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Giornata delle Foibe e liste nere di Rampelli: autonomia didattica a rischio nelle scuole
ll vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI), la notizia è uscita sul quotidiano Domani (clicca qui), avrebbe segnalato le scuole che non hanno omaggiato la giornata delle Foibe e ha chiesto il diretto intervento del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Una vera e propria, inaudita, campagna repressiva che mira a distruggere autonomia didattica e libertà di insegnamento. Abbiamo ragione da vendere nel denunciare l’utilizzo delle giornate nazionali come opera di revisionismo storico e di pressione ideologica e politica. Sarebbero 41 gli istituti, “rei” di sottrarsi a questo rito che ormai dura da anni. Da quando questa giornata è stata istituita non ci sono spazi nella comunicazione pubblica per interventi di storici non omologati a posizioni revisioniste o nostalgiche della italianità, in questo caso non è ammesso il fatidico contraddittorio con posizioni diverse. È grave che questa lista di proscrizione arrivi direttamente da un parlamentare con un ruolo importante come la vice presidenza della Camera. Solo poche settimane fa denunciavamo la schedatura dei docenti di sinistra da parte della organizzazione giovanile dello stesso partito, ora questa nuova iniziativa. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene inaccettabile questa ennesima ingerenza e invita il mondo della scuola, in tutte le sue componenti, a mobilitarsi rivendicando la libertà di insegnamento, libertà da qualsiasi pressione ideologica e politica e di letture parziali e discutibili della storia. Consigliamo l’ ascolto di questo contributo audio di CUB Scuola a questo indirizzo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rovigo, militari della Folgore nelle scuole: reazioni locali e considerazioni pedagogiche
Rovigo, 27 febbraio scorso, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università registra una segnalazione di un genitore: l’8° Reggimento del Genio-guastatori, la più nota Folgore, “si presenta” all’Istituto Tecnico Professionale Giuseppe Marchesini/ Ferruccio Viola, e si mette in cattedra. Come sempre, sono due fogli locali (probabilmente dotati anche di emittenti televisive) a darne conto. La presentazione voluta dal dirigente scolastico, sotto il patrocinio della sindaca Valeria Cittadin, di cui porta il saluto un consigliere di Forza Italia Paolo Avezzù, già sindaco, suscita polemiche. Rovigo.news dà la notizia, fra altri servizi di cronaca locale, molta pubblicità senza la quale non si campa, probabili donazioni dei leghisti di città. Nel posto che dovrebbero occupare le/i docenti, ci sono anche due giovani folgorate, in mimetica. Penso che dovrei, da vecchia femminista, occuparmi di questa forma di pretesa emancipazione femminile, ma non è questo per ora lo spazio. Per cui vengo alla notizia. Le due donne, appena ragazze, sono volontarie, come prevedono anche le nuove leggi sulla leva in Europa (sulle modalità previste per la leva è utile l’intervento di Serena Tusini a questo link), ma un’altra si aggiunge in remoto, citata con orgoglio paterno dal consigliere Avezzù. Anche il Presidente dell’Istituto Nastro Azzurro, è fra gli invitati all’evento. Vale la pena di ricordare che si è nella grande famiglia militare, visto che l’Istituto nato nel 1923 (casualità storica?) si occupa di ex combattenti e di decorati al valore. Insomma, tutti uniti, potremmo dire con amara ironia, a servire lo storico motto “presente!”, la chiamata tipica delle formazioni militari. Ma la notizia della visita didattica dei militari, come in altre occasioni nell’ “ottica di servizio”, visto che si espongono vie di orientamento al lavoro post-diploma, non passa inosservata. Un altro foglio locale, La voce di Rovigo, pubblica la reazione piccata del Dirigente Scolastico a un comunicato congiunto della locale sezione del PRC (Rifondazione Comunista) e della CGIL. Partito e sindacato segnalavano l’inopportunità della “presenza” della Folgore in una scuola superiore. Come sappiamo, grazie a questi incontri, si alimenta la costante opera di consolidamento del consenso giovanile alle carriere militari, mentre la guerra ci arriva in casa e il governo prova a minimizzare. Il dirigente difende con le solite pericolose banalità il suo operato (anche degli Organi Collegiali, dovunque piuttosto agonizzanti?): i valori costituzionali, la Patria, ecc., al saldo degli articoli della Carta sul ripudio della guerra e sulla funzione della scuola. Forse non guasta ricordare che gli Istituti Tecnico Professionali come il “Viola/Marchesini” sono stati appena oggetto di una pesantissima opera di riforma dell’ordinamento (https://www.orizzontescuola.it/riforma-istituti-tecnici-firmato-il-decreto-di-revisione-nuovi-indirizzi-al-via-dal-2026-27-tutte-le-novita-la-nota-e-gli-allegati/). Com’era nell’aria da qualche anno, si chiude la sperimentazione e si passa alla norma che prevede un ciclo di quattro anni di durata, con taglio netto di un anno di formazione e la scomparsa di discipline importanti (la geografia e la storia si insegneranno un’ora a settimana). Ma niente paura, le famose Academy post diploma, pseudo fondazioni a carattere misto, più privato che pubblico – e la mimetica come obiettivo – potranno far completare il percorso scolastico alle allieve e agli allievi: basteranno competenze minime nei saperi (soprattutto gli inutili, gli umanistici), molto lavoro sulle soft skill che formano il carattere e sul digitale come tecnologia basilare. Rovigo è una città di 50.000 abitanti, “una città di pianura”, terre basse del Polesine, provincia veneta di antica povertà, di migrazioni stagionali e durature, di violente alluvioni, di rinato orgoglio di stampo leghista. Ma forse non se ne deve più parlare. La legge 86/2024 sull’Autonomia Differenziata, per ora in sordina in attesa che, come si augura il consigliere forzitaliota sul suo blog, vinca il “Sì” il 22/23 marzo, consoliderà la ricchezza fiscale dei nativi e la scuola sarà una faccenda solo regionale.       Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IC “Achille Lauri” di Sora, Frosinone, va in scena la Fata Carabiniera
Grazie alla sua centenaria esperienza funambolica, l’Arma dei Carabinieri stavolta sta in palcoscenico e arma una favola per bambine e bambini dai tre ai sei anni. Siamo a Sora, provincia di Frosinone, alla scuola dell’Infanzia che fa capo all’Istituto Comprensivo “Achille Lauri”, dove le scolaresche sono chiamate, con le loro insegnanti e la Dirigente, ad assistere a uno spettacolino veramente sorprendente (clicca qui per il servizio). Perfino noi, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che raccogliamo le segnalazioni di iniziative di questo tipo da tutta Italia, talvolta ci stupiamo. Infatti, se lo scopo è quello ormai consueto di inculcare nelle giovanissime menti la paura di trasgredire (intesa come rispetto della legalità, incarnata nello Stato e nelle sue istituzioni), la forma assume contorni fra l’esilarante e il paradossale. Il progetto, arrivato alla terza edizione, è una specie di scatola cinese. il titolo (dell’iniziativa? dello spettacolo? dell’animazione successiva?) è “Libertà, fantasia fra palcoscenico e vita”. Si intuisce che lo schema narratologico è costituito su una favola con protagonista una nuova fata da aggiungere all’immaginario infantile, la “carabiniera”. La fantastica creatura in divisa si muove su un palcoscenico (o nella vita reale?) dove fra cappelli a punta e bandiere italiche (in mano a ciascun minore), forse racconta di quali poteri dispone, di quali magie è capace. Si direbbe siano davvero straordinarie visto che le quattro parole del titolo mettono ogni tentativo interpretativo un po’ alle strette. Poco supporto ci viene dalla voce fuori campo che, come sempre nelle cronache locali, ci illustra con tono entusiasta le scene dell’arrivo delle piccole e dei piccoli in caserma. Quando il microfono va a un rappresentante dell’Associazione di Volontariato, che ci spiga di semi e terreni incolti, metafora delle piccole menti infantili da coltivare per ottenere buoni cittadini, la faccenda si fa imbarazzante. Ancora non si riesce a capire cosa faranno le creature nella caserma. Lavorando ai fianchi dell’iniziativa, provo a districare l’oscuro panorama offerto da chi organizza.  L’Associazione si chiama “CapitanoUltimo”, sembra abbia sede in una tenuta di zona, la “Della Mistica”. Il sito e la lettura dello statuto generano altro sconcerto. Provo ad andare con ordine. Le immagini mostrano uomini mascherati da fazzoletti con i simboli della Fiamma, immagini di rapaci, altro che non riesco a individuare, sono fotografati su sfondo di croci di legno. Falconeria, scopi sociali, preghiera comunitaria si intrecciano negli scopi dichiarati. Continuando a cercare si incontra anche il “personaggio-chiave” (sic), l’Ultimo Capitano (ultimo di che, di che impresa?). Ha un cognome, una carriera alle spalle di carabiniere, una recente di politico che lo ha visto candidato alle europee nella lista di Cateno De Luca, già sindaco dei Messina e Taormina. Guardando ancora in rete lo si vede su un palco durante la campagna elettorale mentre teatralmente si toglie “dopo 31 anni” (sic) il fazzoletto e dichiara i suoi intenti. Una signora lo abbraccia commossa, grata. Due parole su Cateno De Luca che lo ha reclutato sono utili per capire meglio il contesto: passato da uno schieramento politico all’altro, sempre di destra, è stato più volte indagato anche per reati gravi (di cui non ho potuto appurare l’esito giudiziario, ma non importa). Se si comprendono bene di obiettivi delle testate giornalistiche locali che diffondono queste notizie in rete e, come ho già scritto altrove, elaborano consenso verso queste iniziative nelle scuole, meno ci si capacita di come le maestre possano cedere il proprio ruolo professionale a questi improvvisati didatti. La scuola dell’infanzia e la primaria hanno già subito effetti di diverse norme distruttive della loro ottima storia educativa, ma oggi – è molto chiaro – rappresentano la prima fase del percorso formazione del capitale umano, da istruire, addestrare al pensiero convergente. Serviranno il mercato del lavoro secondo le sue aspettative, serviranno la Patria e i suoi obblighi di fedeltà e obbedienza. In fondo, produzione bellica e sistema valoriale lealmente patriottico vanno a braccetto. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Denuncia contro la deriva autoritaria e la militarizzazione dell’I.C. Pacinotti di Pontedera
CHI VA CON IL MILITARE IMPARA A MILITARIZZARE È con profonda preoccupazione che osserviamo la progressiva trasformazione degli spazi educativi dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pacinotti” in scenari di addestramento e propaganda in divisa. L’ultimo segnale di questa deriva è l’annuncio apparso sui social per una selezione di istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI), prevista per sabato 21 marzo presso la palestra scolastica di via Dante. Quale coerenza con il PTOF? Ci chiediamo, in modo provocatorio ma necessario: come può un metodo che si definisce “militare” essere compatibile con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’IC Pacinotti, che pone al centro l’inclusione, il benessere e lo sviluppo armonico della personalità dell’alunno? La risposta emerge chiaramente dalle analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: mentre il PTOF promuove la valorizzazione del singolo, il presidente della GDMI dichiara apertamente che nel loro metodo “non esiste il singolo o l’individuo: esiste un gruppo”. Mentre la scuola dovrebbe educare alla libertà, qui gli istruttori “non spronano, ma danno ordini”. Si parla di un “protocollo” che punta alla “forza esplosiva” e al “sincronismo”, concetti che richiamano modelli addestrativi volti a forgiare “futuri guerrieri” piuttosto che cittadini critici e consapevoli. Lo stesso fondatore della GDMI ammette che tali tecniche sono inadatte ai bambini sotto i 16 anni, eppure l’attività viene ospitata in un istituto che accoglie alunni dai 3 ai 14 anni. Tutto questo è reso possibile dalla Delibera n. 4 del 22 settembre 2025, con cui il Consiglio di Istituto ha delegato alla Dirigente Scolastica la firma delle convenzioni con le associazioni sportive. È accettabile che una delega in bianco permetta l’ingresso di realtà che negano l’individualità dell’alunno in nome dell’ordine e della disciplina marziale? Auspichiamo che il Consiglio di Istituto riveda con urgenza la delega concessa alla Dirigente, limitandone il raggio d’azione e riconsideri in sede collegiale la concessione degli spazi alla GDMI. Nel contesto globale di guerra e riarmo è fondamentale restituire alla scuola la sua funzione di laboratorio di pace e inclusione, libera da ogni retorica bellicista. Un disegno generale che parte con dall’ambiente e termina con l’addestramento e che trova conferma anche nell’iniziativa dello scorso 2 marzo, quando i Carabinieri del Nucleo CITES hanno incontrato gli alunni di quarta e quinta elementare dell’Istituto Comprensivo per attività di educazione ambientale. Sebbene il tema sia nobile, l’insistenza nel proporre figure in divisa come unici modelli di riferimento per la legalità e la tutela del territorio è parte integrante di un processo di militarizzazione cognitiva della scuola che da ormai 3 anni Puntualmente denunciamo. Esistono alternative civili di altissimo profilo: perché non coinvolgere i ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, gli esperti dell’Orto Botanico o i divulgatori del Museo di Storia Naturale di Calci? Queste figure offrirebbero competenze scientifiche senza il filtro della gerarchia e dell’autorità militare, rispettando la laicità e l’autonomia del pensiero educativo. Fonti per il presente articolo: https://www.facebook.com/share/p/1LMaogpc1X https://www.icpacinottipontedera.it/gli-alunni-della-scuola-primaria-incontrano-i-carabinieri-del-comando-forestale Per approfondimenti sul fenomeno della militarizzazione scolastica, invitiamo a consultare il sito ufficiale, in particolare clicca qui e poi anche qui. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Giorno del Ricordo” al Liceo Nicolini Palli di Livorno: la visione critica studentesca di fronte ad un racconto parziale
Lo scorso 6 febbraio al Liceo delle Scienze Umane “Nicolini Palli” di Livorno si è svolto l’ennesimo incontro per commemorare il “Giorno del Ricordo”, giorno voluto nel 2004 dall’allora governo Berlusconi-Fini, ma approvato anche dal centrosinistra, ansioso di liberarsi da qualsiasi ombra di comunismo. All’incontro era presente l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, rappresentata per questa occasione dall’ammiraglio Roberto Cervino e dalla dottoressa Marzia Colani, rispettivamente presidente e consigliera dell’ANVGD della provincia di Livorno. I relatori hanno recitato il solito copione: hanno raccontato di come poveri italiani siano stati infoibati o cacciati dall’Istria e dalla Dalmazia da feroci comunisti titini. Ovviamente non sono mai stati citati i fascisti, la loro violenza contro la popolazione locale e i relativi campi di concentramento. Questa volta però ad accoglierli c’erano alcuni ragazzi e ragazze che hanno trovato il coraggio di fare domande sull’imparzialità dei loro interventi, mettendo in evidenza la retorica nazionalista mascherata da semplice “testimonianza” (per la lettera con cui uno studente segnala l’accaduto clicca qui). Di fronte a queste critiche, al silenzio iniziale è seguito l’immancabile elogio dell’esercito alleato che, incarnazione del Bene, ha prima liberato l’Italia e poi l’ha difesa dal Male assoluto, ossia tutto quello che si trovava al di là della “cortina di ferro”. Non è mancata neanche qualche espressione razzista, come quando è stato sottolineato che gli esuli dalmato-istriani erano esattamente come noi con carnagione chiara e senza “occhi a mandorla”. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo già rilanciato una riflessione sul “Giorno del Ricordo” e sull’esodo giuliano-dalmata durante la settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento che si è tenuta tra il 9 e il 13 febbraio. Tra il materiale didattico consigliato vi era anche un’intervista a Eric Gobetti (per il video clicca qui), storico contemporaneo che da tempo si occupa di studiare il fenomeno delle foibe con tutta la retorica che ne è seguita nei decenni successivi. Dai suoi studi emerge chiaramente che le foibe si devono inserire all’interno della “resa dei conti” che alla fine della Seconda guerra mondiale ha attraversato tutta l’Europa. In Jugoslavia a pagare il conto furono collaborazionisti e fascisti, di cui gli italiani rappresentarono solo una piccola parte. Inoltre, a differenza dei tedeschi, gli esuli italiani non furono mai espulsi per legge. La fuga di massa fu principalmente innescata dalla paura di vivere in un paese comunista, per di più all’epoca estremamente povero, e dal sogno americano che prometteva benessere e ricchezza a tutta l’Europa Occidentale. La complessità di questo fenomeno è stata invece ridotta ad una lotta manichea del bene contro il male, soprattutto da parte di un ammiraglio che ha infarcito il suo racconto di nazionalismo e cultura militarista. Proprio per tale ragione l’Osservatorio continua a ribadire che nelle scuole deve entrare solo la società civile, l’unica che con la sua ricchezza di punti di vista ha la potenzialità di restituire in maniera oggettiva fatti storici che sono stati strumentalizzati per decenni da una faziosa propaganda politica. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
IC Roncade (Treviso), lezione dei carabinieri su bullismo e ciberbullismo
Di recente le due scuole secondarie di primo grado dell’Istituto comprensivo di Roncade in provincia di Treviso hanno incontrato i referenti territoriali del Comando Compagnia Carabinieri di Treviso, per una lezione sulla legalità. Nelle mattine del 25 febbraio e del 4 marzo le classi prime e seconde medie sono state intrattenute dai carabinieri per una sola ora, focus dell’incontro il bullismo e il ciberbullismo. Che sia per fare una lezione di legalità o per portare le classi a visitare le caserme o stimolarle a partecipare a un concorso sulle Vittime del dovere, stanno progressivamente aumentando nelle scuole d’Italia gli appuntamenti tra le forze armate e di polizia da una parte e i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze dall’altra. Una socializzazione univoca e inaccettabile che pretende di essere accolta come normale.  Da tre anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università evidenzia l’illegittimità democratica di questa di questa prassi all’interno delle scuole, dal momento che non sono oggetto di discussione e votazione da parte dei Collegi Docenti e dei Consiglio di Classe, oltre che l’inopportunità pedagogica di simili esternalizzazioni di concetti educativi. Il target è la popolazione scolastica di ogni ordine e grado, soffermiamoci quindi su un aspetto metodologico, e cioè su come dovremmo presentare la complessa questione del bullismo a dei/delle dodicenni, a scuola. Non è certo sufficiente una sola ora, e troviamo inadeguato e riduttivo trasmettere solo un messaggio sanzionatorio. La scuola pubblica se non ha già al suo interno le competenze per parlare di bullismo e ciberbullismo deve cercarle tra i professionisti e le professioniste delle scienze umane e sociali, così per contrastare il ciberbullismo dovrebbe collaborare con i professionisti e le professioniste del settore, per un’alfabetizzazione digitale responsabile degli studenti e delle studentesse. Le istituzioni scolastiche e le istituzioni militari sono rette da principi radicalmente diversi. Teniamo fuori dall’orizzonte scolastico ile pratiche disciplinari, di obbedienza, di subordinazione e repressive delle forze armate e degli apparati di polizia, non schiacciamo sul nascere la vitalità mentale degli/delle adolescenti perché sappiano, con noi, leggere il mondo che viviamo e agire secondo empatia e solidarietà, non per paura di una punizione o per deterrenza: questa non è educazione civica!  Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Arma dei carabinieri di nuovo in cattedra. Lezioni di legalità in provincia di Reggio Emilia
Ancora una volta i carabinieri sono saliti in cattedra e questa volta è toccato a delle scuole elementari di Ventoso e a delle medie di Arceto, due frazioni della cittadina di Scandiano in provincia di Reggio Emilia. Il tema trattato è stato immancabilmente quello della legalità: dalla droga all’alcol, dal cyberbullismo al bullismo, fino ad arrivare alla legalità ambientale e alla sicurezza stradale. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci domandiamo perché temi così complessi debbano essere affidati all’Arma dei carabinieri quando la società civile è ricca di enti e associazioni che si impegnano quotidianamente per contrastare questi fenomeni con passione e competenza. Affrontare delicate questioni come quelle appena citate partendo da un approccio legalitario, per di più rivolgendosi a studenti e studentesse tra l’infanzia e l’adolescenza, rischia di trasmettere un messaggio sbagliato, ossia che l’abuso di sostanze, il bullismo in tutte le sue forme, la mancanza di rispetto per l’ambiente e per gli altri siano semplicemente un problema di trasgressione delle leggi. Essi sono invece e innanzitutto collegati a profonde questioni culturali e a un disagio esistenziale che dilaga tra le giovani generazioni. È dunque ora che nelle scuole venga chiamato a parlare chi si occupa tutti i giorni di recuperare nelle periferie ragazzi e ragazze, chi combatte la violenza parlando di consenso e democrazia, chi si batte per andare più piano nelle città. Per tutte queste ragioni l’Osservatorio non può che continuare a denunciare la presenza delle forze armate all’interno delle scuole, in difesa di una pedagogia che aiuti a comprendere, condividere e costruire insieme le regole della comunità a cui ciascuno di noi appartiene. Solo così le regole potranno essere rispettate, non certo per il semplice timore di una sanzione. Fonte: https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/i-carabinieri-in-cattedra-per-742922d3. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Fiumicino, “Legalmente Marciando”: oggi non si vola, si marcia…ma c’è l’Aeronautica Militare!
“Legalmente Marciando”, a dispetto del nome non è una gara podistica o una parata militare, ma una manifestazione simbolica che coinvolge le scuole del circondario del Comune di Fiumicino che la organizza in collaborazione con l’Aeronautica Militare. Fiumicino, vuoi per la contiguità con lo scalo aereo più importante d’Italia vuoi per la vicinanza di  presenze militari di rilievo, (dalle varie postazioni radar, all’aeroporto di Furbara sede del 17° stormo specializzato in operazioni CSAR, ad alto rischio) non è nuovo ad attività che fanno della retorica panpenalista (le ben nota “educazione alla legalità”) uno dei propri cavalli di battaglia. Il problema, dal nostro punto di vista di insegnanti della scuola pubblica, tutte, in teoria “scuole di pace” è che il patriottismo/militarismo associato ad una legalità fine a sé stessa che si traduce in semplice obbedienza a prescindere dalla giustezza delle leggi, normalizza non solo il valore intrinseco dell’obbedienza ma appunto la presenza e il connubio con la divisa militare, in questo caso quella blu scuro dell’Aeronautica. Nei 4Km del percorso si fanno tappe simboliche (per esempio beni confiscati alle mafie), vengono inaugurati simboli come panchine dedicate alla legalità o piantati alberi con un loro angelo protettore (ad es. l’“albero di Falcone”). Per completare il quadro retorico in cui i valori “razionali” principali vengono veicolati attraverso elementi più emotivi o para-religiosi, negli anni sono stati invitati a partecipare personaggi quali don Antonio Coluccia, prete impegnato contro le mafie e Manuel Bortuzzo, atleta paralimpico delle Fiamme Oro, ma non nel podismo bensì nel nuoto! Ma cosa conta, l’importante è appunto toccare le corde giuste dello studente, del papà o della mamma che può vedere nella divisa l’angelo protettore che offre opportunità di riscatto e di inclusione. Sulla carta nasce come iniziativa locale di educazione civica, legata soprattutto, alla lotta alla criminalità organizzata, alla promozione dello sport come valore educativo, alla partecipazione delle scuole: solo che dai primi anni ’90 agli ultimi dati disponibili il numero dei morti ammazzati sono calati di ben 10 volte passando dagli oltre 3mila a poco più più di 300 di cui in maggioranza donne vittime di femminicidio ad opera di ex-fidanzati/mariti/amici dalla pelle rigorosamente bianca e cultura occidentale (patriarcale). Ha senso rispolverare Falcone e Borsellino? Per chi è nostalgico dei film “poliziotteschi” anni ’70/’80 o della serie TV “La Piovra”, in cui il buono e il cattivo erano ben definiti ed era chiaro chi sparava a chi, forse si ma in un’era in cui non si spara più un solo colpo l’obiettivo è ovviamente un altro: normalizzare la divisa, renderla “amica”, accudente, salvifica per vittime di bullismo o di stupro, sempre pronta a difendere i “buoni” i “manifestanti non-violenti” dalle incursioni di quelli “violenti”. Nel frattempo il dissenso viene sempre più represso in tutte le sue forme fino a renderle inoffensive, ben irrigimentate, incanalate, in una parola “autorizzate”. Su quest’ultimo termine, peraltro, c’è un’ulteriore retorica nel quadro della concessione paternalistica del permesso di dissentire: per qualsiasi manifestazione o iniziativa pubblica NON si chiede il “permesso” o l’”autorizzazione” ma semplicemente si “avvertono” le autorità preposte al cosiddetto “ordine pubblico”. Lo Stato, quindi, vuole far passare l’idea di “istituzioni unite per la legalità” e in tempi di povertà crescente, accentramento delle ricchezze, in un’economia di guerra da difendere da chi, con termine denigratorio, è definito “pacifinto” di marce della legalità simili si contano in moltissime città italiane: “camminate antimafia”,  “giornate della legalità” per non parlare di innumerevoli e sempre più crescenti iniziative scolastiche con le forze dell’ordine. Non dimentichiamo poi che il connubio legalità-forze armate è connesso all’attività di proselitismo delle varie scuole militari come la Scuola Militare Aeronautica “Giulio Douhet” di Firenze, che è un liceo militare per studenti tra 15 e 17 anni. Spesso non sono necessari grandi numeri all’interno di queste scuole che spesso si presentano all’esterno come istituzioni, appunto di élite, quindi lo scopo, oltre che propagandistico-bellicistico è prettamente di marketing: rendere appetibile la divisa, in un mix di élitismo, di competitività e ancora oggi di machismo anche se alcuni anni fa queste scuole hanno aperto anche ad una piccola “quota rosa” di pura facciata.  Il prete poi chiude il cerchio retorico perché ricrea sempre quel triangolo simbolico  tipico delle iniziative italiane in nome della “legalità”: istituzioni dello Stato (forze armate, polizia, ecc.), scuola pubblica, mondo cattolico e oratori. Come si è visto più volte soprattutto nelle Marche questo modello è molto usato perché intercetta i giovani tramite scuole e parrocchie dando una narrazione morale della legalità. Quest’anno però a differenza del 2025 c’è maggiore enfasi sui “valori delle istituzioni” e la presenza esplicita delle forze armate dove l’Aeronautica, come dimostrano i conflitti attuali, gioca un ruolo fondamentale, molto più che nel passato. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Salerno, presentazione Calendario Esercito 2026 con le scolaresche al grido “Lo giuro”!
A Salerno il 18 febbraio 2.26 presso la Caserma dei Carabinieri “Gianalfonso D’Avossa“ è stato presentato il CalendEsercito 2026. Come altre volte, coloro che inviano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’informazione, la raccolgono da emittenti e stampa locali. Si tratta di servizi sempre molto compiaciuti, senza alcun accenno critico, come questo di “Telecolore”. Di calendari abbiamo già scritto, pubblicazioni popolari che resistono nei loro formati cartacei a quelli sugli schermi dei dispositivi elettronici. La presentazione di “Lo giuro” avviene alla presenza delle autorità militari, religiose, del rettore dell’università cittadina. Come di consueto, sono invitate le scolaresche di alcuni istituti superiori. Giurare è un verbo performativo, la pronuncia coincide con il comportamento espresso. Si giura per dimostrare sincero impegno al rispetto di un obbligo. Un tempo giuravano – in quanto impiegati civili dello Stato, all’insegna della bona fides verso e il Governo in carica, il Ministero e la sua amministrazione – anche le/ gli insegnanti, pratica fascista abolita solo nel 1981. L’aspetto educativo, formativo, di orientamento per il futuro, si evince anche dall’interesse alla pubblicazione dell’editore Giunti. La casa editrice milanese, che raccoglie anche altri marchi, include collane dedicate alla scuola, alle bambine e ai bambini, alle loro famiglie, alle/agli insegnanti e una rivista piuttosto diffusa, “La vita scolastica” (stampa anche calendari per tutti i gusti!). I valori richiamati durante l’evento sono i consueti, disciplina, onore, dovere, lealtà, sotto il grande cappello della Patria. Alla recente presentazione di un film, ascolto un intervento dal pubblico che rivendica la nostra appartenenza alla Patria e accosta il termine all’aggettivo suprematismo. Avverto il disagio che aleggia in sala, nel mormorio del pubblico. Penso che oggi non ci sia nulla di più compromesso che queste due parole, esausta la prima, fuori dal contesto artistico in cui è nata, la seconda. Per quanto mi riguarda, io non ho mai provato orgoglio patrio. Considero l’Italia tanti paesi, uniti a forza di ideali mancati e guerre feroci, siamo da sempre dei meticci e amare il proprio paese significa riferirsi a piccole patrie, a radici famigliari, a lessici locali, qualcosa di intimo, di molto personale. “Matria”, scrive Laura Marchetti sottolineando che l’hapax è un neologismo “riparatore” dei danni che la combinazione Patria/Nazione ha prodotto (L. Marchetti, Matria  [neologismo riparatore], Marotta&Cafiero, NA 2021). Cultura infausta che continua produrre guasti, basta leggere le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo dell’istruzione (DM 19 dicembre 2025 n. 211; https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/27/26G00021/SG), dove il suprematismo italiano è continuamente richiamato. Nella premessa e nel quadro delle competenze per i tre ordini di scuola, è presente  in altre formule, più ambigue e più pervasive: il richiamo alla lingua nazionale, alla sua cultura di impianto latino-romano come cornice per l’integrazione e per l’inclusione dei non nativi (e dei nativi privi di accesso al diritto di cittadinanza!). Le virtù del buon soldato richiamate più su sono seduttive, in rete la lealtà appare nella sua prima accezione di rispetto degli obblighi verso il proprio paese, rimanda a sentimenti che potrebbero costituire anche l’impianto etico di un buon cittadino che rispetta le regole, la legalità, nell’obbligazione che sanziona la disobbedienza. Negli eserciti, nelle formazioni militari la lealtà ha varie connotazioni oltre questa. Si deve essere leali verso il commilitone, verso la propria compagnia, verso la vittoria da conseguire. Una forma di lealtà è anche quella del comandante in capo verso la sua truppa, non sempre solo in forza di gerarchia e comando, ma anche nelle modalità del paternalismo, della protezione della vita dei propri subalterni (a cura di Anna Maria Sassone, Psiche e guerra. Immagini dall’interno, il manifesto, RM 2002; Joanna Bourke, Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia, Carocci, RM 2001). E, tornando al giuramento, va ricordato che le sue derivazioni negative, lo spergiuro, l’ingiuria, l’abiura, sono vocaboli tipici anche delle bande, delle confraternite, dove la mancanza di lealtà si paga con l’ostracismo, l’esilio, la morte. Appare forse più chiaro perché queste manifestazioni militari abbiano – ripeto – un intento educativo, ri-educativo. Per non perdere l’opportunità eventualmente lavorativa – il futuro nella carriera militare – c’è  il costante impegno di InfoTeam Esercito Italiano(https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/infoteam/83773.html). Si tratta di dare una mano alle giovani generazioni che, da sempre piuttosto tendenti a comportamenti contrastivi, qui troverebbero il loro ideale cammino futuro. In gran finale, l’emittente ricorda che una quota dei ricavi della vendita del calendario sarà devoluta all’ ONAOMCE acronimo dell’opera di assistenza agli orfani dei militari. La guerra in corso, la collaborazione dei colossi dell’industria degli armamenti alla pubblicazione, il ritorno della leva obbligatoria in Europa (da noi, forse) fanno purtroppo pensare alle possibili vite distrutte, oggi: nuovi orfani vittime di un giuramento. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Cagliari, liceo artistico “Foiso Fois” e nautico “Buccari” all’orientamento per le carriere militari
Anche quest’anno scolastico le scuole superiori in Sardegna avranno il loro punto di riferimento nel Comando militare dell’Esercito – Sardegna per «informazione e orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera» nell’arma dell’Esercito. Così dice la circolare pubblicata nel sito dell’URS Sardegna e diramata ai vari Istituti scolastici, comunicando altresì che il «Comando promuove le visite da parte delle studentesse e degli studenti presso gli Enti/Reparti dell’Esercito stanziati nell’Isola». Quindi si prevedono non solo incontri nell’ambiente scolastico, ma anche visite a siti militari. Il liceo artistico di Cagliari “Foiso Fois” è una delle scuole che da ottobre hanno diramato l’avviso a studenti studentesse, famiglie, docenti, aggiungendo tra i siti visitabili anche i musei militari e dando così quel tocco di cultura che può servire a rendere l’incontro con gli ambienti militari più proponibile, anche se non esattamente giustificabile. L’istituto tecnico nautico “Buccari” di Cagliari (ora denominato “trasporti e logistica” e da vari anni accorpato al tecnico Marconi) ha già svolto a novembre 2025 un incontro in sala conferenze con la Marina militare, dedicato alle classi quinte, e presenzierà il 13 aprile, con le classi quarte, alla “Giornata del mare 2026”, presso la sede operativa della Guardia di Finanza al porto canale di Cagliari. Le iniziative hanno la finalità di “orientamento”.  Anche in questo caso l’iniziativa della scuola sta sulle orme della circolare indirizzata dal MIM all’Ufficio scolastico regionale nel mese di ottobre e avente come oggetto “Marina Militare italiana – Attività d’informazione e orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera”. Sempre in quest’ottica il 7 gennaio c’è stato per le classi quarte e quinte, nella sala conferenze della scuola, l’incontro con un ex studente diplomato al Buccari, che adesso è allievo della Scuola Sottoufficiali della Marina Militare di Taranto. La circolare prevede che l’allievo parli del proprio percorso postdiploma evidenziando “gli strumenti” che permettono ai ragazzi di “definire il proprio ruolo nella società, sulla base delle proprie aspirazioni e competenze”, evidentemente all’interno di contesti militari, infatti il giovane “illustrerà le carriere che è possibile intraprendere frequentando la Scuola Sottoufficiali”.  Anche questa iniziativa è collocata nei moduli di “orientamento”, che al Buccari hanno una particolare insistenza con la Marina militare. In questo insieme di incontri con figure della Marina militare e della vita marittima decisamente orientate ad arruolare “militarmente” lo studente o studentessa del Buccari, si nota un altro incontro, svolto per le classi quinte il 9 dic. presso il teatro Massimo, con un diverso genere di figura, cioè Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto che ha presentato il suo libro intitolato “Me la sono andata a cercare – diari di una reporter di guerra”. Qui lo sguardo dei/delle discenti potrà leggere la realtà da un punto di vista differente, non solo quella della bella carriera prospettata dalle attività di “orientamento” con i militari, ma quella della guerra vera e propria col suo orrore e distruttività. Da iniziative come queste si desume che la sensibilità su queste tematiche tra chi ha il ruolo di docente non si sia fatta cancellare. Gli studenti e le studentesse che svolgono l’orientamento dovrebbero aver presente che la vita militare può comportare un coinvolgimento diretto nelle operazioni di guerra, e, come vediamo dall’attualità dei nostri giorni, le guerre dilagano, con i lutti e le tremende ingiustizie che si trascinano dietro. Non a caso i corpi d’arma militare del nostro Stato (e dei vari Stati europei) sono alla ricerca di nuove e giovani reclute, e incombe la forte possibilità che sia reintrodotta la leva obbligatoria. CHE RUOLO VORREBBE AVERE LO STUDENTE, LA STUDENTESSA, NEI TERRIBILI CONTESTI DELLA GUERRA ? QUELLO DEL SOLDATO CHE DEVE OBBEDIRE AGLI ORDINI ? QUELLO DI UN/UNA  CIVILE CHE VORREBBE EVITARE LE GUERRE E IL RIARMO ACCELERATO ? LA SECONDA OPZIONE SI PUÒ PRATICARE GIÀ DA SUBITO, CERCHIAMO DI CAPIRE COME. Informativa “Marina Militare italiana – Attività d’informazione e orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera”. Marina milit. comando maritimo auton. OVEST.29-09-2025Download Informativa di «orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera» nell’arma dell’Esercito. Comando mil.esercito Sardegna 06-10-2025Download Circolare Istituto “Buccari” sull’incontro con la Marina Militare. Circ.-n.-114-Incontro-con-la-Marina-Militare-Download Circolare Istituto “Buccari” sull’incontro con la Marina Militare di Taranto. Circ.-n.-225-Incontro-con-Allievi-della-Scuola-Sottoufficiali-della-Marina-Militare-di-Taranto-Download Circolare Istituto “Buccari” sulla Giornata dal mare con la Guardia di Finanza. Circ.-n.-339-Giornata-del-mare.-Incontro-con-la-Guardia-di-Finanza-–-Sede-BuccariDownload Circolare Liceo artistico Cagliari sull’orientamento con l’Esercito Italiano. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente