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+972 condanna l’escalation di minacce contro i registi di “NAZA”
La violenta campagna da parte di ministri del governo e attivisti di estrema destra non fa che dimostrare quanto Israele tema la verità — chiunque la dica. Nella settimana trascorsa dalla prima del loro nuovo documentario «NAZA» al Festival del Cinema di Venezia, i registi Yuval Abraham (giornalista della rivista +972) e Rachel Szor sono stati bersaglio di attacchi incessanti da parte del governo israeliano e di attivisti di estrema destra. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Cultura Miki Zohar hanno minacciato di revocare la cittadinanza ai registi. Esponenti del governo e dell’opposizione li hanno accusati di «tradimento» e li hanno etichettati come «nemici» dello Stato — una retorica che ha trovato eco in gran parte dei media israeliani. Secondo quanto riferito, anche l’esercito starebbe valutando di intraprendere azioni legali contro le persone coinvolte nel film. Altrettanto preoccupanti sono la retorica violenta e le azioni degli attivisti di estrema destra, che negli ultimi giorni hanno organizzato proteste davanti alle abitazioni delle famiglie dei registi, scandendo «Pena di morte per i traditori». Nella città di Ashdod, nel sud di Israele, è apparso un grande murale che raffigura i volti di Yuval e Rachel con la scritta «Traditori» e circondati da mirini; i video della sua realizzazione, pubblicati online, hanno attirato centinaia di commenti minacciosi, tra cui appelli al loro omicidio. Mercoledì scorso, alcuni attivisti di estrema destra si sono presentati presso la sede di Tel Aviv condivisa da +972 e Local Call. Hanno affrontato in modo aggressivo i membri del nostro staff, riprendendoli e molestandoli in video che hanno successivamente caricato sui social media. Per garantire la loro sicurezza immediata, il nostro team è stato costretto a evacuare l’ufficio. Questi attacchi non sono avvenuti nel vuoto. Esiste un nesso diretto tra decenni di dominio israeliano sui palestinesi, gli ultimi tre anni di genocidio a Gaza e l’estrema disumanizzazione dei palestinesi tra il fiume e il mare e l’attuale campagna di molestie e intimidazioni contro gli ebrei israeliani che resistono al consenso militarista e suprematista di Israele. “NAZA” è prodotto dal Guardian e si basa sulle inchieste che Yuval ha scritto per +972 e Local Call nel corso degli ultimi tre anni. Sebbene la maggior parte delle persone che attaccano il film e i suoi registi non l’abbia ancora nemmeno visto, gran parte delle informazioni in esso contenute è già di dominio pubblico — innanzitutto grazie ai giornalisti palestinesi e agli operatori dei media a Gaza, oltre 250 dei quali sono stati uccisi dagli attacchi israeliani. Nel frattempo, i giornalisti palestinesi nella Cisgiordania occupata vengono regolarmente arrestati dalle forze israeliane e devono affrontare ostacoli e restrizioni alla libertà di movimento diffusi. Israele sta attualmente detenendo 39 giornalisti provenienti dalla Cisgiordania e da Gaza nelle sue prigioni notoriamente brutali, più della metà dei quali senza alcuna accusa né processo. Quando chi documenta e denuncia la realtà subisce una persecuzione violenta, ciò dimostra solo quanto chi detiene il potere tema la verità. Ma il silenzio non è un’opzione. Accogliamo con favore il sostegno dimostrato ai nostri colleghi da una minoranza di giornalisti, registi e organizzazioni della società civile israeliani. Chiediamo alle persone di coscienza e ai governi di tutto il mondo di opporsi alla campagna di persecuzione e alle minacce violente contro Yuval e Rachel e di proteggere i diritti dei giornalisti palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, insieme a tutti coloro che si oppongono al genocidio, all’occupazione e al regime di apartheid di Israele.       +972 Magazine
September 19, 2026
Pressenza
Aquiloni per Gaza in tutta Italia
Su Pressenza abbiamo parlato nei giorni scorsi qui e qui  della decisione delirante e feroce del governo israeliano, che vuole uccidere alla radice non solo la vita, ma la voglia di vivere di ogni palestinese. Un esercito armato fino ai denti che ha paura degli aquiloni. Il sintomo di una perfidia criminale, assassina, che cerca la fine, ma ancora non la trova. Fino a quando e fino a dove andrà avanti? Fino a quando i nostri governi li lasceranno fare? O forse è il sintomo di una paura che cresce a dismisura, di coloro che hanno paura della loro stessa ombra? Un missile contro un aquilone; Mario Lodi ne avrebbe scritto. I bambini e le bambine di Gaza saranno arrabbiati, i loro genitori saranno colpiti duramente, come qualsiasi genitore quando toccano i suoi bambini. E a catena, una catena di dolore e solidarietà, siamo toccati anche noi. Per questo in tanti e tante abbiamo voluto essere con quei bimbi, ieri in tanti pezzetti di cielo di questo pianeta in lacrime. Grazie a Emergency che ha lanciato l’idea e ad Assopace Palestina che ha aderito; ieri l’iniziativa è stata realizzata in tante piazze, parchi e spiagge. Nelle foto che seguono solo alcuni esempi. Varese Alghero Bergamo Biella Biella Bosa Bosa Brescia Brescia Cagliari Capo d'Orlando Fano Forlì Gagliano Aterno (L'Aquila) Milano Milano Milano Roma Roma Roma Santa Severa Santa Severa Sondrio Strasburgo Strasburgo Anversa   Andrea De Lotto
