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La Terra trema
Tutti sanno che la Terra trema e i fratelli d’armi sanno come fare per marciare e stabilizzare i buchi neri, nel pensiero unico del vecchio e del nuovo fascismo, dove tutto va bene e la Valchiria im-peritura partorisce galline d’oro e si cinge la testa, contrabbandiera d’Italia alta e sicura. Tutti sanno che la Terra trema e c’è chi attende la calata del secondo profeta con la giustizia del dio biblico e i neo-regnanti, mira-colati di fango messianico, dis-perdono la pace e la giustizia dai mille volti sulle barriere spinose di una Palestina costretta a piantare semi patriarcali pubblici e privati. Tutti sanno che la Terra trema e gli stessi israeliani sotto-messi… in fondo a destra vedono, parlano e sentono l’agonia dei popoli occupati e corrosi dall’odio che scorre nell’inferno e ritorno… dall’Iran a Gaza, e ognuno di loro canta vittoria sulla Carta dei Diritti s-fregiata da belve con licenza di caccia… umana. Tutti sanno che la Terra trema e le macerie crescono a dis-misura di tutte le cose, suonate da milioni e milioni di calan-droni che volano a quota bassa per dif-fondere insieme la vita e la morte degli amici e dei nemici, messi all’Indice da im-ponenti Stati di natura, dove ri-splende ancora la guerra di tutti contro tutti. Pino Dicevi
September 5, 2026
Pressenza
La trasparenza non basta
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai cittadini venga …
Ceuta: una richiesta di libertà contro il regime di frontiera europeo
A Ceuta, un’enclave spagnola in Marocco, sono entrate in pochi giorni tra 50 e 60 mila persone dal Marocco senza visti né permessi. Ad oggi si contano almeno 84 persone morte (ma si stima che potrebbere essere 200), rendendo questo uno degli eventi più letali per la popolazione locale negli ultimi anni, a cui aggiungere i feriti di cui non si conta l’entità. Nel frattempo, il governo spagnolo ha rimpatriato quasi tutte le persone entrate, come affermato dal ministro degli interni Fernando Grande-Marlaska[1]. Questo avvenimento ha immediatamente dato luogo a una serie di interpretazioni della situazione, che hanno avuto la caratteristica comune di non considerare o al massimo lasciare sullo sfondo queste persone e i loro interessi, bisogni e desideri. La categoria di guerra ibrida Al centro delle spiegazioni sono state poste soprattutto ragioni geopolitiche, come quella che individua in una strategia a guida israeliana l’organizzazione di questi arrivi per mettere in crisi il governo spagnolo e quella che inserisce tali arrivi nella più generale guerra per il controllo dei mari tra Mediterraneo e Golfo Persico. Queste analisi utilizzano o si rifanno al concetto di guerra ibrida, dunque all’uso delle migrazioni come arma da parte di alcuni Stati contro altri Stati o governi[2]. È la stessa categoria che ha impiegato l’Unione Europea per inquadrare i tentativi di ingresso in alcuni Stati europei dai confini con la Bielorussia e la Russia, definendoli come un’arma del governo di Putin per destabilizzare[3] il continente. A queste ragioni si è aggiunta la propaganda, dal contenuto esplicitamente razzista o orientato a ribadire la distanza dalle politiche di regolarizzazione del Governo Sanchez. Il Governo italiano è giunto a sospendere lo spazio di libera circolazione (cosiddetto accordo Schengen) con la Spagna, nonostante l’inizio dei rimpatri verso il Marocco e, soprattutto, il fatto che le enclave di Ceuta e Melilla sono fuori dalle regole dello spazio Schengen. Razzismo e disumanizzazione Ovviamente, la propaganda razzista si è esaltata. Le parole utilizzate sono state quelle solite: invasione, assalto, allarme. La televisione spagnola ha proposto parole di guerra per inquadrare questi arrivi, assecondando il processo dominante di disumanizzazione brutale delle persone immigrate o richiedenti asilo che le riduce a mostri. Un intreccio di processi La realtà sul campo è, invece, più articolata. Prima di tutto c’è la storia, non tanto quella coloniale, da cui residuano Ceuta e Melilla, ma quella delle politiche spagnole della frontiera che sono l’avanguardia delle politiche migratorie europee fondate sulle esternalizzazioni; dunque, su accordi con altri Stati per gestire, controllare e reprimere le migrazioni. La Spagna ha inaugurato dai primi anni ’90 queste politiche, poi divenute tipiche dell’intera Unione Europea, comprendendo anche l’enclave di Ceuta per la quale è in vigore un accordo di rimpatrio con il Regno del Marocco dal 1992. In questa politica la Spagna è divenuta l’avanguardia europea delle politiche fondate sull’esternalizzazione delle frontiere e sull’uso di tecnologie di controllo sempre più sofisticate. I muri di Ceuta e Melilla sono divenuti un riferimento per le polizie di tutto il mondo per la costruzione e il controllo di tali strutture fortificate. Poi, dentro questa storia, c’è l’attualità, che è un intreccio di fattori che comprendono le relazioni internazionali, i desideri delle persone, la crisi economica e dei diritti umani interna al Marocco, i cambiamenti giuridici in Spagna. Per comprenderlo bisogna affidarsi a chi interviene e fa ricerca da tempo, come Ana Lopez Sala del Centro di ricerca nazionale CSIC e le organizzazioni solidali attive sul terreno, e tenere insieme emigrazione e immigrazione, come ci ha insegnato Abdelmalek Sayad. Intrecciando una conversazione che ho avuto con Ana con i comunicati delle organizzazioni locali[4] si comprende che è necessario prima di tutto riconoscere il malcontento presente tra i giovani marocchini e la povertà che è in costante aumento, ricordando, tra l’altro, che, dopo la pandemia, il Marocco ha chiuso la frontiera e molte persone che prima si mantenevano lavorando a Ceuta non possono più attraversarla con i passaporti di frontiera. Questo è particolarmente evidente nel Marocco settentrionale, nelle aree di Tangeri e Tétouan, dove, in modo cronico, aumentano le differenze sociali e le disuguaglianze interne. I giovani del nord non riescono più a mantenersi e vedono crescere sempre di più la ricchezza delle élite marocchine. Alcuni di questi giovani, negli ultimi tre anni, sono morti nel tentativo di attraversare il confine a nuoto, perché i perimetri di frontiera sono ormai praticamente invalicabili e l’accesso via mare rappresenta per molti l’unica possibilità. Da almeno tre anni ci sono giovani che muoiono nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dalla costa marocchina, anche se questo ha sempre fatto poca notizia. È un’enorme catastrofe umanitaria, ma non è un fenomeno dell’ultima settimana: è una tragedia continua che non si scopre oggi. Nel 2024 sono stati documentati diversi casi di giovani morti nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dalla costa marocchina. Ne riporto alcuni di cui si hanno notizie certe. Il 9 marzo 2024 un ragazzo è morto annegato mentre cercava di attraversare il confine marittimo; il corpo è stato recuperato nelle acque prossime a Ceuta[5]. Il 7 luglio 2024 è stato recuperato il corpo di un altro giovane morto durante il tentativo di ingresso a nuoto, con dispositivi