I lavoratori stranieri in Italia producono il 9% del PIL
Aodi: «No alla caccia allo straniero. Prima di dire “l’Italia agli italiani”,
diciamo “l’Italia a chi ama l’Italia, la rispetta, lavora, paga le tasse e
contribuisce ogni giorno alla sua crescita”. No all’immigrazione irregolare, sì
alla buona immigrazione, qualificata, integrata e utile al Paese»
ROMA, 15 GIUGNO 2026 – Le recenti polemiche politiche sull’immigrazione, gli
episodi di intolleranza registrati negli ultimi giorni e il crescente utilizzo
dei temi migratori e religiosi come strumenti di scontro politico stanno
alimentando un clima di contrapposizione che rischia di allontanare il dibattito
pubblico dalla realtà dei fatti e dai numeri.
L’Italia è oggi uno dei Paesi europei più colpiti dall’inverno demografico,
dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale in numerosi
comparti strategici. Dalla sanità all’assistenza agli anziani, dall’edilizia
alla logistica, dall’agricoltura alla ristorazione, migliaia di professionisti e
lavoratori di origine straniera contribuiscono quotidianamente al funzionamento
del sistema economico e sociale nazionale.
Secondo una accurata indagine condotta da AMSI-CO-MAI E UNITI PER UNIRE
aggiornata al 30 aprile 2026, il valore aggiunto prodotto dai lavoratori di
origine straniera supera i 177 miliardi di euro e rappresenta oggi oltre il 9%
del PIL italiano. A questo si aggiungono centinaia di migliaia di imprese
guidate da cittadini di origine straniera e un contributo fiscale che continua a
rappresentare una risorsa concreta per il Paese.
Su questi temi riflettono l’AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in
Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali,
l’UMEM – Unione Medica Euromediterranea, la Co-Mai – Comunità del Mondo Arabo in
Italia, l’AISC NEWS – Agenzia Mondiale Senza Confini, il Movimento
Internazionale Transculturale Uniti per Unire e il nuovo Comitato Politico
Internazionale Uniti per Unire, che invitano ad affrontare il fenomeno
migratorio con equilibrio, responsabilità e visione strategica, respingendo ogni
forma di razzismo, islamofobia, antisemitismo e discriminazione.
Interviene il professor Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore
scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro
Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore del
Movimento Internazionale Uniti per Unire.
«Noi diciamo, oggi come in passato, con chiarezza, no all’immigrazione
irregolare, allo sfruttamento, alla clandestinità e a ogni forma di illegalità.
Ma diciamo con la stessa forza sì alla buona immigrazione, programmata,
qualificata, integrata e rispettosa delle regole. È necessario uscire dalla
logica degli slogan e tornare a guardare la realtà. L’Italia ha bisogno di
professionalità, competenze e forza lavoro. Ha bisogno di persone che
contribuiscano alla crescita economica e sociale del Paese», afferma Aodi.
L’ITALIA È ANCHE DI CHI LA AMA E LA COSTRUISCE OGNI GIORNO
Secondo la rete associativa, il dibattito pubblico dovrebbe partire da una
considerazione semplice: milioni di persone di origine straniera vivono
regolarmente in Italia, lavorano, pagano le tasse, crescono figli, creano
imprese e contribuiscono al benessere collettivo.
«Prima di dire “l’Italia agli italiani”, diciamo “l’Italia a chi ama l’Italia”.
A chi vive nel nostro Paese, ne rispetta le leggi, lavora onestamente e
contribuisce ogni giorno alla sua crescita. Non esiste alcun Paese moderno
composto esclusivamente da persone nate nello stesso territorio. Viviamo in una
società globale e multiculturale che richiede responsabilità, capacità di
integrazione e rispetto reciproco», sottolinea Aodi.
IL GRANDE CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI DI ORIGINE STRANIERA
Le associazioni ricordano che il contributo dei professionisti di origine
straniera è ormai essenziale in numerosi settori.
Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, farmacisti, ricercatori,
ingegneri, architetti, imprenditori, lavoratori della logistica, dell’edilizia,
della ristorazione, dell’agricoltura e dell’assistenza familiare rappresentano
oggi una componente fondamentale del tessuto produttivo italiano.
«Pensiamo alla sanità italiana che soffre una carenza cronica di personale.
Pensiamo alle migliaia di professionisti sanitari di origine straniera che
garantiscono ogni giorno continuità assistenziale negli ospedali, nei servizi
territoriali e nelle strutture socio-sanitarie. Pensiamo inoltre al settore
dell’assistenza agli anziani e alle persone fragili, dove migliaia di assistenti
familiari provenienti dall’Est Europa, dalle Filippine, dal Sud America, dal
Nord Africa e dall’Asia garantiscono ogni giorno un supporto fondamentale alle
famiglie italiane. Senza questo contributo il sistema avrebbe enormi difficoltà
a reggere», evidenzia Aodi.
GUARDARE LA REALTÀ E NON GLI SLOGAN
La rete associativa invita ad affrontare il tema dell’immigrazione con
pragmatismo e senso di responsabilità.
«La politica deve avere il coraggio di guardare la realtà per quella che è e non
per come qualcuno vorrebbe raccontarla. In numerosi comparti produttivi le
imprese faticano a reperire personale e il contributo dei lavoratori di origine
straniera rappresenta oggi una componente essenziale della tenuta economica e
sociale del Paese. Con il calo delle nascite e l’invecchiamento della
popolazione italiana, la programmazione dei flussi migratori qualificati
rappresenta una necessità economica e sociale, non una scelta ideologica»,
afferma Aodi.
GLI ITALIANI ALL’ESTERO MERITANO RISPETTO. LO STESSO RISPETTO VA GARANTITO A CHI
LAVORA IN ITALIA
La rete associativa richiama inoltre il valore dell’emigrazione italiana nel
mondo.
«Milioni di italiani lavorano all’estero, in Europa, nei Paesi del Golfo, nelle
Americhe e in numerose altre realtà internazionali, contribuendo alla crescita
economica dei Paesi che li ospitano. Nessuno accetta che vengano discriminati
per la loro origine. Lo stesso principio deve valere per chi vive e lavora
regolarmente in Italia. Serve coerenza, serve rispetto e serve una visione
moderna della società», dichiara Aodi.
RE-IMMIGRAZIONE E BUONA IMMIGRAZIONE: SERVONO CHIAREZZA E SENSO DI
RESPONSABILITÀ
Sul dibattito politico che negli ultimi giorni ha rilanciato il termine
“re-immigrazione”, il professor Foad Aodi invita ad abbandonare slogan e parole
d’ordine poco chiare per concentrarsi invece su proposte concrete e applicabili.
«Chiediamo a chi utilizza il termine “re-immigrazione” di spiegare con
precisione cosa significhi e quali sarebbero le novità rispetto alle norme già
esistenti. Da anni sosteniamo che chi sbaglia deve pagare, che chi vive in
Italia deve rispettare le leggi e che chi non possiede i requisiti previsti
dalla normativa deve regolarizzare la propria posizione oppure rientrare nel
proprio Paese, salvo i casi previsti dal diritto internazionale per rifugiati e
persone perseguitate. Non stiamo quindi parlando di principi nuovi, ma di regole
che esistono già e che devono essere applicate con equilibrio e responsabilità»,
afferma Aodi.
«Da oltre vent’anni, attraverso il Manifesto per una Buona Immigrazione,
sosteniamo un modello fondato su immigrazione programmata, integrazione,
legalità, diritti e doveri. Per questo diciamo no all’immigrazione irregolare e
allo sfruttamento, ma diciamo anche no agli slogan utilizzati esclusivamente per
finalità elettorali o per alimentare scontri tra forze politiche. Il tema
dell’immigrazione è troppo importante per essere ridotto a una battaglia di
propaganda», prosegue Aodi.
«Occorre lavorare per garantire i diritti di tutti, nel rispetto dei doveri di
ciascuno. Bisogna affrontare la realtà con pragmatismo. Ridurre drasticamente la
presenza dei lavoratori di origine straniera significherebbe mettere in
difficoltà interi comparti produttivi che oggi dipendono dal loro contributo. Le
conseguenze ricadrebbero sulle imprese, sui servizi, sull’assistenza alle
persone fragili e sulla competitività del Paese. Per questo servono
programmazione, serietà e visione strategica, non parole d’ordine che rischiano
di creare ulteriore confusione».
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, INTEGRAZIONE E DIALOGO: SERVONO RISULTATI CONCRETI
Secondo Aodi, il tema migratorio non può essere affrontato esclusivamente
all’interno dei confini nazionali, ma richiede una strategia più ampia fondata
sulla cooperazione internazionale e sul rispetto degli accordi esistenti.
«Bisogna rispettare e rafforzare gli accordi bilaterali con i Paesi di origine,
collaborando in modo serio e concreto con le istituzioni e le comunità locali.
Aiutare i Paesi d’origine significa investire realmente nella cooperazione
internazionale, nella formazione, nello sviluppo e nelle opportunità per i
giovani, non limitarsi a slogan o dichiarazioni di principio. Solo così si
possono affrontare le cause profonde delle migrazioni e costruire percorsi
sostenibili e condivisi», afferma Aodi.
«Purtroppo negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a molte dichiarazioni e
a pochi risultati concreti sui grandi temi dell’integrazione. Non abbiamo
registrato passi avanti significativi sul dialogo interculturale e
interreligioso, sulla piena valorizzazione delle seconde generazioni, sulla
cittadinanza e sulla costruzione di un modello stabile di convivenza e
partecipazione. Troppo spesso questi argomenti tornano al centro del dibattito
soltanto durante le campagne elettorali, per poi scomparire una volta concluse»,
prosegue Aodi.
«L’Italia ha bisogno di una visione di lungo periodo che metta al centro
inclusione, legalità, diritti, doveri, cooperazione internazionale e dialogo tra
culture e religioni diverse. Continuare ad affrontare questi temi esclusivamente
con approcci emergenziali o con slogan politici non aiuta né gli italiani né le
comunità di origine straniera che vivono e lavorano regolarmente nel nostro
Paese»
DAL MANIFESTO PER UNA BUONA IMMIGRAZIONE AL MANIFESTO UNIONE PER L’ITALIA
Le associazioni ricordano il lavoro portato avanti negli ultimi venticinque anni
attraverso il Manifesto per una Buona Immigrazione, il Manifesto per una Buona
Sanità Internazionale e, più recentemente, il Manifesto Unione per l’Italia
creato dal nascente Comitato Politico Uniti per Unire.
«Da anni lavoriamo per promuovere integrazione, legalità, sicurezza,
programmazione dei flussi migratori, valorizzazione delle competenze e
partecipazione attiva alla vita del Paese. La buona immigrazione è una risorsa.
L’immigrazione irregolare e lo sfruttamento sono invece fenomeni che vanno
contrastati con fermezza. Confondere questi due aspetti significa fare cattiva
informazione e creare divisioni sociali», afferma Aodi.
IL CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI DI ORIGINE STRANIERA IERI COME OGGI
«Il nostro appello è alla responsabilità. Basta campagne basate sulla paura.
Basta contrapposizioni tra italiani e cittadini di origine straniera. Ribadiamo
il nostro no all’islamofobia, all’antisemitismo, al razzismo e a qualsiasi forma
di discriminazione religiosa, culturale o etnica. Lavoriamo insieme per
un’Italia più forte, più sicura, più giusta e più competitiva. Un’Italia che
sappia valorizzare tutte le sue energie migliori nell’interesse delle nuove
generazioni e del bene comune. Questo è lo spirito del Manifesto Unione per
l’Italia», conclude Aodi.
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