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Simo Said: morto a 26 anni nel buco nero dei CPR
Simo Said è nato in Marocco il 16 giugno del 2000 ed è morto in Italia, nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari Palese l’11 febbraio del 2026. Simo Said Non aveva ancora compiuto 26 anni quando la sua vita si è spenta. Ora la moglie e il figlio chiedono di sapere cosa è accaduto quel maledetto giorno nel Centro di Bari. Ufficialmente il giovane marocchino è deceduto a causa di un arresto cardiocircolatorio. Una formula medica che poco e niente ci dice sulle reali cause del decesso. Alcuni chiarimenti probabilmente arriveranno dai risultati dell’autopsia e dell’esame tossicologico, forse, anche l’incidente probatorio previsto per il 19 marzo aiuterà a fissare alcuni punti fermi. Ma la strada per arrivare alla verità è ancora lunga e tortuosa. Non sarà facile infatti superare il muro di gomma e di silenzio che da subito si è alzato sulla vicenda. Un muro creato da chi ha tutto l’interesse a celare la verità di quanto accaduto e a liquidare l’intera vicenda come un semplice incidente. Ciò non di meno è necessario lottare per la verità e per dare risposte a chi oggi piange la morte di un marito e di un padre. Notizie/CPR, Hotspot, CPA CPR: SI CONTINUA A MORIRE A Bari un’altra vittima; a Torino arriva una condanna per il caso Balde, mentre il governo prosegue la stretta repressiva Redazione 12 Febbraio 2026 Ma quanto accaduto nel Centro di Permanenza di Bari, la tragica morte di Simo Said a soli ventisei anni, deve rappresentare anche un momento di riflessione su questioni che possono apparire distanti e distinte, ma che non lo sono. PERCHÉ LA MORTE DI SIMO SAID NON HA DESTATO LA DOVUTA INDIGNAZIONE? La tragica fine di Simo Said, non ha avuto le prime pagine dei giornali e non ha destato clamore mediatico. Non è argomento su cui la politica e l’opinione pubblica nazionale hanno interesse a concentrarsi e confrontarsi. D’altra parte le sorti di chi viene catapultato nell’abisso dei CPR italiani interessano solamente quando sono funzionali a certa propaganda. Eppure, ogni singolo trattenuto che varca i cancelli di un CPR, non è soltanto un numero da statistica ma una persona in carne ed ossa con una storia, fatta di alti e di bassi, fatta anche di errori, ma questi errori non cancellano il fatto che si tratta pur sempre di esseri umani. Presidio del 20 febbraio davanti al CPR di Bari Palese Veramente siamo così indifferenti alle vicende che riguardano gli stranieri che muoiono nei CPR? È talmente diffusa l’indifferenza verso le sorti di chi viene ristretto in un CPR da non interessarci nulla di quanto accade dentro queste strutture? Il singolo cittadino, proprio come le istituzioni, sono diventate completamente disinteressate alla vita umana da accettare come normale la morte di un ragazzo di 26 anni. Rapporti e dossier/CPR, Hotspot, CPA REPORT SULL’ACCESSO ISPETTIVO AL CPR DI BARI-PALESE DEL 13 FEBBRAIO 2026 A cura dell'on. Rachele Scarpa 23 Febbraio 2026 PERCHÉ INVECE LA MORTE DI SIMO SAID MERITA ATTENZIONE? Innanzitutto Simo Said non è il primo ragazzo che muore in un CPR durante la detenzione amministrativa. Questo dato dovrebbe iniziare a farci riflettere e dovrebbe spingere le istituzioni a domandarsi come mai questo è possibile. Persone che vengono trattenute in strutture create per una permanenza temporanea in vista della concreta esecuzioni dell’espulsione, non solo trascorrono il loro periodo di detenzione senza poi mai essere rimpatriate, ma spesso, troppo spesso, finiscono per terminare questa “esperienza” drammaticamente. Se poi aggiungiamo ai decessi avvenuti nei CPR, i numeri dei tanti soggetti fragili che in questi Centri vedono peggiorare le loro condizioni, allora abbiamo un quadro più onesto e completo della situazione. Un quadro che dovrebbe essere di aiuto per una seria riflessione sul fenomeno della detenzione amministrativa. LA MORTE DI SIMO SAID E, IN GENERALE, LA SOFFERENZA CHE RISERVIAMO A MOLTISSIMI STRANIERI IRREGOLARI, POTEVA E PUÒ ESSERE EVITATA? La morte di Simo Said era evitabile per tante ragioni. In primo luogo, perché il numero di rimpatri di cittadini marocchini eseguiti negli ultimi anni è talmente basso da non giustificarne il trattenimento nei CPR. Si tratta di un dato da cui non si può continuare a scappare. Continuiamo infatti a riempire i Centri di tutta Italia di cittadini che non verranno mai rimpatriati e lo facciamo consapevolmente. Lo sa benissimo il Ministro Piantedosi, lo sanno i prefetti e i questori, lo sanno i giudici che continuano a convalidare richieste di trattenimento che hanno solamente uno scopo punitivo ma che non porteranno mai al rimpatrio. Facciamo tutto questo solamente per perseguire un fine politico e propagandistico che non è giustificato e giustificabile. Non è una critica dettata dal buonismo, ma una semplice analisi dei numeri e della realtà. Riempire i Centri di permanenza di persone che non vengono poi espulse, significa avere delle ricadute sociali ed economiche drammatiche per il nostro Paese. Innanzitutto si peggiora la situazione di chi viene sottoposto al trattenimento. Si peggiora lo stato di salute di queste persone, vengono spezzati legami familiari e lavorativi, si crea maggiore marginalizzazione. Insomma, chi esce da un CPR dopo un inutile periodo di trattenimento, ne esce più debole, più fragile, più indifeso. In secondo luogo, le spese che lo Stato affronta per mantenere in piedi questo sistema sono abnormi e potrebbero essere utilizzate decisamente meglio, per politiche migratorie diverse, più umane, più efficaci. CHI È COLPEVOLE PER LA MORTE DI SIMO SAID? L’idea che la morte di Simo Said (ma non solo la sua) sia da addebitare ad un unico soggetto, non farebbe giustizia per quanto accaduto. Ad essere messo sul banco degli accusati infatti deve essere un intero sistema fatto di connivenze, di cattiva amministrazione, di disprezzo per le regole. La morte di Simo è, dunque, il risultato di una responsabilità diffusa. Perché, se è vero che le responsabilità penali che dovranno essere accertate dal Tribunale di Bari sono personali, è altrettanto vero che esiste anche una responsabilità morale che riguarda una pluralità di soggetti. Attori coinvolti a vario titolo nel sistema CPR che non possono continuare a rimanere immuni da critiche. Simo Said è, allora, il simbolo di una battaglia contro lo scellerato sistema della detenzione amministrativa, anche per una stranissima coincidenza temporale. Tornano in questa vicenda questioni mai risolte che riguardano le carenze strutturali dei CPR italiani. La precarietà dell’assistenza sanitaria, la privatizzazione della gestione di queste strutture, l’abuso di psicofarmaci che viene fatto all’interno dei Centri. Queste, insieme ad altre importanti questioni, sono state ampiamente denunciate negli anni da più parti, ma senza ottenere interventi e soluzioni. QUELLA STRANA COINCIDENZA Nelle stesse ore in cui si consumava la tragedia nel CPR di Bari, nei media italiani rimbalzava la notizia delle perquisizioni a Ravenna nei confronti di alcuni medici colpevoli di non aver concesso l’idoneità al trattenimento per alcuni stranieri. Medici colpevoli di aver “disobbedito” alla Questura. Medici colpevoli di aver fatto valere le loro prerogative e di aver messo al primo posto la salute del paziente. Quanto accaduto a Ravenna è strettamente collegato a quanto accaduto a Bari. Notizie/CPR, Hotspot, CPA MEDICI INDAGATI A RAVENNA, CHIESTA LA SOSPENSIONE Per la Rete Mai più lager - No ai CPR: «Un attacco che rischia di incidere sull’autonomia professionale dei medici» Redazione 7 Marzo 2026 Esiste una connessione tra le due vicende. Solamente se medici e giudici decidono di abdicare alle loro prerogative e alle loro funzioni per allinearsi al volere dell’autorità, è possibile riempire i Centri di Permanenza di soggetti fragili, di persone affette da malattie psichiche e fisiche. Soltanto ignorando principi cardine del nostro sistema politico, sociale e giuridico, si può consentire al disgustoso sistema della detenzione amministrativa di funzionare. Sempre più spesso i CPR si riempiono di persone fragili e malate che vedono peggiorare la loro condizione a causa della precarietà dei servizi di assistenza sanitaria offerti all’interno di queste strutture di detenzione. Nel buco nero dei CPR finiscono persone malate che non ricevono adeguata cura e assistenza, persone che non resistono e vengono schiacciate come è successo a Simo Said e, ancora prima, a Oussama Darkaoui. Assistiamo allora al tentativo di mettere sotto accusa i medici di Ravenna, perché senza la connivenza dei medici, i cancelli dei CPR non potrebbero mai aprirsi per tantissimi stranieri che, pur presentando malattie e fragilità, incompatibili con lo stato di detenzione, vengono spediti in buchi neri in cui manca tutto. Ad essere denunciati invero dovrebbero essere non i medici che fanno il loro dovere, ma tutti quei medici che si limitano a firmare un pezzo di carta senza verificare la reale condizione di salute della persona che ha davanti. Medici che ignorano il giuramento fatto e che non onorano il codice deontologico. Medici che consentono che nel buco nero dei CPR finiscano, ad esempio, persone con “cardiopatia ischemica post infartuale”, o persone con “disturbo della personalità NAS – con tratti antisociali e paranoidi”. Persone insomma che avrebbero bisogno di ben altri percorsi di assistenza. Lo stesso discorso vale per i tanti giudici che pensano che il problema della salute delle persone sulle quali sono chiamati a decidere sia un fronzolo. Giudici che non considerano importante la certificazione medica, giudici che ritengono il trattenimento amministrativo una misura ordinaria da applicare regolarmente ed indiscriminatamente. Giudici che restringono paurosamente le garanzie dei trattenuti e i diritti di difesa. Giudici che in un CPR non sono mai entrati e che non conoscono le condizioni reali in cui mandano a vivere le persone per le quali convalidano o prorogano il trattenimento. Oggi più che mai, torna di attualità una frase del filosofo Vladimir Jankelevitch che parafrasando il Vangelo dice “Padre, non li perdonare, perché sanno quello che fanno”. Non può esserci perdono quando il male viene compiuto consapevolmente e senza alcun pentimento.
Monteiasi (TA) lezioni con i carabinieri contro il bullismo nelle scuole: strategie didattiche educative o repressive?
Bullismo e autismo sono diventati gli ismi più discussi, più frequentemente individuati come fenomeni sociali e patologici nelle scuole. Com’è noto il suffisso modifica un vocabolo e ne fa un complesso di idee e aspetti, sia acuendone il significato spregiativo, sia quello positivo, sempre comunque indicandone la diffusione e la pervasività linguistica e sociale. Allora, possiamo azzardare qualche analogia fra i due fenomeni, creare un corto circuito utile a smontare la vulgata, provare a proporre un’indagine seria, un indizio per una ricerca più sofisticata. Mi dice una ex collega che nel suo istituto comprensivo, in un quartiere popolare di Roma, le diagnosi di autismo aumentano ogni anno. Mi manda uno specchietto con i numeri: nelle future classi prime di primaria, su 77 bambini di 6 anni, ci sono 12 segnalazioni ex L. 104, di cui 8 con il codice di autismo. Certo, un caso, non di rilevanza statisticamente certa, ma l’insistenza in rete sulla diffusione della sindrome forse rivela un allarme diffuso (registrato e provocato, come succede, dai social medesimi…). L’autismo ha cause molteplici, fattori genetici ed educativi si sommano, meglio, si amplificano dando origine a una qualità emergente che non essendo la semplice somma delle due parti del problema, rende la sua analisi assai più complessa. Una ricerca condotta a Prato sulla diffusione delle diagnosi di autismo nei bambini della comunità cinese, ha smontato parte degli assunti medici, rilevando che la chiusura, la mancanza di capacità relazionali, l’aggressività e la depressione di molte creature piccole – anche di seconda, terza generazione – sono di ordine “etnoclinico”, una sorta di impossibilità di tenere insieme la Lingua Italiana da apprendere e la Lingua Materna come lessico famigliare. Una speciale nostalgia, unita al senso di esclusione: l’oblio delle proprie origini (clicca qui per il testo). Ma vengo all’argomento chiave della segnalazione, una delle tantissime di questo tenore. Il bullo, ci dicono i dizionari, è parola proveniente dall’alto tedesco, passata dal veneziano all’italiano per indicare un tipo – adulto, giovane, anche giovanissimo – prepotente, violento, capace di esercitare comportamenti aggressivi, spesso una leadership negativa su un gruppo o su un altro soggetto. Solo al maschile? Il bullo non ha femminile? Pare di no, ma la questione non è certa. Forse, forme dissonanti di emancipazionismo (altro ismo) nelle giovani generazioni di donne ha prodotto anche la bulla (clicca qui per un approfondimento). Lo scrittore e giornalista Martín Caparrós mantiene in rapporto il bullismo e il maschilismo, in Sudamerica, nella cultura argentina nello specifico, in quella spagnola: insomma, se è uno stereotipo, sembra reggere la crasi fra i due fenomeni, anche raffinando l’analisi (M. Caparrós, Ñamérica, Penguin Random House, Barcelona, 2021). Seguendo questo filo di ragionamento si arriva al punto nodale: il bullo come il macho ha bisogno della complicità più o meno esplicita della sua vittima, spesso del contesto sociale in cui opera. Infatti, gli insegnanti che sanno fare il loro mestiere – prima o contemporaneamente alla richiesta di pareri esperti – individuano la vittima, osservano le dinamiche del gruppo classe, cercano di accrescere l’autostima del bullizzato, vedono anche nel bullo un soggetto fragile che ha bisogno dell’autorevolezza adulta per affrontare le insidie dell’età evolutiva. Nel breve filmato che ci arriva da Monteiasi, piccolo comune in provincia di Taranto, anche l’oratore di turno a scuola, un Capitano dei Carabinieri, mette in luce questo aspetto di simmetria. Ma, come accade sempre, le segnalazioni sono tratte da articoli di stampa, da servizi televisivi e di radio locali che senza troppi distinguo lodano gli interventi. Ci mancano registrazioni complete di queste lezioni. Sarebbe interessante ascoltarle interamente, vedere come si mescolano le argomentazioni (bullismo cyber con altri argomenti scottanti: la violenza, il genere, le droghe, le dipendenze, e via individuando i pericoli in agguato fra i giovani), il filo delle decisioni prese nei collegi docenti che dovrebbero autorizzare la stesura dei protocolli di intesa, che dovrebbero intercettare le necessità locali, le emergenze, le motivazioni che sostengono le iniziative (clicca qui per la segnalazione). Sarebbe interessante sapere come vengono preparati gli alunni a questi ascolti, cosa succede nelle interazioni (la fonte ci dice veri dialoghi, discussioni, domande e risposte…), cosa bambini e ragazzi portano con sé come segno ricevuto da ciò che hanno ascoltato (mai semplici informazioni, data la sostanza sensibile dei contenuti). Gli amministratori locali che ascoltiamo nel video sottolineano che il bullismo è una piaga dei piccoli centri, chissà se si interrogano sul retroterra culturale che lo alimenta, se ragionano sulla decadenza di certe forme di vita provinciale, sull’emergere di frustrazione, di disagio, di mancanza di orizzonte come conseguenze dei cambiamenti strutturali ed economici. La repressione, come risposta a ogni comportamento giovanile considerato deviante, è all’ordine del giorno e fa il paio con il paternalismo tipico della dissuasione bonaria. E non è un caso che siano i corpi di polizia, dell’esercito, nelle strade e nelle scuole, a farsene carico. Si tratta di abituare bambini e giovani a famigliarizzare con le divise, ad accettare il bastone e la carota. In fondo, quando uno Stato mette in campo queste misure, quando si allea con le famiglie e con gli educatori nel formulare una orto-pedagogia correttiva, è il corpo sociale stesso che contrae una malattia autoimmune, attacca i suoi organi sani, i tessuti sensibili, giovani.      Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Il Fatto Quotidiano: Lecce, studenti in gita nella caserma dell’Esercito: “È promozione della cultura scientifica”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 2 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Alex Corlazzoli, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 2 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. Sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ci sono persino delle immagini della giornata. “Alla caserma – denuncia l’associazione pacifista – è collegato un poligono di tiro nel quale si svolgono regolarmente delle esercitazioni militari a causa delle quali la polizia locale emette degli annunci di pericolo per tutta la popolazione residente e turistica, e conseguente divieto di attraversare la zona. Una ricaduta debilitante per qualsiasi altra attività sociale ed economica presente in quel territorio, tranne che per il comparto militare...continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bari, 6 marzo: Assemblea regionale “Contro il riarmo e la militarizzazione del territorio”
VENERDÌ 6 MARZO 2026 | ORE 18.00 CASA DEI COMBONIANI, VIA GIULIO PETRONI N, 101 – BARI Si svolgerà venerdì 6 marzo 2026, alle ore 18.00, presso la Casa dei Comboniani in Via Giulio Petroni n, 101 a Bari l’Assemblea pubblica per il lancio della petizione al Consiglio regionale della Puglia per una rappresentanza trasparente e partecipata nel Comitato Misto Paritetico Regione–Forze Armate, in materia di regolamentazione delle servitù militari. Interverranno: Antonio Camuso, Nicola Colaianni, Giuseppe La Porta, Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Laura Marchetti, Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, Angela Rizzi, Antonio Sanarica, sindacalista USB, Carlo Tombola, presidente di Weapon Watch. Sono inoltre previsti contributi e testimonianze dai territori interessati dalla presenza di infrastrutture militari. Nel corso dell’assemblea sarà presentata ufficialmente la petizione per chiedere alla Regione Puglia maggiore trasparenza e un più incisivo controllo pubblico in materia di servitù militari Link per partecipare online: meet.google.com/qxe-zcyt-uqp ———————– Di seguito il testo integrale della petizione: PETIZIONE AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA PER UNA RAPPRESENTANZA TRASPARENTE E PARTECIPATA NEL COMITATO MISTO PARITETICO PER LE SERVITÙ MILITARI AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA I sottoscritti cittadini e cittadine, premesso che – il territorio della Regione Puglia è interessato da una presenza significativa di infrastrutture e attività militari; – in attuazione delle politiche nazionali ed europee in materia di difesa, tale presenza è destinata ad accrescersi nei prossimi anni, con rilevanti ricadute ambientali, sanitarie, sociali ed economiche sui territori coinvolti; – il Comitato misto paritetico per la regolamentazione delle servitù militari, previsto dall’articolo 322, comma 3, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, costituisce l’organismo istituzionale deputato alla consultazione tra lo Stato e le Regioni in materia di armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni; – la normativa vigente prevede che il Comitato sia composto, tra gli altri, da sette rappresentanti della Regione, nominati dal Presidente della Giunta regionale su designazione, con voto limitato, del Consiglio regionale; considerato che – non esiste alcun obbligo normativo che imponga che tali rappresentanti debbano essere necessariamente consiglieri regionali eletti, rendendo dunque possibile valorizzare competenze esterne all’assemblea consiliare; – alcune Regioni, tra cui il Lazio, hanno già adottato o promosso modalità più aperte e partecipative nella designazione dei componenti regionali del Comitato; – il coinvolgimento di professionalità provenienti dal mondo accademico, scientifico, tecnico e dell’associazionismo può rafforzare il pluralismo, la qualità delle decisioni e la credibilità dell’azione istituzionale; – le comunità locali interessate dalle servitù militari segnalano da tempo una carenza di informazione circa lo svolgimento delle esercitazioni, le tempistiche e le ricadute sui territori, con effetti negativi sulle economie locali, in particolare nei settori agricolo, zootecnico e turistico; – procedure pubbliche e trasparenti di raccolta e valutazione delle candidature favoriscono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e una più corretta informazione dell’opinione pubblica; chiedono che il Consiglio regionale della Puglia voglia: – prevedere, a partire dal prossimo rinnovo del Comitato misto paritetico per le servitù militari, la possibilità di valutare candidature mediante procedure pubbliche e trasparenti per la designazione dei rappresentanti regionali; – consentire la partecipazione, tramite tali procedure, di professionisti, studiosi ed esponenti qualificati dell’associazionismo e della società civile, con comprovata esperienza nei settori ambientale, giuridico, sanitario, territoriale o nella tutela dei diritti delle comunità locali; – definire criteri chiari e pubblicamente accessibili per la selezione delle candidature, o autocandidature, nel pieno rispetto delle prerogative istituzionali del Consiglio regionale; – promuovere una maggiore trasparenza e accessibilità delle informazioni relative all’attività del Comitato, anche al fine di garantire una tempestiva e adeguata informazione alle comunità locali e agli operatori economici dei territori interessati. I sottoscritti ritengono che tali misure possano contribuire a: – rafforzare il ruolo della Regione Puglia quale garante dell’interesse pubblico, della partecipazione democratica e della corretta rappresentanza istituzionale; – promuovere e tutelare l’autonomia di sviluppo delle comunità locali, contrastando scelte centralistiche e poco trasparenti e garantendo il coinvolgimento informato e partecipato delle popolazioni interessate nelle decisioni riguardanti opere e progetti che incidono sui loro territori. Confidiamo, pertanto, nell’emanazione a tempo debito di avviso pubblico nei termini suindicati. Soggetti promotori: AGESCI Puglia – ANCHENOI – ANPI Puglia – ARCI Puglia – Associazione Chiese Evangeliche Battiste di Puglia e Basilicata – Associazione PERIPLO – AVS Puglia – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Pace dell’Università di Bari – Centro Studi Torre di Nebbia – COBAS Puglia – Comitato per la Pace di Altamura – Comitato per la Pace di Gioia del Colle – Comitato per la Pace di Manduria – Comitato per la Pace di Putignano – Comitato per la Pace di Ruvo di Puglia – Comitato per la Pace di Terra di Bari – Convochiamoci per Bari – Coordinamento Capitanata per la Pace – Coordinamento Grottaglie per la Palestina – Coordinamento Nord Barese Pace e Disarmo – Donne in Nero Bari – Fondazione don Tonino Bello – Gruppo Educhiamoci alla Pace – La Giusta Causa – Missionari Comboniani  di Bari – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Puglia – Movimento Nonviolento Puglia – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Puglia – Osservatorio per la Legalità e per la difesa del Bene Comune di Giovinazzo – Peacelink – Provincia delle Puglie dei Frati Minori Cappuccini – Rete dei Punti Pace Pax Christi di Puglia – Rifondazione Comunista Puglia – Risorgimento Socialista Puglia – Weapon Watch -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Trani, 5 marzo: Assemblea Pubblica “Contro i re e le loro guerre” con Osservatorio
Giovedì 5 marzo, assemblea pubblica del Coordinamento Pace e Disarmo Nord Barese alle ore 18.30 presso HUB Porta Nova a Trani. Nel tempo delle nuove monarchie, delle guerre globali che avanzano con l’arroganza del potere, il nostro compito è chiaro: smascherare i meccanismi dell’imperialismo e del colonialismo, opporci all’autoritarismo e alla repressione, rivendicare il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Siamo qui per intrecciare le lotte, per riconoscere il filo che lega la militarizzazione delle scuole, l’embargo su Cuba, la negazione dello Stato di Palestina, la guerra globale contro ogni dissenso. Non vogliamo re né padroni. Nessun re, nessun esercito, nessuna guerra può decidere del destino dei popoli. La nostra voce si unisce a quella di chi, a Roma, nel Regno Unito, negli USA, si mobilita contro la violenza istituzionale, contro la logica della forza che trasforma la vita in campo di battaglia. Siamo parte di una comunità che non si piega, che costruisce solidarietà, che si oppone alle narrazioni tossiche del potere. Intervengono: Alfio Nicotra, portavoce nazionale rete pace e disarmo Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università Amina Tridente, Global Movement to Gaza Puglia Invitiamo tutte e tutti a partecipare: la storia non si scrive da sola, la storia siamo noi, determinati a dire NO ai re, NO alle guerre. Sì alla pace, sì alla giustizia, sì all’autodeterminazione. --------------------------------------------------------------------------------
Comunicato Osservatorio sui neofascismi di Puglia sulla condanna delle aggressioni a Bari di CasaPound
COME GRUPPO PUGLIESE DELL‘OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ GUARDIAMO CON MOLTA ATTENZIONE E INTERESSE AL LAVORO DELL‘OSSERVATORIO SUI NEOFASCISMI PUGLIA, CON IL QUALE ABBIAMO SVOLTO ANCHE IN CONVEGNO CESP A BISCEGLIE NEL 2024. IN VIRTÙ DI QUESTA PROFICUA COLLABORAZIONE, CONDIVIDIAMO VOLENTIERI IL COMUNICATO STAMPA FIRMATO DALLA COORDINATRICE, DOTT.SSA ANTONELLA MORGA, RELATIVO ALLA CONDANNA DELL’ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA CASAPOUND DA PARTE DEL TRIBUNALE DI BARI PER I METODI SQUADRISTI UTILIZZATI NELL’AGGRESSIONE DEL 2018 AI DANNI ANCHE DI ELEONORA FORENZA, ALLORA EURODEPUTATA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, SPERANDO CHE LA SENTENZA POSSA ESSERE USATA COME MODELLO PER LE NUMEROSE AGGRESSIONI PASSATE TROPPO SPESSO SOTTO SILENZIO. Oggi [12 febbraio 2026, ndr] è stata una giornata importante per la città di Bari, antifascista e democratica e per tutta la Puglia. La Regione Puglia, costituitasi parte civile assieme ad Anpi, Comune di Bari e a chi nel 2018 fu vittima della violenta aggressione, oggi vede affermare la giustizia nella pronuncia della sentenza emessa. La sentenza che ha condannato gli aggressori fascisti di CasaPound, dopo sette anni di processi e rinvii, segna uno spartiacque importante e, come recita il comunicato dell’Anpi nazionale, è una condanna per la violazione della legge Scelba-Mancino. É una sentenza che farà storia, sarà riferimento e rafforza le richieste, ormai larghe e condivise in tutto il paese, sullo scioglimento di questa formazione neofascista e squadrista! In qualità di Coordinatrice dell’Osservatorio sui neofascismi della Puglia esprimo a nome di tutte/i le/i componenti dell’organismo regionale soddisfazione per la pronuncia emessa dai giudici di Bari. Il nostro organismo istituzionale da tempo ha denunciato e sostenuto quanto CasaPound inquini con la sua presenza e le sue manifestazioni gli spazi, le comunità e le istituzioni democratiche della nostra regione e dell’intero paese. Lo abbiamo abbiamo reso pubblico nel nostro Report sui neofascismi “Essi vivono” già nel gennaio del 2024 e lo riconfermeremo anche nel supplemento del Report che a giorni presenteremo pubblicamente alla stampa. Dott.ssa Antonella Morga Coordinatrice regionale Osservatorio sui Neofascismi Puglia Lungomare Nazario Sauro, 33 – 70121- Bari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IIS “Antonio Bello” di Molfetta il progetto “Valori in divisa”: cosa ne avrebbe pensato il vescovo pacifista?
Chissà cosa avrebbe pensato mons. Antonio Bello, protagonista indiscusso e purtroppo dimenticato del pacifismo pugliese, fondatore della Rivista Mosaico di Pace, davanti alla notizia che nella scuola a lui dedicata, l’IIS “Mons. Bello”, proprio a Molfetta (BA), città nella quale don Tonino aveva svolto il suo vescovato, si è svolta ieri, giovedì 26 febbraio 2026, l’iniziativa “Valori in divisa” con l’Esercito italiano e l’Associazione Eredi della Storia benemerita, che si scapicolla per portare nelle scuole vicende di combattenti e decorati al valor militare di Molfetta. E così, dopo la vicenda del Liceo “Scacchi” di Bari con le scolaresche portate nella caserma dell’Esercito a farsi raccontare la vicenda delle foibe e la Marina Militare in scena ad Altamura, a Taranto e a Lecce, la Puglia si conferma la regione privilegiata per l’operazione di reclutamento per le future generazioni da mandare a fare la guerra. Non ci stupiamo del fatto che a Molfetta, presso l’IIS “Mons. Bello” sia stato il Rotary a sostenere l’iniziativa, che ha poi postato le foto con la Dirigente (clicca qui), e nemmeno che a sponsorizzare l’evento nell’istituto ci fosse l’Associazione Eredi della Storia benemerita, già protagonista di un Protocollo d’intesa siglato tra diverse scuole e la Caserma “Domenico Picca” di Bari, giacché l’Associazione si prefigge lo scopo di ricordare eventi bellici ed “EROI MOLFETTESI” con un memoriale di cimeli delle diverse «guerre 15-18, 40-45 e di quelle meno note (Guerra italo-turca, Guerra d’Africa)», come si legge dalla loro pagina Facebook (clicca qui). Ciò che, invece, ci stupisce è che la comunità scolastica dell’IIS “Bello”, con tutti i suoi docenti e le sue docenti, rimanga impassibile davanti a chiare operazioni di reclutamento, infatti non a caso l’iniziativa è stata svolta con il Tenente Colonnello La Mura, Capo Ufficio Reclutamento del CME Puglia, circostanza che da anni denunciamo in questo sito. Non solo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ci chiediamo quali possano essere gli orizzonti educativi e pedagogici che spingono i docenti e le docenti dell’IIS Bello a svolgere iniziative con l’Esercito per «condividere riflessioni profonde sul valore del servizio, della legalità e della fedeltà alle istituzioni». Siamo sicuri che, dal punto di vista pedagogico, le scuole e gli eserciti abbiano gli stessi obiettivi e i medesimi orizzonti semantici in relazione al “valore del servizio” e alle “fedeltà alle istituzioni” da trasmettere ai ragazzi e alle ragazze? Non è il caso di scomodare don Lorenzo Milani sul significato del servizio, della fedeltà e dell‘obbedienza, che, evidentemente, non possono essere delle virtù, se esse vengono veicolate dagli eserciti, che hanno come scopo principale quello di fare la guerra, oggi sempre più vicina, considerato anche il ritorno della leva obbligatoria prevista per marzo per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. E non è il caso di scomodare don Milani, perché a Molfetta, all’IIS “Bello in particolare, dovrebbe essere abbastanza chiaro il ricordo del pensiero, ma soprattutto l’impegno attivo e nonviolento di don Tonino Bello nella smilitarizzazione nella nostra Puglia, invasa da basi militari e poligoni di tiro, e il suo sogno di convertire le spade in vomeri. Dovrebbe essere meno sbiadito alla comunità molfettese il rifiuto della guerra di don Tonino, definita come una “follia” e un atto ingiusto, così come la condanna della corsa al riarmo con la produzione e la vendita di armi, interpretata come un’offesa a Dio e all’umanità. Quello di don Tonino non era, semplicemente, un pacifismo passivo, che magari si esauriva ieri come oggi con la mera esposizione di uno stendardo o di un semplice discorso, ma un impegno antimilitarista attivo e personale contro la logica del tornaconto e della violenza che la guerra porta con sé e per la promozione del disarmo culturale ed economico (qui il suo ricordo tracciato su il Manifesto). Vorremmo, allora, rinfrescare la memoria alla comunità educante molfettese con un episodio nel quale don Tonino mostrò ancora una volta il suo piglio provocatorio e dissidente davanti alla retorica militaresca, sperando che sia da esempio per il futuro: “Qualche mese fa, ero appena tornato dall’ospedale, mi invitano a celebrare per l’inaugurazione di una nuova nave militare… Io ascolto l’ufficiale che legge tutti i compiti a cui è chiamata questa nave: soccorrere i dispersi in mare, portare aiuti, ecc.. Allora io dico nella preghiera: ‘Fa, o Signore, che se questa nave manterrà fedelmente questi impegni, la sua bandiera sventoli sul pennone come tovaglia di altare; ma se non manterrà questi impegni la sua bandiera cada a terra come uno strofinaccio da cucina’. Sentivo i commenti di qualcuno ‘…e dire che sta male, è molto malato ed è appena tornato dall’ospedale, guai se stesse bene! ’. Poi al termine della messa, mentre mi tolgo i paramenti, mi si avvicina un alto ufficiale, fa il saluto militare e aggiunge ‘Eccellenza, le devo dire che questa sera andrò di nuovo a un’altra messa’; bene, sono contento, gli dico io. Sì, conclude l’ufficiale, perché la sua messa mi ha disgustato” (da Mosaico di Pace). Proprio per questo, dunque, per mostrare l’impegno concreto e individuale che ciascuno di noi, da educatori/trici e cittadine/i, dovrebbe opporre alla guerra e alle logiche belliciste che, mascherate da spirito di servizio e di fedeltà alle istituzioni, invadono retoricamente le nostre scuole, si è deciso di firmare personalmente questa denuncia, dichiarando la propria disponibilità a mostrare il progetto che da qualche anno prevede la militarizzazione delle scuole (clicca qui per i dettagli del Corso di Formazione presso il Liceo “Cartesio” di Triggiano). Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Molfetta -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cuba chiama, Bari risponde! Varie iniziative di raccolta medicinali e fondi
Dopo la chiamata generale fatta dalla Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA per organizzare una campagna di solidarietà internazionalista concreta per Cuba, le tre organizzazioni a Bari hanno subito predisposto varie iniziative e punti di raccolta medicinali e fondi da inviare all’isola. I luoghi dove potrete trovare i compagni […] L'articolo Cuba chiama, Bari risponde! Varie iniziative di raccolta medicinali e fondi su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Istituto “T. Fiore” di Altamura (BA), iniziative a scuola con la Marina Militare: “Il Futuro è qui!”