August 31, 2026
Pressenza
Il governo israeliano ha classificato movimenti e attivisti italiani che manifestano per Gaza
Il ministero per la Diaspora del governo israeliano ha pubblicato un rapporto in cui classifica le manifestazioni italiane per lo sciopero generale del 22 settembre per livelli di rischio. Il documento, apparso prima dello svolgersi delle proteste, indica i dati precisi su diffusione sui social, luogo e orario di diversi dei concentramenti che erano previsti, ed elenca i principali gruppi che li hanno promossi. I criteri usati per classificare il livello di rischio non sono esplicitati, ma visti i nomi dei promotori e i luoghi indicati, esso sembra basarsi tra le altre cose proprio sugli organizzatori delle proteste. Il monitoraggio dei movimenti per Gaza da parte di Israele è una pratica passata indisturbata, ma che a quanto pare sta impegnando Tel Aviv sempre di più: nell’ultimo anno, il medesimo ministero ha classificato decine di eventi sul tema, mentre a partire dal 2020 fino al 7 ottobre del 2023 non ha pubblicato un solo documento a riguardo. Il rapporto del governo israeliano è apparso sulla pagina del sito dell’esecutivo dedicata alle pubblicazioni del ministero per la Diaspora e la lotta all’antisemitismo alla vigilia dello sciopero generale. Esso elenca, in ordine di orario, 18 delle manifestazioni che si sarebbero svolte il giorno seguente, indicandone il luogo preciso – con tanto di coordinate geografiche – in cui sarebbero iniziate, l’eventuale vicinanza a luoghi legati a Israele, post sui social dei principali promotori e interazioni ricevute dagli stessi post. Ciascuna manifestazione è classificata su tre distinti livelli di rischio: basso, medio e alto, indicati graficamente dai colori verde, giallo e rosso. «La mobilitazione è incentrata sull’opposizione a quello che gli organizzatori descrivono come il “genocidio a Gaza” e come risposta al silenzio e all’ipocrisia percepiti dai governi occidentali. Lo sciopero e le manifestazioni sono presentati come atti di solidarietà con Gaza e il popolo palestinese, con inviti a “cambiare la storia” e a resistere all’inazione del governo», si legge in testa al rapporto. I criteri utilizzati da ministero per la Diaspora per classificare i livelli di rischio dei singoli presidi non sono chiari, né esplicitati direttamente. Il documento recita che «le informazioni fornite nel rapporto si basano su segnalazioni e informazioni ricevute tramite il monitoraggio della rete con l’ausilio di un sistema tecnologico», senza specificare di cosa si tratti. Da quanto emerge esaminando il documento con attenzione è che nessuno dei singoli elementi tra luogo (risultano assenti manifestazioni che si sono svolte in luoghi strategici, come quella presso il porto di Livorno), città (quella presso il campus Einaudi di Torino, città in cui le proteste sono generalmente più intense e partecipate, è classificata in verde), o interazioni sui social (la più cliccata risulta a rischio medio) ha svolto un ruolo primario nella definizione dei livelli di rischio, che piuttosto paiono sembrano essere stati valutati combinando tutti i fattori. In questo senso, anche l’identità degli organizzatori sembra svolgere un ruolo: le manifestazioni promosse dal Global Movement to Gaza, per esempio, sono tutte rosse o gialle. Il monitoraggio di manifestazioni contro lo Stato ebraico e dei movimenti di attivisti da parte di Israele è una pratica che il ministero per la Diaspora porta avanti da anni, ma che nell’ultimo periodo ha svolto con maggiore intensità. La pagina del sito dedicata alle pubblicazioni del ministero è infatti colma di documenti analoghi a quello sullo sciopero generale del 22 settembre, che spesso interessano singole manifestazioni. L’Italia compare quattro volte, tutte nel 2025: oltre allo sciopero, vengono inseriti due casi mediatici che hanno interessato turisti israeliani (tra cui il presunto “assalto” all’autogrill di Lainate) e una contestazione all’ex primo ministro Ehud Olmert svoltasi a Parma il 21 settembre. Anche in quest’ultimo caso, il documento riporta dettagliatamente informazioni sulle pagine social dei promotori e sulle interazioni ai loro post sulla protesta. L'Indipendente
September 27, 2025
Pressenza