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Non esiste il “terrorismo ebraico”, esiste solo il terrorismo israeliano
Un’israeliana come voi o come me viene intervistata dal giornalista britannico Piers Morgan nel programma che porta il suo nome e, per diversi lunghi minuti, si rifiuta di rispondere a una domanda semplice: la vita di un palestinese vale quanto quella di un israeliano? Morgan pone la domanda quattro volte […] L'articolo Non esiste il “terrorismo ebraico”, esiste solo il terrorismo israeliano su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Massimo Pieri: rivoluzionario, ebreo, bundista
Oggi Noi Ebrei Socialisti (NES) e Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani ricordano il “grande Intellettuale e Maestro, che ha costruito una visione del mondo illuminante, rivoluzionaria e strategica, radicata nella tradizione ebraica, che condividiamo e portiamo avanti con tenacia”: Il 18 agosto 2021 moriva Massimo Pieri. Sono trascorsi cinque anni e di lui mancano l’umanità e la simpatia, l’intelligenza, le riflessioni, le discussioni, il costante stimolo ad agire. E manca la sua sensibilità verso la diversità. Siamo in un periodo di crisi, e “nei periodi di crisi bisogna attrezzarsi culturalmente”, ripeteva Massimo, che sapeva indicare oltre la crisi un altro mondo. Intanto i problemi emergenti, sociali e ambientali, si sono accresciuti e intensificati, il dibattito politico e culturale si è impoverito, la società si è individualizzata, l’antisemitismo è riesploso virulento. Noi eredi del suo pensiero ci riteniamo fortunati ad averlo scelto come Maestro. Gli insegnamenti di Massimo, insuperati, per noi sono vivi. Li custodiamo per metterli in pratica ogni giorno. Di lui diciamo: “Il Giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano (Tehilim 92,13)”. Qui segue il testo che gli dedicammo quando ci ha lasciati. > È mancato Massimo Pieri, un grande intellettuale, un Maestro esigente, un > amico generoso. > > Fisico, matematico, è stato un leader del ’68, protagonista del miglior > dibattito politico e culturale dell’epoca. > > Innovatore eclettico, saldamente radicato nella tradizione ebraica, ha sempre > concepito l’interdisciplinarietà come una scienza a servizio della verità, > della giustizia e della risoluzione dei problemi. Con un approccio complessivo > e articolato ha spaziato e connesso campi e livelli culturali diversi, > confrontandosi con i temi fondamentali del Novecento fino ad oggi. > > Presidente e fondatore della COBASE, Associazione Tecnico Scientifica che gode > dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle > Nazioni Unite (ECOSOC), in ambito internazionale ha partecipato, anche come > delegato dell’Italia, ai lavori di diverse Convenzioni dell’ONU su Ambiente e > Sviluppo, fra le altre la Convenzione sulla Diversità Biologica, la > Convenzione contro la Desertificazione, la Convenzione Quadro sui Cambiamenti > Climatici, ed è un Major Group, nella sezione scienza e ricerca, con la > Commissione per lo Sviluppo Sostenibile. > > Esperto di Energia, Bioeconomia, Ambiente, Sostenibilità ha ideato e > realizzato diversi Progetti strategici, fino ai più recenti “Città Elettrica e > Parchi Agroecologici” o “Bioeconomia e Sviluppo” contro i cambiamenti > climatici e la povertà. > > Dalla Fisica Termodinamica ha intuito e compreso l’importanza della diversità > per la vita, cosicché la valorizzazione della diversità culturale e ambientale > sono i temi fondanti del suo pensiero e della sua umanità. Critico di tutti i > processi di omologazione culturale e scientifica, ha promosso la > valorizzazione della conoscenza tradizionale come tecnica dell’esistenza in > grado di gestire e risolvere i problemi ambientali emergenti – come più tardi > riconosciuto anche dalle Nazioni Unite nell’ambito della Convenzione sulla > Diversità Biologica. > > Autore di numerosi articoli e pubblicazioni tecnico-scientifiche, come > “Energia”, “Biodiversità”, “Desertificazione”, con la COBASE partecipa al > Gruppo di Lavoro sulle Popolazioni Indigene e ai lavori del Forum Permanente > dei Popoli indigeni delle Nazioni Unite dove stringe rapporti di > collaborazione con Popoli