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Dentro l’Apocalisse
Dal “tetto del mondo” si è staccato un ghiacciaio e ha sommerso un’intera vallata, con le sue case, le sue strade, i suoi abitanti. Era già successo altre volte. Succederà ancora, sempre più spesso, ovunque: ai ghiacciai, alle terre congelate, alle calotte polari, alle banchise, che si scioglieranno e non si riformeranno più per millenni. Ha fatto un caldo insopportabile per tutta l’estate. Ne farà di più le prossime estati; sempre di più, per decenni, fino, forse, all’irreversibilità. Sta cambiando il regime delle acque: sempre meno regolare, alternano siccità e alluvioni. Il ghiaccio perduto farà aumentare il livello dei mari, inondando città e pianure costiere e quei mari non si ritireranno più. Si moltiplicheranno gli incendi boschivi, senza acqua a disposizione per domarli. Cambieranno habitat flora e fauna in forme imprevedibili e con conseguenze incontrollabili. Decine di migliaia di abitanti della Terra oggi, milioni e miliardi domani, saranno costretti ad abbandonare le loro terre per cercare di sopravvivere in altri Paesi, dove nessuno li vuole. Per questo si stanno preparando stragi e stermini di massa di cui oggi assistiamo solo alla sperimentazione. Questi sviluppi gli scienziati li hanno visti da tempo (forse non così precipitosi) e ce li hanno raccontati, ma in molti non li hanno voluti ascoltare e altri hanno fatto finta di farlo, senza mai adoperarsi per un cambio di rotta, troppo radicale per farsene carico. Meglio aspettare gli eventi… Eccoli! Quello che né gli scienziati, né i politici, né i media hanno cercato di fare è descrivere – se non per allusioni, senza mai dirlo in modo chiaro: troppo difficile e troppo impegnativo! – le condizioni in cui si troveranno a svolgersi le nostre vite in quel contesto apocalittico. Ci sarà ancora acqua per tutti? A tutte le ore o solo ogni tanto? Che cosa si potrà ancora coltivare e mangiare? Si potrà ancora destinare il 70 % del suolo coltivabile agli allevamenti per produrre e mangiare carne? Ci si potrà ancora riscaldare tutti d’inverno e rinfrescare d’estate? Dove andranno ad abitare i milioni di famiglie la cui casa sarà stata distrutta dalle intemperie o dal fuoco o sommersa dalle acque? Chi si prenderà cura di loro? Ci si sposterà ancora tutti (10 miliardi) in auto, magari elettriche, o non sarà il caso di cercare di garantire la mobilità di tutti con mezzi condivisi? E il turismo verso mete diventate pericolose, sgradevoli, impraticabili continuerà a essere il settore portante di tante economie locali e nazionali? Che ne sarà degli sport invernali, della nautica da diporto, degli aerei manageriali? E si continuerà a sostenere che il pericolo maggiore è l’aggressività del “nemico”? Si continuerà a produrre sempre più armi, scannandoci a vicenda, invece di metterci al riparo dal collasso? Sono queste le cose di cui bisognerebbe discutere ogni giorno e ovunque. Se il Green Deal fosse stato fatto in modo serio, la prima misura da finanziare sarebbe stata un’informazione e un dibattito approfonditi su questi argomenti nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, nei paesi e nei quartieri. Solo pensarli dà i brividi; si capisce la riluttanza generale ad affrontarli. Mettono in ridicolo le diatribe che monopolizzano i discorsi e i conflitti politici correnti e soprattutto la grottesca autorità di tanti personaggi che oggi pontificano sul futuro geopolitico dell’Europa e del mondo senza nemmeno nominare – non dico rifletterci su – la crisi climatica: pifferai che guidano e trascinano interi popoli verso l’olocausto ambientale. E’ difficile dire queste cose, ma qualcuno deve pur cominciare a farlo e a riprendere, senza rinnegarla e anzi potenziandola alla luce di questo scenario, la rivendicazione di una giustizia sociale fatta di redditi decenti, salute, istruzione, cultura e dignità per tutti. E’ chiaro che per questo non si può contare sui governi nazionali, locali e sovranazionali, né su partiti, corporation e finanza. E nemmeno sulla religione, soprattutto da quando l’ecologia integrale di Francesco è stata messa da parte, riconducendola a una sacrosanta ma insufficiente campagna per la pace. Per reagire a tanta inerzia ci vuole un cambio generazionale. Molti tra le ultime generazioni denigrate da politici e media tronfi del proprio monopolio sulla parola hanno dimostrato di saper cogliere l’essenza del problema, ma si sono ritrovati disarmati di fronte a tanta pervicace inerzia. Per cambiare rotta occorre un rinnovamento intellettuale, morale, sociale ma soprattutto vitale, valorizzando la naturale generosità che la parte migliore delle ultime generazioni ha dimostrato di avere. I disastri a venire metteranno alla prova la capacità e la disponibilità ad affrontarli senza deleghe: con il mutuo soccorso, con la mobilitazione della parte più attiva della popolazione e dunque dei giovani, per supplire a ciò che governi e partiti hanno dimostrato di non saper fare nemmeno a livello locale. E’ in queste attivazioni che si possono creare le condizioni di nuove realtà sociali, di nuove comunità, fondate sul reciproco riconoscimento, il mutuo sostegno, il rispetto del proprio territorio, della vita che lo abita, della Terra tutta. Comunità e comunità di comunità: l’embrione di una nuova formazione sociale attraverso cui realizzare non il “sole dell’avvenire”, ma una convivenza che permetta di attrezzarsi per far fronte al progredire del collasso.   Guido Viale
August 29, 2026
Pressenza
Il dibattito nel Consiglio di Sicurezza ONU sulle risorse naturali. Da una parte guerre, povertà e collasso climatico, dall’altro pace, giustizia e diritti
Lo scorso 22 luglio si è svolto nella sede ONU di New York il dibattito aperto di alto livello sulla governance delle risorse naturali presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una questione aperta che riguarda direttamente sicurezza internazionale, giustizia sociale, ambientale ed ecologica e prevenzione dei conflitti. A organizzare il dibattito è stata, non a caso, la presidenza di turno della Repubblica Democratica del Congo, che ha scelto questo tema come cardine del proprio mandato mensile al Consiglio di Sicurezza. La Ministra degli Affari Esteri, della Cooperazione Internazionale e della Francofonia della RDC Thérèse Kayikwamba Wagner ha sottolineato la necessità di trasformare il rapporto con le risorse naturali: non più campo di battaglia delle rivalità, ma fondamento della sicurezza collettiva e del destino comune. Minerali, acqua, foreste, energia e biodiversità devono diventare strumenti di cooperazione anziché di conflitto. Una catena di approvvigionamento – ha aggiunto – è veramente sicura solo se è equa. Una partnership è sostenibile solo se è equilibrata. Una transizione energetica è legittima solo se rispetta i diritti e la dignità delle popolazioni che forniscono le risorse da cui dipende. Irene Vélez Torres, Ministra ad interim dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile della Colombia, che lo scorso aprile ha co-organizzato la prima Conferenza Internazionale per l’uscita dai combustibili fossili insieme ai Paesi Bassi, ha dichiarato che contrastare le economie minerarie illecite richiede un autentico principio di corresponsabilità globale. La sfida che ci troviamo ad affrontare – ha affermato – non consiste semplicemente nel garantire una produzione sufficiente dei minerali che consentiranno la riconversione energetica. Consiste nel decidere i principi, le regole e i meccanismi globali con cui governeremo tali risorse. Tale decisione determinerà se l’estrazione di minerali strategici aggraverà la disuguaglianza e la distruzione ambientale, o se diventerà invece un fondamento per la pace e la giustizia. Non possiamo permettere di nuovo che il Sud del mondo si faccia carico dei costi ambientali e sociali dell’estrazione. Il diplomatico cinese Sun Lei nel suo intervento ha avvertito che i conflitti sono complessi e che le risorse non ne sono l’unico motore. Il commercio economico e la cooperazione industriale non devono cadere vittima di una militarizzazione, politicizzazione o strumentalizzazione indiscriminata, sottolineando come alcuni Paesi dovrebbero smettere di usare pressioni, sanzioni e coercizione militare per impadronirsi delle risorse di altri Paesi. Dmitry Chumakov, Vice Rappresentante Permanente della Federazione Russa, ha affermato che non esiste un modello universale di gestione delle risorse naturali che sia ugualmente adatto a tutti, respingendo un approccio secondo il quale la sovranità statale sulle risorse naturali può essere realizzata solo a condizione di una qualche forma di buon governo. Sottolineando che venti economie africane dipendono dalle esportazioni di minerali non lavorati, ha affermato che la continua estrazione di materie prime dai Paesi del Sud del mondo dimostra che la decolonizzazione non si è realmente realizzata. Nel suo intervento, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha indicato quattro priorità: giustizia, prevenzione, risoluzione pacifica delle controversie e clima. La giustizia. Il modello in cui le risorse vengono estratte, il valore aggiunto prodotto altrove e i costi ambientali e sociali lasciati alle comunità locali deve essere superato. I Paesi e le popolazioni che possiedono le risorse devono poterne trattenere una quota maggiore del valore, attraverso catene del valore più eque, lavorazione e raffinazione nei Paesi di origine, trasparenza e rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali. È anche una questione di sovranità. In particolare in Africa, le conseguenze del colonialismo e le difficoltà di governance continuano a ostacolare la piena capacità degli Stati di esercitare i propri diritti sulle risorse naturali e reinvestirne il valore. La prevenzione. I minerali attraversano spesso più Paesi prima di arrivare ai mercati mondiali. Contrastare il commercio illecito significa quindi intervenire sull’intera catena del valore, attraverso tracciabilità, due diligence, condivisione delle informazioni e cooperazione tra Paesi produttori, di transito e consumatori. L’obiettivo è impedire che risorse provenienti da attività criminali entrino nei mercati legittimi. La risoluzione pacifica delle controversie. Accesso alle risorse, proprietà, controllo dei territori, distribuzione delle entrate e benefici per le comunità locali non sono questioni soltanto tecniche: possono essere all’origine di conflitti politici. Per questo, secondo Guterres, devono entrare nell’analisi politica e nei processi di mediazione e risoluzione pacifica previsti dal Capitolo VI della Carta delle Nazioni Unite. Il clima. Siccità, inondazioni, degrado ambientale e perdita degli ecosistemi possono ridurre l’accesso alla terra e all’acqua, compromettere i mezzi di sussistenza e aumentare la competizione per le risorse. In contesti già fragili, queste pressioni possono trasformarsi in nuove tensioni e violenze. Le Nazioni Unite stanno integrando clima, pace e sicurezza nei sistemi di allerta precoce e nella pianificazione, anche in Africa Centrale. Ad Abyei, tra Sudan e Sud Sudan, iniziative di costruzione della pace guidate dalle comunità locali affrontano già il rapporto tra degrado ambientale, pressioni climatiche e tensioni politiche. Il punto di fondo – sostiene Guterres – è cambiare il modello di estrazione e gestione delle risorse naturali, affinché una quota maggiore del valore resti nei Paesi produttori e nelle comunità interessate e i proventi non continuino a finanziare guerre e reti criminali. Il bivio è questo: continuare a estrarre ricchezza lasciando dietro di sé conflitti, distruzione ambientale e povertà, oppure trasformare le risorse in strumenti di giustizia, cooperazione e dignità per le comunità che le custodiscono. In ultima analisi, dice, è una scelta politica. E l’appello di Guterres al Consiglio di Sicurezza è netto: scegliere la pace. Un tema che tornerà al centro del dibattito internazionale anche con la seconda Conferenza internazionale per l’abbandono dei combustibili fossili, prevista nel 2027 a Tuvalu, per la quale sono già iniziati i lavori preparatori. Sarà uno spazio di confronto tra governi, movimenti, ONG, accademia e comunità che vivono sulla propria pelle le conseguenze di un modello fondato sullo sfruttamento delle risorse: malattie, povertà, ingiustizie, violenza e distruzione ambientale. È da questo confronto tra chi governa e chi quelle conseguenze le vive ogni giorno che può prendere forma una scelta diversa: un presente di pace e giustizia. La registrazione dell’incontro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul tema Natural resources governance: the foundation of peace, security and prosperity (22 luglio 2026) è disponibile su * UN News – Can critical minerals fuel peace and prosperity instead of conflict? * UN Web TV – https://webtv.un.org/en/asset/k13/k13v1mba1m inoltre nella sezione del sito delle Nazioni Unite dedicata all’argomento * Critical minerals: a security issue? How the responsible governance of natural resources can build a more peaceful and prosperous world Elisa Sermarini
August 25, 2026
Pressenza
Collasso Climatico e Inerzia Criminale: Un Allarme Ignorato
Il dramma che si consuma dall’Abruzzo al Molise fino alla Puglia non è affatto una semplice conseguenza delle “forti piogge” o di eventi naturali imprevedibili. È, piuttosto, la manifestazione evidente di un collasso climatico in atto, aggravato da decenni di scelte politiche irresponsabili e da una totale assenza di prevenzione strutturale. Il dissesto idrogeologico, ormai normalizzato in regioni come il Molise, è il risultato diretto di un modello di gestione che ha anteposto interessi privati e speculativi alla sicurezza e alla vita delle persone. La privatizzazione delle risorse fondamentali, come l’acqua, e la gestione pubblico-privata di infrastrutture vitali, come la diga del Liscione, hanno dimostrato di essere un fallimento colossale, aggravato dall’inerzia e dalla complicità di chi governa. Il governo Meloni, con la sua gestione commissariale, non solo non ha invertito questa rotta disastrosa, ma ha contribuito a perpetuare un sistema che ignora deliberatamente la gravità del cambiamento climatico e le sue conseguenze devastanti. La mancata manutenzione delle infrastrutture, la carenza di politiche di prevenzione e la totale assenza di un piano serio di tutela ambientale sono atti di negligenza criminale che mettono a rischio la vita di intere comunità. Non si tratta di fatalità, ma di una scelta politica precisa: sacrificare la sicurezza e la dignità dei cittadini sull’altare del profitto e della speculazione. È una vergogna che, mentre il clima si surriscalda e le catastrofi si moltiplicano, il governo continui a voltare le spalle, lasciando interi territori isolati, senza acqua, energia e servizi essenziali, in balia di un disastro annunciato. Questa è la realtà di un collasso climatico accelerato dalla miopia e dall’avidità di chi dovrebbe invece proteggere il bene comune. È ora di smascherare questa inerzia criminale e di pretendere azioni concrete, immediate e radicali per mettere in sicurezza il territorio, gestire le risorse pubbliche con responsabilità e garantire la vita e la dignità di chi abita queste terre. La crisi climatica non aspetta, e nemmeno noi dobbiamo farlo. Non basta l’indignazione, bisogna attivarsi nella resistenza civile nonviolenta di Ultima generazione. Ray Man
April 3, 2026
Pressenza
Ultima Generazione: Roma, assoluzione per il blocco stradale sull’Aurelia del 7 dicembre 2021
È stata una delle prima azioni del movimento. Tra assoluzioni, non luogo a procedere e tenuità del fatto siamo alla 63° sentenza favorevole. “Il fatto non sussiste”: questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale riguardo all’accusa di interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale del 7 dicembre 2021 sulla via Aurelia. Una sentenza, la 63° che tra assoluzioni piene, non luogo a procedere e tenuità del fatto, dimostra ancora una volta che la protesta non è un crimine. Si è trattata di una delle prime azioni del movimento; un’azione, come le altre che seguiranno, compiuta tra lo stupore – e lo sconcerto – dei più, ma necessaria. Sono passati più di quattro anni; al collasso climatico, si è aggiunto il collasso del già fragile ordine internazionale. Le persone comuni devono scegliere, noi dobbiamo scegliere: o subire le scelte di una classe dirigente sempre più incapace e criminale o organizzarci per far sentire la nostra voce e riprendere le nostre vite. Le persone imputate oggi in tribunale, difese dalle avvocate Francesca De Prosperis, Paola Bevere e dall’avvocato Cesare Antetomaso, così come le persone che decisero di seguirle e che si sono sedute sul GRA e su tante altre strade in Italia, questa decisione l’hanno già presa. “Oggi siamo stati assolti dall’accusa di interruzione di pubblico servizio dopo il blocco stradale di via Aurelia del 7/12/21. All’udienza hanno testimoniato un giornalista che era presente quel giorno (portato in commissariato insieme a noi) e un esperto di clima (Vittorio Marletto, fisico, già responsabile Osservatorio clima Arpae Emilia-Romagna, ideatore e coordinatore dell’ Atlante climatico regionale n.d.r.), che ha spiegato al giudice quanto fosse grave e drammatica già al tempo la situazione a livello climatico. Inoltre Peter (una delle persone imputate) ha dichiarato che durante il blocco abbiamo fatto passare le ambulanze. Oggi questa sentenza dimostra come fare azioni di protesta pensate strategicamente per essere eclatanti e attirare l’attenzione pubblica sia possibile senza ripercussioni a livello legale. È quanto mai necessario ampliare il nostro immaginario di azione, per poter incidere sull’agenda mediatica e sull’opinione pubblica. Possiamo fare molto di più di così e dobbiamo! La crisi climatica avanza e con lei il nostro futuro si sgretola, le speranze per una vita in un ambiente sano e in equilibrio si fanno sempre più vane. Dobbiamo pretendere giustizia, finché i nostri soldi non smetteranno di finanziare l’industria dell’energia fossile e delle armi, finché non vedremo un’equa distribuzione delle risorse e la messa in sicurezza dei territori” ha dichiarato Davide 26 anni, una delle persone imputate. Processi in corso * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco di Ponte Milvio del 18 aprile 2023 * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco del MEF del 4 febbraio 2022 * Roma 5 marzo, ore 11.30 udienza predibattimentale per assemblea popolare in piazza Vittorio Emanuele II 11 maggio 2024 I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
March 5, 2026
Pressenza
La nostra «sicurezza»: fra lame, ipocrisie e Meloni
articoli di Danilo Tosarelli e di Valentina Fabbri Valenzuela. Due punti di vista diversi per favorire la discussione… anche in “bottega” Italia, sicurezza o democrazia? Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato di Valentina Fabbri Valenzuela (*) Repressione della solidarietà e di attivisti climatici Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in
January 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Resistenza civile nonviolenta, sono io il corpo del reato
Esplorare “le suture più delicate dei sentimenti” rappresenta l’inizio di una rivoluzione, come scriveva Pier Paolo Pasolini, quando volavano sassi e proiettili. La violenza politica era considerata una possibilità razionale, ma fu l’inizio della fine. Nel 1982 comparve sul grande schermo un capolavoro che raccontava l’esperienza gandhiana: con la pratica e la teoria nonviolenta il popolo indiano si liberò dal giogo imperiale dei britannici. Ne rimasi incantato, anche se alle provocazioni dei fascistelli rispondevo ancora con le mani. Poi con la maggiore età ho rinunciato del tutto alla violenza, semplicemente perché mi sono reso conto che un pugno ben assestato può fare male, molto male. Sembra banale, eppure io non ho mai odiato nessuno a tal punto da desiderare la sua morte. Ho scoperto Greenpeace, l’attivismo politico e infine nel 2023 Ultima Generazione. Trent’anni fa la prima conferenza internazionale a Rio de Janeiro parlava dei cambiamenti climatici prodotti dalle attività umane. Siamo ancora fermi lì o abbiamo acquisito la consapevolezza dell’urgenza del problema? Nel 2015 con gli accordi di Parigi si raggiunse un consenso scientifico e istituzionale globale, messo poi in discussione da Trump nel 2016. Ormai i mass media sono inquinati da un dibattito surreale, che lascia spazio alla negazione dell’evidenza scientifica ben chiara da decenni. Trent’anni fa scrivevo di Rio, oggi devo descrivere la mia rabbia per la lentezza con cui i governi affrontano la mitigazione necessaria e urgente per fermare il collasso climatico. Nella COP30 a Belem non è maturata nessuna scelta decisiva, sembra anzi una rinuncia a qualsiasi possibilità di mitigazione. Non mollare mai. Una rivista della resistenza fiorentina contro il fascismo si chiamava proprio così: non mollare. Non mi voglio arrendere. Non possiamo rinunciare al futuro e a mio modestissimo avviso, la strada per lottare deve essere nonviolenta. Un mese fa ero in presidio a Roma e sono stato portato via di peso con altre persone nonviolente. Ci hanno trattenuto per ore in cella. Si chiama resistenza civile nonviolenta. Una scelta radicale. Faccio fatica a parlarne, perché voglio evitare una retorica vittimistica, ma voglio anche affermare con chiarezza che non era necessario un fermo di polizia così brutale e sproporzionato. Ci sono abusi di potere che devono essere stigmatizzati senza stancarsi mai di ripeterlo: sono abusi di potere. Anche i giudici condannano queste procedure non giustificate da motivi di ordine pubblico. Sono invece modalità repressive  e oppressive, per non dire intimidatorie e punitive. La resistenza civile nonviolenta di Ultima Generazione va avanti da anni. Non molliamo. La mobilitazione umana, la marea di umanità, milioni di persone scese per strada in tutto il mondo contro il genocidio israeliano a Gaza hanno dimostrato che l’opinione pubblica conta. Il giornalista Lucio Caracciolo ha riconosciuto l’impatto determinante di queste manifestazioni pacifiche per arrivare a una fragile tregua. Non è finita. Non molliamo. Sono stato in Sicilia dal 29 agosto 2025 al 16 settembre per dare una mano alla Global Sumud Flotilla. Ho vissuto l’entusiasmo e le preoccupazioni umane, non politiche, meramente umane di questo grande movimento. Non molliamo. Il genocidio non si è fermato, ha solo cambiato modalità, ed è passato in secondo piano sui mass media. Non credo che si siano attenuati lo sdegno e la rabbia per la crudeltà degli israeliani. Si è visto pochi giorni fa che ci sono ancora milioni di persone in tutto il mondo che scendono per strada chiedendo di fermare il genocidio. Il governo italiano è complice. Come altri governi. Come si può pensare che la pace proclamata dagli USA e fotografata dalla risoluzione 2803 del consiglio di sicurezza ONU sia una vera pace? Non molliamo. Noi vogliamo la pace per i palestinesi martirizzati e per tutti i popoli martoriati dalle guerre. Non bisogna aver paura di far sentire la propria voce. Non insegno niente, ma metto il mio corpo in piazza e peso quasi cento chili. La questura è preavvisata. Ray Man
December 7, 2025
Pressenza
Norvegia: centinaia di persone bloccano la più grande raffineria di petrolio del paese
Da questa mattina, centinaia di persone hanno risposto alla chiamata di Extinction Rebellion e del Green Youth Movement e stanno bloccando la principale raffineria di petrolio della Norvegia, raffineria di Mongstad a Bergen del colosso del fossile Equinor. Tre ingressi sono stati bloccati via terra e uno via mare da gruppi di persone in kayak. L’iniziativa fa parte della Nordic Climate Justice Coalition, un’alleanza di movimenti climatici nata per smascherare il mito dei Paesi nordici come leader “verdi e progressisti”, che dal 16 al 23 agosto ha lanciato una mobilitazione in Norvegia per protestare contro l’industria petrolifera del Paese.  «Siamo arrivati da tutta Europa perché il collasso climatico non conosce confini. Ho attraversato l’Europa per essere qui» racconta Lotta, artista e attivista italiana di Extinction Rebellion che si trova sul posto.  «Vengo dall’Emilia Romagna, una terra devastata da ripetute alluvioni che hanno distrutto tutto. Sono qui perché è il momento che i principali paesi produttori e estrattori di petrolio e gas – la Norvegia come l’Italia – si assumano le proprie responsabilità e avviino immediatamente un piano per l’uscita dal fossile». Il periodo non è casuale: le proteste si svolgono a poche settimane dalle elezioni parlamentari dell’8 settembre, un appuntamento cruciale per definire la futura politica climatica del Paese. «Siamo qui perché, in vista delle prossime elezioni, la Norvegia non ha nessun piano di uscita dal fossile» aggiunge Simone, un altro attivista arrestato per aver bloccato in kayak una delle navi petrolifere di Equinor. Nonostante la Norvegia sia infatti il principale produttore europeo di petrolio e gas, nel dibattito elettorale che precede le elezioni di settembre non è stato presentato alcun piano di progressiva dismissione delle fonti fossili. «Siamo nel paese che più produce petrolio in Europa e Equinor è una delle aziende responsabili della crisi climatica che stiamo vivendo e che sta causando centinaia di migliaia di morti  in tutto il mondo. È il momento di uscire dal fossile, adesso».  Alle azioni di oggi si sono unite anche Greta Thumberg e Aurora, popstar internazionale. «Siamo qui perché è chiarissimo che il petrolio non ha futuro. I combustibili fossili portano solo morte e distruzione, ed è per questo che dobbiamo fare pressione su produttori moralmente corrotti come la Norvegia, che ha il sangue sulle mani» ha dichiarato Greta Thunberg. Sulla stessa linea anche Aurora ha spiegato così la sua partecipazione al blocco: «Sono qui perché, quando nessuno si assume la responsabilità, devono farlo le persone. Allora tocca a noi. Il petrolio distrugge il mare e l’aria e spinge i popoli alla guerra. È invasivo e inquinante – un modo antiquato di vivere. Continuiamo a parlarne come se avesse a che fare con il futuro, ma non è così: il petrolio appartiene al passato». Dopo il blocco di oggi della raffineria di Mongstad, Extinction Rebellion ha annunciato che si proseguirà con una serie di azioni durante tutta la settimana, anche a Oslo. Fonti – Equinor, https://www.equinor.com/energy/mongstad – Equinor, https://www.equinor.com/ – Nordic Climate Justice Coalition, https://www.nordicclimatejustice.net/ – Reuters,  https://www.reuters.com/business/energy/norway-oil-industry-investment-set-peak-2025-survey-finds-2025-08-14/ Extinction Rebellion
August 18, 2025
Pressenza