Tag - Germania

Servi pronti ad entrare in guerra
Il “distacco” dei servi dal padrone yankee è durato appena 48 ore. Il tempo che ci è voluto per un breve giro di telefonate presumibilmente non proprio amichevoli per ordinare di mettersi rapidamente in servizio, zitti e muti. La richiesta di Trump ai paesi della Nato – inviare navi da […] L'articolo Servi pronti ad entrare in guerra su Contropiano.
March 19, 2026
Contropiano
La leva militare in Germania e Polonia/2
Seconda parte. Vedi la prima parte Le dinamiche che stiamo analizzando hanno trovato la loro concretizzazione più importante e preoccupante in Germania: a fine agosto 2025 il governo federale ha approvato una legge che ora dovrà svolgere il suo iter parlamentare e che nel novembre 2025 ha visto l’accordo politico […] L'articolo La leva militare in Germania e Polonia/2 su Contropiano.
March 16, 2026
Contropiano
Militari tedeschi e italiani con affiliazione all’estrema destra: l’inchiesta e la messa al bando
Il proselitismo dell’estrema destra nei corpi degli eserciti nazionali non è una novità, tanto che da anni in Germania la notizia è stata attenzionata dai media e studiata nei minimi particolari, documentando lo spostamento su posizioni nostalgiche del nazismo di numerosi militari di professione che prendono parte a raduni e manifestazioni, se non quando risultano tra gli attivisti di gruppi politici. Sempre in Germania, almeno negli ultimi anni, a partire dal 2017, assistiamo all’ascesa di Alternative für Deutschland (AfD), il primo partito di estrema destra, che entra nel Bundestag. L’affermazione politica e sociale di AfD si è accompagnata a risultati elettorali impensabili, a guadagnare voti anche in regioni tradizionalmente di sinistra e antifasciste, molto ha influito la crisi economica che ha favorito l’avvento di posizioni nazionaliste e di aperta avversione ai migranti, alle politiche di accoglienza. Nella Germania in recessione economica i temi anti immigrazione sono diventati centrali nel dibattito politico con AfD che raddoppia i suoi consensi rispetto al 2021 e diventa la seconda forza politica nel Paese, in molte aree dell’est addirittura la prima. Il successo della estrema destra ha origini lontane, anche dopo la unificazione delle due Germanie a seguito del crollo del Muro l’estrema destra guadagnò consensi proprio nelle aree colpite dalla crisi economica o dove aziende non aggiornate cedevano il passo a imprese tecnologicamente avanzate, lasciando indietro una buona fetta della manodopera non specializzata. L’arrivo poi dei migranti, richiesti dalle multinazionali della manifattura, e i conflitti con l’esercito industriale di riserva rappresentano un ulteriore fattore di crisi e di conflitto interno che porta consensi alla destra. La situazione odierna presenta numerose analogie con quanto avvenuto negli anni Novanta, allora era l’industria dell’est a cedere il passo a quella tecnologicamente più avanzata, oggi è la manifattura civile alla quale subentra quella militare, pur con le debite proporzioni e distinzioni le analogie sono evidenti. Se quindi tra i tanti consensi in ambito sociale raccolti da AfD troviamo settori sociali un tempo vicini a istanze antirazziste e solidali, è indubbio che tra i primi sostenitori di AfD troviamo militari ed ex militari perché in quell’ambiente l’estrema destra ha trovato il terreno fertile su cui attecchire raccogliendo i primi nuclei di militanti. Non desti quindi sorpresa la notizia che in una inchiesta dei ROS, con richieste di rinvio a giudizio per 17 persone accusate di apologia di fascismo, si trovino anche uomini in divisa. Troppi sono i fatti di cronaca che attestano posizioni espresse anche da uomini e donne in divisa, non solo assai vicine alla destra, ma con un bagaglio culturale prettamente militarista che ritroviamo ormai sdoganato anche nel linguaggio politico.   