Indigeni provenienti da ogni parte del mondo. > Organizza conferenze e seminari internazionali come “La Risorsa Diversità” o > “Il Cibo nel Cerchio della Vita”, che vedono la partecipazione di capi > indigeni e detentori di conoscenza tradizionale insieme a scienziati e > accademici, con la volontà di creare le basi per un confronto scientifico, su > basi paritarie, fra conoscenza indigena e scienza formalizzata. > > Il bellissimo documento di sintesi “Risoluzione di Roma. Linee Guida per la > Protezione della Diversità Culturale”, per la valorizzazione della diversità > culturale ed ambientale, è foriero di sviluppi. Diviene uno strumento guida > nei consessi internazionali, presentato e discusso in numerose Università e in > occasione di eventi speciali organizzati alle Nazioni Unite e all’Unione > Europea. > > Con il Progetto “Diversità e Pace” estende questa impostazione di ricerca > all’analisi dei conflitti fra popoli. Intuisce che l’adozione di strumenti > “moderni”, limitatamente politico-economici, da parte degli Stati e degli > organismi intergovernativi per la soluzione dei conflitti etnici e culturali, > può condurre ad un generale processo di riduzione della complessità dei > fattori e delle matrici culturali che concorrono a determinare gli stati di > conflittualità. Comprende altresì che l’analisi culturale di un conflitto, una > conoscenza organica della questione, può contribuire alla definizione di un > negoziato culturale. Si sforza quindi di inquadrare i problemi che stanno alla > base di una contesa in un quadro più ampio che valorizzi e renda esplicite le > ragioni culturali e giuridiche delle parti, al fine di contribuire al > raggiungimento di forme di pace orientate al benessere. > > In questo contesto la difesa dell’Ebraismo come risorsa sostenibile, come > insieme di norme e regole per la vita che creano gioia e godimento, insieme > alla lotta contro l’antisemitismo, sono il suo impegno costante per il > riconoscimento dell’identità del popolo ebraico. > > Con il Progetto “Sostenibilità dell’Ebraismo” individua un programma operativo > che valorizza le regole tradizionali nella risoluzione delle principali > tematiche inserite nell’agenda delle Nazioni Unite e fra gli Obiettivi di > Sviluppo del Millennio. > > Qui si colloca anche il suo programma “Ebraismo ed Islam. Regole per una nuova > età dell’Oro” che promuove il confronto aperto, culturale, giuridico e > scientifico, non religioso, sui temi della “modernità” e che può fornire > spazio a contributi per il riconoscimento reciproco delle due comunità, > ebraica ed islamica, per la lotta contro l’antisemitismo e l’islamofobia e per > la soluzione dei problemi del mondo contemporaneo. Il riferimento all’“Età > dell’Oro” va considerato come una linea guida per un nuovo impulso alla > cooperazione. > > Autore con Anna Borioni del libro “Maledetta Isabella, Maledetto Colombo. Gli > ebrei gli indiani, evangelizzazione come sterminio”, pubblicato nel 1992, > anticipa la più avanzata critica odierna e narra, sulla base di documenti > storici, la vera storia della “scoperta dell’America”, lo sterminio dei Popoli > Indigeni e la simultanea cacciata (il gherush) degli Ebrei e dei Mori dalla > cattolicissima Spagna. > > La partecipazione, sotto l’egida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, > ai lavori della controversa e antisemita Conferenza Mondiale contro il > Razzismo di Durban del 2001 segna un momento cruciale per la messa a punto del > Progetto “Per una Convenzione Internazionale contro l’Antisemitismo”. Seguendo > un approccio scientifico rigoroso riconosce nell’antisemitismo una vera e > propria cultura, unitaria, ben radicata e documentata, che interessa gran > parte della letteratura, dell’arte, della giurisprudenza, della scienza e del > sapere in Europa. > > Condividere una strategia di lotta ed allearsi con le vittime storiche del > razzismo, questi fra i suoi molti insegnamenti. > > Per confinare il pericolo crescente di revisionismo e negazionismo della > Memoria e della Shoah, con la sua “Liberazione di Auschwitz” desidera rendere > onore e gloria ai Liberatori. > > Attraverso i diari e i bollettini di guerra dei soldati e ufficiali diretti > testimoni, racconta la battaglia durissima dell’Armata Rossa, costata un > grande numero di morti e feriti sia sovietici che tedeschi; ricostruisce una > storia di guerra di liberazione contro i nazisti che in gran parte mise fine > alla Seconda guerra mondiale, una storia profondamente commovente di > sacrificio e redenzione, piena di emozioni e di umanità. > > Mai dimenticare l’Armata Rossa che salvò l’Europa e l’Oriente dal nazifascismo > e che costituì, di fatto, l’ultima speranza della gente rinchiusa nei ghetti e > nei campi di sterminio. > > Convinto sostenitore della lotta per l’autodeterminazione di popoli e nazioni, > con il libro “Doikeyt, noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella > Rivoluzione russa” ripercorre la storia del Movimento operaio rivoluzionario > ebraico che combatte per l’affermazione dei propri diritti, come operai e come > nazione ebraica. Qui anticipa temi di grande attualità come la legittima > ispirazione al federalismo culturale. > > Con il programma “Vivere da Socialista” auspica che la Sinistra rinasca dalle > sue antiche più feconde fondamenta ma ne denuncia apertamente l’anima > antisemita che la corrode, aprendo una riflessione che stimoli l’autocritica. > > Strenuo difensore dei diritti degli animali, si batte per una nuova legge, > anche in ambito ebraico, che vieti il consumo di animali da allevamenti > intensivi. La sua sensibilità per la sofferenza degli animali e le profonde > riflessioni sul vero ruolo di questi nella vita anticipano il dibattito in > atto sull’antropocentrismo e sono l’ispirazione e la guida per la stesura del > libro “Il Maiale è il nostro Maestro. Animali ed Ebrei un rapporto lacerato” > del quale accetterà di scrivere l’introduzione critica. > > Sempre più persuaso che la modernità con il progresso non sia in grado di > risolvere i problemi iatrogeni che essa stessa provoca agli esseri viventi e > al creato tutto, con “Bioeconomia, un nuovo mondo” auspica un ripensamento > profondo delle regole e delle relazioni. > > E il suo periodico “Red triumph over the expert” è un ammonimento per tutti: > più importante della perizia di un esperto sono la solidarietà, la > partecipazione, la lotta. > > Questo, e molto altro ancora, sono la tua vita, Massimo, rivoluzionario dalle > radici salde e fertili. > > La tua scomparsa lascia un vuoto enorme. > > In nome della verità non hai mai voluto cedere a compromessi né ritrattare la > tua identità di lotta e ti sei spesso misurato in contesti culturali gretti, > conservatori e reazionari, maldicenti, chiusi al confronto e al dibattito, > pagando l’alto prezzo di un doloroso isolamento. > > Speriamo che in futuro un Ravvedimento collettivo renderà onore a te e alla > tua opera. > > Massimo, il tuo pensiero precorre i tempi e il tuo lavoro lungimirante, colmo > di immaginativa, sarà sviluppato. Per noi di Gherush92, che a te ci siamo > ispirati, sei stato una fonte inesauribile di idee, discussioni, sfide, > proposte. > > Il tempo sembra darci ragione su molte questioni aperte. > > Ti saremo grati e riconoscenti per sempre. > > Valentina Sereni con Gherush92 > Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani > > NES – Noi Ebrei Socialisti Redazione Italia
August 18, 2026
Pressenza
25 aprile 2026 a Milano: moltitudine contro dominio – di Paolo Punx
All’incrocio tra C.so Venezia e Via Senato c’era una folla composta da migliaia di manifestanti eterogeni, diversi, ma accomunati dal voler cacciare dal corteo quel plotone, militarmente protetto, che agitava i vessilli del dominio senza limiti. C’era una consapevolezza che attraversava tutto il corteo milanese del 25 aprile: il genocidio dei palestinesi con la [...]
April 28, 2026
Effimera
Il ‘modello Mamdani’ visto da Israele
Abbiamo seguito da vicino le vicende delle elezioni del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, perché sono sintomo, e forse anche un passo ulteriore, nel percorso di crescente conflitto sociale e politico interno agli Stati Uniti. L’arrivo ai massimi livelli della Grande Mela da parte di un musulmano con […] L'articolo Il ‘modello Mamdani’ visto da Israele su Contropiano.
