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108 naufraghi a bordo di una nave commerciale. Nessun Paese europeo interviene per soccorrerli
108 persone sono a bordo di una nave commerciale da quattro giorni e gli Stati europei come al solito si girano dall’altra parte. Il 26/12 Alarm Phone avvisa le autorità italiane e maltesi: la Maridive 703, nave di supporto offshore a una delle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo, ha soccorso 34 persone, tra cui 3 bambini. Il diritto internazionale prevede che vengano portate in un porto sicuro. Nessuna risposta. Stamattina Alarmphone riceve nuove informazioni. Anche un’altra imbarcazione è stata soccorsa dalla Maridive e sale a 108 il numero delle persone a bordo della nave. Secondo quanto riferisce Alarm Phone, due persone avrebbero perso la vita e altre sono ferite. Sono passati quattro giorni dalla prima segnalazione e nessuna Guardia Costiera dei Paesi europei è intervenuta in loro soccorso. Anche negli ultimi giorni del 2025 la democratica Europa abbandona le persone in mare. Sea Watch
Oggi nel Mediterraneo centrale si è consumata un’altra tragedia che riporta in primo piano il prezzo umano delle politiche migratorie europee. Secondo Alarm Phone e le prime segnalazioni rilanciate da Sea-Watch, un’imbarcazione partita dalla Libia con circa 117 persone a bordo sarebbe naufragata e 116 vittime sono state segnalate, con un solo sopravvissuto recuperato da pescatori tunisini. Questa notizia arriva mentre mancano ancora dettagli ufficiali e le ricerche sono in corso, ma si inserisce in un anno in cui, secondo dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), già oltre mille persone sono morte lungo questa rotta nel 2025. Il Mediterraneo centrale continua ad essere una delle rotte migratorie più letali al mondo, dove molte partenze avvengono in condizioni di pericolo e con mezzi inadeguati proprio perché mancano vie sicure e regolari per chi fugge da guerre, persecuzioni, violenze o povertà. Questo non è un incidente. È il risultato di scelte politiche. È la conseguenza di sistemi di sorveglianza che non salvano, di frontiere chiuse, di riduzione delle operazioni di ricerca e soccorso e di troppe persone costrette a rischiare la vita per cercare protezione. In questo giorno di festa, ricordiamo chi non è arrivato. Non possiamo celebrare ignorando che il mare, per oltre cento persone, è stato la tomba. Chiediamo con urgenza: operazioni SAR più forti e coordinate; canali legali e sicuri di accesso; una politica che metta al centro la vita e la dignità di ogni persona. Nessuna persona dovrebbe morire cercando protezione. Ogni vita conta. Redazione Italia
75 persone soccorse dalla nave Aurora sbarcano a Pozzallo
Ieri pomeriggio la nostra nave Aurora ha soccorso 75 persone da un’imbarcazione sovraffollata, dopo la segnalazione di Alarmphone. Le abbiamo condotte a Pozzallo, il porto sicuro siciliano assegnatoci dalle autorità italiane, dove poco fa sono sbarcate tutte in sicurezza. Sea Watch