REGGIO EMILIA: AL BOSCO OSPIZIO SARANNO ABBATTUTE IL 70% DELLE PIANTE. UN ANNO DOPO PROSEGUE LA MOBILITAZIONE
Un anno fa, il 25 febbraio 2025, nove cittadini bloccavano i lavori di sfalcio
preliminari all’intervento di Conad nell’area dell’ex Casa di riposo a Reggio
Emilia, venendo poi denunciati per violenza privata, invasione aggravata e
danneggiamento. In occasione di questo anniversario, l’Assemblea permanente
Bosco Ospizio ha voluto ribadire la sua contrarietà al progetto e rimarcato con
rammarico come le innumerevoli azioni nonviolente messe in atto non abbiano
ricevuto ascolto da parte delle istituzioni.
Anzi, con il permesso a costruire rilasciato il 13 febbraio 2026, Comune e Conad
hanno accelerato sull’attuazione del progetto. “Ci si prepara – denunciano –
alla distruzione del 70% di un ecosistema boschivo”. Il Sindaco ha annunciato
che il “nuovo progetto di rigenerazione dell’area ex Ospizio” comporta ora
l’eliminazione di 98 alberi e non più di 154; cioè il 37% in meno.
A fianco del Comitato si schiera Legambiente Reggio secondo cui la piantumazione
in sostituzione di 1.572 nuovi alberi non compensa, nel breve e medio periodo,
l’abbattimento di alberi adulti: “Occorreranno dai 20 ai 30 anni – spiega il
presidente Bokar Diop -prima che i nuovi esemplari raggiungano la biomassa
necessaria per fare il ‘lavoro’ ecosistemico che il Bosco Ospizio svolge oggi”.
Sentiamo Ilaria dell’Assemblea permanente del Bosco Ospizio Ascolta o scarica
COMUNICATO BOSCO OSPIZIO
Oggi 25 febbraio è un anno esatto dal primo blocco dei lavori. Nove cittadini e
cittadine bloccavano i lavori di sfalcio preliminari alla costruzione del nuovo
supermercato Conad nell’area del Bosco Ospizio. Dopo circa un mese, tutti e nove
si sono visti notificare una querela per violenza privata, invasione aggravata e
danneggiamento.
Grazie a quell’azione e alla mobilitazione costante il Bosco Ospizio esiste
ancora, nella sua interezza e vivacità.
Con il permesso a costruire rilasciato il 13 febbraio scorso, però, Comune di
Reggio Emilia e Conad continuano a perseguire imperterriti la strada della
distruzione di un ecosistema boschivo.
Da più parti d’Italia, in vertenze simili a quella del Bosco Ospizio, ci si
chiede: ne vale la pena?
E qui rispondiamo con una domanda: vale la pena rinunciare a chiedere maggior
benessere, città davvero a misura di persona, un futuro vivibile?
Per noi vale la pena rilanciare questa vertenza: convinti e convinte di essere
dalla parte giusta, e di non essere soli.