November 7, 2025
Contropiano
Alcune domande sulla contestazione di Emanuele Fiano all’Università di Venezia
Vorrei sollevare, solo a titolo personale e senza pretesa di rappresentare alcuna istituzione, alcune domande riguardo a una vicenda recentemente avvenuta all’Università di Venezia e di cui i giornali hanno riferito. A me pare che a Emanuele Fiano, che è un ex parlamentare, presidente dell’associazione Sinistra per Israele, non sia stato tolto il microfono da alcuni studenti che gli hanno impedito di parlare, con l’intenzione di discriminarlo in quanto ebreo. Si tratta di un esponente politico che ha possibilità di esprimersi e scrivere finché vuole. Parlare oggi dunque di squadrismo o censura, dipingendo gli studenti del Fronte della gioventù comunista come fascisti e antisemiti mi sembra fuori luogo e dipinge in modo distorto quanto accaduto. Fiano peraltro ha avuto modo di intervenire per mezz’ora e poi è stato interrotto con uno striscione e in un intervento, tenuto da uno dei contestatori, il gruppo di studenti ha esposto le sue ragioni. Posizione espressa in modo rozzo, ma riassumibile in una critica ad alcune dichiarazioni di Fiano relative al mancato riconoscimento dello Stato palestinese, al blocco militare esercitato fuori dal diritto internazionale contro la Global Sumud Flotilla e altre. L’incontro poi non è continuato perché, riferiscono alcuni quotidiani, dopo che gli organizzatori, cercando di placare le acque hanno dato parola a chi voleva contestare Fiano, quest’ultimo ha cercato di proseguire ma è stato sommerso di fischi. Credo però che il problema di questo incontro e delle polemiche che ne sono seguite dovrebbe essere meglio analizzato, al netto delle reciproche motivazioni e fatta salva la libertà di Fiano di dire ciò che pensa, ma anche quella degli studenti di contestarlo. La responsabilità di un incontro pubblico in questi casi di solito è di chi organizza e dell’università stessa. Mi sembra evidente che un incontro con studenti universitari non è e non può essere un paludato salotto televisivo con le domande preconfezionate. Paragonare tuttavia i fischi, che di fatto impediscono ad un dibattito di proseguire, alle leggi persecutorie antiebraiche del 1938 che impedirono al padre di Fiano di continuare a frequentare l’università credo sia un’affermazione che non rende onore né alla memoria della Shoah né all’ebraismo italiano. Il problema di fondo è che nella situazione odierna continuare, come fanno i media, a strumentalizzare la voce di alcuni ebrei noti per bollare come antisemita, o fascista come in questo caso è avvenuto, chiunque si sia permesso di criticare Israele o di contestare un oratore importante, è diventato il modo più veloce per impedire ogni tipo di critica e avere una patente di garanzia per coloro che hanno bisogno di un sostegno alle proprie opinioni. E’ un meccanismo tipico del giornalismo nostrano: se accade qualcosa tra Israele e Palestina si intervista un ebreo italiano scegliendolo a seconda delle risposte che ci si vuole sentire ripetere: Segre, Fiano, Ovadia, Lerner e così via. Vero, Fiano è anche a capo di un’associazione che si spende per la collaborazione tra palestinesi e israeliani, è a favore della pace e più volte ha espresso critiche al governo israeliano, anche se su molti punti come si può ascoltare nelle sue interviste fa affermazioni che personalmente ritengo discutibili. E’ vero anche che però alla fine, dopo la contestazione a Ca’ Foscari, il riferimento immediato non va alla tutela della libertà d’opinione, ma alle leggi fasciste e alla persecuzione subita da suo padre. A nessuno verrebbe probabilmente in mente di invitare a un dibattito su Israele e Palestina, al netto delle competenze specifiche che si possono avere sul tema (esperto di geopolitica sulla regione, esperto di questione religiose mediorientali, esperto giuridico sui genocidi o almeno di storia militare del Medio Oriente, o altro, aggiungete voi) un musulmano bosniaco, o suo figlio, scampato da Srebrenica. E nemmeno un armeno nipotino degli scampati al genocidio. Invitare un ebreo italiano figlio di una vittima della Shoah non è un po’ come fare qualcosa del genere? Nel suo caso Fiano ha realmente delle competenze sulla regione e certamente ha molto di intelligente da dire e anche cose condivisibili. Il problema è che questo semplice invito purtroppo, invece di contribuire a sciogliere quel legame mortale tra le camere a gas di allora e il conflitto odierno in Medioriente lo fomenta e lo rafforza. Vale sia per coloro che usano il riferimento a Hitler e alle camere a gas per criticare il governo israeliano, ma ancora di più per quelli che accusano di antisemitismo tutti coloro che osano muovere critiche a Netanyahu. Problema che dopo le contestazioni Fiano stesso ha purtroppo, almeno a quanto riportano i giornali, contribuito ad alimentare. La questione sta nella nostra attitudine mentale a pensare che qualcuno per il semplice fatto di essere ebreo o di essere vittima o parente di una vittima della Shoah debba essere considerato automaticamente un esperto della crisi mediorientale. Siamo sicuri, lo chiedo in particolare al mondo ebraico italiano, che questo legame utilizzato così renda giustizia della memoria della Shoah? Davvero tutte le volte che si critica l’operato del governo israeliano si diventa antisemiti? Davvero ha senso che alcuni ebrei famosi diventino i portavoce dell’intera realtà ebraica, contribuendo in maniera significativa a far sì che i media ripropongano questo cortocircuito nel quale chiunque critica Israele sta attaccando l’ebraismo in quanto tale e allo stesso tempo molti di coloro che criticano Israele o chiedono il riconoscimento di uno Stato per i palestinesi lo fanno paragonando l’attuale governo israeliano a Hitler? Siamo sicuri che tutto questo alla lunga non si riveli un enorme danno per l’ebraismo italiano e mondiale e non diventi un gigantesco boomerang, alimentando una spirale di odio verso l’ebraismo stesso? Siamo sicuri soprattutto che questo sguardo sul conflitto in Medio Oriente, filtrato dalla Shoah, con tutto il suo carico di ricordi individuali, senso di colpa, identità, giornate della memoria e leggi ad hoc non ci impedisca alla fin fine di riconoscere il massacro inaudito che sta accadendo sotto i nostri occhi e ci impedisca di denunciarne i veri responsabili? Il risultato, mi pare, è che oggi ci ritroviamo con il fascismo italiano che usa la Segre per dire che gli antisemiti non sono gli eredi di coloro che emisero le leggi razziste e deportarono nei campi gli ebrei italiani, bensì lo sono tutti coloro che semplicemente manifestano ritenendo che i palestinesi debbano avere esattamente la stessa possibilità di vivere e di autodeterminarsi di tutti gli altri popoli. Mi chiedo dunque perché perseverare in questa logica. Sia chiaro, Fiano ha tutto il diritto di non essere attaccato in quanto ebreo, ha diritto di dichiararsi di sinistra e di dire che fa parte di un gruppo denominato Sinistra per Israele, anche se parlare oggi di due popoli e due Stati è una soluzione che mi pare problematica, se poi nei fatti non si riconosce la Palestina e non si interviene per bloccare la razzia di terra perpetrata dai coloni in Cisgiordania. Gli studenti allo stesso tempo possono rispondergli che in questo momento difendere un governo che sta portando avanti un genocidio è una responsabilità che non si vogliono prendere e ritengono che invece quel governo, non la totalità dei suoi cittadini e nemmeno l’ebraismo mondiale, debba essere processato per crimini contro l’umanità. E possono anche legittimamente contestarlo. Certamente avrebbero fatto meglio a lasciarlo parlare fino alla fine senza sommergerlo di fischi, e non solo per una quesitone di rispetto del diritto di parola. Fiano evidentemente non è un fascista e il diritto di parola è inviolabile, ma per non rischiare di venire strumentalizzati come poi è puntualmente accaduto, di questo sono sicuro. Resta la responsabilità di chi usa la memoria delle persecuzioni per accusare di fascismo degli studenti che contestano posizioni politiche e soprattutto quella dei media che utilizzano persone come lui e come Segre per alimentare l’idea che l’ebraismo coincida con il governo israeliano e viceversa. Davide Rostan, pastore valdese Redazione Italia
October 30, 2025
Pressenza
Saluti dalla Global Sumud Flotilla mentre ci avviciniamo definitivamente a Gaza
David Adler è un ragazzo ebreo a bordo della Global Sumud Flotilla… riporduciamo il messaggio che ha mandato su X. Oggi vi scrivo una lettera molto personale, una lettera su cosa significhi per me essere ebreo e intraprendere una missione che mi porterà nella “Zona Rossa” durante lo Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico. Non scrivo quasi mai “come ebreo”. Condivido la stanchezza di essere costretto a mettere al primo posto i sentimenti ebraici, quando un genocidio è stato commesso in nome dell'”interesse nazionale” sionista e quando gli attivisti sono stati arrestati, torturati e deportati in nome della nostra “sicurezza”. Ma oggi mi sono sentito in dovere di scrivere su quel registro, in quanto uno dei pochi ebrei impegnati in questa missione, che riunisce oltre 500 persone provenienti da più di 40 paesi in tutto il mondo. Credo che la scelta di questa flottiglia non sia casuale. Al contrario, ritengo sia una benedizione che l’intercettazione si avvicini all’inizio dello Yom Kippur, il nostro giorno annuale di espiazione, che ci invita a riflettere sui nostri peccati e su cosa possiamo fare per ripararli nello spirito del tikkun olam. Come possiamo espiare ciò che è stato commesso in nostro nome? Come possiamo chiedere perdono per i peccati che si moltiplicano di ora in ora, mentre bombe e proiettili piovono su Gaza? Come potremmo prendere sul serio il nostro mandato di “guarire il mondo” quando lo Stato di Israele è così determinato a distruggerlo? Se c’è una parte della Torah che ricordo ancora, è questo obbligo che ci impone: “Giustizia, giustizia perseguirai”. Come potremmo restare a guardare mentre lo Stato di Israele perverte questo sacro obbligo, sovrintendendo all’olocausto del popolo palestinese? Mi sono unito a questa flottiglia come qualsiasi altro delegato, per difendere l’umanità, prima che sia troppo tardi. Ma durante lo Yom Kippur, mi viene ricordato che sono qui anche perché la mia eredità ebraica lo richiede. Da adolescente, mio nonno Jacques Adler (nella foto) si unì alla resistenza parigina contro i nazisti, rischiando la vita per sabotare le loro operazioni, mentre i suoi amici e familiari venivano mandati a morire nei campi di concentramento. Questa è la tradizione alla quale sono chiamato e la definizione di “giustizia” che sento fedele alla mia identità ebraica, poiché la stessa rabbia genocida che ha preso di mira i miei antenati è ora assunta dalle sue principali vittime. Yom Kippur è un giorno di digiuno, un modo per manifestare la nostra espiazione in forma fisica. Ma negli ultimi due anni, la popolazione affamata di Gaza non ha avuto altra scelta che rinunciare al pane quotidiano. Se le forze israeliane ci intercettassero durante lo Yom Kippur, allora vediamo cosa significa la vera espiazione. Non digiunare in tutta comodità mentre si fanno morire di fame i propri vicini. Non pregare in sicurezza mentre si sganciano bombe sulle loro teste. Espiazione significa azione. Quindi, mentre stasera tramonta il sole e inizia il digiuno, spero che i miei confratelli ebrei si uniscano a me nel ridefinire il loro approccio all’espiazione, insieme alla preghiera silenziosa, e verso un’azione coraggiosa per porre fine a questo orribile genocidio. G’mar chatima tova. David Adler Redazione Italia
October 1, 2025
Pressenza
Il sionismo è una forma di nazionalismo esasperato per una etnia che non c’è mai stata?
Per via della peculiare concezione nazionalistica del sionismo, lo Stato di Israele, a sessant’anni dalla sua fondazione (*), rifiuta di considerarsi come una repubblica per i suoi cittadini. Come tutti sanno in questo quarto di questi ultimi non è considerato ebreo e, nello spirito delle leggi statali, lo Stato non […] L'articolo Il sionismo è una forma di nazionalismo esasperato per una etnia che non c’è mai stata? su Contropiano.
August 25, 2025
Contropiano