di galleggiamento[6]. Nel dicembre 2024 la Guardia Civil ha recuperato altri corpi di giovani migranti deceduti durante tentativi di attraversamento a nuoto[7]. Nel 2025 è proseguita e si è aggravata queste serie di morti giovani. I ritrovamenti di corpi sono aumentati nel corso dell’anno: a settembre la Guardia Civil aveva recuperato almeno 25 cadaveri nelle acque di Ceuta, in gran parte di persone che avevano tentato l’attraversamento a nuoto[8]. A metà settembre il numero era salito a 31[9]. A dicembre 2025 le autorità locali riferivano di 44 persone migranti morte sulle coste di Ceuta durante l’anno, più del doppio rispetto al 2024, quando i corpi recuperati erano stati 21[10]. Il numero reale delle vittime potrebbe, nondimeno, essere superiore, considerando le persone disperse in mare e non recuperate. Nonostante ciò, queste persone sono sempre state respinte. Tuttavia, dopo una durissima battaglia legale, una sentenza della Corte Suprema, la 814 del 2026, ha vietato le espulsioni rapide (la cosiddetta devolución en caliente) di coloro che riescono ad arrivare a nuoto. A questa situazione si sono aggiunte nuove tensioni con il Marocco, legate al miglioramento delle relazioni della Spagna con l’Algeria, che storicamente ha mantenuto una posizione favorevole al Sahara Occidentale, al cui interno l’élite marocchina utilizza la propria popolazione come strumento politico. NOTE [1] MARLASKA CIFRA LAS ENTRADAS EN UNAS 60.000 Y ASEGURA QUE “CASI TODOS ELLOS HAN SALIDO YA DE CEUTA” [2] AD ESEMPIO, UN ARTICOLO DI COMMENTO DE EL PAIS SI INTITOLA: “QUANTO ACCADUTO A CEUTA NON È IMMIGRAZIONE, È UN ATTACCO IBRIDO”: LO OCURRIDO EN CEUTA NO ES INMIGRACIÓN, ES UN ATAQUE HÍBRIDO | OPINIÓN | EL PAÍS [3] AD ESEMPIO: L’ARMA DEI MIGRANTI PER LA GUERRA IBRIDA RUSSA. DOPO LA FINLANDIA, TENSIONE LUNGO LA FRONTIERA DEI PAESI BALTICI – HUFFPOST ITALIA [4] PER QUESTI RINVIO A HTTPS://WWW.CEPAIM.ORG/COMUNICADO-CEUTA-CUANDO-PROTEGER-VIDAS-ES-PROTEGER-LA-CONVIVENCIA; CEAR PIDE AL GOBIERNO QUE AGILICE SU RESPUESTA Y GARANTICE LOS DERECHOS EN CEUTA – CEAR E, SPECIALMENTE, ALL’ANALISI DEI COLLETTIVI DI CEUTA ATTIVI DA VENTI ANNI SUL TERRENO COLECTIVOS SOCIALES DE CEUTA EXIGEN UNA “ACOGIDA DIGNA” DE LOS MIGRANTES Y DENUNCIAN UN “CONTINUO ESTADO DE CRISIS HUMANITARIA”. [5] HTTPS://WWW.RTVE.ES/NOTICIAS/20240309/MUERE-AHOGADO-MIGRANTE-OTRO-REPUNTE-ENTRADAS-IRREGULARES-A-NADO-CEUTA/16007219.SHTML. [6] HTTPS://ELFARODECEUTA.ES/INMIGRANTE-MUERE-CRUZAR-CEUTA-MANGUITOS-NINO-MARSAVE-GUARDIA-CIVIL/ [7] HTTPS://WWW.EUROPAPRESS.ES/CEUTA-Y-MELILLA/NOTICIA-GUARDIA-CIVIL-RECUPERA-SEGUNDO-CUERPO-VIDA-JOVEN-MIGRANTE-DOMINGO-20241222170017.HTML. [8] HTTPS://WWW.EUROPAPRESS.ES/CEUTA-Y-MELILLA/NOTICIA-APARECE-CADAVER-OTRO-JOVEN-MIGRANTE-AGUAS-CEUTA-NUMERO-25-VA-ANO-20250905125444.HTML [9] HTTPS://EFE.COM/ESPANA/2025-09-13/HALLAN-CADAVER-JOVEN-MIGRANTE-CEUTA/. [10] HTTPS://WWW.EUROPAPRESS.ES/CEUTA-Y-MELILLA/NOTICIA-GUARDIA-CIVIL-RECUPERA-CUERPO-OTRO-JOVEN-MIGRANTE-AGUAS-CEUTA-NUMERO-44-2025-20251203145025.HTML. Redazione Italia
August 4, 2026
Pressenza
Ceuta. Lo zampino degli apparati marocchini dietro “l’assalto dei migranti”
Sta assumendo anche i contorni di una “guerra ibrida” la crisi migratoria di Ceuta, exclave spagnola in Nord Africa confinante col Marocco, dove nei giorni scorsi sono entrate di forza oltre 60.000 persone e un centinaio sono morte nel tentativo di raggiungere il territorio “europeo”. Secondo alcuni media spagnoli, tra […] L'articolo Ceuta. Lo zampino degli apparati marocchini dietro “l’assalto dei migranti” su Contropiano.
August 3, 2026
Contropiano
Non solo a Ceuta, guerra ibrida alla Spagna di Sanchez
Da una parte, certo la speranza di una vita dignitosa quando nel tuo paese ti viene negata. Ma quando sessantamila persone in un giorno attraversano una frontiera in uno spazio tanto ristretto come l’enclave spagnola di Ceuta in Marocco, non si può trattare di scelte di vita individuali né di una singola organizzazione di trafficanti. Si tratta di una strategia con una pluralità di attori coinvolti a livello internazionale, che utilizza i corpi dei migranti come armi per raggiungere obiettivi politici che non si potrebbero perseguire in altro modo. Non si può certo ritenere che decine di migliaia di persone, per scavalcare la frontiera di Ceuta, abbiano atteso una decisione legittima della Corte suprema spagnola, che ha negato validità alle norme che stabilivano automatismi nei respingimenti collettivi dei migranti irregolari arrivati via mare. Anche perché quella stessa sentenza non bloccava le procedure legali di espulsione e rimpatrio. Ma in Spagna, come in Italia, e negli Stati Uniti, fa comodo attaccare la magistratura quando le sue decisioni non corrispondono alle attese dei governi. Ed il resto lo fanno la disinformazione orchestrata dai media vicini ai governi, ed il popolo invisibile dei troll che influenzano l’opinione pubblica ed i sondaggi elettorali. La cosiddetta “invasione” di Ceuta, mentre stranamente nell’altra enclave spagnola di Mellilla sono arrivate nelle stesse ore appena un migliaio di persone, è un classico esempio di guerra ibrida, che vede coinvolto in prima linea il Marocco, che non poteva ignorare con i suoi efficienti apparati di sicurezza, condivisi con Israele e gli Stati Uniti, quello che stava avvenendo alla frontiera di Ceuta, e che nulla ha fatto, come altre volte in passato, per arrestare la marea umana che si è riversata in territorio spagnolo. Sessantamila persone non si mettono in marcia tutte insieme, mentre la polizia non vede niente, e varcano una frontiera, senza alcun sistema organizzativo radicato a livello istituzionale. Già nel maggio del 2021, a seguito di un incidente diplomatico con Madrid sulla questione del fronte Polisario, il governo marocchino aveva allentato i controlli e circa 8 mila persone erano riuscite a varcare in soli due giorni la frontiera sulla costa di Ceuta. Nessuno ricorda oggi che la maggior parte furono rimpatriate in pochi giorni. Adesso altre recenti iniziative di Sanchez in politica estera, forse una missione in Algeria, e soprattutto il suo posizionamento contro il genocidio ancora in corso a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, hanno aumentato il numero dei capi di governo che ne aspettano la capitolazione, da Netanyahu a Trump, da tempo sostenitori del Re Mohammed VI del Marocco. Mentre il Mediterraneo si conferma, giorno dopo giorno, come un mare in guerra, soprattutto dopo la nuova crisi nel Mar Rosso, che impatta direttamente sui transiti nel canale di Suez. La guerra degli stretti è più feroce che mai. E Gibilterra costituisce una importante porta di accesso al Mediterraneo, decisiva che il naviglio commerciale che è costretto a circumnavigare l’Africa. Tra le prime vittime di questo esodo di massa dal Marocco diverse decine di persone migranti, annegate in mare, a pochi metri dalla salvezza, altre vittime del fascismo della frontiera, persone con una storia che scompare presto nel nulla, obiettivo delle politiche di contrasto dell’immigrazione “illegale”, ma il vero target che si voleva colpire è l’attuale governo spagnolo, forse anche allo scopo, nel medio termine, di eliminare due postazioni strategiche di un paese europeo sullo stretto di Gibilterra, sul quale gli Stati Uniti ed Israele vogliono esercitare, con la complicità del Marocco, un controllo assoluto. Una politica di guerra che si inquadra nel disegno più ampio di controllare gli ingressi verso l’Unione europea, i passaggi verso Suez e le porte di uscita del continente africano sul Mediterraneo, dal Marocco alla Tunisia, dalla Libia all’Egitto. Ancora una volta l’allarme invasione trova facile appiglio nelle immagini che arrivano da Ceuta, Musk le diffonde paragonandole all’invasione degli zombi, la Meloni minaccia l’ennesima sospensione della libera circolazione nello spazio Schengen, dopo i fallimentari risultati di simili misure al confine italo-francese ed a quello italo-sloveno, ma Macron sembra battere tutti sul tempo sotto la spinta delle destre che su questi temi si avviano a spodestarlo alla prossima scadenza elettorale. Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea, la sospensione del sistema Schengen può essere richiesta da uno Stato membro solo a seguito di minaccia grave e non prevedibile alla propria sicurezza, arrivando fino a un massimo di 2 anni solo in caso di circostanze eccezionali e qualora la minaccia riguardi l’intero Spazio Schengen. Chi non rispetta questa regola, come l’Italia al confine con la Slovenia, rischia una procedura di infrazione. Mentre Giorgia Meloni cerca l’incidente diplomatico con Sanchez, il vicepresidente del Consiglio Tajani ne spara un’altra delle sue, dichiarando che Sanchez starebbe concedendo “la cittadinanza” a migliaia di migranti irregolari. Mentre in realtà si tratta di una mera regolarizzazione, che dà diritto soltanto ad un permesso di soggiorno temporaneo. Questa approssimazione rende evidente come il vero obiettivo del governo italiano non sia una improbabile “difesa dei confini”, quanto piuttosto una partecipazione all’attacco concentrico portato dai governi di destra su scala globale a Pedro Sanchez, già oggetto di una vergognosa campagna diffamatoria. Come ha dichiarato il ministro degli esteri spagnolo Albares non si può collegare l’invasione di massa a Ceuta con la recente regolarizzazione avviata dal governo, perché è “falso che chiunque abbia attraversato il confine negli ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della domanda”. Nessuno di coloro che sono entrati in questi ultimi giorni a Ceuta o a Melilla potrà essere regolarizzato. Semmai si profilano respingimenti di massa, e su queste procedure dovranno vigilare le organizzazioni non governative e le agenzie delle Nazioni Unite, affinché non vengano cancellati i diritti umani delle persone coinvolte e non venga esclusa la possibilità di accedere ad una procedura di asilo. In realtà le politiche espulsive della Spagna sono molto più rigorose nei risultati di quelle propagandate dal governo italiano, al punto che gli accordi con il Marocco arrivano a prevedere persino il rimpatrio forzato di minori non accompagnati, e le procedure di accompagnamento forzato in frontiera sono più numerose di quelle che riesce a realizzare il governo italiano, vantando grandi successi da un anno all’altro, ma solo in termini percentuali. Il calo degli arrivi in Spagna è tanto rilevante quanto in Italia. Finora nel 2026 a Ceuta non si erano registrati arrivi via mare di migranti irregolari mentre erano stati 2826 quelli arrivati nella stessa enclave per via terrestre. Secondo i dati diffusi dal Viminale l’Italia ha rimpatriato con accompagnamento forzato appena 3.159 persone nel 2025 e 4021 nel 2026 (fino ad oggi). La Spagna invece ha proceduto all’accompagnamento forzato di 3.400 persone nel 2025, mentre i dati per il 2026 saranno influenzati dalle procedure di regolarizzazione in corso. Ma grazie al lavoro degli immigrati regolari la Spagna è all’avanguardia in Europa mentre le altre economie soffrono per la mancanza di manodopera. In ogni caso si conferma come la effettività delle espulsioni non dipende soltanto dalle politiche nazionali, ma soprattutto dai livelli di cooperazione con i paesi di origine e dai finanziamenti che questi incassano. Una speculazione vergognosa contro il governo di Pedro Sanchez per i fatti di Ceuta, quella che rimbomba su tutti i media ormai controllati dal governo, alla quale si aggiunge la minaccia di sospendere Schengen, che se fosse davvero attuata, porterebbe l’Italia davanti alla Corte di giustizia Ue, con danni incalcolabili nei rapporti con gli altri Stati membri e misure ritorsive che ricadrebbero su tutti gli italiani. La “guerra in casa” la portano quei governi che usano le frontiere per schiacciare corpi e sopprimere vite. Ed anche per alimentare le paure collettive e cancellare la democrazia in nome dello Stato di polizia.   Fulvio Vassallo Paleologo
July 31, 2026
Pressenza
Interferenze israeliane nelle elezioni slovene, la denuncia sarà silenziata in UE?
