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Liceo Vivona: un’ispezione sul niente
Luglio 2026, terminato l’anno scolastico e pubblicati gli esiti degli esami di Stato, il professor Massimo Sabbatini — docente di latino e greco al Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma — invia ai propri ex studenti un messaggio di commiato. Il rapporto docente-discente è concluso: chi riceve la lettera è, a tutti gli effetti, un cittadino maggiorenne e diplomato. Il testo, che intreccia il richiamo alla “Primavera hitleriana” di Montale e al canto XXVII del Purgatorio dantesco, invita a “restare umani” e a non dimenticare le atrocità compiute a Gaza in questi tre anni di scuola. Chiude con inviti conviviali — un cinema, uno scambio di libri, una partita a tennis — tra un ex professore e i suoi ex allievi. Il punto del messaggio più esposto alla reazione di stampa è probabilmente non il richiamo a Gaza in sé, ma la struttura graduata di responsabilità che il docente costruisce attorno all’evento. Il testo distingue esplicitamente diversi livelli di corresponsabilità: chi ha materialmente eseguito la violenza (chi ha premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni); l’industria bellica (chi ha prodotto e venduto armi); la classe politica (chi ha avuto responsabilità politiche); i beneficiari economici (chi ha lucrato dividendi e fatto profitti); infine gli “ignavi” — chi è rimasto a guardare senza fare nulla. È quest’ultima categoria a rendere il messaggio strutturalmente diverso da una semplice presa di posizione su un conflitto: l’indifferenza viene collocata sullo stesso piano morale dell’azione, secondo la logica — richiamata dallo stesso docente — del “più nessuno è incolpevole”. La lettera anticipa inoltre esplicitamente che alcuni dei destinatari occuperanno un giorno posizioni di potere (dirigenza d’azienda, gestione di capitali, funzioni statali o nell’Unione Europea) e li invita a interrogare, una volta arrivati lì, i propri futuri pari sul proprio comportamento presente — una domanda nominativa, riferita alla bambina palestinese Hind Rajab, che sposta il destinatario dal ruolo di spettatore a quello di potenziale futuro responsabile. Il riferimento a Montale rafforza questo impianto: i “miti carnefici” della poesia sono esecutori non riconosciuti come tali, che continuano un’esistenza normale — la “sagra” — mentre si consuma la violenza. È un’immagine che utilizza la cornice della “civiltà” per descrivere una violenza che si esercita attraverso l’indifferenza organizzata, più che attraverso la sola violenza diretta. Il richiamo del docente al canto XXVII del Purgatorio, che riguarda l’acquisizione della piena autonomia di giudizio morale da parte di Dante, si salda a questa impostazione: il messaggio non impartisce una conclusione da accettare, ma consegna agli ex studenti gli strumenti — già trasmessi in tre anni di scuola — perché siano loro a giudicare autonomamente chi, tra i soggetti elencati, porti una responsabilità. L’8 luglio Il Tempo pubblica un articolo a firma di Edoardo Sirignano, “Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof”, basato sulla segnalazione di uno studente che chiede l’anonimato. Il pezzo non nomina né il docente né l’istituto: parla genericamente di “un professore di latino e greco di un liceo classico romano”. Nei giorni successivi, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio avvia un’attività ispettiva che convoca per “accertamenti” non il solo Sabbatini, ma tutti i rappresentanti di classe delle quinte e tutti i docenti maschi dell’istituto che insegnano greco e latino. Le convocazioni, secondo quanto raccolto da testate come Domani, non specificano il motivo dell’audizione. Il dettaglio della convocazione a tappeto è, di per sé, un documento. Se l’USR avesse già individuato con certezza il docente e la scuola coinvolti, non avrebbe avuto necessità di procedere per esclusione tra i professori maschi di due materie in un solo istituto. La platea dei convocati coincide esattamente con l’universo di persone compatibili con la descrizione — volutamente vaga — fornita dall’articolo del Tempo. Ne discende, come inferenza fondata sui fatti noti ma non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, che l’ispezione muove dall’articolo di stampa e non da una segnalazione già circostanziata pervenuta autonomamente all’amministrazione. Resta aperta, e non esclusa dai fatti disponibili, l’ipotesi che lo stesso studente anonimo abbia presentato anche una segnalazione diretta: nessuna fonte consultata la conferma né la smentisce. L’USR Lazio, va segnalato, non ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dalla stampa. Il punto giuridico sollevato da docenti, studenti e dalla stessa interrogazione parlamentare presentata dall’on. Stefania Ascari (M5S) è