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Ravenna deve ascoltare il messaggio di Santa Marta
In Colombia, a Santa Marta, si è aperto ieri 24 aprile, il summit globale per l’uscita dai fossili, promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia). Ma nei grandi mezzi d’informazione se ne parla pochissimo. La situazione mondiale catastrofica sta dimostrando , qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che il legame guerre-dipendenza dai fossili è la ragione principale dell’esplodere dei conflitti, dei massacri, dei genocidi. Pur di mettere le mani su quanto più petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è disposta a rischiare la distruzione del genere umano. Mentre, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante battendo sempre nuovi record. La prima conferenza globale ospitata nella città colombiana di Santa Marta è interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, e ambisce a colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente perseguite, che caratterizza da decenni le scelte della maggior parte delle istituzioni in tutto il mondo. Non dovrebbero riprodursi, quindi l’inefficacia e le estenuanti trattative nei vertici COP; a Santa Marta si cerca di costruire strumenti e alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione, con l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas. In questo periodo, crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi di rafforzare la dipendenza da fonti fossili, rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare la situazione. Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sull’assunto che la crisi climatica non può essere affrontata solo mettendo qualche “toppa” sulle emissioni, ma richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti, causa prima del problema. La partecipazione dell’Italia è un elemento di contraddizione, considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza: principalmente, il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la soppressione degli Ets. Ma la cosa più importante, dal nostro punto di vista, è la presenza significativa della società civile, rappresentata da oltre 2.600 le organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile è presente con una sua delegazione. Ravenna e il suo territorio devono ascoltare e interloquire attivamente con il messaggio di Santa Marta. Infatti, com’è ben noto, conviviamo con una realtà estremamente condizionata dalla presenza del sistema fossile: pozzi di trivellazione, depositi di GNL, rigassificatore, espansione dei gasdotti, progetti mistificanti la realtà come quello del CCS, fanno del nostro territorio una vera e propria zona di sacrificio sull’altare del profitto dei colossi del fossile, e la politica locale eè sempre stata sottomessa o connivente con le scelte che hanno creato questa situazione. Crediamo sia ora di avviare la vera svolta e muovere i veri primi passi di fuoriuscita dal fossile. L’11 aprile è partita una Carovana promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e da AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla metà di maggio la Carovana approderà in Romagna. La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio mattina, con appuntamenti a Punta Marina e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori. L’auspicio è che una vera pianificazione gestita democraticamente possa portare alla sostituzione dei fossili, quanto più possibile rapida, con un nuovo modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici. A questo appuntamento chiamiamo la cittadinanza e le associazioni, i rappresentanti istituzionali che vogliono perseguire la transizione, le singole persone che chiedono un futuro per le nuove generazioni. Si deve aprire, come chiede il vertice di Santa Marta, un ciclo politico che metta realmente al centro la questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato, nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere popolazioni. Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” Redazione Romagna
April 27, 2026
Pressenza
Tartarughe e plastica: come il sistema fossile minaccia l’ambiente marino
Gli indicatori del mare e gli indicatori … del male: il sistema fossile in tanti modi minaccia l’ambiente marino Nei giorni scorsi, proprio durante la fase ferragostana, in cui l’attenzione ai tanti problemi si affievolisce e sonnecchia, ha avuto una certa rilevanza la questione del recupero di una tartaruga in mezzo alle schiume del nostro mare al largo di Punta Marina, proprio di fronte al rigassificatore. Si è sviluppata una polemica, nella quale CEstha, organizzazione senz’altro meritoria nel salvataggio di tartarughe e altri esseri viventi in difficoltà, si è (un po’ troppo, a nostro avviso) “scaldata” nel voler sostenere che con tutta probabilità il rigassificatore non c’entra nulla con l’evento in questione né con altri eventuali episodi simili. Ci siamo presi la briga di informarci un po’, e abbiamo appreso che Fondazione Cetacea, altra organizzazione benemerita, che per altro collabora abitualmente con l’ Università di Bologna e quella di Camerino, sta studiano approfonditamente la questione, e segnala che  da metà giugno ad oggi oltre 50 le tartarughe marine di piccole e piccolissime dimensioni si sono spiaggiate lungo la costa dell’Adriatico, con una maggiore concentrazione lungo le coste di Veneto, Emilia-Romagna e Istria. Le tartarughe, che misurano dai 10 ai 40  cm di carapace, sono arrivate ai Centri di Recupero in condizioni per lo più drammatiche, fortemente debilitate, anemiche e ricoperte di balani (le concrezioni crostacee che aderiscono ai carapaci delle tartarughe). La “sindrome della tartaruga debilitata” descrive gli effetti della patologia ma non identifica le  cause. Tuttavia, l’alto numero di quest’anno, secondo Fondazione Cetacea, richiama l’episodio del 2009,  in cui ben 173 tartarughe in meno di due mesi furono oggetto di interventi da parte degli istituti per il recupero delle tartarughe marine.  Ci fa piacere che  i veterinari e le biologhe del Centro di Recupero Cura e Riabilitazione di Riccione si stiano confrontando con i colleghi degli altri Centri  e con le Università per le necroscopie degli esemplari deceduti, per comprendere il fenomeno e, per quanto possibile, individuare le cause e indicare le possibili soluzioni.  A noi, che non siamo specialisti del settore (e quindi attendiamo i risultati degli studi e delle ricerche scientifiche), ma abbiamo una chiara visione di quanto sia sbagliato il modello di sviluppo nel quale ci troviamo immersi e di quanto il sistema energetico basato sul dominio delle fonti fossili sia una delle cause principali della catastrofe climatico-ambientale, vengono spontanee alcune riflessioni: la prima è che la moria e le patologie delle tartarughe di questo periodo somigliano molto a quelle che si verificarono ai tempi dell’installazione del rigassificatore di Porto Viro (Rovigo), del quale – parimenti – si dichiarava che non avrebbe avuto significativi impatti sull’ambiente marino; salvo poi riconoscere senza batter ciglio un lauto indennizzo ai pescatori che protestavano,  pur di tacitarli. L’altra riflessione riguarda il fatto che proprio pochi giorni fa, contemporaneamente alla nostra “questione tartarughe”, a Ginevra, 184 Paesi non sono riusciti a raggiungere un accordo per limitare l’uso delle plastiche, replicando quanto già successo circa un anno fa in Corea del Sud. Ad opporsi, manco a dirlo, sono stati quegli Stati che rappresentano massimamente il mondo dell’estrattivismo: Stati Uniti, Arabia Saudita, Iran, Russia e Paesi del Golfo. Come a dire che questo manipolo di criminali climatici (e non solo climatici) intende dire ben chiaro al mondo che sono loro a comandare, e che nessuno si provi a metter in discussione l’estrattivismo come principio regolatore della vita sul Pianeta. Un regalo all’industria petrochimica, un tradimento dell’umanità e delle generazioni future. Di fronte a questa vera e propria resa, dovrebbe scatenarsi a tutti i livelli (da quelli governativi a quelli istituzionali locali, ai comportamenti delle singole comunità) una reazione che costringa con i fatti ad iniziare davvero la svolta rinnovabile. E in questo senso, pensiamo che realtà associative importanti, come CEstha, che nei propri materiali divulgativi dichiarano apertamente la propria “collaborazione con ENI”, potrebbero e dovrebbero avere uno sguardo maggiormente critico sulla realtà e schierarsi chiaramente con chi del  modello fossile vuole fare – più rapidamente possibile – un ricordo del passato.                                               Coordinamento ravennate Per il Clima – Fuori dal Fossile   Ravenna, 19 agosto 2025 Redazione Romagna
August 20, 2025
Pressenza