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Disunited Nations: 120 sale contro l’assuefazione al genocidio
Una notizia che dà il senso di un cambiamento in atto. Ieri sera alle 21:00, in 120 sale italiane, è partita contemporaneamente la proiezione di Disunited Nations. Si tratta di un film documentario che segue i passi di Francesca Albanese, relatrice ONU, nella denuncia del genocidio dei palestinesi e, facendolo, pone la questione della crisi del diritto internazionale: come, giorno dopo giorno, l’inaccettabile sembri diventare accettabile. Lo ha detto chiaro e tondo Cecilia Strada durante il dibattito: “Il pericolo più grande che stiamo correndo non è solo la guerra, ma l’assuefazione. Non possiamo permetterci di alzare le spalle davanti ai numeri, di scorrere le foto dei bambini uccisi come se fossero rumore di fondo. Abbiamo il dovere di restare umani e di non abituarci all’orrore”. Il momento più intenso è stato l’intervento di una ragazza palestinese collegata da una delle sale. Ha raccontato quanto sia difficile vivere in Italia guardando lo scorrere della vita normale mentre la propria famiglia è sotto le bombe. Ha chiesto: “Come possiamo parlare di ‘regole’ quando la vita dei miei fratelli sembra non avere valore per chi quelle regole le ha scritte?”. La sua non è stata una lamentela, ma una richiesta politica. Francesca Albanese, visibilmente commossa, ha risposto ricordando che il suo lavoro di giurista serve proprio a dare fondamenta legali al dolore, affinché non resti solo un grido ma diventi prova giudiziaria. La buona notizia è però quella delle 120 sale collegate: un segnale di solidarietà che è l’unica forza capace di cambiare il corso degli eventi. In un racconto di Stefano Benni si narra di un cinema di provincia che proiettava di tutto, dallo strappalacrime all’erotico. Cosa c’entra con ieri sera? C’entra perché il cinema ha ripreso la funzione sociale che aveva lo Splendor di Sompazzo. Ci dice che per far durare la mobilitazione bisogna avere cura delle relazioni. In questa esperienza, la provincia batte la città: la maggioranza delle sale era in piccoli centri. E noi che eravamo in 200 a guardarlo insieme a Hydro, il circolo ARCI di Biella, possiamo ben testimoniarlo. Ettore Macchieraldo
February 12, 2026
Pressenza
La storia dell’Esquilino Football Club
Mettere al centro un pallone per ricostruire luoghi e persone. di Rita Cantalino (*)   Foto: pagina fb Esquilino Fc   È la mattina del 5 gennaio 2026 e oggi ricomincio a lavorare dopo la pausa per le feste. In queste due settimane, ancora una volta, gli uomini con più potere del nostro Pianeta hanno dato il peggio di sé.
January 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Stefano Benni, o del resistere sorridendo
Un ricordo dello scrittore bolognese, capace di unire satira e poesia, che ritroveremo presto insieme in libreria.   Ci siamo incontrati più di cinquant’anni fa, sulle pagine de Il Mago , la rivista di fumetti diretta da Fruttero & Lucentini, per anni l’unica alternativa alla più celebre e celebrata Linus . Lettore non ancora ventenne, scoprii e amai subito il giovane scrittore bolognese che pubblicava, quasi nascosti tra le strisce di Mafalda e quelle di BC e Mago Wiz, quelli che qualche mese dopo sarebbero diventati gli esilaranti capitoli di Bar Sport . Fu amore a prima vista, mai tradito, anche se poi da libraio non sono riuscito ad avere con noi alla libreria IoCiSto: ma questa è un’altra storia, legata a logiche editoriali e commerciali estranee all’autore. Un amore senza incontri, senza lettere né selfie. Per noi, la generazione nata e cresciuta in un’Italia che cercava ancora di fare i conti con le macerie morali e materiali della guerra, passata velocemente tra le illusorie speranze del boom economico degli anni ’60 e già proiettata nell’orrore degli anni di piombo, quella di Benni è stata la voce che sapeva mischiare la satira politica con la poesia, la risata con la malinconia, la denuncia con il sorriso. Nel tempo dell’informazione gridata e della cultura omologata, Stefano Benni ha rappresentato una rara forma di resistenza letteraria. Una voce che, senza mai salire in cattedra, ha insegnato a pensare con leggerezza e a ridere con profondità. Era capace di smontare i potenti e la loro impunita tracotanza con una battuta e di dare dignità letteraria e morale agli ultimi attraverso storie surreali eppure verissime. Con i suoi personaggi strampalati, baristi filosofici, gatti anarchici, uomini e donne al limite dell’assurdo fisico e psicologico, parlava in realtà di noi, della nostra società, delle nostre paure e delle nostre speranze. In quegli anni bui molti ragazzi seguirono più o meno consci maestri più o meno cattivi, ma tanti si avvicinarono alla letteratura e alla coscienza civile attraverso le porte dei suoi libri. Nei suoi bar sport, nei suoi paesi impossibili, nei suoi bambini visionari, c’era un intero Paese raccontato meglio che in mille editoriali; la sua ironia leggera ma tagliente aveva reso accessibile la letteratura a chi diffidava dei “grandi autori” e cercava una voce vicina, popolare ma non banale. Benni ci insegnò a ridere delle nostre fragilità ea non piegarci davanti all’omologazione culturale che, negli anni del boom economico, rischiava di trasformarci in semplici consumatori. Per oltre cinquant’anni è stato per chi lo ha amato molto più che un autore: era un compagno di viaggio. Nei suoi testi regalava la libertà di immaginare un mondo diverso, di credere che l’ironia fosse una forma di resistenza e che la fantasia potesse diventare strumento politico. Non era evasione: era un modo per sopravvivere e, soprattutto, per non smettere di sperare. E quanto ne abbiamo, e ne avremo, bisogno in questo scorcio abominevole di guerra e distruzione! Per un libraio gli scrittori sono un po’ famiglia, con tutti i pregi ei difetti, le intemperanze e le assenze dei parenti più o meno stretti. Stefano mi mancherà, ma non tanto: mentre sistemo le sue opere sullo scaffale, così che ogni copia diventa una piccola eredità lasciata a vecchi e nuovi lettori, la possibilità di ridere, di indignarsi e di immaginare un futuro migliore. E mi piacerebbe incontrarli, nuovi e vecchi lettori, come sarebbe piaciuto a lui, non per una commemorazione ma per avere la conferma, mentre leggeremo le sue pagine, in ogni sguardo complice, in ogni sorriso, di quello che penso riponendo Bar Sport : “Tranquillo Stefano, non ti dimentichiamo, sei più eterno della Luisona.” E infatti, tra poche settimane ci ritroveremo in libreria per ricordarlo insieme, leggendo ancora le sue parole e sorridendo della sua ironia. Perché Benni non si celebra: si legge, si condivide, si vive. Alberto Della Sala, bibliotecario e direttore di IoCiSto Redazione Napoli
September 10, 2025
Pressenza