netto: essendo il rapporto docente-discente già concluso al momento dell’invio del messaggio, non è in discussione la libertà di insegnamento (art. 33 Cost.), che presuppone un rapporto educativo in corso, bensì la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) di un cittadino che si rivolge ad altri cittadini. L’interrogazione richiama inoltre l’art. 34 sul diritto all’istruzione, sostenendo che il proliferare di iniziative ispettive di questo tipo produce un effetto di deterrenza sull’intera comunità scolastica: non solo su Sabbatini, ma su ogni docente che possa in futuro sentirsi dissuaso dall’affrontare temi storici, civili o internazionali per timore di conseguenze disciplinari. È la funzione di monito, più che l’esito specifico del procedimento, a costituire l’elemento politicamente rilevante: un’ispezione avviata su una comunicazione privata post-diploma comunica a tutto il corpo docente romano — e, per estensione mediatica, nazionale — quali argomenti espongono a un procedimento amministrativo. Nell’ottobre 2024 Irene Khan, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione, presenta all’Assemblea Generale ONU il rapporto “Global threats to freedom of expression arising from the conflict in Gaza” (A/79/319). Il documento certifica, su scala globale, un fenomeno che il caso Vivona riproduce su scala locale: repressione di proteste e dissenso, restrizioni diseguali a seconda della posizione espressa sul conflitto, ed erosione delle libertà accademiche e artistiche in un contesto politico polarizzato. Presentando il rapporto, Khan ha dichiarato che “nessun conflitto recente ha minacciato la libertà di espressione così gravemente e così ampiamente oltre i propri confini quanto Gaza”, citando come esempi la repressione delle proteste nei campus universitari statunitensi e il divieto tedesco alle manifestazioni pro-palestinesi, mai esteso a quelle pro-israeliane. Il Vivona si aggiunge a una serie di episodi già documentati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: il procedimento disciplinare al Liceo “Augusto Righi” di Roma contro il prof. Bullara, la vicenda del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena sullo striscione “L’Italia agli italiani”, e i casi Modena legati al progetto “Flottilla dei bambini”. L’interrogazione Ascari amplia ulteriormente l’elenco con istituti dell’Emilia-Romagna (San Lazzaro di Savena, Bologna, Castelnovo ne’ Monti) e il Liceo “Marco Polo” di Firenze. Su tutti questi episodi si rimanda ai pezzi già pubblicati. Roberto De Vogli, nel suo libro Empatia selettiva: perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza (Aliberti, 2025), apre la propria riflessione con un’immagine paradossale: > «Immagina di vivere in un mondo in cui puoi essere perseguitato per aver detto > “non uccidete i bambini”, perché potresti ferire i sentimenti dell’assassino». > Questo slogan, apparso durante una manifestazione, non ha bisogno di > spiegazioni: racchiude non solo l’assurdità morale dei nostri tempi. Sembra la > scena di un film distopico, ambientato in una società che ha smarrito ogni > bussola etica.» È un paradosso che l’autore usa per introdurre il tema del doppio standard morale con cui l’Occidente guarda alle vittime di questo conflitto — lo stesso doppio standard che, nel caso Vivona, si manifesta nella distanza tra la sanzione minacciata a un docente per un richiamo etico e l’assenza di conseguenze analoghe per chi lo accusa pubblicamente sulla base di una fonte anonima. Il caso Vivona, letto insieme ai precedenti già documentati, mostra come il singolo esito disciplinare sia in realtà secondario rispetto alla funzione che il procedimento assolve una volta reiterato su scala nazionale. Righi, Cesena, i cinque istituti di Modena, San Lazzaro di Savena, Castelnovo ne’ Monti, Firenze, e ora il Vivona non compongono una serie di episodi isolati da valutare singolarmente, ma un pattern riconoscibile: un’ispezione ministeriale attivata su segnalazioni di stampa o politiche, indipendentemente dalla sua archiviazione o dal suo esito, produce comunque l’effetto di segnalare a docenti e dirigenti scolastici quali temi — Gaza, il diritto internazionale, la pace — comportano un rischio procedurale. Non serve una sanzione per ottenere autocensura: basta la ripetizione del meccanismo ispettivo. È questo l’elemento che rende il caso Vivona rilevante oltre la vicenda del singolo docente, e che giustifica la richiesta, avanzata nell’interrogazione Ascari, di linee guida che limitino le ispezioni all’accertamento di violazioni di legge, sottraendole al loro attuale uso come strumento di pressione preventiva sulla libertà di insegnamento e di espressione nella scuola pubblica. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che la libertà di espressione e la libertà di insegnamento — pilastri costituzionali della scuola pubblica — non possano essere sacrificate all’uso strumentale delle procedure ispettive a scopo intimidatorio e repressivo. Restiamo umani. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Roma sa da che parte stare replica alla mozione della maggioranza comunale sui rapporti con Israele