I più anziani ricorderanno che negli anni Sessanta e Settanta, ad esempio, ci furono ampi consensi tra i paracadutisti verso il Movimento Sociale Italiano con la partecipazione dei parà agli scontri di piazza con attivisti di sinistra. Non è casuale che perfino le posizioni di alcuni sindacati siano ormai identificabili con quelle della destra di Governo e di gruppi ancora più estremi. Sia lungi da noi generalizzare, ma la vicinanza tra estrema destra e esponenti delle forze dell’ordine e dell’esercito rappresenta un fattore assai preoccupante che in certi contesti storici ha determinato anche una aperta minaccia alla democrazia. L’inchiesta in corso ha visto la Procura chiedere esplicitamente la messa al bando di un gruppo dell’estrema destra di Torino, come scrive Rita Rapisardi sul numero domenicale del quotidiano Il Manifesto: «è risultato che erano almeno tre i militari individuati a frequentare l’Edoras, circolo dove si incontravano gli aderenti alla sigla. Nessuno di loro è stato indagato nel procedimento ma delle oltre 150 pagine degli atti emerge il rapporto tra diversi soggetti delle forze armate, in servizio nella città di Torino e nelle vicinanze, che hanno partecipato agli eventi sotto la bandiera nera, come grigliate, incontri e azioni politiche» (https://ilmanifesto.it/proselitismo-neofascista-tra-esponenti-dellesercito). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dare il voto alle auto?
Riprendiamo un intervento di Guido Viale su Pressenza Dare il voto alle auto? “La tua auto voterebbe per noi”. Così, alla vigilia delle elezioni in Baden Wurttemberg, il partito nazista Afd (perché poi “neo”?) della Repubblica Federale Tedesca ha trasformato le automobili in elettori e i cittadini in delegati dei rispettivi veicoli (in Italia dobbiamo quindi aspettarci che le nostre
Dare il voto alle auto?
“La tua auto voterebbe per noi”. Così, alla vigilia delle elezioni in Baden Wurttemberg, il partito nazista Afd (perché poi “neo”?) della Repubblica Federale Tedesca ha trasformato le automobili in elettori e i cittadini in delegati dei rispettivi veicoli (in Italia dobbiamo quindi aspettarci che le nostre auto votino sì al Referendum…). Il problema è che l’industria dell’auto è in difficoltà in quasi tutto il mondo: consuma, sia quella termica che quella elettrica, troppo spazio, risorse, energia, tempo e salute. E in Germania più che altrove, perché è stato ed è ancora il settore fondamentale del suo sviluppo e ha puntato troppo sulla permanenza della propulsione termica che le politiche climatiche hanno messo ovunque in discussione. La guerra all’Iran e il blocco dello stretto di Hormuz non faranno che aggravarla. L’Afd ne dà la colpa al governo tedesco e alle politiche ambientali dell’Unione Europea (peraltro in via di smantellamento), anche se sia l’UE che molti Stati membri hanno già imboccato il “piano B”: sostituire all’industria dell’auto come settore portante quella delle armi. Sono supportati in questa scelta dalla moltiplicazione delle guerre innescata da quella in Ucraina, dal montare dello spirito bellicista che le alimenta e ne è alimentato, ma soprattutto dalla incapacità generale di concepire delle alternative. Invece è proprio alle alternative che bisognerebbe pensare. E non da ora. Perché per l’auto privata c’è poco futuro. L’auto, con la sua tecnologia prima fordista e poi toyotista, ma soprattutto con la sua fame di spazi, tempo e risorse, ha dato la sua impronta al ventesimo secolo: con la brutalizzazione del paesaggio e lo smembramento delle città, invadendo il campo e sostituendosi al trasporto pubblico per farle posto, a partire dalla Germania, anche prima che a questo provvedessero i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Poi con l’individualismo che, proprio a partire dalla strada, non ha fatto che alimentare familismo, ostentazione, competitività, aggressività e possesso (cioè proprietà: ieri indispensabile per avere un’auto a disposizione; oggi del tutto superflua). Le classi popolari, principali vittime di questi processi, li hanno subiti e condivisi senza rendersi conto della direzione in cui le spingevano. I loro rappresentanti, invece di metterle in guardia, li hanno favoriti scambiando la motorizzazione di massa, con tutte le sue implicazioni, per un processo di democratizzazione. La politica, e con essa le organizzazioni “di sinistra” che si proponevano di cambiare il mondo in direzione di una maggiore giustizia sono rimaste impigliate e imprigionate nella cultura dell’auto, facendosene promotrici (come oggi sono rimaste vittime della cultura della rete e dei social senza nemmeno rendersene conto, ma ben consapevoli di quanto sia difficile sottrarvisi o contrastarla). Eppure, l’alternativa all’auto privata c’era e c’è: nel trasporto pubblico, ieri come oggi e poi in quello flessibile e condiviso da almeno due decenni, nei veicoli autonomi domani, nella città dei 15 minuti, in un turismo di fruizione e godimento e non di mero consumo dei luoghi. A condizione di adottare – in questo campo come in tutti gli altri – un approccio alle questioni della vita quotidiana che privilegi la condivisione rispetto al possesso, la solidarietà rispetto alla competizione, la sobrietà rispetto all’ostentazione, la partecipazione rispetto al dominio, la quiete della conflittualità quotidiana rispetto alla tempesta della guerra. Non è mai troppo tardi, anche se a farsi carico di porre il freno al dominio dell’auto sta ormai provvedendo (senza dirlo, anzi fingendo di fare il contrario) il potere in carica oggi, quello dei residui governi democratici, tutti impegnati ad aprire la strada alle forze che nella militarizzazione tanto dell’industria che della vita quotidiana si trovano e si troveranno sempre di più a loro agio. Guido Viale
March 8, 2026
Pressenza
Da Berlino contro la leva e la guerra
Arrivo a Postdamerplatz un po’ in ritardo, visto che tutti i treni per il centro sono bloccati. Con me, scendono dalla metro altri ragazzi e ragazze e immediatamente riconosco che sono lì per la mia stessa ragione. Sorrido tra me e me, mi sembra di essere qui come testimone del loro coraggio. Salendo le scale per raggiungere la piazza inizio a sentire musica e voci, esco dalla stazione e impiego un secondo ad abituare gli occhi al sole. Centinaia, nel giro di un’ora migliaia, di persone sono riunite nel cuore di Berlino, la maggioranza giovanissimi studenti e studentesse. Cartelli, striscioni, bandiere, volantini, canzoni, risa e grida sono accalcate in una folla colorata. Senza paura, uniti, vicini e compatti coprono completamente la sottile linea di piastrelle che  percorre la piazza in diagonale, a ricordo del muro. Tutti sono riuniti per mandare un chiaro messaggio, una ferma e irrevocabile obiezione alla guerra e alla crescente militarizzazione del loro Paese. Un categorico rifiuto a lasciare che il loro futuro gli venga strappato dalle mani. Non vogliono e non sono disposti a rimanere passivi di fronte al ripetersi di quell’odio che gli era stato detto sarebbe rimasto nel passato. Chiedono a gran voce il cambiamento che gli era stato promesso. La folla comincia a srotolarsi in un lungo corteo, che andrà a marciare pacificamente per il centro della città. Un bambino in piedi su un bidone ha in mano un megafono e con la limpidezza e risoluzione di chi non è più disposto a lasciare che altri decidano per lui, lancia un grido. Migliaia e migliaia di voci rispondono e presto si alza un coro, forte e coraggioso: “Siamo tutti antifascisti!” Ed ecco che, nel centro della Germania, lontana chilometri da tutto ciò che conosco, circondata da persone di ogni genere, etnia e credo, mi sento a casa. Una nuova energia mi riempie: oggi è proprio una bella giornata di sole. Margherita Pilati del Movimento Nonviolento   Movimento Nonviolento
March 5, 2026
Pressenza