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Consiglio di Sicurezza ONU chiede a Iran di fermarsi, ma non condanna chi l’ha aggredito
L’11 marzo 2026 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione proposta dal Bahrein che “condanna con la massima fermezza i gravi attacchi dell’Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e chiede l’immediata cessazione di tali attacchi e stabilisce che costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Il testo ha avuto 135 co-sponsor tra cui Stati Uniti e Italia. Interessante è notare che tutti gli Stati elencati siano stati, negli anni, artefici della destabilizzazione del Medioriente grazie alla loro alleanza strategica con gli USA e il fronte occidentale, ma soprattutto è ancor di più interessante notare che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiede all’Iran di cessare immediatamente gli attacchi contro i Paesi arabi, ma non condanna Stati Uniti e Israele che hanno iniziato gli attacchi con azioni di terrorismo di Stato con l’uccisione mirata dell’ayatollah Ali Khamenei, né ha chiesto loro di interrompere gli attacchi. In questo contesto, la bozza di risoluzione russa per un cessate il fuoco non ha ottenuto il sostegno, Teheran ha definito la decisione illegale e ha denunciato un’alterazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. Secondo l’Iran, nessuna decisione del Consiglio di sicurezza può annullare il diritto inalienabile di uno Stato all’autodifesa. L’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha definito la risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza che chiede la cessazione immediata degli attacchi di Teheran contro gli Stati del Golfo politicamente motivata: “L’azione odierna rappresenta un palese abuso del mandato del Consiglio di Sicurezza per perseguire gli obiettivi politici di alcuni membri, i vari Stati responsabili della brutale guerra di aggressione contro il mio Paese”, ha detto nel corso della riunione. Anche Mosca ha reagito duramente al testo finale, nonostante l’astensione. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che la parte russa è estremamente insoddisfatta del processo di concordazione del documento. Secondo lei, gli autori della risoluzione bahreiniti non hanno accettato nessuna proposta russa o cinese che avrebbe potuto rendere il testo più equilibrato. Successivamente, il Consiglio di sicurezza ha esaminato la bozza di risoluzione russa che chiede un cessate il fuoco immediato in Medio Oriente e un ritorno alla diplomazia. Il documento non faceva riferimento a nessun Paese specifico: invitava tutte le parti a cessare le ostilità, condannava gli attacchi contro i civili e sottolineava l’importanza della sicurezza degli Stati della regione e oltre. Tuttavia, il progetto non è passato. Solo quattro Paesi l’hanno sostenuto, nove si sono astenuti e gli Stati Uniti, che detengono il diritto di veto, e la Lettonia hanno votato contro. In questo contesto, Teheran ha continuato a inviare un segnale ai Paesi della regione. Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l’Iran non ha intenzioni ostili nei confronti dei popoli e degli Stati del Medio Oriente, ma manterrà il diritto all’autodifesa e agli attacchi contro le fonti di aggressione finché alcuni Paesi permetteranno l’uso del loro territorio e delle loro risorse per attaccare la Repubblica islamica. Ha aggiunto, però, che se l’uso del territorio di questi Paesi contro l’Iran cesserà, anche le azioni difensive iraniane cesseranno. Baghaei ha anche dichiarato che la presenza di basi militari statunitensi nel Medio Oriente non garantisce la sicurezza della regione, anzi la rende più instabile. Secondo lui, l’uso del territorio di Paesi musulmani per attaccare un altro Paese musulmano non può avere alcuna giustificazione. Ha sottolineato, inoltre, che l’Iran non è interessato a trasformare lo Stretto di Hormuz in una zona pericolosa, ma le navi che desiderano attraversarlo devono coordinarsi con la Marina iraniana. Teheran continua a sostenere che la vittoria dell’Iran nell’attuale confronto sarà una vittoria per l’intera regione contro gli Stati Uniti e Israele. Baghaei ha formulato questa idea in modo esplicito, affermando che la guerra contro la Repubblica Islamica è stata scatenata da USA e Israele per dividere i Paesi del Medio Oriente, oltre che per interessi imperialistici come le riserve naturali, il petrolio e il controllo dello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, la guerra sta già colpendo le principali aziende energetiche. TotalEnergies ha dichiarato di aver interrotto o interromperà la produzione di petrolio e gas in Qatar, Iraq e sulla piattaforma continentale degli Emirati Arabi Uniti. Complessivamente, questo rappresenta circa il 15 per cento del volume totale della produzione dell’azienda. Tuttavia, la stessa azienda ha sottolineato che la produzione onshore negli Emirati Arabi Uniti, circa 210.000 barili al giorno, continua, poiché questo volume viene trasportato attraverso il terminale di Fujairah, e la raffineria Satorp in Arabia Saudita continua a funzionare per il mercato interno. L’Iran, che formalmente è lo stato aggredito, si trova oggi isolato anche nell’area del Golfo, perché nessuno Paese ha dichiarato qualcosa in sua difesa e nessuno ha proposto una condanna nei confronti di Israele, stato aggressore. Questo sottolinea ancor di più l’esistenza di un doppio standard internazionale, un doppiopesismo nelle decisione della comunità internazionale e soprattutto un servilismo di molti verso gli interessi di USA e Israele che in questo momento stanno minando la pace mondiale. Una situazione paradossale in cui ci si appella al diritto internazionale per gli attacchi iraniani, mentre si vogliono ignorare le violazioni totali e unilaterali del diritto internazionale da parte degli USA, verso uno Stato sovrano come il Venezuela e del suo legittimo Presidente Nicolas Maduro; di Israele, verso la Palestina e il suo popolo da oltre 80 anni; degli USA e di Israele, verso l’Iran fin dal 2005 con atti di terrorismo di Stato volti ad eliminare fisicamente funzionari, militari, politici iraniani (per ultimo l’Ayatollah Khamenei, guida suprema del Paese), oltre che al bombardamento della scuola femminile a Minab che ha portato alla morte in massa di 170 giovani studenti. Nessun organismo internazionale si è indignato di fronte a queste palesi violazioni del diritto internazionale? La verità è che si vuole ignorare deliberatamente tutto questo, perchè bisogna garantire gli interessi imperialistici USA. USA e Israele, oltre a dichiarare palesemente guerra al diritto internazionale con la Dottrina Rubio, oggi fanno di tutto per usare – quando possono – in modo strumentale il diritto internazionale per piegarlo alle loro logiche di guerra. Oggi l’Iran è il secondo Paese al mondo per riserve di gas accertate, è il quarto Paese al mondo per pubblicazioni scientifiche sulle nanotecnologie, è un Paese ricchissimo di minerali e, attraverso il suo Stretto di Hormuz, passa il 30% di tutto il petrolio via marittima. Ricordiamo che l’Iran il Paese non fa parte degli Accordi di Abramo per la normalizzazione di Israele con i Paesi Arabi; che l’Iran ha combattuto contro le formazioni del terrorismo islamico; che l’Iran ha combattuto Al-Qaeda e l’ISIS che volevano destabilizzare il Medioriente; che l’Iran ha combattuto contro i Talebani in Afghanistan: che l’Iran sostiene la resistenza palestinese, Hezbollah in Libano e soprattutto gli Houti in Yemen, mentre gli altri paesi sopracitati da almeno dieci anni hanno condotto – con l’aiuto USA e di Donald Trump – lo Yemen in una situazione di instabilità permanente. Nonostante ciò in tutto l’Occidente ci viene rappresentato dalla maggioranza dei media mainstream e delle posizioni politiche come “Stato Canaglia”, “cuore dell’Asse del Male”, “centro del terrorismo internazionale”. In questi decenni si è trovato a dover subire sul proprio territorio varie forme d’aggressione istituzionali (le sanzioni