Le elezioni parlamentari slovene si sono tenute lo scorso 22 marzo. Ci si aspettava un duro testa a testa per conquistare i 46 seggi per esprimere una maggioranza parlamentare. Ed effettivamente, il verdetto delle urne ha registrato solo una manciata di voti a separare il premier uscente, Robert Golob, che […] L'articolo Interferenze israeliane nelle elezioni slovene, la denuncia sarà silenziata in UE? su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
C’eravamo tanto armati/18
Attacco Usa-Israele all’Iran, la Sicilia “in prima linea” di Orazio Vasta (*) Nel contesto dell’area del Medio Oriente in fiamme in seguito all’aggressione Usa-Israele contro l’Iran  la Sicilia è in prima linea con le attivita’ della base militare Usa e Nato di Sigonella e con il Muos di Niscemi. “Sigonella – denuncia il professore e attivista antimilitarista Antonio Mazzeo (Antonio
Leggi su sicurezza e antisemitismo, un pericolo per la libertà d’espressione
Nelle prossime settimane la nostra democrazia si troverà a superare il passaggio più stretto dai tempi dello stragismo e dei tentativi golpisti degli anni Settanta. La raffica di ddl Sicurezza ha preparato la strada a un duplice affondo contro i pilastri dell’impianto costituzionale: l’autonomia della magistratura e la libertà di espressione in ogni sua forma. La riforma Nordio della giustizia e il disegno di legge Romeo, che inchioda l’antisionismo e la critica allo Stato di Israele all’infame reato di antisemitismo, puntano a trasformare la visione di valori e di principi su cui si fonda la convivenza nel nostro Paese in una mera cornice formale entro la quale restaurare il totale controllo della società civile. Il disegno di legge presentato al Senato dalla maggioranza e sul quale la destra auspica la naturale convergenza di alcuni esponenti del Pd che hanno presentato proposte analoghe nelle finalità e nei contenuti è composto da tre articoli che rimandano poi a un decreto attuativo successivo della Presidenza del Consiglio. Le “direttive” indicate all’esecutivo prevedono l’introduzione di sanzioni che potrebbero colpire tutti coloro che esprimano consenso all’indipendenza palestinese, alla fine dell’occupazione di Gaza, alla costituzione di un nuovo Stato “dal fiume al mare”, fino alla denuncia del genocidio, della pulizia etnica e dei crimini del governo israeliano. Perfino l’istigazione al boicottaggio del commercio e dei rapporti accademici e istituzionali con lo Stato ebraico potrebbero finire nel mirino della magistratura. Gli strumenti di reato prefigurati vanno dalle opinioni espresse sugli articoli di giornale, ai post sui social, alle manifestazioni pubbliche fino all’attività di informazione, protesta e denuncia svolta in scuole e università. La proposta di legge prevede anche una particolare formazione di funzionari pubblici, forze dell’ordine e insegnanti, per orientarli nell’individuazione di manifestazioni di antisemitismo da denunciare alle autorità competenti. Sui social gli account dei trasgressori potranno essere sospesi o cancellati. Un altro fronte è stato aperto sempre in Parlamento dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato nello scorso novembre una relazione allarmata e allarmante sulla cosiddetta “guerra ibrida” in cui sarebbe finita l’Italia da quando governa Meloni. Il messaggio del ministro della guerra alla nazione è: “Nonostante non si spari ancora, siamo già sotto attacco”, con tanto di nemici spietati che lavorano nell’ombra per saggiare e indebolire le nostre difese e soprattutto di spie, fiancheggiatori e “quinte colonne.” Nell’elenco dei primi troviamo praticamente tutti gli Stati nella lista nera di Trump, dalla Russia, alla Cina alla Corea, a Cuba e all’Iran. Tra i secondi  giornalisti, politici, intellettuali e semplici cittadini che chiedono di fermare il riarmo, di non mandare più armi all’Ucraina e a Israele e di cercare un accordo diplomatico che porti al cessate il fuoco. Per Crosetto sono da considerare “intelligence” con il nemico manifestazioni e critiche contro le alleanze internazionali strette dall’Italia, come la Nato e l’Unione Europea. Da qui la necessità di ulteriori e più stringenti controlli su comunicazioni personali, attività politiche, media e social network. E chi non salta putiniano e antisemita è.   Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza