Tag - omicidi di giornalisti

Perù, il 2025 l’anno più letale per il giornalismo
> Nel 2025 si sono verificati 458 attacchi contro giornalisti e mezzi di > comunicazione, tra cui quattro omicidi di giornalisti, rendendo l’anno appena > terminato il più letale per l’esercizio del giornalismo in questo secolo. Il > rapporto annuale dell’Ufficio per i diritti umani (OFIP) dell’Associazione > Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) rivela un quadro persistente di > violenza, intimidazioni e restrizioni al diritto di informare e di essere > informati. I dati mostrano che le minacce e gli atti di intimidazione (127) e le aggressioni fisiche e verbali (114 casi) hanno costituito la maggior parte degli attacchi. A ciò si aggiunge il ricorso ricorrente a meccanismi legali e amministrativi come forma di pressione: sono stati registrati 46 casi di intimidazione giudiziaria e 4 sanzioni o pressioni amministrative, una tendenza che evidenzia l’uso dell’apparato statale per scoraggiare le indagini giornalistiche. La media è di 38 attacchi al mese, più di un attacco al giorno. Il bilancio annuale è particolarmente grave per l’impatto letale della violenza. Quattro giornalisti sono stati uccisi nel 2025 (Gastón Medina, a Ica; Raúl Célis, a Iquitos; Fernando Nuñez a Pacasmayo e Mitzar Castillejos, ad Aguaytía), a conferma del fatto che l’esercizio della professione continua ad essere un’attività ad alto rischio nel Paese. Questi crimini sono avvenuti in un contesto di impunità strutturale, in cui le indagini non procedono con la rapidità e la diligenza necessarie. Il mese più critico è stato settembre, con 75 attacchi registrati, seguito da ottobre (48) e luglio (47), il che rivela picchi di conflittualità associati a situazioni politiche e sociali di forte tensione. FUNZIONARI E FORZE DI SICUREZZA I PRINCIPALI AGGRESSORI L’analisi per tipo di aggressore mostra che i funzionari pubblici sono in cima alla lista, con 217 attacchi, seguiti dagli agenti di sicurezza (121). Nel complesso, questi attori statali concentrano oltre il 70% delle aggressioni registrate, un dato che accende i campanelli d’allarme sul ruolo dello Stato non solo come garante, ma anche come protagonista delle violazioni della libertà di stampa. Sono stati registrati anche attacchi perpetrati da civili (71) e soggetti non identificati (45), nonché casi attribuibili ai datori di lavoro, che riflettono la precarietà lavorativa e la mancanza di protezione interna in alcuni ambienti di lavoro. IL GIORNALISMO DIGITALE È IL PIÙ ATTACCATO Per tipo di mezzo di comunicazione, il giornalismo digitale è stato il più colpito, con 219 attacchi, molto al di sopra della stampa televisiva (108), scritta (66) e radiofonica (65). Il dato conferma che lo spazio digitale, fondamentale per l’indagine e il monitoraggio, è diventato uno dei principali bersagli di aggressioni, discorsi stigmatizzanti e minacce. Per quanto riguarda l’impatto per genere, gli uomini hanno subito 231 attacchi, mentre le donne hanno subito 93 aggressioni, molte delle quali caratterizzate da violenza simbolica, molestie e diffamazione. UN DETERIORAMENTO CHE COLPISCE LA DEMOCRAZIA Il bilancio del 2025 porta a una conclusione chiara: gli attacchi alla stampa non sono fatti isolati, ma fanno parte di un modello sistematico che cerca di mettere a tacere le voci critiche, inibire l’inchiesta giornalistica e limitare il dibattito pubblico. In un contesto di crescente polarizzazione e debolezza istituzionale, il deterioramento delle condizioni per l’esercizio del giornalismo ha un impatto diretto sulla qualità democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redacción Perú
Come i media occidentali favoriscono il genocidio israeliano e l’uccisione mirata di giornalisti a Gaza
 Teheran – Presstv.ir. Mai nella storia dell’umanità gli esseri umani avevano assistito a un genocidio in tempo reale, come stiamo vedendo accadere oggi a Gaza. Abbiamo visto persone colpite dai cecchini, ospedali rasi al suolo, rifugiati nelle tende bruciati vivi, la popolazione ridotta alla fame e molto altro ancora, tutto sui nostri schermi. Gran parte di ciò a cui assistiamo è dovuta all’instancabile e coraggioso impegno dei giornalisti palestinesi a Gaza, consapevoli di poter essere uccisi in qualsiasi momento dal regime, ma che, nonostante questo, continuano a mostrarci la realtà di ciò che accade sul campo. È un lavoro estremamente difficile; tuttavia, la trasmissione di video e la copertura in diretta hanno finalmente contribuito a cambiare la narrazione sulla Palestina e sulla sua occupazione a livello globale. Prima di quest’ultima ondata di genocidio, indipendentemente dal tipo di brutalità e oppressione subite dai palestinesi, ci si trovava di fronte a commenti come: «Israele ha il diritto di difendersi» o «Gli israeliani non hanno scelta, a causa dei missili di Hamas che piovono sull’innocente popolazione israeliana». Ma ora la più grande paura del regime israeliano si sta avverando: i sionisti stanno perdendo il controllo della narrazione. La verità sta emergendo, un crimine di guerra dopo l’altro. Le persone in tutto il mondo si sono risvegliate e molti non credono più alla versione hasbara degli eventi. Il regime assassino di bambini ha cercato di impedire che ciò accadesse. Così, fin dall’inizio di quest’ultima ondata di guerra genocida contro il popolo palestinese, ai giornalisti internazionali è stato vietato dal regime israeliano di entrare a Gaza. La scusa ufficiale era la protezione della loro sicurezza, ma la realtà è che non si voleva far emergere la vera storia di ciò che sta accadendo. Di conseguenza, la responsabilità principale di mostrare la realtà sul campo è ricaduta sui giornalisti palestinesi, che il regime israeliano continua a cercare di controllare, screditare o mettere a tacere. Per questo, il deliberato attacco ai giornalisti palestinesi da parte del regime è stato spietato e si è intensificato col tempo. Gli assassinii a sangue freddo di giornalisti hanno raggiunto a Gaza un livello senza precedenti. Mai prima d’ora i giornalisti erano stati presi di mira in questo modo. Al momento della stesura di questo articolo, 242 giornalisti sono stati uccisi a Gaza, e gli ultimi cinque omicidi sono avvenuti solo domenica sera. Una tenda che ospitava giornalisti di Al Jazeera è stata deliberatamente presa di mira dal regime, uccidendo tutti e cinque i membri della troupe. Israele si è assunto la responsabilità delle uccisioni, affermando che la tenda ospitava una “cellula di Hamas”. Questa è l’azione di un regime al quale le potenze occidentali hanno concesso l’impunità. Israele non subisce sanzioni per aver ucciso neonati nelle incubatrici, né è chiamato a rispondere per aver affamato un’intera popolazione. Non subisce alcuna pressione. Negli ultimi 22 mesi, abbiamo visto l’espansione di questi attacchi contro i giornalisti in tutta la regione, compresi la Cisgiordania occupata, il Libano e l’Iran, dove l’edificio principale dell’emittente della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIB) è stato preso di mira, causando tre morti. Perché? Perché può farlo. Non viene ritenuto responsabile. E se arrivano condanne, sono soltanto formule di circostanza a livello internazionale, che non portano a conseguenze concrete in grado di fermare le sue azioni illegali. Così, la macchina politica occidentale e i suoi media corporativi sono pienamente complici del genocidio israeliano a Gaza. Il giorno dopo l’uccisione del giornalista di Al Jazeera Anas Al-Sharif, molte testate occidentali, come BBC, Reuters e Fox News, hanno ripetuto le accuse israeliane secondo cui Anas era a capo di una cellula terroristica di Hamas o che in passato aveva lavorato per l’ufficio stampa di Hamas. Invece di mostrare indignazione per l’uccisione di colleghi giornalisti, la BBC – che si vanta di essere la più grande emittente radiotelevisiva del mondo – si è limitata a ripetere la propaganda israeliana. Ecco perché 238 giornalisti sono stati uccisi a Gaza negli ultimi 22 mesi e i loro colleghi nei Paesi occidentali non hanno fatto nulla, o hanno perfino amplificato le menzogne del regime sionista. Questi cosiddetti giornalisti stanno seguendo la linea dei sionisti. Perché la BBC, Reuters, il New York Times o altri media non hanno accusato Israele di aver impedito loro di inviare giornalisti a Gaza? Perché cercare di demonizzare il messaggero appena assassinato, a meno che anche voi, come il regime israeliano, non vogliate impedire che il messaggio venga diffuso? Anche per voi la rivelazione della vera narrazione sulla Palestina e su Israele è fatale? Siete tutti complici del genocidio e i vostri sforzi per soffocare la verità arrivano troppo tardi, perché troppe persone si sono già risvegliate. La narrazione è cambiata. Sempre più persone si stanno rendendo conto che la Palestina non era una terra senza popolo, come era stato loro insegnato,né che i palestinesi avevano accettato che la loro terra venisse presa. C’è stata una Nakba che non è mai finita, e tutte le parti complici vengono smascherate, mentre il mondo si risveglia e manifesta il proprio disprezzo per il genocidio e per chi lo sostiene. Marzieh Hashemi è una giornalista, commentatrice e documentarista nata negli Stati Uniti e residente in Iran.