Il Comitato Promotore della Delibera consiliare d’iniziativa popolare “Roma sa da che parte stare” (sottoscritta da oltre 15.000 cittadini) denuncia il tentativo della maggioranza capitolina di silenziare la volontà popolare attraverso una mozione sostitutiva di facciata. La mozione, che porta il n. 189, è stata sottoscritta dai capigruppo di maggioranza […] L'articolo Roma sa da che parte stare replica alla mozione della maggioranza comunale sui rapporti con Israele su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Roma. Tor Bella Monaca denuncia lo sfratto di Lisiane
Lisiane non è sola. Martedì 14 luglio siamo stati al suo fianco, insieme a tanti solidali ed a tanti residenti di Tor Bella Monaca, mentre lei in poche ore ha dovuto svuotare la casa in cui ha abitato per più di venti anni. A oltre 4 mesi dal giorno in […] L'articolo Roma. Tor Bella Monaca denuncia lo sfratto di Lisiane su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
L’obbligo di garantire l’accoglienza ai richiedenti asilo ha carattere immediato e non è suscettibile di compressione per ragioni organizzative
Il TAR Lazio ha ribadito il carattere immediato e non suscettibile di compressione per ragioni meramente organizzative del diritto all’accoglienza. La sentenza è stata adottata su un caso di inerzia, in cui la Prefettura non aveva mai fornito alcun riscontro alla richiesta di accoglienza sebbene fossero trascorsi circa due mesi, ed è ottima perché diversamente da altri precedenti non fa discendere il silenzio dallo spirare di un termine di 30 giorni, ma anzi ribadisce il carattere immediato dell’obbligo di assicurare l’accoglienza ai richiedenti asilo. La sentenza ribadisce poi alcuni principi ormai consolidati, ma non sempre applicati dai TAR, affermando che: “– la temporanea indisponibilità di posti non può tradursi in un diniego dell’accoglienza; – l’inserimento in una lista di attesa costituisce un atto meramente interlocutorio non idoneo a soddisfare l’obbligo di legge né a definire il procedimento; – le esigenze organizzative possono incidere unicamente sulle modalità dell’accoglienza, ma non giustificarne la mancata attivazione”. T.A.R. per il Lazio, sentenza n. 11640 del 25 giugno 2026 Si ringrazia l’Avv. Ginevra Maccarrone per la segnalazione e il commento.
Il contraddittorio a senso unico: come si censura la Palestina nella scuola
Al liceo scientifico “Augusto Righi” di Roma il Consiglio d’Istituto approva la lista dei relatori per un convegno, da svolgersi il 24 ottobre 2025, dedicato a Gaza, che prevede la partecipazione dello storico israeliano Ilan Pappé, di Wasim Dahmash (saggista, docente e traduttore palestinese nato in Siria) e di Moni Ovadia. Nelle settimane successive l’iniziativa viene ripresa dalla stampa e diventa oggetto di un attacco pubblico da parte del deputato leghista Rossano Sasso, che ne denuncia la presunta faziosità filopalestinese. Il dirigente scolastico, senza sottoporre la questione né al Collegio dei docenti né al Consiglio d’Istituto che aveva approvato l’iniziativa, ne dispone la cancellazione, motivandola con la mancanza di un adeguato contraddittorio tra posizioni diverse (clicca qui per la notizia). Poche settimane dopo, in occasione del Giorno della Memoria, lo stesso dirigente organizza un incontro con Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e sostenitrice dichiarata dell’operato dell’Idf, insieme a un rappresentante dell’Associazione Solomon (nata nel 2015 come associazione anti-BDS e per la difesa delle ragioni di Israele). In questo caso l’evento non risulta essere stato sottoposto all’approvazione degli organi collegiali. Il collettivo studentesco Ludus denuncia inoltre che, pur essendo l’iniziativa organizzata da tempo, la comunicazione ufficiale alla componente docente e studentesca è arrivata soltanto uno o due giorni prima dello svolgimento (clicca qui per la notizia). Il criterio del contraddittorio, dunque, risulta applicato in un solo senso: come condizione ostativa per l’evento che dà spazio a una lettura critica della politica israeliana, e come principio del tutto assente nel caso dell’evento simmetricamente opposto (clicca qui). Per lo svolgimento dell’incontro con Di Segni il liceo viene presidiato da diciassette agenti della Digos in borghese, armati, schierati all’interno dell’Aula Magna e davanti alla sede centrale dell’istituto. Una camionetta delle forze dell’ordine staziona nelle vicinanze della scuola, a disposizione per un eventuale intervento. Gli agenti procedono a riprendere sistematicamente, con telecamere e telefoni cellulari, i volti degli studenti e delle studentesse presenti, minorenni, senza che risulti dichiarata alcuna finalità di ordine pubblico proporzionata all’entità dello schieramento né un consenso informato delle famiglie alla ripresa. Un gruppo di studenti e studentesse che tenta di accedere all’Aula Magna per assistere all’incontro viene a sua volta filmato dagli agenti e allontanato, con la comunicazione che non sarebbe stato in alcun modo consentito l’ingresso. Il dirigente scolastico si sottrae al confronto diretto con gli studenti e le studentesse, lasciando alla Digos la gestione della situazione. Il caso pone una questione distinta rispetto a quella del contraddittorio: non riguarda il contenuto ammesso o escluso dal dibattito scolastico, ma l’importazione di un modello securitario proprio di altri contesti, non riconducibile alle prassi ordinarie della scuola pubblica italiana. Che senso ha un dispositivo di sicurezza di tali dimensioni dispiegato non come risposta a un incidente in corso, bensì in via preventiva? E cosa dire dei suoi effetti: la ripresa non consentita di minori, l’impedimento all’accesso di studenti che intendevano semplicemente presenziare, non contestare, un’iniziativa interna alla propria scuola? Come se non bastasse, in vista dell’incontro con Di Segni, il dirigente dispone la rimozione di un murale raffigurante una bandiera palestinese, realizzato dagli studenti nell’ambito delle attività didattiche curricolari di un progetto di Disegno e storia dell’arte, e di una mostra fotografica sul tema del genocidio a Gaza, allestita dagli studenti nello stesso corridoio. Vengono inoltre rimosse le bandiere della Palestina esposte alle finestre dell’istituto. Le rimozioni sono motivate, secondo quanto riportato, dalla necessità di garantire un percorso libero da elementi imbarazzanti per la relatrice ospite. In questo caso siamo alla soppressione preventiva di ogni traccia visibile, all’interno dello spazio scolastico, di una posizione politica — quella di solidarietà con la popolazione palestinese — in occasione della visita di un’ospite di segno opposto. Il perimetro censorio non riguarda soltanto gli eventi pubblici, ma si estende alla didattica ordinaria. Il professor Salvo Bullara, docente di storia e filosofia, nel corso di un’ispezione ministeriale, si è visto chiedere direttamente perché stesse svolgendo lezioni sulla Palestina nelle sue classi. All’ispezione ha fatto seguito l’avvio di un procedimento disciplinare da parte del Ministero, fondato sull’accusa di aver riservato troppo spazio al tema della Palestina nelle proprie lezioni (Clicca qui per l’intervista su Radio Onda d’Urto; e anche qui). Il caso sposta il piano della vicenda dall’organizzazione di un convegno alla libertà di insegnamento della storia contemporanea in aula: non è contestato il metodo didattico né l’accuratezza dei contenuti, ma la quantità di tempo dedicata a un argomento, il che equivale a sindacare nel merito la programmazione didattica del singolo docente sulla base dell’argomento trattato (clicca qui). Il 7 novembre 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito, tramite una nota del capo dipartimento Carmela Palumbo, richiama le scuole al rispetto del pluralismo e del contraddittorio negli eventi pubblici di rilevanza politica e sociale organizzati all’interno degli istituti. A questa si affianca una nota dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, che ricorda ai dirigenti come le riunioni degli organi collegiali debbano essere finalizzate esclusivamente al buon funzionamento dell’istituzione scolastica e sottratte a qualunque altra finalità — nota emessa in un contesto di crescente preoccupazione ministeriale per il numero di mozioni contro il genocidio approvate nei Collegi dei docenti di diversi istituti. Entrambe le disposizioni sono formulate in termini neutri — pluralismo, contraddittorio, corretto funzionamento degli organi collegiali — ma trovano applicazione asimmetrica: attivate per impedire la trattazione di un tema, la Palestina, e non per garantirne una trattazione plurale; invocate per restringere il perimetro degli organi collegiali proprio quando questi esprimono una posizione critica su Gaza. L’articolo 33 della Costituzione stabilisce che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»: non una libertà concessa entro i confini di un programma ministeriale, ma una garanzia posta a tutela dell’autonomia del docente nella scelta dei contenuti, dei metodi e delle fonti. La giurisprudenza amministrativa e la prassi consolidata riconoscono al singolo insegnante un margine di discrezionalità didattica che nessuna circolare — men che meno una nota priva di valore di legge, come quella del capo dipartimento Palumbo — può comprimere fino a sindacare quanto tempo un docente dedichi a un argomento del programma. Avviare un procedimento disciplinare contro un docente perché ha “dedicato troppo spazio” alla Palestina nelle proprie lezioni non è un atto di vigilanza sulla correttezza didattica: è un atto che sposta la valutazione dal piano scientifico-storiografico — dove la Palestina contemporanea è materia di programma di storia e diritto internazionale al pari di qualunque altro conflitto in corso — al piano dell’opportunità politica. È esattamente il terreno che l’articolo 33 intende sottrarre al potere esecutivo. Theodor Adorno in L’educazione dopo Auschwitz, afferma che «la prima richiesta da rivolgere all’educazione è che Auschwitz non si ripeta» (Adorno 1971, p. 79). La pretesa di una scuola “apolitica” è essa stessa una posizione politica, e generalmente la posizione politica di chi detiene il potere di definire cosa sia neutro. Paulo Freire, fin da Pedagogia degli oppressi (1968) e in modo ancora più diretto in Pedagogy of Freedom: Ethics, Democracy, and Civic Courage (1998), sostiene che non esiste educazione neutrale: l’educazione o addomestica o libera, e la pretesa neutralità pedagogica finisce sistematicamente per confermare i rapporti di forza già dati. Henry Giroux, allievo e collaboratore diretto di Freire, sviluppa l’argomento specificamente sull’attivismo giovanile. In Schooling and the Struggle for Public Life: Democracy’s Promise and Education’s Challenge (Paradigm, 2005) sostiene che la scuola resta uno dei pochi spazi rimasti in cui i giovani possono apprendere le conoscenze e le competenze necessarie per diventare cittadini critici e impegnati, dedicando parte del lavoro proprio al valore della voce studentesca organizzata. Nei suoi interventi successivi insiste sul fatto che l’educazione debba formare agenti critici disposti a rivendicare la propria capacità di azione morale e politica, non semplici destinatari passivi del sapere: l’attivismo studentesco, in questa lettura, non è un’intrusione impropria nella scuola ma l’esercizio di ciò per cui la scuola pubblica dovrebbe essere il luogo elettivo. Joel Westheimer e Joseph Kahne, in Educating the “Good” Citizen: Political Choices and Pedagogical Goals (PS: Political Science & Politics, 2004), offrono una cornice tipologica utile a precisare l’argomento: distinguono il cittadino “personalmente responsabile” (che si limita a comportamenti individuali corretti), il cittadino “partecipativo” (che si attiva in organizzazioni collettive) e il cittadino “orientato alla giustizia” (che analizza le cause strutturali dell’ingiustizia e agisce per cambiarle) — mostrando con dati empirici che le scuole tendono a privilegiare il primo modello proprio perché meno conflittuale, a scapito della formazione di una cittadinanza realmente capace di incidere sui rapporti di potere. È precisamente il tipo di “neutralità” imposta al Righi attraverso la circolare Palumbo: non assenza di posizione, ma imposizione selettiva del modello meno conflittuale di cittadinanza. Il pedagogista olandese Gert Biesta porta lo stesso argomento nel contesto europeo, riprendendo esplicitamente Giroux tra le proprie fonti. In Education and the Democratic Person: Towards a Political Conception of Democratic Education (2007) e in Learning Democracy in School and Society: Education, Lifelong Learning, and the Politics of Citizenship (2011), critica la riduzione dell’educazione a mera “produzione” di un soggetto dotato di competenze misurabili — ciò che chiama “learnification” — a scapito della sua dimensione politica. In What Kind of Citizenship for European Higher Education? Beyond the Competent Active Citizen (2009) sostiene che l’idea di competenza civica riduce l’apprendimento civico a una forma di socializzazione che indebolisce, anziché sostenere, l’agency politica, e che l’istruzione europea dovrebbe sostenere forme di apprendimento civico più critiche e autenticamente politiche piuttosto che la produzione del “cittadino attivo competente” richiesto dalla retorica delle politiche UE. È lo stesso argomento di Westheimer e Kahne, riportato nel registro linguistico — pluralismo, cittadinanza attiva, competenza civica — con cui viene oggi giustificata, anche in Italia, la restrizione del perimetro di ciò che può essere discusso a scuola. Va aggiunto un rilievo procedurale, non teorico: nei casi qui documentati non è nemmeno in discussione l’equilibrio tra posizioni diverse all’interno della stessa iniziativa studentesca, poiché sia il convegno con Pappé sia la mostra fotografica sia il murale erano stati approvati attraverso i canali collegiali propri dell’autonomia scolastica. Il conflitto non nasce dall’assenza di procedura da parte studentesca, ma dalla sua violazione da parte della dirigenza quando la procedura produce un esito sgradito al potere politico esterno. Il dispiegamento di diciassette agenti in borghese, armati, all’interno di un liceo, con il compito di riprendere sistematicamente i volti di studenti minorenni, non trova giustificazione nella funzione di ordine pubblico se non si dimostra un pericolo concreto e attuale — pericolo che, in questo caso, non risulta essere stato dichiarato né tantomeno documentato. In assenza di tale presupposto, la ripresa video di minori da parte delle forze dell’ordine configura una raccolta di dati personali e biometrici priva di base giuridica dichiarata, al di fuori delle garanzie previste dal Codice della privacy e dal Regolamento generale sulla protezione dei dati per il trattamento di dati di minori, e priva del consenso informato dei titolari della potestà genitoriale. L’effetto non è solo giuridico, ma pedagogico: uno studente o una studentessa che sa di poter essere filmata/o e identificata/o da un agente della Digos per aver semplicemente tentato di entrare in un’aula magna della propria scuola apprende, prima di ogni altra lezione, che l’esercizio del proprio diritto a essere presente in un dibattito pubblico comporta un rischio personale. È l’introduzione, dentro le mura scolastiche, di una logica di controllo preventivo che la scuola pubblica italiana non prevede né per le assemblee studentesche né per le occupazioni, regolate dal proprio ordinamento interno e non dal diritto di polizia. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 249/1998) riconosce esplicitamente il diritto alla libertà di espressione e di associazione, e il diritto a una vita della comunità scolastica come luogo di partecipazione e non di mera ricezione passiva. Impedire fisicamente a un gruppo di studenti l’accesso a un’aula magna della propria scuola perché intendevano assistere — non contestare, come riportato dalle stesse fonti — a un evento interno, mentre nello stesso istituto un convegno approvato dagli organi collegiali viene cancellato per pressione politica esterna, produce un risultato preciso: non un bilanciamento tra posizioni diverse, ma l’affermazione coatta, sostenuta dalla presenza fisica delle forze dell’ordine, di un solo punto di vista sulla questione israelo-palestinese all’interno dello spazio scolastico. La forza pubblica, in questo schema, non arbitra tra posizioni: ne protegge una e ne impedisce l’espressione di un’altra, capovolgendo la propria funzione istituzionale di garante neutrale delle condizioni di esercizio dei diritti (clicca qui). Va, infine, considerato l’effetto che questi episodi producono a prescindere dal loro esito immediato: la convocazione ministeriale di un docente per gli argomenti trattati in classe, la schedatura filmata di studenti e studentesse all’ingresso di un’aula magna, la segnalazione di una famiglia al ministro per le parole di un insegnante — sono tutti atti che comunicano, a chi li osserva anche indirettamente, che occuparsi pubblicamente della Palestina a scuola comporta un costo personale: un’ispezione, un’identificazione, una convocazione, un procedimento disciplinare. È il meccanismo classico del chilling effect o effetto dissuasivo: non serve sanzionare tutti per ottenere il silenzio della maggioranza, basta rendere visibile e credibile il rischio per chi si espone. L’effetto si estende alle famiglie, chiamate implicitamente a scegliere tra il sostegno all’iniziativa dei figli e l’esposizione a una segnalazione istituzionale — una dinamica che sposta il conflitto dal piano pubblico e collettivo, dove potrebbe essere affrontato collegialmente, al piano privato e individuale, dove la pressione istituzionale pesa in modo sproporzionato su chi ha meno strumenti per contrastarla. I fatti qui ricostruiti si inseriscono nella dinamica già osservata altrove dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sotto la categoria della militarizzazione soft: l’uso di dispositivi procedurali a formulazione neutra — sicurezza, pluralismo, contraddittorio, corretto funzionamento degli organi collegiali — per produrre, nell’applicazione concreta, l’effetto opposto a quello dichiarato: la restrizione, e non l’ampliamento, del perimetro di ciò che può essere insegnato, discusso e mostrato come storia contemporanea all’interno della scuola pubblica. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Roma. Presidio sotto la Fao per Cuba: “stop al bloqueo”
La sera di venerdì 10 luglio centinaia di persone solidali con il popolo cubano si sono radunate sotto il palazzo della Fao a Roma, davanti al Circo Massimo. Questa ennesima giornata di mobilitazione in sostegno di Cuba poneva al centro della rivendicazione la richiesta alla Fao e all’Onu di aumentare […] L'articolo Roma. Presidio sotto la Fao per Cuba: “stop al bloqueo” su Contropiano.
