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Data Center: territori al servizio della bolla finanziaria dell’IA
di Marco Bersani* *articolo pubblicato su il manifesto del 5 settembre 2026 per la Rubrica Nuova Finanza Pubblica Nell’epoca del digitale incombe la materialità. Ogni volta che attiviamo l’IA per le attività più disparate, dal consiglio medico generico alla pianificazione Continua a leggere L'articolo Data Center: territori al servizio della bolla finanziaria dell’IA proviene da ATTAC Italia.
September 5, 2026
ATTAC Italia
#08 Apocalypse Prompt | Un token per domarli, un token per trovarli, un token per ghermirli e nel buio incatenarli – di Alessandro Verna
Nuovo appuntamento con la rubrica di Alessandro Verna, Apocalypse Prompt, ospitata in queste settimane da Effimera. Siamo portati a pensare che l'innovazione tecnologica abbia a che fare con la creazioni di nuovi prodotti o di nuove modalità di produzione. Diamo meno importanza all'idea che la tecnologia è soprattutto una forma di organizzazione, funzionale agli [...]
August 31, 2026
Effimera
#07 Apocalypse Prompt | Nessun calcolatore della serie 9000 ha mai commesso un errore o alterato un’informazione – di Alessandro Verna
È lunedì, è tempo di una nuova puntata di Apocalypse Prompt, inchiesta "dall'interno", vissuta e scritta da Alessandro Verna. Il rapporto tra essere umano e Intelligenza Artificiale si dipana da un indistinto senso di vuoto che all'inizio è sollievo incredulo per la velocità con cui l'AI esegue i compiti ma presto si trasforma in [...]
August 24, 2026
Effimera
Cosa accadrà dopo lo scoppio della bolla
Cosa succederà dopo lo scoppio della bolla? Cassandra prova a fare il suo mestiere di profetessa, con una certa probabilità di azzeccarci. Nel 2027 la velocità dello scoppio della bolla sarà molto importante. Farà la differenza tra una crisi simile a quella dei mutui subprime od una crisi totale del sistema finanziario come quella americana del ‘29; avverrà tutto tra la fine del 2026 e quella del 2027. In ambedue i casi succederà che: * una grande parte del debito si scaricherà direttamente sui piccoli azionisti del settore tecnologico, che amano giocherellare con gli ETF; * il settore tecnologico-informatico negli Stati Uniti verrà drasticamente ridimensionato; rimarranno le attività informatiche ordinarie e le ricerche finanziate dalla DARPA, ma i lavori specialistici generati da IA, dalle app commerciali e dall’intera industria delle startup saranno drasticamente ridotti se non azzerati; * avverrà un dimezzamento o giù di lì della capitalizzazione azionaria complessiva di NASDAQ e NYSE, oggi drogata dalla valutazione delle aziende trilionarie, che provocherà contraccolpi in tutta la finanza internazionale, con gravi conseguenze per aziende e mercati anche solo debolmente collegati con le tecnologie informatiche in generale. Continua qui
Michele Kettmajer / Il tempo ha cambiato consistenza
Come suggerisce Luca De Biase nell’introduzione, «l’intelligenza artificiale oggi mostra tante prospettive quanti sono i punti di vista di quel miliardo e 200 milioni di persone che vi si addentrano in cerca di risposte» con specifico riguardo a «intellettuali, economisti, imprenditori, politici che non cessano di dibatterne». Michele Kettmajer, autore, consulente, e docente universitario per i processi di innovazione digitale, nel panorama italiano si inserisce in questa conversazione, affidando le sue riflessioni a questo agile volumetto per Sossella. Il saggio focalizza come altrettante stazioni di un percorso intellettuale necessariamente provvisorio e non lineare, i nuclei tematici che in questa fase associamo all’automazione cognitiva e alla sua introduzione nelle filiere delle società industriali. Il primo di questi, avvolto in una nebbia di ansie e di paure, riguarda il futuro del lavoro. Quattro, secondo l’autore, le faglie problematiche: la concentrazione del potere e delle infrastrutture; la questione del reddito, come pilastro di stabilità sistemica non premiale o retributivo; terzo, gli adattamenti che sul territorio accompagneranno una transizione per fasi conflittuale per necessità. Infine, la questione forse più scomoda, e non solo per l’orizzonte politico delle nostre post democrazie: immaginare una società dove la premessa della cittadinanza non coincide più con la partecipazione all’attività economica. Kettmajer, che nello spettro della conversazione sulle AI collocherei decisamente agli estremi della fazione umanista, ma non certo tra i conservatori, prova a mettere a fuoco la missione degli umani dentro al nuovo paradigma cognitivo. Il rischio, per la specie, non  è l’estinzione né la sottomissione a una nuova megamacchina – per usare la celebre definizione di Lewis Mumford – che ci sovrasta per rapidità ed estensione in tutte le connessioni del sapere. Il vero rischio è finire invece alla mercé di quattro oligarchi lasciati a decidere il futuro del mondo. L’AI ci costringe infatti «a guardare ciò che altrimenti rimarrebbe opaco: la concentrazione del potere, le infrastrutture invisibili che ci governano, la dipendenza cognitiva che abbiamo costruito e che ora ci attraversa». Il capitalismo delle piattaforme, emerso nella fase social, nella fase “cognitiva” ha sfondato la sfera psichica per presentarsi nella sua dimensione ontologica e performativa: se esiste una leva per sollevare questo macigno, sicuramente non sono oggi le grandi narrazioni riguardo all’etica della AI «un’operazione di marketing regolamentare», un messaggio rassicurante che non disturba il manovratore e assegna a Big Tech il ruolo di garante “responsabile” di sé stesso. L’orizzonte dell’intelligenza artificiale non coincide infatti con la “nuova Genesi” reclamizzata dai suoi investitori ma – per restare sul piano delle metafore bibliche – dovrebbe semmai adottare la visione dell’Apocalisse e ripensare radicalmente un nuovo inizio. In uno dei passaggi più suggestivi del libro, l’autore rispolvera anche la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes per suggerire che se la coscienza non è una prerogativa innata ma il prodotto storico di un adattamento, qualcosa di analogo potrebbe verificarsi anche con l’affermazione dell’intelligenza artificiale che possiamo immaginare come un rischio o un’opportunità evolutiva a seconda delle configurazioni e degli equilibri destinati a emergere nel prossimo futuro. L’AI non è infatti un’estensione delle nostre capacità né un premuroso servo onnisciente e va vista invece come “un’architettura operativa per una trasformazione più profonda”, al termine della quale la coscienza come oggi la conosciamo potrebbe, nel caso peggiore, finire svuotata o diventare ridondante. Se i modelli linguistici (LLM) hanno fornito a milioni di persone una conoscenza sintetica prima inaccessibile, hanno d’altro canto favorito interrogazioni e risposte oracolari, perpetuando l’equivoco di una coscienza artificiale antropomorfa.  Se non vogliamo arrenderci alla logica senza ritorno dell’ottimizzazione, nei prossimi anni dovrà emergere una diversa ecologia cognitiva che, con rituali propri, alimenti una pratica di senso comunitaria, decentrata e condivisa, che non privilegi esclusivamente il valore predittivo e le metriche dell’automazione. Se per Peter Thiel, che con la sua infrastruttura globale aggira ogni giorno le vetuste barriere nazionali, la minaccia dell’Anticristo coincide con l’affermazione di un ordine politico mondiale, sarebbe un errore negare a nostra volta la crisi delle democrazie per contrapporre il loro vuoto simulacro al disegno tecnocratico. Il profitto del capitale e la burocrazia dello Stato esprimono del resto perimetri e oligarchie oggi del tutto inadeguate a gestire una rivoluzione come quella dell’AI, per quanto il paragone con l’elettricità o le ferrovie dei secoli passati possa risultare suggestivo. Dietro al gran parlare di sovranità tecnologica, il digitale è sceso infatti dalle nuvole riacquistando la sua visibilità materiale, in primo luogo energetica, in un “equilibrio del terrore” industriale dove la politica è solo l’improbabile scenografia di processi economici molto concreti. Il potere dell’intelligenza artificiale e di Big Tech nasce oggi dal vuoto della politica. Negli Stati Uniti e in Occidente, un trentennio di amministrazioni progressiste o bipartisan ha reso la tecnologia digitale abitabile, e quindi pervasiva, fraintendendo tuttavia la sua natura di infrastruttura politica. Il valore dell’AI, al contrario, «non nasce dalla semplice competizione tra modelli ma da un dialogo reale tra tecniche e forme di vita». La seconda parte del volume esplora questa dimensione, attraverso una panoramica di realtà e territori – dalla Rift Valley keniota a Taiwan, dal warfare israeliano nella macelleria di Gaza alle trasformazioni del paesaggio – che nelle geografie emergenti del calcolo e dell’intelligenza artificiale prova a catturare nel concreto alcune strategie economiche, civili, militari, ecc. già oggi operative. In conclusione, un libro che, con un suo carico di idee, spunti e suggestioni, stimola una riflessione a 360° sulla portata e la complessità di una trasformazione oggi soltanto agli inizi. Una partita che l’autore intende ancora aperta, malgrado «la sensazione che il tempo abbia cambiato consistenza (…) con il risultato che molte decisioni vengono prese prima ancora che esiste una narrazione condivisa di ciò che sta accadendo».           L'articolo Michele Kettmajer / Il tempo ha cambiato consistenza proviene da Pulp Magazine.
August 20, 2026
Pulp Magazine
#06 Apocalypse Prompt | Pare che sia il signor La Morte, venuto per la mietitura – di Alessandro Verna
Eccoci con la serie Apocalypse Prompt di Alessandro Verna. Un nuovo episodio di una particolarissima auto-inchiesta dedicata al rapporto uomo-macchina nel presente. In questa puntata, il protagonista ragiona sul fatto che siamo noi, comuni mortali, a portare linfa all'IA. E lo facciamo attraverso gli atti più innocenti della nostra quotidianità: dal giocare con nostro [...]
August 17, 2026
Effimera
L’educazione al sionismo delle AI
Come Israele sta cominciando ad avvelenare le fonti (come avvelena i pozzi dei palestinesi) da dare in pasto alle Intelligenze Artificiali. Gli screen allegati sono (per ora metto questi) le “fonti” da controllare ed evitare come la peste. Israele finanzia una rete di siti costruiti per entrare nelle risposte delle […] L'articolo L’educazione al sionismo delle AI su Contropiano.
August 11, 2026
Contropiano
Bolla, propaganda e puntelli finanziari
Cassandra Crossing/ Quanto manca allo scoppio della bolla? E cosa si sta facendo per ritardarlo il più possibile, ovviamente a nostro danno? E' opportuno, anzi necessario ricordare che viviamo in una bolla finanziaria e che quando la bolla scoppierà ne pagheremo tutti le conseguenze, indipendentemente dalle nostre condizioni finanziarie; come corollario, pagheranno più i poveri e gli indifesi. E in questa situazione giova ricordare un'altra ovvietà, e cioè che ci sono solo due armi che chi ne ha l'interesse ha a disposizione, per mantenere intera la bolla; nascondere i debiti e utilizzare la propaganda più sofisticata. Questo ovviamente al fine di poter continuare a trovare nuovi capitali da bruciare e aumentare il debito. Cosa mai potrebbe andare storto? Vediamo un po' più nel dettaglio le due armi. Leggi l'articolo su ZEUS News
#04 Apocalypse Prompt | Sai, quel tipo, Jay, ha capito bene, amico. Non ha illusioni su ciò che fa – di Alessandro Verna
Come ogni lunedì, eccoci con la serie di Alessandro Verna, Apocalypse Prompt, un diario in prima persona sul rapporto tra essere umano e Intelligenza artificiale. Siamo arrivati al quarto episodio. Il nostro protagonista, questa volta, si trova al cospetto di un giovane, pieno di entusiasmo, pronto a mettere la propria intelligenza al servizio dell'"impresa". [...]
August 3, 2026
Effimera