Nel quadro dell’accelerazione propagandistica e retorica della commistione tra educazione e addestramento che porta alla normalizzazione della guerra e della presenza delle divise nelle istituzioni scolastiche, il 23 gennaio 2026 è toccato alla Scuola Superiore di I grado “T. Fiore” di Altamura ospitare alcuni esponenti della Marina Militare di Taranto per un incontro di orientamento, rivolto alle classi terze, con il motto Il futuro è qui, di cui qui vi mostriamo il video realizzato dai/dalle docenti della scuole per enfatizzare il valore formativo e pedagogico dell’iniziativa. La strategia adottata dalla Marina Militare, in questo caso con ragazzini e ragazzine di terza media (sic!), è quella dell’anticipazione dell’orientamento: nelle scuole superiori di secondo grado la concorrenza sull’orientamento vede le forze armate competere con le università, ad esempio, mentre alle scuole medie ci si assicura l’esclusività (quale università andrebbe ad orientare una studentessa/studente di 13 anni?) nonché menti maggiormente manipolabili perché più giovani. Tutto questo è possibile in virtù del Protocollo d’intesa sottoscritto il 7 agosto 2023 tra lo Stato Maggiore della Marina militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il documento, della durata di tre anni, prorogabile per un ulteriore triennio, prevede molteplici aree d’intervento: cultura del mare, dello sport, della sicurezza marittima, e rivalutazione del ruolo dell’ambiente marittimo in una visione geostrategica economico-militare. La macchina propagandistica è approntata per svolgere la sua opera e in modo capillare e arriva sino agli studenti e alle studentesse delle nostre scuole con circolari che presidi e coordinatori potrebbero affrettarsi ad attuare, in linea lo scopo ministeriale di portare nuovo personale militare alle forze armate e riproporre i valori militari con il loro scintillante apparato di rappresentanza. Tuttavia, occorre ricordarlo, la scuola, l’educazione e la formazione non sposano i principi di gerarchia e disciplina militare come strumenti pedagogici, mentre le Forze Armate sono quanto di più lontano si possa immaginare dai principi di partecipazione democratica e civile a cui, invece, la scuola della Costituzione dovrebbe formare. Di questo dovrebbero essere consapevoli i colleghi e le colleghe che permettono nelle proprie ore lo svolgimento di queste attività militaresche e ci permettiamo di ricordare loro che è possibile operare una vera e propria obiezioni di coscienza alla militarizzazione delle scuole per mezzo dei documenti contenuti nel nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole. Per tutti questi motivi, invitiamo genitori e genitrici, studenti e studentesse, principali destinatari/e di queste iniziative che vorrebbero convincerli/e ad arruolarsi, a segnalare episodi di militarizzazione delle scuole al seguente indirizzo mail osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto “Righi” di Taranto iniziative di orientamento con il Comando della Marina Militare
L’esperienza che abbiamo segnalato relativamente a Crotone, con diverse modulazioni, viene ripetuta anche in altre scuole d’Italia. Di seguito vi segnaliamo ciò che per mostrare come vi sia un’architettura unica dietro l’aggressione delle Forze armate alle scuola, quello che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università definisce “il paradigma della militarizzazione“. All’IIS Righi di Taranto, il 16 gennaio 2026, nell’ambito delle attività di Orientamento post diploma rivolto alle quinte classi, in Aula Magna si è tenuta una presentazione da parte del Comandante Fabio Dal Cin del Comando della Marina Sud e due graduati della Marina Militare, che ha descritto le opportunità di formazione, lavoro e di carriera offerte dalla Marina Militare, oltre alla necessità di prevenire, attraverso l’arruolamento, la deriva del disagio giovanile. Stando alla retorica ideologica che viene diffusa attraverso questo tipo di iniziative, passa il il messaggio secondo il quale è proprio grazie ad una squadra che condivide i valori fatti di gerarchia, disciplina militare e prossimità che gli studenti e le studentesse in pochi giorni riescono a operare un cambio di rotta, così che «nessuno sarà più prigioniero del proprio disagio dopo essere salito a bordo». In realtà, come denunciamo da troppo tempo, questi sono obiettivi pedagogici che necessitano di un processo educativo e relazionale permanente, attraverso un rapporto scolastico che va messo al centro della comunità civile affinché diventi culturalmente e politicamente sempre più accogliente e inclusiva nei confronti delle persone in difficoltà o fragili, non di strategie addestrative militaresche. Che la scuola sposi i principi di gerarchia e disciplina militare come strumenti educativi è quanto di più lontano si possa immaginare dai principi di partecipazione democratica e civile a cui la scuola della Costituzione dovrebbe formare e risponde a quei criteri che durante il fascismo portarono all’introduzione dell’ora di “cultura militare” all’interno delle scuole. Salire a bordo di una nave militare o portare i ragazzi e le ragazze in caserma, come nel caso di Taranto, non è unu’operazione neutrale, priva di orientamento ideologico, ma una vera e propria operazione d’immagine e di propaganda, che non fornisce alcuna reale risposta al complesso problema del disagio dei/delle giovani, indebitamente criminalizzati, e attribuisce ai corpi militari funzioni improprie ed estranee al loro ruolo. L’immagine però, risulta abbagliante per molti. Purtroppo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente