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Lettera alla Dirigente del Liceo “Botta” di Ivrea da parte di un pacifista
PUBBLICHIAMO UNA CORAGGIOSA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN ASSIDUO LETTORE PACIFISTA RIVOLTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA DEL LICEO “BOTTA” DI IVREA, LA QUALE AVREBBE INVITATO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DELLA SUA SCUOLA AD ASSISTERE AL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA USANDO UN PASSAGGIO DEL DISCORSO “POCO PACIFISTA” E “PIUTTOSTO GUERRAFONDAIO” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. PER INVIARE LETTERE E COMUNICATI STAMPA, SCRIVERE A STAMPA.OSSERVATORIONOMS@GMAIL.COM. Da uomo di pace scrivo alla Direttrice didattica del liceo “Botta” di Ivrea e indirettamente ai suoi alunni. Le chiedo scusa Direttrice per questa mia intrusione. Lei sta invitando i suoi studenti a partecipare al passaggio della Fiamma Olimpica di Cortina 2026. Beh, fino a qui niente da dire, ma poi scrive ai suoi studenti: «Come rimarcato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia della Fiaccola Olimpica tenutasi a Roma il 5 dicembre scorso, si invita a riflettere sugli alti valori di pace, solidarietà, speranza e unione […]». Ma mi perdoni, ma stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica e cioè colui che: 1. Ha paragonato la Russia al Terzo Reich, posizione, espressa ex cathedra lo scorso febbraio a Marsiglia; 2. Che dice che la spesa per il riarmo è necessaria, anche se è impopolare, alla faccia della nostra Costituzione; 3. È lo stesso che non ha mai speso una parola sulla denuncia per genocidio nei confronti di Israele, anzi più volte ha proprio ammonito: piano con le parole; 4. È lo stesso che non ha detto nulla sul Presidente degli Stati Uniti, che vuol deportare milioni di palestinesi, prendersi il Venezuela, prendersi Groenlandia, Panama, Canada? Non è questa una vera logica da Terzo Reich? Oppure sono solo difettucci della democrazia, dovuti ad eccesso di dazi? Che dire gentilissima Dirigente, faccia come crede, ma dica le cose come stanno. Il nostro Presidente, costantemente salutato dai media come “saggio guardiano della Costituzione”, non ha dato il buon esempio di essere uomo di pace. Non ha rispettato la Costituzione, anzi ha autorizzato il governo a lanciarsi in una guerra, se non direttamente, certo finanziandola, una guerra che oltre a non essere difensiva, l’unica autorizzata dalla Carta costituzionale, non è imposta da accordi internazionali e, per dirla tutta, non è neppure nei nostri interessi. Non solo Mattarella ha tradito il dettato costituzionale, ma vi ha aggiunto del suo inviando messaggi ostili alla Russia, dando così la stura a un inverecondo piagnisteo, coltivato dai media, sull’aggressività della Russia verso l’Italia. Senza toccare il tema Palestina, il nostro Presidente non ha detto una parola al governo che ha permesso a Benjamin Netanyahu in questi giorni di attraversare indisturbato i cieli italiani. Un uomo su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Un uomo che evita accuratamente lo spazio aereo spagnolo, perché lì qualcuno il diritto internazionale lo prende sul serio. Non lo so, forse lei, gentilissima Dirigente, vive su un altro pianeta. Il nostro Paese se non è direttamente in guerra la guerra, allora la finanzia a scapito della povera gente che non ha soldi per curarsi. La Pace, gentile Direttrice, è condizione essenziale per fermare una deriva bellicista che aggrava la condizione generale delle persone che si stanno impoverendo. Qui ci sarebbe molto da dire e da fare, sia nelle scelte nette che riguardano le politiche di riarmo, sia lo sviluppo che si vuol dare ai territori e al lavoro. L’industria bellica è contrapposta allo sviluppo di pace, e da essa non nasce nulla che non sia il preavviso del dilagare della distruzione già in corso e non lontano da noi. La scelta della pace non è una sorta di pia illusione in cui collocare i desideri e le aspettative lontane dalle possibilità politiche e sociali dei territori, è una scelta politica coerente che definisce con chi lottare e privilegia e assiste l’economia e le imprese che non lavorano per la guerra. Accanto a questa scelta di territori liberi dalla politica di riarmo, ci sono le scelte che riguardano la salute, la scuola, il lavoro, la produzione di energia, le città, le scelte urbanistiche, i servizi territoriali e ognuno di questi capitoli contiene politiche che estendono eguaglianza e possibilità a tutti, a partire naturalmente da chi meno ha e che dev’essere più tutelato. Per questo considero negativamente l’interpretazione che Lei dà alle parole di Mattarella e alla direzione che lo stesso Presidente da a livello nazionale ed europeo. Parli ai suoi ragazzi con l’autonomia che le è propria, ma non usi le parole del Presidente come parole di Pace, perché non lo sono affatto. Cordiali saluti GIORGIO FRANCO -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vendesi croce alla Trappa di Sordevolo
È passato già un mese dalla prima Local March for Gaza, l’iniziativa che ha visto un gruppo di cittadini attraversare le aree interne lungo il cammino di Oropa marciando per boschi, sentieri e piccoli paesi al fine di portare un messaggio di pace, una richiesta di giustizia, una petizione. Mentre la petizione è pronta a ripartire lungo altri otto percorsi, altre otto Local March for Gaza lungo l’Italia, noi qui continuiamo a incontrarci, a tener viva la fiamma di una resistenza che mette radici nel territorio. È così che un sabato di metà agosto ci trova alla Trappa di Sordevolo, immersi fra le montagne, con lo scrittore palestinese Muin Masri. L’incontro, Parole per Gaza, inizia con una lettura itinerante, corale e coreografica del libro Vendesi Croce di Muin Masri. Le parole, a tratti macigni sul cuore, a tratti balsamo per le ferite, ci lasciano in silenzi densi che spezziamo con i passi, ora salendo in cima a una collina, aprendoci alla vista delle montagne, ora stringendoci nelle sale pietrose della Trappa. Ha un che di rituale, di artistico, di umano, camminare e ascoltare così, insieme. Le emozioni, solitamente tenute a bada per potersi occupare delle cose di tutti i giorni, tornano a fluire. Mentre il velo che normalmente le copre si assottiglia, per un attimo il mio pensiero va al libro Hospicing Modernity di Vanessa Machado de Oliveira, che molto parla dell’importanza di ricostruire la nostra capacità di stare a contatto con i problemi, di sostenere il dolore senza dissociarci, scappare via, impazzire. Non è cosa da poco, mi dico, anzi, come scrive l’antropologa Stefania Consigliere «Quando la struttura profonda di un mondo costruito sulla violenza si mostra senza orpelli, c’è da restare inebetite”. Di recente un uomo di grande intelligenza e sensibilità ci diceva che, se all’improvviso tutti i cittadini del primo mondo avvertissero la violenza, lo sfruttamento e la crudeltà che fondano e che rendono possibile il nostro mondo, non potrebbero resistere all’impatto.» Eppure la cornice artistica e lo stare assieme non solo ci consentono di resistere all’impatto, ma anche di trarne significati e intenti comuni, di rafforzare i legami. Il giro ad anello, nel frattempo, ci ha riportati in una sala con un proiettore. Ci sediamo e insieme guardiamo il video della Local March for Gaza. «Ogni volta che lo vedo mi torna la pelle d’oca», dice Muin Masri, che ha partecipato al cammino insieme alla sua famiglia. Qualcuno, nella tappa di Magnano, gli aveva chiesto «Questa marcia servirà a qualcosa?», ci racconta, e lui aveva risposto di sì. Se vi sentite in colpa voi siamo persi, aggiunge, sottolineando l’importanza di celebrare ogni breccia di umanità che apriamo. Inizia così il racconto del suo percorso, del suo arrivo in Italia negli anni 80 senza neppure salutare la madre. «L’ho chiamata appena ho messo piede a Roma, per dirle che non tornavo a cena», ci dice. «Perché sapete, le madri tendono ad aspettare sempre che i figli tornino a cena. Lei all’inizio pensava che scherzassi. Noi palestinesi scherziamo molto, perché sappiamo che la vita potrebbe finire in qualsiasi momento. Poi quando mi ha preso sul serio mi ha detto due cose. La prima è stata: attento perché in Italia c’è la mafia. La seconda è stata: racconta quello che hai visto e vissuto qui. Io ho risposto che non c’era niente da raccontare lì, che non c’era niente. “Racconta di quello che non c’è, dell’acqua che manca, della corrente interrotta, degli studenti che si mettono a studiare sotto i lampioni della luce perché è l’unico spazio in cui poter leggere”, ha risposto lei.» Muin Masri, tenendo fede alla richiesta della madre, racconta, si fa testimone. L’importanza dello studio come forma di resistenza è un elemento che ritorna a più riprese nella sua storia, come anche la necessità di non lasciarsi mangiare dall’odio, dal rancore, di agire per rendere il fardello delle future generazioni via via più leggero. «Mia figlia, quando facciamo la spesa, scannerizza sempre tutto», ha raccontato Muin ad un certo punto sorridendo, e il discorso si è aperto ad interventi sull’importanza delle iniziative che vanno a toccare dal vivo l’economia, dal boicottaggio alla più recente iniziativa partita dall’appello della giornalista Bisan Owda Global Strike for Gaza che chiede a partire dal 21 agosto, ogni giovedì, di non fare acquisti di nessun tipo, fino al risparmio critico, controllando se i propri risparmi sono in una banca armata e spostandoli in banche etiche. La serata si è conclusa con un pasto condiviso. «Con quanto sta succedendo non ci siamo sentiti di proporre una vera e propria cena», ha spiegato Nazarena Lanza, che ha proposto invece a chi si è voluto fermare una schiacciata con lo zatar, formaggi locali, un’insalata di pomodori e cetrioli di CadalPum, e poi pizza casereccia portata da due partecipanti, Cristina e Alberto. Sotto un cielo che si faceva buio e annunciava tempesta, seduti ai tavoli, abbiamo continuato a scambiare parole, esperienze, tornando più e più volte sulla necessità di coltivare uno sguardo che non disumanizzi mai l’altro, chiunque esso sia. di Cristina Diana Bargu Redazione Piemonte Orientale
August 18, 2025
Pressenza