#Vicenza città militarizzata. Il ruolo della Caserma #Chinotto in un mondo di
#guerra
Antonio Mazzeo - 2026
Quello che preoccupa è la rete tessuta dalle istituzioni militari (Arma dei
#Carabinieri, #USArmy, #NATO, UE, ecc.) che operano alla “Chinotto” con
innumerevoli soggetti internazionali e le relazioni costruite con la società
civile
vicentina.https://www.academia.edu/170396052/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_della_Caserma_Chinotto_in_un_mondo_di_guerra?auto=download&email_work_card=download-paper
Tag - carabinieri
GENOVA: A 25 ANNI DAL G8 “NESSUN RIMORSO”. 19 LUGLIO CORTEO NAZIONALE
Genova si prepara ad una grande manifestazione nazionale in memoria del G8 del
2001 e per il rilancio delle rivendicazioni di allora che “sono più vive che
mai”. Appuntamento domenica 19 luglio alle ore 15.30 in piazza Alimonda, luogo
simbolico dove i carabinieri assassinarono Carlo Giuliani.
Erano tante le politiche già scritte nelle agende dei “grandi del pianeta”
venticinque anni fa e che sono state implementate. I risultati sono oggi
evidenti, scrivono gli organizzatori di Genova Antifascista e del CPA di
Firenze: la guerra come strumento di “comando e controllo”, la finanza come
strumento di “coercizione e destabilizzazione”, “la rapina delle risorse a danno
dei popoli del Sud Globale”.
La repressione ha poi contribuito ad agevolare “la massimizzazione delle rendite
e dei profitti”, rappresentando lo strumento per eccellenza che ha portato negli
anni all’inasprimento delle leggi sulla cosiddetta sicurezza e anche alla
“chiusura di spazi politici e sindacali per eliminare le conquiste di lavoratori
e lavoratrici”.
Nonostante i traumi, le divisioni e “la distinzione tra buoni e cattivi
attraverso cui spaccarono anche quel movimento”, Genova rilancia l’appuntamento
il 19 luglio di quest’anno con lo slogan “in nessun caso nessun rimorso”.
Infatti Genova 2001 è una storia che il movimento si propone di “raccogliere e
porgere alle nuove generazioni”, per contrastare “l’ondata nera che lentamente
sta invadendo le nostre città” e per lottare contro chi fomenta “paure,
incertezze e spaccature” sociali.
19 luglio quindi non soltanto come una ricorrenza ma un “invito ad aderire ad un
nuovo percorso di lotta che non ci veda più soltanto come antagonisti ad un
sistema ingiusto e sbagliato ma come protagonisti della costruzione del futuro
al quale ambiamo”.
La presentazione del percorso che ha portato all’organizzazione del corteo del
19 luglio con Simona del CS Buridda e di Genova Antifascista. Ascolta o scarica
Morte di Elton Bani, crolla la versione dei carabinieri
Un testimone smentisce i verbali sull’uomo ucciso dopo il taser. Nell’incidente
probatorio emergono elementi che contraddicono la ricostruzione ufficiale: Elton
Bani non avrebbe tentato di disarmare i militari e sarebbe …
Cascina Spiotta. 51 anni dopo le difese smontano il teorema e accusano
Improcedibilità per Lauro Azzolini, è stata la richiesta fatta dall’avvocato
Steccanella. Riprendendo una delle eccezioni presentate ad avvio di processo,
nel febbraio 2025, e rimasta in sospeso, il legale ha contestato l’annullamento
richiesto dalla Dda della sentenza di proscioglimento pronunciata, senza averne
mai avuto cognizione, dal gip di Torino nel […]
L'articolo Cascina Spiotta. 51 anni dopo le difese smontano il teorema e
accusano su Contropiano.
L’Aquila: cultura e natura con i carabinieri forestali
A L’AQUILA, I CARABINIERI FORESTALI PROTAGONISTI DELLA CAPITALE ITALIANA DELLA
CULTURA. UNA STORIA CHE VALE LA PENA RILEGGERE.
Dal 21 al 27 maggio, negli spazi dell’Auditorium del Parco “Renzo Piano” a
L’Aquila, il Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo e Molise” ha
allestito il villaggio “Natura CULTURA Legalità”, inserito nel programma
ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il pubblico
previsto: famiglie, scuole, visitatori di ogni età.
