Varese, dopo mesi la verità: il presunto drone russo avvistato non è mai esistito
A fine marzo 2025, una spy-story prende forma attorno al Lago Maggiore, a
Varese. Il Corriere della Sera pubblica in prima pagina l’esclusiva di un drone
“russo”, modello ZALA 421, «manovrato da una zona non lontana», che avrebbe
sorvolato svariate volte la sede dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale, che ospita il Joint Research Centre (JRC)
dell’UE, minacciando segreti nucleari e industriali. È l’anticamera della
famigerata “guerra ibrida” evocata dal ministro Crosetto, che rimbalza nei
titoli allarmistici dei quotidiani che speculano sui sabotaggi putiniani. La
Procura di Milano apre un’inchiesta. Nove mesi dopo, emerge la verità: nessun
drone, nessun russo all’orizzonte. Solo un amplificatore GSM difettoso
utilizzato da una famiglia della zona per migliorare la connessione internet
della propria abitazione, che ha ingannato i sistemi anti-drone con falsi
positivi.
Le indagini, coordinate dal pool antiterrorismo milanese, hanno escluso
qualsiasi velivolo reale: nessuna traccia nei radar, nessun testimone oculare,
nessun drone, tantomeno “russo”. La Procura di Milano ha chiesto al Gip
l’archiviazione dell’inchiesta aperta a fine marzo. È stato chiarito anche un
ulteriore elemento inizialmente ritenuto sospetto: una Cadillac
gialla individuata nei pressi del centro di ricerca. Gli accertamenti hanno
stabilito che il veicolo apparteneva a un imprenditore in contatto telefonico
con cittadini russi, poi risultati essere proprietari di ville nella zona, senza
alcun legame con attività illecite. I titoli dei quotidiani, però, sono
granitici quanto la certezza che la minaccia sui cieli dell’Ispra sia di matrice
russa: “Il giallo dei droni russi che sorvolano il centro ricerca UE sul Lago
Maggiore. Cosa sappiamo” (La Stampa); “Drone russo in volo sul Lago Maggiore
obiettivo il Jrc di Ispra” (Varesenews); “Un drone russo ha sorvolato il Centro
europeo di ricerca sul Lago Maggiore” (Wired). E così via, in una sterminata
serie di articoli copia e incolla.
In un contesto dominato dalla propaganda, la realtà è stata piegata al
sensazionalismo, arrivando a inventare dettagli di sana pianta, come il presunto
modello del drone “russo”, attribuito arbitrariamente al ZALA Aero Group,
un’azienda sanzionata dopo l’inizio dell’Operazione Speciale. Questa vicenda non
è solo un errore tecnico, ma un esempio lampante di come i media mainstream, in
preda a russofobia cronica, amplifichino echi vuoti per alimentare paure
ataviche, creando allucinazioni collettive senza verificare fonti o attendere i
fatti. Così, quotidiani blasonati e testate “autorevoli” hanno preso un’anomalia
tecnica e l’hanno trasformata in un caso geopolitico, inseguendo pregiudizi
ideologici e urgenze narrative. Il drone “russo” diventa una presenza data per
certa, i sorvoli si moltiplicano sulle colonne dei quotidiani, la no-fly zone
violata diventa simbolo di una “guerra ibrida” immaginaria che annovera il falso
jamming all’aero di von der Leyen atterrando sui cieli di Varese.
A dicembre 2025, con la richiesta di archiviazione al Gip, la bufala è implosa,
sgonfiando la bolla mediatica. Proprio i mezzi di informazione hanno giocato un
ruolo da protagonisti, presentando ipotesi come fatti assodati. Solo alcuni
esempi: Il Corriere della sera titolava il 30 marzo “Ispra, drone russo in volo
sul centro di ricerca Ue sul lago Maggiore”, dando per scontata l’origine russa
e i cinque passaggi sul’Ispra, senza condizionali che mitigassero l’allarme.
Similmente, La Stampa parlava di “giallo dei droni russi che sorvolano il centro
ricerca Ue sul Lago Maggiore”, evocando misteri spionistici da guerra
fredda. Rai News non era da meno: “Droni russi su centro di ricerca Ue a Ispra
sul Lago Maggiore, 5 avvistamenti“, con enfasi su una no-fly zone violata,
ignorando la fragilità dei rilevamenti e sbattendo nel titolo ben cinque
chimerici avvistamenti, mai avvenuti. Mentre Il Manifesto in “Drone russo su
Ispra, indagini e malumori” riportava sei sorvoli in una settimana come minaccia
concreta, la testata che ospita la ben nota sezione di fact-checking, Open,
sospendeva la verifica delle fonti per attestare la minaccia russa a partire dal
titolo: “Drone russo sul centro di ricerca europeo di Ispra, la procura di
Milano apre un’indagine”.
Questi esempi mostrano come i quotidiani, inseguendo click e narrazioni
anti-Mosca, abbiano trasformato una anomalia in un casus belli, senza attendere
verifiche. Non si è trattato di un semplice incidente giornalistico: è
una radiografia del sistema informativo contemporaneo che riflette un pattern di
disinformazione, dove il sensazionalismo e la fretta mediatica
incontrano pregiudizi ideologici, creando mostri inesistenti. Il caso Ispra
insegna una lezione scomoda: non tutte le bufale nascono ai margini del sistema.
Alcune vengono pubblicate in prima pagina, con il timbro dell’autorevolezza. E
proprio per questo sono le più pericolose.
L'Indipendente