Le guerre non uccidono solo gli uomini, ma anche il Pianeta
Le cronache di guerra – Gaza, Ucraina, Iran per citare le più note, ma si
calcola siano all’incirca sessanta i conflitti al mondo – che purtroppo si sono
susseguite e si susseguono tuttora, ci raccontano delle migliaia di morti
lasciati sul campo, o addirittura evaporati. Scene terribili, devastanti, che ci
scuotono nel profondo. Ma c’è un altro aspetto delle guerre che viene sempre
tralasciato e che invece dovrebbe emergere per sottolineare ancor di più la
follia dell’homo autodefinitosi “sapiens”.
E questo aspetto è costituito dalla distruzione dell’ambiente, quello che oggi
viene definito ecocidio. Il caso del passato forse più noto all’opinione
pubblica è stato l’uso dell’agente arancio e del napalm sparsi dagli
statunitensi sulle giungle del Vietnam per stanare i combattenti (da notare che
l’uso di armi chimiche era vietato ma gli statunitensi dei divieti e delle leggi
notoriamente se ne fregano): “adoro l’odore del napalm la mattina presto” faceva
pronunciare al recentemente scomparso Robert Duvall il regista Coppola in
Apocalypse Now. In quei dieci anni di quella guerra che gli USA persero, furono
gettati 76 mila metri cubi di erbicida su ventiduemila chilometri quadrati di
giungla, provocando danni permanenti a quasi cinque milioni di persone.
E ancora oggi vaste zone interne del Vietnam, a distanza di più di
cinquant’anni, sono ancora contaminate. Oggi non si usano più armi chimiche
(fatto salvo il fosforo bianco usato impunemente dagli israeliani, altri che
delle leggi se ne fanno un baffo) ma gli effetti sul territorio non sono meno
devastanti. Gaza è in tal senso l’esempio più emblematico, non perché le altre
guerre in corso non producano danni all’ambiente, ma perché gli israeliani hanno
adottato la tecnica di fare letteralmente e sistematicamente terra bruciata in
quella striscia di territorio in modo tale da privare i palestinesi (quelli che
si sono salvati dal genicidio) dei mezzi di sussistenza. Così un articolo del
settembre scorso del quotidiano The Guardian: “Nonostante la sua estrema densità
di popolazione, Gaza era per lo più autosufficiente in verdura e pollame, e
soddisfaceva gran parte della domanda della popolazione di olive, frutta e
latte. Ma il mese scorso l’ONU ha riferito che solo l’1,5% dei suoi terreni
agricoli ora rimasti sia accessibile ed intatto. Si tratta di circa 200 ettari,
l’unica area rimasta direttamente disponibile per nutrire più di 2 milioni di
persone.”
https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/sep/27/israel-ecocide-gaza-bombs-agricultural-land-genocide
A questo aggiungasi l’inquinamento da detriti e rifiuti (107 kg ogni metro
quadrato) in superficie e quello delle acque sotterranee. Ecocidio, dunque,
ossia eliminazione scientifica di ogni forma vivente, in modo da rendere la
terra inabitabile. Ma il danno all’ambiente in generale è anche costituito dalle
risorse che devono essere messe a disposizione per ricostruire quello che è
stato abbattuto o comunque eliminato. Tralasciamo qui il piano di rendere Gaza
un immenso resort – quasi tra l’altro che non bastassero le costose oscenità dei
paesi arabi, da Abu Dhabi a Doha, tanto amata dagli italiani – e andiamo in
Ucraina, dove la Banca Mondiale ha di recente stimato il costo della
ricostruzione in 588 miliardi di dollari: cosa si potrebbe fare con 588 miliardi
di dollari se venissero invece utilizzati nel campo della difesa dell’ambiente?
Follia.
https://www.milanofinanza.it/news/la-ricostruzione-dell-ucraina-quanto-costa-servono-588-miliardi-di-dollari-202602231711532458
E veniamo infine, ma non ultimo in ordine di importanza, al contributo che le
guerre forniscono all’aumento del riscaldamento globale. Un dato di questo mese
ci dice che, in quattro anni di guerra in Ucraina, in atmosfera sono state
immesse oltre 311 milioni di tonnellate di gas serra, tante quante ne produce un
paese industrializzato come la Francia in un anno.
https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2026/03/le-conseguenze-delle-guerre-sullambiente-il-caso-dellucraina-ca540919-db9f-4526-a5e3-91ee17436689.html
E l’invasione dell’Iran, in sole due settimane, ha provocato il rilascio di 5
milioni di tonnellate di anidride carbonica.
https://www.avvenire.it/rubriche/effetto-terra/le-guerre-hanno-un-alto-costo-climatico_106265
Il fatto è che però, anche se fare nulla, gli eserciti consumano. Eccome.
L’esercito statunitense è il primo consumatore di petrolio al mondo, emettendo
280 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Il centro studi britannico Conflict
and Environment Observatory stima che le forze armate del mondo producano circa
il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. Eppure, a causa del paese
esportatore della democrazia nel mondo, le emissioni degli eserciti sono
esentate dalla segnalazione obbligatoria prevista dall’accordo sul clima di
Parigi. Tradotto: si devono limitare le emissioni di gas serra, ma uno dei
settori che più ne produce ne è esentato. Una barzelletta.
Fabio Balocco
Redazione Italia