I contenuti esposti — biodiversità, lupo appenninico, lontra, riserve naturali,
anelli degli alberi come archivio climatico — sono scientificamente solidi e
importanti. Il punto che vogliamo sottolineare è chi presenta questi contenuti e
in quale cornice.
Il corpo forestale italiano nasce il 15 ottobre 1822, quando re Carlo Felice di
Savoia istituisce l’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei
boschi del Regno di Sardegna. Nel 1910, con la legge Luzzatti, diventa Corpo
reale delle foreste, incardinato nel Ministero dell’agricoltura: personale
tecnico, ordinamento civile.
Nel 1926 il fascismo lo sopprime. Con il regio decreto legge 16 maggio 1926 n.
1066, su iniziativa di Italo Balbo, nasce la Milizia nazionale forestale,
specializzazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Gli stessi
compiti — boschi, caccia, difesa idrogeologica — vengono trasferiti a un corpo
militare inquadrato nelle strutture del regime.
Con la Repubblica, il decreto legislativo 804 del 1948 ricostituisce il Corpo
forestale dello Stato come corpo civile dello Stato, con funzioni tecniche e di
polizia, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura. La scelta è
consapevole: dopo vent’anni di milizia, si torna a un ordinamento non militare.
Questa condizione dura quasi settant’anni. Poi, con il d.lgs. 19 agosto 2016 n.
177 — la cosiddetta riforma Madia, governo Renzi — il Corpo forestale dello
Stato viene soppresso e assorbito dall’Arma dei Carabinieri, a decorrere dal 1°
gennaio 2017. Il personale, da civile, diventa militare. La Corte europea dei
diritti dell’uomo rileverà successivamente che l’operazione ha privato gli
appartenenti al Corpo del diritto di sciopero e indebolito quello di libera
associazione. Sul piano operativo, l’accorpamento ha prodotto sovrapposizioni di
competenze, costi superiori alle attese — i risparmi annunciati non si sono
materializzati — e una minore efficacia nella prevenzione e gestione degli
incendi boschivi.
La tutela ambientale non è per sua natura una funzione militare. Esistono e sono
esistiti strumenti civili per esercitarla: corpi tecnici, enti parco, agenzie
ambientali, guardie ecologiche volontarie. La scelta di affidare questa funzione
a un corpo militare — fatta dal fascismo nel 1926, rifatta dal governo Renzi nel
2016 — è sempre stata una scelta politica, non una necessità tecnica.
Quando i Carabinieri Forestali allestiscono un villaggio sulla biodiversità in
una Capitale della Cultura, con ingresso libero e pubblico scolastico tra i
destinatari espliciti, il messaggio che circola non è soltanto scientifico. È
anche questo: che la natura va conosciuta attraverso l’Arma, che la legalità
ambientale ha un’uniforme, che le istituzioni militari sono interlocutori
naturali per la formazione civica dei giovani.
È una forma di militarizzazione che non si presenta come tale: si offre come
divulgazione scientifica, come educazione ambientale, come cultura. Ed è
esattamente per questo che merita tutta l’attenzione dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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Festa del 212° Anniversario dei Carabinieri a Roma: «Possiamo aiutarvi?» Sì…ad armarci!
Non potevamo mancare ad un evento così significativo e rappresentativo della
rapida militarizzazione che sta vivendo l’Italia in questi ultimi anni: la festa
per il 212° anno dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri. “Possiamo aiutarvi”
è lo slogan che campeggia in alto alle impalcature in uno dei tanti ingressi
della mega fiera del “Villaggio dell’Arma” a Villa Borghese a Roma,
monopolizzata dalla Fiamma dal 5 al 7 giugno.
Insomma, una delle sue più imponenti “operazioni simpatia” degli ultimi anni.
Ciò non sorprende perché di fronte ad un calo di partecipazione politica
drastico e di sfiducia generalizzata verso la “politica” e i politici, proprio
come sta avvenendo in Israele, (clicca qui) e Forze Armate, raccolgono intorno a
sé quel residuo di fiducia che è direttamente proporzionale alla percezione del
numero di nemici interni ed esterni, tanto che ormai possiamo parlare di
processo di “israelizzazione” della società e non solo per le nostre molteplici
connivenze con l’entità sionista o per le sistematiche offerte turistiche
italiane a riservisti e militari dell’IDF
(https://www.pressenza.com/it/2026/05/relax-post-genocidio-sempre-nelle-marche/)
D’altra parte, l’Arma, come del resto tutti gli altri corpi di P.S. e polizia
giudiziaria, hanno collezionato negli anni un discreto numero di scheletri
nell’armadio: senza tornare troppo indietro negli anni e agli intrecci tra
C.I.A., ex-SISMI, e NATO, Gladio o la strage di Alcamo Marina, possiamo citare,
Carlo Giuliani, il caso Cucchi, la banda della Lunigiana, il caso CONSIP, ecc..
Target principale: famiglie con bimbi piccoli o preadolescenti, ma coincidendo
con la fine delle attività didattiche nelle scuole fino a due giorni prima, la
festa era ufficialmente dedicata (anche) alle scuole. Nemmeno per il
bicentenario, due anni fa, è stata organizzata una quattro giorni di feste con
accesso aperto addirittura fino alle 22 di sera, con un dispiegamento di forze,
energie, soldi pubblici e pubblicità su tutti i massmedia, con attrezzature
ingombranti sparse un po’ in tutta Italia ma con il loro pezzo forte,
ovviamente, nella Capitale.
Qui abbiamo visto, nello splendido palcoscenico naturale di Villa Borghese,
oltre ad un elicottero, una parete per l’arrampicata, una motoslitta, una
motovedetta, un mega-acquario del nucleo Carabinieri subacquei, ecc.ecc. decine
e decine di stand dove si offrivano esperienze “indimenticabili” giochi di tutti
i generi, molti dei quali a base di armi, spade e simulazioni di attività
investigative, agli immancabili giochi e prove pratiche organizzate dai vari
gruppi sportivi. Bastava, però, visitarne “solo” sei, facendosi certificare, con
un timbro su una scheda l’avvenuta visita, per poter ritirare, presso lo stand
più grosso, posto alla fine del percorso, il proprio premio-gadget.
Per sottolineare l’imponente copertura mediatico-istituzionale presso uno dei
tanti, ingressi è stata eretta anche una mega-struttura a due piani, vetro e
acciaio, di RAI-Isoradio.Tutta l’organizzazioni è stata concepita, quindi, per
la famiglia ma soprattutto per la prole al seguito. Abbiamo visto tantissimi
bimbi, caricati da mamme entusiaste pronte per la foto ricordo, all’interno di
mezzi blindati, oppure indossare il caschetto per arrampicarsi su una parete
sotto l’occhio vigile del carabiniere-montanaro, pigiare le piccole dita su un
foglio bianco per le impronte digitali nello stand dedicato alle indagini
scientifiche, infilarsi in un tunnel di stoffa lungo e labirintico come un lungo
serpentone organizzato dal reparto specializzato “Cacciatori di Calabria”,
ecc.ecc.
Abbiamo poi scoperto che esiste, dal 1926, un nucleo Carabinieri “Tutela del
lavoro”! Non poteva mancare, quindi, l’impalcatura in miniatura e la possibilità
per i bambini di salirci sopra ovviamente imbragati, col caschetto e col gancio
di sicurezza ben allacciato alla struttura metallica, proprio come NON fanno,
ancora oggi, molti lavoratori a volte pagati in nero e invisibili per lo Stato
italiano perché “clandestini”. Questo stand, in particolare, è l’emblema del
concetto-chiave trasversale che si vuole far passare, oltre a quello della
protezione amorevole e paternalistica o addirittura materna dei Carabinieri che
godono di una fiducia inossidabile, legata in gran parte ad uno stereotipo
radicato nel tempo: deterrenza=prevenzione. «Dagli anni ’80 – afferma, infatti,
un Carabiniere del Nucleo Tutela Lavoro – le morti sul lavoro sono in drastica a
discesa» sottintendendo in questo caso specifico, oltre al ruolo di normative
più evolute e restrittive (es.L.626), l’importanza della loro presenza sul
territorio a fianco degli ispettori del lavoro.