USA), militari (i continui attacchi di USA e Israele) e terroristiche, come gli attentati dell’organizzazione Mujahedin e-Khalk (MEK), organizzazione terroristica manovrata dagli Usa e da Israele, oltre all’ingresso della droga afghana mirata a minare la società iraniana. Ad oggi non ci sono prove di un programma iraniano finalizzato alla costruzione di armi nucleari e a dichiararlo è Rafael Grossi, il direttore generale della Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il vertice dell’organizzazione autonoma delle Nazioni Unite smentisce così le affermazioni di Israele e Stati Uniti che hanno giustificato l’attacco a Teheran rispolverando il rischio atomico. Grossi ha spiegato a Nbc News che l’agenzia non ha identificato “elementi di un programma sistematico e strutturato per la produzione di armi nucleari” in Iran: cosa che la stessa agenzia non può dire di Israele, il quale ha sempre impedito all’AIEA di mettere piede sul proprio suolo. L’Iran è un Paese che non ha alcun interesse strategico ad entrare in guerra perchè sa benissimo che rischierebbe troppo. I suoi bombardamenti sono la risposta fisiologica ai bombardamenti di USA e Israele. In questa situazione nulla è più importante di elevare ad interlocutore, di mettere al centro la diplomazia internazionale. La questione non è essere a favore della teocrazia iraniana, ma di mettere al centro l’opposizione ad ogni guerra e di essere dalla parte della pace e del diritto internazionale, costantemente minacciati oggi da USA e Israele. Lorenzo Poli
March 15, 2026
Pressenza
L’attacco all’Iran è anche un attacco all’ONU
Il 16 febbraio, uno di noi (Jeffrey Sachs) ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avvertendo che gli Stati Uniti erano sul punto di stracciare la Carta delle Nazioni Unite. Quell’avvertimento si è ora avverato. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra non provocata contro l’Iran, in flagrante violazione dell’articolo 2(4) della Carta, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza e senza alcuna legittima rivendicazione di autodifesa ai sensi dell’articolo 51. Stanno cercando di uccidere la Carta delle Nazioni Unite e lo Stato di diritto internazionale, ma falliranno. Il 28 febbraio, al Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno rivolto la loro condanna non all’aggressione americana e israeliana, ma all’Iran. Uno dopo l’altro, gli alleati degli Stati Uniti hanno condannato l’Iran per i suoi attacchi di rappresaglia, ma assurdamente non hanno condannato l’attacco illegale e non provocato degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. Il comportamento di questi paesi è stato vergognoso e ha capovolto completamente la realtà. Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele sono stati descritti da Trump come necessari perché l’Iran “ha rifiutato ogni opportunità di rinunciare alle proprie ambizioni nucleari e non possiamo più tollerarlo”. Si tratta ovviamente di una bugia bell’e buona. Come riportato nella lettera del 16 febbraio, dieci anni fa l’Iran ha accettato un accordo nucleare, il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), adottato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2231. È stato Trump a strappare l’accordo nel 2018. Nel giugno 2025, Israele ha bombardato l’Iran nel bel mezzo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Anche questa volta, i piani di guerra di Israele e Stati Uniti erano stati definiti settimane fa, quando Netanyahu ha incontrato Trump, e i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran erano una farsa. Questo sembra essere il nuovo modus operandi degli Stati Uniti: avviare negoziati e poi mirare ad assassinare le controparti. È facile capire perché gli alleati degli Stati Uniti si comportino in modo imbarazzante e umiliante come hanno fatto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre agli Stati Uniti, otto degli altri 14 membri del Consiglio ospitano basi militari statunitensi o concedono all’esercito americano l’accesso alle basi locali: Bahrein, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia, Panama e Regno Unito. Questi paesi non sono completamente sovrani. Sono parzialmente governati dagli Stati Uniti. Le basi militari statunitensi ospitano operazioni della Cia e i paesi ospitanti sono costantemente all’erta per cercare di evitare la sovversione degli Stati Uniti nei propri paesi. Come disse Henry Kissinger nella famosa espressione “Essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale”. A questo possiamo aggiungere che ospitare basi militari statunitensi e operazioni della Cia significa trasformare il proprio paese in uno Stato vassallo. Come esempio assurdo, ma significativo, l’ambasciatrice danese ha ripetuto pappagallescamente ogni argomento degli Stati Uniti, puntando il dito contro l’Iran per la sua aggressività, come se l’Iran non fosse stato attaccato dagli Stati Uniti e da Israele. Ha completamente dimenticato che un vassallaggio così umiliante nei confronti degli Stati Uniti non gioverà alla Danimarca se gli Stati Uniti dovessero occupare la Groenlandia. Le voci sincere al Consiglio di Sicurezza provenivano dai paesi non occupati dagli Stati Uniti. La Russia ha spiegato correttamente che il cosiddetto Occidente (cioè i paesi occupati dagli Stati Uniti) sta incolpando la vittima quando punta il dito contro l’Iran. La Cina ha ricordato al Consiglio che la crisi è iniziata con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, non con la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciatore della Somalia, parlando a nome di diversi Stati membri africani, ha descritto in modo veritiero la causa di questa recente escalation. Il rappresentante presso le Nazioni Unite della Lega degli Stati Arabi ha parlato in modo brillante della causa principale della folle aggressione di Israele: la negazione dei diritti al popolo palestinese e il ricorso da parte di Israele a omicidi di massa e guerre regionali per impedire la nascita di uno Stato palestinese. Quando l’Iran reagisce contro le basi militari statunitensi nel Golfo, esercita il suo diritto intrinseco di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta. Dobbiamo ricordare che gli Stati Uniti e Israele stanno apertamente e ripetutamente assassinando i leader iraniani, con l’obiettivo di rovesciare il suo governo. Quando gli Stati uccidono un capo di Stato straniero e tentano di distruggere il governo, il bersaglio di tali minacce ha il diritto, secondo il diritto internazionale, di difendersi. Il bombardamento statunitense-israeliano ha ucciso non solo la Guida Suprema dell’Iran e diversi alti funzionari governativi, ma anche più di 140 (il New York Times ora ne riporta almeno 175) ragazze nella loro scuola a Minab. Queste bambine sono vittime di un orribile crimine di guerra. I paesi che oggi hanno dato il via libera agli Stati Uniti e a Israele per questi omicidi – in particolare Danimarca, Francia, Lettonia, Regno Unito e, naturalmente, gli Stati Uniti – sono anch’essi complici di questo crimine di guerra. Questa riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sarà probabilmente ricordata come il giorno in cui le Nazioni Unite hanno cessato di funzionare dalla loro sede sul suolo americano. Un’organizzazione internazionale dedicata alla risoluzione pacifica delle controversie non può operare in modo credibile da un paese che intraprende guerre illegali, minaccia di annientare gli Stati membri e tratta le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come strumenti usa e getta di convenienza. Affinché le Nazioni Unite possano sopravvivere, e abbiamo bisogno che sopravvivano, avranno bisogno di diverse sedi in tutto il mondo – in Brasile, Cina, India, Sudafrica e altri paesi – che onorino la vera multipolarità del nostro mondo. Siamo chiari su ciò che gli Stati Uniti e Israele stanno perseguendo. L’obiettivo degli Stati Uniti non è la sicurezza del popolo americano. L’obiettivo è l’egemonia globale. Il tentativo è quello di distruggere l’Onu e lo Stato di diritto internazionale – un tentativo che fallirà. L’obiettivo di Israele è quello di creare una Grande Israele, distruggere il popolo palestinese e affermare la propria egemonia su centinaia di milioni di arabi in tutto il Medio Oriente (dal Nilo all’Eufrate, come ha recentemente affermato l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee). Gli sforzi deliranti degli Stati Uniti per ottenere l’egemonia globale stanno procedendo regione per regione. Gli Stati Uniti hanno recentemente affermato, in una presunta rivisitazione completamente distorta della Dottrina Monroe, di controllare l’emisfero occidentale e di poter dettare ai paesi latinoamericani come condurre i propri affari economici e politici. Gli Stati Uniti hanno rapito il presidente venezuelano in carica per dimostrare la loro tesi e ora minacciano di rovesciare anche il governo cubano. L’attuale guerra contro l’Iran mira a dimostrare che gli Stati Uniti possiedono anche il Medio Oriente. La guerra fa parte di una campagna trentennale, avviata dalla dottrina Clean Break (“taglio netto”,s’intende non avere remore) per rovesciare tutti i governi che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti e di Israele nella regione. Queste guerre congiunte tra Israele e Stati Uniti hanno incluso il genocidio a Gaza, l’occupazione della Cisgiordania e decenni di guerre e operazioni di cambio di regime in Iran, Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Una parte del piano globale degli Stati Uniti consiste nel requisire le esportazioni mondiali di petrolio e indebolire così la Cina e la Russia. La conquista del Venezuela da parte degli Stati Uniti era finalizzata ad assicurare il controllo americano sulle esportazioni petrolifere di quel Paese, in particolare per controllare il flusso di petrolio verso la Cina. Le sanzioni statunitensi contro la Russia mirano a impedire che il petrolio russo raggiunga l’India e la Cina. Ora gli Stati Uniti mirano a fermare il flusso di petrolio iraniano verso la Cina. Più in generale, gli Stati Uniti mirano a controllare l’intera regione del Golfo più l’Iran per mantenere il loro dominio imperiale. L’ordine internazionale che Franklin ed Eleanor Roosevelt hanno contribuito a costruire dopo la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale si basava su un’idea semplice e profonda: che la legge e il rispetto, non la forza, dovessero governare le relazioni tra gli Stati. Quell’idea viene ora distrutta proprio dalla nazione che ha fatto di più per promuoverla fondando l’ONU. L’ironia è amara oltre ogni misura. La verità è che la devastazione della guerra non colpirà direttamente il cosiddetto Occidente: i loro figli non subiranno traumi o morte e i loro paesi non saranno incendiati. Le vittime di questo attacco sono i popoli del Medio Oriente. Sono loro i sacrificabili che soffrono per l’arroganza occidentale, l’abuso di potere e la dipendenza dalla guerra. In secondo luogo, se Israele continuerà la sua dipendenza dalla guerra e dall’occupazione, anch’esso non sopravviverà. Tale dipendenza rappresenta un misto di teocrazia e stress post-traumatico. Una parte di Israele crede di essere il regno biblico del V secolo a. C. L’altra parte vive nel ricordo traumatico dell’Olocausto ed è quindi determinata a uccidere qualsiasi avversario percepito piuttosto che imparare a convivere con esso in pace. La contorta difesa dell’ambasciatore israeliano dell’attacco sfrontato di Israele all’Iran, come al solito, ha citato la Bibbia e Auschwitz come le due giustificazioni. Questi sono i due riferimenti perenni di Israele, ma non il mondo reale di oggi. Uno Stato che dipende dalla guerra permanente, dall’occupazione permanente e dal massacro dei palestinesi, nonché dalla sottomissione indefinita di milioni di persone, non ha un futuro praticabile, e le politiche che gli Stati Uniti stanno attualmente perseguendo per conto di Israele accelereranno piuttosto che impedire tale esito. La soluzione dei due Stati, che il Consiglio ha ripetutamente approvato, offre a Israele una via verso la pace. Tragicamente, Israele la rifiuta. Il risultato, alla fine, sarà la fine dello stesso Israele nella sua forma attuale, soprattutto perché la popolazione statunitense si sta rapidamente rivoltando contro la violenta teocrazia israeliana e si sta schierando a favore della causa palestinese. Forse ci sarà un unico Stato democratico in cui arabi ed ebrei vivranno insieme in pace, ponendo fine al regime di apartheid. Sono verità dure, ma le emergenze richiedono onestà. L’Onu sta venendo uccisa da Israele e dagli Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza deve risvegliarsi dall’occupazione militare degli Stati Uniti e ricordare che è custode della promessa della Carta delle Nazioni Unite di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Jeffrey Sachs (economista statunitense, consulente dell’Onu in varie occasioni) e Sybil Fares (consulente dell’Onu sullo sviluppo sostenibile) (traduzione di Giorgio Riolo)   ANBAMED
March 7, 2026
Pressenza
Le Nazioni Unite compiono 80 anni: un punto di svolta per l’umanità
Pressenza e il Movimento Umanista hanno sempre riconosciuto le Nazioni Unite come un passo storico verso l’umanizzazione del mondo. Nel novembre 2025, l’ONU celebrerà il suo 80° anniversario, una pietra miliare che ci invita a riflettere sui suoi successi, sui suoi limiti e sulle trasformazioni urgenti che deve intraprendere per riuscire a fronteggiare le necessità del nostro tempo. Per commemorare questa occasione, Pressenza pubblicherà una serie di analisi, testimonianze e interviste da tutto il mondo. Vogliamo capire come l’ONU abbia influenzato la vita delle persone, cosa rappresenti oggi e come debba evolversi per rimanere rilevante. Invitiamo a inviarci proposte e riflessioni su come l’ONU possa amplificare il proprio potere ed efficienza nell’affrontare le grandi sfide di questo secolo. Fondata nel 1945 come organizzazione per la pace, l’ONU ha ricevuto il nobile mandato di prevenire la guerra, ma con mezzi limitati per far rispettare la pace. Tuttavia, il suo contributo è stato significativo: dall’adozione del Trattato di non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP) nel 1968 al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) nel 2017. Ha coordinato la solidarietà globale in molti settori: istruzione, sanità, aiuti umanitari, diritti degli indigeni, diritti delle donne e, più recentemente, cambiamenti climatici, acqua potabile e protezione delle specie in via di estinzione. Eppure, l’ONU non è mai riuscita a superare completamente il controllo degli Stati nazionali, né il dominio del suo Consiglio di Sicurezza, (composto da 5 membri permanenti con diritto di veto: Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, N.d.R.) che riduce il resto del mondo a una sorta di appartenenza di “seconda classe”. Questo limite strutturale ha spesso paralizzato l’istituzione di fronte a crisi come quelle di Gaza, Palestina e Ucraina, portando molti a chiedersi: il mondo sarebbe davvero migliore senza l’ONU? Nonostante i suoi difetti, l’ONU è stata una piattaforma dove il Sud del mondo ha potuto far sentire la propria voce, dove si è organizzata la solidarietà oltre i confini nazionali e dove si è alimentata la speranza di un mondo più cooperativo e umano. La sua storia è lontana dall’essere perfetta, ma la sua assenza sarebbe catastrofica. In occasione di questo 80° anniversario, non solo guardiamo indietro a ciò che è stato realizzato, ma anche avanti a ciò che deve venire. Stiamo raccogliendo testimonianze, opinioni e proposte da ogni angolo del pianeta con l’hashtag #UNat80. Pressenza, in qualità di Agenzia Stampa internazionale, si impegna ad amplificare queste voci. Ogni contributo è importante in questa sinfonia umana che invoca la pace, la dignità e l’umanizzazione del nostro futuro comune. Traduzione dall’inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Pressenza IPA
August 29, 2025
Pressenza
Ma davvero sta cambiando qualcosa?
