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La Flotilla che rompe il silenzio su Gaza
“I popoli sono come le barche, possono essere affondati, ma non possono essere fermati. Prima o poi tornano a galla e riprendono il loro cammino”. (Eduardo Galeano) Il 12 marzo 2026, presso la libreria Feltrinelli di piazza della Repubblica a Firenze è stato presentato il libro Flotilla. In viaggio per Gaza di Arturo Scotto (Giunti), racconto della missione civile che ha tentato di raggiungere la Striscia portando aiuti umanitari e denunciando l’assedio in corso. Con l’autore hanno dialogato la docente di diritto internazionale Micaela Frulli e il giornalista Saverio Tommasi, moderatore dell’incontro, in una serata che ha intrecciato testimonianza personale, analisi politica e riflessione sul ruolo della società civile di fronte ai conflitti contemporanei. Ad aprire l’incontro è stata la sindaca di Firenze Sara Funaro, che nel suo saluto ha ricordato come la città abbia storicamente mantenuto una forte vocazione ai diritti umani e alla costruzione della pace. La partecipazione alla flotillia, ha sottolineato, rappresenta “un atto di coraggio e di fraternità” verso popolazioni che vivono situazioni drammatiche. Raccontare oggi quell’esperienza attraverso un libro significa soprattutto mantenere accesi i riflettori su una crisi che rischia di essere progressivamente rimossa dall’attenzione pubblica, nonostante che le violenze e le ingiustizie continuino. Il cuore della serata è stato però la domanda posta da Saverio Tommasi: a cosa è servita davvero la missione della Flotilla? Arturo Scotto ha risposto con realismo. L’obiettivo immediato non è stato raggiunto: gli aiuti non sono arrivati a Gaza e l’assedio continua. Ma l’esperienza ha avuto un significato politico e umano molto più ampio. “Abbiamo aperto uno squarcio”, ha spiegato l’autore, ricordando come la missione abbia contribuito a generare una mobilitazione diffusa, capace di coinvolgere movimenti, associazioni e soprattutto una nuova generazione di giovani che si sono avvicinati alla politica attraverso la solidarietà con il popolo palestinese. Il libro racconta i giorni della navigazione: la vita sulle piccole imbarcazioni, l’arrivo dei droni, l’abbordaggio e la detenzione. Ma ricostruisce anche il contesto politico nel quale la missione è nata. Secondo Scotto, la flotillia è stata possibile proprio perché la politica istituzionale aveva lasciato un vuoto: governi incapaci o non disposti ad aprire corridoi umanitari e a far rispettare il diritto internazionale. In quel vuoto si è inserita la società civile, con una iniziativa fragile ma potente dal punto di vista simbolico. È proprio sul terreno del diritto internazionale che si è concentrato l’intervento di Micaela Frulli. Per la docente dell’Università di Firenze la missione non va interpretata come un gesto di disobbedienza civile, ma quasi come il contrario: un tentativo di dare applicazione concreta alle norme internazionali. Il blocco imposto alla Striscia di Gaza, ha ricordato, è illegale quando mette a rischio la sopravvivenza della popolazione civile, mentre il soccorso umanitario rappresenta un obbligo giuridico. In questo senso la flotillia ha rappresentato un gesto di responsabilità civile: il tentativo di far vivere il diritto internazionale proprio nel momento in cui la politica sembrava incapace di applicarlo. Frulli ha inoltre denunciato quello che definisce un evidente doppio standard nella comunità internazionale. Di fronte ad altre crisi globali, come ad esempio con la Russia, sono state adottate sanzioni e misure drastiche, mentre nel caso di Gaza molte istituzioni occidentali hanno mantenuto un atteggiamento di inerzia. Proprio questa contraddizione, ha osservato, è stata percepita con grande chiarezza soprattutto dalle nuove generazioni, sempre più sensibili ai temi dei diritti e della giustizia internazionale. Nel dibattito è emersa anche una riflessione più ampia sul futuro del conflitto israelo-palestinese. Scotto ha parlato di una trasformazione politica profonda dello Stato di Israele, che negli ultimi anni avrebbe progressivamente abbandonato una prospettiva democratica per avvicinarsi a una logica di supremazia etnica. In questo quadro, la reazione militare agli attacchi del 7 ottobre avrebbe travolto ogni proporzione e ogni distinzione tra civili e combattenti. La questione centrale diventa allora il ruolo dell’Europa. Per l’autore l’Unione europea dovrebbe assumere una posizione più autonoma e coerente con il diritto internazionale, anche attraverso strumenti di pressione politica e diplomatica. Senza un intervento forte della comunità internazionale, la prospettiva di una soluzione basata su due popoli e due Stati rischia di allontanarsi ulteriormente. Eppure, nonostante il quadro drammatico, dalla serata è emerso anche un messaggio di responsabilità civile e di speranza. Quando le istituzioni sembrano paralizzate, la testimonianza e la mobilitazione della società civile possono ancora aprire spazi di azione. È questo, in fondo, il senso più profondo dell’esperienza raccontata nel libro: ricordare che la pace e il diritto internazionale non sono concetti astratti, ma strumenti che vivono solo se cittadini e movimenti continuano a rivendicarli e a difenderli. Foto di Paolo Mazzinghi Paolo Mazzinghi
March 12, 2026
Pressenza
Non accettiamo un governo che blatera di “casa” mentre investe nel riarmo
Francesco, medico sulla Flotilla, contesta Tajani con una bandiera palestinese e viene trascinato via dai  Carabinieri Piazza Carignano, Torino — Stamattina Francesco di @Ultima.Generazione ha denunciato la complicità di questo governo proprio davanti ai ministri Tajani, Bernini, Zangrillo e Pichetto Fratin, presenti per gli Stati Generali della Casa. Ironico, no? Mentre loro parlano di “casa” mentre milioni di persone a Gaza vengono private della loro, grazie anche ai cannoni italiani della OTO-Melara (Leonardo Spa). E anche adesso, con una “pace” che sa di ricatto, l’occupazione israeliana illegale e gli attacchi ai civili palestinesi continuano a provocare decine di morti. Francesco, medico, nelle settimane scorse era a bordo della Flotilla e, mentre stava navigando verso le coste di Gaza per consegnare medicine e dare il cambio ai medici palestinesi stremati da due anni di genocidio, era stato rapito illegalmente dai militari israeliani in acque internazionali. Tajani non mosse un dito per difendere Francesco e le altre decine di persone degli equipaggi delle Flotille sequestrate in acque internazionali e deportate in Israele. Del resto, per lui, “il diritto vale ma fino a un certo punto”. Oggi a Torino diverse centinaia di persone sono scese in piazza manifestando pacificamente umanità e la propria contrarietà a governo che sfratta e si rende complice del genocidio a Gaza. La risposta dello Stato? Cariche e repressione, cittadini feriti per aver osato manifestare. A questa repressione dobbiamo rispondere con una serie di azioni nonviolente di disobbedienza civile, con scioperi, con la continua presenza nelle strade. Quello di Francesco è un invito per tutte e tutti: riusciremo a ottenere risultati concreti solo se la pressione continuerà, giorno dopo giorno, finché questo governo non sarà costretto ad ascoltare. Smettiamo di accettare passivamente un governo che blatera di “casa” mentre investe nel riarmo, lasciando indietro sanità, istruzione e transizione ecologica. Boicottiamo e mandiamoli a casa! Commenta ora con BOICOTTIAMO e ti inviamo il link per aderire al boicottaggio dei supermercati che stiamo facendo ogni sabato. #UltimaGenerazione qui il video  facebook.com/reel Ultima Generazione
October 25, 2025
Pressenza
La Palestina nel cuore dei palermitani: 50 mila in corteo per lo sciopero generale
La Palestina è nel cuore di Palermo, città che è gemellata con Betlemme (Cisgiordania) e Khan Younis (Gaza) e che ha il lungomare del Foro Italico intitolato a Yasser Arafat, Premio Nobel per la Pace e fondatore dell’OLP. I 50mila palermitani scesi in piazza per Gaza – nel giorno dello sciopero generale proclamato da Cgil, Usb, Cobas, Cub, ADL e SGC in segno di solidarietà con la Global Sumud Flotilla – confermano ancora una volta l’affetto di Palermo per la Palestina. Un legame trasversale dal punto di vista politico, sociale, religioso e culturale. La bandiera palestinese, simbolo di un popolo fiero e oppresso, sventola ovunque: dal centro storico alle borgate marinare, dalle zone residenziali alle periferie, dalle piazze ai luoghi della movida, dai negozi ai palazzi, dalla Curva Nord dello stadio Renzo Barbera ai settori ospiti delle città in cui gioca il Palermo in trasferta. Il nuovo imponente corteo parte dalla Stazione centrale di Palermo, attraversa il centro storico e i Quattrocanti, confluisce in Piazza Indipendenza e poi si sposta verso l’Università e verso la Circonvallazione. “Free Free Palestine”, “Stop al genocidio”, “Palestina libera dal fiume al mare” sono tra gli slogan più gettonati. Folta la rappresentanza di forze politiche, tra le quali (in ordine alfabetico): Azione Civile, Carc, Cinquestelle, Partito Comunista, PCI, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Democratico, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Marxista Leninista Italiano, Potere al Popolo, Sinistra Italiana, Verdi. Esultano gli organizzatori di sciopero e cortei. L’Unione Sindacale di Base snocciola con orgoglio i dati: “Due milioni in tutta Italia. 300mila a Roma, 150 mila a Milano, 150mila a Bologna, 80mila a Napoli, decine di migliaia a Brescia, Catania e Palermo, 50mila a Genova, 30mila a Livorno, 50mila a Firenze e poi Bari, Pavia, La Spezia e tante tantissime altre città… Le lavoratrici e i lavoratori hanno aderito massicciamente allo sciopero proclamato da Usb e da altre organizzazioni riconoscendone la piena legittimità. Un popolo in movimento che ha indicato la via: rompere le relazioni con Israele, chiedere la liberazione dei nostri concittadini imbarcati sulla Global Sumud Flotilla e, soprattutto, mettere fine al genocidio in Palestina”. Anche la Cgil, con il segretario regionale Alfio Mannino, è soddisfatta per il successo delle iniziative: “La partecipazione alle manifestazioni nelle varie città dell’isola è stata massiccia, i cortei si ingrossavano man mano che procedevano. A Palermo la Cgil stima la presenza di 50 mila manifestanti, in Sicilia la presenza di 150 mila in tutta la regione. Lo sciopero è riuscito in molte realtà produttive. I dati dimostrano quanto sia sentito dai siciliani il dramma della Palestina…un tema così importante, che poggia sui valori fondamentali della nostra Costituzione come il ripudio della guerra e la solidarietà, coinvolge e porta in piazza per giorni e giorni decine di migliaia di persone”. Dietro lo striscione della Fiom-Cgil, con i metalmeccanici, sfila il regista e conduttore televisivo Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Secondo la Fiom, “come sempre le metalmeccaniche e i metalmeccanici sono in prima linea nella lotta contro la guerra, per l’umanità, per la dignità, per la solidarietà e il ripristino del diritto internazionale. Chiediamo al Governo italiano di intervenire per difendere l’esercizio dei diritti costituzionali dei propri cittadini impegnati in un’azione umanitaria, sanzionare il Governo Netanyahu, bloccare gli accordi commerciali e militari con Israele e per riconoscere formalmente lo Stato di Palestina”. Anche gli altri sindacati promotori gongolano. Ad esempio, la Confederazione Unitaria di Base scrive: “Ad animare le piazze affollate sono stati i movimenti pro Pal, gli studenti medi e universitari, i centri sociali e migliaia e migliaia di cittadini che da due anni sostengono la causa del popolo palestinese, vessato dagli attacchi indiscriminati di Israele. I manifestanti anche oggi hanno ribadito con fermezza la richiesta al governo di fermare il genocidio nella Striscia di Gaza e rompere le relazioni con Israele, la vendita di armi e attuare un vero e proprio embargo”. I Cobas evidenziano lo storico sciopero congiunto tra Cgil e sindacati di base e osservano: “Oggi siamo andati ben oltre la partecipazione del 22 settembre, che già ci sembrò un notevolissimo successo: in piazza oggi, in più di cento città italiane, c’erano almeno tre volte le presenze del 22 settembre, con una cifra complessiva di due milioni di presenze. Per la prima volta in 40 anni di coesistenza con il sindacalismo di base e conflittuale, la Cgil ha concordato un’indizione di sciopero comune con COBAS, Usb e Cub, sancita ufficialmente con un invio congiunto delle convocazioni di sciopero e con una conferenza-stampa comune di lancio dello sciopero”. In piazza, tra gli altri, anche il mondo dell’associazionismo, i collettivi studenteschi, i centri sociali, la comunità Palestinese di Palermo e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. L’avvocato Armando Sorrentino, vicepresidente vicario dell’ANPI Palermo Comandante Barbato (intitolata al comandante partigiano Pompeo Colajanni, protagonista della Liberazione di Torino) difende le scelte della Global Sumud Flotilla e tiene a precisare come le acque intorno a Gaza siano palestinesi, non israeliane: “Con riguardo alla qualificazione giuridica delle acque antistanti Gaza, si deve ricordare che il limite di quel mare non segna i confini di Israele, né le sue acque territoriali, ma, al contrario, fissa le acque palestinesi e questo a prescindere dal riconoscimento o meno dello stato palestinese. Il diritto internazionale a proposito di annessioni illecite, come quella perpetrata da Israele in danno della Palestina, è assolutamente chiaro, nel senso di non potersi riconoscere alcun effetto giuridico e, quindi, non può ci può essere alcuna sovranità territoriale israeliana sul mare di fronte a Gaza dove si stanno legittimamente dirigendo le imbarcazioni. La Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024 ha statuito che Israele non ha alcun potere sovrano sul territorio palestinese occupato e ha, anche, affermato che tutti gli stati membri delle Nazioni unite non devono riconoscere la sovranità dell’occupante illegittimo. Non è territorio israeliano Gaza e non sono israeliane le acque territoriali dinanzi Gaza”. Pietro Scaglione
October 4, 2025
Pressenza
La Flotilla non molla. A terra manifestazioni di massa, domani sciopero generale
Alcune navi della Global Sumud Flotilla, sfuggendo alla marina militare israeliana, stanno continuando la loro rotta verso Gaza. Duecento attivisti abbordati e arrestati da Israele. Ieri imponenti manifestazioni in molte città italiane a sostegno della Flotilla. Domani confermato lo sciopero generale di Usb, Cgil e sindacati di base. Aggiornamenti: 8,45. […] L'articolo La Flotilla non molla. A terra manifestazioni di massa, domani sciopero generale su Contropiano.
October 2, 2025
Contropiano
Le parole indegne della Meloni
L’imbarazzante Crosetto e quell’annuncio tragicocomico dato via mare: immagini di un governo sporco di sangue, di un Paese ancora una volta rivoltante nel suo avanspettacolo che con il suo imperialismo straccione prova a racimolare qualche briciola di legittimità internazionale sui corpi maciullati e arsi dei gazawi. E poi l’incapacità della […] L'articolo Le parole indegne della Meloni su Contropiano.
October 2, 2025
Contropiano
La Sumud Flotilla prosegue la sua rotta per Gaza, e a testa alta
La Global Sumud Flotilla nella conferenza stampa di emergenza tenuta ieri ha dichiarato la propria volontà di proseguire la sua rotta verso Gaza e allertato la comunità internazionale in merito a “informazioni credibili di intelligence che indicano che è probabile che Israele intensifichi gli ieri attacchi violenti contro la flottiglia entro le prossime 48 ore, utilizzando potenzialmente armi […] L'articolo La Sumud Flotilla prosegue la sua rotta per Gaza, e a testa alta su Contropiano.
September 26, 2025
Contropiano
Roma. Occupato il Rossellini in risposta all’attacco alla Flotilla
Oggi 24 settembre, dopo che la Global Sumud Flotilla è stata attaccata, noi studenti del Rossellini occupiamo la nostra scuola, rispondendo all’appello lanciato dagli universitari di Cambiare Rotta lanciato da Lettere occupata, dopo il grandissimo sciopero di lunedì 22 settembre che ha visto a Roma scendere in piazza 200.000 persone […] L'articolo Roma. Occupato il Rossellini in risposta all’attacco alla Flotilla su Contropiano.
September 24, 2025
Contropiano
La Lotta entra dentro i luoghi di lavoro attraverso lo Sciopero: imponente manifestazione per la Palestina a Calenzano
Lunedì 22 Settembre, all’uscita dell’autostrada a Calenzano le persone arrivano da strade diverse, sembrano piccoli cortei che si uniscono a quello che a tutti gli effetti sembra quasi un presidio, se con questo termine intendiamo l’esserci con i propri corpi nella presenza di una testimonianza. Ci sono le bandiere, di diversi colori e appartenenze, perché ci stiamo dicendo che non possiamo non essere di parte davanti al genocidio del popolo palestinese a opera di Israele; ci sono le scritte sopra scatoloni di cartone divenuti spazio sul quale rappresentare i pensieri e forse anche le emozioni trasformate così in parole; ci sono le persone da sempre attive dentro i movimenti e le reti, che passano faticosamente dentro una fitta presenza prima solo al centro poi via via allargandosi verso la direzione che prenderà poi il corteo; ci sono le studentesse e gli studenti, come ci sono anche le famiglie con passeggini, un mondo eterogeneo, un mondo arrabbiato ma mai arreso. Quando il presidio diventa quindi percorso ed inizia il cammino (dopo circa due ore dal ritrovo), sembra davvero che le strade non contengano le persone, ma qui non siamo sulle vie strette del centro di Firenze, siamo nelle strade della piana, quelle che conducono verso Campi, quelle solitamente attraversate da auto che rapidamente sfrecciano per raggiungere i posti di lavoro o per rientrare a casa la sera; eppure oggi siamo marea, un solo fiume in piena che cresce e che a tratti defluisce solo per brevi soste o per ritrovare persone che sono più indietro nel cammino. Il momento davanti alla fabbrica di costruzione di armi, potremmo chiamarla la fabbrica della morte, è forse uno dei più caldi, anche se nel complesso trattenuto il grido; chi vuole e se la sente, in spontaneità lancia messaggi che forse non arrivano a coloro i quali presidiano le scelte di come investire quei soldi e soprattutto quelle persone complici anche quando ultimo anello di una catena. Foto di Tatiana Boretti Il momento che segue viene segnato dall’evento (atteso) di un temporale violento, come se tutto insieme scendesse tutta la rabbia, si trasformasse in acqua, inondasse le strade; ebbene non è la natura che si scatena, sono le conseguenze del nostro essere donne e uomini che con il proprio agire hanno condizionato equilibri ed eco-sistemi… ma il ritmo dell’ultima parte del corteo si fa così intenso che a tratti insieme ai compagni ed alle compagne di percorso non puoi non dirti: e noi che siamo qua che diritto abbiamo a preoccuparsi se ora siamo stanche, bagnate, noi che siamo dalla parte del mondo in cui puoi tornare a casa, riposarti e ripartire. Quei colori, quelle bandiere che nello sciopero di oggi sono state tenute insieme, insieme anche con le realtà senza nome, con le persone comuni, tutte hanno avuto le conseguenze della pioggia… che non lava comunque via i motivi del nostro essere qui, che insieme alle altre manifestazioni delle altre città possano essere ribaditi e gridati forte, perché possano arrivare fino a quelle terre martoriate: Palestina libera: una utopia o forse anche un inganno il nostro illuderci, a volte nel nostro cammino di resistenza, nella Flotilla di terra sentiamo tutta l’impotenza, ma non fermiamo qui il Viaggio. Lo sciopero è quello strumento che permette alla Lotta di entrare dentro i luoghi di lavoro, di comunicare dove noi lavoriamo che non protestiamo per i diritti di noi lavoratrici e lavoratori, per i nostri stipendi, perché siano garantiti i nostri diritti sul luogo di lavoro; forse in parte, ma in massima parte protestiamo per i diritti di chi non ha più diritti, di chi subisce le conseguenze di operazioni di sterminio di un popolo, proprio partendo dall’eliminazione (intenzionale) delle bambine e dei bambini, del futuro. Oggi quel futuro non è garantito là, a Gaza, siamo consapevoli che noi dobbiamo convergere, lottare perché il tuo diritto non rispettato è motivo della mia indignazione e se smetterò di lottare perché ti sia garantita la vita, la salute, la sanità, devo lottare perché siano garantiti i diritti fondamentali a tutte e tutti, particolarmente oggi in quella terra lontana vicina. Sentiamo l’impotenza di essere a terra, sul questa terra, di non essere nel viaggio che fa rotta verso Gaza, forse un simbolo, che prova ad unire Speranza e Realismo; nei recenti giorni Firenze ha visto attraversare mondi diversi, vestiti bianchi e bandiere rosse; siamo tutte e tutti coinvolti, nostro compito tenere insieme (sim-bolo in fondo significa proprio questo) e al tempo stesso orientare con decisione il passo verso, senza più pronunciare parole di compromesso, perché dobbiamo essere partigiane e partigiani: per la Palestina. Emanuela Bavazzano Redazione Toscana
September 22, 2025
Pressenza
Sostenere lo sciopero generale, continuiamo a costruire il movimento di classe
La crisi conclamata del Modo di produzione capitalista e di tutta la civiltà occidentale sta da tempo generando numerosi mostri ma allo stesso tempo, in continuità con la previsione di Marx, sta producendo le “armi” che ne decreteranno la fine: il movimento di classe. Lo sciopero generale del 22 settembre […] L'articolo Sostenere lo sciopero generale, continuiamo a costruire il movimento di classe su Contropiano.
September 20, 2025
Contropiano
Lo sciopero del 22 settembre rilancia l’indignazione generale contro il genocidio dei palestinesi
“Quello del 22 settembre sarà un grande sciopero generale che bloccherà il Paese. I segnali sono ormai talmente forti che non abbiamo più dubbi: saranno milioni i lavoratori e le lavoratrici che si fermeranno”. Ad affermarlo è l’USB in una nota diffusa in queste ore. “Non sono più solo i […] L'articolo Lo sciopero del 22 settembre rilancia l’indignazione generale contro il genocidio dei palestinesi su Contropiano.
September 19, 2025
Contropiano