July 11, 2026
Contropiano
Diniego dell’accoglienza per “territorio di primo ingresso”: il TAR Lazio sospende i provvedimenti della Prefettura di Viterbo
Due cittadini afghani, giunti in Italia nel marzo 2026, manifestano la volontà di chiedere protezione internazionale presso la Questura di Viterbo. Al momento della manifestazione della volontà, entrambi, privi di alloggio e di mezzi di sussistenza, richiedono l’accesso alle misure di accoglienza. La Prefettura di Viterbo nega, però, l’accesso alle misure con due distinti provvedimenti, sostenendo che i richiedenti sarebbero “entrati in Italia presso altro territorio provinciale” e rinviando quindi l’accoglienza al “territorio di primo ingresso“. Con due ordinanze gemelle, il TAR Lazio accoglie le istanze cautelari e sospende i dinieghi, ordinando alla Prefettura di adottare ogni idonea misura di accoglienza. L’elemento più interessante delle pronunce sta nel modo in cui il Collegio ricostruisce la competenza territoriale. Richiamando il combinato disposto dell’art. 6 d.lgs. n. 25/2008 e degli artt. 1, comma 2, e 14, comma 3, d.lgs. n. 142/2015, il TAR afferma che il richiedente può, alternativamente, rivolgersi, per la presentazione della domanda di protezione internazionale, all’ufficio di polizia di frontiera al momento dell’ingresso oppure alla Questura del luogo di dimora. Da ciò discende il conseguente obbligo, in capo alla Prefettura di quest’ultimo territorio, di disporre l’immediata accoglienza. Avendo i ricorrenti legittimamente scelto di presentare la domanda a Viterbo, luogo di dichiarata dimora, è, pertanto, la Prefettura di Viterbo a dover garantire l’accoglienza; il luogo di primo ingresso resta, di per sé, irrilevante. Per tale motivo, quindi, il Tar sospende entrambi i provvedimenti obbligando l’Amministrazione ad adottare con immediatezza tutti i provvedimenti conseguenti. T.A.R. per il Lazio, Sezione Quarta, ordinanze n. 3567 e 3568 del 25 giugno 2026 Si ringraziano le Avv.te Loredana Leo e Giulia Fornasa dello Studio Legale Antartide per la segnalazione il commento.
Dal modello Giubileo al modello Roma. Una riflessione a partire dal concerto di Ultimo
Sabato 4 luglio a Tor Vergata c’erano 250.000 persone, venute da tutta Italia, che hanno contribuito a costruire un evento che, da Giorgia Meloni a Roberto Gualtieri, in tanti hanno definito un successo straordinario. In particolare Gualtieri ha rivendicato il concerto come il segnale della capacità di Roma di ospitare […] L'articolo Dal modello Giubileo al modello Roma. Una riflessione a partire dal concerto di Ultimo su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano
Porto crocieristico di Isola Sacra: il TAR annulla la VIA
Da anni Carteinregola segue l’iter del progetto della realizzazione di un porto turistico crocieristico per grandi navi a Fiumicino, lanciando allarmi per gli insostenibili impatti che la mega struttura avrebbe sull’ambiente, sul Paesaggio, sui beni culturali, sulla mobilità, sulla qualità della vita degli abitanti dell”Isola Sacra e su quella dei cittadini romani, per la moltiplicazione degli afflussi turistici nella Capitale(si parla di un “potenziale passaggio nell’area portuale di circa 1,3 milioni turisti”. E soprattutto per il pericoloso precedente di un porto per grandi navi privato, oltretutto in concorrenza con il porto crocieristico pubblico di Civitavecchia. Per questo Cartenregola, insieme ad altre associazioni aveva inviato ripetute osservazioni nell’ambito del procedimento VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) (1) La richiesta di integrazioni da parte della Soprintendenza Speciale per il PNRR nell’ambito della VIA (2) avevano tracciato un quadro della normativa vincolistica che insiste sull’area, in particolare del PTPR, volta alla tutela del paesaggio,  che ci era apparso difficilmente superabile. Invece, a sorpresa, nel parere del 3 ottobre 2025 la Soprintendenza Speciale aveva dichiarato che tutte le criticità denunciate  nel primo parere erano superate dalle integrazioni inserite nel progetto dal proponente, e aveva rilasciato un parere favorevole (3) precisando tuttavia che in quella sede non poteva essere rilasciato anche il parere ai fini dell’autorizzazione paesaggistica di cui all’art.146 del D.lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del paesaggio). L’Associazione Comitato Tavoli del Porto, della Rete di Carteinregola, con Unione Inquilini Fiumicino, Associazione SAIFO e Lipu-BirdLife Italia aveva quindi presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, a cui si erano aggiunti ad adiuvandum Italia Nostra, FILT CGIL e ANCIP. Ora abbiamo appreso che il TAR ha accolto il ricorso presentato dai comitati cittadini e dalle associazioni annullando il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Così il comunicato dei ricorrenti: “L’esito del giudizio rappresenta una conferma fondamentale delle ragioni tecniche, ambientali e legali sostenute in questi anni dalle associazioni e comitati.La decisione del tribunale blocca un’opera dall’impatto critico per l’ecosistema della foce del Tevere e per la salute dei cittadini del litorale. La sentenza restituisce centralità alla partecipazione dei cittadini e alla salvaguardia del territorio“. I comitati esprimono anche un “sincero ringraziamento ai legali che hanno curato e difeso le ragioni delle associazioni con professionalità e rigore: gli avvocati Di Matteo, Teofilatto, Terracciano e Pierantozzi“, che hanno svolto un “lavoro che è stato determinante per l’ottenimento di questo risultato” così come “Fondamentale è stato il contributo delle associazioni del mondo del lavoro portuale che intervenendo a tutela della L. 84/94 hanno vista accolta dal tribunale l’incompatibilità della vocazione turistica della concessione come rifugio per accessori crocieristici“. “Un pronunciamento che segna un punto fermo nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente di Isola Sacra in un contesto territoriale completamente inadatto a questo tipo di progettualità“. Concludono i comitati ricordando che si tratta “anche una vittoria di portata nazionale, con ripercussioni importanti sulla portualità e sulla gestione del territorio del nostro paese” e che “Il Comitato, le associazioni e i cittadini continueranno a vigilare sui successivi sviluppi della pianificazione costiera. Oggi Isola Sacra respira. Oggi Fiumicino festeggia la democrazia, la partecipazione e la salvaguardia del proprio patrimonio ambientale. La lotta per un futuro sostenibile non si ferma qui, ma da oggi siamo più forti“. Carteinregola si unisce alla soddisfazione di Associazione Comitato Tavoli del Porto, Unione Inquilini Fiumicino, Associazione SAIFO, Italia Nostra Litorale Romano, Lipu-BirdLife Italia, augurandosi che questa sentenza, che a breve pubblicheremo e commenteremo, sia confermata anche nell’eventuale grado successivo. Non ci stancheremo di ribadire la pericolosità di un precedente istituzionale che potrebbe determinare un danno grave nell’assetto della portualità nazionale. La realizzazione di porti privati fuori dal sistema di pianificazione nazionale può determinare un danno di competitività anche nella concorrenza internazionale. Oggi Civitavecchia è il secondo porto europeo per le crociere. Una competizione distruttiva su poche decine di chilometri di distanza può provocare danni irreversibili. Una prima vittoria di una battaglia fondamentale, per Fiumicino, per Roma, per tutta l’Italia. Per la difesa delle ragioni pubbliche e collettive, per la tutela di un patrimonio paesaggistico e naturalistico, per la tutela della qualità della vita delle persone, che non hanno prezzo. vedi Progetto Porto turistico – crocieristico di Fiumicino – cronologia e materiali (AMBM) Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@admin-25 luglio 2026 vedi anche Porto crocieristico di Isola Sacra: il TAR annulla la VIA La soddisfazione di Italia Nostra (1) Vedi: 17 dicembre 2023 Carteinregola invia le sue osservazioni al MITE nell’ambito della procedura VIA (> Vai alle osservazioni) 26 giugno 2024 Porto Fiumicino: le nuove osservazioni inviate da Carteinegola alla VIA 1- 3 luglio 2024 Sul sito della procedura VIA sono pubblicate le osservazioni del pubblico e le osservazioni del pubblico inviate oltre ai termini 31 maggio 2025 Carteinregola invia le osservazioni sulle integrazioni (> vai a Porto Fiumicino, le ultime osservazioni di Carteinregola) (2) 8- 9 febbraio 2024 sul sito del Ministero dell’Ambiente, sezione della Valutazione di Impatto Ambientale sono pubblicate le Richieste di integrazioni della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC e del MIC scarica Richiesta di integrazioni della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC, scarica Richiesta di integrazioni del MIC > Vai alle pagina con la pubblicazione delle osservazioni pervenute nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale (pag.1 – pag. 2) (vedi anche Shippingitaly 14 2 24 Mase e Mic fanno le pulci al nuovo terminal di Royal Caribbean a Fiumicino (3) 12 novembre 2025 Il 12 novembre 2025 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato il decreto VIA che autorizza il progetto del porto turistico–crocieristico privato di Fiumicino. Il MASE ha pubblicato il decreto VIA che autorizza il porto privato a Fiumicino. Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura Decreto del Ministero dell’Ambiente – Progetto per la realizzazione del Porto turistico-crocieristico di Fiumicino – Isola Sacra Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura 12/11/2025 Scarica il documento Allegato al Decreto del Ministero dell’Ambiente – Parere della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC del 10/10/2024Parere_n_431_Plenaria_del_10_10_24-ID_VIP_10397.pdfDecreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura         PRR 43112/11/2025 Scarica il documento Allegato al Decreto del Ministero dell’Ambiente – Parere MIC del 03/10/2025MASE_2025-0182344.pdf Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura    PRR 26972 12/11/2025Scarica il documento
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