Fame A Gaza si continua a morire di fame. Ieri sono morte 11 persone e stamattina, fino al momento in cui scriviamo (ore 10:00) ne sono morte negli ospedali altri 5. Non sappiamo quanti siano quelli morti di fame prima di arrivare negli ospedali. Si muore anche nel tentativo di sfamarsi. Oltre ai centri trappola della GHF, alcuni paesi per lavarsi la coscienza e farsi un po’ di propaganda umanitaria hanno iniziato a lanciare gli aiuti dal cielo, in accordo certamente e dopo le ispezioni dell’esercito di occupazione. Sono fumo negli occhi e soprattutto lanci pericolosi o inutili. Oggi è stata uccisa una persona sotto il peso di un pacco di aiuti, per il funzionamento difettoso del paracadute. Ieri ne erano state uccise tre. Secondo un rapporto della protezione civile, il 50% dei lanci finiscono in zone occupate dalle truppe israeliane e li rubano i soldati. L’unica via per evitare la morte lenta di due milioni di essersi umani (ricordiamolo ai complici del genocidio che i palestinesi sono esseri umani) è l’apertura dei valichi all’ingresso degli aiuti dell’Onu che sono in attesa da mesi ai confini con l’Egitto e la Giordania. Siria Truppe corazzate israeliane sono penetrate nel territorio siriano meridionale nella provincia di Quneitra. L’agenzia stampa SANA riporta che i soldati israeliani hanno sparato contro un convoglio della Mezzaluna Rossa che trasportava malati; per fortuna senza vittime. La resa incondizionata del nuovo regime siriano degli ex jihadisti, votati all’obbedienza ai regimi reazionari arabi e ad Erdogan, ha fatto sì che non abbiano nulla con cui rispondere alle aggressioni e interferenze di Tel Aviv. Gli incontri bilaterali diretti a livello militare prima e politico poi, consigliati da USA e Turchia, non hanno portato al ristabilimento della situazione alla fase antecedente l’8 dicembre 2024, data della caduta della dittatura degli Assad. Israele col pretesto di difendere i drusi sta occupando tutto il sud siriano. Il ministro israeliano Katz è arrivato a dire: “A sud di Damasco non vogliamo vedere un solo cannone”. Intanto lo IDF continua l’aggressione e l’invasione del Libano meridionale col pretesto di colpire gli hezbollah. Espansionismo e dominio, come nella Germania prima della II guerra mondiale. ONU Mentre è ancora in corso la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, i Ministri degli Esteri di Italia, Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza hanno respinto con forza la decisione di Israele, dell’8 agosto, di lanciare un’ulteriore operazione militare su larga scala a Gaza. “Ciò aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili. I piani annunciati dal governo israeliano rischiano di violare il diritto internazionale umanitario. Qualsiasi tentativo di annessione o espansione degli insediamenti viola il diritto internazionale”. “Siamo uniti nel nostro impegno a favore dell’attuazione di una soluzione a due Stati negoziata, quale unico modo per garantire che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco in pace, sicurezza e dignità”. Va notata l’ipocrisia espressa surrettiziamente nel comunicato: si parla di mettere in pericolo la vita degli ostaggi israeliani, ma non si citano le migliaia di civili palestinesi uccisi. Israele Migliaia di cittadini israeliani solidali con le famiglie degli ostaggi sono scesi in piazza ieri sera, sabato, come tutti i giorni passati, per chiedere un accordo di scambio prigionieri e mettere fine all’aggressione contro Gaza. È stata chiusa un’importante arteria stradale della capitale israeliana Tel Aviv e invasi gli studi tv Canale 13. La manifestazione è stata repressa duramente dalla polizia, che ha tratto in arresto circa 50 persone. Tra i manifestanti sono apparsi anche sostenitori di Netanyahu che hanno minacciato con le armi, visibilmente mostrate, i familiari. Tunisia Si inasprisce la repressione del regime di Saied contro il sindacato dei lavoratori. Le bande di sostenitori di Saied hanno inscenato una protesta davanti alla sede centrale a Tunisi del principale sindacato, l’UGTT. Chiedevano al governo di sciogliere l’organizzazione dei lavoratori. In un discorso pubblico, il presidente della repubblica non ha condannato il gesto fascistoide, ma ha dato una copertura legale sostenendo che la vicenda riguarda il diritto di espressione. La colpa del sindacato è di aver organizzato nei giorni scorsi degli scioperi nel settore dei trasporti pubblici. ANBAMED
August 10, 2025
Pressenza