Il Piemonte “agitato”: manifestazioni in ogni provincia e corteo regionale a Torino
Recentemente formato da moltepici associazioni e gruppi piemontesi, il
Coordinamento Regionale per la Palestina ha indetto una serie di cortei, a
calendario sabato 13 e 20 settembre.
Oltre che per esprimere la solidarietà con il popolo palestinese e il sostegno
alla Global Sumud Flotilla, le manifestazioni coinvolgono i partecipanti a
sollecitare la Regione Piemonte affinché deliberi l’interruzione di ogni
rapporto politico, economico e militare con Israele.
Il 20 settembre i manifestanti piemontesi confluiranno a Torino.
Prima, nel pomeriggio di sabato 13 settembre si mobilitano nei capoluoghi delle
province:
* Alessandria/ corteo – concentramento in piazza Santo Stefano alle 15:30
* Biella / presidio – in piazza Battistero dalle ore 10
* Cuneo / corteo – concentramento in corso Giolitti alle 14:45
* Ivrea / corteo – concentramento in piazza Ottinetti alle h 15
* Vercelli / presidio dalle ore 16 in piazza Pajetta e dalle 17 biciclettata
per le strade della città
* Torino – presidio alla Stazione di Porta Nuova dalle 15:30
All’iniziativa promossa dalle associazioni e agregazioni piemontesi aderisce il
Centro Studi Sereno Regis, che sul proprio sito ha pubblicato la “piattaforma”
del coordinamento:
Il Coordinamento Piemontese per la Palestina invita tuttɜ coloro che vivono in
Piemonte a mobilitarsi nelle giornate del 13 settembre con azioni di
boicottaggio della filiera della guerra e delle aziende complici del genocidio o
con altre iniziative e il 20 settembre con una grande manifestazione che si
terrà a Torino per fermare la complicità delle nostre istituzioni con il regime
israeliano.
È da ventitre mesi che abbiamo assistito a un intensificarsi delle
manifestazioni in sostegno alla causa palestinese, in solidarietà con la
resistenza popolare all’occupazione e, oggi, all’invasione della Striscia
di Gaza e alla disgregazione della Cisgiordania da parte di Israele.
Quella che viene definita “l’unica democrazia del Medio Oriente”, uccide
arbitrariamente attraverso le armi, la fame e la deprivazione di igiene e cure
sanitarie la popolazione palestinese, mostrando il vero volto della decantata
civiltà occidentale, che si vorrebbe esportare a suon di bombe a chi non si
piega ai progetti coloniali sionisti e atlantisti.
Nonostante il governo israeliano utilizzi il pretesto degli ostaggi per compiere
il genocidio più mediatizzato della storia, appare più che evidente che i suoi
reali obiettivi non siano certo la liberazione dellɜ prigionierɜ e “la
distruzione di Hamas”.
L’obiettivo a cui mira effettivamente il regime sionista fin dalle sue origini è
una radicale pulizia etnica e l’annientamento del popolo palestinese, con la
complicità della gran parte della comunità internazionale.
I governi occidentali sono stati costretti, dopo quasi due anni, a utilizzare il
termine “genocidio”, dopo essersi tanto spesi per negare categoricamente che lo
fosse, ma questo non basta se la denuncia non viene accompagnata da azioni
concrete di embargo verso Israele, soprattutto quando vaste parti di società si
mobilitano con determinazione per chiedere la fine del sostegno dei propri
governi allo sterminio.
Questo piano criminale ha il fine dichiarato di impossessarsi non solo di tutta
la terra palestinese, ma anche di altre regioni del Levante, con l’obiettivo, da
parte dell’unico Stato a non aver mai ufficializzato i propri confini, di
realizzare la “Grande Israele”. È un errore ritenere che questo progetto
espansionistico sia nato recentemente dai partiti dell’estrema destra
israeliana, come viene continuamente ripetuto dalla maggioranza dei nostri mass
media, che dopo aver fallito nel tentativo di negare il genocidio, ora cercano
di manipolare nuovamente la narrazione ascrivendone la responsabilità al solo
governo Netanyahu. Sappiamo che quanto sta avvenendo è la naturale prosecuzione
del progetto sionista, volto alla costituzione di un etnostato per il solo
popolo ebraico.
La Palestina non è un territorio conteso: è un grande specchio nel quale
l’Occidente vede riflesso la verità del suo passato coloniale.
In tutto questo, gli Stati Uniti, con la collaborazione degli storici alleati
occidentali, violano importanti norme e sentenze del diritto internazionale,
come il recente pronunciamento della
CIG che ribadisce l’illegalità dell’occupazione ordinando al regime israeliano
di ritirarsi, esplicitando che per garantire il potere di poche persone si è
dispostɜ a sacrificare la vita di popoli interi.
Lottare con e per la Palestina significa non essere schiavɜ di questo ricatto,
avere il coraggio di affrontare l’arroganza di chi si pone come il padrone del
mondo e si dichiara invincibile. La resistenza palestinese con decenni di lotte
ha minato questa idea di presunta invincibilità e al contempo ha smascherato e
reso evidente a tuttɜ la vera natura del regime israeliano, dandoci l’occasione
collettiva di lottare per un orizzonte di libertà effettiva e desiderabile a
partire dal rifiuto della tirannia imperialista e sionista, che aggredisce la
vita di miliardi di persone in tutto il mondo.
Per questo organizziamo un momento di mobilitazione ampia e diffusa a cui vi
invitiamo a partecipare, per lottare contro quello che è a tutti gli effetti un
genocidio internazionale, poiché Israele (uno stato grande come la Lombardia che
in due anni ha ucciso decine di migliaia di persone) non sarebbe stato in grado
di portare avanti questo sterminio senza rifornimenti da parte dei governi e
dalle aziende della morte di tutto il mondo, anche dell’Italia e del Piemonte.
C’è bisogno di una lotta internazionale, per riaffermare che il popolo
palestinese che si batte per la propria liberazione, è un popolo fratello e la
sua lotta è anche la nostra lotta, per proclamare, come nel Sudafrica
dell’apartheid, che nessunɜ è liberɜ se non tuttɜ sono liberɜ.
Date queste considerazioni ci mobilitiamo in tutto il Piemonte il 13 settembre,
confluendo poi a Torino il 20 settembre, per chiedere alla Regione Piemonte di:
* Farsi parte attiva nei confronti del Governo per far bloccare l’esportazione
e l’importazione di armamenti e tecnologie militari e dual use verso e da
Israele;
* Interrompere i rapporti istituzionali e politici con lo stato israeliano;
* Revocare ogni accordo economico, produttivo, commerciale, accademico e
finanziario con il regime israeliano;
* Escludere Israele da ogni iniziativa culturale e sportiva.
CON LA PALESTINA FINO ALLA LIBERAZIONE!
Redazione Piemonte Orientale