportedly-projected-10percent-of-2024-sales-came-from-scam-fraud-ads.html Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
25 aprile 2026 a Milano: moltitudine contro dominio – di Paolo Punx
All’incrocio tra C.so Venezia e Via Senato c’era una folla composta da migliaia di manifestanti eterogeni, diversi, ma accomunati dal voler cacciare dal corteo quel plotone, militarmente protetto, che agitava i vessilli del dominio senza limiti. C’era una consapevolezza che attraversava tutto il corteo milanese del 25 aprile: il genocidio dei palestinesi con la [...]
April 28, 2026
Effimera