Si potrebbe pensare quindi che grazie ai controlli e quindi al potere deterrente
e sanzionatorio che ciò sia avvenuto veramente grazie a loro, ma la realtà dei
fatti è esattamente l’opposto: i controlli sono pochi e la prevenzione, quella
vera, fatta di una “cultura” della sicurezza, è ancora di là da venire, anzi si
potrebbe dire che nonostante il drastico cambiamento della struttura economica
italiana e le nuove normative, le morti sul lavoro non possono essere
declassate, come lo stesso carabiniere ha poi precisato, a “inevitabili
fatalità”. A prescindere da tutto ciò sono sempre troppe perché non si può
morire DI lavoro e/o SUL lavoro.
Non è corretto, infatti, paragonare l’attuale mercato del lavoro e l’attuale
struttura economica a quella di una società nel pieno del proprio sviluppo
industriale, tanto portentoso quanto caotico, come quello degli anni cinquanta e
sessanta fino al secondo boom edilizio degli anni tra gli anni ’60 e ’70 e dei
fenomeni speculativi politico-malavitosi descritti da Francesco Rosi in Le mani
sulla città dove le vicende scaturiscono proprio da una strage sul lavoro.
Questo esempio però è emblematico di come le varie forze dell’ordine e le varie
Forze Armate vogliono presentarsi a tutti i costi come protettori e soprattutto
come presenze indispensabili per la prevenzione di calamità, morti per varie
cause, fenomeni vari di devianza.
Come alla festa della Polizia di Stato a Piazza del Popolo di poco tempo fa,
anche i Carabinieri ci tengono, per esempio, ad auto-rappresentarsi come
operatori salva-vita non solo per i loro interventi anti-suicidio a metà tra il
sostegno psicologico e quello “operativo”, ma anche nelle situazioni di rischio
di morte improvvisa: come se fosse lo stand della ASL o della Croce Rossa, anche
qui circa quattro carabinieri/e hanno insegnato a bambini intorno ai 5-8 anni
come si fa un massaggio cardiaco e come si applicano le piastre del
defibrillatore: un intervento che mai si ritroveranno a fare, anche per i limiti
della loro forza fisica, se non forse tra una decina d’anni ma tant’è «serve a
diffondere la cultura del pronto intervento salvavita – ha prontamente ribattuto
alle mie perplessità il carabiniere preposto al BLSD (Basic Life Support and
Defibrillation) – anche se il bambino o la bambina non sono fisicamente pronti a
farlo… o non se la sentono (ovviamente! N.D.R.)».
Per concludere possiamo sottolineare anche la cooptazione di artisti/e che non
sono nuovi/e a queste forme di ancheggiamento, basti pensare ai vari calendari
delle varie Forze Armate, di P.S. e di P.G., oppure ai fumettisti e disegnatori
che sempre più spesso si prestano ad illustrare materiali cosiddetti didattici o
di intrattenimento: vedere però una mostra d’arte tutta dedicata all’Arma dei
Carabinieri è una novità, in questo caso realizzata da un'”affezionata”
dell’Arma, Daniela Nardelli e musicisti della banda intrattenere i più piccoli
in lezioni di musica estemporanee, ci fanno pensare ad una strategia di
“influenza culturale” che spazia a 360 gradi anche in settori tradizionalmente
distanti dal mondo delle armi e appunto della repressione.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle
Università
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Taser, quattro anni dopo: più scariche, meno controlli
L’inchiesta di Altreconomia smonta la narrazione dell’arma “sicura e
indispensabile”: oltre mille utilizzi in quattro anni, nessun monitoraggio
indipendente e crescono dubbi su sicurezza, trasparenza e accountability Doveva
essere l’alternativa …
A Macerata una carabiniera insegna la “legalità” ai bambini dai tre ai cinque anni
Nell’Arma dei Carabinieri le donne non arrivano a superare la percentuale
dell’8%, ma quando si tratta di fare “pubbliche relazioni”, di presentare l’Arma
come la divisa che salva e/o protegge dai cattivi, allora la donna è ben
presente, al di là delle statistiche, soprattutto se il target di riferimento
sono i bambini e le bambine dai tre ai cinque anni.
Ormai siamo tristemente abituati a vedere carabinieri o poliziotti fin dentro le
scuole secondarie di primo grado con i loro cani antidroga sempre pronti a
scovare lo spinello nascosto, ma vederlo all’interno delle scuole dell’infanzia
proprio no!
È quanto accaduto nella Scuola dell’Infanzia “Via Cardarelli”, dell’Istituto
Comprensivo “E. Mestica” di Macerata proprio in questi giorni, dove un’appuntata
scelta, accompagnata da tre colleghi, ha presentato a bambini dai 3 ai 5 anni le
gesta eroiche di due pastori tedeschi dai nomi molto americani: Bob e Kevin
(clicca qui per la notizia).
Genuflesso alla retorica militarista, il giornale locale CentroPagina così
presentava l’iniziativa con uno stile espositivo roboante che ricorda quella dei
cinegiornali del ventennio: «L’iniziativa, pensata per avvicinare i più piccoli
alle istituzioni e promuovere fin dall’infanzia la cultura della sicurezza, ha
suscitato grande interesse e partecipazione tra i bambini. Sotto la guida dei
loro conduttori, il cane Kevin ha mostrato le proprie abilità operative,
simulando un’attività di ricerca che ha attirato l’attenzione e l’ammirazione
dei presenti, ricevendo applausi spontanei da parte dei bambini»…i bambini,
quindi, avrebbero applaudito spontaneamente a questa vittoria della legalità!
La critica però non è né verso i carabinieri né tantomeno verso il cane, che fa
il proprio lavoro in cambio della ricompensa, ma verso la progettazione
pedagogica di quella scuola, completamente inconsapevole del danno che sta
arrecando alle giovani generazioni, addirittura a partire dall’età
dell’infanzia, quando dovrebbero essere acquisiti i principi fondamentali della
comunicazione nonviolenta, del rispetto del prossimo attraverso la
canalizzazione di forme di interrelazione troppo esuberanti o inconsapevolmente
prevaricatrici.
Non si inculca ad un/a bambino/a di tre anni l’adorazione verso la divisa per di
più attraverso la forma del gioco e sfruttando così l’innata predisposizione dei
cuccioli di uomo verso gli amici a quattro zampe che giocano come loro in cambio
della ricompensa. Se si scambia la formazione e l’educazione con
l‘addestramento, si ottiene semmai un appiattimento verso una concezione della
legalità che passa attraverso altri due concetti altrettanto deleteri per una
sana crescita dell’individuo, se veicolati a questa età, ovvero quelli di
deterrenza e repressione.
Ma poi ci chiediamo se la rappresentazione giocosa di un’operazione simulata
antidroga rivolta a dei bambini dai 3 ai 5 anni sia stata preceduta da
un’altrettanto giocosa ed attenta spiegazione di cosa sia una “droga“, di quali
siano le droghe a meno che non si assuma che siano tutte uguali e/o ugualmente
dannose; o ancora, perché si assume una droga, qual è il giro d’affari e quali
le implicazioni geo-strategiche e politiche all’origine del traffico, ma anche
del consumo, ecc. ecc.
Sospettiamo che nulla di tutto ciò sia stato fatto, non perché sia impossibile,
pur trattandosi di bimbi piccoli, ma semplicemente perché, dalle nostre
testimonianze di questi ultimi anni non è mai stato fatto. Si preferisce,
infatti, la comoda e moderna rappresentazione di un Rin Tin Tin con le stellette
che attraverso il gioco veicola inquadramento militaresco fin dalla più tenera
età: la scuola, insomma, va alla guerra, come ci suggerisce il titolo del noto
libro di Antonio Mazzeo.
Suggeriamo quindi a chi lavora nella scuola di leggere questo testo, acquisendo
così (forse) un minimo di consapevolezza intorno al periodo storico che stiamo
vivendo!
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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II Edizione Tecnica@mente IIS “da Vinci – Fascetti” di Pisa con Carabinieri, Guardia di Finanza e Marina Militare
Grazie a una segnalazione arrivata al nostro indirizzo ufficiale siamo venute e
venuti a sapere che l’11 aprile scorso, alla II edizione di Tecnica@mente
organizzata all’Istituto “Da Vinci – Fascetti” di Pisa, tra le aziende e gli
enti del territorio erano presenti anche il 4° Nucleo Elicotteri Carabinieri,
Sezione Aerea Guardia di Finanza e il Comando Interregionale Marittimo Nord
della Marina Militare.
Questa segnalazione ci permette di mostrare come sia semplice per le Forze
Armate accedere alle attività scolastiche e partecipare al fianco delle imprese
e delle università, in coerenza con il Programma di Comunicazione della Difesa
che a pagina 17 riporta: «si dovrà creare una mutua contaminazione
reciprocamente vantaggiosa con il mondo civile, attraverso un sistema dinamico
di relazioni con i principali attori istituzionali, con la società e con il
mondo del lavoro. Per arrivare a ciò occorre divulgare la consapevolezza che gli
investimenti in ricerca e sviluppo nel settore risultano fecondi non solo per la
Difesa sotto il duplice profilo dell’operatività dello strumento militare e
dello sviluppo industriale, ma anche per il sistema paese in termini di
incremento dei livelli occupazionali, di sviluppo complessivo del sistema
industriale, di leadership tecnologica, di incremento della crescita e dunque
delle entrate».
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
ravvisa una incompatibilità sostanziale tra sistema di guerra e sistema
democratico, per questo chiede agli organi collegiali della scuola e ai/alle
dirigenti scolastici di opporsi tassativamente alla militarizzazione escludendo
le Forze Armate e di Polizia sia dalle iniziative didattiche che da quelle di
orientamento.
Crediamo, inoltre, che la scuola debba informare gli studenti e le studentesse
sui risvolti etici delle competenze tecnologiche che stanno apprendendo,
affinché siano periti informatici, elettronici, meccanici, biotecnici
consapevoli, capaci di distinguere quali aziende del territorio non sono
collegate al sistema di guerra e quindi quali aziende preferire quando
cercheranno lavoro.
Maggiori investimenti nella Difesa non ci stanno assicurando maggiore sicurezza
e prosperità, al contrario. Procedendo senza accordarsi al diritto
internazionale stanno preparando un futuro più povero e instabile, con minori
libertà, per tutti.
Per resistere alla deriva militarista e approfondire il lavoro svolto fino ad
ora dal nostro Osservatorio suggeriamo la lettura dei libri: La scuola
laboratorio di pace vol. I e vol. II (2023), Comprendere i conflitti. Educare
alla pace (2024), Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra
(2025).
Continua a visitare il nostro sito e per segnalazioni scrivici a
osservatorionomili@gmail.com
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Roma, all’IIS “Confalonieri-De Chirico” arrivano i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Mercoledì 8 aprile all’IIS “Confalonieri – De Chirico” di Roma si è svolto un
incontro con un rappresentante del nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio
Culturale per le classi 4ALA, 4BLA, 5ALA e 5BLA. Le due ore di partecipazione
sono state riconosciute come attività di orientamento.
L’iniziativa in oggetto è espressione di quel fenomeno molto complesso che
l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
denuncia da anni: nelle scuole italiane di ogni ordine e grado si sta
incentivando il protagonismo delle professioni in divisa e la proposta ai nostri
studenti e alle nostre studentesse di intraprendere la carriera militare.
Attraverso questo sito web l’Osservatorio si impegna a documentare il numero
spropositato di iniziative didattiche e di orientamento tenute, nelle nostre
scuole, da ufficiali delle Forze Armate (italiane e straniere), della Polizia di
Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia
Penitenziaria e della Polizia Locale.
Le nuove generazioni sono il target privilegiato di un’operazione capillare di
trasmissione della cultura della difesa e del legalitarismo, e ravvisiamo il
rischio di un ricambio generazionale votato al formalismo autoritario, alla
cultura della difesa totale, alla cancellazione del dissenso.
Come adulti e docenti vorremmo che la scuola pubblica fosse un luogo in cui si
formano coscienze e intelligenze che sappiano scegliere criticamente, in cui
l’incontro e il dialogo con l’altro tracci un orizzonte comune, senza vincitori
e vinti, senza disparità di potere.
Non c’è nulla di naturale nella presenza dei militari nelle scuole, per questo
abbiamo scritto un Vademecum con modelli di mozioni da presentare nel Collegio
docenti, opzioni di minoranza, diffide per genitori e studenti, diffide ai
dirigenti. Strumenti formali e pratici per contrastare la crescente presenza
militare nelle scuole e allo stesso tempo proporre un’idea altra di scuola e di
società.
Se vuoi comunicare con noi osservatorionomili@gmail.com.
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