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DiPLab’s Antonio Casilli on Le Iene (11 Jan 2026)
Antonio Casilli, professor and researcher at DiPLab, appeared in a recent episode of Le Iene, Italy’s well-known investigative television program, as part of an in-depth report on the working conditions of people who train artificial intelligence systems in Nairobi, Kenya. The report focuses on the human infrastructure behind AI technologies: […]
L’AI e il consumo di suolo, acqua, energia. E se la bolla scoppia?@0
L’AI non è sostenibile da un punto di vista energetico, e quindi neanche da un punto di vista economico. Perché l’energia costa e se si deve comprare l’enorme quantità di energia che serve a tenere in funzione un data center, i ricavi delle vendite di prodotti AI non ripagano l’enorme cifra di investimento che negli ultimi anni ha gonfiato la bolla dell’AI. Questo uno dei problemi (o dei rischi, come amano definirli loro) che si trovano a fronteggiare le Magnificent 7, ovvero i sette colossi tecnologici statunitensi – Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta (Facebook), Nvidia e Tesla. Nella prima parte della puntata, insieme a Ginox, andiamo a leggere i dati che emergono da una serie di studi e testimonianze sul consumo di suolo, acqua e energia dei data centers e sui rischi alla salute delle persone che vivono nei territori in cui queste strutture sorgono. Nella seconda parte della puntata, andiamo a commentare le dichiarazioni del CEO di IBM, Arvind Krishna, che ha affermato che “non c’è modo” che gli ingenti investimenti delle aziende tecnologiche nei data center possano venire ripagati, visto che i data center richiedono enormi quantità di energia e investimenti. Con la crescita della domanda di intelligenza artificiale, secondo Goldman Sachs, il fabbisogno energetico del mercato dei data center potrebbe raggiungere gli 84 gigawatt entro il 2027. Eppure, costruire un data center che utilizzi solo un gigawatt costa una fortuna: circa 80 miliardi di dollari attuali, secondo Krishna. Se una singola azienda si impegnasse a costruire dai 20 ai 30 gigawatt, ciò ammonterebbe a 1,5 trilioni di dollari di spese in conto capitale, ha affermato Krishna. Si tratta di un investimento pressoché equivalente all’attuale capitalizzazione di mercato di Tesla. Secondo le sue stime, tutti gli hyperscaler messi insieme potrebbero potenzialmente aggiungere circa 100 gigawatt, ma ciò richiederebbe comunque 8 trilioni di dollari di investimenti e il profitto necessario per bilanciare tale investimento sarebbe immenso. “A mio avviso non c’è modo di ottenere un ritorno, perché 8 trilioni di dollari di spese in conto capitale significano che servono circa 800 miliardi di dollari di profitto solo per pagare gli interessi”, ha affermato. Inoltre, grazie al rapido progresso della tecnologia, i chip che alimentano il tuo data center potrebbero diventare rapidamente obsoleti. “Bisogna utilizzarlo tutto entro cinque anni, perché a quel punto bisogna buttarlo via e riempirlo di nuovo”, ha affermato. Krishna ha aggiunto che parte della motivazione dietro questa ondata di investimenti è la corsa delle grandi aziende tecnologiche per essere le prime a decifrare l’AGI, ovvero un’intelligenza artificiale in grado di eguagliare o superare l’intelligenza umana. Ma la sua conquista sembra, secondo Krishna, ancora lontana. Di fronte all’insostenibilità finanziaria, ambientale e di sfruttamento lavorativo dell’AI, il governo Trump sta cercando in tutti i modi di rendere l’AI strategica da un punto di vista militare, per renderla “too critical too fail”. Il Dipartimento dell’Energia ha dichiarato giovedì scorso di aver firmato accordi con 24 organizzazioni, tra cui giganti tecnologici per far avanzare la missione Genesis. La missione è un programma nazionale volto a utilizzare l’intelligenza artificiale per accelerare la ricerca scientifica e rafforzare le capacità energetiche e di sicurezza degli Stati Uniti. Il dipartimento ha detto che il programma è progettato per aumentare la produttività scientifica e ridurre la dipendenza dalla tecnologia straniera. I partecipanti includono i principali fornitori di cloud e chip come AWS, Oracle, Intel, AMD, insieme agli specialisti dell’IA OpenAI, Anthropic e xAI. Citati nella puntata: Studio sul consumo energetico dei data centers _ Yale Studio ul consumo di acqua e suolo legata al boom dell’AI _ Lincoln Institute Articolo sulla vita di fianco a un data center negli Stati Uniti _ BBC Puntata de Le dita nella presa “Non è siccità, è saccheggio!” _ Radio Onda Rossa Articolo sul processo di accaparramento delle risorse nelle Valli alpine _ Nunatak Libro Il rimosso della miniera. La nuova febbre dell’oro nell’Europa in guerra _ Collettivo Escombrera Diverse puntate di Happy Hour dedicate ai data centers (1, 2, 3) e con compagna del Collettivo Escombrera (4) _ Radio Blackout Genesis Mission – Dipartimento del Governo Stati Uniti
L’AI e il consumo di suolo, acqua, energia. E se la bolla scoppia?@1
L’AI non è sostenibile da un punto di vista energetico, e quindi neanche da un punto di vista economico. Perché l’energia costa e se si deve comprare l’enorme quantità di energia che serve a tenere in funzione un data center, i ricavi delle vendite di prodotti AI non ripagano l’enorme cifra di investimento che negli ultimi anni ha gonfiato la bolla dell’AI. Questo uno dei problemi (o dei rischi, come amano definirli loro) che si trovano a fronteggiare le Magnificent 7, ovvero i sette colossi tecnologici statunitensi – Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta (Facebook), Nvidia e Tesla. Nella prima parte della puntata, insieme a Ginox, andiamo a leggere i dati che emergono da una serie di studi e testimonianze sul consumo di suolo, acqua e energia dei data centers e sui rischi alla salute delle persone che vivono nei territori in cui queste strutture sorgono. Nella seconda parte della puntata, andiamo a commentare le dichiarazioni del CEO di IBM, Arvind Krishna, che ha affermato che “non c’è modo” che gli ingenti investimenti delle aziende tecnologiche nei data center possano venire ripagati, visto che i data center richiedono enormi quantità di energia e investimenti. Con la crescita della domanda di intelligenza artificiale, secondo Goldman Sachs, il fabbisogno energetico del mercato dei data center potrebbe raggiungere gli 84 gigawatt entro il 2027. Eppure, costruire un data center che utilizzi solo un gigawatt costa una fortuna: circa 80 miliardi di dollari attuali, secondo Krishna. Se una singola azienda si impegnasse a costruire dai 20 ai 30 gigawatt, ciò ammonterebbe a 1,5 trilioni di dollari di spese in conto capitale, ha affermato Krishna. Si tratta di un investimento pressoché equivalente all’attuale capitalizzazione di mercato di Tesla. Secondo le sue stime, tutti gli hyperscaler messi insieme potrebbero potenzialmente aggiungere circa 100 gigawatt, ma ciò richiederebbe comunque 8 trilioni di dollari di investimenti e il profitto necessario per bilanciare tale investimento sarebbe immenso. “A mio avviso non c’è modo di ottenere un ritorno, perché 8 trilioni di dollari di spese in conto capitale significano che servono circa 800 miliardi di dollari di profitto solo per pagare gli interessi”, ha affermato. Inoltre, grazie al rapido progresso della tecnologia, i chip che alimentano il tuo data center potrebbero diventare rapidamente obsoleti. “Bisogna utilizzarlo tutto entro cinque anni, perché a quel punto bisogna buttarlo via e riempirlo di nuovo”, ha affermato. Krishna ha aggiunto che parte della motivazione dietro questa ondata di investimenti è la corsa delle grandi aziende tecnologiche per essere le prime a decifrare l’AGI, ovvero un’intelligenza artificiale in grado di eguagliare o superare l’intelligenza umana. Ma la sua conquista sembra, secondo Krishna, ancora lontana. Di fronte all’insostenibilità finanziaria, ambientale e di sfruttamento lavorativo dell’AI, il governo Trump sta cercando in tutti i modi di rendere l’AI strategica da un punto di vista militare, per renderla “too critical too fail”. Il Dipartimento dell’Energia ha dichiarato giovedì scorso di aver firmato accordi con 24 organizzazioni, tra cui giganti tecnologici per far avanzare la missione Genesis. La missione è un programma nazionale volto a utilizzare l’intelligenza artificiale per accelerare la ricerca scientifica e rafforzare le capacità energetiche e di sicurezza degli Stati Uniti. Il dipartimento ha detto che il programma è progettato per aumentare la produttività scientifica e ridurre la dipendenza dalla tecnologia straniera. I partecipanti includono i principali fornitori di cloud e chip come AWS, Oracle, Intel, AMD, insieme agli specialisti dell’IA OpenAI, Anthropic e xAI. Citati nella puntata: Studio sul consumo energetico dei data centers _ Yale Studio ul consumo di acqua e suolo legata al boom dell’AI _ Lincoln Institute Articolo sulla vita di fianco a un data center negli Stati Uniti _ BBC Puntata de Le dita nella presa “Non è siccità, è saccheggio!” _ Radio Onda Rossa Articolo sul processo di accaparramento delle risorse nelle Valli alpine _ Nunatak Libro Il rimosso della miniera. La nuova febbre dell’oro nell’Europa in guerra _ Collettivo Escombrera Diverse puntate di Happy Hour dedicate ai data centers (1, 2, 3) e con compagna del Collettivo Escombrera (4) _ Radio Blackout Genesis Mission – Dipartimento del Governo Stati Uniti
[Video] When Work-Life Balance Becomes Work-Work-Work: DiPLab’s Antonio Casilli Weighs In
What does our relationship with work actually mean? This was the central question explored on France 24’s The Debate, where DiPLab’s own Antonio Casilli, Professor of Sociology at Institut Polytechnique de Paris, joined a panel of experts to dissect the evolving landscape of work in an age of AI, gig economies, and generational upheaval. Professor Casilli brought his extensive research on digital labor and platform economies to the conversation, offering crucial context on how technology is reshaping not just what work we do, but how we think about work itself. The debate, facilitated by journalist François Picard, brought together diverse perspectives including Dipty Chander (President of E-mma), Benjamin Chaminade (CEO of Reboot-inc), and economist Gilles Saint-Paul. Alongside Casilli, they explored whether humans should still define themselves by how they earn their keep, and what we can expect as inequality grows and technology accelerates.
New Article by Paola Tubaro: Understanding the “Dual Footprint” of AI
We are excited to share an important milestone in our research: the publication of a new article just published in a special issue of the journal Globalizations by DiPLab co-founder Paola Tubaro, introducing and developing the concept of the “dual footprint”: the idea that every digital process leaves both a data work imprint and a material, environmental one. The impacts of artificial intelligence on the natural and social surroundings that supply resources for its production and use have been studied separately so far. Tubaro employs the “dual footprint” as a heuristic device to capture the commonalities and interdependencies between them. She uses two in-depth case studies – international flows of raw materials and of data work services between Argentina and the United States on the one hand, and between Madagascar, France and East Asia on the other. They portray the AI industry as a value chain that spans national boundaries and perpetuates inherited global inequalities. The countries that drive AI development, mostly in the Global North, generate a massive demand for inputs and trigger social costs that, through the value chain, largely fall on more peripheral actors. The arrangements in place distribute the costs and benefits of AI unequally, resulting in unsustainable practices and preventing the upward mobility of more disadvantaged countries. If you want to cite this article: > Tubaro, P. (2025). The dual footprint of artificial intelligence: > environmental and social impacts across the globe. Globalizations, 1–18. > https://doi.org/10.1080/14747731.2025.2589571 You can access the preprint version here: DualFootprint_12072025Download The dual footprint grasps how the environmental and social dimensions of AI production emanate from similar underlying socio-economic processes and geographical trajectories. This framework helps us better understand the true costs of digitalization and the global inequalities it reproduces. It also constitutes the foundation of SEED – Social and Environmental Effects of Data Connectivity, a new project that investigates how data extraction and material extraction are deeply interconnected. It stems from a collaboration with the Núcleo Milenio FAIR at the Pontificia Universidad Católica de Chile and compares data and material infrastructures between Europe and South America.
GDPR Omnibus
CLOUDFLARE Oggi Cloudflare si è rotta e con lei mezzo internet, cogliamo l’occasione per fare l’ennesimo pippone su piracy shield e su come aziende come Cloudfare stanno facendo lobby negli USA per ostacolare questo tipo di leggi che si stanno diffondendo in europa. DI INTELLLLLLIGENZE ARTIFICIALI Delirio illogico che serve ad alimentare una bolla E ANCORA GDPR Dopo che Draghi aveva bastonato la GDPR come retrograda e inibitrice del boom delle AI in EU (https://www.politico.eu/article/mario-dragi-eu-policy-donald-trump-clean-industrial-deal/) arriva la bozza omnibus a modificarne sostanzialmente il contenuto, e una modifica importante riguarda proprio rendere i nostri dati masticabili dalle AI. Secondo la bozza ottenuta del pacchetto Omnibus (che verrà ufficialmente presentato domani) che avrà delle enormi ripercussioni sulla GDPR, in breve:     1) Le aziende potranno usare quelli che prima erano definiti dati sensibili (salute, opinioni politche e religiose etc.) per addestrare le loro AI.     2) I dati pseudoanonimizzati non saranno considerati dati personali.     3) Introduzione di maggiori giustificazioni per il tracciamento online degli utenti via i cookie, che vanno oltre il semplice accettare le policy.     Sempre secondo Politico non ci sarebbe il consenso da parte di tutti i paesi.     La GDPR è stata comunque oggetto di enormi campagne di lobbying da parte delle aziende high-tech, che hanno speso più di qualsiasi altra industria nel finanziare i lobbisti di Bruxells. Questo anche perché sta oggettivamente bloccando il rilascio di alcune soluzioni basate su AI (X, MEta e Linkedin hanno evitato, Google per Bard è sotto inchiesta dal DPA irlandese).
La profezia dell’AI
A fine ottobre 2025, Amazon ha annunciato il taglio di 14.000 lavoratorə, il più grande licenziamento nella storia dell’azienda fondata da Jeff Bezos. Anche Meta, Intel, Microsoft e altre aziende hanno effettuato o programmato decine di migliaia di licenziamenti, dichiarando che lə lavoratorə in esubero sarebbero state sostituite con personale AI. Questa e altri roboanti notizie che spesso leggiamo sui giornali, ci fanno pensare che l’apocalisse tecnologica sia arrivata, che milioni di lavoro siano in procinto di essere persi in quanto l’AI è in grado di farli al posto nostro. Ma è davvero così? Ne abbiamo parlato con Kenobit. Citati nella puntata: Articolo di Cory Doctorow su Pluralistic Traduzione di Kenobit Podcast dell’info e di stakka stakka
Ottimismo al Louvre, Nimbus, AGCOM e Bollicine AI
EVENTI > Hack’emMuort https://hacklabbo.indivia.net/hackordiye25/programma HACKROCCHIO 5-6-7 DICEMBRE @MEZCAL SQUAT NIMBUS / ISRAEL / GOOGLE https://www.theguardian.com/us-news/2025/oct/29/google-amazon-israel-contract-secret-code In 2021, cloud-computing giants Google and Amazon won a major contract (worth about US$1.2 billion) with the State of Israel called “Project Nimbus”. As part of that deal, Israel inserted a requirement for the companies to use a secret coded payment system (dubbed a “winking mechanism”) to notify the Israeli government when the companies handed over Israeli government or military data to foreign law-enforcement or judicial authorities – even when the companies were prohibited from notifying Israel or the customer. BOLLA AI https://www.bloomberg.com/news/features/2025-10-07/openai-s-nvidia-amd-deals-boost-1-trillion-ai-boom-with-circular-deals > Pluralistic: When AI prophecy fails (29 Oct 2025)
ARSIDER – 23_10_25 – DOSSIER BIENNALE MUSICA XXV
“Essere insieme non è mai innocente.”Judith Butler ⚠️Dossier Biennale MMXXV — È il vento che fa il cielo” (ascolto integrale a cura di Radio Ministero, la radio per l’italia-a-a-a-a-ano vero) Nell’Italia MMXXV, dove la “cultura” è diventata strumento di egemonia reazionaria, il silenzio degli artisti è complicità e la cosiddetta neutralità il travestimento elegante dell’assassino […]